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CANZONI PRIMA GUERRA MONDIALE (1914/1918)

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CANZONI PRIMA GUERRA MONDIALE (1914/1918)

Messaggio  admin_italiacanora il Dom Nov 04, 2012 4:39 pm



NON PASSA LO STRANIERO: La leggenda del Piave

Il 4 novembre 1918, l'Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto.
Si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto.
Una guerra vinta contro l'impero austro-ungarico che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima Guerra di Indipendenza nel 1848.
4 novembre 1918: sono passati tre anni dall'inizio del conflitto; il maresciallo Diaz emana l'ultimo bollettino di guerra. Alla radio annuncia: la guerra è finita, l'Italia ha vinto. La prima guerra mondiale è finita. Cessano le ostilità.
Ma questa guerra, questa inutile carneficina, come la definì Benedetto XV, costò all'Italia 680.000 morti, un'intera generazione cancellata. La migliore gioventù persa sui campi di battaglia, sui fiumi, sulle montagne.
Con lo stile de "La Grande Storia", la puntata racconta in un lungo film documentario la Prima Guerra Mondiale. E sceglie di farlo attraverso le lettere dei soldati al fronte. Lettere commoventi, buffe, curiose ma tutte con un comune denominatore: la patria, un valore indiscutibile che dava loro coraggio e resistenza. C'è la lettera di un soldato incaricato di portare le gavette ai commilitoni in prima linea e che vuole fare fino in fondo il suo dovere nonostante abbia la possibilità di un posto meno rischioso: sono qui per servire la patria, scrive ai genitori.
Una patria su cui artisti e intellettuali sono tutti d'accordo, basta pensare a Gadda, a Marinetti o a Sironi che persino muore in battaglia.
"4 novembre, La vittoria" è il racconto di quei giorni.
 

Il 4 novembre 1918, l’ Italia si rialzava in piedi dopo il disastro di Caporetto. Si rialzava e vinceva una guerra, la più spaventosa guerra che fino ad allora il mondo avesse visto. Una guerra vinta contro l’impero austro-ungarico che impediva il compimento del processo unitario iniziato con la Prima Guerra di Indipendenza nel 1848.


LA LEGGENDA DEL PIAVE
La leggenda del Piave, conosciuta anche come la canzone del Piave, (inno nazionale italiano dal 1943 al 1946) è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane; il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario), il quale rinunciò ai diritti d'autore sulla canzone.
Nel novembre del 1941 donò anche le prime cento medaglie d'oro ricevute, come riconoscimento per la canzone, dai comuni del Piave, da associazioni di combattenti, e da privati cittadini, come oro alla Patria insieme con le fedi sua e della moglie.

I fatti storici
I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono al giugno del 1918 quando l'Austria-Ungheria decise di sferrare un grande attacco sul fronte del Piave per piegare definitivamente l'esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto.
La Landwehr (l'esercito imperiale austriaco) si avvicinò pertanto alle località venete delle Grave di Papadopoli e del Monte Montello, ma fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume.
Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia che costrinsero gli Austro-ungarici a ripiegare.

Tra il 2 e il 6 luglio del 1918, la 3a Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia, denominata battaglia del Solstizio, perirono 84.600 militari italiani e 149.000 militari austro-ungarici.

In occasione dell'offensiva finale italiana (Battaglia di Vittorio Veneto), avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia.
Dopo una tenace resistenza iniziale, in concomitanza con lo sfaldamento politico in corso dell'Impero, l'imperial-regio esercito si disgregò rapidamente e gli Italiani poterono tranquillamente sfondare le linee nemiche.

La composizione
La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918 subito dopo la battaglia del Solstizio, e ben presto venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma (Raffaele Gattordo).
L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore nel quale sosteneva che aveva giovato alla riscossa nazionale più di quanto avesse potuto fare lui stesso: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!».
Venne poi pubblicata da Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A. Mario solo alla fine del 1918, a guerra ormai ultimata.

Il testo e la musica, che fanno pensare ad una canzone patriottica con la funzione di incitare alla battaglia, hanno l'andamento colto e ricercato di altre canzoni che già avevano fatto conoscere Giovanni Gaeta nell'ambiente del cabaret; sue sono anche Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Profumi e balocchi.La funzione che ebbe La leggenda del Piave nel primo dopoguerra fu quello di idealizzare la Grande Guerra; farne dimenticare le atrocità, le sofferenze e i lutti che l'avevano caratterizzata.

Il testo
Le quattro strofe - che terminano tutte con la parola "straniero" - hanno quattro specifici argomenti:

La marcia dei soldati verso il fronte (presentata nella canzone come una marcia a difesa delle frontiere italiane; tecnicamente però fu l'Italia ad aggredire l'impero asburgico)
La ritirata di Caporetto
La difesa del fronte sulle sponde del Piave
L'attacco finale e la conseguente vittoria

Nella prima strofa il Piave assiste al concentramento silenzioso di truppe per fare da barriera all'avanzata austriaca e ammonisce "Non passi lo straniero".
Ma come racconta la seconda strofa, a causa della disfatta di Caporetto, il nemico cala fino al fiume e questo provoca sfollati, profughi da ogni parte.
La terza strofa racconta del ritorno del nemico con il seguito di vendette di ogni guerra, e con il Piave che pronuncia il suo "no" all'avanzata dei nemici e la ostacola gonfiando il suo corso, reso rosso dal sangue dei nemici.
Nell'ultima, si immagina che una volta respinto il nemico oltre Trieste e Trento, con la vittoria tornassero idealmente in vita i patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti, tutti uccisi dagli austriaci.

Le varianti del testo
All'epoca della prima stesura di questo brano, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell'esercito.
Per questo motivo, al posto del verso "Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento" vi era la frase "Ma in una notte triste si parlò di tradimento".
In seguito, durante il regime fascista fu appurato che il reparto ritenuto responsabile era invece stato sterminato da un attacco con gas letali; si pensò così di eliminare dalla canzone il riferimento all'ipotizzato tradimento, considerato non solo impreciso storicamente ma anche sconveniente per il regime.

La melodia è orchestrata da bande musicali istituzionali e non, specialmente in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, in occasione del 25 aprile e del 4 novembre.

Questi versi, densi di amor patrio, e la sua solenne, seppur a tratti adulterata, rievocazione storica, fecero sì che da più parti si levasse la richiesta di adottarlo come inno nazionale, cosa che avvenne solo dal 1943 al 1946, quando La Canzone del Piave divenne l'inno nazionale dello stato italiano.
La melodia fu poi sostituita da Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli.

Nel 1961 il comune di Roma deliberò di denominare una strada Via Canzone del Piave nel quartiere Giuliano-Dalmata, nella cui toponomastica sono largamente rappresentati personaggi ed eventi della Prima Guerra Mondiale; la denominazione costituisce un caso rarissimo di toponimo urbano ispirato a un brano musicale.
Solitamente è eseguita da bande e fanfare in occasione della posa delle corone ai monumenti ai caduti immediatamente dopo all'inno nazionale.

La canzone del Piave è stata riproposta come inno nazionale il 21 luglio del 2008 da Umberto Bossi.
Fonte: QUI


LA LEGGENDA DEL PIAVE (o Canzone del Piave)