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STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1931 al 1945

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STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1931 al 1945 Empty STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1931 al 1945

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Mag 29, 2020 1:06 pm

LA CENSURA NELLA CANZONE ITALIANA SOTTO IL FASCISMO

E siamo agli anni '30, quelli del definitivo consolidamento del regime: imperialismo, autarchia e, subito prima del grande dramma, le leggi razziali.

1935 - Incredibile ma vero: gli strali censori si abbattono su uno dei brani cult del regime: la prima stesura di "Faccetta nera", infatti, scritta nel 1935 da Giuseppe Micheli e Mario Ruccione, non era piaciuta per un paio di motivi: innanzi tutto era in romanesco, cosa non troppo gradita per il particolarismo dell'idioma locale, poi conteneva troppi accenti di ammirazione per la "bella abissina", suonando quasi come un incoraggiamento alla commistione delle razze; un anno più tardi l'autore dovette porvi mano pesantemente.
A questo motivetto che aveva ormai conquistato gli italiani, si tentò tuttavia di contrapporre una "Faccetta bianca", canzone mediocre di Grio e Macedonio, che non lascerà traccia.
In seguito, facendo buon viso a cattivo gioco e travolti loro stessi dal successo popolare del brano, i gerarchi furono costretti ad adottare la versione rimaneggiata di "Faccetta nera" come uno degli inni del regime:

FACCETTA NERA - Aldo Massaglia (con testo in romanesco)


 
Testo:
I
Se monti l'altipiano e guardi er mare,
moretta che sei schiava tra le schiave,
vedrai come in un sogno tanto mare,
e un tricolore sventolare per te.
Faccetta nera,
bella abissina,
aspetta e spera che già l'ora s'avvicina,
quanno saremo vicino a te,
noi te daremo un'altra legge, un altro Re!
II
La legge nostra è schiavitù d'amore,
ma è libertà de vita e de pensiere;
vendicheremo noi camicie nere
l'Eroi caduti e liberamo a te!
Faccetta nera, ecc.ecc,
III
Faccetta nera, piccola abissina,
te porteremo a Roma libberata,
dar sole nostro tu sarai baciata,
starai in camicia nera pure te!
Faccetta nera,
sarai romana,
e pe' bandiera
tu ci avrai quella italiana;
noi marceremo insieme a te,
e sfileremo avanti ar Duce, avanti al Re!
 
N.B. - Si tratta della prima edizione, in romanesco, della celebre canzone. L'autore dei versi, che lo spartito indica come "Miekell", altro non sarebbe che Renato Micheli, che ha firmato anche le numerose edizioni successive del brano.
 
 
1936 - Il 3 novembre alle 17,20 va in onda una trasmissione radio con l'Orchestra di Piero Rizza che propone tutti brani di autori stranieri.
Arriva la circolare “purista” e “italica” che impone alla stampa di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni, e fin qui potrebbe anche andare nell'ottica e nelle condizioni del tempo. Solo che la circolare riguarda anche i nomi stessi degli artisti: e, così, Louis Armstrong diventa “Luigi Braccioforte”, Benny Goodman “Beniamino Buonomo” e Duke Ellington "Del Duca".

1937 - Le restrizioni nei confronti della musica americana vengono un po' allentate e l'EIAR trasmette brani di autori stranieri eseguiti da orchestre italiane, come quella di Pietro Rizza. La musica jazz dilaga, soprattutto per merito dell'Orchestra Ramponi e di Gorni Kramer; l'EIAR si dota addirittura un un proprio quartetto jazz, la cui musica sarà messa in onda tutte le sere alle 20.40.
Tutto questo, però, dura poco; già nel 1938, l'anno delle leggi razziali mussoliniane, il jazz viene di nuovo bollato come “musica negroide” e scompare del tutto dai programmi EIAR.

1938: Nuovo cambiamento d'umore nei confronti del Jazz. Il genere torna ad essere bollato come "musica negroide" e le trasmissioni di jazz scompaiono del tutto dalla programmazione EIAR.
Cominciano a circolare le cosiddette "canzoni della fronda", quelle che sotto testi apparentemente "nonsense" contengono, o le autorità credono contengano, ironiche e velate corbellature al regime.
Altre, ancora più sottili, vennero interpretate dai dissidenti reindirizzando l'originale messaggio amoroso in chiave satirica.
Un esempio al riguardo viene considerata "Un'ora sola ti vorrei", dato che molti vennero sorpresi a cantarla guardando il ritratto di Mussolini. (Un'ora sola ti vorrei / per dirti quello che non sai/ io che non so scordarmi mai / che cosa sei per me...):

UN'ORA SOLA TI VORREI - Fedora Mingarelli


 
Testo:
C'è nel mio cuore, quando mi guardi tu,
un desiderio che non mi lascia più.
Freme la vita mia vicino a te,
mi scordo il mondo e tu lo sai perchè.

Un'ora sola ti vorrei
io che non so scordarti mai,
per dirti ancor nei baci miei
che cosa sei per me.

Un'ora sola ti vorrei
per dirti quello che non sai,
ed in quest'ora donerei
la vita mia per te.

Solo in quest'ora vive un'eternità,
fammi sognare e tutto dimenticar.
Dammi l'incanto che non ebbi ancor,
il desiderio che tormenta il cuor.

Un'ora sola ti vorrei
per dirti quello che non sai,
ed in quest'ora donerei
la vita mia per te.
 
 
 
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1939 - Altra presunta canzone della fronda, è la volta di "Maramao perché sei morto", interpretata dal Trio Lescano su testo di Panzeri.
Ispirato ad un canto popolare abruzzese (maramao è infatti la contrazione di mara maje, amara me), il brano fu lanciato pochi mesi dopo la morte di Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, in onore del quale si stava erigendo un monumento a Livorno.
Sul basamento che doveva ospitare la statua, alcuni studenti affissero nottetempo le prime parole della canzone, ormai famosa (Maramao perché sei morto?/ Pane e vin non ti bastava,/ l'insalata era nell'orto/ e una casa avevi tu), che vennero ritenuti offensivi verso un eroe del fascismo.
Panzeri fu convocato d'urgenza dal capo della censura che gli contestò l'accaduto; l'autore se la cavò asserendo di aver scritto le parole incriminate prima della dipartita del potente fascista.
Altro pezzo malvisto dal regime nell'anno è "Pippo non lo sa" (Kramer-Rastelli-Panzeri), nel quale molti vedono allusioni a Starace ed altri gerarchi che si pavoneggiano nelle uniformi d'orbace:

MARAMAO PERCHE' SEI MORTO? - Trio Lescano

  PIPPO NON LO SA - Angelo Servida

   

 
Testo:
Maramao perché sei morto
Pan e vin non ti mancava
L'insalata era nell'orto
E una casa avevi tu

Le micine innamorate
Fanno ancor per te le fusa
Ma la porta è sempre chiusa
E tu non rispondi più

Maramao, Maramao,
Fanno i mici in coro,
Maramao, maramao
Maramao mao

Maramao perché sei morto
Pan e vin non ti mancava
L'insalata era nell'orto
E una casa avevi tu.

Quando tutto tace
E su nel ciel la luna appar
Col mio più dolce e caro miao chiamo Maramao.
Vedo tutti i mici sopra i tetti passeggiar
Ma pure loro senza te sono tristi come me.
 
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
  
 
Testo:
Pippo non lo sa
ma quando passa ride tutta la città,
e le sartine
dalle vetrine
gli fan mille mossettine.
Ma lui con grande serietà
saluta tutti fa un inchino e se ne và,
si crede bello
come un apollo
e saltella come un gallo.
Sopra il cappotto
porta la giacca
e sopra il gilè
la camicia,
sopra le scarpe
porta le calze,
non ha un botton
e con le stringhe
tiene sù i calzon.
Ma Pippo Pippo non lo sa
e seri serio se ne va per la città
si crede bello
come un apollo
e saltella come un gallo.
 
 
A partire dal settembre 1938, con la promulgazione delle infami “leggi razziali” mussoliniane, tutte le canzoni (e la musica in generale) di autori ebrei vengono messe al bando.
Per il resto, basta una blanda allusione per fare intervenire la censura: ad esempio, il brano Signora illusione (di Cherubini-Fragna, interpretato da Luciana Dolliver e Meme Franchi) viene censurato a causa del verso ”...illusione / dolce chimera sei tu” che stride con l' “imperativo categorico” pronunciato dal DVCE: “Vincere, e vinceremo!”.
La canzone Silenzioso slow di Bracchi-D'Anzi (1940, interpretata da Norma Bruni e Alberto Rabagliati) è censurata doppiamente: prima di tutto contiene una aborrita parola straniera (dopo un tentativo di chiamarla “Silenzioso adagio”, non andato a buon fine perché, nella musica, un adagio è una cosa e uno slow un'altra, le viene imposto il titolo con il quale è ancora famosa: Abbassa la tua radio), e poi vi viene visto un invito sottinteso ad ascoltare le trasmissioni di Radio Londra.

SIGNORA ILLUSIONE - Lina Termini

  ABBASSA LA TUA RADIO - Albero Rabagliati

   

 
Testo:
Quante parole
velate di dolce passione.
Quante lusinghe ci da
chi ci vuol bene.

Ma fra le tante
tu sola Signora Illusione
ci dai la gioia d'amar
senza parlar.

Illusione,
dolce chimera sei tu
che fa sognare
in un mondo di rose
tutta la vita.

Illusione,
è il profumo che invita
d'una bocca assetata
e la credi baciata
soltanto da te.

Frasi d'amore,
di fedeltà.
E un altro cuore
ripeterá:

Illusione,
dolce chimera sei tu
che fa sognare,
sperare d'amare
tutta la vita.
 
  
 
Testo:
Abbassa la tua radio per favor
Se vuoi sentire i battiti del mio cuore
Le cose belle che ti voglio dir
Tu sola amore mio dovrai sentir

Le mie parole tanto appassionate
Son timide carezze profumate
Abbassa la tua radio per favor
Perché io son geloso del mio amor

Le mie parole tanto appassionate
Son timide carezze profumate
Abbassa la tua radio per favor
Perché io son geloso del mio amor
 
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
 
 
Negli anni '40 il grande dramma si consuma: il 10 giugno 1940 l'Italia entra in guerra.

1940: Scatta il divieto di ballare in pubblico, vengono chiusi i locali notturni, la musica americana (jazz compreso) è assolutamente proibita e c'è la messa al bando totale degli autori ebrei.

1942 - Mario Panzeri, si diceva prima, era milanese e scriveva spesso canzoni in milanese; ne scrive una anche nel 1942 dedicata giocosamente alla banda musicale del paese di Affori, che -peraltro- già dal 1923 era stato inglobato nel Comune di Milano dove si trova tuttora (appartenente al municipio 9, nella periferia settentrionale della città) e al suo “tamburo principale”.
 
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È il Tamburo della banda d'Affori, l'oggetto di questa pagina che “fonda” il percorso sulle Canzoni della Fronda.
Chi non la conosce, ancora oggi?
Certo che Panzeri doveva avere un autentico talento per il doppio senso; ma, nel 1943, nulla sfuggiva alla solerte censura del regime, perlopiù in tempo di guerra.
L'è 'l tamburo principal della banda d'Affori / ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.... insomma, al censore non sfugge un piccolo particolare: esattamente 550 erano i componenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, vale a dire l'organo legislativo che, a partire dal 1939 e fino al 1943, sostituì la Camera dei Deputati.

E il “tamburo principale” chi poteva essere se non il DVCE? Uno che “confonde il Rigoletto con la Semiramide” e davanti al quale i tosanell (le “ragazzine”, ovvero gli italiani...) diventano timide... Intanto, la canzone diventa notissima e in Toscana, visto che i toscani se ne erano accorti prima del censore, se ne canta una variante dove si dice ”...che comanda cinquecentocinquanta bischeri"..
Scritta, come detto, originariamente in milanese; la prima incisione, quella del 1943 incorsa negli strali della censura fascista, è quella in lingua italiana (diversa da quella milanese) nel disco CETRA DC4187 dell'Orchestra della Canzone Italiana diretta dal maestro Cinico Angelini, e interpretata in trio da Aldo Donà, Dea Garbaccio e Nella Colombo.
Incisioni del testo milanese se ne ricordano poche; la più famosa è, probabilmente, quella di Nanni Svampa.
La scure si abbatte anche su Bixio e Cherubini per "La mia canzone nel vento"; i versi "vento, vento portami via con te" erano da molti associati al Duce e rielaborati in "portalo via con te".
Assieme a tutta la produzione anglo-americana, esclusa per cause belliche dalla programmazione dell'EIAR, tra le prime ad essere bandite fu il successo mondiale di Bing Crosby, "White Christmas", accusata di presentare il nemico in toni troppo positivi, mentre è chiaro che essi non potevano essere buoni.
"Caro Papà", di Jone Caciagli, accorata lettera di un bimbo al suo papà lontano al fronte, parve al censore eccessivamente disperata e scarsamente ispiratrice del sentimento di "immancabile vittoria":

IL TAMBURO DELLA BANDA D'AFFORI - Dea Garbaccio, Nella Colombo e Aldo Donà

  CARO PAPA' - Jone Cacciagli

   

 
Testo:
Arriva la banda, arriva la banda, arriva la banda coi suonator, coi suonator (coi suonator)
Oh Caterina, Caterina che batticuor
(Oh Caterina, Caterina che batticuor).
Il capobanda, il capobanda, il capobanda ha i bottoni d'or, sorride ognor (che rubacuor!)
Oh Caterina, il capobanda è il tuo grande amor
(Oh Caterina, il capobanda è il tuo grande amor).

Eccoli qua son tutti qua
Sol la sol mi, do re mi fa
E coi bastoni a penzolon
Giunge il tamburo come un tuon.

È lui (è lui), è lui (è lui), sì sì è proprio lui
È il tamburo principal della Banda d'Affori
Che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion quando fa bum bum
Guarda qua, mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide
Bella figlia dell'amor
Schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi!

Passa la banda, passa la banda, passa la banda, poi va a Cantù (poi va a Cantù)
Oh Caterina ma il tuo amor non va avanti più
(Oh Caterina ma il tuo amor non va avanti più).
Forza Luigi, forza Luigi, forza Luigi che c'è il tranvai, che c'è il tranvai (che c'è il tranvai)
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai
(Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai).

Fermate il tram, spostate il tram
Scendono tutti che baccan
E lui con calma e serietà
Cerca la banda dove sta.

È il tamburo principal della Banda d'Affori
Che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion quando fa bum bum
Guarda qua, mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide
Bella figlia dell'amor
Schiavo son schiavo, son dei vezzi tuoi!
 
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
  
 
Testo:
Caro papà, ti scrivo e la mia mano
quasi mi trema, lo comprendi tu.
Son tanti giorni che mi sei lontano
e dove vivi non lo dici più.

Le lacrime che bagnano il mio viso
son lacrime d'orgoglio, credi a me.
Ti vedo che dischiudi un bel sorriso
mentre mi stringi forte in braccio a te.

Anch'io combatto,
anch'io fò la mia guerra.
Con fede, con onore e disciplina
desidero che frutti la mia terra.

E curo l'orticello ogni mattina,
l'orticello di guerra.
E prego Iddio
che vegli su di te, babbuccio mio.

Caro papà, in ogni tua parola
sprigiona un credo che non si scorda più.
Fiamma d'amore di Patria che consola,
come ad amarla mi insegnasti tu.

Così, da te le cose che ho imparato,
le tengo più ben strette nel mio cuore
ed oggi, come te, sono soldato,
credo il tuo credo con lo stesso amore.

Anch'io combatto,
anch'io fò la mia guerra.
Con fede, con onore e disciplina
desidero che frutti la mia terra.

E curo l'orticello ogni mattina,
l'orticello di guerra.
E prego Iddio
che vegli su di te, babbuccio mio.

Vinceremo la guerra
e prego Iddio
che vegli su di te, babbuccio mio.
Babbuccio mio!
 
 
 
Insomma, le cose andavano così.
E addio per qualche tempo alla Banda d'Affori, pericolosissima canzone sovversiva e nemica dell'autorità e dell'ordine costuito.
Oddìo, non che dopo la guerra e la fine (fine?) del fascismo le cose siano andate poi poi diversamente, nella democratica Italia democristiana; magari, la censura veniva scrupolosamente applicata più in senso “morale” e “cattolico”; ed è ancora attiva al riguardo, non crediate che sia finita qui.
Intanto godiamoci un po' queste canzonette infernali che facevano sobbalzare uno stupido e criminale regime agonizzante.
 
 
1943: Caterinetta, Giuditta e Sandra Leschan, meglio note come il Trio Lescano, vengono bandite dalla radio in quanto di origine ebrea.
In seguito verranno arrestate e rinchiuse nel carcere genovese di Marassi per sospetto spionaggio.
L'accusa era che cantando "Tuli-pan" (cover di un successo americano, Tulip-time) mandassero in realtà messaggi al nemico. Intanto la celeberrima "Lili Marlene", vera e tragica colonna sonora della seconda guerra mondiale, viene dapprima censurata nelle ultime due strofe, quando il soldato dice alla sua amata che avrebbe preferito essere a casa con lei pittosto che in guerra, e successivamente proibita del tutto in quanto accusata di deprimere il morale dei combattenti.
TULI TULI PAN - Trio Lescano

  LILI MARLEN - Carlo Buti

   

 
Testo:
Tonda, nel ciel di maggio
Come un formaggio d'Olanda
Monta la luna in viaggio
Ed il suo raggio ci manda
Questo paesaggio
Che miraggio
Che sogno! Che sogno!

Dorme il mulino a vento
Sotto la luna d'argento
Dorme l'olandesino
Nel suo lettino piccino
Ogni cosa giace
Tutto tace
Che pace! Che pace!

Odi i fior parlar tra lor
Parlano tra loro i tuli
Tuli, tuli, tulipan
Mormoran in coro, i tuli
Tuli, tuli, tulipan
Odi il canto delizioso
Nell'incanto sospiroso

Parlano d'amore i tuli
Tuli, tuli, tulipan
Deliziosi, al cuore
Tutti i sogni miei ti giungeran
E di me ti parleranno
I meravigliosi tuli, tuli, tuli
Tuli, tuli, tulipan

Parlano tra lor i tuli
Tuli, tuli, tulipan
Mormoran in coro i tuli
Tuli, tuli, tulipan
Oggi tu parli col suon
Che vien dal cuore pieno di languore
Nell'incanto dei tuoi sogni
Oh, tenero amor!

La luna di lassù
Dalla cupola blu
Sporge gli occhi all'ingiù
Udendo questa canzon
Il suo bianco faccion si confonde
E le pare, fatto strano
Di ascoltare le Lescano

Che cantano tuli, tuli, tulipan
Tuli, tuli, tulipan
Nel cantar questa canzone
Le tre Lescan
Ci tenderan
Tre tuli, tulipan!
 
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]
  
 
Testo:
Tutte le sere sotto quel fanal
presso la caserma ti stavo ad aspettar...
Anche stasera aspetterò
e tutto il mondo scorderò
con te, Lili Marlen
con te, Lili Marlen.

O trombettier, stasera non suonar,
una volta ancora la voglio salutar...
Addio piccina, dolce amor,
ti porterò per sempre in cuor
con me, Lili Marlen
con me, Lili Marlen.

Dammi una rosa da tener sul cuor,
legala col filo dei tuoi capelli d'or...
Forse domani piangerai...
ma dopo tu... sorriderai
a chi, Lili Marlen?
a chi, Lili Marlen?

Quando nel fango debbo camminar
sotto il mio "bottino„ mi sento vacillar...
Che cosa mai sarà di me?
Ma poi sorrido a penso a te
a te, Lili Marlen
a te, Lili Marlen.

Se chiudo gli occhi il viso tuo m'appar
come quella sera nel cerchio del fanal...
Tutte le notti sogno allor
di ritornar... di riposar...
con te, Lili Marlen
con te, Lili Marlen...
 
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