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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: GRAN DIO DEL CIELO - LA LEGGENDA DELLA GRIGNA

Messaggio  admin_italiacanora Ven Apr 22, 2011 10:28 pm

GRAN DIO DEL CIELO

CENNI STORICI
Il testo poetico di questo canto è certamente nato durante la prima guerra mondiale. Lo cantavano anche i montanari di Rotzo, in quel di Asiago, proprio quando era cominciata la Strafe - Expedition, mentre andavano verso la frontiera. La melodia invece è molto più vecchia: ricorda infatti un canto della filanda: Quei bersaglieri che vanno in Egitto. In questa versione il canto ha assunto un piccolo adattamento armonico, nel variare dal tono minore - che conferisce alle prime due strofe un forte senso patetico - al tono maggiore che valorizza l'aspetto fiero e marziale dell'ultima strofa.

TESTO
Gran Dio del cielo, se fossi una rondinella: vorrei volare in braccio alla mia bella. Prendi la secchia e vattene alla fontana, là c'è il tuo amore che alla fontana aspetta. Prendi il fucile e vattene alla frontiera: là c'è il nemico che alla frontiera aspetta.
Fonte: QUI


O Dio del cielo,se fossi una rondinella,
O Dio del cielo,se fossi una rondinella,
vorrei volare, vorrei volare vorrei volare
in braccio alla mia bella

vorrei volare, vorrei volare vorrei volare
in braccio alla mia bella.

Prendi la secchia e vattene alla fontana
prendi la secchia e vattene alla fontana,
là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore
là c'è il tuo amore
che alla fontana aspetta

là c'è il tuo amore là c'è il tuo amore
là c'è il tuo amore
che alla fontana aspetta.

Prendi il fucile e vattene alla frontiera,
prendi il fucile e vattene alla frontiera
là c'è il nemico là c'è il nemico là c'è il nemico
che alla frontiera aspetta
là c'è il nemico là c'è il nemico là c'è il nemico
che alla frontiera aspetta.


 
 
LA LEGGENDA DELLA GRIGNA

CENNI STORICI
Da "Brig", parola celtica che significa altura, si fa derivare il nome di Brianza, cioè di quella regione tutta poggi e colline che stendendosi a nord di Milano raggiunge i primi contrafforti alpini dei laghi di Como e Lecco. Proprio su questi monti, Grigna e Resegone, è però mancata una vera tradizione in campo popolare musicale, in contrapposizione al campo letterario (Manzoni) o sportivo (Cassin, Bonatti...). Nato dalla collaborazione di Santucci e Carniel, questo canto ebbe il suo battesimo nel 1954 quando, presentato dal coro S.A.T. a Varese, vinse il concorso "Stella alpina d'oro" sia per la migliore esecuzione che per la più significativa composizione corale d'autore.

TESTO
Alla guerriera bella e senza amore un cavaliere andò ad offrire il cuore,. Cantava avere te voglio, o morire. Lei dalla torre lo vedea salire; disse alla sentinella che stava sopra il ponte tira una freccia in fronte a quello che vien su. Il cavaliere cadde fulminato, ma Iddio punì l'orribile peccato: e la guerriera diventò la Grigna, una montagna ripida e ferrigna. Anche la sentinella che stava sopra il ponte fu trasformata in monte: e la Grignetta fu. Noi pur t'amiamo d'un amor fedele montagna che sei bella e sei crudele; e salendo ascoltiamo la campana d'una chiesetta che a pregare chiama. Noi ti vogliamo, bella, che diventasti un monte, facciamo la croce in fronte: non ci farai morir.
Fonte: QUI


Alla guerriera bella e senza amore
un cavaliere andò ad offrire il core,
cantava: Avere te voglio, o morire!
Lei dalla torre lo vedea salire.
Disse alla sentinella
che stava sopra il ponte:
Tira una freccia in fronte
a quello che vien su.

Il cavaliere cadde fulminato:
Ma Iddio punì l’orribile peccato
e la guerriera diventò la Grigna
una montagna ripida e ferrigna.
Anche la sentinella
che stava sopra il ponte
fu trasformata in monte
e la Grignetta fu.

Noi pur t’amiamo d’un amor fedele,
montagna che sei bella e sei crudele,
E salendo ascoltiamo la campana
d’una chiesetta che a pregare chiama.
Noi ti vogliamo bella
che diventasti un monte;
facciam la croce in fronte,
non ci farai morir.
 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2018 4:51 pm - modificato 6 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA CANZONE DEL GRAPPA - OI CARA MAMMA

Messaggio  admin_italiacanora Dom Mag 08, 2011 11:20 pm

LA CANZONE DEL GRAPPA

CENNI STORICI
La Canzone del Grappa è una famosa canzone popolare della Grande Guerra; fu composta nel 1918 prendendo spunto da una scritta anonima apparsa sui muri di una casa della Val Cismon, allora occupata dall'esercito austriaco, che recitava appunto: "Monte Grappa tu sei la mia Patria".
Gli autori della canzone sono il Capitano dell'Esercito Antonio Meneghetti che compose la musica, sulla base del testo precedentemente preparato dal Generale Emilio De Bono, Comandante del IX Corpo D'Armata. Il Capitano Meneghetti, su sollecitazione del Generale De Bono, scriverà la musica della "Canzone del Grappa" in mezz'ora esatta il 5 agosto del 1918 presso Villa Dolfin di Rosà (poco lontano da Bassano del Grappa in provincia di Vicenza) sede del Comando del IX Corpo D'Armata Italiano, operante sul Monte Grappa. Prendevano così corpo e vita quelle parole iniziali, scritte sui muri, che ormai erano sulle labbra di tutti i nostri soldati impegnati sul fronte di guerra contro l'esercito austro-ungarico. La mattina del 24 agosto 1918, sul grande prato davanti a Villa Dolfin, alla presenza del Re D'Italia, Vittorio Emanuele III e delle autorità militari, viene eseguito, per la prima volta, l'inno scritto da De Bono e musicato da Meneghetti.

Per lungo tempo si lasciò credere che il testo della Canzone del Grappa fosse opera della popolazioni della Val Cismon (una laterale del canale del Brenta, non lontano da Bassano del Grappa) e che lo spartito fosse stato recuperato da un gruppo di Arditi che avevano passato la linea di confine proprio per questa impresa. Data la popolarità in breve raggiunta da questa canzone patriottica ed anche per evitare che la stessa fosse preda di qualche speculatore che voleva attribuirsene la paternità, il testo e la musica furono depositati a tutti gli effetti legali dal Generale Emilio De Bono e dal Capitano Antonio Meneghetti che ne affideranno diffusione e stampa alla ditta Carisch di Milano.

L'intento era che questo Inno, nato tra le trincee ed il fango, dallo spunto di un Patriota che scrisse la prima frase sul muro di una casa distrutta dal nemico invasore, servisse a ricordare ai posteri chi si è immolato sul campo dell'onore donando la propria vita per la Patria con sulle labbra, prima di morire la frase: "Monte Grappa tu sei la mia Patria".
 
Fonte: QUI


Monte Grappa, tu sei la mia patria,
sovra te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende,
i fratelli che a guardia vi stan.

Contro a te già s'infranse il nemico,
che all'Italia tendeva lo sguardo:
non si passa un cotal baluardo,
affidato agli italici cuor.

Monte Grappa, tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all'Italia ci fa ritornar.

Le tue cime fur sempre vietate,
per il pie' dell'odiato straniero,
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.

Quale candida neve che al verno
ti ricopre di splendido ammanto,
tu sei puro ed invitto col vanto
che il nemico non lasci passar.

O montagna, per noi tu sei sacra;
giù di lì scenderanno le schiere
che irrompenti, a spiegate bandiere,
l'invasore dovranno scacciar.

Ed i giorni del nostro servaggio
che scontammo mordendo nel freno,
in un forte avvenire sereno
noi ben presto vedremo mutar.


 
 
OI CARA MAMMA


Oi cara mamma i baldi Alpin van via;
i baldi Alpin van via e non ritornan più;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda la luna come la cammina,
e la scavalca i monti come noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda le stelle come sono belle;
son come le sorelle di noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda il sole come splende in cielo;
la lunga penna nera la si riscalderà;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?
 

 
Fonte: QUI


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2018 5:29 pm - modificato 5 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA TRADOTTA

Messaggio  admin_italiacanora Gio Mag 26, 2011 11:33 pm

LA TRADOTTA


CENNI STORICI
Canto militare della prima guerra mondiale, che si riferisce in particolare alla battaglia del Montello. La base che permise agli austriaci di attestarsi sul Montello fu Nervesa, piccolo paese in provincia di Treviso. In seguito, lòa controffensiva italiana portò al ripiegamento delle truppe austriache al di là del Piave. La battaglia fornì un numero immane di vittime. Anche in questo canto sono presenti, forse in forma meno consapevole ma altrettanto valida, gli stessi sentimenti che si trovano nei canti di contenuto più violento, a dimostrare come, di fronte al tragico quanto inutile evento della guerra, vi sia sostanziale unità nell'animo e nell'atteggiamento popolare.
TESTO
La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave cimitero della gioventù. Siam partitii in ventinove ed in sette siam tornati qua e gli altri ventidue son rimasti tutti a San Donà. Cara suora son ferito a domani non arrivo più se non c'è qui la mia mamma questo fiore me lo porti tu. A Nervesa c'è una croce, mio fratello sta sepolto là io ci ho scritto su Ninetto, chè la mamma lo ritroverà.
Fonte: QUI


La tradotta che parte da Torino,
a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti, siam partiti
in ventisette, solo in cinque
siam tornati qua e gli altri
ventidue son rimasti tutti a S.Donà.

A Nervesa, a Nervesa c'è una croce,
mio fratello è sepolto là,
io ci ho scritto su Ninetto,
che la mamma lo ritroverà.

Cara suora, cara suora son ferito,
a domani non arrivoi più,
se non c'è qui la mamma
un bel fiore me lo porti tu.
 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2018 6:25 pm - modificato 6 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA CIMA DEL MONTELLO - SENTI CARA NINETTA

Messaggio  admin_italiacanora Lun Giu 20, 2011 11:24 pm

LA CIMA DEL MONTELLO

CENNI STORICI
Questa è una canzone dove si parla di una letterina scritta con la punta della baionetta che, come altri canti, si trasforma da una guerra all'altra. Una strofa era cantata così: "La palma della mano sarà la carta la punta del mio fucile sarà la penna la punta della baionetta farà vendetta".
Nel 1918 la strofa finale viene così modificata: "Scriverò una letterina tutta d'amor la palma della mano sarà la carta la punta del mio cuore sarà la penna il sangue delle vene sarà l'inchiostro su e giù per il Montello sarà un macello".
 
TESTO
La cima del Montello sarà un macello. Scrivo una letterina: sarà d'amore. La punta del mio cuore sarà la penna.
 
Fonte: QUI
 
 

La cima del Montello sarà,
la cima del Montello sarà,
la cima del Montello
sarà un macello.

Scrivo una letterina,
scrivo una letterina,
scrivo una letterina
sarà d'amor.

La punta del mio cuore,
la punta del mio cuore,
la punta del mio cuore
sarà la penna.


 
 
SENTI CARA NINETTA

CENNI STORICI
La coscrizione obbligatoria, cominciata con la Rivoluzione Francese, si fece sentire pesantemente in Italia al tempo della dominazione di Napoleone I che, con tutte le guerre che faceva, aveva un gran bisogno di soldati.
A quest'epoca risalgono molti canti militari.
Tutti sono improntati ad una rassegnata inevitabile obbedienza ed al dolore del distacco dai parenti e dalle morose. Alcune di queste canzoni saranno poi cantate, tal quali o con piccole varianti, in tutti i periodi in cui più acuto ridiventerà il problema della partenza per la guerra.
 
TESTO
Senti cara Ninetta cosa m'è capità: m'è capità 'na carta che sono richiamà. Se sono richiamato bella non sta a zigar: tra quattro o cinque mesi mi vegno congedà. Senti cara Ninetta il treno a cifolar, sali sulla tradotta, alpin ti tocca andar.
 
Fonte: QUI
 
 

Senti cara Nineta
Cosa m'è capità
M'è capità una carta
che sono richiamà

Se sono richiamato
bela no stà zigà
tra quattro o cinque mesi
mi vegno congedà

Senti cara Nineta
il treno a cifolar
sali sulla tradotta
Alpin mi tocca andar.


Ultima modifica di admin_italiacanora il Mar Dic 11, 2018 7:05 pm - modificato 6 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: L'ULTIMA NOTTE - SUL PONTE DI PERATI

Messaggio  admin_italiacanora Dom Lug 31, 2011 11:02 pm

L'ULTIMA NOTTE

CENNI STORICI
Canzone del maestro De Marzi in ricordo dell'odissea degli alpini durante la ritirata di Russia
nella realizzazione del coro Monte Pasubio di Schio.
 
 
Era la notte bianca di Natale
ed era l’ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d’ale
c’era il fuoco grande nei camini.

Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume - parea come un lamento -
una nenia triste e desolata
che piangeva sull’alito del vento.

Cammina cammina
la casa è lontana
la morte è vicina
e c’è una campana
che suona, che suona:
Din don, dan...
Che suona, che suona:
Din don, dan...

Mormorando, stremata, centomila
voci stanche di un coro che si perde
fino al cielo, avanzava in lunga fila
la marcia dei fantasmi in grigioverde.

Non è il sole che illumina gli stanchi
gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi
e ad ogni passo coprono una fossa.

Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s’alza l’ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l’arma s’è mutata in croce.

Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina cammina
la guerra è lontana
la casa è vicina
e c’è una campana
che suona, ma piano:
Din, don, dan...
Che suona, ma piano:
Din, don, dan.
 

 
 
 
SUL PONTE DI PERATI

CENNI STORICI
Uno dei rari canti coniati nel corso della seconda guerra mondiale, ma tuttavia rifacentesi (con melodia praticamente identica) ad un canto alpino della guerra 1915-18, a sua volta allacciato ad un precedente motivo popolare. Il vecchio motivo della prima guerra mondiale "Sul ponte di Bassano, bandiera nera", che aveva echeggiato sulle sponde del Piave, riaffiora ventidue anni dopo lungo le rive della Vojussa, in terra di Grecia, su un ponte che è ora quello di Beratij. Ne esce rinnovato e arricchito in potenza evocativa rispetto all'originale (caso forse unico). Sono gli alpini della Julia a rendere famoso il canto durante le campagne di Albania, Grecia e Russia, dopo averne vissuto le sanguinose vicende dall'autunno 1940 alla primavera 1941 sul confine greco-albanese. Era il canto caro a Don Carlo Gnocchi. Il canto che, come un inno, seguì la Julia fino alle steppe del Don, a Nikolajewka.
 
TESTO
Sul ponte di Perati, bandiera nera l'è il lutto degli Alpini che fan la guera. L'è il lutto degli Alpini che fan la guera la mejo zoventù che va soto tera. Sui monti della Grecia c'è la Vojussa col sangue degli Alpini s'è fatta rossa. Alpini della Julia: in alto il cuore sul ponte di Perati c'è il tricolore.
 
Fonte: QUI
 
 
 
Sul ponte di Perati
bandiera nera:
è il lutto della Julia
che va alla guerra.

È il lutto degli Alpini
che va alla guerra
la meglior gioventù
che va sotto tera.

Sui monti della Grecia
c'è la Voiussa
col sangue degli Alpini
s'è fatta rossa.

Nell'ultimo vagone
c'è l'amor mio
col fazzoletto in mano
mi dà l'addio.

Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca i basi
la mi mandava.

Quelli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati.

Un coro di fantasmi
vien giù dai monti:
l'è il coro degli Alpini
che sono morti.

Gli Alpini fan la storia,
la storia vera:
l'han scritta con il sangue
e la penna nera.

Alpini della Julia,
in alto i cuori:
sul ponte di Perati
c'è il tricolore!


“Cammina… cammina” è il titolo dello spettacolo, che, con voce recitante e coro, proporrà il ricordo della ritirata di Russia ed altro, attraverso le pagine di Giulio Bedeschi e Mario Rigoni Stern.

Sarà un “discorso corale” contro la guerra, contro tutte le guerre; e gli alpini ne sono testimoni anche attraverso i loro canti.

Per questa occasione, il Coro Marmolada, che farà da “controcanto” alla voce recitante, ha rispolverato alcuni canti sul tema, fra i quali “Sul ponte di Perati”, un brano che ricorda il sacrificio degli alpini della Julia nella sciagurata campagna di Grecia 1940/1941.

Ma il brano originale non nasce in quell’occasione in quanto, ancora durante la prima guerra mondiale, gli alpini cantavano, con parole simili, “Sul ponte di Bassano, / bandiera nera, / è il lutto degli Alpini / che va alla guerra.”

Una guerra assurda, come tutte le guerre, e gli alpini lo sapevano bene, tanto che, racconta qualche reduce, i versi spontanei di quei giorni, sui monti della Grecia, erano: "Quelli che l'han voluta non son partiti, quelli che son partiti non son tornati”.

Ma questo testo il regime non lo sopportava ed allora fu subito censurato.

Le strofe, nelle diverse edizioni che ho avuto modo di consultare, sono diverse, forse anche aggiunte posteriormente, ed il testo completo è abbastanza lungo.

Riporto, di seguito, il testo nella versione che cantiamo noi del “Marmolada”: “Sul ponte di Perati bandiera nera / l’è il lutto degli Alpini che fan la guerra. Quelli che son partiti non son tornati / sui monti della Grecia sono restati. / Sui monti della Grecia c’è la Vojussa / col sangue degli Alpini s’è fatta rossa. / Un coro di fantasmi vien giù dai monti / è il coro degli Alpini che sono morti. / Alpini della Julia in alto i cuori / sul ponte di Perati c’è il Tricolore.”

Piccole diversità nel testo, probabilmente dovute a trascrizioni, non negano la validità del canto che è, sempre e comunque, una denuncia sull’inutilità della guerra.

Nella prima strofa della nostra versione troviamo “… l’è il lutto degli Alpini che fan la guerra”, mentre su altre versioni, anche su quella originaria della prima guerra mondiale, -dove il ponte era quello di Bassano- il testo è: “… l’è il lutto degli Alpini che van la guerra”. I due verbi hanno una notevole differenza di significato nel contesto.

Gli Alpini, ma anche tutti i soldati, non andarono in guerra perché volevano farla, e quindi non facevano la guerra, ma la subivano perché dovevano andarci, mandati da chi voleva fare la guerra che poi erano quelli, come detto sopra, … che non partivano!

Il canto, ambientato nelle vicende della campagna di Grecia, nasce quindi nel 1940 e divenne subito famoso, non solo fra gli alpini, ma anche fra il resto dell’esercito.

Ed è per questo motivo che lo ritroviamo, negli anni successivi, ovviamente trasformato sia nei luoghi che nei nomi delle unità combattenti, fra altre unità dell’esercito italiano(1), fra i partigiani(2) e fra coloro che scelsero la R.S.I.(3).

Note
(1) I soldati della divisione Acqui, decimati dai tedeschi a Cefalonia trasformarono il titolo in “Banditi della Acqui” il cui testo della prima strofa recita: “Banditi della "Acqui" / in alto il cuore / sui monti di Cefalonia / sta il tricolore”.

(2) Nuto Revelli, ufficiale degli alpini della Tridentina nella tragedia della campagna di Russia, che divenne uno dei primi organizzatori della resistenza armata nel Cuneese, scrisse “Pietà l’è morta”, ispirandosi, come scrisse lo stesso autore, al “Ponte di Perati”. Palesemente ricalcato sul "Ponte di Perati" è anche il canto composto collettivamente dai componenti della formazione partigiana "Maiella", che operò anche nell'Appennino romagnolo, e che divenne in qualche modo l'inno ufficiale di quel gruppo di partigiani abruzzesi. “Sul ponte fiume Sangro, bandiera nera, / è il lutto della Maiella che va alla guerra”.

(3) “Sul fronte di Nettuno, / bandiera nera! / È il lutto del San Marco / che fa la guerra. / Lutto del Barbarico / che fa la guerra: / la meglio gioventù / che va sotto terra!”. Sono questi i versi creati da un reparto con le mostrine del San Marco, che prese il nome di Btg. Barbarigo, alle dipendenze della X Mas, che operò sul fronte di Anzio.
 
Fonte: QUI
 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Mar Dic 11, 2018 7:12 pm - modificato 6 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: IL TESTAMENTO DEL CAPITANO - LA PENNA DELL'ALPINO

Messaggio  admin_italiacanora Dom Set 25, 2011 3:06 pm

IL TESTAMENTO DEL CAPITANO

CENNI STORICI
La vera e sicura origine di quello che potremmo definire il più classico, il più nobile fra i canti degli alpini si riscontra nel canto funebre cinquecentesco Il testamento spirituale del Marchese di Saluzzo. Il Nigra ce ne tramanda le versioni, in piemontese arcaico, ritenute più originali e già nel 1858 traccia dettagliatamente la vicenda storica cui il canto è legato. Michele Antonio, undicesimo marchese di Saluzzo, capitano generale delle armi francesi nel reame di Napoli, mortalmente ferito da un obice durante la difesa della fortezza di Aversa assediata dalla truppe borboniche, nel 1528, esprime le sue ultime volontà ai soldati riuniti attorno al letto di morte. E sarà forse proprio uno di quei soldati l'ignoto autore che riversò nel canto gli ultimi sublimi istanti del capitano, creando una fra le gemme più interessanti del patrimonio epico - lirico italiano, ereditata in seguito dalla tradizione alpina.
 
TESTO
El capitan de la compagnia si l'è ferito, sta per morir el manda a dire ai suoi alpini perchè lo vengano a ritrovar. I suoi alpini ghe manda a dire che non ha scarpe per camminar o con le scarpe o senza scarpe i miei alpini li voglio qua. Cosa comanda sior capitano che noi adesso semo arrivà e io comando che il mio corpo in cinque pezzi sia taglià. Il primo pezzo alla mia Patria, secondo pezzo al battaglion il terzo pezzo alla mia mamma che si ricordi del suo figliol. Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor l'ultimo pezzo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior.
 
Fonte: QUI
 
 
Il coro Ana "Monte Cervino" di Gessate, canta al concerto di Natale a chiusura delle celebrazione del 25° anniversario di fondazione del gruppo alpini:


Il Capitano della compagnia
si l’è ferito e sta per morir..!
E manda a dire ai suoi Alpini
perché lo vengano a ritrovar.
I suoi Alpini ghe manda a dire
che non han scarpe per camminar...
"O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua...
" Cosa comanda, sior Capitano
che noi adesso semo arrivà ..."
E io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglià:
il primo pezzo a mia Patria
Il secondo pezzo al Battaglion
Il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figliol !
Il quarto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo amor!
L’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior...!

Fonte: QUI
 

 
 
 
LA PENNA DELL'ALPINO
 
CENNI STORICI
Non risulta conosciuto prima dell'ultima guerra, ove apparve la prima volta, sicuramente sullo spunto di una vecchia melodia popolare. Il testo è pieno di un sano "spirito di corpo" nella sua ingenua apologia.
 
TESTO
Bersagliere ha cento penne, ma l'alpin ne ha una sola: un po' più lunga, un po' più mora sol l'alpin la può portar. Quando scende la notte bruna tutti dormon nella pieve, ma con la faccia dentro la neve sol l'alpin non può dornùmir. Là sui monti vien giù la neve, la tormenta dell'inverno, ma se venisse anche l'inferno sol l'alpin riman lassù. Se dall'alto dirupo cade, consolate i vostri cuori perchè se cade in mezzo ai fiori non gli importa di morir.
 
Fonte: QUI
 
 

Bersagliere ha cento penne,
ma l’alpin ne ha una sola;
un po’ più lunga,
un po’ più mora;
sol l’alpino la può portar.
Quando scende la notte buia
tutti dormono laggiù alla pieve
ma con la faccia giù nella neve
sol l’alpin là può dormir.
Su pei monti vien giù la neve
la tormenta dell’inverno
ma se venisse anche all’inferno
sol l’alpin riman lassù.
Se dall’alto dirupo cade
confortate i vostri cuori
perché se cade in mezzo ai fiori
non gli importa di morir.

Fonte: QUI
 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Mar Dic 11, 2018 8:43 pm - modificato 4 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: TA - PUM - MONTE NERO

Messaggio  admin_italiacanora Mer Nov 02, 2011 11:22 pm

TA - PUM

CENNI STORICI
E’ uno dei più noti e più diffusi canti della prima guerra mondiale, come dimostrano le numerose varianti al testo. L’onomatopeico ta-pum sta a imitare, come è noto, il colpo di un’arma da fuoco seguito dall’eco dello sparo nella valle.
La sua origine risale a un vecchio canto di minatori, nato durante i lavori di scavo della galleria ferroviaria del San Gottardo tra il 1872 e il 1880. In quel caso, ovviamente, il ta-pum si riferiva allo scoppio delle mine.

In una memoria del generale Pasquale Oro si legge che «si dubitava della fedeltà e del coraggio dei nostri Alpini».
Essi, invece, quando furono lanciati all’assalto, «raggiunsero le falde dell’Ortigara e,» continua il generale Oro, «avrebbero proceduto oltre se non fossero stati fermati per ordine superiore sotto cresta in posizione critica esposti al fuoco concentrato nemico, coll’ordine di ridurre a testa di ponte la quota 2101 allora conquistata.
Da quel momento cominciò il calvario di quelle balde truppe; attacchi e contrattacchi si succedettero senza posa fin oltre il 15 giugno mettendo a dura prova la resistenza di quei reparti. Il 19 giugno gli Alpini eseguirono un attacco di sorpresa e si impossessarono della cima dell’Ortigara senza per altro liberarsi dal fuoco dominante e concentrato da Corno di Campo Bianco, Val Sugana, Cima Castelnuovo e Campigoletti e si persistette in quella difficile posizione subendo perdite spaventose piuttosto che cedere. Il 25 il nemico sferrò un suo ultimo attacco violentissimo.
Si impadronì di quota 2105 contrattaccato infruttuosamente dalle nostre truppe eroicamente prodigantisi sotto una orrenda furia di artiglieria e di getti di gas asfissianti. Si dovette ripiegare: abbandonare l’azione.
Il massacro degli Alpini sull’Ortigara è rimasto leggendario; il loro nome risultò immacolato e coperto di nuova gloria che non tramonterà giammai».
 
Fonte: QUI
 
TESTO
Venti giorni sull'Ortigara senza il cambio per dismontà. Ta-pum. E domani si va all'assalto, soldatino non farti ammazzar. Ta-pum. Quando poi si discende a valle, battaglione non ha più soldà. Ta-pum. Nella valle c'è un cimitero, cimitero di noi soldà. Ta-pum. Cimitero di noi soldati, forse un giorno ti vengo a trovar. Ta-pum.
 
Fonte:
 
 
Venti giorni sull’Ortigara
senza il cambio per dismontà
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
E domani si va all'assalto,
soldatino non farti ammazzar,
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Quando poi si discende a valle
battaglione non hai più soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Nella valle c'è un cimitero,
cimitero di noi soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Cimitero di noi soldà
forse un giorno ti vengo a trovà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Ho lasciato la mamma mia,
l'ho lasciata per fare il soldà.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Quando portano la pagnotta
il cecchino comincia a sparar.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...
Battaglione di tutti i Morti,
noi giuriamo l'Italia salvar.
ta pum ta pum ta pum...
ta pum ta pum ta pum...

Fonte: QUI
 

 
 
 
MONTE NERO

CENNI STORICI
Forse ispirandosi ad un vecchio canto della "ligera" milanese orecchiato in trincea ("O vile Nero, traditore della vita mia") l'alpino piemontese Domenico Borella compose questo canto sul luogo dell'azione, attribuendogli il curioso titolo di: "Cansone omoristica del 3° Reggimento Alpini alla conquista del Monte Nero". L'impresa, svoltasi il 15-16 giugno 1915, fece meritare ai Battaglioni "Exilles" e "Susa" il rispetto degli austriaci che coniarono la famosa frase "giù il cappello davanti agli alpini" e riconobbero come "magistrale" l'azione che portò le penne nere sulla vetta del bastione dominante la riva sinistra dell'Isonzo (posizione tenuta fino all'offensiva di Caporetto, ottobre 1917). Il clima altamente epico ed umano allo stesso tempo del canto viene valorizzato dall'elaborazione che si sviluppa in perfetta sintonia con il testo, con un crescendo progressivo di rara potenza espressiva.
 
TESTO
Spunta l'alba del sedici giugno, comincia il fuoco dell'artiglieria il terzo alpini è sulla via Monte Nero a conquistar. Monte Nero Monte Nero, traditore della vita mia, ho lasciato la casa mia per venirti a conquistar. E per venirti a conquistare ho perduto tanti compagni tutti giovani sui vent'anni: la sua vita non torna più. Colonnello che piangeva nel vedere tanto macello fatti coraggio alpino bello che l'onore sarà per te.
 
Fonte: QUI


Spunta l'alba del 16 giugno,
comincia il fuoco l'artiglieria,
il Terzo Alpini è sulla via
Monte Nero a conquistar.

Monte Rosso e Monte Nero,
traditor della vita mia,
ho lasciato la casa mia
per venirti a conquistar.

Per venirti a conquistare
abbiam perduti tanti compagni
tutti giovani sui vent'anni
La sua vita non torna più.

Il colonnello che piangeva
a veder tanto macello:
Fatti coraggio, Alpino bello,
che l'onor sarà per te!

Arrivati a trenta metri
dal costone trincerato
con assalto disperato
il nemico fu prigionier.

Ma Francesco l'Imperatore
sugli Alpini mise la taglia:
egli premia con la medaglia
e trecento corone d'or.

Chi gli porta un prigioniero
di quest'arma valorosa
che con forza baldanzosa
fa sgomenti i suoi soldà.

Ma l'alpino non è
un vile, tal da darsi prigioniero,
preferisce di morire
che di darsi allo straniero.

O Italia, vai gloriosa
di quest'arma valorosa
che combatte senza posa
per la gloria e la libertà.

Bella Italia devi esser fiera
dei tuoi baldi e fieri Alpini
che ti dànno i tuoi confini
ricacciando lo stranier.

Fonte: QUI
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA PAGANELLA - A LA MATINA SI GHÉ ‘L CAFÉ

Messaggio  admin_italiacanora Sab Dic 10, 2011 6:36 pm

LA PAGANELLA

Popolarissima canzone di Pigarelli, presentata a Trento per la prima volta nel 1925.

Nelle sue parole la canzone invita tutti a salire su questa montagna trentina, dalla quale si può ammirare la città di Trento e poi tutt’ intorno, laghi, vallate, le Dolomiti, e giù giù a perdita d’occhio fin quasi a Milano. Raccomanda inoltre scherzosamente di avere per compagnia una putela e perchè nò, una bottiglia di buon vino.
La canzone possiamo definirla una piccola guida per la vista del Trentino.
"La Paganella" cantata dal Coro della Società degli Alpinisti Tridentini (S.A.T.)
 

Voria veder el Trentino
Da 'na vista propri bella.
No 'sto a perder massa tempo
E va' su la Paganella.
Paganella, Paganella,
va la su, va la su, va la su,
ma fa priè non perder temp.

Cosa èl sta Paganella?
che no sò cossa che l'è?
No che sai cossa che l'è
No che sai cossa che l'è
L'è la zima la più bella,
de più belle no ghe n'è.
L'è la zima la più bella,
de più belle no ghe n'è.
No ghe n'è, no ghe n'è,
no ghe n'è, no ghe n'è, no ghe n'è,
po, po, po.
Tote 'nsema 'na putela
e 'na bozza, 'na bozza de bon vin,
per goder, per goder la Paganella
e la vista, e la vista del trentin, del trentin.
Tote 'nsema 'na putela
e 'na bozza de bon vin,
per goder la Paganella
e la vista del trentin,
per goder la Paganella
e la vista del trentin.
Paganella, Paganella,
o montagna tutta bella.
Paganella, Paganella,
de più belle no ghe n'è.
No ghe n'è, no ghe n'è,
no ghe n'è, no ghe n'è, no ghe n'è.

Da là su se vede 'l ziel,
i torrenti e le vedrette,
va l'ociada, va 'l pensier
dal confin fino a le strette.
Paganella, Paganella,
va l'ociada, va 'l pensier
da le strette fien 'l confin.

Da 'na banda trenta laghi
e d'Asiago l'altipian,
e d'Asiago l'altipian,
e d'Asiago l'altipian.
Da 'na banda trenta laghi
e d'Asiago l'altipiano,
e da l'altra San Martino
e zò zò fin a Milan.
a Milan, a Milan,
a Milan, a Milan, a Milan,
po, po, po.[/size]
 

 
 
 
A LA MATINA SI GHÉ ‘L CAFÉ


Pasta fagioli e ceci:
come farò se non ce n'ho?
Dopo la guerra, dopo la guerra
come farò, io non lo so!
Dopo la guerra ti pagherò.
Alla matina si ghè 'I cafè
ma senza zucchero perché non c'è
A mangiar poc
se resta stracc
se diventa fiacc
se peu più andar
bon parèi!
A mezzogiorno la pasta c'è
l'è tutta colla da cartólé.
A mangiar poc...
E alla sera il brodo c'è
l'è acqua calda da lava i pè!
A mangiar poc...

Fonte: QUI
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA BOMBA IMBRIAGA

Messaggio  admin_italiacanora Sab Mag 12, 2012 4:14 pm

LA BOMBA IMBRIAGA

CENNI STORICI
“Ostregheta, se fuse na bota, se fuse na bota ripiena de vin…”

La vita di trincea, per i nostri soldati, era certo durissima.
Ma dopo molti mesi quelle baracche e quei fossati dovevano assumere per loro un aspetto ormai familiare, e rappresentare ormai quasi una nuova casa.
Così non è assurdo pensare che, soprattutto nei lunghi tempi morti necessari per il rafforzamento delle postazione e le preparazioni degli attacchi, ci fosse spazio anche per lo scherzo, per l’ironia, per l’immaginazione.
E la realtà che si viveva ogni giorno, nella precarietà di ogni istante, era la prima a essere trasfigurata: ecco allora un gruppo di alpini intento a immaginare che, per una volta, il fischio che accompagna la parabola dei colpi di artiglieria nemica annunci l’arrivo di una botte di vino! Forse era il modo per sdrammatizzare proprio uno dei momenti più difficili: il bombardamento.
E purtroppo la realtà reclama il suo posto, e uccide tutte le delle fantasie; e il lungo fischio che fa scappare gli uccelli e rompe il silenzio mattutino non accompagna la tanto desiderata damigiana, ma, una volta di più, una bomba esplosa lì vicino.
 
Fonte: QUI
 
Coro Alpino Monte Saccarello - Cantamontagna 2010 - Raduno Alpino Colle di Nava - A.N.A. Sezione di Imperia


TESTO DIALETTALE

Quarantatre giorni ca semo in trincea
Magnar pane smarso, dormire par tera.
Nissùn se ricorda, nissùni che scrive,
nissùn che tien nota chi more e chi vive….

Ossst/regheta
Chissà che ‘ne riva
Doman pi domani
‘na botta de vin’
Ossst/regheta
Ciapemo ‘na bala
Coi morti e coi vivi
Strucà li vizin.

Silenzio sul fronte. Qualcun ne prepara
Un bel funerale, con banda e con bara…
Silenzio, ecco il fis-cio: l’ariva, la viene
Doman sarà festa: vestive par bene…

Ossst/regheta
Chissà che ‘ne riva
Doman pi domani
‘na botta de vin’
Ossst/regheta
Ciapemo ‘na bala
Coi morti e coi vivi
Strucà li vizin.

Se snànara un merlo nel ziel de cobalto
Un boto, una sberla, s-giantizi su in alto.
Se mai sarà ver che ghe xe il padreterno,
‘sta raza de bechi va drita a l’inferno.

Ossst/regheta
Se fusse ‘na bota
Se fusse ‘na bota
Ripiena de vin.
Ossst/regheta
Ma l’era una bomba,
ma l’era una bomba
s-ciopà lì vizin.
Bombà.
 
 
TESTO LETTERALE

Quarantatré giorni che siamo in trincea
A Mangiare pane marcio e dormire per terra.
Nessuno si ricorda, nessuno che scrive,
nessuno che conta chi muore e chi vive...

Caspiterina
Chissà che arrivi
Domani
Una botte di vino
caspiterina
Ubriachiamoci
Coi morti e coi vivi
pigiati lì vicino.

Silenzio sul fronte. Qualcuno prepara
Un bel funerale, con banda e con bara…
Silenzio, ecco il fischio: ecco che arriva, che viene
Domani sarà festa: vestitevi per bene…

Caspiterina
Chissà che arrivi
Domani
Una botte di vino
caspiterina
Ubriachiamoci
Coi morti e coi vivi
pigiati lì vicino.

Si leverà un merlo nel cielo cobalto
Un botto, una sberla, s-giantizi su in alto.
Se davvero esiste il padreterno,
questa raza di fessi va dritta all’inferno.


Caspiterina
se fosse una botte
se fosse una botte
piena di vino.
Caspiterina
Ma l’era una bomba,
ma l’era una bomba
scopiata li vicino.
Bombà.

Fonte: QUI
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: ALPINO DELLA JULIA - JOSKA LA ROSSA

Messaggio  admin_italiacanora Mar Ott 23, 2012 12:31 pm

ALPINO DELLA JULIA

CENNI STORICI
Questa canzone ha due caratteristiche che la contraddistinguono e la rendono - in certo senso - eccezionale: La canzone risulta essere una delle rarissime (se non l'unica) che sia nata e sia stata cantata al fronte da soldati italiani nel corso della seconda guerra mondiale. Tanto i versi quanto la melodia sono stati composti da Giulio Bedeschi che al termine della campagna greco - albanese, pur non conoscendo la tecnica musicale, ha ideato la melodia con cui ha integrato i versi sulla spinta emotiva derivatagli dal ricordo dell'immane sacrificio offerto su quel fronte dagli alpini della Julia. Trasferita successivamente la Julia sul fronte russo, Bedeschi completò la canzone inserendo la strofa riguardante lo stesso fronte. Attraverso il ricordo degli alpini superstiti, la canzone ha poi richiamato l'interesse del maestro Luciano Chailly, al quale si deve l'attuale straordinaria elaborazione ed armonizzazione ideata appositamente per il Coro ANA di Milano.

TESTO
Alpino della Julia, prendi le scarpe nuove, quelle che porti ai piedi nessuno più le vuole: mancan le stringhe, non ci son più le suole. Chi le ha rubate? Il fango dell'Albania. O veci che si' morti sui sassi delle Tofane, ve par che semo stai in gamba anca noialtri? I ne ciamava i santi dell'Albania, ma no xe vero, semo soltanto i fioli vostri, i fioi de le montagne de l'Italia. Alpino della Julia, tua madre aspetta ancora, dicevi di tornare, non sei tornato più: lunga è la strada che porta fin lassù. Chi ti ha rubato? La neve della steppa. O veci che si' morti sui sassi delle Tofane, ve par che semo stai in gamba anca noialtri? La vostra strada scambiata con la nostra strada de casa, semo per sempre i fioli vostri, i fioi de le montagne de l'Italia.
 
Fonte: QUI
 

Alpino della Julia
prendi le scarpe nuove,
quelle che porti ai piedi
nessuno più le vuole.

Mancan le stringhe,
non ci son più le suole.
Chi le ha rubate?
Il fango dell'Albania.

Oh veci che si morti
sui sassi de le Tofane,
ve par che semo staj
'n gamba anca noi altri?

I ne ciamava i santi dell'Albania
ma no xe vero, semo soltanto
i fioli vostri, i fioli
de le montagne dell'Italia.

Alpino della Julia
mostraci le tue mani,
una la sembra sana
ma l'altra marca visita.

Mancan le unghie,
non ci son più due dita.
Chi le ha rubate?
Il ghiaccio della Russia.

Oh veci ....
La vostra strada scambiata
con la nostra strada de casa,
semo per sempre i fioli vostri,
i fioli de le montagne de l'Italia.

Alpino della Julia,
tua madre aspetta ancora,
dicevi di tornare,
non sei tornato più!

Lunga è la strada
che porta fin quassù,
chi ti ha rubato?
Il ghiaccio della steppa.

Fonte: QUI
 

 
 
 
JOSKA LA ROSSA

CENNI STORICI
Anche questo canto è legato alla seconda guerra mondiale. Gli alpini non avevano fatto a tempo a tornare dalla Grecia che, l’anno dopo si trovarono in partenza per un altro fronte a rinforzo di altre truppe del nostro esercito già su quel fronte dal 1941. Siamo nell’estate del 1942 ed il paese invaso è la Russia che, fin dai tempi di Napoleone, ha un famoso generale, “il generale inverno”. E saranno anche il grande gelo dell’inverno russo e l’equipaggiamento non adatto dei nostri soldati che faranno soccombere gli alpini.
Il canto di Bepi De Marzi richiama la classica melodia russa, quella che, al suono della balalaica, invita alle movimentate danze popolari di quel paese.
Questa volta i protagonisti della danza sono gli alpini delle Divisioni “Cuneense”, “Tridentina” e “Julia”, alpini che la Storia vede impegnati in una guerra, insensata come lo sono tutte le guerre, una guerra voluta da chi comandava una guerra oltretutto mal preparata e finita in tragedia; partirono in 55.000, questo era la forza del Corpo d’Armata Alpino facente parte dell’ A.R.M.I.R.: 34.170 furono i morti ed i dispersi, 9.410 i feriti ed i congelati!
Gli alpini, anche se nemici ed invasori, si comportarono umanamente con la popolazione civile. Il testo racconta una storia, certamente inventata, divenuta una poesia, senz’altro ispirata al racconto di qualche reduce e, appunto perché poesia, o meglio “musica poetica”, riesce a focalizzare la gioia ed il dolore, l’amore e l’odio, il perdono e la vendetta, la vita e la morte.
Ma la vera protagonista di questo canto è la donna russa, impersonata da una ragazza, Joska, che ha compassione di questi uomini lontani migliaia di chilometri dalle loro case, uomini che, nel momento del bisogno, non possono avere vicine le loro donne, la mamma, la moglie, la “morosa” e le sorelle.
Allora Joska si sostituisce a queste donne per alleviare la malinconia, la solitudine ed il dolore degli alpini. E, alla fine sarà ancora Joska a dar loro pietosa sepoltura nella fredda terra russa.
 

El muro bianco, drìo de la to casa
ti te saltavi come un oseleto,
Joska la rossa, pèle de bombasa,
tutte le sere prima de 'nà in leto.
Te stavi lì, con le to scarpe rote
Te ne vardavi drio da j' oci mori
E te balavi alegra tuta note
E i baldi alpini te cantava i cori. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che la dura, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con mi! Oh.

Ti te portavi el sole ogni matina,
e de j' alpini te geri la morosa,
sorela, mama, boca canterina,
oci del sol, meravigliosa rosa.
Xe canto e tanto nù, ca te zerchèmo,
Joska la rossa, amor, rosa spanìa.
Ma dove sito andà? Ma dove andemo?
Semo ramenghi. O morti. E così sia. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che la dura, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con mi! Oh.

Busa con crose. Sarà stai putèi?
La par 'na bara e invece zè ' na cuna.
E dentro dorme tuti i to fradei,
fermi, impalà, co i oci ne la luna.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che la dura, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermate là: oh…

Fermate là.
Fermate là.
Fermate là.

Fonte: QUI
 
Traduzione letterale:

Il muro bianco, dietro la tua casa
tu saltavi come un uccellino,
Joska la rossa, pelle ovattata,
tutte le sere prima d'andare a letto.
Tu rimanevi lì, con le tue scarpe rotte,
Tu ci guardavi da dietro quegli occhi neri
e ballavi allegra tutta la notte
e i valorosi alpini ti cantavano i cori. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi,oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Tu portavi il sole ogni mattina,
e degli alpini eri la fidanzata,
sorella, mamma, bocca canterina,
occhi del sole, meravigliosa rosa.
E' tanto e tanto che ti cerchiamo,
Joska la rossa, amore, rosa sbocciata.
Ma dove sei andata? Ma dove andiamo?
Siamo raminghi, morti e così sia. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Buca con croce. Saranno stati i bambini?
Sembra una bara e invece è una culla.
E dentro dormono tutti i tuoi fratelli,
fermi, attoniti, con gli occhi rivolti alla luna.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là...
fermati là.....

Fonte: QUI
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: MOTORIZZATI A PIE - TRENTATRE' VALORE ALPINO

Messaggio  admin_italiacanora Ven Gen 11, 2013 9:36 am

MOTORIZZATI A PIE'

CENNI STORICI
Entrato ormai nel repertorio degli alpini il canto pare derivi da una canzonetta in voga all'epoca della guerra di Abissinia del 1887-88, ridivenuta popolare nel secondo conflitto mondiale col titolo "In Grecia destinati". Canzone emblematica degli alpini è un'immagine descrittiva di umiltà e sacrificio già chiarissima nella metafora del titolo. Con la semplicità del testo, ci dice quanto sia labile e precaria la sorte, anche per uomini come questi, ricchi di umanità e di carattere. Così, i vari stati d'animo contradditori come la lontananza, i ricordi, l'aleatorietà della fortuna, le delusioni, la speranza della vita, del ritorno a casa, si accavallano tumultuosi.

TESTO
Ai primi di novembre nessun se l'aspettava la cartolina bianca mi tocca di partir. Motorizzati a piè la piuma sul cappel lo zaino affardellato l'alpin l'è sempre quel. E partiremo allor con la tristezza in cuor lasciando la morosa con gli altri a far l'amor. E vegnirà quel dì che canterem così: finita l'è la naja a casa a ritornar.
 
Fonte: QUI

Coro monte Cauriol


Da Udin siam partiti,
da Bari siam passati.

Durazzo siamo scesi
in Grecia destinati.
Ci tocca di partire
con la tristezza in cuor,
lasciando l'amorosa
con gli altri a far l'amor.

La Grecia è terminata,
a Udin siam tornati
che tosto per la Russia
noi siamo destinati.

E partiremo ancor
con la tristezza in cuor
lasciando l'amorosa
con gli altri a far l'amor!
Motorizzati a pie',
la penna sul cappel
lo zaino affardellato
l'Alpin l'è sempre quel.

E vegnirà quel dì
che canterem così:
«Finita l'è la naja,
a casa a divertir!

Fonte: QUI
 

 
 
 
TRENTATRE' VALORE ALPINO (inno nazionale alpini)

CENNI STORICI
La più famosa marcia degli alpini. Questo canto, che molti credono essere patrimonio originale italiano, è invece canto d'autore francese: il testo e di D'Estel, la musica di Travè e il titolo "Fiers Alpins". Il pezzo non deve la sua notorietà al contenuto, che è piuttosto retorico, tanto che nelle esecuzioni quasi tutti i cori omettono il testo, sostituendolo con efficaci imitazioni a banda.
 
Fonte: QUI

Gruppo Corale La Reis nel Duomo di Savona


Dai fidi tetti del villaggio
i bravi alpini son partiti;
mostran la forza ed il coraggio
nei loro volti franchi e arditi.
Son dell'Alpe i bei cadetti,
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un'indomita fierezza.

O, valore alpin,
difendi sempre la frontiera,
e là sui confin
tien sempre alta la bandiera.

Sentinella, all'erta
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

Là tra le selve e i burroni,
là tra nebbie fredde e il gelo,
piantan con forza i loro picconi
le vie rendon più brevi.

E quando il sole brucia e scalda
le cime e le profondità,
il fiero Alpino scruta e guarda,
pronto a dare i “Chi va là?”

O, valore alpin,
difendi sempre la frontiera,
e là sui confin
tien sempre alta la bandiera.

Sentinella, all'erta
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.

Fonte: QUI
 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Gio Dic 13, 2018 4:18 pm - modificato 2 volte.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA MIA BELA LA MI ASPETA - SUL CAPPELLO

Messaggio  admin_italiacanora Mar Mar 12, 2013 6:24 pm

LA MIA BELA LA MI ASPETA

CENNI STORICI
Il Battaglione Edolo, chiamato anche Battaglion Gallina per via di una certa predilezione dei suoi uomini, in gran parte bergamaschi e bresciani, verso i pollai, fu il primo a schierarsi sulla linea del Tonale allo scoppio della guerra, rimanendo in zona per tutta la durata del conflitto. Il canto, di antica origine, ritorna ad essere cantato, adattandosi alle vicende della prima guerra mondiale. Il motivo per il distacco del soldato che parte, tema assai ricorrente nel canto popolare, è diviso tra l'amore per la donna che deve lasciare e quello per le montagne che, forse, non rivedrà mai più.

TESTO
La mia bela la mi aspeta ma io devo andare a la guerra chi sa quando che tornerò. L'ò ardada a la finestra ma io devo andare a la guerra la mia bela aspeterà. Il nemico è là in vedetta; o montagne tutte bele Valcamonica del mio cuor.
 
Fonte: QUI

Coro ANA Vallecamonica (alle Terme di Boario)


La mia bela la mi aspeta
la mia bela la mi aspeta
Ma io devo andare a la guera
chi sa quando che tornerò
ma io devo andare a la guera
chi sa quando che tornerò.

L'ò ardada a la finestra
L'ò ardada a la finestra
Ma io devo andare a la guera
la mia bela aspeterà
ma io devo andare a la guera
la mia bela aspeterà.

Il nemico è là in vedetta:
Il nemico è là in vedetta
O montagne tutte bele
Valcamonica del mio cuor.
o montagne tutte bele
Valcamonica del mio cuor.

Fonte: QUI
 

 
 
 
SUL CAPPELLO

CENNI STORICI
Più che una canzone, un piccolo celeberrimo inno che non ha bisogno di commenti. Uno dei pochi canti in cui l'alpino dà sfogo ad un pizzico d'orgoglio, vincendo l'atavica modestia.

TESTO
Sul cappello che noi portiamo c'è una lunga penna nera che a noi serve da bandiera su pei monti a guerreggiar. Su pei monti che noi saremo coglieremo le stelle alpine per donarle alle bambine, farle pianger e sospirar. Evviva, via il reggimento evviva, viva il corpo degli Alpin.
 
Fonte: QUI
 
Coro Valtanaro Sezione Alessandria


Sul cappello, sul cappello che noi portiamo,
c'è una lunga, c'è una lunga penna nera,
che a noi serve, che a noi serve da bandiera,
su pei ponti, su pei monti a guerreggiar. Oilalà!

Su pei monti, su pei monti che noi andremo,
coglieremo, coglieremo le stelle alpine,
per donarle, per donarle alle bambine,
farle pianger, farle pianger e sospirar. Oilalà!

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
pianteremo, pianteremo l'accampamento,
brinderemo, brinderemo al Reggimento,
viva il Corpo, viva il Corpo degli Alpin! Oilalà!

Evviva evviva il Reggimento
evviva evviva il Corpo degli Alpin

Evviva evviva il Reggimento
evviva evviva il Corpo degli Alpin
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: CAMPANE DI MONTENEVOSO - E C'ERANO TRE ALPIN

Messaggio  admin_italiacanora Ven Mag 17, 2013 2:48 pm

CAMPANE DI MONTENEVOSO

CENNI STORICI
E’ una canzone piena di vita, di gioia, di speranza.
Cento giovani alpini partiti dai loro paesi alle falde del Monte Nevoso per andare a compattere e a morire per l'Italia nella prima Guerra Mondiale, sono salutati dal suono giocondo delle campane di quel piccolo bianco paesello. quel suono è l’augurio di pace e di un felice ritorno, dove ci sarà ad attenderli il grano al sole l’acqua viva delle fonti, e tra quelle mura lacere il calore di un cuore in attesa.
Cantata anche al Festival di Sanremo nel 1952.
Il Monte Nevoso (m. 1796) si trova nelle Alpi Giulie.
 
Coro COMOLPA (Comunità Montana Oltrepò Pavese) - M° Eraldo Pedemonte Concerto in Salice Terme
 

Dietro i monti e i valichi
tramonta il sole d'or
mentre suona il vespro lontano.
Mormora ogni labbro
la preghiera del Signor;
quanta neve e quanto gelo in cuor!

Campane di Monte Nevoso
Che suonate nel vespro divin
Quel suono in un giorno radioso
Salutò cento giovani alpin.

Lasciarono il bianco paesello
Cento mamme altrettanti tesor
Un fior tra la piuma e il cappello
E una dolce canzone nel cuor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane di Monte Nevoso
Quei rintocchi nel cielo divin
Sembravano un grido angoscioso:
Proteggete i miei giovani alpin.

Tutto fu distrutto, ma tu torni a rintoccar
Campanil di Monte Nevoso
Tra le mure lacere c'è sempre un focolar
Cento cuori sempre ad aspettar.

[La primavera è tornata,
ha infiorato le valli e i sentieri,
che videro gli alpini partire,
e non li han visti più ritornare,
ma ogni cuore aspetta,
ancora ogni sera la valle riporta
l'eco di una canzone lontana]

quella dolce canzone d'amor.

Ritorneremo ancor sui nostri monti
E falceremo il grano al sole
Berremo l'acqua viva delle fonti
Che è pura come il nostro amor.

Campane col suono giocondo
Invocate la pace e l'amor
Non quella che predica il mondo
Ma la pace che vuole ogni cuor.
La pace, la fede
La pace, l'amor.

Fonte: QUI
 

 
 
 
E C'ERANO TRE ALPIN

CENNI STORICI
Canto della Grande Guerra basato su un tema semplice e vivace che potrebbe essere fischiettato sulla porta di casa o suonato dalle fanfare.
Il testo sembra derivare dall’antico “il Tamburino”, di cui Costantino Nigra ci trasmette varie lezioni affermando che era diffuso in tutto il nord Italia, in Francia e in Catalogna.
Le parole sono state quasi totalmente modificate durante il conflitto 1915-18, anche se le caratteristiche generali e l’atmosfera si mantengono uguali al modello; mancano riferimenti storici precisi.
Si mostra evidente la sua origine spontanea, “dal basso”: questo non è un inno ufficiale né un canto propagandistico, come si evince dallo stile estremamente informale e dai toni irriverenti e quasi sovversivi di alcuni passaggi.
Inoltre nel racconto del divertente episodio appare solo un’ombra delle tragiche vicende di guerra nella minaccia di fucilazione.
Un fragoroso scoppio di risa potrebbe concludere la storia, al giovane soldato non importa di avere una principessa per moglie perché, come recita una strofa ulteriore non presente in questa versione, “e io al pais / io tengo la morosa”.
Nella sua opera “Ta-pum” il Salsa afferma che il canto fu intonato anche ad un’adunata di Alpini a Roma proprio sotto le finestre del palazzo reale.

Fonte: QUI


E c'erano tre Alpin
tornavan dalla guerra;

(Ritornello)
guarda che bell'Alpin
tornavan dalla guerra.

Il più bellin dei tre
aveva un mazz di rose;

(Ritornello)
La figlia del Re
vedendo quelle rose;

(Ritornello)
Dammele a me
io voglio quei bei fiori;

(Ritornello)
Le rose io ti darò
se tu sarai mia sposa;

(Ritornello)
Va a dirlo al mio papà
ed io sarò tua sposa;

(Ritornello)
Buon giorno signor Re
voglio tua figlia in sposa;

(Ritornello)
Vai via di qua
ti faccio fucilare;

(Ritornello)
E va sull'ostia ti
e la tua figlia ancora;

(Ritornello)



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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO - C'E' UN PASSO ALPINO

Messaggio  admin_italiacanora Mer Ago 07, 2013 11:17 am

CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO

Testo
Stanchi, soli, ci han lasciati qui da soli, la steppa e poi, il gelo e poi, e nient'altro che speranze. Quanto freddo ho sulle mani io, quanto freddo dentro al cuore mio. Dolce Italia mia, che ci han fatto mai. Centomila gavette di ghiaccio, centomila speranze spezzate, a vent'anni non si può morire, non piangere mamma, tornerò. Guardo in alto, ci han lasciato almeno le stelle: Ave Maria prega tu per noi.
 
Fonte: QUI



Stanchi, soli,
ci han lasciati qui da soli,
la steppa e poi, il gelo e poi,
e nient'altro che speranze.

Quanto freddo
ho sulle mani io,
quanto freddo
dentro al cuore mio.
Dolce Italia mia,
che ci han fatto mai.

Centomila gavette di ghiaccio,
centomila speranze spezzate,
a vent'anni non si può morire,
non piangere mamma, tornerò.

Guardo in alto,
ci han lasciato almeno le stelle:
Ave Maria prega tu per noi.

Fonte: QUI
 

 
 
 
C'E' UN PASSO ALPINO

Coro Campanil Bas di MOLVENO


Vicino al cielo
C'è un passo alpino
La la la la la la
C'è un passo alpino
dove crescono i fiori
di neve caduta al mattino

Vicino al cielo
C'è un passo alpino
dove si lascia perchi
deve arrivare
un podi sale
un podino

Oh non ti conosco,
dimmi fratello
quando tu arrivi,
scrivi il tuo nome qui
Ed io ti lascio un ritornello
vuoi con me cantarlo te lo scrivo qui

Vicino al cielo
C'è un passo alpino
La la la la la la
C'è un passo alpino
dove crescono i fiori
di neve caduta al mattino

Vicino al cielo
C'è un passo alpino
dove si lascia perchi
deve arrivare
un podi sale
un podino
per ascoltare le faville crepitar
crepitar

 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: MARCIA DEI COSCRITTI PIEMONTESI - NONNO AMILCARE

Messaggio  admin_italiacanora Mar Ott 22, 2013 12:32 pm

MARCIA DEI COSCRITTI PIEMONTESI

CENNI STORICI
Canzone popolare di fine ‘800. Riscoperta nel 1982 dal maresciallo Sergio Bonessio - direttore della fanfara della Brigata Alpina Taurinense - è divenuta di fatto l’inno della Taurinense e, di conseguenza, degli alpini piemontesi.

La marcia descrive la partenza dei coscritti dal paese, in un clima festoso rovinato solo dalle lacrime d'invidia dei riformati che restano a casa congratulandosi a denti stretti.
Coinvolgente, allegra e pure militaresca q.b., è semplicemente splendida.

TESTO
Il ritornello "l'è 'l Piemunt c'à  da' a l'Italia / sua pi bela giuventù" è variamente interpretato. Tutto ruota attorno a chi debba attribuirsi la specificazione "sua". Secondo la prima teoria significa: la migliore gioventù d'Italia viene dal Piemonte.
I piemontesi modesti correggono così: il Piemonte dà  la propria miglior gioventù all'Italia. Vedetevela voi, per me le intenzioni dell'autore del testo sono chiare.
 
Fanfara della Brigata Alpina TAURINENSE


Testo dialettale:
Testo:
Fieuij partôma, senti' le fanfare
con le trombe ch'a son-o d'antorn
Sensa gnògne 'mbrassé vostra mare,
peuj an marcia, al segnal dij tambor

L'han d'invidia le lacrime a j'euj
ij compagn ch'a na strènso la man
Sù, marciôma, cantôma, bei fieuj.
Rataplan, taplan, taplan!

    Difensor dla nostra tera
    gnun nemìs an fa tramblè
    sentinèle a la frontiera
    fior d'alpini e canonié.

    Gnun, ramì dla cera spàlia,
    Tribulà dal mal cadù.
    L'è 'l Piemont ch'a dà a l'Italia
    soa pi bela gioventù!

     L'è 'l Piemont ch'a dà a l'Italia
     soa pi bela gioventù!

Gnun, d'Italia, desidera guèra,
nè massacri, nè séne d'oror,
son emblémi dla nostra Bandiera
la Speranza, la Fede, l'Amor.

Ma col dì ch'a n'ariva 'd difènde
ò 'l bon drit, ò l'onor d'Italian,
i l'avroma 'd coragi da vènde
Rataplan, taplan, taplan

    Difensor dla nostra tera
    gnun nemìs an fa tramblè
    sentinèle a la frontiera
    fior d'alpini e canonié.

    Gnun, ramì dla cera spàlia,
    Tribulà dal mal cadù.
    L'è 'l Piemont ch'a dà a l'Italia
    soa pi bela gioventù!

    L'è 'l Piemont ch'a dà a l'Italia
    soa pi bela gioventù!

Traduzione letterale:
Testo:
Ragazzi, partiamo, sentite le fanfare
con le trombe che suonano attorno,
senza tentennamenti abbracciate vostra madre,
poi partiamo al segnal dei tamburi.

Hanno d'invidia le lacrime agli occhi
i compagni che ci stringono la mano,
su partiamo, marciamo ragazzi
rataplan, taplan,taplan!

    Difensori della nostra terra,
    nessun nemico ci fa tremare
    sentinelle alla frontiera
    fior d'alpini ed artiglieri.

    Nessun malaticcio dalla pallida cera
    afflitto dal mal caduco (epilessia).
    E’ il Piemonte che dà  all'Italia
    la più bella gioventù.

    E’ il Piemonte che dà  all'Italia
    la più bella gioventù!

Nessun italiano desidera la guerra,
nè massacri nè scene di orrore;
sono emblema della nostra Bandiera
la Speranza, la Fede, l'Amore.

Ma il giorno che occorre difendere
il buon diritto o l'onore italiano
noi avremo coraggio da vendere.
Rataplan,rataplan,rataplan!

    Difensori della nostra terra,
    nessun nemico ci fa tremare
    sentinelle alla frontiera
    fior d'alpini ed artiglieri.

    Nessun malaticcio dalla pallida cera
    afflitto dal mal caduco (epilessia).
    E’ il Piemonte che dà  all'Italia
    la più bella gioventù.

     E’ il Piemonte che dà  all'Italia
     la più bella gioventù.

Fonte: QUI
 

 
 
 
NONNO AMILCARE
 

Correva l'anno undici
La guerra un dì scoppiò
E il vecchio nonno Amilcare
Contento in Libia andò.
Mancando l'acqua idrica
La sete divampò
Ma il vecchio nonno Amilcare
Col vino rimediò.
Col vin, al vecio Alpin,
Sembrò il deserto un'oasi
Sconfisse i beduin
Vinceva il terzo Alpin.

Correva l'anno tredici,
Amilcare sposò
Ma verso l'anno quindici
La guerra riscoppiò.
Là su le cime candide
Pur l'acqua si gelò
Ma il Vecchio nonno Amilcare
Col vino si salvò.
Col vin, el vecio Alpin
Domava pur le aquile
Rideva del cecchin
Vinceva il quinto Alpin

Ma nel quaranta Amilcare
Sei figli allineò
E senza tante chiacchere
In guerra li mandò.
Fra sciami di pallottole
Cantando li guidò
Vedendoli un po' pallidi
Col vino li curò.
Col vin, i boce Alpin
Divennero sei aquile
In barba dei marins
Vinceva il sesto Alpin.

Ma un dì un colpo svergolo
Amilcare impiombò
Spuntarono due ali
Ed in paradiso andò: gloria, gloria, gloria in excelsis Deo
Il cielo è un luogo splendido
Ma triste diventò.
San Pietro che era un pratico
Del vino gli portò.
Del vin, ad un Alpin
Per far cantare gli angeli
Assieme ai cherubin,
Evviva il Corpo Alpin.

Fonte: QUI
 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: CARA DOLCE TERRA MIA - SIGNORE DELLE CIME

Messaggio  admin_italiacanora Dom Mag 24, 2015 12:10 pm

CARA DOLCE TERRA MIA

TESTO
Cara dolce terra madre mia nel tuo grande cuore sono nato la giusta vera strada m'hai insegnato cara dolce terra mia mai ti ho dimenticato, dolce terra mia. Il lungo inverno tanto tanto freddo legna scarsa e fuoco sempre spento ci riscaldava il cuore il sentimento cara dolce terra mia scende la malinconia, dolce terra mia. Cara dolce terra madre mia nel tuo grande cuore sono nato la giusta vera strada m'hai insegnato cara dolce terra mia mai ti ho dimenticato, dolce terra mia. Ti ringraziano i figli tuoi per quel prezioso ben ereditato cara dolce terra mia nel tuo cuore sono nato, cara terra mia.
 
Fonte: QUI

Coro A.N.A. di Milano


Testo:
Cara dolce terra madre mia
nel tuo grande cuore sono nato
la giusta vera strada m'hai insegnato.
Cara dolce terra mia
mai ti ho dimenticato,
dolce terra mia.

Il lungo inverno tanto tanto freddo
legna scarsa e fuoco sempre spento
ci riscaldava il cuore il sentimento.
Cara dolce terra mia
scende la malinconia,
dolce terra mia.

Cara dolce terra madre mia
nel tuo grande cuore sono nato
la giusta vera strada m'hai insegnato.
Cara dolce terra mia
mai ti ho dimenticato,
dolce terra mia.

Ti ringraziano i figli tuoi
per quel prezioso bene ereditato.
Cara dolce terra mia
nel tuo cuore sono nato,
cara terra mia.

Fonte: QUI





SIGNORE DELLE CIME


TESTO
Signore delle cime è il titolo di un canto di ispirazione popolare con testo e musica composti nel 1958 dal compositore vicentino Giuseppe (Bepi) de Marzi, all'epoca ventitreenne.
Destinato ad essere eseguito dal coro de I Crodaioli di Arzignano, fondato dallo stesso De Marzi, Signore delle cime è divenuto ben presto un successo mondiale, tradotto in molte lingue ed elaborato per diversi tipi dei ensemble.
Il brano è un moderno epicedio, una fervida commemorazione funebre in ricordo dell'amico Bepi Bertagnoli, tragicamente scomparso in un'escursione di montagna nell'Alta Valle del Chiampo nel 1951; ma l'occasione contingente, solo adombrata nel testo (Un nostro amico hai chiesto alla montagna), non ne ha impedito la ricezione in breve tempo come canto di universale immedesimazione.
La semplicità d'impianto e il grande impatto emotivo lo hanno reso parte del repertorio di numerosissimi cori polifonici e popolari; la semplice melodia, accompagnata da armonie tradizionali ma non scontate, è abbinata ad un testo che unisce sentimento, pietas popolare e devozione cristiana.

Il canto distribuisce su una medesima melodia due strofe formate da quartine di versi endecasillabi sciolti (si può comunque osservare il poliptoto tra le finali del secondo e quarto verso della prima strofa montagna:montagne). Entrambe le strofe terminano con la medesima invocazione:
[...] Su nel Paradiso
Lascialo andare per le Tue montagne.


La musica prevede la ripetizione dei due emistichi del terzo verso: nella prima strofa con una reduplicatio pura e semplice, nel secondo caso con una curiosa variante: il primo emistichio ("il nostro amico") invece di essere ripetuto letteralmente è sostituito dall'ipermetro "(il) nostro fratello", per altro in rima con il secondo verso (mantello:fratello).

Prima strofa
Veduta gruppo dello Schiara dal monte Serva.
« Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? » (Salmi 121,1)

La prima strofa è rivolta a Dio.
Ispirandosi agli inni religiosi, il testo del canto comincia con una invocazione al Dio del cielo, Signore delle cime, ad indicarne la caratteristica di punto di contatto tra cielo e terra, di divinità non confinata a distanze iperuranie.
Il secondo verso esprime invece lo sbigottimento e la domanda di senso che ogni morte accidentale suscita al cuore dell'uomo: "Tu, o Signore, hai chiesto alla montagna la vita di un nostro amico".
La parte finale, nello stile dell'omiletica e della retorica, termina con una perorazione, rivendica la positività ultima del Mistero insondabile: chi muore non è destinato alla morte, ma alla vita eterna, trasfigurata come prosecuzione dell'attività alpinistica del defunto per le Tue montagne.

Seconda strofa
La seconda strofa, sintatticamente parallela alla prima, è rivolta alla Madonna, "Signora della neve", la cui natura di mediatrice tra l'uomo e il Mistero è tinteggiata come una "deposizione" della tradizione figurativa, simboleggiata dall'immacolato sudario di neve che si invoca sul defunto, come simbolo di purezza e di redenzione.

La musica
La musica, concepita in concomitanza con il testo, è in costante contatto con esso e ne è inestricabile complemento: non compaiono in essa madrigalismi né espedienti innovativi, ma una riproposizione della sapiente arte del corale filtrata da un'esperienza memore del canto alpino e delle ultime manifestazioni del Movimento Ceciliano di inizio secolo.

Melodia
La melodia del canto è caratterizzata da un andamento generalmente per gradi congiunti, con un arco melodico nel primo verso, una scala discendente in corrispondenza del secondo verso.
Il terzo verso, come già accennato, ha un trattamento melodico elaborato che prima espande il testo con una progressione armonica ascendente, in corrispondenza del primo emistichio, per chiudere con una scala discendente nel secondo. La melodia assegnata all'ultimo verso possiede infine alcune caratteristiche che la rendono particolare: l'unica alterazione melodica e l'assenza di quella clausola discendente che aveva caratterizzato le precedenti frasi-verso.

Armonia
Le armonie del corale sono imperniate sulla dialettica tra modo maggiore e relativo minore. La struttura omoritmica, nell'assenza di un vero e proprio contrappunto, affida all'armonia il compito di sottolineare il rapporto tra testo e musica.
Sono presenti modulazioni ma di carattere transitorio. L'unico punto in cui il cromatismo fa capolino, a sottolineare un fervore religioso in lotta con il dubbio e lo sbigottimento, è in corrispondenza del primo emistichio del terzo verso (nella prima strofa alle parole "Ma ti preghiamo" e nella seconda alle parole "Il nostro amico"). Come in un climax ascendente, questo procedimento armonico porta ad un insperato ritorno alla musica d'impianto (passaggio sottolineato in quel punto dalle semiminime discendenti nella parte dei bassi).
L'ultima sezione rispecchia armonicamente l'inizio, ma invece di condurre all'inquietante accordo di dominante della relativa minore, porta alla certezza del ritorno alla tonica d'impianto.
 
Fonte: QUI


Dio del cielo,
Signore delle cime,
un nostro amico
hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo:
su nel Paradiso
lascialo andare
per le tue montagne.

Santa Maria,
Signora della neve,
copri col bianco,
soffice mantello,
il nostro amico,
il nostro fratello.
Su nel Paradiso
lascialo andare
per le tue montagne.

Fonte: QUI



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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA PREGHIERA DELL'ALPINO - PREGHIERA DELL'ALPINO IGNOTO

Messaggio  admin_italiacanora Mer Ott 21, 2015 5:24 pm

LA PREGHIERA DELL'ALPINO


LA STORIA DELLA PREGHIERA DELL'ALPINO
Riteniamo cosa utile informare i nostri lettori sulla genesi della Preghiera dell alpino, oggi al centro di un positivo dibattito che ha preso le mosse da una lettera di don Valentino Quinz, già cappellano del 6° Alpini, apparsa nel numero di settembre 2005 nella rubrica Lettere al direttore .
L'articolo è un libero adattamento del pezzo comparso in Genova alpina nel numero di maggio agosto 2005 ripreso da un precedente articolo apparso su 'La più bela fameja' della sezione di Pordenone a fine 2004.
 
  • 1947: ritrovamento nell archivio della famiglia del colonnello Gennaro Sora, deceduto nel 1949 dopo un avventurosa vita spesa al servizio della Patria sull Adamello, alle isole Svalbard (impresa Nobile), in Africa Orientale, in prigionia in Kenia, di una lettera alla madre in data luglio 1935. In essa compare una sua preghiera elaborata per gli alpini dell Edolo, battaglione da lui comandato, nella quale numerose sono le frasi poi diventate patrimonio di tutti gli alpini in armi e in congedo.
  • Nel 1943 tale preghiera, quasi nella forma attuale, circolava tra gli alpini del battaglione Val d'Adige, per l'interessamento del cappellano, padre Enrico Bianchini. Il testo, datato 1° settembre 1943 è conservato presso il Centro Studi ANA (segnalazione in data 4 luglio 2006 del col. alpino ris. Gioacchino Gambetta della sezione di Tirano).
  • 11 ottobre 1949: don Pietro Solero, grande figura di sacerdote, di alpino e di alpinista, cappellano del 4º alpini, in un incontro con l ordinario militare, mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, propone di "ritoccare e di rimodernare" la preghiera e di concedere la facoltà di recitarla dopo la Messa in luogo della Preghiera del Soldato.
  • 21 ottobre 1949: mons. Ferrero approva e il vicario generale, mons. Giuseppe Trossi comunica il nuovo testo della preghiera a tutti i comandanti alpini. Essa è quella nota a tutti noi e tuttora recitata dagli alpini in congedo iscritti all ANA.
  • 1972: mons. Pietro Parisio, cappellano capo del 4º Corpo d Armata alpino, chiede e ottiene dall'ordinario militare, mons. Mario Schierano, di sostituire alcune frasi ritenute non più consone al momento che l'Italia sta vivendo. Perciò il diventa .
  • 15 dicembre 1985: il testo così modificato è definitivamente approvato per cui la nuova Preghiera dell'alpino diventa ufficiale.
  • Metà anni 90: il presidente Caprioli chiede e ottiene dal CDN che la preghiera sia recitata, nella forma originale del 1949 quando le cerimonie sono celebrate in presenza di soli iscritti all'ANA e nel testo modificato nel 1985 in presenza di reparti alpini alle armi che non possono evidentemente contravvenire a ordini.
  • 6 settembre 2007: l’Arcivescovo Ordinario Militare, Mons. Vincenzo Pelvi, ha reinserito, nel testo della preghiera modificata nel 1985 (quella, per intenderci, recitata dagli alpini in servizio) il riferimento alla “nostra millenaria civiltà cristiana”. Per gli alpini in servizio, dunque, il ““Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera” diventa “Rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra Bandiera, della nostra millenaria civiltà cristiana”.
 
Fonte: QUI
 
 
Coro A.N.A. di Milano
 
 
Testo:
Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai,
su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza
ci ha posto a baluardo fedele delle nostre
contrade, noi, purificati dal dovere
pericolosamente compiuto,
eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose,
i nostri figli e fratelli lontani, e
ci aiuti ad essere degni delle glorie
dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall'impeto della valanga,
fa che il nostro piede posi sicuro
sulle creste vertiginose, su le diritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi,
rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,
la nostra millenaria civiltà cristiana.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,
Tu che hai conosciuto e raccolto
ogni sofferenza e ogni sacrificio
di tutti gli Alpini caduti,
tu che conosci e raccogli ogni anelito
e ogni speranza
di tutti gli Alpini vivi ed in armi.
Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni
e ai nostri Gruppi.
Così sia.
 
Fonte: QUI
 
 
Maggiori informazioni è possibile reperirle da questo sito (La PREGHIERA DELL’ALPINO nella storia delle generazioni in grigioverde).
 

 
 
 
PREGHIERA DELL'ALPINO IGNOTO

TESTO
Il canto rievoca la campagna di Russia del 1942, nella quale persero la vita centomila nostri soldati. E' caratterizzato da un andamento musicale profondamente doloroso e sconfinata rassegnazione.
 
Fonte: QUI
 
 
Coro A.N.A. di Milano
 
 
O Signore Tu,
per le mie ferite
da cui scese sangue
al fango e alla neve.

O Signore Tu,
per il mio dolore
e il mio respiro
pel mio silenzio
senza lamento.

Per il lungo calvario
d'ogni fratello alpino
che giacque riverso
nell'invocarti.

O Signore Tu,
per gli occhi di mia madre
che fermi son nel buio
fermi nel vuoto.

Tu o Signore,
stendi la mano
e benedici
ogni fratello
che vive.
 
Fonte: QUI
 

 


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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: E LA NAVE S'ACCOSTA PIAN PIANO - VA L'ALPIN

Messaggio  admin_italiacanora Gio Dic 21, 2017 4:34 pm

- E LA NAVE S'ACCOSTA PIAN PIANO - Tipo canto: canto degli alpini

CENNI STORICI
(guerra Italo-Turca 1911-1912)
Approdava alle sponde africane Il Vascello di Savoia (titolo originale) ed un anonimo alpino del battaglione Saluzzo già accennava le prime battute narrative di questo canto, legato alla storica impresa di Uadi Derna (fiume nei pressi della città omonima) ove gli alpini, strappati da un bizzarro destino alle montagne native e gettati in un deserto sconosciuto di oltremare, inflissero una dura sconfitta all’emiro Enver Bey.
E’ questo uno dei rarissimi brani dove l’alpino si concede, contro le abitudini, un pizzico di tracotante trionfalismo, subito però mitigandone il tono con accenti più umani e commoventi.
Discendenti da questa, che (con l’africana Mamma mia vienimi incontro) è fra le più antiche e nobili cante epiche alpine, sono le altre nate nella seconda guerra mondiale: La bersagliera (ove la meta è nientemeno che il Giappone) e Col fucile sulla spalla della campagna di Grecia.
 
Fonte: QUI


- VA L'ALPIN - Tipo canto: canto degli alpini

NOTE
E’ un canto che si può considerare precursore degli spot pubblicitari dei nostri giorni tra retorica e realtà.
La vita dell’alpino in montagna è condensata in poche strofe, come un flash d’ immagini.
Ecco allora che l’alpino s’ arrampica fino alle più alte vette, poi sfreccia con gli sci sulla neve , quindi si riposa e sogna la casa e la mamma.
Ma la montagna comporta anche dei rischi : il pericolo delle rocce friabili ed i burroni, i ghiacciai da attraversare, le valanghe da evitare .
Solo il pensiero di qualcuno che aspetta a casa è il conforto che aiuta a superare ogni difficoltà.
 
Fonte: QUI


E LA NAVE S'ACCOSTA PIAN PIANO

  VA L'ALPIN

   

Cattedrale di BOBBIO il Coro GERBERTO diretto dal M° EDO MAZZONI
 
Testo:
E la nave s’accosta pian piano,
salutando Italia sei bella;
nel vederti mi sembri una stella,
oh morosa ti debbo lasciar.

Allora il capitano m’allungò la mano
sopra il bastimento, mi vuol salutare,
e poi mi disse: i Turchi son là.

E difatti si videro spuntare,
le nostre trombe si misero a suonare,
le nostre penne al vento volavano
tra la bufera ed il rombo del cannon.

E a colpi disperati, mezzi massacrati
dalle baionette, i Turchi sparivano
gridando: Alpini, abbiate pietà.

Sulle dune coperte di sabbia
i nostri Alpini, oh Italia, morivano,
ma nelle veglie ancor ti sognavano
con la morosa, la mamma nel cuor.

E col fucile in spalla, baionetta in canna,
sono ben armato, paura non ho,
quando avrò vinto ritornerò!
 
Fonte: QUI
  
Coro ANA Montecavallo - Va l'alpin al Teatro "Verdi" di Pordenone
 
Testo:
Va l’alpin su l’alte cime
passa e vola lo sciator
dorme sempre sulle cime
sogna mamma e casolar.

Tra le rocce e tra i burroni
sempre lesto è il suo cammin
quando va per la montagna
pensa sempre al suo destin.

Pensa sempre al suo destino
c’è il ghiacciaio da passar:
mentre va col cuor tranquillo
la valanga può cascar.

Pensa alpin la tua casetta
che la rivedrai ancor
la tua bella che ti aspetta
orgogliosa del tuo amor.
 
Fonte: QUI
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: BERSAGLIERE HA CENTO PENNE - CHIESETTA ALPINA

Messaggio  admin_italiacanora Gio Dic 13, 2018 7:26 pm

- BERSAGLIERE HA CENTO PENNE - Tipo canto: canto degli alpini

CENNI STORICI
Il bersagliere ha cento penne / e l'alpino ne ha una sola / il partigiano ne ha nessuna / e sta sui monti a guerreggiar. Rielaborazione partigiana di un canto degli alpini risalente alla prima guerra mondiale.
Quello di adattare canzoni militari, in particolare alpine, trasformandole in canti partigiani è stato un fenomeno molto diffuso.
Ed anche in questo caso un motivo di matrice alpina trovo' nuova vita nel 1944 tra i partigiani che operavano sulle montagne liguri e si diffuse in tutte le regioni teatro della Resistenza.
Conosciuta anche come "Il partigiano" è nota nella versione cantata da Mario De Micheli
 
Fonte: QUI

NOTE
Questo canto mostra in modo particolare il continuo riutilizzo e riadattamento di materiali attuato nella musica popolare italiana; il testo qui riportato, infatti, è modellato su un’antica melodia popolare ed è stato ripreso in modo esplicito da un canto partigiano.
Si potrebbe ipotizzare, ma senza alcuna prova, l’esistenza di un primo testo dedicato ai bersaglieri.
L’origine di questi versi è ancora oggetto di dibattito, secondo alcune fonti risale quasi certamente alla Prima Guerra Mondiale; le versioni attestate sono molteplici, ma in tutte viene espressa un’esplicita lode del corpo degli Alpini.
Va notato però, rispetto ad altri canti di argomento analogo, che sono assenti riferimenti ad armi, violenza ed episodi bellici: le qualità del soldato rappresentate sono infatti la capacità di resistere alle difficoltà ed il coraggio; egli affronta con tenacia e senza paura fatiche e pericoli dovuti all’ambiente inospitale in cui si muove, non ad un ipotetico nemico.
Se non sapessimo che è un soldato, potremmo quasi identificarlo con una guida alpina (come quelle del “Canto di guide alpine” che salvano nottetempo una ragazza ferita).
In questo modo viene alleggerita la retorica di glorificazione militare e viene evidenziata una delle caratteristiche che gli Alpini si sono da sempre attribuiti: quella di essere soprattutto dei difensori del territorio.
La melodia richiede una buona padronanza delle note acute, pertanto può risultare ostica in alcuni passaggi.
 
Fonte: QUI


- CHIESETTA ALPINA - Tipo canto: canto degli alpini


BERSAGLIERE HA CENTO PENNE

  CHIESETTA ALPINA

   

Coro Valtanaro Sezione Alessandria
 
Testo:
Bersagliere ha cento penne
ma l'alpin ne ha una sola
un pò più lunga un pò più corta
sol l'alpin la può portare...
un pò più lunga un pò più corta
sol l'alpin la può portare...

Quando scende la notte bruna
tutti dormon nella pieve
ma con la faccia dentro la neve
sol l'alpin non può dormir...
ma con la faccia dentro la neve
sol l'alpin non può dormir...

Là sui monti vien giù la neve
la tormenta dell'inverno
ma se venisse anche l'inferno
sol l'alpin riman lassù...
ma se venisse anche l'inferno
sol l'alpin riman lassù...

Se dall'alto di rupo cade
confortate i vostri cuori
perchè se cade i mezzo ai fiori
non gli importa di morir
perchè se cade i mezzo ai fiori
non gli importa di morir
 
Fonte: QUI
  
Coro La Brughiera
 
Testo:
C'è una chiesa alpina dove già rintocca una campana,
nel vederla così in alto pare in cielo e più lontana,
col suono par che dica a un cuor, nel dolce vespro mattutin,
alla chiesetta tutta in fior, ritornerai mio bell'Alpin.

S'ode un suono ma non è più la campana della chiesetta,
è il silenzio della sera che pian pian suona la trombetta,
più piano come in un sospir, fra breve non si sente più,
ma al bruno Alpino par d'udir la campanella di laggiù.

Rosellina che col gregge vai sui monti di buon mattino,
e con ansia e fede aspetti che ritorni il tuo bell'Alpino,
se pur lontano il bruno Alpin, a te soltanto penserà,
e un dì vedrai che a te vicin, felice ancor ritornerà.

Ed un giorno assai più forte suona la campanella,
è tornato il bruno Alpino e Rosellina si fa più bella,
è bianca e pura come un fior, che il sol di maggio sboccerà,
e la campana con amor per quelle nozze suonerà.
 
Fonte: QUI
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI:PICCOLA CANTA DI NATALE - BIANCO NATALE

Messaggio  admin_italiacanora Mar Dic 18, 2018 4:10 pm



- PICCOLA CANTA DI NATALE - Tipo canto: canto degli alpini natalizio

- BIANCO NATALE - Tipo canto: canto degli alpini natalizio

NOTE
E' una delle più famose melodie della tradizione natalizia.
La composizione, che ricevette anche l'oscar della migliore canzone, è di Irving Berlin ed è stata tradotta nell'anno 1942.
Ne sono state pubblicate oltre 500 versioni diverse, in decine di lingue, che fanno la canzone natalizia più cantata nel mondo.
Questa versione è stata armonizzata dal Maestro Francesco Sacchi.


PICCOLA CANTA DI NATALE

  BIANCO NATALE

   

Corale Alpina Savonese
 
Testo:
Le stelle in cielo passan piano piano,
e ne le case scure ancor se sogna.
Ghe ze soltanto sveja na zampogna,
che riva dal passato e de lontano.

Natale che passa, Natale che viene,
volemose bene, volemose bene.
Un anno che viene, un anno che va,
tarillalalera, tarillalalà.

Xè l’aria de Natale on menestrelo,
ghe fa la nenia santa del Signore.
Tien cu le brassa in crose, verxi el core,
basa el to vizin, xe to fradelo
 
Fonte: QUI
  
Coro Alpino Lecchese
 
Testo:
Quel lieve tuo candor, neve,
discende lieto nel mio cuor.
Nella notte santa il cuor esulta
d'amor, è Natale ancor.
E viene giù dal ciel lento,
un dolce canto ammaliator
che ti dice "Spera anche tu."
È Natale, non soffrire più.

Oh... oh oh oh oh

E viene giù dal ciel lento,
un dolce canto ammaliator
che ti dice "Spera anche tu."
È Natale, non soffrire più

che ti dice "Spera anche tu."
È Natale, non soffrire più..
 
Fonte: QUI
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: A MONTICOLO - ADIEU A L'ENGIADINA

Messaggio  admin_italiacanora Ven Giu 07, 2019 11:03 pm

- A MONTICOLO - Tipo canto: canto degli alpini

NOTE
La vista di un piccolo lago alpino, sostare alla sua riva, trascorrere vicino ad esso magari un pò di vacanza, è sempre una gioia, un senso di riposo, di tranquillità.

Il laghetto di cui ci parla la prossima canzone è quello di Monticolo, nota località in provincia di Bolzano. Attorno a questo piccolo specchio azzurro fanno corona i pini, i fiori, e le montagne tanto care. Vicino ad esso si può veramente cantare in coro all’onda che ci culla e al dolce amor.
 
Fonte: QUI
 
 
- ADIEU A L'ENGIADINA - Tipo canto: canto degli alpini

NOTE
L'Engadina, chiamata Engiadina nella linqua parlata della sua popolazione, è una lunga e bellissima vallata incisa tra le montagne (Alpi Retiche) e arricchita dal canto dello scorrere del fiume Inn ed è uno dei più pittoreschi paesaggi svizzeri.
Offre nell'alta Engiadina una larga valle di modellamento glaciale allietata da pittoreschi laghi (St. Moritz) e nella bassa Engiadina da bellissime vette (la più imponente è quella del Bernina) con una flora ricchissima di varietà rare. Il primo popolo storico furono i Reti, di origine Etrusca, che con le loro continue scorrerie nelle terre del Lario e della valle padana, attirarono l'attenzione di Roma, che all'epoca di Augusto li sottomise.
Nelle successive vicende storiche passò anche sotto il dominio dei Vescovi di Trento e proprio un trentino, Giovanni Segantini, ci ha regalato le immagine pittoriche più suggestive di questo paesaggio.

Questo antico canto, straordinario per l'armonia e i valori musicali espressi aderenti allo spirito tradizionale è diventato un classico dei canti ladini.
E' l'addio che ogni emigrante rivolge al suolo natio.
Il crescente ed il fortissimo delle ultime misure, sono una chiara intenzione, altamente drammatica, di questo sentimento.
 
 
A MONTICOLO
Coro A.N.A. Coste Bianche

  ADIEU A L'ENGIADINA
Coro Alpino Lecchese

   

 
Testo:
Ci dispiace ma il testo al momento non è disponibile in rete, puoi comunque vedere (e/o ascoltare) il video.
Puoi contribuire inviando i testi mancanti saxismawe@gmail.com
  
 
Testo:
Ma bella val, mi’ Engiadina
adieu, sta bain a bun ans vair,
adieu allegra giuventüna,
vus chars cumpagns da tant plaschair,
adieu vus flüms e clers auals
adieu blovs lais e verdas vals.

Meis char pajais, fin tant splendura
sur munts e vals glün’ e sulai
fin tant tras spelma l’En murmura
meis cour, nun ama co a tai!
 
Fonte: QUI
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: TI RICORDI LA SERA DEI BACI/LA BALLATA DEL SOLDATO

Messaggio  admin_italiacanora Mer Ott 30, 2019 6:48 pm

- TI RICORDI LA SERA DEI BACI - Tipo canto: canto degli alpini

NOTE
Nel testo risalente alla Prima guerra mondiale, la protagonista ricorda il suo innamorato, la promessa di sposarla al ritorno dalla guerra e il destino crudele che non lo fece mai tornare: morto nel Trentino (in altre versioni sul Piave), l'innamorata non si dà pace..
 
Fonte: QUI
 
 
- LA BALLATA DEL SOLDATO - Tipo canto: canto degli alpini
 
 
TI RICORDI LA SERA DEI BACI
coro A.N.A. Stella Alpina di Berzonno, Pogno (NO)

  LA BALLATA DEL SOLDATO
Coro ANA LA PREARA di Lubiara

   

 
Testo:
Ti ricordi la sera dei baci,
che mi davi stringendomi al sen;
mi dicevi: sei bella, mi piaci,
sulla terra sei fatta per me!

Mi promise 'sta Pasqua sposarmi
ma il destino non volle così,
bell'Alpino che avevi vent'anni
nel Trentino sei andato a morir.

Ragazzette che fate all'amore,
non piangete, non state a soffrir;
non c'è al mondo più grande dolore
che vedere il suo bene morir.

Da quel dì che la morte crudel
dal mio fianco me l'hanno rapi'
al pensar che fu stato fedele
non ho pace né nòte né dì.
 
Fonte: QUI
  
 
Testo:
Tu lo sai che partirò
sai perché e dove andrò
ma non sai, ed io non so
quando ancor ti riabbraccerò.

Non temere amore mio
non temer non è un addio
tutti parton come me
tutte piangono come te.

Come gli altri vestirò
come gli altri marcerò
sul berretto un fregio avrò
ma nei mio cuor il tuo volto avrò.

Non temer ti penserò
non temer ti scriverò
ogni giorno che passerà
sempre più ci avvicinerà.

E quando poi ritornerò
sul mio cuor ti stringerò
ti dirò, e tu io sai
ti dirò: non lasciarmi mai.
 
Fonte: QUI
 
 

 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Dom Giu 07, 2020 3:56 pm - modificato 1 volta.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty MONTE CAIUROL/SUL PAJON

Messaggio  admin_italiacanora Mer Nov 06, 2019 12:31 pm

- MONTE CAIUROL - Tipo canto: canto degli alpini

CENNI STORICI

Il massiccio è famoso per le tristi vicende belliche che l'hanno visto protagonista durante il primo conflitto mondiale (1915-1918) tra l'esercito italiano e quello austro-ungarico.
La montagna era in mano alle truppe austro-ungariche e il comando italiano voleva a tutti i costi conquistare tale cima; all'inizio le truppe italiane tentarono di conquistare il monte scalandolo, ma furono massacrati tutti.
Solamente il 27 agosto 1916, alle 19:50 circa, due plotoni di Alpini, anche grazie alla copertura da parte dell'artiglieria, riuscirono a conquistare la vetta, catturando 17 nemici e una grande quantità di armi e materiale bellico.
Questo era il quarto tentativo, dopo che gli austro-ungarici avevano respinto tre assalti italiani, durante la conquista perì il sottotenente Attilio Carteri della 65ª compagnia del battaglione alpini di Feltre.

Dopo la conquista italiana, gli austro-ungarici rinunciarono a riconquistare la vetta, e gli italiani riuscirono quindi a conquistare anche la forcella Sadole, ma non si spinsero oltre lungo la val di Fiemme.
Solamente nell'ottobre 1917 quando vi fu la rotta di Caporetto, gli italiani abbandonaron la cima duramente conquistata, che aveva comportato circa 10000 caduti italiani (si presume altrettanti anche da parte del nemico), sia caduti in azione, ma soprattutto dovuti alla morte bianca.
Nei pressi dell'altipiano del passo Sadole sono visibili alcuni resti degli scontri fra soldati italiani e austro-ungarici.
In seguito ai pesanti bombardamenti la cima della montagna si abbassò di ben 6 metri rispetto all'altezza precedente la guerra.

La Domenica del Corriere, rivista originale del 10-17 Settembre 1916, Anno 18 - N. 37
 
Seguono solo alcuni dei fatti descritti, illustrati e fotografati.

In copertina (qui a fianco):
"Nella zona di Fassa (Avisio), dopo lotta accanita, gli alpini occuparono l'aspra cima del Cauriol, ergentesi sulle ripide rocce a 2495 metri. La posizione fu subito rafforzata ed è in nostro saldo possesso. Furono presi al nemico una trentina di prigionieri, fra i quali un ufficiale".

Illustrato nella retro copertina:
"Lungo tutta il fronte, ieri le nostre truppe delle trincee di prima linea acclamarono fraternamente ai soldati di Romania.
Il nemico rispose con rabbiosi tiri di artiglieria, di bombarde e di mitragliatrici, fatti cessare dal pronto intervento delle nostre batterie".

Monte Cauriòl è anche un canto degli alpini relativo alle vicende della prima guerra mondiale.
 
Fonte: QUI
 
 
- SUL PAJON - Tipo canto: canto degli alpini
 
NOTE

Per coloro che non ne conoscono il significato cerco di spiegare cosa significava quella parola!
Per comprendere bisogna inserirsi in quell’ambiente che fu bene rappresentato in un bel film di Ermanno olmi intitolato: l’albero degli zoccoli!
Dove si vede veramente la povertà e la miseria in cui vivevano la maggior parte degli abitanti di questo angolo d’italia!
Siamo tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento!
In quel contesto per la gente popolana… non esistevano i letti veri e propri! Ma erano tipo dei giacigli fatti con dei sacchi di juta contenenti gli involucri delle pannocchie di granoturco fatte essiccare al sole!!
Ecco quello era detto IL PAJON.
E siccome mi ricordavo una canzone degli alpini dove era inserita tale parola …. sono andato a cercare le canzoni della grande guerra ed ho trovato questa.
 
 
MONTE CAIUROL
Coro Grigna

  SUL PAJON
Coro Alpini Passons Forni Avoltri

   

 
Testo:
Fra le rocce, il vento e la neve
siam costretti la notte a vegliar.
Il nemico crudele e rabbioso
lui cerca sempre il petto colpir.

Genitori piangete, piangete
vostro figlio è morto da eroe.
Vostro figlio è morto da eroe
su l'aspre cime del monte Cauriol.

Il suo sangue l'ha dato all'Italia,
il suo spirto ai fiaschi del vin.
Faremo fare un gran passaporto
o vivo o morto dovrà ritornar.
 
Fonte: QUI
  
 
Testo:
Il battaglione Aosta
sul pajon
è sempre sulle cime,
sul pajon
ma quando scende a valle
sul pajon
attente ragazzine!

Sul pajon de la caserma
requiem aeternam e così sia,
va' a ramengo ti,
to pare, ta mare e ta zia
e la naja e compagnia,
sul pajon, sul pajon!

Il parroco di Aosta
sul pajon
l'ha detto predicando:
sul pajon
«Attente ragazzine
sul pajon
che il "Quarto" sta arrivando.»
Sul pajon...

Ma una delle più belle
sul pajon
ha detto piano piano:
sul pajon
«Se il "Quarto'' sta arrivando
sul pajon
è quello che vogliamo!»
Sul pajon...
 
Fonte: QUI
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI APINI: E PICCHIA PICCHIA LA PORTICELLA - SULL'ALTOPIANO

Messaggio  admin_italiacanora Dom Giu 07, 2020 4:40 pm

- E PICCHIA PICCHIA LA PORTICELLA

NOTE
Canto narrativo diffuso in tutta l'Italia settentrionale noto con il titolo "E picchia picchia la porticella".
Nel testo si racconta della visita del protagonista a casa della sua amata e del bacio forte che le dà sulla porta tanto da essere sentito dalla madre di lei.
Il ragazzo ha fatto più di sette anni di prigione, ma la ragazza è comunque disposta a stare con lui, accettando anche le maldicenze della gente nei suoi confronti.
 
Fonte: QUI
 
 
- SULL'ALTOPIANO
 
 
E PICCHIA PICCHIA LA PORTICELLA

  SULL'ALTOPIANO

   

 
Testo:
E picchia picchia la porticella
che la mia bella la mi vien a aprir
e picchia picchia la porticella
e la mia bella la mi vien a aprir

E con la mano aprì la porta
e con la bocca la mi dà un bacin
e con la mano aprì la porta
e con la bocca la mi dà un bacin

E me lo ha dato sì tanto forte
che la mia mama la lo gà sentì
e me lo ha dato sì tanto forte
che la mia mama la lo gà sentì

E che t'ho fato (...)
che tutto il mondo parla mal di te
e che t'ho fato (...)
che tutto il mondo parla mal di te

E lascia pure che il mondo dica
io voglio amare chi mi ama me
e lascia pure che il mondo dica
io voglio amare chi mi ama me

E voglio amare quel giovinotto
che ha sofferto la prigion per me
e voglio amare quel giovinotto
che ha sofferto la prigion per me

E sette anni e sette mesi
e sette giorni la prigion per me
e sette anni e sette mesi
e sette giorni la prigion per me

E la prigione profonda e scura
mi fa paura e la mi fa penar
e la prigione profonda e scura
mi fa paura e la mi fa penar
 
Fonte: QUI
  
 
Testo:
Ci dispiace ma il testo al momento non è disponibile in rete, puoi comunque vedere (e/o ascoltare) il video.
Puoi contribuire inviando i testi mancanti saxismawe@gmail.com
 
 
 

 


Ultima modifica di admin_italiacanora il Dom Nov 01, 2020 5:58 pm - modificato 1 volta.

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty CORI ALPINI: LA PENNA NERA/SUL PONTE DI BASSANO

Messaggio  admin_italiacanora Dom Nov 01, 2020 4:26 pm

- LA PENNA NERA

NOTE
Canto narrativo diffuso in tutta l'Italia settentrionale noto con il titolo "E picchia picchia la porticella".
Nel testo si racconta della visita del protagonista a casa della sua amata e del bacio forte che le dà sulla porta tanto da essere sentito dalla madre di lei.
Il ragazzo ha fatto più di sette anni di prigione, ma la ragazza è comunque disposta a stare con lui, accettando anche le maldicenze della gente nei suoi confronti.
 
Fonte: QUI
 
 
- SUL PONTE DI BASSANO
 
NOTE
Canzone del repertorio degli alpini, ambientata sul ponte di Bassano, noto per essere stato raso al suolo nel corso della Seconda guerra mondiale dai tedeschi e poi ricostruito dall'Associazione Nazionale Alpini, sul disegno dell'architetto Andrea Palladio del 1569.
Da allora prese l'attributo di "ponte degli alpini".
Nel testo il soldato ricorda il bacio dato all'amata sul ponte, ma allo stesso tempo predice la fine del loro rapporto.
 
Fonte: QUI
 
 
LA PENNA NERA

  SUL PONTE DI BASSANO

   

 
Testo:
Sul cappello, sul cappello che noi portiamo,
C'é una lunga, c'é una lunga penna nera,
Che a noi serve, che a noi serve da bandiera,
Su pei monti, su pei monti a guerreggiar, oi là là,

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
Coglieremo, coglieremo le stelle alpine,
Per donarle, per donarle alle bambine,
Farle piangere, farle piangere e sospirar, oi là là,

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
Pianteremo, pianteremo l'accampamento,
Brinderemo, brinderemo al reggimento,
Viva il Corpo, viva il Corpo degli Alpin, oi là là,

Su pei monti, su pei monti che noi saremo,
Pianteremo, pianteremo il tricolore.
O Trentino, o Trentino del mio cuore
Ti verremo, ti verremo a liberar, oi là là

Evviva, evviva il reggimento
Evviva, evviva il corpo degli Alpin!

Evviva, evviva il reggimento
Evviva, evviva il corpo degli Alpin!
 
  
 
Testo:
Sul ponte di Bassano
noi ci darem la mano
noi ci darem la mano
per un bacin d'amor
per un bacin d'amor
per un bacin d'amor

Per un bacin d'amore
succede tanti guai
non lo credevo mai
doverti abbandonar
doverti abbandonar
doverti abbandonar

Doverti abbandonare
volerti tanto bene
son baci di catene
che ci incatena il cuor
che m'incatena il cuor
che m'incatena il cuor

Che m'incatena il cuore
che m'incatena i fianchi
non ho traditi (trovato) tanti
ti tradirò anche te
ti tradirò anche te
ti tradirò anche te
 
 
 

 

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI - Pagina 1 Empty Re: CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

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