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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Italia Canora :: MUSICA LEGGERA :: 
CANTANTI/GRUPPI ANNI' 60
 :: FRANCESCO GUCCINI

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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Messaggio  admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2012 5:33 pm



Di seguito viene riportata la discografia completa di FRANCESCO GUCCINI


45 giri

1968 - Il bello/Un altro giorno è andato
1970 - Lui e lei/Due anni dopo
1977 - Nené/Tema di Ju
1981 - L'Italia di Francesco Guccini
2006 - Nella giungla


Album

1967 – Folk beat n. 1
1970 – Due anni dopo
1970 – L'isola non trovata
1972 – Radici
1974 – Stanze di vita quotidiana
1976 – Via Paolo Fabbri 43
1978 – Amerigo
1981 – Metropolis
1983 – Guccini
1987 – Signora Bovary
1990 – Quello che non...
1993 – Parnassius Guccinii
1996 – D'amore di morte e di altre sciocchezze
2000 – Stagioni
2004 – Ritratti
2012 – L'ultima Thule


Raccolte

2006 – The Platinum Collection
2010 – Storia di altre storie


Live

1973 – Opera buffa
1979 – Album concerto (con i Nomadi)
1984 – Fra la via Emilia e il West
1988 – ...quasi come Dumas...
1998 – Guccini Live Collection
2001 – Francesco Guccini Live @ RTSI
2005 – Anfiteatro Live


Fonte: QUI


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Ott 15, 2018 10:27 am, modificato 2 volte
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1967 - FOLK BEAT N. 1 (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Ven Set 04, 2020 11:43 pm

1. TITOLO:
 
1967 - FOLK BEAT N. 1
 
# Etichetta: LA VOCE DEL PADRONE # Catalogo: PSQ 027 # Data pubblicazione: Febbraio 1967 # Matrici: 2XBA 920/2XBA 921 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Inciso come Francesco / Data matrici: 16 Novembre 1966 / Testi delle canzoni sul retro copertina / "Il sociale e l'antisociale" è un medley di due canzoni distinte, eseguite di fatto in un ordine inverso a quello previsto dal titolo del brano / La seconda edizione del disco (qui riportata in immagine) è su etichetta EMI Columbia, con numero di catalogo 3C 052 17326 M e matrici 17326M-A/17326M-B / Stampato e distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Folk Beat N.1 è il primo album del cantautore italiano Francesco Guccini, pubblicato nel marzo 1967.

Il 33 giri figura peraltro con il solo nome di "Francesco" nella discografia ufficiale dell'artista, come tutte le sue prime incisioni.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 

 
    
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini alla chitarra 1969

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 NOI NON CI SAREMO
  • A2 IN MORTE DI S.F.
  • A3 VENERDI' SANTO
  • A4 L'ATOMICA CINESE
  • A5 LA CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO (AUSCHWITZ)


  • B1 TALKIN' MILANO
  • B2 STATALE 17
  • B3 IL 3 DICEMBRE DEL '39
  • B4 LA BALLATA DEGLI ANNEGATI
  • B5 IL SOCIALE E L'ANTISOCIALE
 
 
Lato A: 1
NOI NON CI SAREMO

 
      Lato B: 1
TALKIN' MILANO

 
 
   

Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Vedremo soltanto una sfera di fuoco,
più grande del sole, più vasta del mondo;
nemmeno un grido risuonerà,
solo il silenzio come un sudario si stenderà
fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo.

Poi per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo
e i fiumi solcheranno la terra di nuovo,
verso gli oceani correranno,
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde,
e in alto nel cielo splenderà l'arcobaleno,
ma noi non ci saremo.

E catene di monti coperti di neve
saranno confine a foreste di abeti
mai mano d'uomo le toccherà,
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto, lontano, ritornerà il sereno,
ma noi non ci saremo.

E il vento d'estate che viene dal mare
intonerà un canto fra mille rovine,
fra le macerie delle città,
fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà
fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo,
ma noi non ci saremo.

E dai boschi e dal mare ritorna la vita,
e ancora la terra sarà popolata,
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni
e ancora il mondo percorrerà
gli spazi di sempre per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
[Parlato]
F: Vuoi fare il Talkin' ?
A: Facciamo il Talkin, ma... sai parlare ?
F: Se so parlare...Come lo facciamo?
A: Facciamo così: fai la prima strofa tu, va bene, che poi seguo io, fai un' altra tu poi seguo io e così via...
F: Comincio io?
A: Sì...

Partiamo di sera verso Milano, io, Antonio, l'americano,
Boy-Boy il cane, quattro chitarre, Dodo Veroli, niente ragazze:
Quelle le troviamo su,
meno Boy-Boy che legge Linus,
lui va solo a bracchette!

[parlato]
A: My turn, but I' ll do a little different.

Late last night when the moon was high we keep the boat, Boy-Boy and I,
with a loaded car right up the brim wouldn't want to leave out any of my women.
So took along seven harmonicas, six guitar,
five cigars, four extras, three bottles of Bourbon,
two bottles of wine, one lump of sugar...
from a cappuccino, naturalmente...

[parlato]
A: Provi tu, Francesco? Ma devo consigliarti: se fai come hai fatto prima dobbiamo rifare tutto...
F: Va bene...

Mangiamo un panino, trovato il dormire, ci restano in tasca duemila lire,
tra plettri un po' usati, venti cerini, sei sigarette e due tesserini
dell' autobus naturalmente...
Boy-Boy che non sa guidare li userà per andare a donne,
pardon, a cagnette!

[parlato]
A: This is the next thing that happened...

Your "autostrada" was all turn turning with a car wadlen like a land of turtle,
and then two I' ve forgotten to mention before, yeah: Francesco e Antonio kneelin' on the floor,
said you were kneelin',
sat there are prayin'
but it wasn't the name of the Pope they were sayin'...

Tardi la notte, dormendo ho sognato che Bob Dylan ero diventato,
giravo il mondo con la chitarra e Ursula Andress era la mia ragazza.
Triste risveglio:
c'era Alan con me!
"It was a bad dream."

[parlato]
A: Wasn' t a dream... Penso che potrei far migliore il mio italiano, però...

Tardi la notte, dormendo ho sognato che Barry McGuire ero diventato,
giravo il mondo con la chitarra, Brigitte Bardot era la mia ragazza...
Triste risveglio:
c' era Francesco con me!
It was a wet dream...

[parlato]
A: Prova in Inglese, Francesco, dai...

Some say Milano is like your town, lots of people running around,
but none worrying about when late 'cause when they get there they still got their way...
People and the rechange:
just a few building arrange here in Milano..
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
IN MORTE DI S.F.

 
      Lato B: 2
STATALE 17

 
 
   

Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva...

Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,
non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava...

Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano...

Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita...

Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita...

Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte...

Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire...

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Statale 17, il sole cade a picco,
tre giorni sulla strada, nessuno che mi carichi, nessuno che si fermi
mentre tu chissà se aspetti me,
mentre qui l'asfalto che si scioglie brucia i tacchi alle mie scarpe:
sono a terra, senza un soldo, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, com'è lunga da far tutta,
romba svelto l'autotreno, questo cielo ancor sereno sembra esplodere d'estate
mentre tu chissà se pensi a me,
mentre qui mi sento solo al mondo senza un cane che mi cerchi:
son sudato e sono sporco, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, sembri esplodere di sole,
Statale 17, alzo il dito inutilmente,
Statale 17, lungo nastro di catrame:
la gente bene dorme, sei deserta all'orizzonte
a quest'ora non c'è un cane che mi voglia prender su...

Statale 17, sei triste nella sera,
non alzo più la mano, cammino piano piano sulla strada ormai deserta
mentre tu chissà se aspetti ancora,
mentre qui la strada che si sperde sembra un letto di cemento:
sono mortalmente stanco chissà mai se arriverò da te...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
VENERDI' SANTO

 
      Lato B: 3
IL 3 DICEMBRE DEL '39

 
 
   

Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...

Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Il 3 dicembre del '39 a stare al mondo volli provar:
mio padre, uomo ligio al partito, nome Benito mi volle dar
mia madre, santa donna di Dio, aggiunse un "Pio" per contentar
uno zio prete, che per commosso ringraziamento mi battezzò.

Appena giunto su questa terra ci fu la guerra e il genitor
che fu dei primi ad andar via dall'Albania mai piu tornò.
Mia madre allora cercò lo zio per dirgli: "Pio,che mangerà?"
Egli rispose di aver pazienza; "la Provvidenza, vi aiutera".

La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della wermacht,
poi dopo l'8, seguii gli eventi, e fui parente dello zio sam.
Mia madre donna di gran pietà cercò in politica verginità:
sulla sua porta ci scrisse "Mary", scordai la lupa, mi chiamai Jack.

Quarantacinque: finì la guerra ma in questa terra pace non c'è:
il parabellum fanno cantare per festeggiare la libertà.
Mia madre allora che fiutò l'aria fu proletaria e si sposò
un pezzo grosso del CNL e io divenni "Benskij-Stalin".

I giorni passano, i tempi cambiano, i fronti cadono, la piazza calmasi.
Restaurazione, televisione, boom economico, Seicento Fiat.
Mia madre, donna di grande amore, sentì nel cuore l'error di un dì:
fu clericale, democristiana e nella lana fede trovò.

Ora ho una fabbrica; solo un affanno: un miliardo all'anno appena mi dà.
Io son per la D.C. ma di sinistra e socialista diventerò.
Mia madre donna ormai d'età morì in odore di santità.
Io Chiesa, nobili e terzo stato sempre ho fregato, solo per me!
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 4
L'ATOMICA CINESE

 
      Lato B: 4
LA BALLATA DEGLI ANNEGATI

 
 
   

Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Si è levata dai deserti, in Mongolia occidentale
Una nuvola di morte, una nuvola spettrale che va, che va, che va.
Sopra i campi della Cina, sopra al tempio e alla risaia
Oltrepassa il fiume giallo, oltrepassa la muraglia e va, e va, e va.
Sopra al bufalo che rumina
Su una civiltà di secoli
Sopra le bandiere rosse
Sui ritratti dei profeti
Sui ritratti dei signori
Sopra le tombe impassibili degli antichi imperatori.

Sta coprendo un continente, sta correndo verso il mare
Copre il cielo fino al punto dove l'occhio può guardare
E va, e va, e va.
Sopra il volo dei gabbiani che precipitano in acqua
Sopra ai pesci che galleggiano, e ricoprono la spiaggia e va, e va, e va.

Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido
Le onde sembra che si fermino
Non si sente che il silenzio
E le reti sono piene di cadaveri d'argento.
Poi le nuvole si rompono e la pioggia lenta cade
Sopra i tetti delle case, sulle pietre delle strade
Sopra gli alberi che muoiono, sopra i campi che si seccano
Sopra ai cuccioli degli uomini, sulle mandrie che la bevono
Sulle spiagge abbandonate, una pioggia che e' veleno
E che uccide lentamente, pioggia senza arcobaleno
Che va, che va, che va.

Che va, che va, che va, che va,
Che va, che va, che va, che va.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Pontiack, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare,
le narrano piano le onde e i pioppi le stanno a ascoltare.
Non tutti le posson sentire, bisogna esser stanchi del mondo,
gettarsi nell'acqua e morire, dormire per sempre sul fondo.

Ascolta!
Le sue parole d'amore nell'acqua ora sono sincere,
da quando tu dormi qua sotto hai sognato che mai, mai lui ti ha lasciato.

Bisogna venirci di sera con l'animo oppresso dal pianto
per sentire la nenia leggera di un triste e di un lugubre canto.
Chi sei? "Il mio nome era Gianni, nuotavo a vent'anni appena,
ma qui avrò sempre vent'anni". E tu? "Mi prese una piena
su a monte, non fui mai trovato". E tu? "Da solo una sera,
per me era peso il passato e l'acqua sembrava leggera".

Riposa,
dimentica quello che è stato, il tempo quaggiù s'è fermato
ormai tu non puoi che dormire e ascoltare le storie del fiume che va verso il mare.

Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare,
le ascoltano gli annegati e al vento le fanno cantare,
e al vento le fanno cantare, e al vento le fanno cantare...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 5
LA CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO (AUSCHWITZ)

 
      Lato B: 5
IL SOCIALE E L'ANTISOCIALE

 
 
   

Autori: Lunero, Maurizio Vandelli
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....

Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Pantros, Pontiack, Sciascia, Toni Verona
Musicisti: Alan Cooper chitarra ritmica e armonica, Francesco Guccini chitarra ritmica, Antonio Roveri chitarra
 
Testo:
Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
non m'importa dei giudizi della gente.
Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
odio guerre ed armamenti in generale.
Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
il valore permanente e duraturo,
radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"!

E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
attenzione da me state alla lontana:
non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
poi alla fine sono sempre senza grana...

Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
i rumori, gli impegnati intellettuali.
odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
coi vestiti e le camicie tutte uguali
che non sanno che parlare di automobili e di moda,
di avventure estive fatte ai monti e al mare,
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
mentre io mi metto quello che mi pare...
Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
non ho quello che si dice un posto al sole;
non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
perchè ad essere sincere son le sole...

Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato,
odio il bravo e onesto padre di famiglia
quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
se mi metto a far l'amore con sua figlia...

Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
sulle scatole mi sta tutta la gente.
In un'isola deserta voglio andare ad abitare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare...

Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente "bene":
come si dice comunemente "bene si nasce non si diviene"...
c'è chi nasce per le scienze o per le arti: io sono nato solamente per i party la lalalala...lalalala

Amo oltremodo parlare male, fare il maiale con le ragazze,
la Pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze
perchè fra i "bene" poi non conta l'astinenza, basta ci sia soltanto l'apparenza la lalalala...lalalala

Quindi non curo la mia intelligenza, la gente bene con questo non lega,
ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull'ultimo"Strega":
l'intelligenza c'è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antonioni la lalalala...lalalala

Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate
perchè senz'altro è importante vestire, perchè è la tonaca che fa il frate...
In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l'eleganza la lalalala...lalalala

Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane:
non fraintendete non parlo di "quelle", star con la gente più in basso sta male...
non ho rapporti con i proletari... soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala...lalalala...lalalala

Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato,
anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato:
la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala...

Non si può dire che sia clericale, come Boccaccio amo rider dei frati,
ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati.
Il mio credo vi dico brevemente: pensare a ciò che può dire la gente la lalalala...lalalala...lalalala

La gente "bene" è la mia vera patria, la gente "bene" è il mio unico Dio,
l'unica cosa che ho sempre sognata, la sola cosa che voglio io...
è solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora la lalalala...lalalala
la lalalala...lalalala...
 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 


Ultima modifica di mauro piffero il Mar Set 08, 2020 6:19 pm, modificato 2 volte
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1968 - IL BELLO/UN ALTRO GIORNO E' ANDATO (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 10:18 am

1. TITOLO:
 
1968 - IL BELLO/UN ALTRO GIORNO E' ANDATO
 
# Etichetta: LA VOCE DEL PADRONE # Catalogo: MQ 2130 # Data pubblicazione: Maggio 1968 # Matrici: 7XBA 11596/7XBA 11597 # Genere: Pop # Supporto: Vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 7", 45 RPM (17,5 cm.) # Facciate: 2

Note: Inciso come Francesco / Data matrici: 23 Aprile / Stampato e distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Quello qui rappresentato è il primo 45 giri in assoluto inciso da Francesco Guccini che viene pubblicato utilizzando il solo nome di battesimo. Scarsissimo l'interesse commerciale che viene riservato a questo disco che oggi non è di facile reperibilità. Nel 2003, in occasione del Record Store Day di quell'anno, viene ristampato mantenendo sia la grafica di copertina che quella relativa alla label. Il bello è una sorta di tango con testo molto ironico, mentre Un altro giorno è andato rispecchia maggiormente i canoni della canzone pop tradizionale.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
Edizione speciale servizio “JUKE BOX” vietata la vendita al pubblico
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
IL BELLO

 
      Lato B:
UN ALTRO GIORNO E' ANDATO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Orchestra: Enrico Intra
 
Testo:
Bello col vestito della festa, bello con la brillantina in testa
bello, con le scarpe di coppale e l'andata un po' per male, ed in bocca il riso amar...
Le donne treman quando monto la Gilera, fremono aspettando alla balera,
muoion spasimando nell'attesa che ad un mio cenno d'intesa io le stringa nel "casché"
Modestamente: olè!

Poi mi decido e avanzo tra la folla, lalala, e con un fischio invito la più bella, lalala:
lei mi stramazza sulla spalla, poverina, quell' odor di brillantina è il profumo dell'amor
e mentre il tango dolcemente vola sussurro piano: "bambola, il tuo nome!"
Risponde dolce "Sguazzinelli Argìa, sto qui in fondo alla via al centoventitrè..."
Dimenticavo: olè!

Bello con la mossa, olè, dell'anca, bello mentre turbina la danza,
bello con lo sguardo vellutato ed il labbro corrucciato e la voluttà nel cor!
Oh, la stringo forte in una spastica carezza e nello spasimo una costola si spezza,
ma che m'importa, poichè sono quasi un mito
questo è il minimo tributo che una donna pagar dè...
Sono fatale: olè!

Tace il violino, si tace la chitarra, lalala, sazio d'amore la risbatto sulla panca, lalala,
lei sta piangendo il suo dolore, poverina, quell' odor di brillantina non scorderà mai più...
Mentre la notte tenebrosa impera, risalto al volo sulla mia Gilera:
per questa sera ho troppo amato e sono stanco,
la notte tutto in bianco non posso fare perchè
sono anemico! Olè!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Orchestra: Enrico Intra
 
Testo:
come perle di collane di tristezza...
Le porte dell'estate dall' inverno son bagnate:
fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo,
nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l' alba non vedrà
e dove corra il tempo chi lo sa?

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana:
perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade,
l' inutile bagaglio hai dentro in te,
ma temi il sole e l' acqua prima o poi cadrà
e il tempo andato non ritornerà...

Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti,
ironizzano i tuoi dubbi sulla vita,
le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori,
ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata
e l' aquilone tuo non vola più,
nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi
e il tempo passa e fermalo se puoi...

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato,
il sorriso degli specchi è già finito,
nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri
è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,
ma il tempo passa e non ritorna più...

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
il domani come tutto se ne andrà:
ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi, ma
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà...
 
Fonte: QUI
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1970 - DUE ANNI DOPO (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 2:53 pm

1. TITOLO:
 
1970 - DUE ANNI DOPO
 
# Etichetta: EMI/COLUMBIA # Catalogo: 3C 064 17278 # Data pubblicazione: Anno 1970 # Matrici: 17278 A/17278 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: / Solo in copertina l'artista compare semplicemente come Francesco / Deborah Kooperman è erroneamente citata nei crediti come Deborah Koppermann / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Due anni dopo è il secondo album di Francesco Guccini, uscito nel 1970, che sulla copertina del disco continua a figurare semplicemente come "Francesco".
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 

 
    
 
versione musicassetta
 

 

 

Francesco Guccini tra Lucio Dalla e Roberto Vecchioni 1972

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 LUI E LEI
  • A2 PRIMAVERA DI PRAGA
  • A3 GIORNO D'ESTATE
  • A4 IL COMPLEANNO
  • A5 L'ALBERO ED IO
  • A6 DUE ANNI DOPO


  • B1 LA VERITA'
  • B2 PER QUANDO E' TARDI
  • B3 VEDI CARA
  • B4 OPHELIA
  • B5 L'UBRIACO
  • B6 AL TRIST
 
 
Lato A: 1
LUI E LEI

 
      Lato B: 1
LA VERITA'

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Lui e lei s'incontrano nel giorno mentre la città d'attorno sembra nuova.
Lui e lei riscoprono le cose che credevano perdute nella noia.

Tutto il piacere di sentirsi chiedere la propria breve vita,
la frase conosciuta, la storia già narrata.

Lui e lei, a leggere i poeti che nessuno al mondo poi leggerà mai.
Lui e lei, riempire di sospiri lunghe pause di pensieri mentre il suono del silenzio li accompagna...

Lui e lei s'incontrano d'accordo nel consueto vecchio posto d'ogni giorno.
Lui e lei ritrovano ogni cosa che già il tempo ha ricoperto con la noia.

Ed ogni giorno ormai sentirsi raccontare la storia conosciuta,
la frase risaputa, la propria morta vita.

Lui e lei, a leggere un giornale, camminando lungo il viale verso casa.
Lui e lei, riempire di pensieri, lunghe pause piene d'ira mentre il vuoto del silenzio li accompagna...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
La voce triste del silenzio abbraccia gli angoli del tempo,
si è fatto giorno, ed è già sera e dove è andata primavera?
I camions corrono lontani, mi tengon fermo le tue mani.
Le fughe sono ormai finite sulle autostrade ormai ingiallite,
risate a vuoto si sono spente sui visi noti della gente.
Le frasi storiche son dette, le mani nobili son strette,
la mia canzone è morta già, qualcuno forse ascolterà
cercando assieme a me la verità...

Un suono triste di chitarra si sta spargendo lento in aria,
vorrei capire i miei pensieri, in sogni all'alba veritieri.
Nell'aria stanca della sera c'è un'illusione che par vera,
si son perduti anche i rumori in forme vaghe di colori.
Non sappiam più che cosa dire, ma non c'è niente da sentire,
ogni discorso si è perduto nell'urlo dolce di un minuto
e mentre l'ora se ne va, lontana sembra la città
e forse cogli un po' di verità...

Parole a vuoto son passate nel cielo breve dell'estate,
la saga falsa degli amori è già finita come i fiori.
Ma i venditori di illusioni han già cantato le canzoni,
le sale buie splenderanno e i nuovi amori nasceranno.
Nelle auto in corsa lungo i viali risplendon simboli sociali,
la corsa solita riparte, il tempo mescola le carte,
la mano ancora passerà e c'è chi perde o vincerà,
ma in quattro re non hai la verità...

Le spiagge morte, all'improvviso, si sono aperte in un sorriso,
si è sparso piano nella brezza un dolce odore di tristezza.
Il tamburino ha già suonato, ma il suo ricordo si è spezzato
e un vento denso di paura ha già percorso la pianura.
Il cavaliere morirà, il suo scudiero non saprà,
parole vuote come occhiaie si seccano sulle pietraie
e mentre il corvo volerà e l'acqua in pioggia ricadrà
nel nulla sfuma ormai la verità
nel nulla sfuma ormai la verità
nel nulla sfuma ormai la verità
nel nulla sfuma ormai la verità...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
PRIMAVERA DI PRAGA

 
      Lato B: 2
PER QUANDO E' TARDI

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Di antichi fasti la piazza vestita
Grigia guardava la nuova sua vita,
Come ogni giorno la notte arrivava,
Frasi consuete sui muri di Praga,
Ma poi la piazza fermò la sua vita
E breve ebbe un grido la folla smarrita
Quando la fiamma violenta ed atroce
Spezzò gridando ogni suono di voce...

Son come falchi quei carri appostati,
Corron parole sui visi arrossati,
Corre il dolore bruciando ogni strada
E lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
Sudava sangue la folla ferita,
Quando la fiamma col suo fumo nero
Lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
Quando ciascuno ebbe tinta la mano,
Quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
All'orizzonte del cielo di Praga...

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
Coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
Dimmi chi sono quegli uomini stanchi
Di chinar la testa e di tirare avanti,
Dimmi chi era che il corpo portava,
La città intera che lo accompagnava,
La città intera che muta lanciava
Una speranza nel cielo di Praga,

Dimmi chi era che il corpo portava,
La città intera che lo accompagnava,
La città intera che muta lanciava
Una speranza nel cielo di Praga,
Una speranza nel cielo di Praga,
Una speranza nel cielo di Praga...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Quando è tardi e per le strade scivolano sguardi
di gente che ha sol fretta di tornare e i cinema si chiudono ed i caffè si vuotano,
per le strade, assieme al freddo e ai tristi canti opachi,
sono rimasti gli ultimi ubriachi,
un ciondolare stanco verso il nuovo bianco giorno che verrà...

Si discute delle rivoluzioni mai vissute
e degli amori fatti di bevute e di carriere morte nel bicchiere
nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano
cantando mentre sputano lontano
come se fosse in faccia all'universo...

E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
parlare forte a tutti od a nessuno
o piangere aggrappati ai muri, stanchi e addormentati.
L'ora vola e il vino amico o ammazza o li consola
e il vino li fa vivere o morire
e la tristezza solita o li uccide o se ne va...

E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
persone strane, sogni a cui non credi,
stagliarsi contro il cielo che si imbianca; nella stanca
mattina che si riempie già di vita,
piangendo un'altra notte che è finita,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
attendere, non sai dove, quando il buio tornerà...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
GIORNO D'ESTATE

 
      Lato B: 3
VEDI CARA

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Giorno d'estate, giorno fatto di sole,
vuote di gente son le strade in città,
appese in aria e contro i muri parole,
ma chi le ha dette e per che cosa chissà.

I manifesti sono visi di carta che non dicono nulla e che nessuno più guarda,
colori accesi dentro ai vicoli scuri,
sembrano un urlo quelle carte sui muri,
sembrano un urlo quelle carte sui muri...

Giorno d'estate, giorno fatto di vuoto,
giorno di luce che non si spegnerà;
sembra d' andare in un paese remoto,
chissà se in fondo c'è la felicità.

Un gatto pigro che si stira sul muro, sola cosa che vive, brilla al sole d'estate;
si alza nell'aria come un suono d'incenso,
l'odore di tiglio delle strade alberate,
l'odore di tiglio delle strade alberate...

Giorno d'estate, giorno fatto di niente,
grappoli d'ozio danzan piano con me,
il sole è un sogno d'oro, ma evanescente,
guardi un istante e non sai quasi se c'è.

Dentro ai canali l'erba grassa si specchia, cerchi d'ombra e di fumo sono voci lontane;
nell'acqua il sole con un quieto barbaglio
brucia uno stanco gracidare di rane,
brucia uno stanco gracidare di rane...

Giorno d'estate senza un solo pensiero,
giorno in cui credi di non essere vivo,
gioco visivo che non credi sia vero
che può svanire svelto come un sorriso.

Vola veloce ed iridato un uccello come un raggio di luce da un cristallo distorto:
vola un moscone e scopre dietro a un cancello
la religiosa sonnolenza d'un orto,
la religiosa sonnolenza d'un orto...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire
è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo
come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d' atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare,
quando sogno dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora,
anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perchè
questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione,
in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
Sii contenta della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento,
per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà...
Vedi cara è difficile a spiegare,
è difficile capire se non hai capito già...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 4
IL COMPLEANNO

 
      Lato B: 4
OPHELIA

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Non è proprio il giorno del tuo compleanno,
però è di domenica che le feste si fanno
e di sera tuo padre vuol stare a guardar la T.V.
Hai messo il vestito modello francese
che è quasi costato la paga d'un mese...
L'amica ti ha detto dov'è il parrucchiere
che è caro, ma è tanto bravino,
tua madre ti ha fatto la torta di riso,
darai un po' di vermut e un poco di vino,
su "Grazia" hai imparato a ricevere gli ospiti e ormai

aspetti che inizi la grande giornata,
la sala migliore è di già illuminata,
ti guardi allo specchio, sei un po' emozionata perchè
lui verrà...

Arrivano i primi in ritardo di rito,
l'amica migliore ti ha copiato il vestito
e attorno a sé sparge il suo fascino e odor di "Chanel".
Ti han fatto il regalo, son stati carini,
il disco di moda ed i cioccolatini.
La zia dalla porta ti manda i cugini:
"perchè non volete i bambini"?
Si mettono i dischi, si balla allacciati,
c'è un po' di penombra, son tutti accoppiati,
arriva la torta, si ride e si scherza ed ormai

il tempo è passato e la grande giornata
è quasi finita e non è cominciata:
hai visto che lui la tua amica ha baciato e da te
non verrà...

Non piangere il giorno del tuo compleanno,
gli amici ti guardano, cosa diranno,
tra un po' se ne andranno e tuo padre starà alla T.V...
Non hai più il vestito modello francese,
le luci di sala non sono più accese,
la festa è finita e son tante le spese
e siam solo ai primi del mese.
L'amica migliore ti ha già salutato,
appena lei è uscita anche lui se n'è andato,
ti ha appena guardato per correre fuori con lei.

Consolati e pensa che il tuo compleanno
ritorna fra poco, soltanto fra un anno,
gli amici gentili un regalo faranno, ed il tuo tempo va
e non tornerà...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia,
la piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza,
nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni,
nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno.

Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti
ti annuncia che è l'ora già e il giorno piano muore.
Ophelia che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato,
nei guizzi che la trota fa cambiando di colore?

Perchè hai indossato la veste più pura, perchè hai disciolto i tuoi biondi capelli?
Corri allo sposo, hai forse paura che li trovasse non lunghi, non belli?
Quali parole son sulle tue labbra, chi fu il poeta o quale poesia?
Lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi o lo sa sol la tua dolce pazzia?

Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere,
ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto...
Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo,
ma forse sai e lo dirai con magiche parole...
Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo,
ma chi vorrà le troverà in tintinnii corrosi...
Ophelia, lalalalalalala.....
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 5
L'ALBERO ED IO

 
      Lato B: 5
L'UBRIACO

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo,
non voglio pietra su questo mio corpo, perchè pesante mi sembrerà.
Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio;
voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio.

Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino,
come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino.
E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo
e innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso.

Ed in estate, se il vento raccoglie l'invito fatto da ogni gemma fiorita,
sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita.
E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l'albero e io
sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio.
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Appoggiato sulle braccia, dietro al vetro d' un bicchiere,
alza appena un po' la faccia e domanda ancora da bere.
I rumori della strada filtran piano alle pareti,
dorme il gatto sulla panca e lo sporco appanna i vetri.

Cade il vino nel bicchiere poi nessuno più si muove
e non sai se fuori all'aria ci sia il sole oppur se piove.
E quell'uomo si ricorda e, per uno scherzo atroce,
quasi il vino gli dà forza, l'illusione gli dà voce.

E si alza sulle gambe, sbarra gli occhi e poi traballa,
come con i riflettori sopra il gesto delle braccia..
La la la la la la ..

Ma si ferma all'improvviso e ricade giù a sedere,
torna l'ombra sul suo viso, torna il vino nel bicchiere.
E lontano, oltre, nel tempo, una folla misteriosa
è scattata tutta in piedi, grida: "Bravo, bene, ancora!"

Son tornati i riflettori sul suo viso e sulle mani,
si alza e accenna ad un inchino per quei pubblici lontani.
E più forte tra quei muri quella voce ora si è alzata
e fa tintinnare i vetri e rimbalza sulla strada...
La la la la la la...
La la la la la la...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 6
DUE ANNI DOPO

 
      Lato B: 6
AL TRIST

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
Visioni e frasi spezzettate si affacciano di nuovo alla mia mente,
l'inverno e il freddo le han portate, o son cattivi sogni solamente.

Mattino verrà e ti porterà
le silouhettes consuete di parvenze;
poi ti sveglierai e ricercherai
di desideri fragili esistenze...

Lo specchio vede un viso noto, ma hai sempre quella solita paura
che un giorno ti rifletta il vuoto oppure che svanisca la figura.

E ancora non sai se vero tu sei
o immagine da specchi raddoppiata;
nei giorni che avrai però cercherai
l'immagine dai sogni seminata...

L'inverno ha steso le sue mani e nelle strade sfugge ciò che sento.
Son trine bianche e neri rami che cambiano contorno ogni momento.

E ancora non sai come potrai
trovare lungo i muri un' esperienza;
sapere vorrai, ma ti troverai
due anni dopo al punto di partenza...

E senti ancora quelle voci di mezzi amori e mezze vite accanto;
non sai però se sono vere o sono dentro all' anima soltanto;

nei sogni che hai, sai che canterai
di fiori che galleggiano sull'acqua.
Nei giorni che avrai ti ritroverai
due anni dopo sempre quella faccia...

La la la la...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Musicisti: Deborah Kooperman chitarra
 
Testo:
A m sun desdé stamatéina l'è primavéra ma al piòv
a m sun desdé stamatéina l'è primavéra ma al piòv,
a n pos purtéret fòra anch sl'lè dmanga
perchè a n gh'ò ménga al vsti nòv,
a n gh'ò ménga al vsti nòv, oh sé...

A gh'era tò péder sù l'òss, a I m'à dmandè quand a té spòs,
ma gh'era tò péder sù l'òss, a I m'à dmandè quand a té spòs
mé, ch'a fagh fadiga a magnér per mé,
péinsa mò béin s'a x'foss in dò,
péinsa mò béin s'a x'foss in dò...

E quand l'é gnuda tò médra a gh'ò dmandé in dòv t'ér té,
Ho dét, quand l'é gnuda tò médra a gh'ò dmandé in dòv t'ér té, oh sé,
la m'ha rispòst ch'tér andéda via
con un ch'al gh'à più sòld che mé,
con un ch'al gh'à più sòld che mé, oh sé...

E mé a sun ché in mez a la stréda séinza savéir csa pòsia I fé
l'é bròtt débòn sté a la dmanga a bsaca vòda e séinza té
e intant a m piòv sòvra a la testa
e a sòn tòt mòi còmm un pulséin,
a sòn tòt mòi còmm un pulséin, oh sé...

A sòn da sòl d'lòngh a la stréda e a zigh dabòun còmm un putéin,
A sòn da sòl d'lòngh a la stréda e a zigh dabòun còmm un putéin,
l'é primavéra ind al lunari,
ma a pér che invéren sia turné
l'é primavéra ind al lunari,
ma a pér che invéren sia turné, oh sé...
 
Fonte: QUI
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1970 - LUI E LEI/DUE ANNI DOPO (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 3:11 pm

1. TITOLO:
 
1970 - LUI E LEI/DUE ANNI DOPO
 
# Etichetta: COLUMBIA # Catalogo: 3C 006 17683 # Data pubblicazione: Ottobre 1970 # Matrici: 17683M-A/17683M-B # Genere: Pop # Supporto: Vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 7", 45 RPM (17,5 cm.) # Facciate: 2

Note: Inciso come Francesco / Data matrici: 19 Ottobre / Stampato e distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Lui e lei/Due anni dopo è il secondo 45 giri del cantautore Francesco Guccini; nella discografia ufficiale dell'artista, figura peraltro con il solo nome di Francesco, come tutte le sue prime incisioni. Fu pubblicato nel 1970.

Il disco Guccini è autore e firma sia il testo che la musica di entrambe le canzoni, che fanno parte dell'album Due anni dopo; le versioni però si differenziano innanzitutto perché queste del singolo sono in mono, e poi perché il missaggio presenta alcune piccole diversità.

Gli arrangiamenti sono curati da Giorgio Vacchi; la chitarra acustica è suonata (oltre che dallo stesso Guccini) da Deborah Kooperman.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
LUI E LEI

 
      Lato B:
DUE ANNI DOPO

 
     

 
Testo:
     
 
Testo:
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1970 - L'ISOLA NON TROVATA (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 5:10 pm

1. TITOLO:
 
1970 - L'ISOLA NON TROVATA
 
# Etichetta: EMI/COLUMBIA # Catalogo: 3C 052 17732 M # Data pubblicazione: Dicembre 1970 # Matrici: 17732 A/17732 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 16 Dicembre / Nota di presentazione scritta dall'artista, in cui fra l'altro sono menzionati i musicisti e i collaboratori del disco / Registrato ad Ezio De Rosa negli studi Sax Records di Milano / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
L'isola non trovata è il terzo album del cantautore italiano Francesco Guccini, l'ultimo inciso sotto il solo nome di battesimo. È stato pubblicato nel dicembre del 1970.

Il disco

Tutte le canzoni sono dello stesso Francesco Guccini: alcune di esse sono tra le più popolari dell'autore, che le riprenderà anche in album successivi in versioni dal vivo (L'isola non trovata, Il frate, Un altro giorno è andato); una di queste, Un altro giorno è andato, era già stata pubblicata due anni prima su 45 giri (il lato B era Il bello), in una versione molto diversa musicalmente, con l'accompagnamento del gruppo beat dei Bad Boys e del tastierista dei Nomadi Beppe Carletti, mentre la versione inserita nell'album è acustica, con le due chitarre suonate da Guccini e da Deborah Kooperman.

Si tratta di un disco molto particolare nel panorama della musica italiana, sia per le sonorità e gli arrangiamenti, sia per le tematiche sottese ai testi, raramente trattate in questo modo in altri album, anche dello stesso autore. Le musiche che accompagnano i brani sono in qualche caso dolci e suggestive (come in Asia, o nella canzone che dà il titolo all'album, L'isola non trovata) in altri semplici e ritmate (Il frate, Un altro giorno è andato), alle volte malinconiche e intrise di suggestioni blues (Il tema, L'uomo), con l'utilizzo di moltissimi strumenti diversi (basso elettrico, chitarra, sintetizzatore) ma anche effetti sonori come rumori di animali, effetti ideati per la maggior parte da Vince Tempera, arrangiatore per molti dischi di Guccini, che in questo inizia la sua collaborazione con il cantautore e che suona le tastiere; gli altri musicisti del disco sono Ellade Bandini alla batteria, Ares Tavolazzi al basso (entrambi membri, con Tempera, del complesso The Pleasure Machine), Franco Mussida della Premiata Forneria Marconi alle chitarre, Victor Sogliani dell'Equipe 84 ai cori e la già citata Deborah Kooperman alla chitarra folk.

Il filo conduttore del disco è il concetto di tempo, come esplicitato ne Il tema: tempo passato dell'infanzia dell'uomo e dell'umanità intera ne La collina (ispirata ad un brano de Il giovane Holden di Jerome David Salinger), che riecheggia i miti dell'età dell'oro perduta "nelle nebbie della storia", ma anche il tempo "sprecato" e consumato da un individuo che ha (forse) gettato via la propria vita (Il frate, un giovane spretato che Guccini aveva conosciuto e a cui dedicò poi questa canzone). C'è un'elegia del tempo che se ne va e non risparmia nulla e nessuno (Un altro giorno è andato), una Canzone di notte che genera una serie di amare riflessioni sul destino dell'uomo, la sua coscienza, la realtà e il sogno partendo dalla descrizione di una notte passata a "cantare, maledire e [...] versare il vino, [...] pianger, ridere e giocare".

C'è con Asia il tentativo di recuperare un tempo mitico e fascinoso, una commistione del passato e del presente del grande continente visto con gli occhi degli antichi esploratori che vi vedevano il luogo della meraviglia e del mistero, mescolando fonti che vanno da Marco Polo (esplicitamente invocato nel testo) ai racconti medievali alle avventure del Prete Gianni. L'isola non trovata, che dà il titolo all'album e lo "racchiude" idealmente (la canzone è stata divisa in due parti, una posta all'inizio e una alla fine del volume) allude, in modo non troppo velato, ad un luogo mitico che rappresenta simbolicamente tutto quello a cui l'uomo (durante la sua vita) e l'umanità (nel corso della storia) aspirano e non potranno mai raggiungere: potrebbe essere la pace, la felicità, la verità, il bene, ... Il testo della canzone prende spunto dalla poesia La più bella di Guido Gozzano.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 

 
    
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini alla chitarra Lucio Dalla al clarinetto - 1972

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 L'ISOLA NON TROVATA
  • A2 L'ORIZZONTE DI K. D
  • A3 LA COLLINA
  • A4 IL FRATE
  • A5 UN ALTRO GIORNO E' ANDATO


  • B1 CANZONE DI NOTTE
  • B2 IL TEMA
  • B3 L'UOMO
  • B4 ASIA
  • B5 L'ISOLA NON TROVATA
 
 
Lato A: 1
L'ISOLA NON TROVATA

 
      Lato B: 1
CANZONE DI NOTTE

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
...Ma bella più di tutte l'isola non trovata, quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino,
il Re di Portogallo, con firma suggellata
e "bulla" del pontefice in Gotico-Latino...

Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata,
però quell'isola non c'era e mai nessuno l'ha trovata:
svanì di prua dalla galea come un'idea,
come una splendida utopia, è andata via e non tornerà mai più...

Le antiche carte dei corsari portano un segno misterioso
e ne parlan piano i marinai con un timor superstizioso:
nessuno sa se c'è davvero od è un pensiero,
se, a volte, il vento ne ha il profumo è come il fumo che non prendi mai!
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Ore confuse nella notte, la malinconia non è uno stato d'animo,
le vite altrui si sono rotte e sembra non esista più il tuo prossimo.
Ti vesti un poco di silenzio, hai la dolce illusione di esser solo,
son macchine che passano od è il vento, o sono i tuoi pensieri alzati in volo.

I tuoi pensieri un po' ubriachi, danzando per le strade si allontanano,
ti son sfuggiti dalla mano e il giorno sembra ormai così lontano
e il giorno sembra ormai così lontano...

Mattino o notte, hai perso il tempo, la malinconia ti sembra di toccarla,
ma forse è l'ora dell'avvento e chiami l'ironia per aiutarla.
E forse c'è qualcuno che ora muore, e forse c'è qualcuno che ora nasce,
qualcuno compie un crimine d'onore, passeggiano sui viali le bagasce.

Bagasce sono i tuoi ricordi che fra canzoni e vino ti disturbano,
che ti molestano pian piano e il giorno sembra ormai così lontano,
e il giorno sembra ormai così lontano....

Mattino o notte, cosa importa? I giorni sono nuvole distratte.
Suonerò l'ora alla tua porta e l' orologio è il sangue tuo che batte.
Quando verrà il tempo di partire l'ora avrà il medesimo colore:
sembra sempre un poco di morire nel momento eroico dell'amore...

Se ridi o piangi è sempre uguale, le cose nel ricordo poi si sfumano,
il sacro si unirà al profano e il giorno sembra ormai così lontano
e il giorno sembra ormai così lontano....

Mattino o notte, dentro e fuori, sei certo o cerchi la consolazione?
Son bianco e nero sol colori, o facce ambigue della tua prigione?
Cerchi sempre ciò che ti è lontano, dopo dici: "Tutto è relativo",
ma l' ironia e il dolor dicono invano che sei certo solo di esser vivo.

Ma c'è ancor tempo per pensare, per maledire e per versare il vino,
per pianger, ridere e giocare e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino,
e il giorno sembra ormai così vicino...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
L'ORIZZONTE DI K. D.

 
      Lato B: 2
IL TEMA

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
K.D. si svegliò quel mattino e guardò le cose accanto a lei,
gli occhi ancor velati dalle briciole dei sogni
mentre il sonno scompariva accanto a lei lentamente,
il sonno scompariva accanto a lei...

K.D. si affacciò alla finestra, vide il mondo solito ad di là:
svaniva il suo orizzonte sulla ruggine del ponte
dove il fiume scompariva e la città finiva,
dove il fiume scompariva...

K.D. non seppe mai dire che sensazione la prese,
sentì il suo corpo svanire, le braccia eran ali rapprese.
Pianse qualcuno lontano che forse non conosceva
ed il suo pianto pian piano quell'orizzonte scioglieva...

Ma poi sorrise sorpresa di quella stupida ebbrezza,
il suo orizzonte tornato reale
le dava la solita sua sicurezza,
solita sua sicurezza...

Quando anche noi qualche volta ci sentiam tristi per niente
forse c'è K.D. che piange lontana,
fantasma che è in noi e ci accompagna per sempre,
che ci accompagna per sempre,
che ci accompagna per sempre!
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Un anno è andato via della mia vita, già vedo danzar l'altro che passerà.
Cantare il tempo andato sarà il mio tema perchè negli anni uguale sempre è il problema:

e dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi,
cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi,
canterò soltanto il tempo...

Ed ora dove sei tu che sapevi ridare ai giorni e ai mesi un qualche senso.
La giostra dei miei simboli fluisce uguale per trarre anche dal male qualche compenso:

e dirò di pietre consumate, di città finite, morte sensazioni,
racconterò le mie visioni spente di fantasmi e gente lungo le stagioni
e canterò soltanto il tempo...

E via, e via, e via parole vane che scivolano piane dalle chitarre
e se ne vanno e vibrano, non resta niente, un suono che si sente e poi scompare...

E sono qui sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi,
e cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi,
e canterò soltanto il tempo...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
LA COLLINA

 
      Lato B: 3
L'UOMO

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Dove finisce la città, dove il rumore se ne va,
c'è una collina che nessuno vede mai
perchè una nebbia come un velo la ricopre fino al cielo dall'eternità...

Nessuno mai la troverà la strada, forse in altra età
si è conosciuta, ma l' abbiam scordata ormai:
l'abbiam scordata e si è perduta lungo i giorni della vita dall'eternità...

Forse l'abbiam vista nel passato, ma il ricordo se n'è andato dalla mente.
Cercala negli angoli del sogno per portarla lungo il mondo del presente.
Oh, se solamente io potessi rivederla com'è adesso per un'ora!
So di fiori grandi come soli ma mi sfuggono i colori, ancora.

Ricordo che alla sommità c'è un uomo che sta sempre là,
per impedire che qualcuno cada giù
da quella magica collina, dalla parte che declina e non ritorni più...

Anch'io tra i fiori, tempo fa, giocavo sulla sommità
con i compagni miei, dentro alla segale,
ma il prenditore non mi ha scorto quando son caduto al mondo per l'eternità...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Senza l'ultima parola, frase saggia da citarsi,
piegò il capo sul cuscino quasi per addormentarsi,
senza un grido, senza un nome, senza motti, senza un suono,
nè il rumore di battaglie, era morto un altro uomo,
restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì,
per dove non sapremo mai.
mai, mai, mai, mai, mai...

C' era buio nella stanza, di malato un greve odore
e una lieve, pazza danza di mosconi in amore;
lievi ronzan le preghiere, poi qualcuno se n'è accorto:
si alzò atroce nella sera, solo un chiaro grido: "E' morto!"
Restò solo qualcosa che volò
nell' aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai
mai, mai, mai, mai, mai...

Svelti accorrono gli astanti: "Com'è morto?", "Com'è andata?"
Sfrigolava ormai sui pianti la candela già bruciata;
gli composero le braccia, si ravviò la rada chioma,
ondeggiava sulla faccia del rosario la corona:
restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai,
mai, mai, mai, mai, mai...

Si frugò dentro ai ricordi di una vita ormai finita,
si guardò dentro ai cassetti colmi di carta ingiallita:
"Questa foto è per la figlia." "L'orologio qui a chi tocca?"
"Meglio gli chiudiate gli occhi." "Meglio chiudergli la bocca."
Restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai
mai, mai, mai, mai, mai...

Si riuniscono i parenti, si rincorrono i ricordi,
già si parla delle spese, già si senton pianti sordi:
qualche spicciolo lasciato provocò parole accese
che volarono sul letto e copriron le candele;
restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai,
mai, mai, mai, mai, mai...

Uno schiaffo fa tacere anche i giochi dei bambini,
son calate le serrande, neri sfilano i vicini.
Le ghirlande hanno gettato la tristezza sulle scale,
fra i parenti addolorati se ne scende il funerale,
restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai,
mai, mai, mai, mai, mai...

Una vita: quante cose dice il prete in due parole;
lo ringraziano gli astanti, via l'inverno, c'è già il sole,
chiacchiere, risate lievi, vanno per il cimitero,
restan fiori con le scritte, resta al vento un drappo nero,
restò solo qualcosa che volò
nell'aria calma e poi svanì
per dove non sapremo mai,
mai, mai, mai, mai, mai, mai...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 4
IL FRATE

 
      Lato B: 4
ASIA

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Lo chiamavano "il frate", il nome di tutta una vita,
segno di una fede perduta, di una vocazione finita.
Lo vedevi arrivare vestito di stracci e stranezza,
mentre la malizia dei bimbi rideva della sua saggezza...

Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po' ironiche e amare,
parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer.

E parlava, parlava, con me che lo stavo a sentire
mentre la sera d'estate non voleva morire...
Viveva di tutto e di niente, di vino che muove i ricordi,
di carità della gente, di dei e filosofi sordi...

Chiacchiere d'un ubriaco con salti di tempo e di spazio,
storie di sbornie e di amori che non capivano Orazio...

E quelle sere d'estate sapevan di vino e di scienza,
con me che lo stavo a sentire con colta benevolenza.
Ma non ho ancora capito mentre lo stavo a ascoltare
chi fosse a prendere in giro, chi dei due fosse a imparare...

Ma non ho ancora capito, fra risa per donne e per Dio,
se fosse lui il disperato o il disperato son io...

Ma non ho ancora capito con la mia cultura fasulla
chi avesse capito la vita chi non capisse ancor nulla...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Fra fiori tropicali, fra grida di dolcezza
La lenta lieve brezza scivolava.
E piano poi portava fischiando fra la rete
L'odore delle sete e della spezia.

Leone di Venezia, leone di S. Marco
L'arma cristiana è al varco dell'oriente.
Ai porti di ponente il mare ti ha portato
I carichi di avorio e di broccato.

Le vesti dei mercanti trasudano di ori,
Tesori immani portano le stive.
Si affacciano alle rive le colorate vele,
Fragranti di garofano e di pepe.

Trasudano le schiene, schiantate dal lavoro
Son per la terra mirra, l'oro e incenso.
Sembra che sia nel vento su fra la palma somma
Il grido del sudore e della gomma.

E l'Asia par che dorma, ma sta sospesa in aria
L'immensa millenaria sua cultura.
I bianchi e la natura non possono schiacciare
I Buddah, i Chela, gli uomini ed il mare.

Leone di S. Marco, leone del profeta,
Ad est di Creta corre il tuo Vangelo.
Si staglia contro il cielo il tuo simbolo strano
La spada, e non il libro hai nella mano.

Terra di meraviglie, terra di grazie e mali
Di mitici animali da "bestiari".
Arriva dai santuari fin sopra all'alta plancia
Il fumo della ganja e dell'incenso.

E quel profumo intenso, è rotta di gabbiani:
Segno di vani simboli divini.
E gli uccelli marini additano col volo
La strada del Katai per Marco Polo.
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 5
UN ALTRO GIORNO E' ANDATO

 
      Lato B: 5
L'ISOLA NON TROVATA (Reprise)

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri:
l'oggi dove è andato l' ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai...

Giornate senza senso, come un mare senza vento,
come perle di collane di tristezza...
Le porte dell'estate dall'inverno son bagnate:
fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo,
nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà
e dove corra il tempo chi lo sa?

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana:
perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade,
l'inutile bagaglio hai dentro in te,
ma temi il sole e l'acqua prima o poi cadrà
e il tempo andato non ritornerà...

Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti,
ironizzano i tuoi dubbi sulla vita,
le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori,
ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata
e l'aquilone tuo non vola più,
nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi
e il tempo passa e fermalo se puoi...

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato,
il sorriso degli specchi è già finito,
nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri
è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,
ma il tempo passa e non ritorna più...

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
il domani come tutto se ne andrà:
ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi, ma
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Appare, a volte, avvolta di foschia, magica e bella,
ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via,
tingendosi d'azzurro, color di lontananza...

Il Re di Spagna fece vela cercando l'isola incantata...
 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 


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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1972 - RADICI (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 6:30 pm

1. TITOLO:
 
1972 - RADICI
 
# Etichetta: EMI/COLUMBIA # Catalogo: 3C 062 17825 # Data pubblicazione: Aprile 1972 # Matrici: 17825 A/17825 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 10 Aprile / Busta interna con i testi delle canzoni ed una presentazione dell'artista / Fotografia sul retro copertina di Oscar Goldoni / Registrato da Ezio De Rosa / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Radici è il quarto album del cantautore italiano Francesco Guccini, pubblicato dalla EMI Italiana nel 1972.

L'album si caratterizza per la cura rivolta alla parte musicale, lontanamente influenzata dalle tendenze progressive tipiche del periodo.

Guccini è autore di tutti i testi e tutte le musiche.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
    
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini con alle spalle Roberto Vecchioni - 1972

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 RADICI
  • A2 LA LOCOMOTIVA
  • A3 PICCOLA CITTA'


  • B1 INCONTRO
  • B2 CANZONE DEI DODICI MESI
  • B3 CANZONE DELLA BAMBINA PORTOGHESE
  • B4 IL VECCHIO E IL BAMBINO
 
 
Lato A: 1
RADICI

 
      Lato B: 1
INCONTRO

 
 
   

Autori:Francesco Guccini

 
Testo:
La casa sul confine della sera
oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un' aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai,
se vuoi capire l'anima che hai...

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno
ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me
qualche segno, qualche traccia di ogni vita
o se solamente io ricerco in te
risposta ad ogni cosa non capita,
risposta ad ogni cosa non capita...

Ma è inutile cercare le parole,
la pietra antica non emette suono
o parla come il mondo e come il sole,
parole troppo grandi per un uomo,
parole troppo grandi per un uomo...

E te li senti dentro quei legami,
i riti antichi e i miti del passato
e te li senti dentro come mani,
ma non comprendi più il significato,
ma non comprendi più il significato...

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,
tutto è morto e nessuno ha mai saputo
o solamente non ha senso chiedersi,
io più mi chiedo e meno ho conosciuto.
Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà
per un altro dopo che vorrà capire
e se l'altro dopo qui troverà
il solito silenzio senza fine,
il solito silenzio senza fine...

La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza,
e provi un grande senso di dolcezza...
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini

 
Testo:
E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante "deja vu", ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
"cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
come in un libro scritto male, lui s' era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
LA LOCOMOTIVA

 
      Lato B: 2
CANZONE DEI DODICI MESI

 
 
   

Autori:Francesco Guccini

 
Testo:
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual'era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia...

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori...

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore...

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno...

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura...

Correva l'altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno..."

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice...

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta...
con l'ultimo suo grido d'animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava...

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia!
 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini

 
Testo:
Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentato
fra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malato...
Sono distese lungo la pianura bianche file di campi,
son come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi...

Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza...
L'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza..

Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il velo,
porta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgelo...
Riempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vana,
l'ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare.

Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile viene,
quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudele...
Ma nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amore,
come la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole...

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera...
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore...

Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io...
E con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoro,
con le tue spighe doni all'uomo il pane, alle femmine l'oro, alle femmine l'oro...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone,
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione...
Non si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose ore
mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore...

Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza...
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti...
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada...

E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte,
lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morte...
Uomini e cose lasciano per terra esili ombre pigre,
ma nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
PICCOLA CITTA'

 
      Lato B: 3
CANZONE DELLA BAMBINA PORTOGHESE

 
 
   

Autori:Francesco Guccini

 
Testo:
Piccola città, bastardo posto,
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via;
piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano...

Piccola città, io poi rividi
le tue pietre sconosciute, le tue case diroccate da guerra antica;
mia nemica strana sei lontana
coi peccati fra macerie e fra giochi consumati dentro al Florida:
cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria;
io, la montagna nel cuore, scoprivo l' odore del dopoguerra...

Piccola città, vetrate viola,
primi giorni della scuola, la parola ha il mesto odore di religione;
vecchie suore nere che con fede
in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione:
gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia,
correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West...

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza,
continenza, vuoto mito americano di terza mano,
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce,
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano;
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via...

Piccola città, vecchia bambina
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?

Piccola città, vecchi cortili,
sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie;
piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite,
le tue pietre, l'oro e il marmo, le catapecchie:
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso,
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
E poi, e poi
Gente viene qui e ti dice
Di saper gia'
Ogni legge delle cose
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco,
Di verita' fatte di formule vuote.
E tutti, sai, ti san dire come fare
Quali leggi rispettare, quali regole osservare
Qual'e' il vero vero;
E poi, e poi,
Tutti chiusi in tante celle
Fanno a chi parla piu' forte
Per non dire che stelle e morte fan paura.

Al caldo del sole, al mare scendeva,
La bambina portoghese.
Non c'eran parole, rumori soltanto,
Come voci sorprese;
Il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto
Le cose piu' belle e la gioia del caldo alla pelle.
Gli amici vicino sembravan sommersi
Dalla voce del mare;
O sogni o visioni, qualcosa la prese
E si mise a pensare.
Senti' che era un punto al limite di un continente,
Senti' che era un niente,
L'Atlantico immenso di fronte;
E in questo sentiva qualcosa di grande
Che non riusciva a capire, che non poteva intuire;
Che avrebbe spiegato se avesse capito
Lei e l'oceano infinito,
Ma il caldo l'avvolse, si senti' svanire,
E si mise a dormire;
E fu solo del sole, come di mani future,
Restaron soltanto il mare e un bikini amaranto.

E poi, e poi,
Se ti scopri a ricordare, ti accorgerai
Che non te ne importa niente.
E capirai che una sera o una stagione
Son come lampi, luci accese e dopo spente
E capirai che la vera ambiguita'
E' la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo
Esser uomini;
E poi, e poi,
Che quel vizio che ti uccidera' non sara' fumare o bere
Ma il qualcosa che ti porti dentro
Cioe' vivere

E poi, vivere, vivere
E poi, poi, vivere..
 
Fonte: QUI
 
 
Lato B: 4
IL VECCHIO E IL BAMBINO

 

Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera.
La polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera;
l'immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d'intorno non c'era nessuno,
solo il tetro contorno di torri di fumo.

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva.
Con l'anima assente, con gli occhi bagnati
seguiva il ricordo di miti passati;
i vecchi subiscono le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno nel loro pensiero
distinguere nei sogni il falso dal vero.

E il vecchio diceva, guardando lontano,
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti, immagina i fiori,
e pensa alle voci e pensa ai colori,
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli,
il ritmo dell'uomo e delle stagioni".

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano cose mai viste,
e poi disse al vecchio, con voce sognante
"Mi piacciono le fiabe, raccontane altre".
 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 


Ultima modifica di mauro piffero il Mar Set 08, 2020 6:46 pm, modificato 4 volte
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1973 - OPERA BUFFA (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 7:32 pm

1. TITOLO:
 
1973 - OPERA BUFFA
 
# Etichetta: EMI/COLUMBIA # Catalogo: 3C 062 17914 # Data pubblicazione: Ottobre 1973 # Matrici: 17914 A/17914 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 30 Agosto-12 Settembre / Busta interna con i testi delle canzoni e una presentazione del disco da parte dell'artista (vedi link "Altre immagini") / Registrato dal vivo al Folkstudio di Roma e all'Osteria delle Dame di Bologna con strumentazioni sovraincise in studio / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Opera buffa è il quinto album del cantautore italiano Francesco Guccini.

L'album riprende il lato ironico e umoristico di Guccini, quello rappresentato nei primi dischi da brani come Il 3 dicembre del '39 o Il sociale e l'antisociale, o ancora Al trist.

Quattro sono le canzoni inedite scritte da Guccini per il disco; vi è poi una ripresa de Il bello, uscita su 45 giri nel 1968 ed incisa nel 1970 da Lando Buzzanca, e una canzone popolare bolognese, La fiera di San Lazzaro.

Il disco

Come scrive Guccini nella nota di presentazione stampata all'interno del 33 giri, questo «è un disco nato per caso, ma non a caso. L'idea c'era da tempo, una specie di "altra faccia di...", o fermare in un certo modo qualcuna di quelle serate "dal vivo", col pubblico attore che parla e ride e io che gigioneggio, recito, mi diverto». Perché in fondo di questo si tratta: non solo di un album dal vivo, ma di un album gigionesco, cabarettistico, di un divertissement.

A dire il vero non è neppure un album completamente dal vivo perché, se è vero che le canzoni sono state registrate in diretta, voce e chitarra, in parte al Folkstudio di Roma e in parte all'Osteria delle Dame di Bologna, esse sono arricchite da alcune orchestrazioni sovraincise in studio, che ne accentuerebbero il carattere grottesco e goliardico. Lo stesso Guccini spiega che in principio era contrario ad inserire successivamente «un po' di musica qui, un po' là», ma alla fine si è fatto convincere dal produttore Pier Farri.

L'album è quindi rilevante proprio perché ci mostra un altro Guccini, fino ad allora inedito su vinile, che solo molti anni dopo, inserirà in un suo album (D'amore di morte e di altre sciocchezze, del 1996) una canzone - I fichi - che ricorda quelle contenute in Opera buffa, anche perché scritta pochi mesi dopo (e presentata spesso da Guccini sia nei concerti di quegli anni sia in televisione, a "Televacca" condotto da Roberto Benigni sulla Rai nel 1976).

I temi delle canzoni, che riprendono con ironia tematiche del passato, come quella della Genesi, dove Dio vuole creare la televisione, ma invece gli viene fuori la Terra, oppure i ricordi di gioventù de Il bello o Di mamme ce n'è una sola. Il tono ironico e canzonatorio deve molto al Mistero buffo di Dario Fo, che in quegli anni era rappresentato a teatro.

Tra i musicisti che suonano nel disco sono da ricordare Ettore De Carolis, ex componente dei Chetro & Co., che firma gli arrangiamenti con Pier Farri, la violinista americana Talia Toni Marcus (che, anni dopo, aggiungendo anche il nome originale (Talia) e ritornata a vivere negli Stati Uniti, diventerà la violinista di Van Morrison) al violino e alla viola e Tony Esposito alle percussioni.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini in un'immagine di repertorio - 1975

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 IL BELLO
  • A2 DI MAMME CE N'E' UNA SOLA
  • A3 GENESI


  • B1 FANTONI CESIRA
  • B2 TALKIN' SUL SESSO
  • B3 LA FIERA DI SAN LAZZARO
 
 
Lato A: 1
IL BELLO

 
      Lato B: 1
FANTONI CESIRA

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
Bello col vestito della festa, bello con la brillantina in testa
bello, con le scarpe di coppale e l'andata un po' per male, ed in bocca il riso amar...
Le donne treman quando monto la Gilera, fremono aspettando alla balera,
muoion spasimando nell'attesa che ad un mio cenno d'intesa io le stringa nel "casché" Modestamente: olè!

Poi mi decido e avanzo tra la folla, lalala, e con un fischio invito la più bella, lalala:
lei mi stramazza sulla spalla, poverina, quell' odor di brillantina è il profumo dell'amor
e mentre il tango dolcemente vola sussurro piano: "bambola, il tuo nome!"
Risponde dolce "Sguazzinelli Argìa, sto qui in fondo alla via al centoventitrè.

Dimenticavo: olè!

Bello con la mossa, olè, dell'anca, bello mentre turbina la danza,
bello con lo sguardo vellutato ed il labbro corrucciato e la voluttà nel cor!
Oh, la stringo forte in una spastica carezza e nello spasimo una costola si spezza,
ma che m'importa, poichè sono quasi un mito
questo è il minimo tributo che una donna pagar dè...

Sono fatale: olè!

Tace il violino, si tace la chitarra, lalala, sazio d'amore la risbatto sulla panca, lalala,
lei sta piangendo il suo dolore, poverina, quell' odor di brillantina non scorderà mai più...
Mentre la notte tenebrosa impera, risalto al volo sulla mia Gilera:
per questa sera ho troppo amato e sono stanco,
la notte tutto in bianco non posso fare perché
sono anemico! Olè!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
Si... si chiamava Fantoni Cesira, era la figlia d' un alcolizzato
che non aveva mai in tasca una lira e per il vino avea tutto lasciato,
lavoro e casa, figlia e consorte, che non potendo scordar col bere,
perchè era astemia, la sua triste sorte, si tirò un colpo nel '53.

Povera giovane rimasta orfana mentre suo padre si ubriacava
trovò lavoro in una fabbrica e sul lavoro ogni tanto sognava,
sognava panfili, pellicce ed abiti, non più la fabbrica, ville e piscine,
la dolce vita, il bel mondo dei principi, come le dive che vedeva al cine.

Ma quel bel sogno sarebbe rimasto soltanto un sogno mai realizzato,
quando in paese nel giorno del santo un gran veglione fu organizzato,
ci furon musiche, canti e allegria, danze e coriandoli, spumante e suoni,
poi a mezzanotte una scelta giuria fece "miss tette" Cesira Fantoni.

Le circondarono il petto e le spalle con nastri e fasce di seta scarlatte
su cui era scritto con lettere d'oro "evviva sempre le mucche da latte",
le regalarono trenta garofani, un "necessaire" similoro da viaggio,
quattro biglietti con sconto per cinema, cinque flaconi di shampoo in omaggio.

La sera stessa a Fantoni Cesira si presentò, assai distinto, un signore.
Disse: "Permette? Il suo viso m' attira; voglia scusarmi, sono un produttore...
Se lei permette, io l' accompagno, a far del cine c'è un gran guadagno",
ma quella sera non certo del cine il produttore s'interessò.

La brava giovane per far del cinema consentì a perdere la castità,
ma non per questo si perse d'animo: le rimaneva Cinecittà!
Lasciò il moroso, piantò il lavoro, comperò un "topless" per mostrare il seno,
fece mandare suo padre in ricovero e arrivò a Roma con il primo treno.

Cento anticamere fece Cesira e visitò una decina di letti,
un onorevole che la manteneva le fece fare un romanzo a fumetti,
ebbe da amanti tre o quattro negri, due segretari, tre cardinali,
si spogliò nuda a fontana di Trevi e qualche sera batteva sui viali.

La brava giovane campava bene, ma ormai sentiva il richiamo dell'arte:
qualunque cosa lei avrebbe donato sol per avere in un film una parte.
Se ne andò a letto con tre produttori, studiò dizione, bel canto, regia,
mimica, scenica, recitazione e apparve nuda in un film di Golia.

Si è sistemata Fantoni Cesira, fra letto e seno guadagna milioni:
ha cominciato a studiar da signora e si fa chiamare Cesy Phantoni (col ph),
si è messa stabile, ed è l'amante di un produttore molto influente,
tre o quattro film le produrrà, e un "premio Strega" glielo scriverà.

Lui è già sposato, ma che cosa importano queste sciocchezze se si hanno i quattrini,
presto nel Messico si sposeranno, potranno fare tanti bambini.
E la morale di questa storia al giorno d'oggi non è tanto strana:
per aver soldi, la fama e la gloria bisogna essere un poco puttana!
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
DI MAMME CE N'E' UNA SOLA

 
      Lato B: 2
TALKIN' SUL SESSO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
[Parlato]
Devo confessare, poi che ho avuto anch'io, veramente, un periodo in cui da...
da bello di balera, cioè, non ero molto bello, in realtà, no, allora, mi ricordo,
con... con agghiacciante terrore, che circolavo con una giacca di jersey blu con dei risvoltini azzurri,
qui, filettati, occhiale nero e cravatta rossa con i titoli dei giornali in cima, che è una cosa...
Giuro. Giuro, ho fatto anche questo, ho fatto anche questo.
Ero molto giovane, però, e... no, da questo periodo però viene tutta la mia conoscenza di canzoni di...
direi, d'epoca. E anch'io ho concepito un certo periodo in cui ho scritto canzoni di questo genere.
E' stata una specie di crisi, no?
E una di queste è una canzone che...
così, direi, risolve un annoso problema, cioè quello che riguarda la mamma...

Come una capinera, sono in terra straniera,
ma quando penso al mio cielo e al mio casolare mi par di morir.
Or che la mamma è lontana, la mia chitarra romana,
la pizza napoletana, l' azzurra marina, ahimè, più non ho,
e allor come in sogno venuta, la bianca testina canuta
mi porta al mio vecchio quartiere, fra i glicini in fiore e mi canta così...

[parlato]
Refrain:

Di mamme ce n' è una sola, ma caro figliolo, di babbo uno solo non sempre ce n' è, lalalala,...
la mamma sol ti consola, la piccola casa, l' angusta dimora, par quella d' un re.
Figliolo, ora sei lontano da me: laggiù sono ricchi e di mamme ne han tre...
ma la tua mamma è italiana e ne val cento da sè!

[parlato]
Seconda strofa, che tira all'erotismo:

Più d' una donna procace ha simulato l'amor
con un suo bacio mendace, promessa fallace di un attimo sol.
Via quell' amor mercenario, vattene femmina ignuda!
Ogni tuo bacio sensuale è un bacio di Giuda al sapor di champagne.
Che cosa cercavo laggiù, fra azzurre e sensuali abat-jours,

[parlato]
C' è tutto !

ritorno al mio vecchio quartiere, fra i glicini in fiore e ti canto così...

[parlato]
Everybody, con sentimento:

Le mamme son tutte belle, anche se vecchierelle son come le stelle che brillan nel ciel. lalalala,
le mamme son tutte bianche, son curve e stanche; io voglio tornare, mamma, da te.
Se un dì me ne andai non lo voglio far più, io voglio tornare per sempre laggiù
dalla mia mamma italiana... eh ?...e non lasciarla mai più...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
[Parlato]
Volete del gran sesso...è richiesto a piene mani, a veh, se volete ve lo do.
La canzone sul sesso non è una vera canzone, per chi non la conosce... è un blues parlato,
è un talking blues che... parla di questo problema che, chi più, chi meno, ci attanaglia tutti.
Io fui attanagliato dal problema del sesso una volta, mi sembra nel... '52,
però ne conservo buona memoria, ancora, per poterne parlare...

Se c'è una cosa di moda adesso, fatto sicuro è proprio il sesso;

[parlato]
quello a vagoni...

anche Alighieri col sesso prendo, e la "Divina Commedia" a dispense vendo:
"la carne in fiamme, peccatori e peccatrici, sensazioni paradisiache!"

[parlato]
E vendono, eh? Ma moltissimo!

Comunque alla scuola media statale hanno iniziato un piano di educazione sessuale:
sembra impossibile, eppure è vero, ed è voluto dal Ministero.

[parlato]
Non ci credete? Andate e vedete, hanno già stanziato due miliardi per comperare i cavoli!

Ma questo fatto dell' educazione non è ben visto dalla nazione:
"morte alla pillola atea e nociva! Per l' aspirina si gridi evviva!"

[parlato]
Che poi fa lo stesso effetto: non bisogna prenderla prima o dopo, bisogna prenderla... "invece"!
E passano anche quei noiosi mal di testa...come disse Maria Antonietta...

Italia per bene, sii sveglia, sii desta, intendi l'orecchio, solleva la testa! Ah, ah...
I giovani d' oggi han scoperto, vergogna, chi porta i bambini, non è la cicogna!

[parlato]
Vedo sempre dei visi meravigliati a questo punto. Io non lo so come sia..
Fatto anticattolico e comunista!
Il ministero delle cicogne è in crisi!

Ho visto in giro un pìo proclama che al religioso buon sess... eh, buon senso chiama.
Fare l' amore fa male al cuore! Dov' entra il sesso, metaforicamente parlando, entra il dottore!

[parlato]
E non si parli soprattutto di antifecondativi! Visto che i bimbi nascono sotto ai cavoli,
al massimo di anticrittogamici! Ma c'è sempre qualcosa che dà un dolore... a qualcuno...

La corruzione, quand'è iniziata, non c'è più niente che può fermarla...

[parlato]
E lì, dice: facile... uno comincia e poi non smette più, capisc mia...
è difficilissimo fermarlo. Degli amici, delle sere, trattenuti per le spalle:
"Do... ma dove vuoi andare?" "Io ci vado, io ci va..." "Ma no... sta' con noi..." "No... no..."
Così, scene terrificanti, veramente. No, capisci... uno comincia con quelle cose
leggere che fa verso i sedici-diciassette anni, poi si abitua, prende il vizio e non c'è più niente da fare, eh?
Diventa un drogato.
E dà l' assuefazione! Dà: perdita della memoria, perdita dei riflessi, poca voglia di lavorare
e vengon dei buchi così... della pelle, da tutte le parti: un mio amico li ha avuti...
E poi che faccia male è verissimo: c'è stato un rapporto americano, tipo quello sul fumo.
Avete... sapete quel famoso rapporto sulle sigarette? Dice che scopare fa male da morire.
I dottori consigliano di farlo... almeno col filtro. Dice... si sente un po' meno, però...
la salute ne guadagna!

La corruzione quand' è iniziata non c'è più niente che può fermarla:
tutti di sesso siamo ammalati ed al divorzio si è già arrivati!

[parlato]
"Ciò che Dio unisce l' uomo non sciolga!" Cioè, è molto meglio un pìo colpo di pistola,
che col fatto del delitto d'onore con un mese e mezzo sei fuori e te ne fotti!

E quindi uniamoci gridando al mondo: "a morte il sesso, serpente immondo!
Basta l'amore! Fate la guerra... sano rimedio per questa terra...
Non più sovrappopolazione!
Non più divorzi!
La coscienza è a posto!
E ci penseranno i superstiti!"
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
LA GENESI

 
      Lato B: 3
LA FIERA DI SAN LAZZARO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
[Parlato]
Una canzone molto più... più seria e più impegnata, oserei dire impegnatissima, una canzone che
mi è stata ispirata, a me succede poche volte, però questa canzone mi è stata ispirata
direttamente dall'alto. Ero lì, nel mio candido lettino...
e ho sentito una voce che diceva "Francesco",
dico "socc..., chi è?"... dico "eh?", diceeeeee "svegliati sono il tuo Dio."
E allora così, in questo modo sollecitato, ho pensato di, di...
fare un' opera musicale colossale e mettere in musica l'Antico Testamento.
Per ora sono riuscito a fare soltanto la Genesi...
che è la vera storia della creazione del mondo...

Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto:
c'era un vecchio con la barba bianca, lui, la sua barba, ed il resto era vuoto.
Voi capirete che in tale frangente quel vecchio solo lassù si annoiava,
si aggiunga a questo che, inspiegabilmente, nessuno aveva la T.V. inventata...

Beh, poco male, pensò il vecchio un giorno, a questo affare ci penserò io:
sembra impossibil, ma in roba del genere, modestia a parte, ci so far da Dio!
"Dixit", ma poi toccò un filo scoperto, prese la scossa, ci fu un gran boato:
come T.V. non valeva un bel niente, ma l' Universo era stato creato...

Come son bravo che, a tempo perso, ti ho creato l'Universo!
Non mi sembra per niente male, sono davvero un tipo geniale!
"Zitto, Lucifero, non disturbare, non stare sempre qui a criticare!
Beh sì, lo ammetto, sarà un po' buio, ma non dir più che non si vede un tubo!"

[parlato]
"Che sono parolacce che non sopporto!", disse il vecchio a Lucifero.
"E poi se c'è una cosa e un'altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te l' Universo se sei capace!
Che me at dig un quel... disse il ve..." Era d' antica origine modenese da parte di madre il ve...
"Io parlo chiaro: pane al pane, vino al vino, anzi vin santo al vin santo.
Sono buono e bravo, ma se mi prendono i cinque secoli me at sbat a l' inferen, com'è vero Dio!"

Ma poi volando sull' acqua stagnante e sopra i mari di quell' Universo,
mentre pensava se stesso pensante in mezzo a quel buio si sentì un po' perso.
Sbattè le gambe su un mucchio di ghiaia dopo una tragica caduta in mare,
quando andò a sbattere sull' Himalaya il colpo gli fece persino un po' male...

Fece crollare anche un gran continente soltanto urtandolo un poco col piede:
si consolò che non c'era ancor gente e che non gli era venuto poi bene.
Ma quando il buio gli fece impressione, disse, facendosi in viso un po' truce:
"diavol d' un angelo, avevi ragione! Si chiami l' Enel, sia fatta la luce!"

Commutatori, trasformatori, dighe idroelettriche e isolatori,
turbine, dinamo e transistori per mille impianti di riflettori,
albe ed aurore fin boreali, giorni e tramonti fin tropicali.
"Fate mo' bene che non bado a spese, tanto ho lo sconto alla fine del mese..."

[parlato]
"Te Lucifero non ti devi interessare come faccio ad avere io lo sconto alla fine del mese.
Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l' altra, come si dice;
vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno?
Però intanto, ragazzi, andateci piano perchè la bolletta la portano a me.
M' avete lasciato accesa la luce al polo sei mesi, sei mesi, no, sei mesi!
Grazie, c'era freddo, i surgelati li debbo pur tenere da qualche parte!
Adesso la tenete spenta sei mesi come ... e poi quei ragazzi lì,
come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con quella cosa?
Aureola si chiama? No no, am pies menga, no no no, ragazzi quelle cose li,
io vi invento il peccato di superbia e vi frego tutti eh, adesso ve lo dico,
bisogna guadagnarsele... a parte il fatto che non mi adorate abbastanza...
no no no Lucifero, è inutile che tu mi chiedi scusa: adorare significa non dovere mai dire mi dispiace!
Tientelo in mente... Voi, ecco, io vi do ogni dieci atti di adorazione vi do un buono,
ogni dieci buoni voi mandate la cartolina che il 6 gennaio...
che poi ci ho tutta un'altra idea in testa per la...
facciamo Aureolissima che è una festa che mi sembra molto bella.
Piuttosto Lucifero, non sgamare, vieni qua ragazzo...
Com' è, mi hanno detto che hai stampato un libro...
Il Libretto Rosso dei Pensieri di... oh, bella roba il libretto rosso dei pensieri di Lucifero!
Ragazzi mi spiace... ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra...
non sono un socialdemocratico anch' io? avanti al centro contro gli opposti estremismi!
...eh ma, ...no no no, non ci siamo mica qua: se c' è uno che può pensare anzitutto sono io ...
e non tirare mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i sacrifici che ho fatto...
per me lui lì finisce male... ah me, me a tal deg ... finisce male.
E attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi piaceranno, per Dio!
E non guardarmi male che qui dentro "per Dio" lo dico come e quando mi pare!"

Ma fatta la luce ci vide più chiaro: là nello spazio girava una palla.
Restò pensoso e gli parve un po' strano, ma scosse il capo: chi non fa non falla.
Rise Lucifero stringendo l' occhio quando lui e gli angeli furon da soli:
"Guarda che roba! Si vede che è vecchio: l'ha fatto tutto schiacciato sui poli!"

Per riempire 'sto bell'ambiente voglio metterci tante piante.
"Forza, Lucifero, datti da fare, ordina semi, concime e trattore,
voglio un giardino senza uguali, voglio riempirlo con degli animali!
Ma cosa fa 'sto cane che ho appena creato? Boia d'un Giuda, m' ha morsicato!

[parlato]
"Piuttosto fallo vedere da un veterinario, che non vorrei aver creato anche la rabbia, già così...
cos'è che non ho creato? Lo sapevo: l'uomo non ho creato! Grazie, mi fate sempre fare tutto a me,
mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono io che penso a tutto.. va beh, nessuno è perfetto...
sì, lo so che sono l'Essere Perfettissimo Creatore e Signore. Grazie!
Adesso ti trasformo in serpente così impari, striscia mo' lì! Viuscia via!"
E portarono al vecchio quello che c' era rimasto ...
c'era un po' di formaggio e due scatolette di Simmenthal, cioè lui li mise assieme e poi...

Prese un poco di argilla rossa, fece la carne, fece le ossa,
ci sputò sopra, ci fu un gran tuono ed è in quel modo che è nato l'uomo...

[parlato]
Era un venerdì 13 dell'anno zero del Paradiso!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis, Pier Farri
 
Testo:
[Parlato]
Una bolognese me la fate fare? E anche questa è una canzone ecologica.
Esisteva in quel di San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna, una fiera mercato molti anni fa,
di prodotti ortofrutticoli. A quei tempi così belli e felici eccetera non esisteva il denaro
e ogni scambio avveniva in natura. E... uno andava là con queste cose, si scambiava e tornava a casa contento, no?
La canzone nella fattispecie narra la storia di un giovinetto che va là, con due piccioni da vendere,
scambia i due piccioni con la giovinetta con quello che ne segue...

'A san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
'a san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn,
a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn

[parlato]
Molto facile: dice "Sono stato alla fiera di San Lazzaro oilì, oilà, ho comperato due bei piccioni,
com' erano belli, com' erano buoni!"

La selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà,

[parlato]
Cioè balza una giovinetta

la selta fòra 'na ragassòla, oilì, oilà...
"Ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn,
"ma c'sa vliv pi 'du pisòn?", com' eren béii, com' eren bòn...

[parlato]
"Cosa volete per i due piccioni ?" domanda la ragazza. E il giovine che non sa cosa volere...
cioè probabilmente il piccione era merce proibita che non poteva essere scambiata in pubblico,
difatti i giovani se la scambiano nascostamente

'A l'a purté dentr'a una pòrta, oilì, oilà,
la portai dentro a una porta, oilì, oilà,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn,
sò la stanèla, zò i bragòn, com' eren béii, com' eren bòn....

[parlato]
Cioè, mi dispiace che voi non abbiate capito, probabilmente: è una danza, una... una danza rituale,
fallica, molto antica. "Su la sottana, giù le braghe" dice... la canzone.
C'è questo bel movimento così no, "tac tac". Mentre i giovini sono lì che si scambiano il piccione...
compare il terzo incomodo, il voieur, che poi è una voies: che è una laida vecchiaccia.

La sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà.
sélta fòra 'na brèda v'sciassa, oilì, oilà
"Ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn,
ma c'sa fé 'du spurcassciòn, com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Molto meravigliata la vecchia, dice: "cosa fate, sporcaccioni!?".
Il giovane sorpreso in questa... ( il pubblico suggerisce "fragranza" ) esatto, batte tutti i...
cioè... dicevo ultimamamente che a Monaco non è ancora prevista come..
come specialità olimpionica l' arcitura della fessa... Sono tre secondi e due... zip!
E' un lampo! Velocissimo. Tre secondi e due decimi. E dice la prima cosa che gli passa per la testa:

Siamo qui che giochiamo alla merla oilì, oilà,
siamo qui che giochiamo alla merla oil...

[parlato]
Ma la vecchia non si fa ingannare da queste cose, la vecchia... eh eh, dice "ragazzo mio, io ai miei eh!".
Dice "voi non state giocando alla merla, buffoncelli! Altro gioco..."

"Seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn,
seh, la merla i mi cojon com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Questo stacco della lingua m...i mi ... "Cojon, seh la merla i mi cojon" vuol dire "Sì la merla i miei quaglioni"
.... I quaglioni sono delle quaglie... La vecchia dice "Sì, la merla i miei quaglioni...", no? Sii....

Poi la vecchia ricorda, col Leopardi "Le rimembranze" dicevamo, vero?

"Anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oi...

[parlato]
Quando ero giovinazza, no?

anca mè, quand'a l'era giuv'nassa, oilì, oilà...
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn
A' n'ò ciapé di bi pzulon , com' eren béii, com' eren bòn..."

[parlato]
Cioè "ne ho presi dei pezzoloni..." Ora, si ignora esattamente cosa sia il pezzolone.
Il pezzolone potrebbe essere... vedi tu, un sacerdote di questo culto piccionico che esisteva a San Lazzaro.
Oppure, pare però da alcuni studi più recenti che il pezzolone sia un' antica misura bolognese:
esisteva il braccio, la pertica e il pezzolone, che grosso modo...
Però la vecchia nel finale svela il suo laido retroscena; non nel senso buono della parola,
cioè... è discutibile il senso buono..., trattandosi del retroscena della vecchia...
Però c'è da spiegare cos'è prima il fittone.
Chiamasi "fittone" il normale paracarro, cioè quelle cose così, no...?

"E anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà
e anc' adesso che son' una v'sciàssa, oilì, oilà....
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn,
'a' m' la sfrài contr' i fittòn, com' eren béii, com' eren bòn..."
 
Fonte: QUI
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1974 - STANZE DI VITA QUOTIDIANA (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 9:13 pm

1. TITOLO:
 
1974 - STANZE DI VITA QUOTIDIANA
 
# Etichetta: EMI/COLUMBIA # Catalogo: 3C 064 18032 # Data pubblicazione: Ottobre 1974 # Matrici: 18032 A/18032 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 25 Settembre / Busta interna con i testi delle canzoni e uno scritto dell'artista (vedi link "Altre immagini" / Registrato negli studi Fonorama di Milano, Sonic di Roma e Orthophonic di Roma / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Stanze di vita quotidiana è il sesto album di Francesco Guccini.

Il disco

Intervistato dopo l'uscita di Stagioni (2000) su quale album non avrebbe rifatto, Guccini indicò proprio Stanze di vita quotidiana: «Lo incisi in situazioni psicologiche difficili. Avevo un produttore, Pier Farri, che mi sballottava da Roma a Milano senza il minimo motivo. Fu terribile». E poi aggiunge: «al tempo, Pier era fissato con l'esotismo, le marimbe. Ares Tavolazzi, il bassista, se ne andò quando Pier gli chiese di eseguire "un suono giallo"... cazzo voleva dire?». In realtà lo stesso Guccini ha spesso ripreso molte di queste canzoni nel corso dei tour, segno evidente che, in ogni caso, riconosce la validità dei brani.

Riccardo Bertoncelli scrisse all'epoca, commentando questo sfortunato album: "Guccini se ne esce fuori con un disco all'anno, ma si vede che ormai non ha più niente da dire"; a questa recensione Guccini rispose scrivendo la canzone L'avvelenata.

Le canzoni sono tutte di Francesco Guccini e sono state scritte tra il settembre 1972 (Canzone delle osterie di fuori porta) e l'agosto 1973 (Canzone delle situazioni differenti); gli arrangiamenti sono di Ettore De Carolis e Vince Tempera.

Nella copertina, Marva Jan Marrow è citata con il solo nome (Marva); una curiosità sul percussionista brasiliano Mandrake Som è che il suo vero nome è Ivanir Do Nascimento, ed è il cugino del celebre calciatore Pelé.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 
 
versione Stereo8
 
   
 

Francesco Guccini in un'immagine di repertorio - 1976

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 CANZONE DELLE OSTERIE FUORI PORTA
  • A2 CANZONE DELLA TRISTE RINUNCIA
  • A3 CANZONE DELLA VITA QUOTIDIANA


  • B1 CANZONE PER PIERO
  • B2 CANZONE DELLE RAGAZZE CHE SE NE VANNO
  • B3 CANZONE DELLE SITUAZIONI DIFFERENTI
 
 
Lato A: 1
CANZONE DELLE OSTERIE FUORI PORTA

 
      Lato B: 1
CANZONE PER PIERO

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatori: Vnice Tempera
 
Testo:

 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatori: Vince Tempera
 
Testo:

 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
CANZONE DELLA TRISTE RINUNCIA

 
      Lato B: 2
CANZONE DELLE RAGAZZE CHE SE NE VANNO

 
 
   

Autori:Francesco Guccini
Arrangiatori: Vince Tempera
 
Testo:

 
Fonte: QUI
     
Autori:Francesco Guccini
Arrangiatori: Vince Tempera
 
Testo:

 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
CANZONE DELLA VITA QUOTIDIANA

 
      Lato B: 3
CANZONE DELLE SITUAZIONI DIFFERENTI

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Vince Tempera
 
Testo:

 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Ettore De Carolis
 
Testo:

 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 


Ultima modifica di mauro piffero il Dom Set 06, 2020 10:07 pm, modificato 3 volte
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1976 - VIA PAOLO FABBRI 43 (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 10:18 pm

1. TITOLO:
 
1973 - VIA PAOLO FABBRI 43
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 3C 064 18188 # Data pubblicazione: Maggio 1976 # Matrici: 18188 A/18188 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 26 Maggio / Sul retro di copertina elenco dettagliato per ogni canzone delle idee musicali per gli arrangamenti fornite da Francesco Guccini, Ares Tavolazzi, Giorgio Massini, Franco Ceccarelli, Maurizio Vandelli, Vince Tempera / Busta interna con presentazione del disco di Francesco Guccini e i testi delle canzoni (vedi link "Altre immagini") / Fotografie di copertina di Roberta Bacilieri ed Ennio Antonangeli / Registrato negli studi GRS di Milano da Bruno Malasoma nel primo semestre del 1976 / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Petusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Via Paolo Fabbri 43 è il settimo album di Francesco Guccini, pubblicato nel 1976.

L'album è presente nella classifica dei cento dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone alla posizione numero 29

Il disco

Via Paolo Fabbri 43 oltre ad essere il titolo di una canzone e dell'album è l'indirizzo di quella che era, e continua ad essere, l'abitazione bolognese di Guccini. La via è intitolata all'antifascista e partigiano Paolo Fabbri. Il cantautore trascorre ancora parte del suo tempo nella casa bolognese, sebbene usi ritirarsi sempre più frequentemente nell'altra abitazione che ha a Pàvana, presso Sambuca Pistoiese.

L'album è presente nella classifica degli album più venduti del 1976 alla posizione no. 6, e in quella dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 29
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 
 
versione stereo8
 

 

Francesco Guccini in un'immagine di repertorio

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 PICCOLA STORIA IGNOBILE
  • A2 CANZONE DI NOTTE N° 2
  • A3 L'AVVELENATA


  • B1 VIA PAOLO FABBRI 43
  • B2 CANZONE QUASI D'AMORE
  • B3 IL PENSIONATO
 
 
Lato A: 1
PICCOLA STORIA IGNOBILE

 
      Lato B: 1
VIA PAOLO FABBRI 43

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po' rimate,
che non merita nemmeno l' attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l' avevan detto che finivi male...

Ma se tuo padre sapesse qual' è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire "guardo tutti a testa alta", immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna...

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia,
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia,
dimmi allora quel che hai fatto chi te l' ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l'hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato...

E tua madre, che da madre qualche cosa l' ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo:
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio.
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere,
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta,
l' ha fatto quasi sempre per dovere,
l' ha fatto quasi sempre per dovere,
l' ha fatto quasi sempre per dovere...

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti.
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l' indirizzo e i soldi,
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo:
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge...

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire,
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l' urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui,
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui?

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare.
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare".
E' una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
Fra "krapfen" e "boiate" le ore strane son volate,
grasso l'autobus m'insegue lungo il viale
e l'alba è un pugno in faccia verso cui tendo le braccia,
scoppia il mondo fuori porta San Vitale
e in via Petroni si svegliano,
preparano libri e caffè
e io danzo con Snoopy e con Linus
un tango argentino col caschè!

Se fossi più gatto, se fossi un po' più vagabondo,
vedrei in questo sole, vedrei dentro l'alba e nel mondo,
ma c'è da sporcarsi il vestito e c'è da sgualcire il gilet:
che mamma mi trovi pulito qui all'alba in via Fabbri 43!

I geni musicali preannunciati dai giornali
hanno officiato e i sacri versi hanno cantati,
le elettriche impazziscono, sogni e malattie guariscono,
son poeti, santi, taumaturghi e vati:
con gioia e tremore li seguo
dal fondo della mia città,
poi chiusa la soglia do sfogo
alla mia turpe voglia.... ascolto Bach!

Se solo affrontassi la mia vita come la morte,
avrei clown, giannizzeri, nani a stupir la tua corte,
ma voci imperiose mi chiamano e devo tornare perchè
ho un posto da vecchio giullare qui in via Paolo Fabbri 43!

Gli arguti intellettuali trancian pezzi e manuali,
poi stremati fanno cure di cinismo,
son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi
solo se si parla di strutturalismo.
In fondo mi sono simpatici
da quando ho incontrato Descartes:
ma pensa se le canzonette
me le recensisse Roland Barthes!

Se fossi accademico, fossi maestro o dottore,
ti insignirei in toga di quindici lauree ad honorem,
ma a scuola ero scarso in latino e il "pop" non è fatto per me:
ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43!

Jorge Luis Borges mi ha promesso l' altra notte
di parlar personalmente col "persiano",
ma il cielo dei poeti è un po' affollato in questi tempi,
forse avrò un posto da usciere o da scrivano:
dovrò lucidare i suoi specchi,
trascriver quartine a Kayyam,
ma un lauro da genio minore
per me, sul suo onore, non mancherà...

Se avessi coraggio, se aprissi del tutto le porte,
farei fuochi greci e girandole per la tua fronte,
ma sai cosa io pensi del tempo e lui cosa pensa di me:
sii saggia com' io son contento qui in via Paolo Fabbri 43!

La piccola infelice si è incontrata con Alice
ad un summit per il canto popolare,
Marinella non c' era, fa la vita in balera
ed ha altro per la testa a cui pensare:
ma i miei ubriachi non cambiano,
soltanto ora bevon di più
e "il frate" non certo la smette
per fare lo speaker in TV.

Se fossi poeta, se fossi più bravo e più bello,
avrei nastri e gale francesi per il tuo cappello,
ma anche i miei eroi sono poveri, si chiedono troppi perchè:
già sbronzi al mattino mi svegliano urlando in via Fabbri 43!

Gli eroi su Kawasaki coi maglioni colorati
van scialando sulle strade bionde e fretta,
personalmente austero vesto in blu perchè odio il nero
e ho paura anche d' andare in bicicletta:
scartato alla leva del jet-set,
non piango, ma compro le Clark,
se devo emigrare in America,
come mio nonno, prendo il tram!

Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli,
farei con parole ghirlande da ornarti i capelli,
ma madri e morali mi chiudono,
ritorno a giocare da me:
do un party, con gatti e poeti,
qui all' alba in via Fabbri 43!
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
CANZONE DI NOTTE N° 2

 
      Lato B: 2
CANZONE QUASI D'AMORE

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
E un'altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo,
forse perché son vivo
e voglio in questo modo dire: "sono"
o forse perché è un modo pure questo
per non andare a letto
o forse perchè ancora c'è da bere
e mi riempio il bicchiere..

E l'eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici,
dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso
da solo con sé stesso
a dir "Dove ho mancato, dov'è stato?",
a dir "Dove ho sbagliato?"

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie,
vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio
che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t'annoi
e tutti i dubbi tuoi...

Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori
e spento i vostri ardori:
è bello ritornar "normalità",
è facile tornare con le tante stanche
pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!

Saranno cose già sentite
o scritte sopra un metro un po' stantìo,
ma intanto questo è mio
e poi, voi queste cose non le dite,
poi certo per chi non è abituato
pensare è sconsigliato,
poi è bene essere un poco diffidente
per chi è un po' differente...

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia,
diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti
e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano "Pensiero"...

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male:
galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato
dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata...

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi
vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali,
di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno...

E un'altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo,
forse perché son vivo
o forse per sentirmi meno solo
o forse perchè a notte vivon strani
fantasmi e sogni vani
che danno quell'ipocondria ben nota,
poi... la bottiglia è vuota...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni, col tempo...

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita
costretta come dita dei piedi...

Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perché siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d'azione o di parola,
volando come vola il tacchino...

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d'orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente
in tributi alla gente o al sogno...

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell'energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza,
inseguendo la scienza o il peccato...

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro non vale...

D'altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
L'AVVELENATA

 
      Lato B: 3
IL PENSIONATO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d'un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d'arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell'ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni...
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatori: Pier Farri
 
Testo:
Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l'odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.

Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
aprire la persiana, tirare la tendina
e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta,
andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia,
mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
"Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..."

Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso,
di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso...

Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell'odore solito di polvere e di muffa,
a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
a come anche la storia sia passata fra quei muri...

Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com'è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso,
se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso...

Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
a conti fatti, la sua solitudine o la mia...

Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene...
Avrà il marmo con l' angelo che spezza le catene
coi soldi risparmiati un po' perché non si sa mai,
un po' per abitudine: che, son sempre pronti i guai" .
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
"Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un'impressione che ricorderemo appena...
 
Fonte: QUI
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1977 - NENE'/TEMA DI JU (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 10:46 pm

1. TITOLO:
 
1977 - NENE'/TEMA DI JU
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 3C 006-18287 # Data pubblicazione: Maggio 1977 # Matrici: 18287 A/18287 B # Genere: Pop # Supporto: Vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 7", 45 RPM (17,5 cm.) # Facciate: 2

Note: Stampato e distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
2. COVER:
 
   
 

 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
NENE'

 
      Lato B:
TEMA DI JU

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Musicisti: J.C. Biondini alla chitarra
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Strumentale
     
Autori: Francesco Guccini
Musicisti: J.C. Biondini alla chitarra
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Strumentale
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1978 - AMERIGO (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Sab Set 05, 2020 11:54 pm

1. TITOLO:
 
1978 - AMERIGO
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 3C 064 18341 # Data pubblicazione: Maggio 1978 # Matrici: 18341 A/18341 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 12 Maggio / Coordinamento artistico di Renzo Fantini / Busta interna con i testi delle canzoni e una presentazione del disco da parte dell'artista (vedi link "Altre immagini") / Registrato negli Studi GRS di Milano da Bruno Malasoma e mixato negli stessi studi da Bruno Malasoma, Bruno Tibaldi, Francesco Guccini, Pier Farri, Marzo-Aprile 1978 - / In tutte le ristampe in CD del titolo, "Eskimo" presenta un missaggio diverso, meno orchestrato rispetto all'originale / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Amerigo è l'ottavo album di Francesco Guccini. Il titolo del disco deriva dal nome del noto esploratore Amerigo Vespucci, al quale viene accostata la storia del prozio del cantautore, Enrico Guccini.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 
 
versione Stereo8
 
   
 

Francesco Guccini in un'immagine di repertorio

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 AMERIGO
  • A2 LIBERA NOS DOMINE
  • A3 100, PENNSYLVANIA AVE.


  • B1 ESKIMO
  • B2 LE CINQUE ANATRE
  • B3 MONDO NUOVO
 
 
Lato A: 1
AMERIGO

 
      Lato B: 1
ESKIMO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
Probabilmente uscì chiudendo dietro a se la porta verde,
qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d'orzo.
Non so se si girò, non era il tipo d'uomo che si perde
in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo.

Quand'io l'ho conosciuto, o inizio a ricordarlo, era già vecchio
o così a me sembrava, ma allora non andavo ancora a scuola.
Colpiva il cranio raso e un misterioso e strano suo apparecchio,
un cinto d'ernia che sembrava una fondina per la pistola.

Ma quel mattino aveva il viso dei vent'anni senza rughe
e rabbia ed avventura e ancora vaghe idee di socialismo,
parole dure al padre e dietro tradizione di fame e fughe
E per il suo lavoro, quello che schianta e uccide: "il fatalismo".

Ma quel mattino aveva quel sentimento nuovo per casa e madre
e per scacciarlo aveva in corpo il primo vino di una cantina
e già sentiva in faccia l'odore d'olio e mare che fa Le Havre,
e già sentiva in bocca l'odore della polvere della mina.

L'America era allora, per me i G.I. di Roosvelt, la quinta armata,
l'America era Atlantide, l'America era il cuore, era il destino,
l'America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata,
l'America era il mondo sognante e misterioso di Paperino.

L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace,
perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta,
e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache,
un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra.

Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino,
dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello
e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell'Appennino,
l'inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello.

E fu lavoro e sangue e fu fatica uguale mattina e sera,
per anni da prigione, di birra e di puttane, di giorni duri,
di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani nella miniera,
sudore d'antracite in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri.

Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita,
l'America era un angolo, l'America era un'ombra, nebbia sottile,
l'America era un'ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita,
e dire boss per capo e ton per tonnellata, "raif" per fucile.

Quand'io l'ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio,
sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo
e non capivo che quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo,
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo,
finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l'estate finiva più "nature" vent'anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c'era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paltò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all'anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paltò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perché mi amavi non l'ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c'erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch'io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell'LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l'avevamo mai fatto e noi che non l'avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutt'attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l'amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d'un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto "chi lo sa",
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età,
oppure allora si era solo noi non c'entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s'è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
LIBERA NOS DOMINE

 
      Lato B: 2
LE CINQUE ANATRE

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d'ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell'odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d'ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
Cinque anatre volano a sud:
molto prima del tempo l'inverno è arrivato.
Cinque anatre in volo vedrai
contro il sole velato, contro il sole velato...

Nessun rumore sulla taiga,
solo un lampo un istante ed un morso crudele:
quattro anatre in volo vedrai
ed una preda cadere ed una preda cadere...

Quattro anatre volano a sud:
quanto dista la terra che le nutriva,
quanto la terra che le nutrirà
e l'inverno già arriva e l'inverno già arriva...

Il giorno sembra non finire mai;
bianca fischia ed acceca nel vento la neve:
solo tre anatre in volo vedrai
e con un volo ormai greve e con un volo ormai greve...

A cosa pensan nessuno lo saprà:
nulla pensan l'inverno e la grande pianura
e a nulla il gelo che il suolo spaccherà
con un gridare che dura, con un gridare che dura...

E il branco vola, vola verso sud.
Nulla esiste più attorno se non sonno e fame:
solo due anatre in volo vedrai
verso il sud che ora appare, verso il sud che ora appare...

Cinque anatre andavano a sud:
forse una soltanto vedremo arrivare,
ma quel suo volo certo vuole dire
che bisognava volare, che bisognava volare,
che bisognava volare, che bisognava volare...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
100, PENNSYLVANIA AVE.

 
      Lato B: 3
MONDO NUOVO

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
La strada dalla Pennsylvania Station sembrava attraversasse il continente
come se non tornasse più all'indietro, ma andasse sempre avanti ad occidente
fra tombe in ferro-vetro, pianura, pali e gente.
E indietro invece e in fretta ci tornai, ma in certi miei momenti forse oziosi
mi chiedo dove sei e che cosa fai e come passi i tuoi giorni noiosi,
io che non ti risposi in questa casa mia che sai e non sai.

E immagino tu e lui, due americani sicuri e sani, un poco alla John Wayne,
portare avanti i miti kennedyani e far scuola agli indiani:
amore e ecologia lassù nel Maine.

E là insegnare alla povera gente per poco o niente, vita quasi pia,
fingendo o non sapendo proprio niente di quello che può ancora far la CIA,
santi dell'occidente, per gli USA, e così sia...
Mi ha detto chi t'ha vista là da poco che sei rimasta quella che eri allora,
un po' più vecchia, ma quasi per gioco e forse solo appena un po' signora,
vorrei vederti ora perchè il ricordo mi diventa fioco...

E provo a immaginare in un momento per ridere di stare qui con te,
ma sarebbe poi stato un cambiamento? Ci penso, ma non sento
che un'altra ancora ha i soliti perché...

Però tu sai che è il gioco d'un istante perché da allora già lo sentivamo
che possibilità ce ne son tante per quei due tipi che allora eravamo:
io son quasi importante, tu cosa sei, e chi siamo?
Ma forse almeno tu hai conservato quell'ideale che avevamo in testa,
probabilmente invece mi ha lasciato,ogni cosa alla lunga mi molesta
e cerco un'altra festa e poi le feste in fondo mi han stancato...

Poi erano ideali alla cogliona fatti coi miti del '63,
i due Giovanni e pace un po' alla buona, Ramblas di Barcellona,
la prima crisi dura dentro in me...

Io credo che sappiamo che è diverso se le cose son state poi più amare,
le accetti, tiri avanti e non hai perso se sono differenti dal sognare
perché non è uno scherzo sapere continuare.
E scusami se sono qui a pensare a te, alle tue parole e ai tuoi sorrisi,
come il "Matto" fra carte da giocare può risolvere un attimo di crisi,
anche se allora smisi, ora vado, e "via andare"...

Non voglio far felice proprio adesso tua madre che odiò l'italiano istrione
quando disse a tuo padre che era un fesso lui e il liberal-progresso
e urlò "rivoluzione!".

Son cose spero che perdonerai com'io ti ho perdonato ormai a quest'ora,
come se fossi solo un piantaguai, il "but I love him" che gli urlasti allora,
così ti canto ancora in questa casa mia che sai e non sai...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Produttore: Pier Farri
 
Testo:
Corre veloce, ma in che senso
il nostro tempo sconosciuto e strano
e i nostri occhi spaventati
guardano ciò che ci circonda
e non sanno credere ad un tecnico sortilegio che
pian piano e indifferente ci rapina
e ci trascina verso una realtà
che non vedremo mai (fra entità sconosciute e computers)
che non vedremo mai (fra le schede cifrate e le città)
che non vedremo mai...
E corre l' uomo confuso verso
ciò che neanche lui capisce,
chi ha programmato la sua vita
non sa chi sia e dove; ma che
importa, se solo questo lo fa
già dubitare del suo equilibrio
e aperta è già la strada oscuramente
verso una nuova realtà
che non capirà mai ( fra entità sconosciute e computers )
che non capirà mai ( fra le schede cifrate e le città )
che non capirà mai...
E non sapremo perchè e come
siamo di un' era in transizione
fra una civiltà quasi finita
ed una nuova inconcepita.
Se quasi nessuno ormai più crede,
quale mai sarà la nuova fede,
quali mai saran le nuove mete
che spegneranno la nostra eterna sete
di poter essere sé...
Anche se poi qualcuno soccomberà
io non so dire chi fra noi due sarà
quest' uomo nuovo
che avvince anche me
nel mondo nuovo che
noi non vedremo mai ( fra entità sconosciute e computers )
noi non vedremo mai ( fra le schede cifrate e le città )
noi non vedremo mai...
 
Fonte: QUI
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1979 - IN CONCERTO (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Dom Set 06, 2020 12:31 am

1. TITOLO:
 
1979 - IN CONCERTO
 
# Etichetta: COLUMBIA # Catalogo: 3C 064 18460 # Data pubblicazione: Novembre 1979 # Matrici: 18460-A/18460-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Canzone per un'amica, Atomica, Noi non ci saremo, Canzone del bambino nel vento (Auschwitz) e Statale 17 erano già incluse nell'album Folk beat n. 1. Peraltro tre di queste canzoni apparivano in quell'album con un titolo diverso: Canzone per un'amica come In morte di S.F., Atomica come L'atomica cinese e Canzone del bambino nel vento (Auschwitz) come Auschwitz.
Primavera di Praga era inclusa nell'album Due anni dopo.
Per fare un uomo, Dio è morto e Noi non erano mai state incise da Guccini.
Molte canzoni di questo album (Atomica, Primavera di Praga, Canzone del bambino nel vento e Statale 17) non erano mai comparse nelle produzioni precedenti dei Nomadi.
 
 
2. RECENSIONE:
 
Album concerto (1979) è un album di Francesco Guccini e i Nomadi, registrato dal vivo. Si tratta del nono album pubblicato da Guccini e dell'ottavo dei Nomadi.

« Ci siamo ritrovati insieme e abbiamo cominciato a parlare di quello che facevamo, di quello che abbiamo fatto, e ci siamo accorti che tante canzoni fatte tanti anni fa erano ancora, o almeno spero, per noi molto attuali, e quindi ci siamo detti: perché non rifarle? »
(Francesco Guccini)
Oltre a Guccini (voce e chitarra) ed i Nomadi - Augusto Daolio (voce); Beppe Carletti (tastiere); Umbi Maggi (basso); Chris Dennis (violino e chitarre); Paolo Lancellotti (batteria) - nel disco hanno suonato Jimmy Villotti e Juan Carlos Biondini (chitarre).

Il disco è stato registrato dal vivo nel novembre 1979 al Kiwi di Piumazzo e al Club 77 di Pavana.

Formazione:
Francesco Guccini - voce, chitarra; Jimmy Villotti - chitarra; Juan Carlos Biondini - chitarra; Augusto Daolio - voce; Beppe Carletti - tastiere; Paolo Lancellotti - batteria; Umberto Maggi - basso; Chris Dennis - chitarra, violino, tastiere
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
   
 

 
 
Versione musicassetta
 

 
   
 

 

Francesco Guccini e i Nomadi - 1979

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 CANZONE PER UN'AMICA
  • A2 ATOMICA
  • A3 NOI NON CI SAREMO
  • A4 PER FARE UN UOMO
  • A5 PRIMAVERA DI PRAGA


  • B1 DIO E' MORTO
  • B2 CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO (Auschwitz)
  • B3 NOI
  • B4 STATALE 17
 
 
Lato A: 1
CANZONE PER UN'AMICA

 
      Lato B: 1
DIO E' MORTO

 
     

Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Lunga e diritta correva la strada
L'auto veloce correva
La dolce estate era già cominciata
Vicino lui sorrideva
Vicino lui sorrideva.

Forte la mano teneva il volante
Forte il motore cantava
Non lo sapevi che c'era la morte
Quel giorno che ti aspettava
Quel giorno che ti aspettava

Non lo sapevi ma cosa hai provato
Quando la strada è impazzita
Quando la macchina è uscita di lato
E sopra un'altra è finita
E sopra un'altra è finita.

Non lo sapevi ma cosa hai sentito
Quando lo schianto ti ha uccisa
Quando anche il cielo di sopra è crollato
Quando la vita è fuggita
Quando la vita è fuggita.

Vorrei sapere a cosa è servito
Vivere, amare, soffrire
Spendere tutti i tuoi giorni passati
Se così presto hai dovuto partire
Se presto hai dovuto partire.

Voglio però ricordarti com'eri
Pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
E come allora sorridi
Che come allora sorridi
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell' eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto...

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
ATOMICA

 
      Lato B: 2
CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO (Auschwitz)

 
     

Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Si è levata dai deserti in Mongolia occidentale
una nuvola di morte, una nuvola spettrale che va, che va, che va...
Sopra i campi della Cina, sopra il tempio e la risaia,
oltrepassa il Fiume Giallo, oltrepassa la muraglia e va, e va, e va...

Sopra il bufalo che rumina, su una civiltà di secoli,
sopra le bandiere rosse, sui ritratti dei profeti,
sui ritratti dei signori
sopra le tombe impassibili degli antichi imperatori...

Sta coprendo un continente, sta correndo verso il mare,
copre il cielo fino al punto dove l' occhio può guardare e va, e va, e va...
Sopra il volo dei gabbiani che precipitano in acqua,
sopra i pesci che galleggiano e ricoprono la spiaggia e va, e va, e va...

Alzan gli occhi i pescatori verso un cielo così livido,
le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio
e le reti sono piene
di cadaveri d'argento...

Poi le nuvole si rompono e la pioggia lenta cade
sopra i tetti delle case, tra le pietre delle strade,
sopra gli alberi che muoiono, sopra i campi che si seccano,
sopra i cuccioli degli uomini, sulle mandrie che la bevono,
sulle spiagge abbandonate una pioggia che è veleno
e che uccide lentamente, pioggia senza arcobaleno
che va, che va, che va, che va, che va!
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Son morto con altri cento,
son morto chr ero bambino,
passato per il camino
e adesso sono nel vento
e adesso sono nel vento

Ad Auschwitz c'era la neve,
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d'inverno
e adesso sono nel vento,
e adesso sono nel vento

Ad Auschwitz tante persone,
ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento,
a sorridere qui nel vento...

Io chiedo come può l'uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento,
in polvere qui nel vento

Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento
e ancora ci porta il vento

Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà
e il vento si poserà

Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà
e il vento si poserà
e il vento si poserà...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
NOI NON CI SAREMO

 
      Lato B: 3
NOI

 
     

Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Vedremo soltanto una sfera di fuoco
Più grande del sole, più vasta del mondo
Nemmeno un grido risuonerà…
E catene di monti coperte di neve
Saranno confine a foreste di abeti
Mai mano d'uomo le toccherà
E solo il silenzio come un sudario si stenderà
Fra il cielo e la terra per mille secoli almeno
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.
E il vento d'estate che viene dal mare
Intonerà un canto fra mille rovine
Fra le macerie delle città
Fra case e palazzi, che lento il tempo sgretolerà
Fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo,
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo…
E dai boschi e dal mare ritorna la vita
E ancora la terra sarà popolata
Fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni
E ancora il mondo percorrerà
Gli spazi di sempre
Per mille secoli almeno,
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo...

 
Fonte: QUI
 
     
Autori: MFrancesco Guccini
 
Testo:
Quando i cieli diventano più scuri e in bocca hai solo rabbia
e piove solo sabbia per le strade e sui muri
c'è bisogno di gente molto forte per fare assieme il viaggio
che inizia non sai dove e passa cento porte.

Noi che lasciamo tutto,
noi per volare in alto,
noi per cercare una città

dove i cieli non sono così scuri e le strade hanno suoni
e vedi sogni e immagini nelle strade e sui muri.

Quando i cieli diventano più scuri e in bocca hai solo rabbia
e piove solo sabbia nelle strade e sui muri
c'è bisogno di gente molto forte per fare assieme il viaggio
che inizia non sai dove e passa cento porte.

Noi che lasciamo tutto,
noi per volare in alto,
noi per cercare una città

Che non ha tempo, ma solo prati verdi e il cielo a vibrazioni
e la pioggia a canzoni esiste solo... nana nanana
esiste solo... nana nanana
esiste solo... nana nanana
esiste solo... nana nanana
esiste solo...
 
Fonte: QUI
 

 
Lato A: 4
PER FARE UN UOMO

 
      Lato B: 4
STATALE 17

 
     

Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
E cade la pioggia e cambia ogni cosa
la morte e la vita non cambiano mai
l'inverno e tornato l'estate è finita
la morte e la vita rimangono uguali
la morte e la vita rimangono uguali.

Per fare un uomo ci voglion vent'anni
per fare un bimbo un'ora d'amore
per una vita migliaia di ore
per il dolore è abbastanza un minuto
per il dolore è abbastanza un minuto.

E verrà il tempo di dire parole
quando la vita una vita darà
e verrà il tempo di fare l'amore
quando l'inverno più a nord se ne andrà
quando l'inverno più a nord se ne andrà.

Poi andremo via come fanno gli uccelli
e dove vanno nessuno lo sa
ma verrà il tempo e quel cielo vedremo
quando l'inverno dal nord tornerà
quando l'inverno dal nord tornerà.

E cade la pioggia e cambia ogni cosa
la morte e la vita non cambiano mai
l'estate è passata l'inverno è alle porte
la morte e la vita rimangono uguali
la morte e la vita rimangono uguali.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Francesco Guccini
 
Testo:
Statale 17, il sole cade a picco,
tre giorni sulla strada, nessuno che mi carichi, nessuno che si fermi
mentre tu chissà se aspetti me,
mentre qui l'asfalto che si scioglie brucia i tacchi alle mie scarpe:
sono a terra, senza un soldo, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, com'è lunga da far tutta,
romba svelto l'autotreno, questo cielo ancor sereno sembra esplodere d'estate
mentre tu chissà se pensi a me,
mentre qui mi sento solo al mondo senza un cane che mi cerchi:
son sudato e sono sporco, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, sembri esplodere di sole,
Statale 17, alzo il dito inutilmente,
Statale 17, lungo nastro di catrame:
la gente bene dorme, sei deserta all'orizzonte
a quest'ora non c'è un cane che mi voglia prender su...

Statale 17, sei triste nella sera,
non alzo più la mano, cammino piano piano sulla strada ormai deserta
mentre tu chissà se aspetti ancora,
mentre qui la strada che si sperde sembra un letto di cemento:
sono mortalmente stanco chissà mai se arriverò da te...

 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 5
PRIMAVERA DI PRAGA

 

Autori: Francesco Guccini
Orchestra: in concerto
 
Testo:
Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce...

Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all'orizzonte del cielo di Praga...

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti,
dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava,
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga,
una speranza nel cielo di Praga...
 
Fonte: [url=]QUI[/url]
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1980 - CANZONI QUASI D'AMORE (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Dom Set 06, 2020 2:05 pm

1. TITOLO:
 
1980 - CANZONI QUASI D'AMORE
 
# Etichetta: EMI Special # Catalogo: 3C 054-18507 # Data pubblicazione: 1980 # Matrici: 18507-1/18507-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Grafica Studio Tallarini / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. COVER:
 
   
 
 
 
3. TRACK LIST:
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1981 - METROPOLIS (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Dom Set 06, 2020 3:38 pm

1. TITOLO:
 
1981 - METROPOLIS
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 3C 064 18546 # Data pubblicazione: Maggio 1981 # Matrici: Matrici: 18546 A/18546 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 26 maggio / Arrangiamenti collettivi supervisionati da Pier Farri / Coordinamento artistico di Renzo Fantini / Disegno di copertina di Franco Lo Monaco / Busta interna con i testi delle canzoni e due fotografie in bianco e nero dell'artista (vedi link "Altre immagini") / Registrato presso lo Studio Umbi di Modena da Maurizio Maggi e presso lo studio Sweet Walley di Imola da Franco Zorzi / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Metropolis è il decimo album di Francesco Guccini.

Il disco

Tutte le canzoni sono di Francesco Guccini ad eccezione di Venezia (Gian Piero Alloisio con alcune modifiche al testo di Francesco Guccini) e Milano (Poveri bimbi di) (Guccini - Alloisio - Guccini).

Venezia e Lager erano già state incise nel 1979 dall'Assemblea Musicale Teatrale, nell'album Il sogno di Alice.

Gli arrangiamenti dell'album sono curati da Ettore De Carolis, ex componente del complesso psichedelico Chetro & Co.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 
   
 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini in una particolare inquadratura

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 BISANZIO
  • A2VENEZIA
  • A3 ANTENÒR


  • B1 BOLOGNA
  • B2 LAGER
  • B3 BLACK-OUT
  • B4 MILANO (Poveri Bimbi Di)
 
 
Lato A: 1
BISANZIO

 
      Lato B: 1
BOLOGNA

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago?

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest' oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d' equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando...

Me ne andavo l' altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto...
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati...
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto...

Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità,
di filosofi e di eteree, sospesa tra due mondi, e tra due ere...
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma...

Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un' altra notte è andata,
Lucifero è già sorto, e si alza un po' di vento,
c'è freddo sulla torre o è l' età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata...
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
F.Guccini
Bologna è una vecchia signora coi fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli.
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale
Bologna la grassa e inumana, già un poco Romagna e in odor di Toscana.
Bologna per me provinciale Parigi in minore,
mercati all'aperto, bistrot, della "rive gauche" l'odore.
Con Sartre che pontificava, Baudelaire tra l'assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohème confortevole, giocata fra case e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie.
Oh come eravamo poetici, ma senza pudore o paura
e i vecchi imberiaghi sembravano la letteratura.
Oh quant'eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici, cosce di mamma Bologna.
Bologna è una donna emiliana, di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte.
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
che calcola il giusto, la vita e che sa stare in piedi, per quanto
colpita.
Bologna è una ricca signora che fu contadina
benessere, ville, gioielli e salame in vetrina
che sa che l' odor di miseria da mandar giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere, però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio.
E i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono o oramai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi.
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente
cantando canzoni che è come cantare di niente.
Bologna è una strana signora, volgare e matrona
Bologna bambina perbene, Bologna busona.
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto
rimorso per quel che m'hai dato e quasi ricordo e in odor di passato.
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
VENEZIA

 
      Lato B: 2
LAGER

 
 
   

Autori: Gian Piero Alloisio, Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
Venezia che muore,
Venezia appoggiata sul mare,
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,
Venezia, la vende ai turisti,
che cercano in mezzo alla gente l' Europa o l' Oriente,
che guardano alzarsi alla sera il fumo - o la rabbia -
di Porto Marghera...

Stefania era bella,
Stefania non stava mai male,
è morta di parto gridando in un letto sudato
d' un grande ospedale;
aveva vent' anni, un marito, e l' anello nel dito:
mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro
inciampava nei denti...

Venezia è un' albergo,
San Marco è senz' altro anche il nome di una pizzeria,
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.
Stefania d' estate giocava con me nelle vuote domeniche d' ozio.
Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.

Venezia è anche un sogno,
di quelli che puoi comperare,
però non ti puoi risvegliare con l' acqua alla gola,
e un dolore a livello del mare:
il Doge ha cambiato di casa e per mille finestre
c'è solo il vagito di un bimbo che è nato, c'è solo
la sirena di Mestre...

Stefania affondando,
Stefania ha lasciato qualcosa:
Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,
Stefania ha lasciato un bambino.
Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male
vederla morire ammazzata, morire da sola,
in un grande ospedale...

Venezia è un imbroglio
che riempie la testa soltanto di fatalità:
del resto del mondo non sai più una sega,
Venezia è la gente che se ne frega!
Stefania è un bambino,
comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino:
può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
Cos'è un lager?
E' una cosa nata in tempi tristi, dove dopo passano i turisti,
occhi increduli agli orrori visti... "non gettar la pelle del salame!"...
Cos'è un lager?
E' una cosa come un monumento e il ricordo assieme agli anni è spento,
non ce n'è mai stati, solo in quel momento, l' uomo in fondo è buono, meno il nazi infame!
Ma ce n'è, ma c'è chi li ha veduti o son balle di sopravvissuti?
Illegali i testimoni muti, non si facciano nemmen parlare!
Cos'è un lager?

Sono mille e mille occhiaie vuote, sono mani magre abbarbicate ai fili,
son baracche, uffici, orari, timbri e ruote, son routine e risa dietro a dei fucili,
sono la paura, l' unica emozione, sono angoscia d' anni dove il niente è tutto,
sono una pazzia ed un' allucinazione che la nostra noia sembra quasi un rutto,
sono il lato buio della nostra mente, sono un qualche cosa da dimenticare,
sono eternità di risa di demente, sono un manifesto che si può firmare...

E un lager, cos'è un lager?
Il fenomeno ci fu. E' finito! Li commemoriamo, il resto è un mito!
l'hanno confermato ieri giù al partito, chi lo afferma è un qualunquista cane!
Cos'è un lager?
E' una cosa sporca, cosa dei padroni, cosa vergognosa di certe nazioni,
noi ammazziamo solo per motivi buoni... quando sono buoni? Sta a noi giudicare!
Cos'è un lager?
E' una fede certa e salverà la gente, l' utopia che un giorno si farà presente
millenaria idea, gran purga d' occidente, chi si oppone è un giuda e lo dovrai schiacciare!
Cos'è un lager?

Son recinti e stalli di animali strani, gambe che per anni fan gli stessi passi,
esseri diversi, scarsamente umani, cosa fra le cose, l' erba, i mitra, i sassi,
ironia per quella che chiamiam ragione, sbagli ammessi solo sempre troppo dopo,
prima sventolanti giustificazioni, una causa santa, un luminoso scopo,
sono la furiosa prassi del terrore sempre per qualcosa, sempre per la pace,
sono un posto in cui spesso la gente muore, sono un posto in cui, peggio, la gente nasce...

E un lager...
E' una cosa stata, cosa che sarà, può essere in un ghetto, fabbrica, città,
contro queste cose o chi non lo vorrà, contro chi va contro o le difenderà,
prima per chi perde e poi chi vincerà, uno ne finisce ed uno sorgerà
sempre per il bene dell'umanità, chi fra voi kapò, chi vittima sarà
in un lager?
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
ANTENÒR

 
      Lato B: 3
BLACK-OUT

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
Si chiamava Antenòr e niente, si chiamava Antenòr e basta
perchè per certa gente non importa grado o casta,
importa come vivi, ma forse neanche quello,
importa se sai usare bene il laccio od il coltello...

Antenòr uscì di casa, uscì di casa quella sera,
garrivano i suoi pensieri come fossero bandiera,
ma gli occhi erano fessura e il viso tirato a brutto,
come all' età in cui credi d'aver fatto quasi tutto...

Un cavallo nitrì, ma quando? Una donna rise, ma dove?
La luna uno scudo bianco, un carro le stanghe in alto,
chitarra, ozio, parole, chitarra, ozio, parole,

la pampa un ricordo stanco, un mare quell'erba nera,
può darsi fosse romantico, ma lui non lo sapeva,
ma lui non lo sapeva, ma lui non lo sapeva...

Quella donna rideva ad ore, quella luna solo uno sputo
e per quel cavallo non avrebbe speso anche un minuto,
è difficile far rumore sulle cose che ci hai ogni giorno,
le tue braghe, il tuo sudore e l'odore che porti attorno...

La cantina era quasi vuota, scarsa d' uomini e d' allegria:
se straniero l' avresti detta quasi piena di nostalgia.
Nostalgia ma di che cosa, d' un oceano mai guardato,
di un' Europa mai sentita, d' un linguaggio mai parlato?

Antenòr chiese da bere e scambiò qualche saluto,
calmo e serio danzò tutto il rituale ormai saputo
uomo e uguale coi suoi pari quasi pari con gli anziani,
come breve quella sera, come lunghi i suoi domani.

Proprio allora qualcuno entrando nella luce da dentro al buio
lo insultò appena sussurrando, ma sembrava che stesse urlando
come per uno schiaffo, come per uno sputo...

Antenòr lo guardò sorpreso, lo studiò e non lo conosceva
e il motivo restò sospeso fra la gente ferma in attesa
e lui non lo sapeva, e lui non lo sapeva.

Poi sentì di una donna il nome, già scordato o non conosciuto
quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto;
guardò gli uomini per cercare occhi, dialogo, spiegazione,
ma se non trovò condanne, non trovò un'assoluzione...

Antenòr uscì di fuori bilanciando il suo coltello
per danzare malvolentieri passi e ritmi del duello:
una donna non ricordata ed un uomo mai visto prima
lo legavano tra loro come versi con la rima.

Fintò basso e scartò di lato, quanti sguardi sentì sul viso
si sentì migliore e stanco, si sentì come un sorriso
che serata tutta al contrario, proprio niente da ricordare,
puntò il ferro contro il viso, vide il sangue zampillare.

Tutto quanto era stato un lampo, Antenòr respirava forte
fece il gesto di offrir la mano, guardò l'altro e capì pian piano
che tutto era stato invano, che l'altro cercava morte

e capì che doveva farlo, farlo in fretta perchè non c' era
un motivo per ammazzarlo, l' altro cadde e non rispondeva
e lui non lo sapeva, e lui non lo sapeva.

Antenòr lo guardò cadere, sentì dire "la colpa è mia",
sentì dire "è stato un uomo", sentì dire "fuggi via!"
La giustizia disse "bandito", ma un poeta gli avrebbe detto
che era come l' Ebreo errante, come il Batavo maledetto...

Quante volte ci è capitato di trovarci di fronte a un muro,
quante volte abbiam picchiato, quante volte subito duro,
quante cose nate per sbaglio, quanti sbagli nati per caso,
quante volte l' orizzonte non va oltre il nostro naso,

Quante volte ci sembra piana, mentre sotto gioca d'azzardo,
questa vita che ci birilla come bocce da biliardo,
questa cosa che non sappiamo, questo conto senza gli osti,
questo gioco da giocare fino in fondo a tutti i costi...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
F.Guccini
La luce è andata ancora via,
ma la stufa è accesa, e così sia
a casa mia tu dormirai, ma quali sogni sognerai
con questa luna che spaccherà
in due le mie risate e le ombre tue
i miei cavalli ed i miei fanti, il tuo
essere sordo ed i tuoi canti
tutti i ghiaccioli appesi ai fili,
tutti i miei giochi e i tuoi monili
i campanili, i pazzi, i santi e l'allegria.
E non andrà il televisore;
cosa faremo in queste ore?
rumore attorno non si sente,
giochiamo a immaginar la gente
corriamo a fare gli incubi indiscreti,
curiosi d'ozi e di segreti,
di quei pensieri quotidiani
che a notte il sonno fa lontani
o che nei sogno sopra a un viso,
diventan urlo od un sorriso
il paradiso, inferno, mani, l'odio e amore.
Avessi sette vite a mano,
in ogni casa entrerei piano
e mi farei fratello o amante,
marito, figlio, re,
brigante o mendicante o giocatore
poeta, fabbro, papa, agricoltore.
Ma ho questa vita e il mio destino
e ora cavalco l'Appennino
e grido al buio più profondo
la voglia che ho di stare al mondo
in fondo è proprio un gran bel gioco
a fare l'amore tanto e non bere poco.
E questo buio, che sollievo,
ci dona un altro medio-evo
io levo dall'oscurità tutta la nostra civiltà
velocità di macchine a motore,
follia di folla e di rumore
e metto ritmi più lontani, di bestie,
legni e suoni umani
odore d'olio e di candele, fruscio
di canapi e di vele
il miele, il latte, i pani e il vino vero.
Ma chissà poi se erano quelli
davvero tempi tanto belli
o caroselli che giriamo
per l'incertezza che culliamo
in questa giostra di figure e suoni,
di luci e schermi da illusioni
di baracconi in bene o in male,
di eterne fughe dal reale
che basta un po' d'oscurità per
darci la serenità semplicità,
sapore sale e ritornelli.
Non voglio tante vite a mano,
mi basta questa che viviamo
comuni giorni intensi o pigri,
gli specchi ambigui dei miei libri
le tigri della fantasia,
tristezze ed ottimismo ed ironia.
Ma quante chiacchiere stavolta,
che confusione a ruota sciolta
io so che è un pezzo che parliamo,
ma è tanto bello non dormiamo
beviamo ancora un po' di vino,
che tanto tra due sorsi è già mattino.
Su sveglia e guardati d'attorno,
sta già arrivando il nuovo giorno
lo storno e il merlo son già in giro,
non vorrai fare come il ghiro
non c'è black-out e tutto è ormai finito,
e il vecchio frigo è ripartito
con i suoi toni rochi e tristi
scatarra versi futuristi
lo so siam svegli ormai da allora,
ma qualche cosa manca ancora
finiamo in gloria amore mio,
e dopo, a giorno fatto, dormo anch'io.
 
Fonte: QUI
 
 
Lato B: 4
MILANO (Poveri Bimbi Di)

 

Autori: Gian Piero Alloisio, Francesco Guccini
Arrangiatore: Pier Farri
 
Testo:
Quando son nato io
pesavo sei chili
avevo spalle da uomo
e mani grandi come badili.
Quando son nato io
eran davvero tempi cupi
e le mie strade erano piene
di iene e di lupi
Quando son nato io
la morte stringeva la vite e la
gente dei mondo
ingoiava cordite.
Poveri bimbi di Milano
col vestiti comprati all'Upim
abituati ad un cielo a buchi
che vedete sempre più lontano.
Poveri bimbi di Milano
così fragili così infelici
che urlate rabbia senza radici
con occhi tinti e con niente in
mano.
Poveri bimbi di Milano
derubati anche dì speranza
che danzate la vostra danza
in quello zoo metropolitano.
Poveri bimbi di Milano
con fazzoletti come giardini
poveri indiani nella riserva
povere giacche blu questurini.
Quando son nato io
c'era la fame nera
e la vita d'ognuno
tirava il lotto ogni sera.
Quando son nato io
le città erano cimiteri
e la primavera sbocciava
sopra ai morti di ieri.
Quando son nato io alla fine
ci tu gran festa
e l'uomo si svegliò dal sonno
aprì gli occhi e rialzò la testa.
Poveri bimbi di Milano
dall'orizzonte sempre coperto
povera sete di libertà
costretta a vivere nel deserto.
Poveri bimbi di Milano
dalle musiche come un motore
col più terribile del silenzi
la solitudine del rumore.
Poveri bimbi di Milano
figli di padri preoccupanti
con un esistere da nano
e nella mente sogni giganti.
Poveri bimbi di Milano
numerosi come minuti
viaggiatori di mete fisse
spettatori sempre seduti.
Quando son nato io
come capita a tutti
il tempo uguale e incurante
imponeva i suoi frutti.
Quando son nato io
nel rogo dì S. Silvestro
si bruciava il passato
e il peccato col resto.
Quando rinasceremo
come il sogno d'un uomo
bruceremo il futuro
in piazza del Duomo.
 
Fonte: QUI
 
 
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Ultima modifica di mauro piffero il Dom Set 06, 2020 10:18 pm, modificato 1 volta
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1981 - L'ITALIA DI FRANCESCO GUCCINI (33½ GIRI FLEXI.)

Messaggio  mauro piffero il Dom Set 06, 2020 5:20 pm

1. TITOLO:
 
1981 - L'ITALIA DI FRANCESCO GUCCINI
 
# Etichetta: L'Espresso # Catalogo: Flexi 33 ⅓ RPM # Data pubblicazione: Maggio 1981 # Matrici: 18287 A/18287 B # Genere: Pop # Supporto: 7", 33 ⅓ RPM # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 7", 45 RPM (17,5 cm.) # Facciate: 2

Note: Intervista di Sergio Saviane, con frammenti di canzoni in versione acustica, omaggio del settimanale L'Espresso.
 
2. COVER:
 
   
 

 
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A+B:
L'talia di Francesco Guccini

 

Autori: Francesco Guccini
Intervistatore: Sergio Saviane durata 27.47
 
Testo:
Intervista con intermezzi musicali
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1983 - GUCCINI (33½ GIRI)

Messaggio  mauro piffero il Dom Set 06, 2020 9:37 pm

1. TITOLO:
 
1983 - GUCCINI
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 3C 064 18617 # Data pubblicazione: Maggio 1983 # Matrici: Matrici: 18617 A/18617 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 6 Maggio / Busta interna con i testi delle canzoni e fotografia di gruppo dei musicisti / Foto di Ilvio Gallo - Grafica di EMI Creative Service / Registrato e mixato presso lo Stone Castle Studio di Carimate (CO) da Ezio De Rosa, Aprile 1983 / Arrangiamenti ritmici di Vince Tempera, Ares Tavolazzi, Juan Carlos "Flaco" Biondini, Ellade Bandini, Francesco Guccini / Stampato e distribuito da EMI Italiana
 
 
2. RECENSIONE:
 
Guccini è l'undicesimo album di Francesco Guccini.

Il disco

Il tema principale dell'album è l'inutilità del viaggio come mezzo di conoscenza.

Tra le canzoni di questo disco spicca Autogrill (dove è evidente l'influenza di Borges), che narra di un amore solo sfiorato. La narrazione è quasi irreale, tutto pare sospeso in un non precisato contesto cronotopico lontano dallo scorrere naturale e oggettivo degli eventi. I registri temporali sono due, il presente e una dimensione, parallela ma "aliena", che non viene precisamente definita. I due topos temporali si mescolano confondendo così la percezione dell'ascoltatore sovrastato dal frenetico susseguirsi degli eventi. La canzone, come la definisce Paolo Jachia, "splende di luce vivissima ed è in tutto e per tutto una epifania, una breve apparizione del magico nell'altrove". In essa il dettato del pensiero pare sovrapporsi all'analisi analitica e funzionale della realtà risultando così estremamente "surreale".

Gulliver è ispirato al personaggio di Jonathan Swift, relativamente agli incontri con i lillipuziani e con i giganti. Shomèr ma mi-llailah? è una citazione biblica (Isaia 21,11) e significa in ebraico "Sentinella, quanto resta della notte?". Nel testo l'autore descrive l'eterno interrogarsi dell'umanità sul proprio futuro e conclude che una risposta non è mai stata, né sarà mai possibile. Inutile si svolge in una giornata feriale a Rimini in una giornata tardo invernale, in un incontro tra due ex amanti che rimanda proprio alle tematiche della sua Incontro.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 

 

 
   
 
 
versione musicassetta
 

 
   
 

Francesco Guccini in concerti a Miano - 1975

 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 AUTOGRILL
  • A2 ARGENTINA
  • A3 GULLIVER


  • B1 SHOMER MA MI-LLAILAH?
  • B2 INUTILE
  • B3 GLI AMICI
 
 
Lato A: 1
AUTOGRILL

 
      Lato B: 1
SHOMER MA MI-LLAILAH?

 
 
   

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
La ragazza dietro al banco mescolava
Birra chiara e Seven-up
E il sorriso da fossette e denti
Era da pubblicita'
Come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill
Mentre i sogni miei segreti
Li rombavano via i TIR.

Bella d'una sua bellezza acerba
Bionda senza averne l'aria
Quasi triste, come i fiori e l'erba
Di scarpata ferroviaria
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
Che tracciavo con un dito
Dentro ai cerchi del bicchiere.

Basso il sole all'orizzonte
Colorava la vetrina
E stampava lampi e impronte
Sulla pompa da benzina,
Lei specchio' alla soda-fountain
Quel suo viso da bambina
Ed io, sentivo un'infelicita' vicina.

Vergognandomi, ma solo un poco appena,
Misi un disco nel juke-box
Per sentirmi quasi in una scena
Di un film vecchio della Fox,
Ma per non gettarle in faccia
Qualche inutile cliché
Picchiettavo un indu' in latta
Di una scatola di te'.

Ma nel gioco avrei dovuto dirle
"Senti, senti io ti vorrei parlare...",
Poi prendendo la sua mano sopra al banco
"Non so come cominciare...
Non la vedi, non la tocchi,
Oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi
Vieni, andiamo, andiamo via..."

Termino' in un cigolio
Il mio disco d'atmosfera
Si sentì uno sgocciolio
In quell'aria al neon e pesa
Sovrasto' l'acciottolio
Quella mia frase sospesa
Ed io... ma poi arrivo' una coppia di sorpresa.

E in un attimo, ma come accade spesso
Cambio' il volto di ogni cosa
Cancellarono di colpo ogni riflesso
Le tendine in nylon rosa
Mi chiamo' la strada bianca
"Quant'e'?" chiesi, e la pagai
Le lasciai un nickel di mancia
Presi il resto
E me ne andai.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
La notte è quieta senza rumore, c'è solo il suono che fa il silenzio
e l' aria calda porta il sapore di stelle e assenzio,
le dita sfiorano le pietre calme calde d' un sole, memoria o mito,
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito...

Io, la vedetta, l' illuminato, guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa
e aspetto immobile che si spanda l' onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda, la voce d' uomo che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell...

Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare...

e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo
e sento d' essere l' infinita eco di Dio
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità,
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell...

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato...
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
tornate ancora se lo volete, non vi stancate...

Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni,
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull' avvenire è in una voce che chiederà:

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
ARGENTINA

 
      Lato B: 2
INUTILE

 
 
   

Autori: Gian Piero Alloisio, Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Il treno, ah, un treno è sempre così banale se non è un treno della prateria
o non è un tuo "Orient Express" speciale, locomotiva di fantasia.
L' aereo, ah, l' aereo è invece alluminio lucente, l' aereo è davvero saltare il fosso,
l' aereo è sempre "The Spirit of Saint Louis" ,"Barone Rosso"
e allora ti prende quella voglia di volare che ti fa gridare in un giorno sfinito,
di quando vedi un jumbo decollare e sembra che s' innalzi all'infinito.

E allora, perchè non andare in Argentina? Mollare tutto e andare in Argentina,
per vedere com'è fatta l'Argentina...

Il tassista, ah, il tassista non perse un istante a dirci che era pure lui italiano,
gaucho di Sondrio o Varese, ghigna da emigrante, impantanato laggiù lontano.
Poi quelle strade di auto scarburate e quella gente anni '50 già veduta,
tuffato in una vita ritrovata, vera e vissuta,
come entrare a caso in un portone di fresco, scale e odori abituali,
posar la giacca, fare colazione e ritrovarsi in giorni e volti uguali,

perchè io ci ho già vissuto in Argentina, chissà come mi chiamavo in Argentina
e che vita facevo in Argentina?

Poi un giorno, disegnando un labirinto di passi tuoi per quei selciati alieni
ti accorgi con la forza dell' istinto che non son tuoi e tu non gli appartieni,
e tutto è invece la dimostrazione di quel poco che a vivere ci è dato
e l' Argentina è solo l' espressione di un' equazione senza risultato,
come i posti in cui non si vivrà, come la gente che non incontreremo,
tutta la gente che non ci amerà, quello che non facciamo e non faremo,
anche se prendi sempre delle cose, anche se qualche cosa lasci in giro,
non sai se è come un seme che dà fiore o polvere che vola ad un respiro.

L' Argentina, l' Argentina, che tensione! Quella Croce del Sud nel cielo terso,
la capovolta ambiguità d' Orione e l' orizzonte sembra perverso.
Ma quando ti entra quella nostalgia che prende a volte per il non provato
c'è la notte, ah, la notte, e tutto è via, allontanato.
E quella che ti aspetta è un' alba uguale che ti si offre come una visione,
la stessa del tuo cielo boreale, l'alba dolce che dà consolazione

e allora, com'è tutto uguale in Argentina! Oppure, chissà com'è fatta l' Argentina,
e allora... "Don't cry for me, Argentina"...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile di marzo,
deserta dell' estate, in ogni simbolo imbecille e vacanziera
e noi, senza nemmeno un poco d' ironia, fra gusci e quarzo,
ad inventare insieme primavera.

Era piovuto piano e senza pause quasi fino a quel momento,
picchiando sopra ai pali della spiaggia il mare si spezzava in lembi;
nel ristorante vuoto il cameriere, assorto e lento,
cifrava il rebus dei cumulonembi.

Compiendo poi quel rito inevitabile e abusato,
corremmo coraggiosi e scalzi lungo la battigia:
di un verde di bottiglia era quel mare affaticato, l'aria una stanza grigia...

Scoprimmo che oggi il mare lascia un povero relitto,
naufragi di catrame e di lattine arrugginite:
parlare era soltanto un altro inutile delitto contro le nostre vite...

Parlare, poi di cosa? Di quel vino troppo freddo e un poco andato?
O di quel fritto misto dato lì con malagrazia naturale?
A chi è triste di suo come un limone già adoperato
dà ancora più tristezza mangiar male...

E dire che volevo regalarti un compleanno un po' diverso,
ma in noi turisti fuori di stagione c'era tutto di sbagliato:
la notte, già una cosa andata via, il mattino perso
e il pomeriggio forse già sciupato...

Però malgrado tutto si era stati bene assieme,
così, senza un futuro, in incertezza intenerita.
Pensavo: "Farlo o no? Parlare o no? Restare assieme e poi cambiarsi vita?

Ma se fossimo stati un'altra coppia fra le tante
avremmo trasformato tutto in quella poca gioia
o avremmo litigato per sfogare ad ogni istante l'urlare della noia?

Domanda forse inutile, com'era forse inutile quel giorno,
da prendere così come veniva, senza calcolare il resto;
ci salutammo in fretta e in fretta anch'io feci ritorno:
di marzo si fa sera ancora presto...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
GULLIVER

 
      Lato B: 3
GLI AMICI

 
 
   

Autori: Gian Piero Alloisio, Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Nelle lunghe ore d'inattività e di ieri
che solo certa età può regalare,
Samuele Gulliver tornava coi pensieri
ai tempi in cui correva per il mare
e sorridendo come sa sorridere soltanto
chi non ha più paura del domani,
parlava coi nipoti, che ascoltavano l'incanto
di spiagge e odori, di giganti e nani,
scienziati ed equipaggi e di cavalli saggi
riempiendo il cielo inglese di miraggi...

Ma se i desideri sono solo nostalgia
o malinconia d'innumeri altre vite,
nei vecchi amici che incontrava per la via,
in quelle loro anime smarrite,
sentiva la balbuzie intellettuale e l'afasìa
di chi gli domandava per capire.
Ma confondendo i viaggi con la loro parodia,
i sogni con l'azione del partire,
di tutte le sue vite vagabondate al sole
restavan vuoti gusci di parole...

Poi dopo, ripensando a quell'incedere incalzante
dei viaggi persi nella sua memoria,
intuiva con la mente disattenta del gigante
il senso grossolano della storia
e nelle precisioni antiche del progetto umano
o nel mondo suo illusorio e limitato,
sentiva la crudele solitudine del nano,
sentiva la crudele solitudine del nano
nell' universo quasi esagerato,
due facce di medaglia che gli urlavano in mente:
"da tempo e mare, da tempo e mare,
da tempo e mare, da tempo e mare,
da tempo e mare non s' impara niente..."
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
I miei amici veri, purtroppo o per fortuna,
non sono vagabondi o abbaialuna,
per fortuna o purtroppo ci tengono alla faccia:
quasi nessuno batte o fa il magnaccia.

Non son razza padrona, non sono gente arcigna,
siamo volgari come la gramigna.
Non so se è pregio o colpa esser fatti così:
c'è gente che è di casa in serie B.

Contandoli uno a uno non son certo parecchi,
son come i denti in bocca a certi vecchi,
ma proprio perchè pochi son buoni fino in fondo
e sempre pronti a masticare il mondo.

Non siam razza d' artista, nè maschere da gogna
e chi fa il giornalista si vergogna,
non che il fatto c' importi: chi non ha in qualche posto
un peccato o un cadavere nascosto?

Non cerchiamo la gloria, ma la nostra ambizione
è invecchiar bene, anzi, direi... benone!
Per quello che ci basta non c'è da andar lontano
e abbiamo fisso in testa un nostro piano:

se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

E ci andremo di forza, senza pagare il fìo
di coniugare troppo spesso in Dio:
non voglio mescolarmi in guai o problemi altrui,
ma questo mondo ce l'ha schiaffato Lui.

E quindi ci sopporti, ci lasci ai nostri giochi,
cosa che a questo mondo han fatto in pochi,
voglio veder chi sceglie, con tanti pretendenti,
tra santi tristi e noi più divertenti,
veder chi è assunto in cielo, pur con mille ragioni,
fra noi e la massa dei rompicoglioni...
 
Fonte: QUI
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1984 - FRA LA VIA EMILIA E IL WEST (Doppio 33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Lun Set 07, 2020 12:28 pm

1. TITOLO:
 
1984 - FRA LA VIA EMILIA E IL WEST
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 62 1186693 # Data pubblicazione: 1984 # Matrici: 1186691 T A/1186691 T B/1186701 T A/1186701 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 4
 
Note: Data matrici: 8 Ottobre / Album doppio registrato dal vivo / Foto di copertina e grafica di Maurizio Cercola (EMI Creative Service)- Foto di Ferrara, Pinto & Serafini (Studio FN) / Copertina apribile con fotografie e uno scritto dell'interprete; buste interne con i testi delle canzoni / Registrato il 5 Giugno al Kiwi di Piumazzo (Modena), il 21 Giugno in Piazza Maggiore (Bologna), il 3 Luglio al Parco Pellerina (Torino), il 15 Settembre al Teatro Tenda Lampugnano (Milano) da Ezio De Rosa e dall'Umbi Studio di Modena - Mixato al Morning Studio presso lo Stone Castle di Carimate da Ezio De Rosa / Stampato e distribuito da EMI Italiana
 
 
2. RECENSIONE:
 
Fra la via Emilia e il West è il dodicesimo album di Francesco Guccini e il suo terzo dal vivo.

La band che ha collaborato alla registrazione dell'album, pubblicato in versione doppio vinile, comprende Antonio Marangolo (sax), Ares Tavolazzi (basso), Ellade Bandini (batteria), Vince Tempera (piano e tastiere), Juan Carlos Biondini (chitarre).

Le canzoni inserite nel disco sono state registrate dal vivo al Kiwi di Piumazzo (MO) il 5 giugno; in Piazza Maggiore a Bologna il 21; il 3 luglio al Parco della Pellerina di Torino e il 15 settembre al Teatro Tenda di Lampugnano a Milano.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER: Vol. 1
 
   
 
   
 
   
 
 
Versione compact disc
 
   
 

 
 
Versione musicassetta
 
 
   
 
 
4. TRACK LIST: Vol. 1
 
 
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5. COVER: Vol. 2
 
   
 
 
Versione compact disc
 
 
       

 
 
Versione musicassetta
 
 
   
 
 
6. TRACK LIST: Vol. 2
 
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1987 - SIGNORA BOVARY (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Lun Set 07, 2020 2:19 pm

1. TITOLO:
 
1987 - SIGNORA BOVARY
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 64 1187731 # Data pubblicazione: Dicembre 1987 # Matrici: Matrici: 1187731 T A/1187731 T B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 16 Dicembre 1986-22 Dicembre 1986 / Busta interna con i testi delle canzoni (vedi link "Altre immagini" / Registrato allo Studio Cetra Art Recording da Ezio De Rosa / Distribuito da EMI Italiana - Caronno Prtusella (Varese)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Signore Bovary è il dodicesimo album di Francesco Guccini.

Il titolo riprende quello del celebre romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
 
   
 

 
   
 
 
versione compact disc
 
   
 

 
 
versione musicassetta
 

 

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 SCIROCCO
  • A2 SIGNORA BOVARY
  • A3 VAN LOON
  • A4 CULODRITTO


  • B1 KEATON
  • B2 LE PIOGGE D'APRILE
  • B3 CANZONE DI NOTTE N° 3
 
 
Lato A: 1
SCIROCCO

 
      Lato B: 1
KEATON

 
 
   

Autori: Juan Carlos Biondini, Francesco Guccini

 
Testo:
Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.
Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po' di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi.

Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
fra lei e quell' altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli e l' una e l' altra morale
come sembravi inchiodato.

Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini.

Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica.

Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere,
lui abita da solo e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili e la routine d' un bicchiere:
soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d' ogni viso,
dentro di noi.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini, Claudio Lolli

 
Testo:
Lo chiamavamo Keaton quel pianista,
naturalmente perchè non sorrideva mai,
mentre noi ci ammazzavamo di risate
a vederlo là, come un parafulmine, dritto contro un cielo di guai;
guai di tasca a violoncello, guai d' amore,
guai da vita distratta e disperata
che ricamavano dentro al suo stupore
una tela affascinante, ma un po' troppo delicata...

Keaton si presentò come un jazzista,
appassionato e puro, in stile Rete Tre,
coi pregiudizi di chi si sente artista
perchè non faceva soldi, lui, con le canzoni, come me,
ma non mi accompagnava poi malvolentieri,
eravamo due grandi acrobati della malinconia
e poi, poi dobbiamo farne di mestieri
noi che viviamo della nostra fantasia...

Parlavamo poi molto in quelle sere,
in qualche bar, dopo il concerto, insonni e morti,
di politica, ciclismo, storie vere
e di come i "Weather Report" erano forti
e di come era importante fra la gente
non essere solo musica e parole
e di come era importante che la gente
non fosse una massa di persone sole...

Ah, Keaton, Keaton, che fine hai fatto, Keaton?
Sei poi andato in malora, Keaton?
Lo sai che ti sto venendo a cercare?
Keaton, ah, Keaton, perchè stanotte, Keaton,
proprio stanotte, Keaton, avrei bisogno di sentirti suonare...

S'illuminava poi come di colpo
lungo l'effimero consueto di una sera,
s'illuminava di una gioia grande
quando si avvicinava a una tastiera
e preferiva quelle un poco usate,
quelle in cui tutti mettono le mani,
quelle ingiallite dal tempo, un po' scordate
dall' ignoranza e dalla passione degli umani...

E poi una volta abbiamo litigato
per una donna prima sua e poi mia,
lui coi suoi guai, io col mio quasi peccato,
sconfitti entrambi dalla gran malinconia;
ci siamo persi quasi senza una parola,
ma tutti e due con più rabbia che rimpianto,
come i bambini che si fan dispetti a scuola,
come due vecchi che si sono amati tanto...

Poi ho provato a rintracciarlo dappertutto,
chiedendo a più d' un dirigente supponente,
telefonando all'Arci-caccia, all'Arci-tutto,
ma di Keaton sembra non sia rimasto niente.
Se se ne parla è nel ricordo di un momento,
qualcuno dice che l'ha visto, ma lontano,
e tutti, tutti con un gran sorriso spento
come per dire: "Era un ragazzo troppo strano".

Ah, Keaton, Keaton, che fine hai fatto, Keaton?
Se mi vedessi col mio trench stile Bogart, Keaton,
sotto la pioggia che ti vengo a cercare...
Keaton, ah, Keaton, perchè mi manca, Keaton,
questa notte mi manca la tua voglia di star qui a suonare...

E finalmente un chissacchì non mi delude,
forse, però non sa, probabilmente,
è in una provincia lontana come una palude
dai nostri discorsi di suonare fra la gente;
una provincia come una sconfitta,
meno che essere una minoranza dignitosa,
e una palude è certo troppo fitta
di voli di zanzara per suonarci qualche cosa....

Lo trovo e sembra che non sia più Keaton,
anche se è contento di vedermi.
"Sembrava facile toccarlo con un dito", dice,
"ma il cielo ci ha voluto tutti fermi".
E finalmente ride, ma ride tanto ed è ingrassato
e giura troppo che non sta poi male,
il jazz ormai se l'è dimenticato:
ci son parole, tempi e ritmi anche dentro un ospedale...

E nel lasciarmi all' inizio della sera:
"E' come", dice, "alla fine del cinema muto,
c'è il sonoro, non serve una tastiera..."
Ci salutiamo nel silenzio più assoluto...
Ed esco fuori con i miei giornali
e non ho voglia di ridere per niente,
ho un treno che mi aspetta alla stazione,
mi dà fastidio anche il rumore della gente...

Ah, Keaton, Keaton!

Keaton, quello vero, l'ultima volta che l'hanno visto passeggiava
lungo le strade e per il vento di Roma
durante le pause di un film con Franchi e Ingrassia.
Aveva in corpo mille litri di alcool,
la faccia la solita, senza allegria;
si ubriacava ogni giorno con la troupe borgatara
alla faccia della cirrosi epatica,
perchè lui ci teneva al suo pubblico,
più che al suo fegato,
e gli elettricisti sono gente simpatica;
gli urlavano infatti "anvedi s'è forte 'sto Keaton!",
bevendo il bianco misterioso dei colli di Roma
o quello forte del sud che fa assaggiare l'infinito
a tutta la gente di bocca buona...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
SIGNORA BOVARY

 
      Lato B: 2
LE PIOGGE D'APRILE

 
 
   

Autori: Gian Piero Alloisio, Francesco Guccini

 
Testo:
Signora Bovary (Francesco Guccini)
Ma che cosa c'e' in fondo a quest'oggi
di mezza festa e di quasi male,
di coppie che passano sfilacciate
come garze stese contro il secco cielo autunnale,
di gente che si frantuma in un fiato
senza soffrire, senza capire
tra addormentarsi e morire.
ma che cosa c'e' in fondo a questa notte,
quando l'ora del lupo guaisce
e il nuovo giorno non arriva mai
e il buio e' un fischio lontano che non finisce;
di minuti lunghi come il sudore
di ore che tagliano come falci
e i tuoi pensieri solo un cane in chiesa
che tutti prendono a calci.
ma cosa c'e', cosa c'e'...
atrii a piastrelle di stazioni secondarie,
strade piu' strade di avventure solitarie,
clown della notte,
valigie vuote,
piene di trucchi per tragedie immaginarie...
telecomandi per i quotidiani inferni,
battute argute di architetti postmoderni,
amanti andate,
piaceri a rate,
pallottolieri per contare estati e inverni.
Ma cosa c'e' proprio in fondo in fondo,
quando bene o male faremo due conti,
e i giorni gocciolerannmo come i rubinetti nel buio
e diremo "...un momento...aspetti..." per non
essere mai pronti;
signora Bovary, coraggio pure,
tra gli assassini e gli avventurieri...
in fondo a qust'oggi c'e' ancora la notte,
in fondo alla notte c'e' ancora, c'e' ancora...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Le pioggie d'aprile (Francesco Guccini)
Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile
Che in mezz'ora lavavano un'anima o una strada
E lucidavano in fretta un pensiero o un cortile
Bucando la terra dura e nuova come una spada
Ma dove quelle piogge di primavera
Quando dormivi supina, e se ti svegliavo ridevi
Poi piano facevi ridere anche me
Con i tuoi giochi lievi
Ma dove quelle estati senza fine
Senza sapere la parola nostalgia
Solo colore verde di ramarri e bambine
E in bocca lo schioccare secco di epifania
Ma dove quelle stagioni smisurate
Quando ogni giorno figurava gli anni a venire
E dove ogni autunno quando finiva l'estate
Trovavi la voglia precisa di ripartire
Che ci farai ora di questi giorni che canti
Dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti
Dei momenti svuotati, ombre pressanti
Di noi rimorti
Che ci potrai fare di quelle energie finite
Di tutte quelle frasi storiche da dopocena
Consumato per sempre il tempo di sole e ferite
Basta vivere appena
Basta vivere appena
Ed ora viviamo in questa stagione di mezzo
Spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati
Lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo
E ti si seccano attorno i vecchi amori sciagurati
Dove senza piu' storia giriamo il mondo
Ricercando soltanto un momento sincero
Col desiderio inconscio di arrivare piu' in fondo
Per essere piu' vero
Ma dove sono andate quelle piogge d'aprile?
Io qui le aspetto come uno schiaffo improvviso
Come un gesto, un urlo o un umore sottile
Fino ad esserne intriso
Io chiedo che cadano ancora sul mio orizzonte
Angusto e avaro di queste voglie corsare
Per darmi un'occasione ladra, un infinito, un
Ponte, per ricominciare
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
VAN LOON

 
      Lato B: 3
CANZONE DI NOTTE N° 3

 
 
   

Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Van Loon, uomo destinato direi da sempre ad un lavoro più forte
che le sue spalle o la sua intelligenza non volevano sopportare
sembrò quasi baciato da una buona sorte
quando dovette andare;
sembra però che non sia mai entrato nella storia,
ma sono cose che si sanno sempre dopo,
d'altra parte nessuno ha mai chiesto di scegliere
neanche all'aquila o al topo;
poi un certo giorno timbra tutto un avvenire
od una guerra spacca come una sassata,
ma ho visto a volte che anche un topo sa ruggire
ed anche un' aquila precipitata...

Quanti anni, giorno per giorno, dobbiamo vivere con uno
per capire cosa gli nasca in testa o cosa voglia o chi è,
turisti del vuoto, esploratori di nessuno
che non sia io o me;
Van Loon viveva e io lo credevo morto
o, peggio, inutile, solo per la distanza
fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora,
la mia ignoranza:
che ne sapevo quanto avesse navigato
con il coraggio di un Caboto fra le schiume
di ogni suo giorno e che uno squalo è diventato,
giorno per giorno, pesce di fiume...

Van Loon, Van Loon,
che cosa porti dentro, quando tace
la mente e la stagione si dà pace?
Insegui un' ombra o quella stessa pace l'hai in te?
Vorrei sapere
che cosa vedi quando guardi attorno,
lontani panorami o questo giorno
è già abbastanza, è come un nuovo dono per te?

Van Loon, Van Loon,
a cosa pensi in questo settembrino
nebbieggiare alto che macchia l'Appennino,
ora che hai tanto tempo per pensare, ma a chi?
Vai, vecchio, vai,
non temere, che avrà una sua ragione
ognuno ed una giustificazione,
anche se quale non sapremo mai, mai!

Ora Van Loon si sta preparando piano al suo ultimo viaggio,
i bagagli già pronti da tempo, come ogni uomo prudente,
o meglio, il bagaglio, quello consueto, di un semplice o un saggio,
cioè poco o niente
e andrà davvero in un suo luogo o una sua storia
con tutti i libri che la vita gli ha proibito,
con vecchi amici di cui ha perso la memoria,
con l'infinito,
dove anche su quei monti nostri è sempre estate,
ma se uno vuole quell' inverno senza affanni
che scricchiolava in gelo sotto le chiodate scarpe di un tempo,
dei suoi diciottanni,
dei suoi diciottanni...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Esistenza, che stai qui di contrabbando,
come un ladro sempre pronta per fuggire,
ogni età chiude in sé i crismi dello sbando, sbaglio e intuire,
coi suoi giochi di carambola e rimando, prendere e offrire,
ma si muoia solo un po' di quando in quando,
ma sia poco a poco che si va a morire...

Ogni giorno è un altro giorno regalato,
ogni notte è un buco nero da riempire,
ma per quanto non l' ho mai visto colmato, così per dire,
resta solo l' urlo solito gridato, tentare e agire,
ma si pianga solo un po' perchè è un peccato
e si rida poi sul come andrà a finire...

Lo capisco se mi prendi per le mele,
ma ci passo sopra, gioco e non mi arrendo,
ogni giorno riapro i vetri e alzo le vele, se posso prendo,
quando perdo non sto lì a mandar giù fiele e non mi svendo
e poi perdere ogni tanto ci ha il suo miele
e se dicono che vinco stan mentendo

perchè quelle poche volte che busso a bastoni,
mi rispondono con spade o con denari,
la ragione diamo e il vincere ai coglioni, oppure ai bari,
resteremo sempre a un punto dai campioni (tredici è pari),
ma si perda perchè siam tre volte buoni
e si vinca solo in sogni straordinari...

Ah, quei sogni, ah, quelle forze del destino
che chi conta spingerebbe a rinnegare,
ci hanno detto di non fare più casino, non disturbare:
canteremo solo in modo clandestino, senza vociare,
poi ghignando ce ne andremo pian pianino
per sederci lungo il fiume ad aspettare...

Quello che mi gira in testa questa notte
son tornato, incerta amica, a riferire,
noi immergenti, noi con fedi ed ossa rotte, lasciamo dire:
ne abbiam visti geni e maghi uscire a frotte per scomparire...
Noi, se si muore solo un po' chi se ne fotte,
ma sia molto tardi che si va a dormire...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 4
CULODRITTO

 

Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,
ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare
e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare...

Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari
di longobardi, di celti e romani dell' antica pianura, di montanari,
reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi,
di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi,

anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortile e di strade
e non saprai che sapore ha il sapore dell' uva rubato a un filare,
presto ti accorgerai com'è facile farsi un' inutile software di scienza
e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza...
Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica
e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto...

dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto...
vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare...
 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCESCO GUCCINI: 1988 - ...QUASI COME DUMAS... (33½ GIRI L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Mar Set 08, 2020 6:14 pm

1. TITOLO:
 
1988 - ...QUASI COME DUMAS...
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 66 7915244 # Data pubblicazione: 1988 # Matrici: 7915244 A/7915244 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Disco registrato dal vivo / Copertina di Roberto Serra - Grafica di Alessandra Callari / Registrato dallo studio mobile Umbi Modena nella persona di Maurizio Maggi - Mixato allo studio Cetra Art Recordind da Ezio De Rosa / Registrazioni effettuate al Palatrussardi di Milano il 17 Ottobre 1988, al Palasport di Pordenone il 26 Settembre 1988 e al Teatro dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata d'Italia di Praga il 3 Ottobre 1988 / Stampato e distribuito da EMI Italiana S.p.A.
 
 
2. RECENSIONE:
 
...quasi come Dumas... è il quattordicesimo album di Francesco Guccini.

iL DISCO

Passati vent'anni dal 1968 Guccini sente odore di rievocazioni. E parlando di quel periodo dice: «la cosa più bella, per le canzoni, fu la scoperta che con una chitarra potevi raccontare quello che volevi, che sentivi, che ti veniva da dire. Uno strumento di comunicazione eccezionale, al di là di poesie e altre cose sulla carta che spesso rimanevano lì, sterili; una botta a caldo improvvisa e che improvvisamente usciva e girava per le strade e magari capitavi in una osteria sconosciuta e sentivi uno sconosciuto che armato di una chitarra come la tua cantava proprio la tua canzone, quella che avevi scritto una settimana prima, che avevi cantato ad un amico che, l'aveva cantata in giro e qualcun altro l'aveva ripresa e così via. Prima dell'Industria Discografica, pura Trasmissione Orale».

Così Guccini rispolvera alcune sue vecchie canzoni di quel periodo per andare, forse un po' polemicamente, oltre le etichette che nel bene e nel male ti attaccano sempre addosso. «altri giorni e le pause e le domande; un po' tutto come oggi quell'ieri. Le canzoni sono qui, cambiate negli arrangiamenti perché quelli li senti decisamente datati, ma parole e note probabilmente capaci di svolgere ancora la loro funzione di comunicare, se le canto a gente che forse non era ancora nata quando le ho scritte ma che le accoglie ancora con entusiasmo»

Il disco è stato registrato dal vivo nel 1988 al Palatrussardi di Milano (17 settembre), al Palasport di Pordenone (26 settembre) e al Teatro dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata d'Italia a Praga (3 ottobre). Il disco contiene una canzone inedita: Ti ricordi quei giorni.

Nel disco hanno suonato Vince Tempera (tastiere), Ellade Bandini (batteria), Juan Carlos "Flaco" Biondini (chitarre), Roberto Manuzzi (sassofoni, armonica e tastiere), Ares Tavolazzi (basso).

Tutte le canzoni sono scritte da Guccini.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
   
 
 
Versione compact disc
 
   
 

 
 
Versione musicassetta
 
 

 

Francesco Guccini con Roberto Vecchioni

 
 
4. TRACK LIST:
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Button.png?t=n.b

FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Button
 
 
Lato A: 4
TI RICORDI QUEI GIORNI

 

Autori: Francesco Guccini

 
Testo:
Ti ricordi quei giorni?
Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano…
Ti ricordi quei giorni?
Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano,
vicino a te,
vicino a me
e ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa,
per creare qualcosa, per avere qualcosa…
Ti ricordi quei giorni?
I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava
e ti stringevi a me nella mia stanza,
quasi un respiro, poi mi dicesti “Basta,
perché non voglio guardarti,
perché ho paura ad amarti”.
E dicesti, e dicesti e dicesti…

Le tue parole
quasi io non ricordo più,
ma nemmeno tu ricordi niente….

Ora dove sei e che gente
vede il tuo viso e ascolta
le tue parole leggere,
le tue sciocchezze leggere,
le tue lacrime leggere,
come una volta?

Che cosa dici ora
quando qualcuno ti abbraccia
e tu nascondi la faccia
e tu alzi fiera la faccia
e guardi diritto in faccia
come allora?

Qui un poco piove e un poco il sole,
aspettiamo ogni giorno
che questa estate finisca,
che ogni incertezza svanisca…

E tu? Io non ricordo più
che voce hai…
Che cosa fai?
Io non credo davvero
che quel tempo ritorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni,
ma ricordo quei giorni
ma ricordo…
 
Fonte: QUI
 
 
FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Videos10
 
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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) Empty FRANCO CALIFANO: 1990 - QUELLO CHE NON... (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Mar Set 08, 2020 9:31 pm

1. TITOLO:
 
1990 - QUELLO CHE NON...
 
# Etichetta: EMI # Catalogo: 66 7948324 # Data pubblicazione: Novembre 1990 # Matrici: 7948324 A/7948324 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2 # Supporto: MC - Cd Tracce 9
 
Note: Busta interna con i testi delle canzoni / Copertina di Raffaella Cavalieri e Roberto Serra / Registrato allo Studio Cetra Art Recording da Ezio De Rosa - Mixato da Ezio De Rosa e Renzo Fantini / Distribuito da EMI Italiana
 
2. RECENSIONE:
 
Quello che non... è il quindicesimo album di Francesco Guccini[
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
Versione compact disc
 
   
 

 
 
Versione musicassetta
 

 
   
 

 

Francesco Guccini in un'immagine di repertori

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 QUELLO CHE NON...
  • A2 CANZONE DELLE DOMANDE CONSUETE
  • A3 CANZONE PER ANNA
  • A4 BALLANDO CON UNA SCONOSCIUTA


  • B1 LE RAGAZZE DELLA NOTTE
  • B2 TANGO PER DUE
  • B3 CENCIO
  • B4 ÆMILIA
 
 
Lato A: 1
QUELLO CHE NON...

 
      Lato B: 1
LE RAGAZZE DELLA NOTTE

 
     

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato che il dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Juan Carlos Biondini, Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Che cosa cercano le ragazze della notte, trucco e toilettes che si spampanano piano
come il ghiaccio va in acqua dentro al tumbler squagliandosi col caldo della mano,
e frugano con gli occhi per vedere un viso o un' ombra nell' oscurità
o per trovare qualcuno a cui ripetere le frasi solite di quell' umanità...

Ma chi aspettano le ragazze della notte in quei bar zuppi di alcolici e fiati,
di uomini vocianti che strascinano pacchi di soldi forse male guadagnati,
le vedi appendersi adoranti e innaturali a quei califfi cui io non darei una lira;
chissà se sognano vite più normali mentre la notte gira gira gira...

E si mettono a cantare un po' stonate quando qualcuno va a picchiare un piano,
canzoni vecchie, storie disperate, gli amori in rima di un tempo già lontano
e si immedesimano in quelle parole scritte per altre tanto tempo fa,
"Bella senz' anima", "Quando tramonta il sole",
"Suona un' armonica", "Ne me quitte pas", "Ne me quitte pas"...

Che cosa dicono le ragazze della notte a quei baristi ruffiani e discreti
che si chinano preteschi sul bancone per confessare chissà quali segreti
e poi guardano in controluce a un bicchiere e agili danzano versando un liquore;
quanto da dire e quanto c'è da bere mentre la notte macina le ore...

Oh, come amo le ragazze della notte così simili a me, cosi diverse,
noi passeggeri di treni paralleli, piccoli eroi delle occasioni perse,
anche se so che non ci incontreremo, ma solamente ci guardiamo passare,
anche se so che mai noi ci ameremo con il rimpianto di non poterci amare...

Finchè anche dai vetri affumicati spinge la luce ed entra all' improvviso
e autobus gonfi di sonni arretrati passano ottusi nel mattino intriso
di edicole che espongono i giornali pieni di fatti che sappiamo già,
di cappucci e brioche e dei normali rumori che ha al mattino una città...

Ma dove vanno le ragazze della notte che all' alba fuggono complice un taxì,
stanche di tanto, piene del rimorso d' avere forse detto troppi sì,
ma lo scacciano presto ed entra in loro solo un filo di spossatezza leggera,
che le accompagnerà lungo il lavoro, che condurrà diritto fino a sera...

Ma chi sono le ragazze della notte...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 2
CANZONE DELLE DOMANDE CONSUETE

 
      Lato B: 2
TANGO PER DUE

 
     

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
come se il tempo per noi non costasse l'uguale,
come se il tempo passato ed il tempo presente
non avessero stessa amarezza di sale.
Tu non sai le domande, ma non risponderei
per non strascinare le parole in linguaggio d'azzardo;
eri bella, lo so, e che bella che sei;
dicon tanto un silenzio e uno sguardo.
Se ci sono non so cosa sono e se vuoi
quel che sono o sarei, quel che saro' domani...
non parlare non dire piu' niente se puoi,
lascia farlo ai tuoi occhi alle mani.
Non andare...vai. Non restare...stai.
Non parlare...parlami di te.
Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse,
trascinate dai giorni come piena di fiume
tante cose sembrate e credute diverse
come un prato coperto a bitume.
Rimanere cosi' annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le eta',
e' uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicita'
Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perche'?
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani?
Esser tutto, un momento, ma dentro di te.
Aver tutto, ma non il domani.
Non andare...vai. Non restare...stai.
Non parlare...parlami di te.
E siamo qui, spogli, in questa stagione che unisce
tutto cio' che sta fermo, tutto cio' che si muove;
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove,
pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene"
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c' vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'e' ancora una citta'
Se c'e' ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone....
...tanti anni, e sono qui ad aspettar primavera
tanti anni, ed ancora in pallone
Non andare...vai. Non restare...stai.
Non parlare...parlami di te.
Non andare...vai. Non restare...stai.
Non parlare...parlami di noi.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Coppia che sta silenziosa, un po' rigida e in posa, a ballare, una sera:
la vita è solo una cosa rimasta indietro non c'è più, ma c'era;
composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica,
l' oggi ha cambiato facciata, ma di quell' ieri passato io so
che tante ne potreste raccontare e il ricordo stempera e non guasta
quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
nate con un rapido "a domani", continuate in giorni di "si" e "no",
lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò...

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
lui bar, alcol ,nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
lei, lei rayon, lei signorina, la permanente coi ricci...

Coppia di fronte a un bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
la vita che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena...

Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l' amore,
quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
quel gioco ardente e discreto, da allora sempre diverso ed uguale...
chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so
impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò...

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
lui bar, alcol, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
lei, lei rayon, lei signorina, lei, lei...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 3
CANZONE PER ANNA

 
      Lato B: 3
CENCIO

 
     

Autori: Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
La luce incerta della sera getta fantasmi ed ombre sulla tua finestra,
non pensi o non vorresti più pensare.
Bambine in fiore con sorrisi ambigui che lungo i colli si faranno cupi,
rincasano veloci per mangiare.

E tu, che hai già conosciuto questo gioco,
non sai più com'era in quel passato,
non sai se sorridere od urlare.

Non sei più bella come un tempo quando cercò il tuo corpo quello di un compagno,
dimmi se fu paura o fu piacere.
Ma adesso senti il tempo che ti abbraccia come qualcosa che ti segna in faccia,
che non si vede ma che sai d' avere

E' come quel male a cui non si dà il nome,
un' ossessione circolare
fra la volontà ed il non potere.

Brandelli di canzoni, frasi e televisioni parlano dalle finestre aperte,
in un telegiornale qualcuno il bene o il male denuncia, auspica, avverte;
frasi del quotidiano ti sfiorano pian piano ed entrano senza toccarti
s' infilano negli angoli della tua casa suoni che tu non sai.

Un uomo in canottiera, dietro ad una ringhiera, innaffia dei fiori cittadini.
Un grido e un pianto acuto già spenti in un minuto segnalano tragedie di bambini,
odori di frittate e minestre riscaldate combattono lo smog di un diesel,
un fuoristrada assurdo che romba per partire e non va mai.

E tu sei sola sola sola sola, ti senti sola sola sola sola e pensi a un figlio temuto che ora non hai.
Ma dura un attimo quel tuo pensiero, atomo incerto in mezzo al falso e al vero,
per lasciar posto ai giorni che vivrai...

Niente "se" e "forse", fra le occasioni avute e perse
restano solo ore scomparse,
di certo hai solo quello che farai...

La luce incerta della sera fonde col buio che entra, e presto si confonde tutto,
come a chi guarda senza un fuoco;
la luce accendi e in viso si disegna forse un sorriso che le labbra spiega
come se fosse stato tutto un gioco...

Fa niente, danno in TV un programma intelligente,
ci vuole un tè aromatico e bollente
e poi che il sonno arrivi a poco a poco...
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Juan Carlos Biondini, Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Ci sarà forse ancora, appesa in qualche angolo
o a macchiare di ricordi un muro dell' Associazione Bocciofila Modenese,
fra mucchi di coppe e trofei vinti in tornei ogni volta "del secolo",
glorie oscure di eroi dell'a punto, del volo, delle bocciate secche e tese
quella foto sul pallaio, presa una sera di quasi estate
con me e Cencio vicini, fintamente assorti a guardare il punto,
perchè l'umorismo popolare volle immortalare assieme me, il Gigante,
e Cencio il Nano, viso già d'uomo serio, compreso, quasi compunto...

Non so come sia capitato in mezzo a noi, confuso branco adolescente di un periodo oscuro
di amori e di domande che gonfiavano la testa e i fianchi a ondate sofferte ma cercate
e poi quei raspare fra sottovesti in nailon, rubando al buio quel po' di rubabile,
scoprire e esser scoperti, coraggiosi ed incerti e dopo,
in branco, raccontarsi e tutti a turno ad ascoltarsi, ma lui...

Eh, lui non aveva un amore da dire, no, lui non aveva una storia,
solo crearsi avventure di cosce e di seni che poi ci sparava a brutto muso
e noi lì ad ascoltarlo sorridendo, senza razzismo né boria,
ma senza capire ciò che voleva essere anche lui, solo un normale adolescente ottuso.

Eppure usava lo stesso barbaro gergo e gli stessi jeans consumati
e amava gli stessi film di bossoli e marines lungo i mari giapponesi,
parlava di rock e fumetti, e non perdeva i cartoni animati
e come noi guardava esplodere il mondo con gli stessi occhi attenti, spauriti, sorpresi...

Ma cosa pensava lontano da noi, cosa sognava quand'era da solo?
Con le stesse voglie e con gli stessi eroi, ma ali più piccole per lo stesso volo.
Forse sognava anche troppo e davvero, certo in quel branco si sentiva perso.
Dove scappare per sentirsi vero, dove fuggire per non essere diverso?
E sognò il circo, realtà capovolta, mondo di uguali perchè tutti strani,
la nostra solita realtà stravolta, quell'Eden senza giganti o nani.
"Cencio è scappato via, ma l'han già beccato!" Dopo due giorni era già ritornato...

Ma il tempo più ottuso di noi incalza per tutti, sia per i giganti che i nani:
chi immaginava allora che ognuno sarebbe finito in un proprio circo personale?
Vincenti o perdenti non importa, ma quasi mai secondo i propri piani,
con la faccia tinta, sul trapezio, fra i leoni, solo attenti a non farsi troppo male.
Qualcuno m'ha detto che vivi in provincia, con una ballerina bulgara o rumena;
chissà se hai poi trovato di dentro la tua vera altezza?
Addio amico venuto dal passato per un momento appena,
addio giorni andati in un soffio, amici mai più incontrati; s'ciao, giovinezza...
 
Fonte: QUI
 
 
Lato A: 4
BALLANDO CON UNA SCONOSCIUTA

 
      Lato B: 4
ÆMILIA

 
     

Autori: Juan Carlos Biondini, Francesco Guccini, Claudio Lolli
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Con gesti da gatto infilava sui tetti le antenne,
in alto d' estate sui grattacieli della periferia
come un angelo libero, in bilico sulla città.
"Non c'è solo il vento", diceva, "anche la luce può portarti via,
se hai tempo da perdere e dentro la giusta elettricità,
e se da sempre ti aspetti un miracolo."

Captare è un mestiere difficile in questa città,
nel cielo ricevere, trasmettere e poi immaginarsi qualunque cosa,
per ferire il silenzio che tutti hanno dentro di sé.
Ma lui credeva nelle ferite e si sfiorava, si toccava nel cuore con la mano nervosa,
guardando le nuvole correre via impazienti da lì,
da quel tetto sospeso sugli uomini...

Finchè un giorno un'antenna ribelle ai programmi di quiz
fece sparire le strisce e nel cielo, trasmise l'immagine della Madonna,
una donna normale, non male, che disse così:
"Io spengo la luce, se vuole io posso fare una musica più forte del vento,
posso anche uscire dal monitor, dalla gravità,
potremmo ballare anche subito se lei non ha fretta e non vuole tornare laggiù."

E noi siamo sempre veloci a cambiare canale,
ma coi piedi piantati per terra, guardando la vita con aria distratta,
senza entrare nel campo magnetico della felicità,
felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta,
quasi fosse anagramma perfetto di facilità,
barando su un'unica lettera...

Conoscevo quell'uomo e per questo racconto di lui,
è sparito da allora e nessuno ha scoperto dov'è,
ma un dubbio, un sospetto od un sogno io almeno ce l' ho:
provate a passare in una sera d' estate vicino ai grattacieli di periferia,
provate a sentire, captare, trasmettere e poi raccontare qualcosa:
se allora sentite una musica son loro che ballano in bilico sulla città...
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Lucio Dalla, Francesco Guccini
Arrangiatore: Vince Tempera
 
Testo:
Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso
Una diga confusa, fanno tabula rasa
Per noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa

La casa ed i piedi in questa spianata
Di sole che strozza la gola alle rane
Di nebbia compatta, scabrosa, stirata, che sembra di pane

Ed una strada antica come l'uomo
Marcata ai bordi dalle chiacchiere di un duomo
E fiumi, falsi avventurieri
Che trasformano i padani in marinai non veri.

Emilia sdraiata fra i campi e sui prati
Lagune e piroghe delle terramare
Guerrieri del nord dai capelli gessati
Ne hai visti passare

Emilia allungata tra l'olmo e il vigneto
Voltata a cercare quel mare mancante
E il monte Appennino, raccontando un segreto, diventa un gigante
Lungo la strada, tra una piazza e un duomo
Hai messo al mondo questa specie d'uomo

Vero, aperto, finto e strano
Chiuso, anarchico, verdiano
Brutta razza l'emiliano

Emilia sognante fra l'oggi e il domani
Di cibo e motori, di lusso e balere
Emilia di facce, di grida, di mani, sarà un grande piacere
Vedere, in futuro, da un mondo lontano
Quaggiù, sulla terra, una macchia di verde
E sentire il mio cuore che, battendo più piano, là dentro si perde…

Ora ti saluto, è quasi sera, si fa tardi
Si va a vivere o a dormire da Las Vegas a Piacenza
Fari per chilometri ti accecano testardi
Ma io sento che hai pazienza, devi ancora sopportarci
 
Fonte: QUI
 
 
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