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SICILIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

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SICILIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

Messaggio  admin_italiacanora il Gio Set 09, 2010 11:22 pm


SICILIA.

Considerata da sempre la culla del canto popolare italiano, quest'isola è ricca di stornelli, di serenate, di ninne nanne, di canti e giuochi di ragazzi, di satire, di mottetti e di leggende sacre e profane.
Ogni avvenimento della vita è stato cantato dal popolo.
Il canto è ricco e intenso.
La vita, dalla culla alla bara, è stata sempre capace d'interessarlo in ciò che è vivo e aderente all'anima popolare che vi si adegua.
in taluni paesi delle province di Palermo ed Agrigento si festeggia il maggio cantando "Primavera vinni " o "Vinni Maju, vinni amuri".
Fra le ninne nanne si trovano canzonette natalizie per Gesù Bambino che rappresentano un anello fra le ninne nanne vere e proprie ed i canti religiosi popolari.
Ogni avvenimento della vita è stato cantato dal popolo.

Per quanto riguarda i balli sono sopravvissuti quello nuziale chiavu, lu diavulecchiu (girotondo), la puliciusa (tarantella) e, fra gli altri, la fasola, una volta rappresentata e cantata (affine alla tarantella).


MUSICA SICILIANA:

[justify]La musica siciliana riguarda la tradizione musicale della Sicilia, maggiore isola del mar Mediterraneo.
È in stretta correlazione con le vicende storiche e le dominazioni succedutesi nei secoli in Sicilia; negli ultimi decenni, sono nati anche gruppi e musicisti di musica popolare che interpretano nuove canzoni in lingua siciliana.
La musica popolare siciliana affonda le proprie radici nelle elegie funebri e negli inni sacri introdotti dai greci e poi dagli arabi e successivamente dalla musica strumentale normanna.

La prima testimonianza musicale in lingua siciliana si deve alla scuola federiciana nel XIII secolo.
Al panorama letterario si connettono precisi riferimenti musicali, di cui ora ci si soffermerà, accennando anche a talune manifestazioni coreutiche. Nell'ambito dell'invenzione compositiva spiccano non poche componenti che sembrano derivare dalla musicalità ellenica.

Nell'immagine qui di lato la prima raccolta di canti siciliani, ed. Ricordi 1883.

La melodia siciliana, per esempio, tende a discendere dall'acuto, anzi dall'acutissimo al grave.
Inoltre, di zona in zona, si ha un mutamento caratteristico delle scale impiegate, ognuna delle quali assurge a dignità del “motto del paese”, ma che puntualmente si connettono agli antichi modi greci.
Ciò vale in parte anche per la tecnica della variazione che è eminentemente melismatica (fioriture di suoni su una sillaba o vocale del testo), ma poiché, spesso, tali ornamenti inglobano intervalli inferiori al semitono ne risulta che essi potrebbero derivare tanto dalle “chroai” del genere enarmonico ellenico come nelle gamme arabe, ricche, appunto, di simili intervallazioni.
Le ascendenze “saracene” si fanno inoltre sentire nelle modalità d'intonazione della voce, sempre tese ed aspre. L'orizzonte culturale ellenico riappare nello strumento principale dell'isola, vale a dire nel “mariòlu”, del tutto simile all'antica “lyra”, anche per i poteri terapeutici che si attribuiscono alle sue sonorità.
L'arte musicale è altresì presente nelle manifestazioni della fede Per esempio, con canti di giubilo nelle rappresentazioni del presepe “vivente” di Cianciana (Girgenti, Agrigento) e con lamenti, sostenuti da tamburi e strumenti a fiato, nel racconto della Passione di Cristo, quale si svolge ad Agira, in provincia di Enna.

Al complesso di espressioni testé menzionato si lega l'arte interpretativa del cantastorie.
Un tempo, essa era patrimonio di due gruppi principali: i cantori ambulanti veri e propri, dediti alle ballate cavalleresche e alle storie profane, e gli “orbi” (i ciechi), specializzati nelle narrazioni e nei canti religiosi e il cui nomadismo, per ovvi motivi, era limitato al circondario dei luoghi di pellegrinaggio o alle province.
Oggi i primi sopravvivono ancora, ma dall'inizio del secolo la loro funzione ha conosciuto un progressivo impoverimento: dapprima per l'influsso della musica “di consumo” e per il volgersi a soggetti di cronaca moderna, perlopiù “nera”, fattori che li hanno sradicati dal terreno più profondo della tradizione, e più recentemente, a causa di un processo d'intellettualizzazione tutto esteriore e dominato, non di rado, da sollecitazioni di politica spicciola.

Non meno interessanti le invenzioni coreografiche, contesto nel quale ha particolare rilievo il “Ballo della cordella”, sicuramente erede di una più antica danza della fertilità, come lasciano indurre il tempo dell'esecuzione (feste di maggio) e i fondamenti delle sue figurazioni.
Il ballo della cordella, infatti, si svolge intorno ad un palo, dalla cui sommità pendono lunghe cordicelle multicolori: evidente ricordo stilizzato dell'albero ricco di fiori.
Codesti nastri devono essere retti all'estremità libera dalla mano destra di ciascun interprete e intrecciati nel corso della danza; il centro che ha una sorta d'appannaggio di tale ballo è Petralia Sottana, in provincia di Palermo.
Fra le restanti forme coreografiche dell'isola si deve ricordare l'antica Siciliana, danza di carattere pastorale, in movimento moderato, tagliata in tempo di 6/8, 12/8 o 6/4, entrata nella sfera della musica colta e le danze funebri, pressoché scomparse, che ebbe molta voga nelle “suites” o nelle “sonate” (si prestò anche per la musica vocale e restò sempre una delle forme predilette dai musicisti, tanto che si trova non solo in opere del secolo scorso, ma anche in composizioni da camera di autori moderni).
E anche il Tataratà, una danza armata, e propiziatoria, risalente, secondo diversi studiosi, al periodo di dominazione islamica dell'isola, ancora praticata a Casteltermini.

Fonte: QUI
 
 
STRUMENTI TIPICI SONO:

TAMBUREDDU - (o n’cichincì) Strumento musicale appartenente alla classe dei membranofoni. E' formato da una membrana di pelle tesa su di un cerchio di legno, alto pochi centimetri, che reca entro apposite fenditure, un certo numero di piccole piastre metalliche accoppiate, girevoli su un fil di ferro.

In Sicilia e' chiamato comunemente tambureddu o tammureddu. La sua comparsa, probabilmente, risale al periodo della colonizzazione Greca VII secolo a.C.
Anticamente lo acquistavano le novelle spose per portare allegria nella nuova dimora.

FRISCALETTU - (Zufolo di canna) strumento musicale della famiglia degli aerofoni, affine al flauto dritto (dolce) ma dal timbro piu' robusto e brillante, e' costituito da un cilindro cavo di canna recante in tutto 9 fori (7anteriori e 2 posteriori). Strumento principe dei complessi folklorici e folkloristici siciliani, viene costruito solitamente nelle tonalita' di DO-SOL-LA.

Il suo nome varia da luogo a luogo, per cui si può incontrarlo anche come friscaliettu, friscaliattu, friscarettu, friscaloru etc… Fa eccezione San fratello (Messina), che ha parlata Gallo-Italica e ci da U vescot.

MARRANZANU - (il mariolu o ngannalaruni (lo scacciapensieri)) Strumento musicale della famiglia degli idiofoni a pizzico.

Numerose sono le sue varianti fonetiche in Sicilia. Mariolu e' il termine di Palermo, marranzanu quello di Catania , marranzuni a Messina
Altre varianti lessicali sono: ngannalarruni, nningalarruni, camarruni, malularruni etc….

QUARTARA - Usata come strumento musicale dai contadini agli inizi del 900, oggi fa parte integrante dei complessi folklorici. Viene suonata soffiando all'interno in un modo particolare e caratteristico che ne determina un suono da basso.
Puo' essere classificata nella famiglia degli aerofoni.



AZZARINU - (Sistro, Timpanu) Appartenente alla famiglia degli idiofoni.
Gli idiofoni sono strumenti musicali classificati all’inizio del ‘900 dal musicologo-antropologo Curt Sachs, che producono il suono dalle vibrazioni dello stesso materiale con il quale sono costruiti.
Si dividono in idiofoni a percussione, a scotimento, a raschiamento, a pizzico, ad aria, a frizione.
L'azzarinu appartiene alla famiglia degli idiofoni a percussione.
A codesto tipico strumento percussivo, è affidato il compito di scandire il tempo musicale. Di uso ormai del tutto raro, l'azzarinu, in passato lo si ritrovava quasi sempre a fianco della zampogna, soprattutto nelle novene celebrate in chiesa, o, come scriveva alla fine dell'Ottocento, Giuseppe Pitrè, "per accompagnare ai suoni e alle cadenze della chitarra, rendendola così più dolce e armoniosa".
Lo strumento consiste in una barretta d'acciaio piegata a forma di triangolo che, percossa da altra bacchetta dello stesso metallo, produce un suono estremamente squillante percepibile al di sopra di qualsiasi complesso orchestrale. Va tenuto sospeso per un vertice affinché suoni liberamente.
Lo strumento è costruito solitamente in maniera artigianale da fabbri utilizzando barre di metallo o acciaio a sezione circolare.
L'azzarinu (sistro) è conosciuto in Europa già nel XIV secolo, e fino all'Ottocento fu spesso suonato insieme alle campanelle. Fece la sua comparsa in orchestra nel corso del XVIII secolo, grazie alla moda per la musica militare turca che imperversava in quel periodo.
"N'azzarinu è n'attrizzu usatu p'addumari lu focu, furmatu di nu manichinu d'azzaru ca battennu supra na petra fucara pruduci spisiddi".

CIARAMEDDA - (o zampogna) Ancora sopravvive in alcune zone dell’Italia meridionale e delle Isole ma purtroppo è destinata con il tramonto della civiltà agro-pastorale a sopravvivere solo nei musei etnoantropologici insieme ad altri strumenti come il flauto di canna, i flauti a paro, i marranzani, i tamburelli, le quartane, le troccole. Ancora forse solo per poco resiste in determinati repertori come quello natalizio, delle novene.
La zampogna appartiene alla famiglia dell’oboe; il caratteristico otre, si gonfia per mezzo di un tubo funzionando da serbatoio d’aria. Nel messinese è in uso la zampogna a paro.

Qui sotto è riportato l'elenco delle canzoni popolari/folk della Sicilia, viene inoltre indicato se in archivio è presente o no il relativo testo (dialettale e/o italiano) e il video contenente il brano cantato (n.d.r.= per video è inteso il brano cantato).


INDICE

'A CAMMARATISA
BAMMINEDDU PICCILIDDU
E VUI DURMITI ANCORA
LU 'NGUI E LU 'NGUA
NINU NINU LU PICURARU
U BANNU DI CESARE


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Ago 27, 2018 11:41 am, modificato 10 volte
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SICILIA - CANZONI POPOLARI / FOLK: 'A CAMMARATISA/...E VUI DURMITI ANCORA!

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Set 24, 2010 10:51 pm

'A CAMMARATISA
 
NOTE:
 
Canzone molto divertente, ironica e molto popolare nell’intera Sicilia, ma in special modo ad Agrigento, città ove risiede il suo autore Giovanni Moscato che l’ha cantata ed incisa su dischi e musicassette.
E’ anche un cavallo di battaglia del noto cantante folk Gian Campione.
 
 
...E VUI DURMITI ANCORA!
 
NOTE:
 
Edito da: G & P. Mignani - Firenze - Data: 1927
 
...E vui durmiti ancora! è una poesia siciliana scritta da Giovanni Formisano nel 1910 e musicata da Gaetano Emanuel Calì. La prima incisione del brano musicale (detto mattutina, che così si distingue dalla notturna, la serenata serale) è del 1927.

Nel 1910 il Calì ebbe modo di leggere i versi del suo concittadino, mentre era di ritorno da un viaggio di lavoro a Malta. La bellezza del testo lo colpì al punto che nella sola durata del viaggio - una notte - ne compose spinto dall'ispirazione lo spartito per musicarlo. Tuttavia la versione musicata rimase solo un progetto personale e dovette attendere il 1927 per essere finalmente incisa a Firenze, presso lo studio fonico Mignani, dove l'Autore incise buona parte dei suoi lavori.

Curiosità
Secondo la tradizione il brano non ebbe molto successo alla sua prima presentazione. Accadde però che una sera, molto tempo dopo la sua prima esecuzione, al Teatro Sangiorgi di Catania il soprano Tecla Scarano chiese al musicista (che in quel tempo era il direttore artistico dello stesso teatro) di poter cantare un pezzo di sua composizione. L'Emanuel Calì non era molto convinto nel presentare il brano - dati gli insuccessi precedenti - ma l'esecuzione della Scarano fu tale che il pubblico entusiasta si innamorò subito della canzone. Così si dice sia nato il mito di questa canzone.

Un altro fatto legato al brano ricorda come sul fronte della Carnia, durante la Prima guerra mondiale, in un momento di pausa un giovane soldato siciliano prese la sua chitarra e, al chiar di luna, intonò la canzone.
Il silenzio che aleggiava dava voce solo alle note della mattutina. Al termine dell'esecuzione si sentirono improvvisamente le urla di apprezzamento degli austriaci, avversari sul campo, ma compagni emotivamente: non arrivavano a capirne il senso, ma rimasero incantati dalla bellezza della musica. Come a dire che la musica supera le barriere, anche in guerra.

Interpreti
Il primo interprete fu ovviamente l'Emanuel Calì al Teatro Sangiorgi di Catania. Altri artisti celebri sono stati Alfio Marletta, tenore del complesso "I danzerini dell'Etna" negli anni '40 dello scorso secolo, Michelangelo Verso nel 1952 e in tempi più recenti il tenore siciliano Marcello Giordani.
Singolare è la versione del baritono taorminese Salvo Todaro che esce fuori dallo schema del cantante lirico eseguendo la "mattinata" , arrangiata dal maestro Alberto Tomarchio.
Nel 1958 il brano venne inciso da Pippo Rallo per la casa discografica Cetra.

Infine ricordiamo che il brano è stato riproposto anche dallo show-man Fiorello e dal cantante Andrea Bocelli nell'album Incanto del 2008.

Il duo ha riproposto il brano in coppia in una puntata dello show di Fiorello su Sky Uno.

Analisi del testo
La metrica del testo poetico è piuttosto semplice e rispetta la struttura "A-B-A-B-C-C" per la prima e "A-D-A-D-C-C" per la seconda parte. Il ritornello rispetta lo schema A-B-A-B-C-C delle strofe, senza però riprendere la rima iniziale, ma confermando solo l'ultima rima baciata.
Il testo musicale, Andantino appassionato nella sua prima stesura, aggiunge due nuove strofe alle parole con il preludio e l'intermezzo (entrambi in scala di SI). Originariamente venne composta per pianoforte, ma lo spartito fu adattato per mandolino dallo stesso Calì.
 
Fonte: QUI
 
 
 
'A CAMMARATISA
(canto popolare)

^^E VUI DURMITI ANCORA
(canto popolare)