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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1970 - LA STAGIONE DEL TUO AMORE/SPIRITUAL (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Mer Apr 03, 2019 7:03 pm

1. TITOLO
 
1970 - LA STAGIONE DEL TUO AMORE/SPIRITUAL
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA NP 3189 # Data pubblicazione: 1970 # Matrici: PA NP 3189-1/PA NP 3189-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Ristampa su etichetta Produttori Associati del singolo CARO AMORE/SPIRITUAL (Bluebell Records BB 3189, 1967), con il brano del Lato A sostituito, coerentemente con la stessa sostituzione nella tracklist dell'album VOL. 1 (anch'esso ristampato nel 1970) da cui i due brani sono tratti / Copertina simile all'originale del 1967 ma con significativi ritocchi alla grafica e alla fotografia / Distribuito da Dischi Ricordi S.p.A. - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
La stagione del tuo amore/Spiritual è un 45 giri del cantante italiano Fabrizio De André, pubblicato nel 1970 da Produttori Associati.

È la ristampa su etichetta Produttori Associati del singolo Caro amore/Spiritual (Bluebell Records BB 3189, 1967), con il brano del lato A sostituito, coerentemente con la stessa sostituzione nella tracklist dell'album Volume n. 1 (anch'esso ristampato nel 1970) da cui i due brani sono tratti. La copertina è simile all'originale del 1967 ma con significativi ritocchi alla grafica e alla fotografia.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
LA STAGIONE DEL TUO AMORE

 
      Lato B:
SPIRITUAL

 
     

Autori: Fabrizio De André

 
Testo:
La stagione del tuo amore
Non è più la primavera
Ma nei giorni del tuo autunno
Hai la dolcezza della sera
Se un mattino fra i capelli
Troverai un po' di neve
Nel giardino del tuo amore
Verrò a raccogliere il bucaneve

Passa il tempo sopra il tempo
Ma non devi aver paura
Sembra correre come il vento
Però il tempo non ha premura
Piangi e ridi come allora
Ridi e piangi e ridi ancora
Ogni gioia, ogni dolore
Poi ritrovarli nella luce di un'ora

Passa il tempo sopra il tempo
Ma non devi aver paura
Sembra correre come il vento
Però il tempo non ha premura
Piangi e ridi come allora
Ridi e piangi e ridi ancora
Ogni gioia, ogni dolore
Puoi ritrovarli nella luce di un'ora
 
Fonte: QUI
     
 
Testo:
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10

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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1970 - LA BUONA NOVELLA (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Mer Apr 03, 2019 8:32 pm

1. TITOLO:
 
1970 - LA BUONA NOVELLA
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA LPS 34 # Data pubblicazione: Novembre 1970 # Matrici: PA LPS 34-A/PA LPS 34-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 19 Novembre / Pubblicato con due copertine distinte, differenti per colore (comune anche alla busta interna), logo di autore-titolo dell'opera e scelte fotografiche (vedi link "Altre immagini") / Busta interna con i testi delle canzoni e crediti firmati in nota da Fabrizio De André / Copertina di Gian Carlo Greguoli / Nota di presentazione di Roberto Dané (che firma con le sole iniziali) sul retro copertina / Registrato presso gli Studi Ricordi, Fonorama e Fonit Cetra, Milano, rispettivamente da Valter Patergnani, Mario Carulli e Plinio Chiesa / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
La buona novella è il quarto album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
Versione stereo8
 
      
 

Fabrizio De Andre' in sala di incisione per "La buona novella" (1970)

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 LAUDATE DOMINUM
  • A2 L'INFANZIA DI MARIA
  • A3 IL RITORNO DI GIUSEPPE
  • A4 IL SOGNO DI MARIA
  • A5 AVE MARIA


  • B1 MARIA NELLA BOTTEGA D'UN FALEGNAME
  • B2 VIA DELLA CROCE
  • B3 TRE MADRI
  • B4 IL TESTAMENTO DI TITO
  • B5 LAUDATE HOMINEM
 
 
Lato A: 1
LAUDATE DOMINUM

 
      Lato B: 1
MARIA NELLA BOTTEGA D'UN FALEGNAME

 
     

Autori: Fabrizio De André, Riccardo Mannerini
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Laudate Dominum
Laudate Dominum
Laudate Dominum
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Maria:
"Falegname col martello
Perché fai den den?
Con la pialla su quel legno
Perché fai fren fren?
Costruisci le stampelle
Per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
A casa ritornò?"

Il falegname:
"Mio martello non colpisce
Pialla mia non taglia
Per foggiare gambe nuove
A chi le offrì in battaglia
Ma tre croci, due per chi
Disertò per rubare
La più grande per chi guerra
Insegnò a disertare"

La gente:
"Alle tempie addormentate
Di questa città
Pulsa il cuore di un martello
Quando smetterà?
Falegname, su quel legno
Quanti corpi ormai
Quanto ancora con la pialla
Lo assottiglierai?"

Maria:
"Alle piaghe, alle ferite
Che sul legno fai
Falegname su quei tagli
Manca il sangue, ormai
Perché spieghino da soli
Con le loro voci
Quali volti sbiancheranno
Sopra le tue croci"

Il falegname:
"Questi ceppi che han portato
Perché il mio sudore
Li trasformi nell'immagine
Di tre dolori
Vedran lacrime di Dimaco
E di Tito al ciglio
Il più grande che tu guardi
Abbraccerà tuo figlio"

La gente:
"Dalla strada alla montagna
Sale il tuo den den
Ogni valle di Giordania
Impara il tuo fren fren
Qualche gruppo di dolore
Muove il passo inquieto
Altri aspettan di far bere
A quelle seti, aceto"
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
L'INFANZIA DI MARIA

 
      Lato B: 2
VIA DELLA CROCE

 
     

Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Voce:
Forse fu all'ora terza, forse alla nona
Cucito qualche giglio sul vestitino alla buona
Forse fu per bisogno o peggio per buon esempio
Presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio
Presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio

Non fu più il seno di Anna fra le mura discrete
A consolare il pianto, a calmarti la sete
Dicono fosse un angelo a raccontarti le ore
A misurarti il tempo fra cibo e Signore
A misurarti il tempo fra cibo e Signore

Coro:
Scioglie la neve al sole, ritorna l'acqua al mare
Il vento e la stagione ritornano a giocare
Ma non per te bambina che nel tempio resti china
Ma non per te bambina che nel tempio resti china

Voce:
E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio
Avevi dodici anni e nessuna colpa addosso
Ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio
La tua verginità che si tingeva di rosso
La tua verginità che si tingeva di rosso

E si vuol dar marito a chi non lo voleva
Si batte la campagna, si fruga la via
Popolo senza moglie, uomini d'ogni leva
Del corpo d'una vergine si fa lotteria
Del corpo d'una vergine si fa lotteria

Coro:
Sciogli i capelli e guarda già vengono...
Guardala guardala, scioglie i capelli
Sono più lunghi dei nostri mantelli
Guarda la pelle viene la nebbia
Risplende il sole come la neve
Guarda le mani, guardale il viso
Sembra venuta dal paradiso
Guarda le forme, la proporzione
Sembra venuta per tentazione

Guardala, guardala, scioglie i capelli
Sono più lunghi dei nostri mantelli
Guarda le mani, guardale il viso
Sembra venuta dal paradiso
Guardale gli occhi, guarda i capelli
Guarda le mani, guardale il collo
Guarda la carne, guarda il suo viso
Guarda i capelli del paradiso
Guarda la carne, guardale il collo
Sembra venuta dal suo sorriso
Guardale gli occhi, guarda la neve
Guarda la carne del paradiso

Voce:
E fosti tu, Giuseppe, un reduce del passato
Falegname per forza, padre per professione
A vederti assegnata da un destino sgarbato
Una figlia di più senza alcuna ragione
Una bimba su cui non avevi intenzione

E mentre te ne vai, stanco d'essere stanco
La bambina per mano, la tristezza di fianco
Pensi "Quei sacerdoti la diedero in sposa
A dita troppo secche per chiudersi su una rosa
A un cuore troppo vecchio che ormai si riposa"

Secondo l'ordine ricevuto, Giuseppe portò la bambina nella propria casa e subito se ne partì per dei lavori che lo attendevano fuori dalla Giudea. Rimase lontano quattro ann
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
"Poterti smembrare coi denti e le mani
Sapere i tuoi occhi bevuti dai cani
Di morire in croce puoi essere grato
A un brav'uomo di nome Pilato"

Ben più della morte che oggi ti vuole
T'uccide il veleno di queste parole
Le voci dei padri, di quei neonati
Da Erode per te trucidati

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
Misurano a gocce il dolore che provi
Trent'anni hanno atteso col fegato in mano
I rantoli d'un ciarlatano

Si muovono curve le vedove in testa
Per loro non è un pomeriggio di festa
Si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
Ma filtra dai veli il dolore

Fedeli umiliate da un credo inumano
Che le volle schiave già prima di Abramo
Con riconoscenza ora soffron la pena
Di chi perdonò a Maddalena

Di chi con un gesto soltanto fraterno
Una nuova indulgenza insegnò al Padreterno
E guardano in alto, trafitti dal sole
Gli spasimi d'un redentore

Confusi alla folla ti seguono muti
Sgomenti al pensiero che tu li saluti
"A redimere il mondo" gli serve pensare
Il tuo sangue può certo bastare

La semineranno per mare e per terra
Tra boschi e città la tua buona novella
Ma questo domani, con fede migliore
Stasera è più forte il terrore

Nessuno di loro ti grida un addio
Per esser scoperto cugino di Dio
Gli apostoli han chiuso le gole alla voce
Fratello che sanguini in croce

Han volti distesi, già inclini al perdono
Ormai che han veduto il tuo sangue di uomo
Fregiarti le membra di rivoli viola
Incapace di nuocere ancora

Il potere vestito d'umana sembianza
Ormai ti considera morto abbastanza
E già volge lo sguardo a spiar le intenzioni
Degli umili, degli straccioni

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove
Non sono venuti a esibire un dolore
Che alla via della croce ha proibito l'ingresso
A chi ti ama come se stesso

Sono pallidi al volto, scavati al torace
Non hanno la faccia di chi si compiace
Dei gesti che ormai ti propone il dolore
Eppure hanno un posto d'onore

Non hanno negli occhi scintille di pena
Non sono stupiti a vederti la schiena
Piegata dal legno che a stento trascini
Eppure ti stanno vicini

Perdonali se non ti lasciano solo
Se sanno morir sulla croce anche loro
A piangerli sotto non han che le madri
In fondo son solo due ladri
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
IL RITORNO DI GIUSEPPE

 
      Lato B: 3
TRE MADRI

 
     

Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Stelle, già dal tramonto
Si contendono il cielo a frotte
Luci meticolose
Nell'insegnarti la notte

Un asino dai passi uguali
Compagno del tuo ritorno
Scandisce la distanza
Lungo il morire del giorno

Ai tuoi occhi, il deserto
Una distesa di segatura
Minuscoli frammenti
Della fatica della natura

Gli uomini della sabbia
Hanno profili da assassini
Rinchiusi nei silenzi
D'una prigione senza confini

Odore di Gerusalemme
La tua mano accarezza il disegno
D'una bambola magra
Intagliata del legno

"La vestirai, Maria
Ritornerai a quei giochi
Lasciati quando i tuoi anni
Erano così pochi"

E lei volò fra le tue braccia
Come una rondine
E le sue dita come lacrime
Dal tuo ciglio alla gola

Suggerivano al viso
Una volta ignorato
La tenerezza d'un sorriso
Un affetto quasi implorato

E lo stupore nei tuoi occhi
Salì dalle tue mani
Che, vuote, intorno alle sue spalle
Si colmarono ai fianchi

Della forma precisa
D'una vita recente
Di quel segreto che si svela
Quando lievita il ventre

E a te, che cercavi il motivo
D'un inganno inespresso dal volto
Lei propose l'inquieto ricordo
Fra i resti d'un sogno raccolto
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Madre di Tito:
"Tito, non sei figlio di Dio
Ma c'è chi muore nel dirti addio"

Madre di Dimaco:
"Dimaco, ignori chi fu tuo padre
Ma più di te muore tua madre"

Le due madri:
"Con troppe lacrime piangi, Maria
Solo l'immagine d'un agonia
Sai che alla vita, nel terzo giorno
Il figlio tuo farà ritorno
Lascia noi piangere, un po' più forte
Chi non risorgerà più dalla morte"

Madre di Gesù:
"Piango di lui ciò che mi è tolto
Le braccia magre, la fronte, il volto
Ogni sua vita che vive ancora
Che vedo spegnersi ora per ora

Figlio nel sangue, figlio nel cuore
E chi ti chiama “Nostro Signore”
Nella fatica del tuo sorriso
Cerca un ritaglio di Paradiso

Per me sei figlio, vita morente
Ti portò cieco questo mio ventre
Come nel grembo e adesso in croce
Ti chiama “amore” questa mia voce

Non fossi stato figlio di Dio
T'avrei ancora per figlio mio"
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
IL SOGNO DI MARIA

 
      Lato B: 4
IL TESTAMENTO DI TITO

 
     

Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Nel Grembo umido, scuro del tempio
L'ombra era fredda, gonfia d'incenso
L'angelo scese, come ogni sera
Ad insegnarmi una nuova preghiera

Poi, d'improvviso, mi sciolse le mani
E le mie braccia divennero ali
Quando mi chiese: “conosci l'estate?”
Io, per un giorno, per un momento
Corsi a vedere il colore del vento

Volammo davvero sopra le case
Oltre i cancelli, gli orti, le strade
Poi scivolammo tra valli fiorite
Dove all'ulivo si abbraccia la vite

Scendemmo là, dove il giorno si perde
A cercarsi da solo nascosto tra il verde
E lui parlò come quando si prega
Ed alla fine d'ogni preghiera
Contava una vertebra della mia schiena

Le ombre lunghe dei sacerdoti
Costrinsero il sogno in un cerchio di voci
Con le ali di prima pensai di scappare
Ma il braccio era nudo e non seppe volare

Poi vidi l'angelo mutarsi in cometa
E i volti severi divennero pietra
Le loro braccia profili di rami
Nei gesti immobili d'un altra vita
Foglie le mani, spine le dita

Voci di strada, rumori di gente
Mi rubarono al sogno per ridarmi al presente
Sbiadì l'immagine, stinse il colore
Ma l'eco lontana di brevi parole

Ripeteva d'un angelo la strana preghiera
Dove forse era sogno, ma sonno non era
“Lo chiameranno figlio di Dio”
Parole confuse nella mia mente
Svanite in un sogno, ma impresse nel ventre

E la parola ormai sfinita
Si sciolse in pianto
Ma la paura dalle labbra
Si raccolse negli occhi
Semichiusi nel gesto
D'una quiete apparente
Che si consuma nell'attesa
D'uno sguardo indulgente

E tu piano posasti le dita
All'orlo della sua fronte
I vecchi quando accarezzano
Hanno il timore di far troppo forte
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Non avrai altro Dio all'infuori di me
Spesso mi ha fatto pensare
Genti diverse venute dall'est
Dicevan che in fondo era uguale

Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male

Non nominare il nome di Dio
Non nominarlo invano
Con un coltello piantato nel fianco
Gridai la mia pena e il suo nome

Ma forse era stanco, forse troppo occupato
E non ascoltò il mio dolore
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
Davvero lo nominai invano

Onora il padre, onora la madre
E onora anche il loro bastone
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
Perché le chiedevi un boccone

Quando a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore
Quanto a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore

Ricorda di santificare le feste
Facile per noi ladroni
Entrare nei templi che rigurgitan salmi
Di schiavi e dei loro padroni

Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali
Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali

Il quinto dice non devi rubare
E forse io l'ho rispettato
Vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
Di quelli che avevan rubato

Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio
Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio

Non commettere atti che non siano puri
Cioè non disperdere il seme
Feconda una donna ogni volta che l'ami
Così sarai uomo di fede

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
E tanti ne uccide la fame
Io forse ho confuso il piacere e l'amore
Ma non ho creato dolore

Il settimo dice non ammazzare
Se del cielo vuoi essere degno
Guardatela oggi, questa legge di Dio
Tre volte inchiodata nel legno.

Guardate la fine di quel Nazzareno
E un ladro non muore di meno
Guardate la fine di quel Nazzareno
E un ladro non muore di meno

Non dire falsa testimonianza
E aiutali a uccidere un uomo
Lo sanno a memoria il diritto divino
E scordano sempre il perdono

Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore

Non desiderare la roba degli altri
Non desiderarne la sposa
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
Che hanno una donna e qualcosa

Nei letti degli altri già caldi d'amore
Non ho provato dolore
L'invidia di ieri non è già finita
Stasera vi invidio la vita

Ma adesso che viene la sera ed il buio
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti

Io nel vedere quest'uomo che muore
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l'amore
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 5
AVE MARIA

 
      Lato B: 5
LAUDATE HOMINEM

 
     

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
Che si raccoglie intorno al tuo passare
Siepe di sguardi che non fanno male
Nella stagione di essere madre

Sai che fra un'ora forse piangerai
Poi la tua mano nasconderà un sorriso
Gioia e dolore hanno il confine incerto
Nella stagione che illumina il viso

Ave Maria, adesso che sei donna
Ave alle donne come te, Maria
Femmine un giorno per un nuovo amore
Povero o ricco, umile o Messia

Femmine un giorno e poi madri per sempre
Nella stagione che stagioni non sente
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Laudate dominum
Laudate dominum

Gli umili, gli straccioni:
"Il potere che cercava
Il nostro umore
Mentre uccideva
Nel nome d'un Dio
Nel nome d'un Dio
Uccideva un uomo
Nel nome di quel Dio
Si assolse.

Poi, poi chiamò Dio
Poi chiamo Dio
Poi chiamò Dio quell'uomo
E nel suo nome
Nuovo nome
Altri uomini
Altri, altri uomini
Uccise"

Non voglio pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio

Laudate dominum
Laudate dominum

Ancora una volta
Abbracciamo
La fede
Che insegna ad avere
Ad avere il diritto
Al perdono, perdono
Sul male commesso
Nel nome d'un Dio
Che il male non volle
Il male non volle
Finché
Restò uomo
Uomo

Non posso pensarti figlio di Dio
Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio

Qualcuno
Qualcuno
Tentò di imitarlo
Se non ci riuscì
Fu scusato
Anche lui
Perdonato
Perché non s'imita
Imita un Dio
Un Dio va temuto e lodato
lodato...

Laudate hominem
No, non devo pensarti figlio di Dio
Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio
Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio
Laudate hominem
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1971 - UN MATTO/UN GIUDICE (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Mer Apr 03, 2019 11:30 pm

1. TITOLO
 
1971 - UN MATTO/UN GIUDICE
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA NP 3196 # Data pubblicazione: 1971 # Matrici: PA NP 3196-1/PA NP 3196-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 29 Ottobre / Sul retro copertina i testi delle due canzoni e una breve nota non firmata di presentazione dell'album da cui le canzoni sono tratte / Nella prima stampa, sull'etichetta del lato B compare un sottotitolo ("Dietro ogni giudice c'è un nano") eliminato poi nelle successive ristampe / Grafica di Gian Carlo Greguoli / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)/Un giudice è un 45 giri del cantante italiano Fabrizio De André, pubblicato nel 1971 da Editori Associati come unico singolo estratto dall'album Non al denaro non all'amore né al cielo.

Inizialmente la canzone Un giudice aveva un sottotitolo: "Dietro ogni giudice c'è un nano". Esistono copie molto rare del disco con questa scritta, altre con la scritta cancellata a mano e quelle più diffuse, senza tracce di scritta. Sul retro della copertina ci sono i testi delle due canzoni e una breve nota non firmata di presentazione dell'album da cui le canzoni sono tratte, che parla di 10 canzoni mentre ce ne sono solo 9. La grafica è di Gian Carlo Greguoli.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
UN MATTO (dietro ogni scemo c'è un villaggio)

 
      Lato B:
UN GIUDICE

 
     

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
E non riesci ad esprimerlo con le parole
E la luce del giorno si divide la piazza
Tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa
E neppure la notte ti lascia da solo
Gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare
Le parole sicure per farti ascoltare
Per stupire mezz’ora basta un libro di storia
Io cercai di imparare la Treccani a memoria
E dopo maiale, Majakowskij e malfatto
Continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
In un manicomio io l’ho restituita
Qui sulla collina dormo malvolentieri
Eppure c’è luce ormai nei miei pensieri
Qui nella penombra ora invento parole
Ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita
Le regalano ancora erba fiorita
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
Di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina
Di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
“Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.
 
Fonte
QUI

 
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Cosa vuol dire avere
Un metro e mezzo di statura
Ve lo rivelan gli occhi
E le battute della gente
O la curiosità
D’una ragazza irriverente
Che vi avvicina solo
Per un suo dubbio impertinente
Vuole scoprir se è vero
Quanto si dice intorno ai nani
Che siano i più forniti
Della virtù meno apparente
Fra tutte le virtù
La più indecente.

Passano gli anni, i mesi
E se li conti anche i minuti
È triste trovarsi adulti
Senza essere cresciuti
La maldicenza insiste
Batte la lingua sul tamburo
Fino a dire che un nano
È una carogna di sicuro
Perché ha il cuore troppo
Troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni
Vegliate al lume del rancore
Che preparai gli esami
Diventai procuratore
Per imboccar la strada
Che dalle panche d’una cattedrale
Porta alla sacrestia
Quindi alla cattedra d’un tribunale
Giudice finalmente
Arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
Non dispensò più buonumore
A chi alla sbarra in piedi
Mi diceva “Vostro Onore”
E di affidarli al boia
Fu un piacere del tutto mio
Prima di genuflettermi
Nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto
La statura di Dio.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1971 - NUVOLE BAROCCHE/E FU LA NOTTE (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 12:12 am

1. TITOLO
 
1971 - NUVOLE BAROCCHE/E FU LA NOTTE
 
# Etichetta: ROMAN RECORD COMPANY # Catalogo: RN 34 # Data pubblicazione: 1971 # Matrici: RN 034-A/RN 034-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Riedizione del primo 45 giri dell'artista, pubblicato nel 1961, accreditato questa volta per esteso a Fabrizio De André come interprete e co-autore, e con nuova copertina / Data matrici: 16 Settembre / Grafica di copertina: Up & Down Studio
 
 
2. COVER:
 
   
 
   
 
 
Edizione speciale servizio "JUKE BOX" vietata la vendita al pubblico
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
NUVOLE BAROCCHE

 
      Lato B:
E FU LA NOTTE

 
     

 
Testo:
     
 
Testo:
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1971 - NON AL DENARO NON ALL'AMORE NE' AL CIELO (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 10:15 am

1. TITOLO:
 
1971 - NON AL DENARO NON ALL'AMORE NE' AL CIELO
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA LP 40 # Data pubblicazione: 1971 # Matrici: BB LP 39 A/BB LP 39 B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Copertina apribile a libretto - Sul retro di copertina testo dell'intervista rilasciata da Fabrizio De André a Fernanda Pivano / Busta interna con i testi delle canzoni, crediti sui musicisti e testo di un'intervista virtuale a Edgar Lee Masters ricostruita dalla stessa Pivano / Tutti i testi sono ripresi da alcune liriche della "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters (Spoon River Anthology, 1916) / Copertina di Deanna Galletto / Registrato negli Studi Orthophonic di Roma da Sergio Marcotulli / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è il quinto album d'inediti registrato da Fabrizio De André.

Sulla copertina della prima edizione la grafia del titolo era Non al denaro non all'amore nè al cielo, senza virgola e con l'accento erroneamente grave anziché acuto sulla congiunzione né. Nelle ristampe successive l'errore ortografico fu corretto ed il titolo fu spostato dalla parte bassa a quella alta della copertina.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
     
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B



  • B1 UN MEDICO
  • B2 UN CHIMICO
  • B3 UN OTTICO
  • B4 IL SUONATORE JONES
 
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Button
 
Lato A: 1
LA COLLINA

 
      Lato B: 1
UN MEDICO

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Dove se n'è andato Elmer
Che di febbre si lasciò morire?
Dov'è Herman, bruciato in miniera?

Dove sono Bert e Tom
Il primo ucciso in una rissa
E l'altro che uscì già morto di galera?

E cosa ne sarà di Charlie
Che cadde mentre lavorava
E dal ponte volò, volò sulla strada?

Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
Morte entrambe per errore
Una di aborto, l'altra d'amore?

E Maggie, uccisa in un bordello
Dalle carezze di un animale?
Ed Edith, consumata da uno strano male?

E Lizzie, che inseguì la vita
Lontano e dall'Inghilterra
Fu riportata in questo palmo di terra?

Dormono, dormono sulla collina
Dormono, dormono sulla collina.

Dove sono i generali
Che si fregiarono nelle battaglie
Con cimiteri di croci sul petto?

Dove i figli della guerra
Partiti per un ideale
Per una truffa, per un amore finito male?

Hanno rimandato a casa
Le loro spoglie nelle bandiere
Legate strette perché sembrassero intere.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove, Jones il suonatore
Che fu sorpreso dai suoi novant’anni
E con la vita avrebbe ancora giocato

Lui che offrì la faccia al vento
La gola al vino e mai un pensiero
Non al denaro, non all’amore né al cielo?

Lui sì, sembra di sentirlo
Cianciare ancora delle porcate
Mangiate in strada nelle ore sbagliate

Sembra di sentirlo ancora
Dire al mercante di liquore:
"Tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?"
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Da bambino volevo guarire i ciliegi
Quando rossi di frutti li credevo feriti
La salute per me li aveva lasciati
Coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
Per questo giurai che avrei fatto il dottore
E non per un Dio, ma nemmeno per gioco:
Perché i ciliegi tornassero in fiore
Perché i ciliegi tornassero in fiore.

E quando dottore lo fui finalmente
Non volli tradire il bambino per l’uomo
E vennero in tanti e si chiamavano gente
Ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d’accordo, i colleghi contenti
Nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
Mi spedirono il meglio dei loro clienti
Con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
Ammalato di fame incapace a pagare.

E allora capii, fui costretto a capire
Che fare il dottore è soltanto un mestiere
Che la scienza non puoi regalarla alla gente
Se non vuoi ammalarti dell’identico male
Se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
Nei tuoi figli, in tua moglie che ormai ti disprezza
Perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve
L’etichetta diceva: elisir di giovinezza.

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
Mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
Inutile al mondo ed alle mie dita
Bollato per sempre “truffatore imbroglione”
Dottor professor “truffatore imbroglione”.
 
Fonte: QUI
 
Lato B: 2
UN CHIMICO

 
      Lato B: 3
UN OTTICO

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Solo la morte m'ha portato in collina
Un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria
Per bivacchi di fuochi che dicono fatui
Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina
Solo la morte m'ha portato in collina.

Da chimico un giorno avevo il potere
Di sposare gli elementi e di farli reagire
Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l'amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

Guardate il sorriso, guardate il colore
Come giocan sul viso di chi cerca l'amore
Ma lo stesso sorriso, lo stesso colore
Dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore?
Dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore?

È strano andarsene senza soffrire
Senza un volto di donna da dover ricordare
Ma è fosse diverso il vostro morire
Voi che uscite all'amore, che cedete all'aprile
Cosa c'è di diverso nel vostro morire?

Primavera non bussa, lei entra sicura
Come il fumo, lei penetra in ogni fessura
Ha le labbra di carne, i capelli di grano
Che paura, che voglia che ti prenda per mano
Che paura, che voglia che ti porti lontano.

Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
Guardate l'ossigeno al suo fianco dormire
Soltanto una legge che io riesco a capire
Ha potuto sposarli senza farli scoppiare
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Fui chimico e, no, non mi volli sposare
Non sapevo con chi e chi avrei generato
Son morto in un esperimento sbagliato
Proprio come gli idioti che muoion d'amore
E qualcuno dirà che c'è un modo migliore.
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
Il mercante di luce, il vostro oculista
Ora vuole soltanto clienti speciali
Che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti
Per improvvisare occhi contenti
Perché le pupille abituate a copiare
Inventino i mondi sui quali guardare
Seguite con me questi occhi sognare
Fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

Primo cliente:
“Vedo che salgo a rubare il sole
Per non aver più notti
Perché non cada in reti di tramonti
L’ho chiuso nei miei occhi
E chi avrà freddo e chi avrà freddo
Lungo il mio sguardo si dovrà scaldare”.

Secondo cliente:
“Vedo i fiumi dentro le mie vene
Cercano, cercano
Cercano, cercano
Cercano il loro mare
Rompono gli argini
Gli argini, gli argini
Trovano cieli, cieli, cieli
Cieli da fotografare
Sangue che scorre senza fantasia
Porta tumori di malinconia”.

Terzo cliente:
“Vedo gendarmi pascolare
Donne chine sulla rugiada
Rosse le lingue al polline dei fiori
Ma dov’è l’ape regina?
Forse è volata ai nidi dell’aurora
Forse è volata, forse più non vola”.

Quarto cliente:
“Vedo gli amici ancora sulla strada
Loro non hanno fretta
Rubano ancora al sonno l’allegria
All’alba un po’ di notte
E poi la luce, luce che trasforma
Il mondo in un giocattolo”.

Faremo gli occhiali così!
Faremo gli occhiali così!
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
UN BLASFEMO (Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato)

 
      Lato B: 4
IL SUONATORE JONES

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore
Più non arrossii nel rubare l’amore
Dal momento che inverno mi convinse che Dio
Non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino
Non avevano leggi per punire un blasfemo
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
Mi cercarono l’anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo
Lo costrinse a viaggiare una vita da scemo
Nel giardino incantato lo costrinse a sognare
A ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

Quando vide che l’uomo allungava le dita
A rubargli il mistero di una mela proibita
Per paura che ormai non avesse padroni
Lo fermò con la morte e inventò le stagioni.

E se furon due guardie a fermarmi la vita
È proprio qui sulla terra la mela proibita
E non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato
Ci costringe a sognare in un giardino incantato
Ci costringe a sognare in un giardino incantato.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
In un vortice di polvere
Gli altri vedevan siccità
A me ricordava
La gonna di Jenny
In un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra
Vibrare di suoni, era il mio cuore
E allora perché coltivarla ancora
Come pensarla migliore.

Libertà l’ho vista dormire
Nei campi coltivati
A cielo e denaro
A cielo ed amore
Protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi
Ogni volta che ho suonato
Per un fruscio di ragazze
A un ballo
Per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa
E la gente lo sa che sai suonare
Suonare ti tocca
Per tutta la vita
E ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche
Finì con un flauto spezzato
E un ridere rauco
E ricordi tanti
E nemmeno un rimpianto.
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 5
UN MALATO DI CUORE

 

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
Testo:
“Cominciai a sognare anch’io insieme a loro
Poi l’anima d’improvviso prese il volo”.

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
Al ritmo balordo del tuo cuore malato
E ti viene la voglia di uscire e provare
Che cosa ti manca per correre al prato
E ti tieni la voglia e rimani a pensare
Come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
A farti narrare la vita dagli occhi
E mai poter bere alla coppa, d’un fiato
Ma a piccoli sorsi interrotti
E mai poter bere alla coppa, d’un fiato
Ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l’ho regalato
E ancora ritorna in ogni sua estate
Quando io la guidai o fui forse guidato
A contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo
Non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce
Quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
Se fu troppo sgomento o troppo felice.

E il cuore impazzì e ora no, non ricordo
Da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell’erba
Fra lunghe carezze finite sul volto
Quelle sue cosce color madreperla
Rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì, lo ricordo
Col cuore ormai sulle labbra
Ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo
E il mio cuore le restò sulle labbra.

“E l’anima d’improvviso prese il volo
Ma non mi sento di sognare con loro
No, non mi riesce di sognare con loro”.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1972 - SUZANNE/GIOVANNA D'ARCO (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 1:58 pm

1. TITOLO
 
1972 - SUZANNE/GIOVANNA D'ARCO
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA NP 3216 # Data pubblicazione: Novembre 1972 # Matrici: PA NP 3216-A/PA NP 3216-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 24 Novembre / Pubblicato con due copertine differenti; sulla prima, "Giovanna d'Arco" è indicata come "Jeanne d'Arc", sul fronte e sul retro della seconda sono riportati i testi delle due canzoni / Grafica di Gian Carlo Greguoli / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Suzanne/Giovanna d'Arco è un singolo del cantautore italiano Fabrizio De André, pubblicato nel 1972.

Descrizione
Il singolo, pubblicato con due diverse copertine (di cui una con riproduzione dei testi), presenta due canzoni, entrambe traduzioni dal poeta/cantautore canadese Leonard Cohen: Suzanne e Giovanna d'Arco. Nel 1974 De André inciderà nuovamente i brani per l'album Canzoni, con arrangiamenti di Gian Piero Reverberi: in questa occasione, Giovanna d'Arco avrà una strofa in meno.

Suzanne è la traduzione di uno dei pezzi più celebri di Cohen, Suzanne, che l'artista canadese incluse nel suo album di debutto, Songs of Leonard Cohen (1967), sebbene la canzone fosse già stata incisa nel 1966 dalla cantante folk Judy Collins. Si tratta di Suzanne Verdal, una ballerina incontrata a Montreal che aveva ispirato un paio di poesie finite su Parasites Of Heaven. La canzone intreccia una visita a casa sua, vicino al fiume St. Lawrence, e le fantasie scatenate da una visita a una piccola chiesa dei marinai sempre a Montreal, la Chapelle de Bonsecours. La trama sfuggente eccita l'attenzione, Cohen appare fin dalla prima canzone del primo album un affabulatore capace di incantare, di portare chi ascolta in un altro mondo di meravigliosi fantasmi. Finanche al primo incontro con l'esotica Suzanne, Cohen ci dice che tu saprai "Che sei sempre stato suo amante E vuoi viaggiare con lei E vuoi viaggiare cieco E pensi che forse ti fiderai di lei Perché hai toccato il suo corpo perfetto con la tua mente". Alla fine della poesia, Suzanne eleva tutte le varie realtà contraddittorie di questo mondo - "i rifiuti ed i fiori" - a bellezza, inoltre porta noi stessi, per mezzo dell'amore, alla perfezione - "per aver toccato il tuo corpo perfetto con la sua mente". Un più lontano aspetto ragguardevole di Suzanne è che la stessa può essere avvicinata o abbandonata a volontà - "puoi passare la notte accanto a lei". Suzanne è un sogno, un'icona con la quale viaggiare mentalmente.

Giovanna d'arco fu pubblicata da Cohen nel marzo 1971, nell'album Songs of Love and Hate. Un anno dopo fu tradotta da Fabrizio de Andrè come lato B dell'album Suzanne. Il 45 giri fu pubblicato con due diverse copertine. Le due canzoni entrarono poi nell'album Canzoni, con nuovi arrangiamenti e, per quanto riguarda Giovanna D'arco, anche con una strofa in meno. La storia è quella di Jeanne d'Arc (1412-1431), la pulzella d'Orleans, che nell'ambito della guerra dei cent'anni contribuì ad incoronare Carlo VII re di Francia. Divenuta troppo ingombrante fu venduta agli inglesi, processata e condannata al rogo. Cohen racconta della ragazza che ormai stanca, sogna il matrimonio, un vestito da sposa "o qualcosa di bianco" e si ritrova a parlare con il fuoco che le si arrampica dentro.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
SUZANNE

 
      Lato B:
GIOVANNA D'ARCO (Joan Of Arc)

 
     

Autori: Leonard Cohen, Fabrizio De André
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
E ora ascolti andar le barche
Ora puoi dormirle al fianco
Sì, lo sai che lei è pazza
Ma per questo sei con lei
E ti offre il tè e le arance
Che ha portato dalla Cina
E proprio mentre stai per dirle
Che non hai amore da offrirle
Lei è già sulla tua onda
E fa che il fiume ti risponda
Che da sempre siete amanti.

E tu vuoi viaggiarle insieme
Vuoi viaggiarle insieme, ciecamente
Perché sai che le hai toccato il corpo
Il suo corpo perfetto, con la mente.

E Gesù fu marinaio
Finché camminò sull'acqua
E restò per molto tempo
A guardare solitario
Dalla sua torre di legno
E poi quando fu sicuro
Che soltanto agli annegati
Fosse dato di vederlo
Disse: "Siate marinai finché il mare vi libererà”.
E lui stesso fu spezzato
Ma più umano abbandonato
Nella nostra mente lui non naufragò.

E tu vuoi viaggiargli insieme
Vuoi viaggiargli insieme, ciecamente
Forse avrai fiducia in lui
Perché ti ha toccato il corpo con la mente.

E Suzanne ti dà la mano
Ti accompagna lungo il fiume
Porta addosso stracci e piume
Presi in qualche dormitorio
Il sole scende come miele
Su di lei, donna del porto
Che ti indica i colori
Tra la spazzatura e i fiori
Scopri eroi tra le alghe marce
E bambini nel mattino
Che si sporgono all'amore
E così faranno sempre
E Suzanne regge lo specchio.

E tu vuoi viaggiarle insieme
Vuoi viaggiarle insieme, ciecamente
Perché sai che ti ha toccato il corpo
Il tuo corpo perfetto, con la mente.
 
Fonte
QUI

 
     
Autori: Leonard Cohen, Fabrizio De André
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Attraverso il buio, Giovanna d'Arco
Precedeva le fiamme cavalcando
Nessuna luna per la sua corazza
Nessun uomo nella sua fumosa notte al suo fianco.

"Della guerra sono stanca ormai
Al lavoro di un tempo tornerei
A un vestito da sposa o qualcosa di bianco
Per nascondere questa mia vocazione
Al trionfo ed al pianto".

"Son parole le tue che volevo ascoltare
Ti ho spiata ogni giorno cavalcare
E a sentirti così ora so cosa voglio
Vincere un'eroina così fredda
Abbracciarne l'orgoglio".

"E chi sei tu?" lei disse, divertendosi al gioco
"Chi sei tu che mi parli così senza riguardo?"
"Veramente stai parlando col fuoco
E amo la tua solitudine, amo il tuo sguardo".

"E se tu sei il fuoco, raffreddati un poco
Le tue mani ora avranno da tenere qualcosa"
E, tacendo, gli si arrampicò dentro
Ad offrirgli il suo modo migliore di essere sposa.

E nel profondo del suo cuore rovente
Lui prese ad avvolgere Giovanna d'Arco
E là in alto e davanti alla gente
Lui appese le ceneri inutili del suo abito bianco.

E fu dal profondo del suo cuore rovente
Che lui prese Giovanna e la colpì nel segno
E lei capì chiaramente
Che se lui era il fuoco, lei doveva essere il legno.

Ho visto la smorfia del suo dolore
Ho visto la gloria nel suo sguardo raggiante
Anche io vorrei luce ed amore
Ma se arriva deve essere sempre così crudele e accecante.
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10



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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1973 - STORIA DI UN IMPIEGATO (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 4:03 pm

1. TITOLO:
 
1973 - STORIA DI UN IMPIEGATO
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA LP 49 # Data pubblicazione: Ottobre 1973 # Matrici: PA LP 49-A/PA LP 49-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 2 Ottobre / Copertina apribile con libretto di 8 pagine spillato contenente una presentazione di Roberto Dané, fotografie, crediti e i testi delle canzoni / "Canzone del maggio" ispirata ad un canto del maggio francese 1968 / Fotografie di Gastone Jung - Grafica di Raymond Gfeller / Registrato negli Studi Orthophonic di Roma da Sergio Marcotulli / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Storia di un impiegato (1973) è il sesto album d'inediti di Fabrizio De André, nonché il suo quarto concept album.

Il disco
«La "Storia di un impiegato" l'abbiamo scritta, io, Bentivoglio, Piovani, in un anno e mezzo tormentatissimo e quando è uscita volevo bruciare il disco. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile, so di non essere riuscito a spiegarmi.»

(Fabrizio De André in un'intervista dalla Domenica del Corriere del gennaio 1974.)
Come accade spesso nei dischi di De André, le canzoni sono collegate fra di loro da un filo narrativo: in questo caso la storia è quella di un giovane impiegato che, dopo aver ascoltato un canto del "maggio francese", entra in crisi e decide di ribellarsi, senza però rinunciare al suo individualismo. Le canzoni che seguono raccontano la sua presa di posizione solitaria, con un rapido (e onirico) succedersi dei fatti, poi l'esperienza fallimentare della violenza e infine, in carcere, la presa di coscienza del bisogno di una lotta comune. Altri temi trattati nel disco sono il Maggio francese e il terrorismo.

Il disco venne comunque duramente attaccato dalla stampa musicale militante e vicina al movimento studentesco. Così viene recensito, ad esempio, da Simone Dessì:

«Storia di un impiegato è un disco tremendo: il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico: la canzone Il bombarolo è un esempio magistrale di insipienza culturale e politica»

(Simone Dessì[3])
In anni più recenti è stato giudicato da Riccardo Bertoncelli come un disco «verboso, alla fine datato »

Anche Enrico Deregibus ne dà un giudizio sostanzialmente negativo:
«L'album è sempre stato considerato, anche dal suo autore, come uno dei più confusi. La vena anarchica di De André deve fondersi con quella marxista di Bentivoglio, e spesso i punti di sutura e di contraddizione sono fin troppo evidenti. Non a caso è l'ultimo episodio della collaborazione tra i due»

(Enrico Deregibus)
Un'altra recensione negativa è quella di Fiorella Gentile, apparsa su Ciao 2001:
«La musica presta il nome a qualcosa che a tratti sembra la colonna sonora di un film sulla mafia (con il sintetizzatore al posto dello scacciapensieri), a volte quella di un thrilling alla Dario Argento (con il basso che riproduce il battito cardiaco), altre recupera i toni alla Cohen e alla Guccini: ma rimane un prodotto scucito, che non ha più il vecchio incanto.»

(Fiorella Gentile)
Anche il pubblico accoglie l'album in maniera negativa.

Proprio in occasione della pubblicazione del disco, Giorgio Gaber polemizza con De André, affermando che quest'ultimo usi "un linguaggio da liceale che si è fermato a Dante, che fa dei bei temini, ma non si riesce a capire se sia liberale o extraparlamentare"; De André risponderà a Gaber in occasione di un'intervista alla Domenica del Corriere del gennaio 1974 ("Io stimo e ammiro Giorgio e mi spiace che lui, che si dichiara comunista, sia andato a raccontare queste cose al primo giornalista che ha incontrato. Poteva telefonarmi, farmi le sue osservazioni: ne avremmo discusso, ci saremmo confrontati. Così, invece, ha svilito ancora di più un mondo già tanto criticato").

Delle canzoni del disco, solo Verranno a chiederti del nostro amore rimane nel repertorio dell'autore dal vivo negli anni a seguire. Gli altri brani vennero eseguiti in concerto solo per qualche anno, ne è un esempio la Canzone del maggio inserita nella scaletta del primo tour del 1975 o ancora La bomba in testa, Al ballo mascherato, Canzone del padre, Il bombarolo e Nella mia ora di libertà che vennero riproposti solo in alcune date del tour del 1976[.

Il valore musicale del disco verrà riconosciuto compiutamente, da gran parte della critica, solo negli anni '90
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
     
 
     
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 INTRODUZIONE
  • A2 CANZONE DEL MAGGIO
  • A3 LA BOMBA IN TESTA
  • A4 AL BALLO MASCHERATO
  • A5 SOGNO NUMERO DUE


 
 
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Lato A: 1
INTRODUZIONE

 
      Lato B: 1
CANZONE DEL PADRE

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Lottavano così come si gioca
I cuccioli del maggio, era normale
Loro avevano il tempo
Anche per la galera
Ad aspettarli fuori rimaneva
La stessa rabbia, la stessa primavera...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
“Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
Solo i sogni che non fanno svegliare?”
“Sì, Vostro Onore, ma li voglio più grandi”
“C’è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre

Non dovrai che restare sul ponte
E guardare le altre navi passare
Le più piccole dirigile al fiume
Le più grandi sanno già dove andare”.

Così son diventato mio padre
Ucciso in un sogno precedente
Il tribunale mi ha dato fiducia
Assoluzione e delitto, lo stesso movente.

E ora Berto, figlio della lavandaia
Compagno di scuola, preferisce imparare
A contare sulle antenne dei grilli
Non usa mai bolle di sapone per giocare.

Seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
Avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi
Si fermò un attimo per suggerire a Dio
Di continuare a farsi i fatti suoi

E scappò via con la paura di arrugginire
Il giornale di ieri lo dà morto arrugginito
I becchini ne raccolgono spesso
Fra la gente che si lascia piovere addosso.

Ho investito il denaro e gli affetti
Banca e famiglia danno rendite sicure
Con mia moglie si discute l’amore
Ci sono distanze, non ci sono paure.

Ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
Vengono uomini, ce n’è uno più magro
Ha una valigia e due passaporti
Lei ha gli occhi di una donna che pago.

Commissario, io ti pago per questo
Lei ha gli occhi di una donna che è mia
L’uomo magro ha le mani occupate
Una valigia di ciondoli, un foglio di via.

Non ha più la faccia del suo primo hashish
È il mio ultimo figlio, il meno voluto
Ha pochi stracci dove inciampare
Non gli importa d’alzarsi, neppure quando è caduto.

E i miei alibi prendono fuoco
Il Guttuso ancora da autenticare
Adesso le fiamme mi avvolgono il letto
Questi i sogni che non fanno svegliare.

Vostro Onore, sei un figlio di troia
Mi sveglio ancora e mi sveglio sudato
Ora aspettami fuori dal sogno
Ci vedremo davvero, io ricomincio da capo.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
CANZONE DEL MAGGIO

 
      Lato A: 3
LA BOMBA IN TESTA

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Anche se il nostro maggio
Ha fatto a meno del vostro coraggio
Se la paura di guardare
Vi ha fatto chinare il mento
Se il fuoco ha risparmiato
Le vostre Millecento
Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
Provate pure a credervi assolti
Siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
Le vostre porte sul nostro muso
La notte che le “pantere”
Ci mordevano il sedere
Lasciandoci in buonafede
Massacrare sui marciapiede
Anche se ora ve ne fregate
Voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
Tutto è rimasto come ieri
Senza le barricate
Senza feriti, senza granate
Se avete preso per buone
Le “verità” della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
Che tutto sia come prima
Perché avete votato ancora
La sicurezza, la disciplina
Convinti di allontanare
La paura di cambiare
Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
...E io contavo i denti ai francobolli
Dicevo "grazie a Dio" "buon Natale"
Mi sentivo normale
Eppure i miei trent'anni
Erano pochi più dei loro
Ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
Gli ingrati del benessere francese
E non davan l'idea
Di denunciare uomini al balcone
Di un solo maggio, di un unico paese.

E io ho la faccia usata dal buonsenso
Ripeto "Non vogliamoci del male"
E non mi sento normale
E mi sorprendo ancora
A misurarmi su di loro
E adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
Ci vuole pure un senso a sopportare
Di poter sanguinare
E il senso non dev'essere rischiare
Ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si trova a liberare
La fiducia nelle proprie tentazioni
Allontanare gli intrusi
Dalle nostre emozioni
Allontanarli in tempo
E prima di trovarsi solo
Con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada
Scordarsi le rotaie verso casa
Io ne valgo la pena
Per arrivare ad incontrar la gente
Senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
E più l'idea va di là del vetro
Più mi lasciano indietro
Per il coraggio insieme
Non so le regole del gioco
Senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
Per l'odio potrei farcela da solo
Illuminando al tritolo
Chi ha la faccia e mostra solo il viso
Sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
Tra gli ospiti di un ballo mascherato
Io mi sono invitato
A rilevar l'impronta
Dietro ogni maschera che salta
E a non aver pietà per la mia prima volta.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
AL BALLO MASCHERATO

 
      Lato B: 4
NELLA MIA ORA DI LIBERTA'

 
   

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Cristo, drogato da troppe sconfitte
Cede alla complicità di Nobel
Che gli espone la praticità
Di un eventuale premio della bontà.

Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
Mima una sua nostalgia di natività
Io con la mia bomba porto la novità
La bomba che debutta in società
Al ballo mascherato della celebrità.

Dante, alla porta di Paolo e Francesca
Spia chi fa meglio di lui
Lì dietro si racconta un amore normale
Ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.

E il viaggio all’Inferno ora fallo da solo
Con l’ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo
Sorpresa sulla porta d’una felicità
La bomba ha risparmiato la normalità
Al ballo mascherato della celebrità.

La bomba non ha una natura gentile
Ma spinta da imparzialità
Sconvolge l’improbabile intimità
Di un’apparente statua della Pietà.

Grimilde di Manhattan, statua della libertà
Adesso non ha più rivali la tua vanità
E il gioco dello specchio non si ripeterà
“Sono più bella io o la statua della Pietà?”
Dopo il ballo mascherato della celebrità.

Nelson strappato al suo carnevale
Rincorre la sua identità
E cerca la sua maschera, l’orgoglio, lo stile
Impegnati sempre a vincere e mai a morire.

Poi dalla feluca ormai a brandelli
Tenta di estrarre il coniglio della sua Trafalgar
E nella sua agonia, sparsa di qua, di là
Implora una Sant’Elena anche in comproprietà
Al ballo mascherato della celebrità.

Mio padre pretende aspirina ed affetto
E inciampa nella sua autorità
Affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
Ma lui esplode dopo, prima il suo decoro.

Mia madre si approva in frantumi di specchio
Dovrebbe accettare la bomba con serenità
Il martirio è il suo mestiere, la sua vanità
Ma ora accetta di morire soltanto a metà
La sua parte ancora viva le fa tanta pietà
Al ballo mascherato della celebrità.

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
Accesa soltanto a metà
Quel poco che mi basta per contare i caduti
Stupirmi della loro fragilità.

E adesso puoi togliermi i piedi dal collo
Amico che m’hai insegnato il “come si fa”
Se no ti porto indietro di qualche minuto
Ti metto a conversare, ti ci metto seduto
Tra Nelson e la statua della Pietà
Al ballo mascherato della celebrità.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Di respirare la stessa aria
D’un secondino non mi va
Perciò ho deciso di rinunciare
Alla mia ora di libertà
Se c'è qualcosa da spartire
Tra un prigioniero e il suo piantone
Che non sia l'aria di quel cortile
Voglio soltanto che sia prigione
Che non sia l'aria di quel cortile
Voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
E un'ora dopo era già finita
Ho visto gente venire sola
E poi insieme verso l'uscita
Non mi aspettavo un vostro errore
Uomini e donne di tribunale
Se fossi stato al vostro posto...
Ma al vostro posto non ci so stare
Se fossi stato al vostro posto...
Ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell'aula sulla strada
Ma in mezzo al fuori anche fuori di là
Ho chiesto al meglio della mia faccia
Una polemica di dignità
Tante le grinte, le ghigne, i musi
Vagli a spiegare che è primavera
E poi lo sanno ma preferiscono
Vederla togliere a chi va in galera
E poi lo sanno ma preferiscono
Vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi
Poche le facce, tra loro lei
Si sta chiedendo tutto in un giorno
Si suggerisce, ci giurerei
Quel che dirà di me alla gente
Quel che dirà ve lo dico io:
Da un po' di tempo era un po' cambiato
Ma non nel dirmi “amore mio”
Da un po' di tempo era un po' cambiato
Ma non nel dirmi “amore mio”.

Certo, bisogna farne di strada
Da una ginnastica d'obbedienza
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così coglioni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
In mezzo agli altri vestiti uguali
Tranne qual è il crimine giusto
Per non passare da criminali
C'hanno insegnato la meraviglia
Verso la gente che ruba il pane
Ora sappiamo che è un delitto
Il non rubare quando si ha fame
Ora sappiamo che è un delitto
Il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
Dei secondini non ci va
E abbiam deciso di imprigionarli
Durante l'ora di libertà
Venite adesso alla prigione
State a sentire sulla porta
La nostra ultima canzone
Che vi ripete un'altra volta
“Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti”.
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 5
SOGNO NUMERO DUE

 

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
Testo:
Imputato, ascolta
Noi ti abbiamo ascoltato
Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
Piantata tra l’aorta e l’intenzione
Noi ti abbiamo osservato
Dal primo battere del cuore
Fino ai ritmi più brevi
Dell’ultima emozione
Quando uccidevi
Favorendo il potere
I soci vitalizi del potere
Ammucchiati in discesa
A difesa della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
Il fosforo di guardia
Segnalava la tua urgenza di potere
Mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante
Della legge
Quello che non protegge:
La parte del boia.

Imputato
Il dito più lungo della tua mano
È il medio
Quello della mia
È l’indice
Eppure anche tu hai giudicato
Hai assolto e hai condannato
Al di sopra di me
Ma al di sopra di me
Per quello che hai fatto
Per come lo hai rinnovato
Il potere ti è grato.

Ascolta
Una volta un giudice come me
Giudicò chi gli aveva dettato la legge
Prima cambiarono il giudice
E subito dopo
La legge.

Oggi, un giudice come me
Lo chiede al potere se può giudicare
Tu sei il potere
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1973 - IL BOMBAROLO/VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 4:38 pm

1. TITOLO
 
1973 - IL BOMBAROLO/VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA NP 3224 # Data pubblicazione: Novembre 1973 # Matrici: PA NP 3224-A/PA NP 3224-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 24 Novembre / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. COVER:
 

 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
IL BOMBAROLO

 
      Lato B:
VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE

 
     

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro
Non sa con quanto amore mi dedico al tritolo
È quasi indipendente, ancora poche ore
Poi gli darò la voce, il detonatore.

Il mio Pinocchio, fragile parente artigianale
Di ordigni costruiti su scala industriale
Di me non farà mai un cavaliere del lavoro
Io son d’un’altra razza, son bombarolo.

Nello scendere le scale ci metto più attenzione
Sarebbe imperdonabile giustiziarmi sul portone
Proprio nel giorno in cui la decisione è mia
Sulla condanna a morte o l’amnistia.

Per strada tante facce non hanno un bel colore
Qui chi non terrorizza si ammala di terrore
C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo
Io sono d’un altro avviso, son bombarolo.

Intellettuali d’oggi, idioti di domani
Ridatemi il cervello che basta alle mie mani
Profeti molto acrobati della rivoluzione
Oggi farò da me senza lezione.

Vi scoverò i nemici per voi così distanti
E dopo averli uccisi sarò fra i latitanti
Ma, finché li cerco io, i latitanti sono loro
Ho scelto un’altra scuola, son bombarolo.

Potere, troppe volte delegato ad altre mani
Sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani
Io vengo a restituirti un po’ del tuo terrore
Del tuo disordine, del tuo rumore.

Così pensava forte un trentenne disperato
Se non del tutto giusto quasi niente sbagliato
Cercando il luogo idoneo, adatto al suo tritolo
Insomma il posto degno d’un bombarolo.

C’è chi lo vide ridere davanti al Parlamento
Aspettando l’esplosione che provasse il suo talento
C’è chi lo vide piangere un torrente di vocali
Vedendo esplodere un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì profondamente nell’orgoglio
Fu l’immagine di lei che si sporgeva da ogni foglio
Lontana dal ridicolo in cui lo lasciò solo
Ma in prima pagina col bombarolo.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Orchestra: Nicola Piovani
 
Testo:
Quando, in anticipo sul tuo stupore
Verranno a chiederti del nostro amore
A quella gente consumata nel farsi dar retta
Un amore così lungo tu non darglielo in fretta.

Non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
Le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
Dopo l'amore così sicure da rifugiarsi nei "sempre"
Nell'ipocrisia dei "mai".

Non sono riuscito a cambiarti
Non mi hai cambiato, lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
Per farti più bella e pensarmi già vecchio
Tu regalagli un trucco che con me non portavi
E loro si stupiranno che tu non mi bastavi.

Digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
Dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
Per ritornare dopo l'amore alle carezze dell'amore
Era facile ormai.

Non sei riuscita a cambiarmi
Non ti ho cambiata, lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
Come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
I tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
I tuoi occhi assunti da tre anni, i tuoi occhi per loro.

Ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
E per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
E troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei
Proprio identici ai tuoi.

Sono riusciti a cambiarci
Ci son riusciti, lo sai.

Ma senza che gli altri ne sappiano niente
Dimmi, senza un programma, dimmi come ci si sente
Continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
Farai l'amore per amore o per avercelo garantito?

Andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
O con un casanova che ti promette di presentarti ai genitori?
O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro
Senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai?
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1974 - CANZONI (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 5:47 pm

1. TITOLO:
 
1974 - CANZONI
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA LP 52 # Data pubblicazione: Aprile 1974 # Matrici: PA LP 52-A/PA LP 52-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 12 Aprile / Copertina in cartoncino grezzo, con angoli arrotondati, ristampata con carta convenzionale e in formato standard nelle successive edizioni Busta interna in cartoncino rigido e angoli arrotondati con i testi delle canzoni / Tutti i brani, salvo "Via della Povertà", "Le passanti" e "Morire per delle idee", sono in nuove versioni rispetto alle precedenti - "Giovanna d'Arco" manca qui dell'ultima strofa, altrimenti registrata nella versione del 1972 / Antoine Pol, autore della lirica "Les passantes" musicata da Georges Brassens e qui tradotta in italiano, è erroneamente indicato come Antoine Paul - "Fila la lana", da una canzone popolare francese del XV secolo / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Canzoni, conosciuto anche come album rosa per via del colore della copertina della versione in vinile (le ripubblicazioni su CD invece utilizzano una colorazione blu), è il settimo album d'inediti di Fabrizio De André.

Il disco
Spesso ritenuto, in modo simile a Volume III, un "riempitivo" voluto dalla casa discografica, l'LP contiene stavolta solo tre brani inediti (Via della povertà, Le passanti e Morire per delle idee - che sono tuttavia traduzioni adattate di brani di altri autori, come la maggior parte dei brani dell'album), mentre le altre canzoni erano già state registrate da De André in 45 giri ed album precedenti, anche se compaiono su questo album reincise con nuovi arrangiamenti.

È considerato inoltre un album di transizione per il cantautore genovese poiché chiude l'epoca dei quattro concept album e preannuncia, con l'inedito Via della povertà (traduzione effettuata da De Gregori ai tempi del Folkstudio cofirmata da De André), la collaborazione con Francesco De Gregori ed un'apertura agli influssi folk/rock anglosassoni, che si manifesteranno ancor più con gli album composti insieme al cantautore veronese Massimo Bubola.

Durante le registrazioni di questo disco De Andrè conoscerà la sua futura compagna e moglie, Dori Ghezzi (in una pausa della sua collaborazione con Wess), che stava registrando, in uno studio a fianco, il suo nuovo disco da solista; è l'inizio di una relazione che sfocerà nel matrimonio celebrato il 7 dicembre 1989
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
      
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
Versione stereo8
 
      
 

Fabrizio De Andre' con Sergio Bernardini Patron de "La Bussola" di Viareggio (1974)

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B



 
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Button
 
Lato A: 1
VIA DELLA POVERTA' (Desolation Row)

 
      Lato B: 1
MORIRE PER DELLE IDEE (Mourir Pour Des Idées)

 
     

Autori: Georges Brassens, Fabrizio De André
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
È affollatissimo di marinai
Prova a chiedere a uno che ore sono
E ti risponderà "non l'ho saputo mai".

Le cartoline dell'impiccagione
Sono in vendita a cento lire l'una
Il commissario cieco dietro la stazione
Per un indizio ti legge la sfortuna.

E le forze dell'ordine irrequiete
Cercano qualcosa che non va
Mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera
Su via della Povertà.

Cenerentola sembra così facile
Ogni volta che sorride ti cattura
Ricorda proprio Bette Davis
Con le mani appoggiate alla cintura.

Arriva Romeo trafelato
E le grida "il mio amore sei tu"
Ma qualcuno gli dice di andar via
E di non riprovarci più.

E l'unico suono che rimane
Quando l'ambulanza se ne va
È Cenerentola che spazza la strada
In via della Povertà.

Mentre l'alba sta uccidendo la luna
E le stelle si son quasi nascoste
La signora che legge la fortuna
Se n'è andata in compagnia dell'oste.

Ad eccezione di Abele e di Caino
Tutti quanti sono andati a far l'amore
Aspettando che venga la pioggia
Ad annacquare la gioia ed il dolore.

E il Buon Samaritano
Sta affilando la sua pietà
Se ne andrà al Carnevale stasera
In via della Povertà.

I tre Re Magi sono disperati
Gesù Bambino è diventato vecchio
E Mister Hyde piange sconcertato
Vedendo Jeckyll che ride nello specchio.

Ophelia è dietro la finestra
Mai nessuno le ha detto che è bella
A soli ventidue anni
È già una vecchia zitella.

La sua morte sarà molto romantica
Trasformandosi in oro se ne andrà
Per adesso cammina avanti e indietro
In via della Povertà.

Einstein, travestito da ubriacone
Ha nascosto i suoi appunti in un baule
È passato di qui un'ora fa
Diretto verso l'ultima Thule.

Sembrava così timido e impaurito
Quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
Ma poi ha cominciato a fumare
E a recitare l'A B C.

Ed a vederlo tu non lo diresti mai
Ma era famoso qualche tempo fa
Per suonare il violino elettrico
In via della Povertà.

Ci si prepara per la grande festa
C'è qualcuno che comincia ad aver sete
Il fantasma dell'opera
Si è vestito in abiti da prete.

Sta ingozzando a viva forza Casanova
Per punirlo della sua sensualità
Lo ucciderà parlandogli d'amore
Dopo averlo avvelenato di pietà.

E mentre il fantasma grida
Tre ragazze si son spogliate già
Casanova sta per essere violentato
In via della Povertà.

E bravo, Nettuno mattacchione
Il Titanic sta affondando nell'aurora
Nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati
E il capitano grida "ce ne stanno ancora".

E Ezra Pound e Thomas Eliot
Fanno a pugni nella torre di comando
I suonatori di calipso ridono di loro
Mentre il cielo si sta allontanando.

E affacciati alle loro finestre nel mare
Tutti pescano mimose e lillà
E nessuno deve più preoccuparsi
Di via della Povertà.

A mezzanotte in punto i poliziotti
Fanno il loro solito lavoro
Metton le manette intorno ai polsi
A quelli che ne sanno più di loro.

I prigionieri vengon trascinati
Su un calvario improvvisato, lì vicino
E il caporale Adolfo li ha avvisati
Che passeranno tutti dal camino.

E il vento ride forte
E nessuno riuscirà
A ingannare il suo destino
In via della Povertà.

La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
Mi racconti tutto quel che fai
Ma non essere ridicola
Non chiedermi "come stai".

Questa gente di cui mi vai parlando
È gente come tutti noi
Non mi sembra che siano mostri
Non mi sembra che siano eroi.

E non mandarmi ancora tue notizie
Nessuno ti risponderà
Se insisti a spedirmi le tue lettere
Da via della Povertà.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Georges Brassens, Fabrizio De André, Antoine Pol
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Morire per delle idee, l'idea è affascinante
Per poco io morivo senza averla mai avuta
Perché chi ce l'aveva, una folla di gente
Gridando "viva la morte", proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente
Abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
Dicendomi peraltro, in separata sede
Moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
Va be’, ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
Andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
Perché forzando il passo succede che si muore
Per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

Ora se c'è una cosa amara, desolante
È quella di capire all'ultimo momento
Che l'idea giusta era un'altra, un altro movimento
Moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
Ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
Lo predicano spesso per novant'anni almeno
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
È il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare
Il buon matusalemme nella longevità
Per conto mio si dicono, in tutta intimità
Moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
Va be’, ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
Ogni tipo di setta offre moventi originali
E la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
Morire per delle idee è molto bello, ma per quali?

E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
Vedendole venire dietro il grande stendardo
Pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo"
Moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
Va be’, ma di morte lenta

E voi, gli sputafuoco, e voi, i nuovi santi
Crepate pure per primi, noi vi cediamo il passo
Però, per cortesia, lasciate vivere gli altri
La vita è grosso modo il loro unico lusso

Tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
Non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
Basta con le garrote in nome della pace
Moriamo per delle idee, va be’, ma di morte lenta
Ma di morte lenta.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
LE PASSANTI (Les Passantes)

 

Autori: Georges Brassens, Fabrizio De André, Antoine Pol
Orchestra: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Io decido questa canzone
Ad ogni donna pensata come amore
In un attimo di libertà
A quella conosciuta appena
Non c'era tempo e valeva la pena
Di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare
Tanto di fretta l'hai vista passare
Dal balcone a un segreto più in là
E ti piace ricordarne il sorriso
Che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
In un vuoto di felicità

Alla compagna di viaggio
I suoi occhi il più bel paesaggio
Fan sembrare più corto il cammino
E magari sei l'unico a capirla
E la fai scendere senza seguirla
Senza averle sfiorato la mano

A quelle che sono già prese
E che vivendo delle ore deluse
Con un uomo ormai troppo cambiato
Ti hanno lasciato, inutile pazzia
Vedere il fondo della malinconia
Di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante
Sarete presto una folla distante
Scavalcate da un ricordo più vicino
Per poco che la felicità ritorni
È molto raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
È più difficile dimenticarti
Di quelle felicità intraviste
Dei baci che non si è osato dare
Delle occasioni lasciate ad aspettare
Degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
Quando il rimpianto diventa abitudine
Una maniera di viversi insieme
Si piangono le labbra assenti
Di tutte le belle passanti
Che non siamo riusciti a trattenere
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10
 


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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1974 - LA CATTIVA STRADA/AMICO FRAGILE (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 8:11 pm

1. TITOLO
 
1974 - LA CATTIVA STRADA/AMICO FRAGILE
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA NP 3236 # Data pubblicazione: 1974 # Matrici: PA NP 3236-1/PA NP 3236-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 12 Novembre / Grafica di Gian Carlo Greguoli / Disco regolarmente stampato ma non distribuito effettivamente in commercio e circolato con pochissime copie, la maggior parte delle quali presentano la copertina progettata ma forata al centro / Anthony Rutherford Mimms è accerditato come Tony Mimms / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
La cattiva strada/Amico fragile è il ventiquattresimo 45 giri di Fabrizio De André.

Il disco
I brani di questo singolo corrispondono rispettivamente al primo e all'ultimo brano del 33 giri che verrà pubblicato l'anno seguente, Volume 8, sempre con gli arrangiamenti di Tony Mimms. La cattiva strada ha però un missaggio diverso da quello utilizzato per l'album: mancano delle caratteristiche frasi eseguite dalla chitarra solista, e soprattutto è diversa la traccia vocale. Tale versione, presente solo su questo disco e su una contemporanea emissione per i juke box, è tra le maggiori rarità della produzione deandreiana, se si considera che il 45 giri, pur facendo parte del catalogo ufficiale, fu stampato in pochi esemplari (di cui alcuni con la copertina forata al centro).
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
LA CATTIVA STRADA

 
      Lato B:
AMICO FRAGILE

 
     

Autori: Fabrizio De André, Francesco De Gregori
Arrangiatore: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Alla parata militare
Sputò negli occhi a un innocente
E quando lui chiese “Perché?”
Lui gli rispose: “Questo è niente
E adesso è ora che io vada”
E l’innocente lo seguì
Senza le armi lo seguì
Sulla sua cattiva strada.

Sui viali dietro la stazione
Rubò l’incasso a una regina
E quando lei gli disse “Come”
Lui le rispose: “Forse è meglio, è come prima
Forse è ora che io vada”
E la regina lo seguì
Col suo dolore lo seguì
Sulla sua cattiva strada.

E in una notte senza luna
Truccò le stelle ad un pilota
Quando l’aeroplano cadde
Lui disse: “È colpa di chi muore
Comunque è meglio che io vada”
Ed il pilota lo seguì
Senza le stelle lo seguì
Sulla sua cattiva strada.

A un diciottenne alcolizzato
Versò da bere ancora un poco
E mentre quello lo guardava
Lui disse: “Amico, ci scommetto stai per dirmi
Adesso è ora che io vada”
L’alcolizzato lo capì
Non disse niente e lo seguì
Sulla sua cattiva strada.

Ad un processo per amore
Baciò le bocche dei giurati
E ai loro sguardi imbarazzati
Rispose: “Adesso è più normale
Adesso è meglio, adesso è giusto, giusto
È giusto che io vada”
Ed i giurati lo seguirono
A bocca aperta lo seguirono
Sulla sua cattiva strada
Sulla sua cattiva strada.

E quando poi sparì del tutto
A chi diceva “È stato un male”
A chi diceva “È stato un bene”
Raccomandò: “Non vi conviene
Venir con me dovunque vada
Ma c’è amore un po’ per tutti
E tutti quanti hanno un amore
Sulla cattiva strada, sulla cattiva strada”.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Arrangiatore: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Evaporato in una nuvola rossa
In una delle molte feritoie della notte
Con un bisogno d'attenzione e d'amore
Troppo "Se mi vuoi bene piangi"
Per essere corrisposti
Valeva la pena divertirvi le serate estive
Con un semplicissimo "Mi ricordo"

Per osservarvi affittare un chilo d'erba
Ai contadini in pensione e alle loro donne
E regalare a piene mani oceani
Ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
Fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
Senza rimpiangere la mia credulità.

Perché già dalla prima trincea
Ero più curioso di voi
Ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
Meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
Tipo "Come ti senti amico, amico fragile
Se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora, lei è una donna piuttosto distratta."

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
Nell'ora in cui un mio sogno
Ballerina di seconda fila
Agitava per chissà quale avvenire
Il suo presente di seni enormi
E il suo cesareo fresco
Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
Debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci
Mi sentivo meno stanco di voi
Ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
Fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
Di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
Con una scatola di legno che dicesse perderemo

Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno
Per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo
Per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente
Di essere più ubriaco di voi
Di essere molto più ubriaco di voi.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1975 - VOL. 8 (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Apr 04, 2019 11:50 pm

1. TITOLO:
 
1975 - VOL. 8
 
# Etichetta: PRODUTTORI ASSOCIATI # Catalogo: PA LP 54 # Data pubblicazione: 1975 # Matrici: PA LP 54-A/PA LP 54-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Copertina apribile con all'interno fotografie varie e una discografia dell'artista limitata ai soli album - Busta interna con i testi delle canzoni (vedi link "Altre immagini") - Fotografie di Luca Greguoli - Grafica di Gian Carlo Greguoli / Registrato negli Studi Ricordi di Milano da Mario Carulli / "La cattiva strada" compare in registrazione parzialmente diversa da quella pubblicata l'anno prima sul 45 giri PA/NP 3236, con leggere differenze nel missaggio e nella strofa finale / Anthony Rutherford Mimms è accreditato come Tony Mimms / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Volume 8 è l'ottavo album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André.

La pubblicazione dell'album è stata anticipata dal 45 giri La cattiva strada/Amico fragile, datato novembre 1974.

Il disco
Con questo album si rinsalda e si definisce meglio la coppia di autori De André-De Gregori: quest'ultimo collabora alla stesura dei testi e delle musiche di quattro canzoni (Le storie di ieri è interamente sua, così come l'intera musica di Canzone per l'estate) di questo che è uno degli album più folk del cantautore genovese, composto interamente in Sardegna. Le chitarre acustiche sono suonate da Carmelo e Michelangelo La Bionda. La scelta del loro sound molto west coast costituisce una significativa novità negli album di De André.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
      
 
      
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
Versione stereo8
 
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B



  • B1 GIUGNO '73
  • B2 DOLCE LUNA
  • B3 CANZONE PER L'ESTATE
  • B4 AMICO FRAGILE
 
 
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Lato A: 2
OCEANO

 
      Lato B: 1
GIUGNO '73

 
     

Autori: Fabrizio De André, Francesco De Gregori
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Quanti cavalli hai tu, seduto alla porta
Tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto
La notte non ha bisogno
La notte fa benissimo a meno del tuo concerto
Ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse “un tentativo”.

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
Ed un oceano verde dietro le spalle
Disse: “Vorrei sapere quanto è grande il verde
Come è bello il mare, quanto dura una stanza
È troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male”.

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini
E non ficcare il naso negli affari miei
E non venirmi a dire: “Preferisco un poeta
Preferisco un poeta ad un poeta sconfitto”
Ma se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Tua madre ce l'ha molto con me
Perché sono sposato e in più canto
Però canto bene e non so se tua madre
Sia altrettanto capace a vergognarsi di me.

La gazza che ti ho regalato
È morta, tua sorella ne ha pianto
Quel giorno non avevano fiori, peccato
Quel giorno vendevano gazze parlanti.

E speravo che avrebbe insegnato a tua madre
A dirmi "Ciao, come stai?"
Insomma non proprio a cantare
Per quello ci sono già io, come sai.

I miei amici sono tutti educati con te
Però vestono in modo un po' strano
Mi consigli di mandarli da un sarto e mi chiedi
"Sono loro stasera i migliori che abbiamo?".

E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di mimosa
Nell'imbuto di un polsino slacciato
I miei amici ti hanno dato la mano
li accompagno, il loro viaggio porta un po' più lontano.

E tu aspetta un amore più fidato
Il tuo accendino, sai, io l'ho già regalato
E lo stesso quei due peli d'elefante
Mi fermavano il sangue
Li ho dati a un passante.

Poi il resto viene sempre da sé
I tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
Io mi dico “È stato meglio lasciarci
Che non esserci mai incontrati”.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
NANCY (Seem so long ago, Nancy)

 
      Lato B: 2
DOLCE LUNA

 
     

Autori: Leonard Cohen, Fabrizio De André
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Un po’ di tempo fa Nancy era senza compagnia
All’ultimo spettacolo, con la sua bigiotteria
Nel palazzo di giustizia suo padre era innocente
Nel palazzo del mistero non c’era proprio niente
Non c’era quasi niente.

Un po’ di tempo fa eravamo distratti
Lei portava calze verdi, dormiva con tutti
Ma “cosa fai domani” non lo chiese mai a nessuno
S’innamorò di tutti noi, non proprio di qualcuno
Non solo di qualcuno.

E un po’ di tempo fa col telefono rotto
Cercò dal terzo piano la sua serenità
Dicevamo che era libera e nessuno era sincero
Non l’avremmo corteggiata mai nel palazzo del mistero
Nel palazzo del mistero.

E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi Nancy a fermarli
Molti hanno usato il suo corpo, molti hanno pettinato i suoi capelli
E nel vuoto della notte, quando hai freddo e sei perduto
È ancora Nancy che ti dice: “Amore sono contenta che sei venuto
Sono contenta che sei venuto”.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Francesco De Gregori
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Cammina come un vecchio marinaio
Non ha più un posto dove andare
La terra sotto i piedi non lo aspetta
Strano modo di ballare

Sua moglie ha un altro uomo e un’altra donna
È proprio un uomo da buttare
E nelle tasche gli è rimasta solo un po’ di polvere di mare
E non può testimoniare.

Si muove sopra i sassi
Come un leone invernale
Ti può parlare ore ed ore
Della sua quarta guerra mondiale

Conserva la sua cena dentro a un foglio di giornale
La sua ragazza “esca dalle lunghe gambe”
Fa all’amore niente male
E non può testimoniare.

Lui vide il marinaio indiano
Alzarsi in piedi e barcollare
Con un coltello nella schiena
Tra la schiuma e la stella polare

E il timoniere di Shanghai
Tornò tranquillo a pilotare
E lui lo vide con l’anello al dito e un altro anello da rubare
Ma non può testimoniare.

Dal buio delle “tango” notti
Alla paralisi d’un porto
La luce delle stelle chiare
Come un rifugio capovolto

La sua balena “Dolce Luna” che lo aspetta in alto mare
Gli ha detto molte volte “Amore, con chi mi vuoi dimenticare”
E non può testimoniare
E non può testimoniare.

E tu mi vieni a dire “voglio un figlio
Su cui potermi regolare
Con due occhi qualunque e il terzo occhio
Inconfondibile e speciale”

Che non ti importa niente se non riuscirà a nuotare
L’importante è che abbia sulla guancia destra
Quella mia voglia di mare
E mi dici ancora che il mio nome glielo devo proprio dare
Ma non so testimoniare
Io non so testimoniare.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
LE STORIE DI IERI

 
      Lato B: 3
CANZONE PER L'ESTATE

 
     

Autori: Francesco De Gregori
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Mio padre aveva un sogno comune
Condiviso dalla sua generazione
La mascella al cortile parlava
Troppi morti lo hanno tradito
Tutta gente che aveva capito.

E il bambino nel cortile sta giocando
Tira sassi nel cielo e nel mare
Ogni volta che colpisce una stella
Chiude gli occhi e si mette a sognare
Chiude gli occhi e si mette a volare.

E i cavalli a Salò sono morti di noia
A giocare col nero perdi sempre
Mussolini ha scritto anche poesie
I poeti che strane creature
Ogni volta che parlano è una truffa.

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo
La mattina legge molti giornali
È convinto di avere delle idee
E suo figlio è una nave pirata
E suo figlio è una nave pirata.

E anche adesso è rimasta una scritta nera
Sopra il muro davanti casa mia
Dice che il movimento vincerà
Il Gran Capo ha la faccia serena
La cravatta intonata alla camicia.

Ma il bambino nel cortile si è fermato
Si è stancato di seguire gli aquiloni
Si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
Guarda il muro e si guarda le mani
Guarda il muro e si guarda le mani
Guarda il muro e si guarda le mani.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Francesco De Gregori
Orchestra: Anthony Rutherford Mimms
 
Testo:
Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
Con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
Con la radio che ronzava
Per il mondo cose strane
E il respiro del tuo cane che dormiva.

Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
Con il tuo bambino biondo a cui hai dato una pistola per Natale
Che sembra vera
Con il letto in cui tua moglie
Non ti ha mai saputo dare
E gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare.

Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?

Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
Con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
La tua coda di ricambio
Le tue nuvole in affitto
Le tue rondini di guardia sopra il tetto.

Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
Col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
Col permesso di trasmettere
E il divieto di parlare
E ogni giorno un altro giorno da contare.

Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?

Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
E una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
Con il tuo collezionismo
Di parole complicate
La tua ultima canzone per l'estate.

Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
Con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
Col tuo freddo di montagna
E il divieto di sudare
E più niente per poterti vergognare.

Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
Com'è che non riesci più a volare?
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1978 - ANDREA/VOLTA LA CARTA (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 11:27 am

1. TITOLO
 
1978 - ANDREA/VOLTA LA CARTA
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10863 # Data pubblicazione: 1978 # Matrici: PSLNV 6866/PSLNV 6867 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Disco regolarmente stampato in pochissime copie solo per la RAI ma non effettivamente in commercio / Venne stampato anche dalla "Philips" per la produzione tedesca / Il disco insieme agli altri 2 successivi 45 giri, contiene canzoni incluse nell'album "Rimini" / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Volta la carta è una canzone scritta da Fabrizio De André e Massimo Bubola ed inclusa nell'album Rimini

Ispirazione
Gli autori per il testo hanno tratto ispirazione e frasi da alcune ballate e filastrocche popolari. Bubola lo definisce "surrealismo popolare", ricco di immagini naif dietro le quali si nascondono verità terribili.[3]

Il testo
La forma narrativa è quella delle filastrocche, basata quindi su mutevoli immagini e situazioni.

Il gioco della carta da girare è riferita ai tarocchi e la tiritera (volta la carta) è tratta da un'antica rima popolare genovese
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 

 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
ANDREA

 
      Lato B:
VOLTA LA CARTA

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea aveva un amore, riccioli neri
Andrea aveva un dolore, riccioli neri.

C’era scritto sul foglio ch’era morto sulla bandiera
C’era scritto e la firma era d’oro, era firma di re
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese
Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese
E Andrea ha perso, ha perso l’amore, la perla più rara
E Andrea ha in bocca, ha in bocca un dolore, la perla più scura.

Andrea raccoglieva, raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo.
Il secchio gli disse, gli disse “Signore il pozzo è profondo
Più fondo del fondo degli occhi della notte del pianto”
Lui disse: “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”
Lui disse: “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
C'è una donna che semina il grano
Volta la carta e si vede il villano
Il villano che zappa la terra
Volta la carta, viene la guerra
Per la guerra non c'è più soldati
A piedi scalzi son tutti scappati.

Angiolina, cammina cammina sulle sue scarpette blu
Carabiniere l'ha innamorata, volta la carta e lui non c'è più
Carabiniere l'ha innamorata, volta la carta e lui non c'è più.

C'è un bambino che sale un cancello
Ruba ciliege e piume d'uccello
Tira sassate, non ha dolori
Volta la carta, c'è il fante di cuori
Il fante di cuori che è un fuoco di paglia
Volta la carta e il gallo ti sveglia.

Angiolina, alle sei di mattina s'intreccia i capelli con foglie d'ortica
Ha una collana di ossi di pesca, la gira tre volte intorno alle dita
Ha una collana di ossi di pesca, la conta tre volte in mezzo alle dita.

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
Gli inzucchera il naso di torta di mele
Mia madre e il mulino son nati ridendo
Volta la carta, c'è un pilota biondo
Pilota biondo camice di seta
Cappello di Volpe, sorriso d'atleta.

Angiolina, seduta in cucina, che piange, che mangia insalata di more
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce, che parla d'amore
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira, che gira, che parla d'amore.

Madamadorè ha perso sei figlie
Tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
Volta la carta e paga il riscatto
Paga il riscatto con le borse degli occhi
Piene di foto di sogni interrotti.

Angiolina ritaglia giornali, si veste da sposa, canta vittoria
Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria
Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria.
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10



Ultima modifica di mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 7:54 pm, modificato 2 volte
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1978 - RIMINI/CODA DI LUPO (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 12:07 pm

1. TITOLO
 
1978 - RIMINI/CODA DI LUPO
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10864 # Data pubblicazione: 1978 # Matrici: PSLNV 6868/PSLNV 6869 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Disco regolarmente stampato in pochissime copie solo per la RAI ma non effettivamente in commercio / Venne stampato anche dalla "Philips" per la produzione tedesca / Il disco insieme agli altri 2 successivi 45 giri, contiene canzoni incluse nell'album "Rimini" / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 

 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
RIMINI

 
      Lato B:
CODA DI LUPO

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Teresa ha gli occhi secchi
Guarda verso il mare
Per lei figlia di pirati
Penso che sia normale.

Teresa parla poco
Ha labbra screpolate
Mi indica un amore perso
A Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
Dalla Santa Inquisizione
Forse perduto a Cuba
Nella rivoluzione

E dal porto di New York
Nella caccia alle streghe
Oppure in nessun posto
Ma nessuno le crede.

Rimini, Rimini.

E Colombo la chiama
Dalla sua portantina
Lei gli toglie le manette ai polsi
Gli rimbocca le lenzuola.

“Per un triste Re Cattolico - le dice –
Ho inventato un regno
E lui lo ha macellato
Su una croce di legno.

E due errori ho commesso
Due errori di saggezza
Abortire l’America
E poi guardarla con dolcezza

Ma voi che siete uomini
Sotto il vento e le vele
Non regalate terre promesse
A chi non le mantiene”.

Rimini, Rimini.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
Guarda verso il mare
Per lei, figlia di droghieri
Penso che sia normale.

Porta una lametta al collo
Vecchia di cent’anni
Di lei ho saputo poco
Ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso - dice –
Un errore di saggezza
Abortire il figlio del bagnino
E poi guardarlo con dolcezza

Ma voi che siete a Rimini
Tra i gelati e le bandiere
Non fate più scommesse
Sulla figlia del droghiere”.

Rimini, Rimini.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Quand’ero piccolo m’innamoravo di tutto
Correvo dietro ai cani
E da marzo a febbraio mio nonno vegliava
Sulla corrente di cavalli e di buoi
Sui fatti miei e sui fatti tuoi
E al Dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse
Qualcuna è di troppo
Rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
Cambiai il mio nome in “Coda di lupo”
Cambiai il mio pony con un cavallo muto
E al loro Dio perdente non credere mai.

E fu nella notte della lunga stella con la coda
Che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
Crocifisso con forchette che si usano a cena
Era sporco e pulito di sangue e di crema
E al loro Dio goloso non credere mai.

E forse avevo diciott’anni
E non puzzavo più di serpente
Possedevo una spranga, un cappello e una fionda
E una notte di gala con un sasso a punta
Uccisi uno smoking e glielo rubai
E al Dio della scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza
Per l’apertura della caccia al bisonte
Ci fecero l’esame dell’alito e delle urine
Ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso:
“Per la caccia al bisonte - disse - il numero è chiuso”.
E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma
A Little Big Horn
Capelli corti generale ci parlò all’università
Dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
Ma non fumammo con lui, non era venuto in pace
E a un Dio “fatti il culo” non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
Che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
Che ho imparato a pescare con le bombe a mano
Che mi hanno scolpito in lacrime sull’arco di Traiano
Con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
Ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria
E a un Dio... e a un Dio... e a un Dio...
E a un Dio... e a un Dio senza fiato non credere mai.
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10





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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1978 - AVVENTURA A DURANGO/SALLY (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 12:32 pm

1. TITOLO
 
1978 - AVVENTURA A DURANGO/SALLY
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10866 # Data pubblicazione: 1978 # Matrici: PSLNV 6871/PSLNV 6872 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Disco regolarmente stampato in pochissime copie solo per la RAI ma non effettivamente in commercio / Venne stampato anche dalla "Philips" per la produzione tedesca / Il disco insieme agli altri 2 successivi 45 giri, contiene canzoni incluse nell'album "Rimini" / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. COVER:
 

 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
AVVENTURA A DURANGO

 
      Lato B:
SALLY

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Peperoncini rossi nel sole cocente
Polvere sul viso e sul cappello
Io e Maddalena all'occidente
Abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

Ho dato la chitarra al figlio del fornaio
Per una pizza ed un fucile
La ricomprerò lungo il sentiero
E suonerò per Maddalena all'imbrunire.

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Dopo i templi aztechi e le rovine
Le prime stelle sul Rio Grande
Di notte sogno il campanile
E il collo di Ramon pieno di sangue

Sono stato proprio io all'osteria
A premere le dita sul grilletto
Vieni, mia Maddalena, voliamo via
Il cane abbaia, quel che è fatto è fatto

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Alla corrida con tequila ghiacciata
Vedremo il toreador toccare il cielo
All'ombra della tribuna antica
Dove Villa applaudiva il rodeo

Il frate pregherà per il perdono
Ci accoglierà nella missione
Avrò stivali nuovi, un orecchino d'oro
E sotto il livello tu farai la comunione

La strada è lunga ma ne vedo la fine
Arriveremo per il ballo
E Dio ci apparirà sulle colline
Coi suoi occhi smeraldi di ramarro

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Che cosa è il colpo che ho sentito
Ho nella schiena un dolore caldo
Siediti qui, trattieni il fiato
Forse non sono stato troppo scaltro

Svelta, Maddalena, prendi il mio fucile
Guarda dove è partito il lampo
Miralo bene cercare di colpire
Potremmo non vedere più Durango

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari nel bosco”
Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari nel bosco”.

Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello
Ma il bosco era scuro, l'erba già alta
Dite a mia madre che non tornerò.

Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino d'oro
Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino cieco.

Gli montai sulla groppa, sparii in un baleno
Andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa, sparii in un momento
Dite a mia madre che non tornerò.

Vicino alla città trovai Pilar del mare
Con due gocce d'eroina s'addormentava il cuore
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
Bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni.

Mi svegliai sulla quercia, l'assassino era fuggito
Dite al pesciolino che non tornerò
Mi guardai nello stagno, l'assassino s'era già lavato
Dite a mia madre che non tornerò.

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole adescavano i signori.

Mi parlò sulla bocca, mi donò un braccialetto
Dite alla quercia che non tornerò
Mi baciò sulla bocca, mi propose il suo letto
Dite a mia madre che non tornerò.

Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari del bosco”
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1978 - RIMINI (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 3:09 pm

1. TITOLO:
 
1978 - RIMINI
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SMRL 6221 # Data pubblicazione: 2 Maggio 1978 # Matrici: S-6221-1/S-6221-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 31 Marzo / Copertina apribile con allegato un libretto spillato a otto facciate con i testi delle canzoni e fotografie varie (vedi link "Altre immagini") - Tutte le fotografie sono di Cesare "Caesar" Monti / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Rimini è il nono album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André.

Il disco
Dopo la collaborazione con Francesco De Gregori, con questo album De André comincia a lavorare con Massimo Bubola, coautore di tutti i brani.

L'album, che presenta musicalità più lontane dalla chanson francese e più vicine al folk europeo e americano e al pop, nasce dopo la delusione politica di De André per le vicende degli ultimi anni settanta, in particolare per la rottura con le idee del sindacato (a cui si fa riferimento in Coda di Lupo).

I testi sono più oscuri e lirici che nei precedenti album e sono presenti ben due brani esclusivamente strumentali: Folaghe e Tema di Rimini.

In Sally e Volta la carta tornano i personaggi cari da sempre a De André: prostitute, tossicodipendenti ed emarginati. Dietro l'aspetto favolistico, si intravedono temi politici, in maniera meno esplicita rispetto a Storia di un impiegato e la successiva La domenica delle salme, con la sconfitta del movimento del Sessantotto e il successivo terrorismo delle Brigate Rosse. In particolare si ritrovano riferimenti soprattutto in Coda di lupo (sul movimento del '77), ma anche, a detta di alcuni critici, in Rimini, Parlando del naufragio della London Valour e Andrea.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
      
 
      
 
      
 
      
 
      
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
Versione stereo8
 
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B



 
 
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Lato B: 3
ZIRICHILTAGGIA

 
      Lato B: 4
PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA LONDON VALOUR

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatore: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Di chissu che babbu ci ha lacátu
La meddu palti ti sei presa
Lu muntiggiu rúiu cu lu súaru
Li àcchi sulcini lu trau mannu
E m’hai laccatu monti múccju e zirichèlti...

Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa
E tuttu chissu che v’era ‘ndrentu
Li piri butìrro e l’oltu cultiato
E dapói di sei mesi che mi n’era ‘ndatu
Parìa un campusantu bumbaldatu...

Ti ni sei andatu a campà cun li signori
Fènditi comandà da to muddèri
E li soldi di babbu l’hai spesi tutti
In cosi boni, midicini e giornali
Che to fiddòlu a cattr’anni aja jà l’ucchjali...

Ma me muddèri campa da signora
A me fiddòlu cunnosci più di milli paráuli
La tòja è mungnendi di la manzàna a la sera
E li toi fiddòli so brutti di tarra e di lozzu
E andaràni a cuiuàssi a qalche ziràccu...

Candu tu sei paltutu suldatu piagnii come unu stèddu
E da li babbi di li toi amanti t’ha salvatu tu fratèddu
E si lu curàggiu che t’è filmatu è sempre chiddu
Chill’èmu a vidi in piazza ca l’ha più tostu lu murro
E pa lu stantu ponimi la faccia in culu.

Traduzione:

LUCERTOLAIO (BALLO TONDO)

Di quello che papà ci ha lasciato
La parte migliore ti sei presa
La collina rosa con il sughero
Le vacche sorcine e il toro grande
E m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole

Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa
E tutto quello che c'era dentro
Le pere butirre e l'orto coltivato
E dopo sei mesi che me n'ero andato
Sembrava un cimitero bombardato

Te ne sei andato a vivere coi signori
Facendoti comandare da tua moglie
E i soldi di papà li hai spesi tutti in dolciumi
Medicine e giornali
Che tuo figliolo a quattro anni aveva già gli occhiali

Mia moglie vive da signora
E mio figlio conosce più di mille parole
La tua munge da mattina a sera
E le tue figlie sono sporche di terra e di letame
E andranno a sposarsi a qualche servo pastore

E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambinetto
E dai padri delle tue amanti t'ha salvato tuo fratello
E se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello
Ce la vedremo in piazza chi ha la testa dura
E nel frattempo mettimi la faccia in culo
E nel frattempo mettimi la faccia in culo
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatore: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
I marinai, foglie di coca, digeriscono in coperta
Il capitano ha un amore al collo, venuto apposta dall’Inghilterra
Il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale
Ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare
Ha una frusta giocattolo sotto l’abito da tè.

E la radio di bordo è una sfera di cristallo
Dice che il vento si farà lupo, il mare si farà sciacallo
Il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto
Ride con gli occhi al circo Togni quando l’acrobata sbaglia il salto.

E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli
I marinai, uova di gabbiano, piovono sugli scogli
Il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe
Per far pace con gli applausi, per sentirsi più distante
La sua stella si è oscurata da quando ha vinto la gara di sollevamento pesi.

E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva
Ruba l’amore del capitano, attorcigliandole la vita
Il macellaio, mani di seta, si è dato un nome da battaglia
Tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia
Ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè.

E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
Si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba
A sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
E il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi
E si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
Contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni
E il macellaio, mani di seta, distribuì le munizioni.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 5
TEMA DI RIMINI

 
      Lato B: 5
FOLAGHE

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatore: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Strumentale
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatore: Gian Piero Reverberi
 
Testo:
Strumentale
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1978 - IL PESCATORE/CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Apr 05, 2019 8:21 pm

1. TITOLO
 
1978 - IL PESCATORE/CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10874 # Data pubblicazione: 1971 # Matrici: SRL 10874-A/SRL 10874-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Mono # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 27 Novembre 1970 (Lato A) / Ristampa di vecchie matrici - "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" nella versione del 1967 / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
IL PESCATORE

 
      Lato B:
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS

 
     

 
Testo:
     
 
Testo:
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10

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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1979 - IL PESCATORE/BOCCA DI ROSA (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 3:21 pm

1. TITOLO
 
1979 - IL PESCATORE/BOCCA DI ROSA
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10901 # Data pubblicazione: 1978 # Matrici: PSLNV 6942/PSLNV 6943 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Il disco stampato in pochissime copie, contiene due canzoni incluse nell'album "Fabrizio De Andrè in concerto" con arrangiamenti della P.F.M. / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. COVER:
 
    
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
IL PESCATORE

 
      Lato B:
BOCCA DI ROSA

 
     

Autori: Fabrizio De André
Arrangiamenti: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.

E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

 
FonteQUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
La chiamavano Bocca di Rosa
Metteva l'amore, metteva l'amore
La chiamavano Bocca di Rosa
Metteva l'amore sopra ogni cosa.

Appena scesa alla stazione
Del paesino di Sant'Ilario
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che non si trattava d'un missionario.

C'è chi l'amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
Lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il concupito
Ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
L'ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l'osso.

Ma le comari d'un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino al quel punto
Si limitavano all'invettiva.

Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
Le apostrofò con parole argute:
“Il furto d’amore sarà punito”
disse, “dall’ordine costituito”.

E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare:
“Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare”.

Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armi.

Il cuore tenero non è una dote
Di cui sian colmi i carabinieri
Ma quella volta a prendere il treno
L'accompagnarono malvolentieri.

Alla stazione c'erano tutti
Dal commissario al sacrestano
Alla stazione c'erano tutti
Con gli occhi rossi e il cappello in mano.

A salutare chi per un poco
Senza pretese, senza pretese
A salutare chi per un poco
Portò l'amore nel paese.

C'era un cartello giallo
Con una scritta nera,
Diceva "Addio Bocca di Rosa,
Con te se ne parte la primavera".

Ma una notizia un po' originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall'arco scocca
Vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
Molta più gente di quando partiva
Chi manda un bacio, chi getta un fiore
Chi si prenota per due ore.

Persino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un'estrema unzione
Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila
E Bocca di Rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1979 - FABRIZIO DE ANDRÉ IN CONCERTO (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 5:27 pm

1. TITOLO:
 
1979 - FABRIZIO DE ANDRÉ IN CONCERTO
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SMRL 6244 # Data pubblicazione: 1979 # Matrici: S-6244-1/S-6244-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Album dal vivo registrato nel corso dei concerti tenuti al Teatro Tenda di Firenze e al Palasport di Bologna il 13, 14, 15 e 16 Gennaio 1979 / La Premiata Forneria Marconi, che accompagna De André, è sempre accreditata con l'acronimo PFM / Copertina apribile con fotografie a colori e crediti all'interno - Al disco è allegato un libretto di 8 facciate, con fotografie in bianco e nero e la riproduzione di vari articoli di giornale inerenti ai concerti e alla tournée; nella penultima pagina è riprodotto un testo in versi manoscritto ("Blues di altra data", mai musicato o inciso) con data e dedica a Patrick Djivas (vedi link "Altre immagini") - Fotografie e grafica di Guido Harari / Registrazioni dal vivo effettuate con il "Manor Mobile Studio" di Londra da Peter Greenslade - Missato presso lo Studio "Il Mulino" di Milano da Franco Mussida e Pietro Bravin nel Febbraio 1979 / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM noto anche come In concerto con PFM vol. 1 per brevità) è un album dal vivo di Fabrizio De André, pubblicato nel 1979. Il disco è stato registrato durante alcuni concerti tenuti nel gennaio del 1979 insieme alla Premiata Forneria Marconi che riarrangiò le canzoni dal cantautore genovese.

L'album è stato pubblicato, nello stesso anno, in Germania Ovest dalla Metronome.

Descrizione
L'idea di arrangiare le canzoni musicalmente minimaliste di Fabrizio De André in chiave rock colpì molto la critica ed il pubblico che assistette nel 1979 ai concerti tenuti dal cantautore con il gruppo progressive italiano Premiata Forneria Marconi (più comunemente chiamato con l'acronimo PFM). Dai concerti fu tratto un fortunato album, trascinato dal successo di una scatenata versione de Il pescatore, a cui seguì, l'anno dopo, la pubblicazione dell'altrettanto fortunato Volume 2.

Il sodalizio tra De André e la band peraltro risaliva agli anni sessanta quando Mussida, Di Cioccio e soci, che si facevano chiamare ancora Quelli, avevano suonato nell'album La buona novella. Né si esauriranno qui rapporti tra il cantautore e i vari membri della band milanese. Basti pensare che il violinista e polistrumentista Mauro Pagani, tra i componenti originari della PFM, diventerà anni dopo uno dei collaboratori più stretti di Fabrizio De André, a partire dalla realizzazione del celebre Crêuza de mä (1984), e gli stessi Mussida e Premoli prenderanno parte, in occasioni diverse, ai successivi lavori di studio del cantautore.

Alcuni dei cosiddetti puristi storsero il naso all'uscita dell'album con la PFM. L'accusa a De André di aver ceduto a compromessi commerciali suonando con un gruppo rock arrivò con oltre un decennio di ritardo rispetto a un altro celebre "tradimento", quello del folk singer Bob Dylan che a metà degli anni sessanta iniziò ad utilizzare strumenti elettrici.

Altri apprezzarono invece la svolta musicale del cantautore genovese. Fino ad allora, in Italia, i cantautori erano, almeno secondo alcuni cliché, più interessati ai testi che non alla musica. Il minimalismo negli arrangiamenti era considerato sintomo di qualità. Secondo i detrattori del genere questo minimalismo era semplice trascuratezza, era "suonar male". Con l'incontro De André/PFM finalmente anche le splendide canzoni del cantautore poterono essere valorizzate musicalmente.

In ogni caso, dopo il live con la PFM, il tabù fu rotto: anche i cantautori iniziarono a realizzare dischi riccamente arrangiati e suonati da musicisti di prim'ordine. Lo stesso Francesco Guccini, che già da anni si contornava di ottimi musicisti (Vince Tempera, Ares Tavolazzi e molti altri), realizzò, sempre nel 1979, un disco dal vivo con I Nomadi (Album concerto) di sapore più rock rispetto ai suoi lavori in studio della seconda metà degli anni settanta.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 

 
      
 

 

 

 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 BOCCA DI ROSA
  • A2 ANDREA
  • A3 GIUGNO '73
  • A4 UN GIUDICE
  • A5 LA GUERRA DI PIERO


  • B1 IL PESCATORE
  • B2 ZIRICHILTAGGIA
  • B3 LA CANZONE DI MARINELLA
  • B4 VOLTA LA CARTA
  • B5 AMICO FRAGILE
 
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Button
 
Lato A: 2
ANDREA

 
      Lato B: 2
ZIRICHILTAGGIA

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea aveva un amore, riccioli neri
Andrea aveva un dolore, riccioli neri.

C’era scritto sul foglio ch’era morto sulla bandiera
C’era scritto e la firma era d’oro, era firma di re
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese
Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese
E Andrea ha perso, ha perso l’amore, la perla più rara
E Andrea ha in bocca, ha in bocca un dolore, la perla più scura.

Andrea raccoglieva, raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo.
Il secchio gli disse, gli disse “Signore il pozzo è profondo
Più fondo del fondo degli occhi della notte del pianto”
Lui disse: “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”
Lui disse: “Mi basta, mi basta che sia più profondo di me”.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Di chissu che babbu ci ha lacátu
La meddu palti ti sei presa
Lu muntiggiu rúiu cu lu súaru
Li àcchi sulcini lu trau mannu
E m’hai laccatu monti múccju e zirichèlti...

Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa
E tuttu chissu che v’era ‘ndrentu
Li piri butìrro e l’oltu cultiato
E dapói di sei mesi che mi n’era ‘ndatu
Parìa un campusantu bumbaldatu...

Ti ni sei andatu a campà cun li signori
Fènditi comandà da to muddèri
E li soldi di babbu l’hai spesi tutti
In cosi boni, midicini e giornali
Che to fiddòlu a cattr’anni aja jà l’ucchjali...

Ma me muddèri campa da signora
A me fiddòlu cunnosci più di milli paráuli
La tòja è mungnendi di la manzàna a la sera
E li toi fiddòli so brutti di tarra e di lozzu
E andaràni a cuiuàssi a qalche ziràccu...

Candu tu sei paltutu suldatu piagnii come unu stèddu
E da li babbi di li toi amanti t’ha salvatu tu fratèddu
E si lu curàggiu che t’è filmatu è sempre chiddu
Chill’èmu a vidi in piazza ca l’ha più tostu lu murro
E pa lu stantu ponimi la faccia in culu.

Traduzione:

LUCERTOLAIO (BALLO TONDO)

Di quello che papà ci ha lasciato
La parte migliore ti sei presa
La collina rosa con il sughero
Le vacche sorcine e il toro grande
E m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole

Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa
E tutto quello che c'era dentro
Le pere butirre e l'orto coltivato
E dopo sei mesi che me n'ero andato
Sembrava un cimitero bombardato

Te ne sei andato a vivere coi signori
Facendoti comandare da tua moglie
E i soldi di papà li hai spesi tutti in dolciumi
Medicine e giornali
Che tuo figliolo a quattro anni aveva già gli occhiali

Mia moglie vive da signora
E mio figlio conosce più di mille parole
La tua munge da mattina a sera
E le tue figlie sono sporche di terra e di letame
E andranno a sposarsi a qualche servo pastore

E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambinetto
E dai padri delle tue amanti t'ha salvato tuo fratello
E se il coraggio che ti è rimasto è sempre quello
Ce la vedremo in piazza chi ha la testa dura
E nel frattempo mettimi la faccia in culo
E nel frattempo mettimi la faccia in culo
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
GIUGNO '73

 
      Lato B: 3
LA CANZONE DI MARINELLA

 
     

Autori: Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Tua madre ce l'ha molto con me
Perché sono sposato e in più canto
Però canto bene e non so se tua madre
Sia altrettanto capace a vergognarsi di me.

La gazza che ti ho regalato
È morta, tua sorella ne ha pianto
Quel giorno non avevano fiori, peccato
Quel giorno vendevano gazze parlanti.

E speravo che avrebbe insegnato a tua madre
A dirmi "Ciao, come stai?"
Insomma non proprio a cantare
Per quello ci sono già io, come sai.

I miei amici sono tutti educati con te
Però vestono in modo un po' strano
Mi consigli di mandarli da un sarto e mi chiedi
"Sono loro stasera i migliori che abbiamo?".

E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di mimosa
Nell'imbuto di un polsino slacciato
I miei amici ti hanno dato la mano
li accompagno, il loro viaggio porta un po' più lontano.

E tu aspetta un amore più fidato
Il tuo accendino, sai, io l'ho già regalato
E lo stesso quei due peli d'elefante
Mi fermavano il sangue
Li ho dati a un passante.

Poi il resto viene sempre da sé
I tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
Io mi dico “È stato meglio lasciarci
Che non esserci mai incontrati”.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Questa di Marinella è la storia vera
Che scivolò nel fiume a primavera
Ma il vento che la vide così bella
Dal fiume la portò sopra una stella.

Sola, senza il ricordo di un dolore
Vivevi senza il sogno di un amore
Ma un re, senza corona e senza scorta
Bussò tre volte, un giorno, alla tua porta.

Bianco come la luna il suo capello
Come l'amore rosso il suo mantello
Tu lo seguisti senza una ragione
Come un ragazzo segue un aquilone.

E c'era il sole e avevi gli occhi belli
Lui ti baciò le labbra ed i capelli
C'era la luna e avevi gli occhi stanchi
Lui pose le sue mani sui tuoi fianchi.

Furono baci e furono sorrisi
Poi furono soltanto “fiordalisi”
Che videro con gli occhi nelle stelle
Fremere al vento e ai baci la tua pelle.

Dicono poi che mentre ritornavi
Nel fiume, chissà come, scivolavi
E lui che non ti volle creder morta
Bussò cent'anni ancora alla tua porta.

Questa è la tua canzone, Marinella
Che sei volata in cielo su una stella
E come tutte le più belle cose
Vivesti solo un giorno, come le rose.

E come tutte le più belle cose
Vivesti solo un giorno, come le rose.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
UN GIUDICE

 
      Lato B: 4
VOLTA LA CARTA

 
     

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Cosa vuol dire avere
Un metro e mezzo di statura
Ve lo rivelan gli occhi
E le battute della gente
O la curiosità
D’una ragazza irriverente
Che vi avvicina solo
Per un suo dubbio impertinente
Vuole scoprir se è vero
Quanto si dice intorno ai nani
Che siano i più forniti
Della virtù meno apparente
Fra tutte le virtù
La più indecente.

Passano gli anni, i mesi
E se li conti anche i minuti
È triste trovarsi adulti
Senza essere cresciuti
La maldicenza insiste
Batte la lingua sul tamburo
Fino a dire che un nano
È una carogna di sicuro
Perché ha il cuore troppo
Troppo vicino al buco del culo.

Fu nelle notti insonni
Vegliate al lume del rancore
Che preparai gli esami
Diventai procuratore
Per imboccar la strada
Che dalle panche d’una cattedrale
Porta alla sacrestia
Quindi alla cattedra d’un tribunale
Giudice finalmente
Arbitro in terra del bene e del male.

E allora la mia statura
Non dispensò più buonumore
A chi alla sbarra in piedi
Mi diceva “Vostro Onore”
E di affidarli al boia
Fu un piacere del tutto mio
Prima di genuflettermi
Nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto
La statura di Dio.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
C'è una donna che semina il grano
Volta la carta e si vede il villano
Il villano che zappa la terra
Volta la carta, viene la guerra
Per la guerra non c'è più soldati
A piedi scalzi son tutti scappati.

Angiolina, cammina cammina sulle sue scarpette blu
Carabiniere l'ha innamorata, volta la carta e lui non c'è più
Carabiniere l'ha innamorata, volta la carta e lui non c'è più.

C'è un bambino che sale un cancello
Ruba ciliege e piume d'uccello
Tira sassate, non ha dolori
Volta la carta, c'è il fante di cuori
Il fante di cuori che è un fuoco di paglia
Volta la carta e il gallo ti sveglia.

Angiolina, alle sei di mattina s'intreccia i capelli con foglie d'ortica
Ha una collana di ossi di pesca, la gira tre volte intorno alle dita
Ha una collana di ossi di pesca, la conta tre volte in mezzo alle dita.

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
Gli inzucchera il naso di torta di mele
Mia madre e il mulino son nati ridendo
Volta la carta, c'è un pilota biondo
Pilota biondo camice di seta
Cappello di Volpe, sorriso d'atleta.

Angiolina, seduta in cucina, che piange, che mangia insalata di more
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce, che parla d'amore
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira, che gira, che parla d'amore.

Madamadorè ha perso sei figlie
Tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
Volta la carta e paga il riscatto
Paga il riscatto con le borse degli occhi
Piene di foto di sogni interrotti.

Angiolina ritaglia giornali, si veste da sposa, canta vittoria
Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 5
LA GUERRA DI PIERO

 
      Lato B: 5
AMICO FRAGILE

 
     

Autori: Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi

Lungo le sponde del mio torrente
Voglio che scendano i lucci argentati
Non più i cadaveri dei soldati
Portati in braccio dalla corrente

Così dicevi ed era inverno
E come gli altri verso l'inferno
Te ne vai triste come chi deve
Il vento ti sputa in faccia la neve

Fermati Piero, fermati adesso
Lascia che il vento ti passi un po' addosso
Dei morti in battaglia ti porti la voce
Chi diede la vita ebbe in cambio una croce

Ma tu non lo udisti e il tempo passava
Con le stagioni a passo di Giava
Ed arrivasti a passar la frontiera
In un bel giorno di primavera

E mentre marciavi con l'anima in spalle
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro colore

Sparagli Piero, sparagli ora
E dopo un colpo sparagli ancora
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere in terra a coprire il suo sangue

E se gli spari in fronte o nel cuore
Soltanto il tempo avrà per morire
Ma il tempo a me resterà per vedere
Vedere gli occhi di un uomo che muore

E mentre gli usi questa premura
Quello si volta, ti vede e ha paura
Ed imbracciata l'artiglieria
Non ti ricambia la cortesia

Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che il tempo non ti sarebbe bastato
A chiedere perdono per ogni peccato

Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che la tua vita finiva quel giorno
E non ci sarebbe stato ritorno

Ninetta mia, crepare di maggio
Ci vuole tanto, troppo coraggio
Ninetta bella, dritto all'inferno
Avrei preferito andarci in inverno

E mentre il grano ti stava a sentire
Dentro alle mani stringevi il fucile
Dentro alla bocca stringevi parole
Troppo gelate per sciogliersi al sole

Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Evaporato in una nuvola rossa
In una delle molte feritoie della notte
Con un bisogno d'attenzione e d'amore
Troppo "Se mi vuoi bene piangi"
Per essere corrisposti
Valeva la pena divertirvi le serate estive
Con un semplicissimo "Mi ricordo"

Per osservarvi affittare un chilo d'erba
Ai contadini in pensione e alle loro donne
E regalare a piene mani oceani
Ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
Fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
Senza rimpiangere la mia credulità.

Perché già dalla prima trincea
Ero più curioso di voi
Ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
Meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
Tipo "Come ti senti amico, amico fragile
Se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora, lei è una donna piuttosto distratta."

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
Nell'ora in cui un mio sogno
Ballerina di seconda fila
Agitava per chissà quale avvenire
Il suo presente di seni enormi
E il suo cesareo fresco
Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
Debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci
Mi sentivo meno stanco di voi
Ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
Fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
Di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
Con una scatola di legno che dicesse perderemo

Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno
Per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo
Per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente
Di essere più ubriaco di voi
Di essere molto più ubriaco di voi.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1980 - FABRIZIO DE ANDRÉ IN CONCERTO VOL. 2 (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 8:12 pm

1. TITOLO:
 
1980 - FABRIZIO DE ANDRÉ IN CONCERTO VOL. 2
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: ORL 8431 # Data pubblicazione: 1980 # Matrici: ORL 8431-1/ORL 8431-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Album dal vivo registrato nel corso dei concerti tenuti al Teatro Tenda di Firenze e al Palasport di Bologna, tra il 13 e il 16 Gennaio 1979 / La Premiata Forneria Marconi, che accompagna De André, è sempre accreditata con l'acronimo PFM / Fotografie di Guido Harari / Registrazioni dal vivo effettuate con il Manor Mobile Studio di Londra da Peter Greenslade, Chris Blake, Ken Capper - Missato presso lo Studio Il Mulino di Anzano nel Parco (Como) da Franco Mussida, Pietro Pellegrini e Pietro Bravin nel Settembre 1980 / Pubblicato direttamente nella Serie Orizzonte, linea economica della Dischi Ricordi / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Fabrizio De André in concerto Vol. 2° - Arrangiamenti PFM (noto anche come In concerto con PFM vol. 2 per brevità) è un album dal vivo di Fabrizio De André, pubblicato nel 1980. Si tratta del secondo disco registrato durante alcuni concerti del gennaio del 1979 tenuti insieme alla Premiata Forneria Marconi, che riarrangiò le canzoni dal cantautore genovese.

Il disco
A un anno di distanza dall'uscita del primo fortunatissimo album dal vivo e dopo la vicenda del rapimento di De André e della compagna Dori Ghezzi, fu pubblicato un secondo album contenente canzoni registrate con la PFM durante i concerti del gennaio 1979 a Firenze e Bologna.

Anche questo disco ebbe un buon successo di vendite, nonostante la mancanza di un singolo trainante come era stato "Il pescatore" per il primo volume.

Le canzoni di questo secondo volume sono state scelte tra quelle non ancora così note all'epoca, con l'eccezione delle già classiche "Via del Campo" e "Il testamento di Tito", ma tra alcune delle più recenti nate dalla collaborazione con Massimo Bubola per l'album Rimini tra le quali spicca, grazie anche all'apporto della PFM, l'omaggio a Bob Dylan "Avventura a Durango" (traduzione di "Romance in Durango").
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
      
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 AVVENTURA A DURANGO
  • A2 PRESENTAZIONE
  • A3 SALLY
  • A VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE


  • B1 RIMINI
  • B2 VIA DEL CAMPO
  • B3 MARIA NELLA BOTTEGA DEL FALEGNAME
  • B4 IL TESTAMENTO DI TITO
 
 
Lato A: 1
AVVENTURA A DURANGO

 
      Lato B: 1
RIMINI

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André, Bob Dylan, Jacques Levy
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Peperoncini rossi nel sole cocente
Polvere sul viso e sul cappello
Io e Maddalena all'occidente
Abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

Ho dato la chitarra al figlio del fornaio
Per una pizza ed un fucile
La ricomprerò lungo il sentiero
E suonerò per Maddalena all'imbrunire.

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Dopo i templi aztechi e le rovine
Le prime stelle sul Rio Grande
Di notte sogno il campanile
E il collo di Ramon pieno di sangue

Sono stato proprio io all'osteria
A premere le dita sul grilletto
Vieni, mia Maddalena, voliamo via
Il cane abbaia, quel che è fatto è fatto

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Alla corrida con tequila ghiacciata
Vedremo il toreador toccare il cielo
All'ombra della tribuna antica
Dove Villa applaudiva il rodeo

Il frate pregherà per il perdono
Ci accoglierà nella missione
Avrò stivali nuovi, un orecchino d'oro
E sotto il livello tu farai la comunione

La strada è lunga ma ne vedo la fine
Arriveremo per il ballo
E Dio ci apparirà sulle colline
Coi suoi occhi smeraldi di ramarro

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango

Che cosa è il colpo che ho sentito
Ho nella schiena un dolore caldo
Siediti qui, trattieni il fiato
Forse non sono stato troppo scaltro

Svelta, Maddalena, prendi il mio fucile
Guarda dove è partito il lampo
Miralo bene cercare di colpire
Potremmo non vedere più Durango

Nun chiagne, Maddalena
Dio ci guarderà
E presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena
'Sto deserto finirà
Tu potrai ballare 'o fandango.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Teresa ha gli occhi secchi
Guarda verso il mare
Per lei figlia di pirati
Penso che sia normale.

Teresa parla poco
Ha labbra screpolate
Mi indica un amore perso
A Rimini d’estate.

Lei dice bruciato in piazza
Dalla Santa Inquisizione
Forse perduto a Cuba
Nella rivoluzione

E dal porto di New York
Nella caccia alle streghe
Oppure in nessun posto
Ma nessuno le crede.

Rimini, Rimini.

E Colombo la chiama
Dalla sua portantina
Lei gli toglie le manette ai polsi
Gli rimbocca le lenzuola.

“Per un triste Re Cattolico - le dice –
Ho inventato un regno
E lui lo ha macellato
Su una croce di legno.

E due errori ho commesso
Due errori di saggezza
Abortire l’America
E poi guardarla con dolcezza

Ma voi che siete uomini
Sotto il vento e le vele
Non regalate terre promesse
A chi non le mantiene”.

Rimini, Rimini.

Ora Teresa è all’Harrys’ Bar
Guarda verso il mare
Per lei, figlia di droghieri
Penso che sia normale.

Porta una lametta al collo
Vecchia di cent’anni
Di lei ho saputo poco
Ma sembra non inganni.

“E un errore ho commesso - dice –
Un errore di saggezza
Abortire il figlio del bagnino
E poi guardarlo con dolcezza

Ma voi che siete a Rimini
Tra i gelati e le bandiere
Non fate più scommesse
Sulla figlia del droghiere”.

Rimini, Rimini.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
PRESENTAZIONE

 
      Lato B: 2
VIA DEL CAMPO

 
     


 
Testo:
Presentazione

 
     
Autori: Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Via del Campo c'è una graziosa
Gli occhi grandi color di foglia
Tutta notte sta sulla soglia
Vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c'è una bambina
Con le labbra color rugiada
Gli occhi grigi come la strada
Nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c'è una puttana
Gli occhi grandi color di foglia
Se di amarla ti vien la voglia
Basta prenderla per la mano.

E ti sembra di andar lontano
Lei ti guarda con un sorriso
Non credevi che il paradiso
Fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
A pregarla di maritare
A vederla salir le scale
Fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
Piangi forte se non ti sente
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior
Dai diamanti non nasce niente
Dal letame nascono i fior.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
SALLY

 
      Lato B: 3
MARIA NELLA BOTTEGA DEL FALEGNAME

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari nel bosco”
Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari nel bosco”.

Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello
Ma il bosco era scuro, l'erba già alta
Dite a mia madre che non tornerò.

Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino d'oro
Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino cieco.

Gli montai sulla groppa, sparii in un baleno
Andate a dire a Sally che non tornerò.
Gli montai sulla groppa, sparii in un momento
Dite a mia madre che non tornerò.

Vicino alla città trovai Pilar del mare
Con due gocce d'eroina s'addormentava il cuore
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
Bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni.

Mi svegliai sulla quercia, l'assassino era fuggito
Dite al pesciolino che non tornerò
Mi guardai nello stagno, l'assassino s'era già lavato
Dite a mia madre che non tornerò.

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole adescavano i signori.

Mi parlò sulla bocca, mi donò un braccialetto
Dite alla quercia che non tornerò
Mi baciò sulla bocca, mi propose il suo letto
Dite a mia madre che non tornerò.

Mia madre mi disse: “Non devi giocare
con gli zingari del bosco”
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Gian Piero Reverberi
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Maria:
"Falegname col martello
Perché fai den den?
Con la pialla su quel legno
Perché fai fren fren?
Costruisci le stampelle
Per chi in guerra andò?
Dalla Nubia sulle mani
A casa ritornò?"

Il falegname:
"Mio martello non colpisce
Pialla mia non taglia
Per foggiare gambe nuove
A chi le offrì in battaglia
Ma tre croci, due per chi
Disertò per rubare
La più grande per chi guerra
Insegnò a disertare"

La gente:
"Alle tempie addormentate
Di questa città
Pulsa il cuore di un martello
Quando smetterà?
Falegname, su quel legno
Quanti corpi ormai
Quanto ancora con la pialla
Lo assottiglierai?"

Maria:
"Alle piaghe, alle ferite
Che sul legno fai
Falegname su quei tagli
Manca il sangue, ormai
Perché spieghino da soli
Con le loro voci
Quali volti sbiancheranno
Sopra le tue croci"

Il falegname:
"Questi ceppi che han portato
Perché il mio sudore
Li trasformi nell'immagine
Di tre dolori
Vedran lacrime di Dimaco
E di Tito al ciglio
Il più grande che tu guardi
Abbraccerà tuo figlio"

La gente:
"Dalla strada alla montagna
Sale il tuo den den
Ogni valle di Giordania
Impara il tuo fren fren
Qualche gruppo di dolore
Muove il passo inquieto
Altri aspettan di far bere
A quelle seti, aceto"
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE

 
      Lato B: 4
IL TESTAMENTO DI TITO

 
     

Autori: Giuseppe Bentivoglio, Fabrizio De André, Nicola Piovani
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Quando, in anticipo sul tuo stupore
Verranno a chiederti del nostro amore
A quella gente consumata nel farsi dar retta
Un amore così lungo tu non darglielo in fretta.

Non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
Le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
Dopo l'amore così sicure da rifugiarsi nei "sempre"
Nell'ipocrisia dei "mai".

Non sono riuscito a cambiarti
Non mi hai cambiato, lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
Per farti più bella e pensarmi già vecchio
Tu regalagli un trucco che con me non portavi
E loro si stupiranno che tu non mi bastavi.

Digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
Dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
Per ritornare dopo l'amore alle carezze dell'amore
Era facile ormai.

Non sei riuscita a cambiarmi
Non ti ho cambiata, lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
Come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
I tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
I tuoi occhi assunti da tre anni, i tuoi occhi per loro.

Ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
E per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
E troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei
Proprio identici ai tuoi.

Sono riusciti a cambiarci
Ci son riusciti, lo sai.

Ma senza che gli altri ne sappiano niente
Dimmi, senza un programma, dimmi come ci si sente
Continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
Farai l'amore per amore o per avercelo garantito?

Andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
O con un casanova che ti promette di presentarti ai genitori?
O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro
Senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai?
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Corrado Castellari, Fabrizio De André
Arrangiatori: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Non avrai altro Dio all'infuori di me
Spesso mi ha fatto pensare
Genti diverse venute dall'est
Dicevan che in fondo era uguale

Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male

Non nominare il nome di Dio
Non nominarlo invano
Con un coltello piantato nel fianco
Gridai la mia pena e il suo nome

Ma forse era stanco, forse troppo occupato
E non ascoltò il mio dolore
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
Davvero lo nominai invano

Onora il padre, onora la madre
E onora anche il loro bastone
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
Perché le chiedevi un boccone

Quando a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore
Quanto a mio padre si fermò il cuore
Non ho provato dolore

Ricorda di santificare le feste
Facile per noi ladroni
Entrare nei templi che rigurgitan salmi
Di schiavi e dei loro padroni

Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali
Senza finire legati agli altari
Sgozzati come animali

Il quinto dice non devi rubare
E forse io l'ho rispettato
Vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
Di quelli che avevan rubato

Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio
Ma io, senza legge, rubai in nome mio
Quegli altri nel nome di Dio

Non commettere atti che non siano puri
Cioè non disperdere il seme
Feconda una donna ogni volta che l'ami
Così sarai uomo di fede

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
E tanti ne uccide la fame
Io forse ho confuso il piacere e l'amore
Ma non ho creato dolore

Il settimo dice non ammazzare
Se del cielo vuoi essere degno
Guardatela oggi, questa legge di Dio
Tre volte inchiodata nel legno.

Guardate la fine di quel Nazzareno
E un ladro non muore di meno
Guardate la fine di quel Nazzareno
E un ladro non muore di meno

Non dire falsa testimonianza
E aiutali a uccidere un uomo
Lo sanno a memoria il diritto divino
E scordano sempre il perdono

Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
E no, non ne provo dolore

Non desiderare la roba degli altri
Non desiderarne la sposa
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
Che hanno una donna e qualcosa

Nei letti degli altri già caldi d'amore
Non ho provato dolore
L'invidia di ieri non è già finita
Stasera vi invidio la vita

Ma adesso che viene la sera ed il buio
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti

Io nel vedere quest'uomo che muore
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l'amore
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10
 


Ultima modifica di mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 11:14 pm, modificato 1 volta
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1980 - UNA STORIA SBAGLIATA/TITTI (45 Giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 8:42 pm

1. TITOLO
 
1980 - UNA STORIA SBAGLIATA/TITTI
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SRL 10926 # Data pubblicazione: 1980 # Matrici: SLNY 7370/SLNY 7371 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 26 Settembre / Disco stampato con due copertine diverse / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Una storia sbagliata/Titti è l'ultimo singolo ufficiale di Fabrizio De André, pubblicato nel 1980.

Il singolo è frutto della collaborazione con il cantautore veronese Massimo Bubola, con cui De André aveva già composto i materiali per l'album Rimini (1978).

Il brano Una storia sbagliata è uscito in CD per la prima volta nel 1995, all'interno della raccolta Luna di giorno - Le canzoni di Pier Paolo Pasolini, mentre Titti verrà incluso su album solo nel 2005, nella raccolta In direzione ostinata e contraria.

Si tratta delle prime canzoni pubblicate da De André dopo il rapimento.
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
   
 
 
Edizione speciale servizio "JUKE BOX" vietata la vendita al pubblico
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
UNA STORIA SBAGLIATA

 
      Lato B:
TITTI

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
È una storia da dimenticare
è una storia da non raccontare
è una storia un po' complicata
è una storia sbagliata.

Cominciò con la luna sul posto
e finì con un fiume d'inchiostro
è una storia un poco scontata
è una storia sbagliata.

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos'altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

È una storia di periferia
è una storia da una botta e via
è una storia sconclusionata
una storia sbagliata.

Una spiaggia ai piedi del letto
stazione Termini ai piedi del cuore
una notte un po' concitata
una notte sbagliata.

Notte diversa per gente normale
notte comune per gente speciale
cos'altro ti serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

È una storia vestita di nero
è una storia da basso impero
è una storia mica male insabbiata
è una storia sbagliata.

È una storia da carabinieri
è una storia per parrucchieri
è una storia un po' sputtanata
o è una storia sbagliata.

Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos'altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

Per il segno che c'è rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere più come è andata
tanto lo sai che è una storia sbagliata
tanto lo sai che è una storia sbagliata.
 
FonteQUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiamenti: Premiata Forneria Marconi
 
Testo:
Come due canne sul calcio del fucile
come due promesse nello stesso aprile
come due serenate alla stessa finestra
come due cappelli sulla stessa testa
come due soldini sul palmo della mano
come due usignoli pioggia e piume sullo stesso ramo.

Titti aveva due amori uno di cielo uno di terra
di segno contrario uno in pace uno in guerra
Titti aveva due amori uno in terra uno in cielo
insomma di segno contrario uno buono uno vero.

Come le lancette dello stesso orologio
come due cavalieri dentro il sortilegio
e furono i due legni che fecero la croce
e intorno due banditi con la stessa voce
come due risposte con una parola
come due desideri per una stella sola.

Titti aveva due amori uno di cielo uno di terra
di segno contrario uno in pace uno in guerra
Titti aveva due amori uno in terra uno in cielo
insomma di segno contrario uno buono uno vero.
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1981 - FABRIZIO DE ANDRÉ (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Sab Apr 06, 2019 11:11 pm

1. TITOLO:
 
1981 - FABRIZIO DE ANDRÉ
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SMLR 6281 # Data pubblicazione: Settembre 1981 # Matrici: S-6281-1/S-6281-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 21 Luglio / Busta interna con i testi delle canzoni (vedi link "Altre immagini") / "Ave Maria" è un canto tradizionale sardo rielaborato da un adattamento di Albino Puddu / Registrato presso gli Stone Castle Studios di Carimate (Como)da Ezio De Rosa nei mesi di Giugno e Luglio 1981 - L'introduzione a "Quello che non ho" è una registrazione sul campo (battuta di caccia al cinghiale, Gallura, Gennaio 1981) curata da Alessandro Colombini / Art director: Fabrizio De André - In copertina particolare del dipinto "The Outlier" di Frederic Remington (1909) / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Fabrizio De André è il decimo album d'inediti dell'omonimo cantautore genovese, meglio conosciuto come L'indiano oppure L'album dell'indiano a motivo della copertina dove compare l'immagine di un nativo americano a cavallo.

Si tratta di un'opera dell'artista statunitense Frederic Remington (1861 - 1909), The Outlier, del 1909.

L'album è stato inciso nel 1981 ed è stato scritto in collaborazione con Massimo Bubola, con cui De André aveva già collaborato per l'album precedente, Rimini; come in Rimini, l'accordo tra i due cantautori prevedeva che le canzoni presenti nell'album avessero la firma di entrambi, pur essendo in realtà il contributo alla scrittura non sempre identico per i due autori (fa eccezione Ave Maria, che è un canto tradizionale sardo già noto nell'incisione di Maria Carta).

L'album è stato pubblicato, nello stesso anno, in Germania Ovest dalla Metronome.

Tra i coristi che hanno preso parte alla registrazione del disco vi è Mara Pacini, cantante beat nota negli anni sessanta come Brunetta.

Il disco
Il tema dell'album è il confronto tra due popoli, il popolo dei sardi e quello dei pellerossa, per certi versi affini e per certi altri molto diversi, entrambi minacciati dagli invasori esterni.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 QUELLO CHE NON HO
  • A2 CANTO DEL SERVO PASTORE
  • A3 FIUME SAND CREEK
  • A AVE MARIA


  • B1 HOTEL SUPRAMONTE
  • B2 FRANZISKA
  • B3 SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI
  • B4 VERDI PASCOLI
 
 
Lato A: 1
QUELLO CHE NON HO

 
      Lato B: 1
HOTEL SUPRAMONTE

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Quello che non ho è una camicia bianca
Quello che non ho è un segreto in banca
Quello che non ho sono le tue pistole
Per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho è di farla franca
Quello che non ho è quel che non mi manca
Quello che non ho sono le tue parole
Per guadagnarmi il cielo, per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
Per correre più in fretta e avervi più distanti
Quello che non ho è un treno arrugginito
Che mi riporti indietro da dove sono partito.

Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
Quello che non ho è un pranzo di lavoro
Quello che non ho è questa prateria
Per correre più forte della malinconia.

Quello che non ho sono le mani in pasta
Quello che non ho è un indirizzo in tasca
Quello che non ho sei tu dalla mia parte
Quello che non ho è di fregarti a carte.

Quello che non ho è una camicia bianca
Quello che non ho è di farla franca
Quello che non ho sono le sue pistole
Per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.

Quello che non ho...
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
E una lettera vera di notte, falsa di giorno
E poi scuse e accuse e scuse senza ritorno

E ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta
Col tuo ordine discreto dentro il cuore
Ma dove, dov’è il tuo amore?
Ma dove è finito il tuo amore?

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
Grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere
E un invito all’Hotel Supramonte, dove ho visto la neve
Sul tuo corpo, così dolce di fame, così dolce di sete.

Passerà anche questa stazione senza far male
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
Ma dove, dov’è il tuo cuore?
Ma dove è finito il tuo cuore?

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
Ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme
Ma se ti svegli e hai ancora paura, ridammi la mano
Cosa importa se sono caduto, se sono lontano.

Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
Ma dove, dov’è il tuo amore?
Ma dove è finito il tuo amore?
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
CANTO DEL SERVO PASTORE

 
      Lato B: 2
FRANZISKA

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Dove fiorisce il rosmarino
C’è una fontana scura
Dove cammina il mio destino
C’è un filo di paura.

Qual è la direzione
Nessuno me lo imparò
Qual è il mio vero nome
Ancora non lo so.

Quando la luna perde la lana
E il passero la strada
Quando ogni angelo è alla catena
Ed ogni cane abbaia

Prendi la tua tristezza in mano
E soffiala nel fiume
Vesti di foglie il tuo dolore
E coprilo di piume.

Sopra ogni cesto da qui al mare
C’è un po’ dei miei capelli
Sopra ogni sughera il disegno
Di tutti i miei coltelli

L’amore delle case
L’amore bianco vestito
Io non l’ho mai saputo
E non l’ho mai tradito.

Mio padre un falco, mia madre un pagliaio
Stanno sulla collina
I loro occhi senza fondo
Seguono la mia luna

Notte, notte, notte sola
Sola come il mio fuoco
Piega la testa sul mio cuore
E spegnilo poco a poco.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Hanno detto che Franziska è stanca di pregare
Tutta notte alla finestra aspetta il tuo segnale
Quanto è piccolo il suo cuore e grande la montagna
Quanto taglia il suo dolore, più d’un coltello, coltello di Spagna.

Tu, bandito senza luna, senza stelle e senza fortuna
Questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile
Tu, bandito senza luna, senza stelle e senza fortuna
Questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile.

Hanno detto che Franziska è stanca di ballare
Con un uomo che non ride e non la può baciare
Tutta notte sulla quercia l’hai seguita in mezzo ai rami
Dietro il palco, sull’orchestra, i tuoi occhi come due cani.

Marinaio di foresta, senza sonno e senza canzoni
Senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni
Marinaio di foresta, senza sonno e senza canzoni
Senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni.

Hanno detto che Franziska è stanca di posare
Per un uomo che dipinge e non la può guardare
Filo, filo del mio cuore che dagli occhi porti al mare
C’è una lacrima nascosta che nessuno mi sa disegnare.

Tu, bandito senza luna, senza stelle e senza fortuna
Questa notte dormirai col suo rosario stretto intorno al tuo fucile
Tu, bandito senza luna, senza stelle e senza fortuna
Questa notte dormirai col suo ritratto proprio sotto il tuo fucile.

Hanno detto che Franziska non riesce più a cantare
Anche l’ultima sorella tra un po’ vedrà sposare
L’altro giorno un altro uomo le ha sorriso per la strada
Era certo un forestiero che non sapeva quel che costava.

Marinaio di foresta, senza sonno e senza canzoni
Senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni
Marinaio di foresta, senza sonno e senza canzoni
Senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
FIUME SAND CREEK

 
      Lato B: 3
SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI

 
     

Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Si son presi il nostro cuore
Sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola
Dormivamo senza paura.

Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale
Fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale.

C’è un dollaro d’argento
Sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani
Sulla pista del bisonte
E quella musica distante
Diventò sempre più forte.

Chiusi gli occhi per tre volte
Mi ritrovai ancora lì
Chiesi a mio nonno: “È solo un sogno?”
Mio nonno disse sì.

A volte i pesci cantano
Sul fondo del Sand Creek.

Sognai talmente forte
Che mi uscì il sangue dal naso
Il lampo in un orecchio
Nell’altro il paradiso.

Le lacrime più piccole
Le lacrime più grosse
Quando l’albero della neve
Fiorì di stelle rosse.

Ora i bambini dormono
Nel letto del Sand Creek.

Quando il sole alzò la testa
Tra le spalle della notte
C’erano solo cani e fumo
E tende capovolte.

Tirai una freccia in cielo
Per farlo respirare
Tirai una freccia al vento
Per farlo sanguinare.

La terza freccia cercala
Sul fondo del Sand Creek.

Si son presi i nostri cuori
Sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola
Dormivamo senza paura.

Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale
Fu un generale di vent’anni
Figlio d’un temporale.

Ora i bambini dormono
Sul fondo del Sand Creek.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Se ti tagliassero a pezzetti
Il vento li raccoglierebbe
Il regno dei ragni cucirebbe la pelle
E la luna tesserebbe i capelli e il viso
E il polline di Dio, di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
Che suonavi una foglia di fiore
Che cantavi parole leggere, parole d’amore
Ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
Ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla, rosa di rame
Mai ballato così a lungo lungo
Il filo della notte sulle pietre del giorno
Io suonatore di chitarra, io suonatore di mandolino
Alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto, persa per poco
Presa sul serio, presa per gioco
Non c’è stato molto da dire o da pensare
La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
Spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
Per avere nostalgia
Signora libertà, signorina fantasia
Così preziosa come il vino, così gratis come la tristezza
Con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
Che inseguivi il tuo profumo
Presa in trappola da un tailleur grigio fumo
I giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
Camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
Il vento li raccoglierebbe
Il regno dei ragni cucirebbe la pelle
E la luna, la luna tesserebbe i capelli e il viso
E il polline di Dio, di Dio il sorriso.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
AVE MARIA

 
      Lato B: 4
VERDI PASCOLI

 
     

Voce: Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Deus Deus ti salve Maria
Chi chi ses de grazia piena
De grazia ses sa ivena
Ei sa currente
Ei sa currente…

Su, su Deus onnipotente
Cun, cun tegus est istadu
Pro chi t’ha preservadu
Immaculata

Pregade pregade lu a fizzu ostru
Chi chi tottu sos errores
A nois sos peccadores
A nos perdone

Meda meda grazia a nos done
In vida e in sa morte
E in sa diciosa sorte
In paradisu

Traduzione:

Ave Maria, piena di grazia
Tu che di grazie sei sorgente
E fonte d’acqua corrente

Dio onnipotente
Ti ha visitato
E ti ha conservato immacolata

Prega tuo figlio
Per noi peccatori
Che tutti gli errori
Ci perdoni

Tantissime grazie ci doni
Nella vita e nella morte
E un meraviglioso destino
In paradiso.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Massimo Bubola, Fabrizio De André
Arrangiatori: Mark Harris, Oscar Prudente
 
Testo:
Gli aranci sono grossi
I limoni sono rossi lassù
Lassù nei verdi pascoli.

Ogni angelo è un bambino
Sporco e birichino lassù
Lassù nei verdi pascoli.

E ora non piangere perché
Presto la notte finirà
Con le sue perle stelle e strisce
In fondo al cielo.

E ora sorridimi perché
Presto la notte se ne andrà
Con le sue stelle arrugginite
In fondo al mare.

La radio suona sempre
Canzoni da ballare lassù
Lassù nei verdi pascoli.

Niente da scommettere
Tutto da giocare lassù
Lassù nei verdi pascoli.

E ora non piangere perché
Presto la notte se ne andrà
Con le sue perle stelle e strisce
In fondo al cielo.

E ora sorridimi perché
Presto la notte finirà
Con le sue stelle arrugginite
In fondo al mare.

Non c’è d’andare a scuola
Ti basta una parola lassù
Lassù nei verdi pascoli.

C’è carne da mangiare
Erba da sognare lassù
Lassù nei verdi pascoli.

E ora non piangere perché
Presto la notte finirà
Con le sue perle stelle e strisce
In fondo al cielo.

E ora sorridimi perché
Presto la notte finirà
Con le sue stelle arrugginite
In fondo al mare.

Gli aranci sono grossi
I limoni sono rossi lassù
Lassù nei verdi pascoli.

Papà non c’ha da fare
Papà ti fa giocare lassù
Lassù nei verdi pascoli.

E ora non piangere perché
Presto il concerto finirà
Con le sue perle stelle e strisce
In fondo al cielo.

E ora sorridimi perché
Presto il concerto se ne andrà
Con le sue stelle arrugginite
In fondo al mare.
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1984 - CREUZA DE MÄ (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Dom Apr 07, 2019 5:11 pm

1. TITOLO:
 
1984 - CREUZA DE MÄ VOL. 2
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: SMRL 6308 # Data pubblicazione: Marzo 1984 # Matrici: S-6308-1/S-6308-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 6 Febbraio / L'introduzione a "Creuza de mä" è tratta da "Aria per gaida sola" (Tracia) del Gruppo Strumentale diretto da Domna Samiou / Copertina apribile, con all'interno i testi delle canzoni e relative traduzioni dal dialetto genovese all'italiano, crediti e indicazioni per la lettura dell'idioma genovese / Consulenza strumenti etnici e medievali di Francis Biggi / Fotografia in copertina di Jay Maysel - Grafica e progetto: Area di Comunicazione / Registrato presso il Felipe Studio di Milano e lo Stone Castle Studio di Carimate (Como) da Allan Goldberg e Lucio Visintini / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Crêuza de mä (secondo la grafia usata nell'edizione rimasterizzata del 2014, mentre sulla copertina originale Creuza de mä), pubblicato nel 1984, è l'undicesimo album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André, realizzato in collaborazione con Mauro Pagani. È interamente cantato in genovese, per molti secoli una delle principali lingue impiegate nell'ambito della navigazione e degli scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo (in particolare dal basso Medioevo al XVII secolo).

Il disco è stato considerato dalla critica come una delle pietre miliari della musica degli anni ottanta e, in generale, della musica etnica tutta; David Byrne ha dichiarato alla rivista Rolling Stone che Creuza è uno dei dieci album più importanti della scena musicale internazionale del decennio, e la rivista "Musica & Dischi" lo ha eletto migliore album degli anni ottanta. Inoltre, l'album è nella posizione numero 4 della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, secondo Rolling Stone Italia. Autore di tutte le musiche, nonché produttore, è Mauro Pagani

Il disco
Nel 1984 la scelta di realizzare un disco di musica d'autore destinato al mercato nazionale interamente in lingua ligure andava contro tutte le regole del mercato discografico (all'epoca non vi era mai stato un album di un artista di tiratura medio-alta cantato in una lingua locale), contro ogni aspettativa, ha segnato invece il successo di critica e di pubblico dell'album, il quale ha infatti segnato una svolta nella storia della musica italiana ed etnica in generale.

De André ha deciso di utilizzare il ligure non solo perché lingua a lui familiare, in quanto parlata nelle sue terre, ma anche perché riteneva che rappresentasse un misto di parole derivanti da lingue diverse, facendo perno sull'enorme "malleabilità" ed eterogeneità di questo idioma, che, in diversi secoli di commerci, scambi e viaggi internazionali di cui il popolo ligure è stato protagonista, si è arricchito di numerosissime parole provenienti da lingue quali greco, arabo, spagnolo, francese, inglese ed altre.

Al centro dei testi vi sono i temi del mare e del viaggio, le passioni, anche forti, e la sofferenza altrettanto forte; questi temi vengono espressi anche sul piano musicale, tramite il ricorso a suoni e strumenti tipici dell'area mediterranea e l'aggiunta di contributi audio non musicali registrati in ambienti portuali e/o marinareschi, come le voci registrate dei venditori di pesce al mercato ittico di Piazza Cavour a Genova. Il titolo dell'album e della canzone principale fa riferimento alla crêuza o crosa, termine che in genovese indica una stradina collinare (con struttura simile ai celebri caruggi, che però sono perlopiù urbani), spesso sterrata o mattonata, in pendenza, delimitata da mura, e che porta in piccoli borghi, sia marinareschi che dell'immediato entroterra.

In questo caso però crêuza di mare si riferisce poeticamente ed in maniera allegorica ad un fenomeno meteorologico del mare altrimenti calmo che, sottoposto a refoli e vortici di vento, assume striature contorte argentate o scure, simili a fantastiche strade da percorrere come vie, crêuze de mä appunto, per intraprendere dei viaggi, reali o ideali.

L'album è stato reinterpretato per intero nel 2004 da Mauro Pagani, che ne ha rinnovato gli arrangiamenti: oltre alle tracce già presenti nel disco originale, in 2004 Crêuza de mä sono contenute anche Al Fair, introduzione vocalizzata nello stile dei canti sacri della Turchia, Quantas Sabedes, Mégu Megùn (già incisa da De André su Le nuvole) e Neutte, ispirata dal poeta greco Alcmane.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 

 

 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 

Fabrizio De Andre' con Gian Piero Reverberi (1974)

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 CREUZA DE MÄ
  • A2 JAMIN-A
  • A3 SIDUN


  • B1 SINÀN CAPUDÀN PASCIÀ
  • B2 A PITTIMA
  • B3 A DUMENEGA
  • B4 D'Ä MÆ RIVA
 
 
Lato A: 1
CREUZA DE MÄ

 
      Lato B: 1
SINÀN CAPUDÀN PASCIÀ

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "CREUZA DE MÄ" è cantata lingua ligure... A seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l'àse gh'é restou Diu
u Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria

E 'nt'a cä de pria chi ghe saià
int'à cä du Dria che u nu l'è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l'ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a 'ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae 'nt'u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi
emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä

Traduzione:

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov'è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l'asino c'è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dall'Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra

E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell'Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l'ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo

E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di gatto

E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d'acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "SINÀN CAPUDÀN PASCIÀ" è cantata lingua ligure... A seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
(Marinaio genovese catturato dai Mori nel XV secolo e diventato poi Gran Visir con il nome di Sinán Capudán Pasciá)

Teste fascië 'nscià galéa
Ë sciabbre se zeugan a lûn-a
A mæ a l'è restà duv'a a l'éa
Pe nu remenalu ä furtûn-a

Intu mezu du mä gh'è 'n pesciu tundu
Che quandu u vedde ë brûtte u va 'nsciù fundu
Intu mezu du mä gh'è 'n pesciu palla
Che quandu u vedde ë belle u vegne a galla

E au postu d'i anni ch'ean dedexenueve
Se sun piggiaë ë gambe e a mæ brasse neuve
D'allua a cansún l'à cantà u tambûu
E u lou s'è gangiou in travaggiu dûu

Vuga, t'è da vugâ, prexuné
E spuncia, spuncia u remu fin au pë
Vuga, t'è da vugâ, turtaiéu
E tia, tia u remmu fin a u cheu

E questa a l'è a ma stöia, e t'ä veuggiu cuntâ
'N po' primma ch'à vegiàià a me peste 'ntu murtä
E questa a l'è a memöia, a memöia du cigä
Ma 'nsci libbri de stöia sinán capudán pasciá

E suttu u timun du gran cäru
C'u muru 'nte 'n broddu de fàru
'Na neutte ch'u freidu u te morde
U te giàscia u te spûa e u te remorde

E u bey assettòu u pensa ä mecca
E u vedde ë urì 'nsce 'na secca
Ghe giu u timùn a lebecciu
Sarvàndughe a vitta e u sciabeccu

Amü me, bell'amü, a sfurtûn-a a l'è 'n grifun
Ch'u gia 'ngiu ä testa du belinun
Amü me, bell'amü, a sfurtûn-a a l'è 'n belin
Ch'ù xeua 'ngiu au cû ciû vixín

E questa a l'è a ma stöia, e t'ä veuggiu cuntâ
'N po' primma ch'à a vegiàià a me peste 'ntu murtä
E questa a l'è a memöia, a memöia du cigä
Ma 'nsci libbri de stöia Sinán Capudán Pasciá

E digghe a chi me ciamma rénegôu
Che a tûtte ë ricchesse a l'argentu e l'öu
Sinán gh'a lasciòu de luxî au sü
Giastemmandu mumä au postu du segnü

Intu mezu du mä gh'è 'n pesciu tundu
Che quandu u vedde ë brûtte u va 'nsciù fundu
Intu mezu du mä gh'è 'n pesciu palla
Che quandu u vedde ë belle u vegne a galla

Trad:

Teste fasciate sulla galea
Le sciabole si giocano la luna
La mia è rimasta dov'era
Per non stuzzicare la fortuna

In mezzo al mare c'è un pesce tondo
Che quando vede le brutte va sul fondo
In mezzo al mare c'è un pesce palla
Che quando vede le belle viene a galla

E al posto degli anni che erano diciannove
Si sono presi le gambe e le mie braccia giovani
Da allora la canzone l'ha cantata il tamburo
E il lavoro è diventato fatica

Voga, devi vogare, prigioniero
E spingi, spingi il remo fino al piede
Voga, devi vogare, imbuto
E tira, tira il remo fino al cuore

E questa è la mia storia, e te la voglio raccontare
Un po' prima che la vecchiaia mi pesti nel mortaio
E questa è la memoria, la memoria del Cicala
Ma sui libri di storia Sinán Capudán Pasciá

E sotto il timone del gran carro
Con la faccia in un brodo di farro
Una notte che il freddo ti morde
Ti mastica, ti sputa e ti rimorde

E il Bey seduto pensa alla Mecca
E vede le Urì su una secca
Gli giro il timone a libeccio
Salvandogli la vita e lo sciabecco

Amore mio, bell'amore, la sfortuna è un avvoltoio
Che gira intorno alla testa dell'imbecille
Amore mio, bell'amore, la sfortuna è un cazzo
Che vola intorno al culo più vicino

E questa è la mia storia, e te la voglio raccontare
Un po' prima che la vecchiaia mi pesti nel mortaio
E questa è la memoria, la memoria di Cicala
Ma sui libri di storia Sinán Capudán Pasciá

E digli a chi mi chiama rinnegato
Che a tutte le ricchezze all'argento e all'oro
Sinán ha concesso di luccicare al sole
Bestemmiando Maometto al posto del Signore

In mezzo al mare c'è un pesce tondo
Che quando vede le brutte va sul fondo
In mezzo al mare c'è un pesce palla
Che quando vede le belle viene a galla
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
JAMIN-A

 
      Lato B: 2
A PITTIMA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "JAMIN-A" è cantata lingua ligure... Purtoppo al momento non abbiamo la traduzione in italiano.
 
Testo:
Lengua 'nfeuga Jamin-a
lua de pelle scûa
cu'a bucca spalancà
morsciu de carne dûa

Stella neigra ch'a lûxe
me veuggiu demuâ
'nte l'ûmidu duçe
de l'amë dû teu arveà

Ma seu Jamin-a
ti me perdunié
se nu riûsciò a ésse porcu
cumme i teu pensë

Destacchete Jamin-a
lerfe de ûga spin-a
fatt'ammiâ Jamin-a
roggiu de mussa pin-a

E u muru 'ntu sûù
sûgu de sä de cheusce
duve gh'è pei gh'è amù
sultan-a de e bagasce
dagghe cianìn Jamin-a

Nu navegâ de spunda
primma ch'à cuæ ch'à munta e a chin-a
nu me se desfe 'nte l'unda
e l'ûrtimu respiu Jamin-a

Regin-a muaé de e sambe
me u tegnu pe sciurtï vivu
da u gruppu de e teu gambe
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "A PITTIMA" è cantata lingua ligure... Purtoppo al momento non abbiamo la traduzione in italiano.
 
Testo:
Cosa ghe possu ghe possu fâ
Se nu gh'ò ë brasse pe fâ u mainä
Se infundo a e brasse nu gh'ò ë män du massacán

E mi gh'ò 'n pûgnu dûu, ch'u pâ 'n níu
Gh'ò 'na cascetta larga 'n diu
Giûstu pe ascúndime c'u vestiu deré a 'n fiu

E vaddu in giù a çerca i dinë
A chi se i tegne e ghe l'àn prestë
E ghe i dumandu timidamente ma in mezu ä gente

E a chi nu veu däse raxún
Che pâ de stránûä cuntru u trun
Ghe mandu a dî che vive l'è cäu ma a bu-n mercöu

Mi sun 'na Pittima rispettä
E nu anâ 'ngiu a cuntâ
Che quandu a vittima l'è 'n strassé ghe dö du mæ
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
SIDUN

 
      Lato B: 3
A DUMENEGA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "SIDUN" è cantata lingua ligure... A seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
U mæ ninin u mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d'amë d'amë

Tûmù duçe benignu
de teu muaè
spremmûu 'nta maccaia
de stæ de stæ

E oua grûmmu de sangue ouëge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arraggë
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ

A scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún
e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún

Perché de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü
ciao mæ 'nin l'ereditæ
l'è ascusa

'Nte sta çittæ
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a

Traduzione:

SIDÚN

Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele

Tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate

E ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli

A inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione

Perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta

In questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "A DUMENEGA" è cantata lingua ligure... Purtoppo al momento non abbiamo la traduzione in italiano.
 
Testo:
Quandu ä dumenega fan u gíu
cappellin neuvu neuvu u vestiu
cu 'a madama a madama 'n testa
o belin che festa o belin che festa

A tûtti apreuvu ä pruccessiún
d'a Teresin-a du Teresún
tûtti a miâ ë figge du diàu
che belin de lou che belin de lou

E a stu luciâ de cheusce e de tettín
ghe fan u sciätu anche i ciû piccin
mama mama damme ë palanche
veuggiu anâ a casín veuggiu anâ a casín

E ciû s'addentran inta cittæ
ciû euggi e vuxi ghe dan deré
ghe dixan quellu che nu peúan dî
de zeùggia sabbu e de lûnedì

A Ciamberlinú sûssa belin
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignàn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu

A Ciamberlinú sûssa belin
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignàn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu

E u direttú du portu c'u ghe vedde l'ou
'nte quelle scciappe a reposu da a lou
pe nu fâ vedde ch'u l'è cuntentu
ch'u meu-neuvu u gh'à u finansiamentu

U se cunfunde 'nta confûsiún
cun l'euggiu pin de indignasiún
e u ghe cría u ghe cría deré
bagasce sëi e ghe restè

E ti che ti ghe sbraggi apreuvu
mancu ciû u nasu gh'avei de neuvu
bruttu galûsciu de 'n purtòu de Cristu
nu t'è l'únicu ch'u se n'è avvistu

Che in mezzu a quelle creatúe
che se guagnan u pan da nûe
a gh'è a gh'è a gh'è a gh'è
a gh'è anche teu muggè

A Ciamberlinú sûssa belin
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignàn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu

A Ciamberlinú sûssa belin
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignàn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 5
D'Ä MÆ RIVA

 

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "D'Ä MÆ RIVA" è cantata lingua ligure... Purtoppo al momento non abbiamo la traduzione in italiano.
Testo:
D'ä mæ riva
sulu u teu mandillu ciaèu
d'ä mæ riva
'nta mæ vitta

U teu fatturisu amàu
'nta mæ vitta
ti me perdunié u magún
ma te pensu cuntru su

E u so ben t'ammii u mä
'n pò ciû au largu du dulú
e sun chi affacciòu
a 'stu bàule da mainä

E sun chi a miä
tréi camixe de vellûu
dui cuverte u mandurlin
e 'n cämà de legnu dûu

E 'nte 'na beretta neigra
a teu fotu da fantinn-a
pe puèi baxâ ancún Zena
'nscià teu bucca in naftalin-a
 
Fonte: QUI
 
FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Videos10
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1990 - LE NUVOLE (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Dom Apr 07, 2019 11:05 pm

1. TITOLO:
 
1990 - LE NUVOLE
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: STVL 6444 # Data pubblicazione: 1990 # Matrici: STVL 6444-1/STVL 6444-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: L'immagine in copertina, inizialmente ricavata da un ologramma 15x15 incollato al centro, è stata poi sostituita da una semplice fotografia con le medesime caratteristiche / Busta interna con i testi delle canzoni / Copertina di Area di Comunicazione in collaborazione con Light Impression Europe - Ologramma realizzato su foto di Max Quinque / Registrato presso gli Studi Metropolis di Milano da Maurizio Camagna - Voce di De André su "Mégu Megún" registrata da Jean-Marc Tigani / Gli intermezzi prima e dopo "Don Raffae'" sono tratti da "Le stagioni" di P. I. Čajkovskij ("Giugno" opera 37 A) ed eseguiti da Andrea Carcano / Distribuito da Dischi Ricordi - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Le nuvole è il dodicesimo album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André.

Il disco
Dopo il successo di Crêuza de mä (1984), Fabrizio De André ritorna, dopo sei anni di silenzio, a collaborare con l'amico Mauro Pagani. Per quanto riguarda lo stile, da un lato (la facciata B dell'LP) il nuovo lavoro continua sull'onda etnico/dialettale di Creuza, dall'altro (il lato A) l'opera assomiglia di più alla produzione precedente a Creuza, cioè ai dischi composti con Massimo Bubola, Rimini (1978) e L'indiano (1981).

I brani Mégu megún e 'Â çímma, in lingua ligure, inaugurano la collaborazione con Ivano Fossati, che proseguirà con l'album Anime salve; il testo in dialetto napoletano di Don Raffaè è scritto a quattro mani con Massimo Bubola.

L'inizio del brano La domenica delle salme è costituito dall'esecuzione di buona parte di Giugno (da Le Stagioni op.37a) di Pëtr Il'ič Čajkovskij da parte del pianista Andrea Carcano. La medesima esecuzione compare anche nel finale del brano Ottocento.

Così Pagani spiega la genesi dell'album:

«...in Creuza in fondo ci eravamo divisi i compiti, lui i testi, io le musiche. Quando cominciammo a lavorare al disco nuovo ci rendemmo conto invece che con il passare degli anni il nostro rapporto si era fatto più profondo, che le nostre conoscenze sempre più si influenzavano e si intrecciavano a vicenda. Così stavolta tutto prese forma e identità davvero a quattro mani, chiacchierando, inventando, facendo e rifacendo. Soprattutto guardandoci intorno, con una attenzione al mondo del tutto diversa da quella del disco genovese.
Il «dove» stavolta finì per essere l'Ottocento, l'Ottocento cattolico e borghese delle grandi utopie, del colonialismo e delle guerre senza senso, così simile per contenuti e scelte ai tempi odierni, in fondo solo un po' più veloci e molto più isterici.
Tutto quello che avevamo tra le mani di nuovo trovò peso e collocazione, dai ricchi ateniesi di Aristofane, così simili ai nostri, all'ignavia di Oblomov, dall'incanto malinconico di Čajkovskij alla saggezza un po' guittesca e senza tempo del secondino Pasquale Cafiero.»

(Mauro Pagani, 2006)
Il titolo dell'opera è ripreso dalla commedia di Aristofane, Le nuvole. Il collegamento lo esplicitò lo stesso De André:

«Le Nuvole, per l'aristocratico Aristofane, erano quei cattivi consiglieri, secondo lui, che insegnavano ai giovani a contestare; in particolare Aristofane ce l'aveva con i sofisti che indicavano alle nuove generazioni un nuovo tipo di atteggiamento mentale e comportamentale sicuramente innovativo e provocatorio nei confronti del governo conservatore dell'Atene di quei tempi. La Nuvola più pericolosa, sempre secondo Aristofane, era Socrate, che lui ha la sfacciataggine di mettere in mezzo ai sofisti.

Ma a parte questo, e a parte il fatto che comunque Aristofane fu un grande artista e quindi inconsapevolmente un grande innovatore egli stesso, le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. Nella seconda parte dell'album, si muove il popolo, che quelle Nuvole subisce senza dare peraltro nessun evidente segno di protesta.»

(Fabrizio De André, 1990)
Di questo album esistono due videoclip musicali, i primi girati su canzoni di De André, diretti dal regista Gabriele Salvatores: La domenica delle salme e Mégu megún; in quest'ultimo, girato a Sestri Levante, appare anche l'attore Claudio Bisio.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
      
 
      
 
      
 
 
Versione Compact Disc
 

 
      
 
 
Versione musicassetta
 

 
      
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 LE NUVOLE
  • A2 OTTOCENTO
  • A3 DON RAFFAE'
  • A4 LA DOMENICA DELLE SALME


  • B1 MÉGU MEGÚN
  • B2 LA NOVA GELOSIA
  • B3 'A ÇIMMA
  • B4 MONTI DI MOLA
 
 
Lato A: 1
LE NUVOLE

 
      Lato B: 1
MÉGU MEGÚN

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Sergio Conforti, Piero Milesi


 
Testo:
Vanno, vengono
Ogni tanto si fermano
E quando si fermano
Sono nere come il corvo
Sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
E corrono
E prendono la forma dell'airone
O della pecora
O di qualche altra bestia
Ma questo lo vedono meglio i bambini
Che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
Prima di arrivare
E la terra si trema
E gli animali si stanno zitti
Certe volte ti avvisano con rumore

Vengono, vanno, ritornano
E magari si fermano tanti giorni
Che non vedi più il sole e le stelle
E ti sembra di non conoscere più
Il posto dove stai

Vanno, vengono
Per una vera mille sono finte
E si mettono lì tra noi e il cielo
Per lasciarci soltanto una voglia di pioggia
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "MÉGU MEGÚN" è cantata lingua ligure... A seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
E mi e mi e mi
Anà anà
E a l'aia sciurtì
A suà suà
E ou coèu ou coèu ou coèu
Da rebellà
Fin a piggià piggià
Ou trèn ou trèn

E ‘nta galleria
Gentè ‘a l'intra au scùu
Sciòrte amarutia
Loèugu de ‘n spesià
E ‘ntu strèitu t'aguèitan
Te dumàndan chi t'è

E ‘nte l'àtra stànsia
È bagàsce a dà ou menù
E ti cu'na quàe che nu ti voèu
A tià a bibbia ‘nta miàgia
Serrà a ciàve ànche ou barcùn
E arensenite sùrvia ou coèu

Uh mègu mègu mègu mè megùn
Uh chin-a chin-a zù da ou caregùn

'na carèga dùa
Nèsciu de ‘ n turtà
‘na fainà ch'a sùa
E a ghe manca'a sa
Tùtti sùssa rèsca
Da ou xàtta in zù
Se ti gii ‘a tèsta
Ti te vèddi ou cù

E a stà foèa gh'è ou repentin
Ch'a te tùcche ‘na pasciùn
Pe ‘na faccia da madònna
Ch'a te sposta ou ghirindùn
Ùn amù mai in esclusiva
Sempre cun quarcòsa da pagà
Na scignurin-a che sùttu à cùa
A gh'a ou gàrbu da scignùa

Uh mègu mègu mègu mè megùn
Uh chin-a chin-a zù da ou caregùn

Uh che belin de ‘n nolu che ti me faièsci fa
Uh ch'a sùn de piggià de l'aia se va a l'uspià

E mi e mi e mi
Nu anà nu anà
Stà chi stà chi stà chi
Durmì durmì

E mi e mi e mi
Nu anà nu anà
Stà chi stà chi stà chi
Asùnàme.

Trad:

MEDICO MEDICONE

E io e io e io
Andare andare
E uscire all'aria
Sudare sudare
E il cuore il cuore il cuore
Da trascinare
Fino a prendere a prendere
Il treno il treno

E nella galleria
La gente entra al buio
Esce ammalata
Cesso d' un farmacista
E nello stretto ti guardano
Ti domandano chi sei

E nell'altra stanza
Le bagasce a dare il menù
E tu con una voglia che non vuoi
A tirare la bibbia nel muro
Chiudere a chiave anche la finestra
E a ciambellarti sopra il cuore

Uh medico medico medico mio medicone
Uh vieni vieni giù dal seggiolone

Una sedia dura
Scemo di un tortaio
Una farinata che suda
E le manca il sale
Tutti succhiatori di lische
Dal pappone il giù
Se giri la testa
Ti vedi il culo

E a star fuori c'è il rischio
Che ti tocchi una passione
Per una faccia da madonna
Che ti sposta il comò
Un amore mai in esclusiva
Sempre con qualcosa da pagare
Una signorina che sotto la coda
Ha il buco da signora

Uh medico medico medico mio medicone
Uh vieni vieni giù dal seggiolone

Uh che cazzo di contratto mi faresti fare
Uh che a forza di prendere aria si va all'ospedale

E io e io e io
Non andare non andare
Stare qui stare qui stare qui
Sognare

Il patrimonio e il mestiere
Che per loro il viaggiare non lo è
Poi ti tocca un portiere viscido
E una stanza umida
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
OTTOCENTO

 
      Lato B: 2
LA NOVA GELOSIA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Sergio Conforti, Piero Miles


 
Testo:
Cantami di questo tempo
L'astio e il malcontento
Di chi è sottovento
E non vuol sentir l'odore
Di questo motor
Che ci porta avanti
Quasi tutti quanti
Maschi , femmine e cantanti
Su un tappeto di contanti
Nel cielo blu

Figlia della famiglia
Sei la meraviglia
Già matura e ancora pura
Come la verdura di papà
Figlio bello e audace
Bronzo di versace
Figlio sempre più capace
Di giocare in borsa
Di stuprare in corsa e tu
Moglie dalle larghe maglie
Dalle molte voglie
Esperta di anticaglie
Scatole d'argento ti regalerò

Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d'argento
Fine settecento, ti regalerò
Quanti pezzi di ricambio
Quante meraviglie
Quanti articoli di scambio
Quante belle figlie da sposar
E quante belle valvole e pistoni
Fegati e polmoni
E quante belle biglie a rotolar
E quante belle triglie nel mar

Figlio figlio
Povero figlio
Eri bello bianco e vermiglio
Quale intruglio ti ha perduto nel naviglio
Figlio figlio
Unico sbaglio
Annegato come un coniglio
Per ferirmi, pugnalarmi nell'orgoglio
A me a me
Che ti trattavo come un figlio
Povero me
Domani andrà meglio

Ein klein pinzimonie
Wunder matrimonie
Krauten und erbeeren
Und patellen und arsellen
Fischen zanzibar
Und einige krapfen
Frùer vor schlafen
Und erwachen mit walzer
Und alka-seltzer fùr
Dimenticar

Quanti pezzi di ricambio
Quante meraviglie
Quanti articoli di scambio
Quante belle figlie da sposar
E quante belle valvole e pistoni
Fegati e polmoni
E quante belle biglie a rotolar
E quante belle triglie nel mar
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "LA NOVA GELOSIA" è cantata in napoletano... A seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
Fenesta co' ‘sta nova gelosia
Tutta lucente
De centrella d'oro
Tu m'annasconne
Nennerella bella mia
Lassamela vedè
Sinnò me moro

Fenesta co' ‘sta nova gelosia
Tutta lucente
De centrella d'oro

Fenesta co' ‘sta nova gelosia
Tutta lucente
De centrella d'oro
Tu m'annasconne
Nennerella bella mia
Lassamela vedè
Sinnò me moro

Trad:

LA NUOVA PERSIANA

Finestra con questa nuova persiana
Tutta lucente
Coi chiodini d'oro
Tu mi nascondi
La mia bella nennarella
Lasciamela vedere
Se no muoio

Finestra con questa nuova persiana
Tutta lucente
Coi chiodini d'oro

Finestra con questa nuova persiana
Tutta lucente
Coi chiodini d'oro
Tu mi nascondi
La mia bella nennarella
Lasciamela vedere
Se no muoio
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
DON RAFFAE'

 
      Lato B: 3
'A ÇIMMA

 
     

Autori: Sergio Conforti, Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani


 
Testo:
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
E son brigadiere del carcere, oinè
Io mi chiamo Cafiero Pasquale
Sto a Poggio Reale dal '53

E al centesimo catenaccio
Alla sera mi sento uno straccio
Per fortuna che al braccio speciale
C'è un uomo geniale che parla co' me

Tutto il giorno con quattro infamoni
Briganti, papponi, cornuti e lacchè
Tutte l'ore cò ‘sta fetenzia
Che sputa, minaccia e s'à piglia cò me

Ma alla fine m'assetto papale
Mi sbottono e mi leggo ‘o giornale
Mi consiglio con don Raffae'
Mi spiega che penso e bevimm'ò cafè

A che bell'ò cafè
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co' à ricetta ch'à Ciccirinella
Compagno di cella
Ci ha dato mammà

Prima pagina, venti notizie
Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
Si costerna, s'indigna, s'impegna
Poi getta la spugna con gran dignità
Mi scervello e mi asciugo la fronte
Per fortuna c'è chi mi risponde
A quell'uomo sceltissimo, immenso
Io chiedo consenso, a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
Ha chiesto una casa e ci danno consigli
Mentre ‘o assessore, che Dio lo perdoni
‘Ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni
Voi vi basta una mossa, una voce
C'ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce
Con rispetto s'è fatto le tre
Volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè?

A che bell'ò cafè
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co' à ricetta ch'à Ciccirinella
Compagno di cella
Ci ha dato mammà

A che bell'ò cafè
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co' à ricetta ch'à Ciccirinella
Compagno di cella
Ci ha dato mammà

Qui ci stà l'inflazione, la svalutazione
E la borsa ce l'ha chi ce l'ha
Io non tengo compendio che chillo stipendio
E un ambo se sogno ‘a papà
Aggiungete mia figlia Innocenza
Vuo' marito, non tiene pazienza
Non chiedo la grazia pe' me
Vi faccio la barba o la fate da sé?

Voi tenete un cappotto cammello
Che al maxi processo eravate ‘o chiù bello
Un vestito gessato marrone
Così ci è sembrato alla televisione
Pe' ‘ste nozze vi prego, Eccellenza
Mi prestasse pe' fare presenza
Io già tengo le scarpe e ‘o gillè
Gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè?

A che bell'ò cafè
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co' à ricetta ch'à Ciccirinella
Compagno di cella
Ci ha dato mammà

A che bell'ò cafè
Pure in carcere ‘o sanno fa
Co' à ricetta ch'à Ciccirinella
Compagno di cella
Ci ha dato mammà

Qui non c'è più decoro, le carceri d'oro
Ma chi l'ha mi viste, chissà
Chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti
Se tengono l'immunità

Don Raffaè voi politicamente
Io ve lo giuro, sarebbe ‘no santo
Ma ‘ca dinto voi state a pagà
E fora chiss'atre se stanno a spassà

A proposito, tengo ‘no frate
Che da quindici anni sta disoccupato
Chill'ha fatto quaranta concorsi
Novanta domande e duecento ricorsi
Voi che date conforto e lavoro
Eminenza, vi bacio, v'imploro
Chillo duorme co' mamma e co' me
Che crema d'Arabia ch'è chisto cafè!
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "A ÇIMMA" è cantata lingua ligure... a seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
Ti t'adesciàe ‘nsce l'èndegu du matin
Ch'à luxe a l'à ‘n pè ‘n tera e l'àtru in mà
Ti t'ammiàe a ou spègiu de 'n tiànnin
Ou cè s'amia a ou spègiu da ruzà
Ti mettiàe ou brùgu rèdennu'nte 'n cantùn
Che se d'à cappa a sgùggia ‘n cuxin-a stria
A xeùa de cuntà ‘e pàgge che ghe sùn
‘a cimma a l'è za pinn-a a l'è za cùxia

Cè serèn tèra scùa
Carne tènia nu fàte nèigra
Nu turnà dùa

Bell'oueggè strapunta de tùttu bun
Prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun
Cun dui aguggiuìn dritu ‘n pùnta de pè
Da sùrvia ‘n zù fitu ti ‘a punziggè
Àia de lùn-a vègia de ciaèu de nègia
Ch'ou cègu ou pèrde ‘a tèsta l'àse ou sentè
Oudù de mà misciòu de pèrsa lègia
Cos'àtru fa cos'àtru dàghe a ou cè

Cè serèn tèra scùa
Carne tènia nu fàte nèigra
Nu turnà dùa
E ‘nt'ou nùme de maria
Tùtti diài da sta pùgnatta
Anène via

Poi vegnan a pigiàtela i càmè
Te lascian tùttu ou fùmmu d'ou toèu mestè
Tucca a ou fantin à prima coutelà
Mangè mangè nu sèi chi ve mangià

Cè serèn tèra scùa
Carne tènia nu fàte nèigra
Nu turnà dùa
E ‘nt'ou nùme de maria
Tùtti diài da sta pùgnatta
Anène via

Trad:

LA CIMA

Ti sveglierai sull'indaco del mattino
Quando la luce ha un piede in terra e l'altro in mare
Ti guarderai allo specchio di un tegamino
Il cielo si guarderà alla specchio della rugiada
Metterai la scopa dritta in un angolo
Che se dalla cappa scivola in cucina la strega
A forza di contare le paglie che ci sono
La cima è già piena è già cucita

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera, non diventare nera
Non ritornare dura

Bel guanciale, materasso di ogni ben di dio
Prima di battezzarla nelle erbe aromatiche
Con due grossi aghi dritti in punta di piedi
Da sopra a sotto svelto la pungerai
Aria di luna vecchia, di chiarore di nebbia
Che il chierico perde la testa e l'asino il sentiero
Odore di mare mescolato a maggiorana leggera
Cos'altro fare, cos'altro dare al cielo?

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera, non diventare nera
Non ritornare dura
E nel nome di Maria
Tutti i diavoli da questa pentola
Andate via

Poi vengono a prendertela i camerieri
Ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
Tocca allo scapolo la prima coltellata
Mangiate, mangiate, non sapete chi vi mangerà

Cielo sereno, terra scura
Carne tenera, non diventare nera
Non ritornare dura
E nel nome di Maria
Tutti i diavoli da questa pentola
Andate via
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
LA DOMENICA DELLE SALME

 
      Lato B: 4
MONTI DI MOLA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani


 
Testo:
Tentò la fuga in tram
Verso le sei del mattino
Dalla bottiglia di orzata
Dove galleggia Milano
Non fu difficile seguirlo
Il poeta della Baggina
La sua anima accesa
Mandava luce di lampadina
Gli incendiarono il letto
Sulla strada di Trento
Riuscì a salvarsi dalla sua barba
Un pettirosso da combattimento

I polacchi non morirono subito
E inginocchiati agli ultimi semafori
Rifacevano il trucco alle troie di regime
Lanciate verso il mare
I trafficanti di saponette
Mettevano pancia verso est
Chi si convertiva nel novanta
Ne era dispensato nel novantuno
La scimmia del quarto reich
Ballava la polka sopra il muro
E mentre si arrampicava
Le abbiamo visto tutto il culo
La piramide di Cheope
Volle essere ricostruita in quel giorno di festa
Masso per masso
Schiavo per schiavo
Comunista per comunista

La domenica delle salme
Non si udirono fucilate
Il gas esilarante
Presidiava le strade
La domenica delle salme
Si portò via tutti i pensieri
E le regine del 'tua culpa'
Affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
Il secondo secondino
Disse a 'baffi di sego' che era il primo
- si può fare domani sul far del mattino –
E furono inviati messi
Fanti cavalli cani ed un somaro
Ad annunciare l'amputazione della gamba
Di Renato Curcio
Il carbonaro

Il ministro dei temporali
In un tripudio di tromboni
Auspicava democrazia
Con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
Dove all'ora dell'aperitivo
Non ci siano spargimenti di sangue
O di detersivo -
A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
Eravamo gli ultimi cittadini liberi
Di questa famosa città civile
Perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
Nessuno si fece male
Tutti a seguire il feretro
Del defunto ideale
La domenica delle salme
Si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
Non vogliamo più invecchiare -

Gli ultimi viandanti
Si ritirarono nelle catacombe
Accesero la televisione e ci guardarono cantare
Per una mezz'oretta
Poi ci mandarono a cagare
- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
Coi pianoforti a tracolla travestiti da pinocchio
Voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
Per l'Amazzonia e per la pecunia
Nei palastilisti
E dai padri maristi
Voi avete voci potenti
Lingue allenate a battere il tamburo
Voi avevate voci potenti
Adatte per il vaffanculo -

La domenica delle salme
Gli addetti alla nostalgia
Accompagnarono tra i flauti
Il cadavere di utopia
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante
Mentre il cuore d'Italia
Da Palermo ad Aosta
Si gonfiava in un coro
Di vibrante protesta
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Mauro Pagani
Arrangiatori: Fabrizio De André, Mauro Pagani

Note: "MONTI DI MOLA" è cantata dialetto pugliese... a seguire la traduzione in italiano.
 
Testo:
In li monti di Mola
La manzana
Un'aina musteddina era pascendi
In li monti di Mola
La manzana
Un cioano vantarricciu e moru
Era sfraschendi
E l'occhi s'intuppesini cilchendi “ea ea ea ea”
E l'ea sguttesida li muccichili cù li bae “ae ae”
E l'occhi la burricca aia
Di lu mare
E a iddu da le tive escia
Lu maestrale
E idda si tunchià abbeddulata “ea ea ea ea”
Iddu le rispundia linghitontu “ae ae ae ae”

- Oh bedda mea
L'aina luna
La bedda mea
Capitale di lana
Oh bedda mea
Bianca foltuna –

- Oh beddu meu
L'occhi mi bruxi
Lu beddu meu
Carrasciale di baxi
Lu beddu meu
Lu core mi cuxi -

Amori mannu
Di prima ‘olta
L'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa

Amori steddu
Di tutte l'ore
Di petralana lu battadolu
Di chistu core

Ma nudda si po' fa nudda
In gaddura
Che no lu ènini a sapi
Int'un'ora
E ‘nfattu una ‘ecchia infrasconata fea “ea ea ea”
Piagnendi e figgiulendi si dicia cù li bae “ae ae”

- Beata idda
Uai che bedd'omu
Beata idda
Cioanu e moru
Beata idda
Sola mi moru
Beata idda
Ià ma l'ammentu
Beata idda
Più d'una ‘olta
Beata idda
‘ezzaia tolta -

Amori mannu
Di prima ‘olta
L'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa

Amori steddu
Di tutte l'ore di petralana lu battadolu
Di chistu core

E lu paese intreu s'agghindesi
Pa' lu coiu
Lu parracu mattessi intresi
In lu soiu
Ma a cuiuassi no riscisini
L'aina e l'omu
Chè da li documenti escisini
Fratili in primu
E idda si tunchià abbeddulata “ea ea ea ea”
Iddu le rispundia linghitontu “ae ae ae ae”

Trad:

MONTI DI MOLA

Sui monti di Mola
La mattina presto
Un'asina dal mantello chiaro stava pascolando
Sui monti di Mola
La mattina presto
Un giovane bruno e aitante
Stava tagliando rami
E gli occhi si incontrarono mentre cercavano acqua
E l'acqua sgocciolò dai musi insieme alle bave
E l'asina aveva gli occhi
Color del mare
E a lui dalle narici usciva
Il maestrale
E lei ragliava incantata “ea ea ea ea”
Lui le rispondeva pronunciando male “ae ae ae ae”

- Oh bella mia
L'asina luna
La bella mia
Cuscino di lana
O bella mia
Bianca fortuna -

- O bello mio
Mi bruci gli occhi
Il mio bello
Carnevale di baci
Oh bello mio
Mi cuci il cuore -

Amore grande
Di prima volta
L'ape ci succhia tutto il miele di questo mirto

Amore bambino
Di tutte le ore
Di muschio il battacchio
Di questo cuore

Ma nulla si può fare nulla
In Gallura
Che non lo vengono a sapere
In un'ora
E sul posto una brutta vecchia nascosta tra le frasche
Piangendo e guardando diceva fra sé con le bave alla bocca

- Beata lei
Mamma mia che bell'uomo
Beata lei
Giovane e bruno
Beata lei
Io muoio sola
Beata lei
Me lo ricordo bene
Beata lei
Più d'una volta
Beata lei
Vecchiaia storta -

Amore grande
Di prima volta
L'ape ci succhia tutto il miele di questo mirto

Amore bambino
Di tutte le ore di muschio il battacchio
Di questo cuore

Il paese intero si agghindò
Per il matrimonio
Lo stesso parroco entrò
Nel suo vestito
Ma non riuscirono a sposarsi
L'asina e l'uomo
Perché dai documenti risultarono
Cugini primi
E lei ragliava incantata “ea ea ea ea”
Lui le rispondeva pronunciando male “ae ae ae ae”
 
Fonte: QUI
 
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FABRIZIO DE ANDRE' - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi) - Pagina 2 Empty FABRIZIO DE ANDRE': 1996 - ANIME SALVE (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Lun Apr 08, 2019 11:51 am

1. TITOLO:
 
1996 - ANIME SALVE
 
# Etichetta: RICORDI # Catalogo: STVL 392351 # Data pubblicazione: Marzo 1996 # Matrici: STVL 392351-1/STVL 392351-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Libretto in carta ruvida, di due facciate piegate in otto, con testi delle canzoni, crediti e fotografia di gruppo del cast di musicisti del disco / Fotografie di Isabel Lima (immagine in copertina) e di Maurizio Viola (foto interna); Coordinamento fotografico di Emilia Pignatelli - Grafica a cura di Emanuela Scarpulla / Registrato presso gli Studi "Metropolis", Milano, da Maurizio Camagna e Carlo Sala - Archi registrati presso lo Studio "Regson", Milano, da Paolo Bocchi e Maurizio Camagna - Sonoro in esterno su "Prinçesa" di Tiziano Crotti e Paolo Iafelice / Editing di "Anime salve" e "Ho visto Nina volare": Masimo Spinosa / Distribuito da BMG Ricordi S.p.A.
 
 
2. RECENSIONE:
 
Anime salve è il tredicesimo e ultimo album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André, pubblicato il 19 settembre 1996 dalla BMG Ricordi e realizzato con Ivano Fossati, compositore di gran parte della musica.

L'album ha ottenuto un riscontro molto positivo sia da parte dalla critica musicale, che gli ha assegnato la Targa Tenco 1997, sia dal punto di vista commerciale, debuttando direttamente al primo posto della Classifica FIMI Album e raggiungendo in seguito la certificazione di triplo disco di platino in Italia

Il disco
Anime Salve è frutto di un lavoro a quattro mani di De André con il collega e concittadino Ivano Fossati, che era già stato suo collaboratore sporadico in passato, autore di gran parte delle musiche. Fossati dichiarò a Riccardo Bertoncelli (nel suo libro "Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André"): “Il risultato finale è che Fabrizio ha scritto il 90% dei testi, che però contengono qualche idea e intuizione mia, e io il 90% della musica, anche qui con qualche contributo suo. Però non è mai stato programmato. Era istintivo.”[ Il disco è considerato da molti il testamento artistico di Fabrizio De André,non solo musicale ma anche spirituale, soprattutto per la presenza del brano di chiusura dell'opera, Smisurata preghiera. Attraverso i brani del disco, il cantautore compie un viaggio nel mondo degli umili, dei reietti e dei dimenticati, al quale fu sempre molto attento. Il tema prevalente è la solitudine, in tutte le sue forme:[14] quella della transessuale, del Rom, dell'amante, del pescatore, anche (in positivo) quella scelta come condizione ideale. Lo stesso titolo dell'album deriva dall'etimologia delle parole "Anime" e "Salve", e sta a significare "spiriti solitari". L'intero disco può essere considerato un "elogio della solitudine", che permette di essere liberi e non condizionati dalla società come spiegato dallo stesso De André durante un live poi pubblicato nell'album Ed avevamo gli occhi troppo belli:
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
      
 
      
 
 
Versione Compact Disc
 
      
 

 
 
Versione Musicassetta
 
                  
 
      
 

Fabrizio De Andre' a Roma - Teatro Brancaccio (1998)

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 PRINÇESA
  • A2 HO VISTO NINA VOLARE
  • A3 ANIME SALVE
  • A4 DOLCENERA
  • A5 LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE


  • B1 KHORAKHANÈ
  • B2 Â CÚMBA
  • B3 DISAMISTADE
  • B4 SMISURATA PREGHIERA
 
 
Lato A: 1
PRINÇESA

 
      Lato B: 1
KHORAKHANÈ (A forza di essere vento)

 
     

Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Sono la pecora, sono la vacca
Che agli animali si vuol giocare
Sono la femmina, camicia aperta
Piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
Nel chiaroscuro dove son nato
Che l'orizzonte prima del cielo
Ero lo sguardo di mia madre

"Che Fernandino è come una figlia
Mi porta a letto caffè e tapioca
E a ricordargli che è nato maschio
Sarà l'istinto, sarà la vita"

E io davanti allo specchio grande
Mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
Tra le gambe una minuscola fica

Nel dormiveglia della corriera
Lascio l'infanzia contadina
Corro all'incanto dei desideri
Vado a correggere la fortuna

Nella cucina della pensione
Mescolo i sogni con gli ormoni
Ad albeggiare sarà magia
Saranno seni miracolosi

Perché Fernanda è proprio una figlia
Come una figlia vuol far l'amore
Ma Fernandino resiste e vomita
E si contorce dal dolore

E allora il bisturi per seni e fianchi
In una vertigine di anestesia
Finché il mio corpo mi rassomigli
Sul lungomare di Bahia

Sorriso tenero di verdefoglia
Dai suoi capelli sfilo le dita
Quando le macchine puntano i fari
Sul palcoscenico della mia vita

Dove tra ingorghi di desideri
Alle mie natiche un maschio s'appende
Nella mia carne, tra le mie labbra
Un uomo scivola, l'altro si arrende

Che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
Sono le braci di un'unica stella
Che squilla di luce, di nome Prinçesa

A un avvocato di Milano
Ora Prinçesa regala il cuore
E un passeggiare recidivo
Nella penombra di un balcone

O matu (la campagna)
O cèu (il cielo)
A senda (il sentiero)
A escola (la scuola)
A igreja (la chiesa)
A desonra (la vergogna)
A saia (la gonna)
O esmalte (lo smalto)
O espelho (lo specchio)
O baton (il rossetto)
O medo (la paura)
A rua (la strada)
A bombadeira (la modellatrice)
A vertigem (la vertigine)
O encanto (l'incantesimo)
A magia (la magia)
Os carros (le macchine)
A policia (la polizia)
A canseira (la stanchezza)
O brio (la dignità)
O noivo (il fidanzato)
O capanga (lo sgherro)
O fidalgo (il gransignore)
O porcalhao (lo sporcaccione)
O azar (la sfortuna)
A bebedeira (la sbronza)
As pancadas (le botte)
Os carinhos (le carezze)
A falta (il fallimento)
O nojo (lo schifo)
A formusura (la bellezza)
Viver (vivere)
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Il cuore rallenta, la testa cammina
In quel pozzo di piscio e cemento
A quel campo strappato dal vento
A forza di essere vento

Porto il nome di tutti i battesimi
Ogni nome il sigillo di un lasciapassare
Per un guado una terra, una nuvola, un canto
Un diamante nascosto nel pane
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

Il cuore rallenta e la testa cammina
In un buio di giostre in disuso
Qualche rom si è fermato italiano
Come un rame a imbrunire su un muro
Saper leggere il libro del mondo
Con parole cangianti e nessuna scrittura
Nei sentieri costretti in un palmo di mano
Segreti che fanno paura
Finché un uomo ti incontra e non si riconosce
E ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia, Polonia, Ungheria
I soldati prendevano tutti
E tutti buttavano via

E poi Mirka a San Giorgio di maggio
Tra le fiamme dei fiori a ridere, a bere
E un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
E dagli occhi cadere

Ora alzatevi, spose bambine
Che è venuto il tempo di andare
Con le vene celesti dei polsi
Anche oggi si va a caritare
E se questo vuol dire rubare
Questo filo di pane tra miseria e sfortuna
Allo specchio di questa kampina
Ai miei occhi limpidi come un addio
Lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
Il punto di vista di Dio

Čvava sero po tute
I kerava
Jek sano ot mori
I taha jek jak kon kašta
Vašu ti baro nebo
Avi ker.

Kon ovla so mutavla
Kon ovla
Ovla kon aščovi
Me ğava palan ladi
Me ğava
Palan bura ot croiuti.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 2
HO VISTO NINA VOLARE

 
      Lato B: 2
 CÚMBA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi

 
Testo:
Mastica e sputa
Da una parte il miele
Mastica e sputa
Dall'altra la cera
Mastica e sputa
Prima che venga neve.

Luce luce lontana
Più bassa delle stelle
Sarà la stessa mano
Che ti accende e ti spegne.

Ho visto Nina volare
Tra le corde dell'altalena
Un giorno la prenderò
Come fa il vento alla schiena.

E se lo sa mio padre
Dovrò cambiar paese
Se mio padre lo sa
M'imbarcherò sul mare.

Mastica e sputa
Da una parte il miele
Mastica e sputa
Dall'altra la cera
Mastica e sputa
Prima che faccia neve.

Stanotte e venuta l'ombra
L'ombra che mi fa il verso
Le ho mostrato il coltello
E la mia maschera di gelso.

E se lo sa mio padre
Mi metterò in cammino
Se mio padre lo sa
M'imbarcherò lontano.

Mastica e sputa
Da una parte la cera
Mastica e sputa
Dall'altra parte il miele
Mastica e sputa
Prima che metta neve.

Ho visto Nina volare
Tra le corde dell'altalena
Un giorno la prenderò
Come fa il vento alla schiena.

Luce luce lontana
Che si accende e si spegne
Quale sarà la mano
Che illumina le stelle.

Mastica e sputa
Prima che venga neve.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi

Note: "Â CÚMBA" è cantata lingua ligure... Purtoppo al momento non abbiamo la traduzione in italiano.
 
Testo:
Pretendente:
Gh'aivu 'na bella cúmba ch'â l'è xeûa fòea de cá
Giánca cun'â néie ch'â desléngue a cian d'â sâ

Coro:
Duv'à l'è duv'à l'è dúve duv'â l'è

Pretendente:
Che l'hán vursciûa védde cegâ l'á a stú casâ
Spéita cúme l'áigua ch'â derua zû p'oú riá

Coro:
Nu ghe n'è nu ghe nu ghe n'è nu ghe n'è

Padre:
Cáu oú mè zuenótto ve pórta miga na smangiaxún
Che se cusci fise puriésci anávene 'n gattixún

Coro:
Nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe nu ghe n'è

Pretendente:
Végnu d'â câ du ráttu ch'oú magún oú sliga i pê

Padre:
Chí de cúmbe d'âtri nu n'è vegnûe nu se n'è pôsé

Pretendente:
Végnu c'oú côeu maróttu de 'na pasciún che nu ghe n'è nu ghe n'è

Padre:
Chí gh’è ‘na cúmba giánca ch’â nu l’è â vostra ch’â l’è a mê.

Coro:
Âtre nu ghe n'è
Âtre nu ghe n'è
Nu ghe n'è

 l'é xêuâ â l'é xêuâ
 cúmba giánca
 l'é xêuâ â l'é xêuâ
Au cián d'â s'â
 l'é xêuâ â l'é xêuâ
 cúmba giánca
De nôette â l'é xêuâ
Âu cián d'oú pán

Pretendente:
Vuí nu vuriésci dámela sta cúmba da maiâ
Giánca cum’â néie ch’â deslengue ‘nt oú riá.

Coro:
Nu ghe n’è nu ghe n’è.

Padre:
Mié che sta cúmba bèlla â stá de lúngu â barbacíu
Che nu m’â pôsse védde à scricchî ‘nté n’âtru níu.
Nu ghe n’è nu ghe n’è.

Coro:
Nu ghe n’è nu ghe n’è.

Pretendente:
‘Â tegnió à dindanáse sutt’à ‘n angióu de meigranâ
Cu’â cûa ch’oú l’ha d’â sêa â mán lingéa d’oú bambaxià.

Coro:
Dúve duv'â l'è
Dúve duv'â l'è
Duv'â l'è duv'â l'è.

Padre:
Zeunu ch'âei bén parlóu 'nte sta seián-a de frevà.

Pretendente:
 tegnió à dindánase sutt'à 'n anglóu de melgranâ.

Padre:
Saêi che sta cúmba à mázu a xêuâ d'â mê 'nt â vostra câ
Nu ghe n'è.

Pretendente:
Cu'â cûa ch'oú l'ha d'â sèa â mán lingéa d'oú bambaxia.

Coro:
Âtre nu ghe n'è
Nu ghe nu ghe n'è âtre nu ghe n'è
 l'é xêuâ â l'é xêuâ
 cúmba giánca
De nôette â l'é xêuâ
Au cián d'â s'â
A truvián â truvián
 cúmba giánca
De mázu â truvián
Áu cián d'oú pán
Duv'à l'è duv'à l'è
Ch'â ne s'ascúnde
Se maiá se maiá
Áu cián d'oú pán
Cum'â l'é cum'â l'é
L'é cum'â néie
Ch'â vén zû deslenguâ
Da oú riâ
 l'é xêuâ â l'é xêuâ
 cúmba giánca
De mázu â truvián
Áu cián d'â sâ
Duv'à l'è duv'à l'è
Ch'â ne s'ascúnde
Se maiá se maiá
Áu cián d'oú pán.

Cúmba cumbétta
Béccu de sêa
Sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún
Martín ou vá à pê
Cun' l'âze deré
Foêgu de légne ánime in çe.

Cúmba cumbétta
Béccu de sêa
Sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún
Martín ou vá à pê
Cun' l'âze deré
Foêgu de légne ánime in çe.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 3
ANIME SALVE

 
      Lato B: 3
DISAMISTADE

 
     

Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Mille anni al mondo, mille ancora
Che bell'inganno sei, anima mia
E che bello il mio tempo, che bella compagnia
Sono giorni di finestre adornate
Canti di stagione
Anime salve in terra e in mare
Sono state giornate furibonde
Senza atti d'amore
Senza calma di vento
Solo passaggi e passaggi
Passaggi di tempo

Ore infinite come costellazioni e onde
Spietate come gli occhi della memoria
Altra memoria e non basta ancora
Cose svanite, facce e poi il futuro
I futuri incontri di belle amanti scellerate
Saranno scontri
Saranno cacce coi cani e coi cinghiali
Saranno rincorse, morsi e affanni per mille anni
Mille anni al mondo, mille ancora
Che bell'inganno sei, anima mia
E che grande il mio tempo, che bella compagnia

Mi sono spiato illudermi e fallire
Abortire i figli come i sogni
Mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
Mi sono visto che ridevo
Mi sono visto di spalle che partivo
Ti saluto dai paesi di domani
Che sono visioni di anime contadine
In volo per il mondo
Mille anni al mondo, mille ancora
Che bell'inganno sei, anima mia
E che grande questo tempo, che solitudine
Che bella compagnia
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Che ci fanno queste anime
Davanti alla chiesa
Questa gente divisa
Questa storia sospesa.

A misura di braccio
A distanza di offesa
Che alla pace si pensa
Che la pace si sfiora.

Due famiglie disarmate di sangue
Si schierano a resa
E per tutti il dolore degli altri
È dolore a metà.

Si accontenta di cause leggere
La guerra del cuore
Il lamento di un cane abbattuto
Da un'ombra di passo.

Si soddisfa di brevi agonie
Sulla strada di casa
Uno scoppio di sangue
Un'assenza apparecchiata per cena.

E a ogni sparo di caccia all'intorno
Si domanda fortuna.

Che ci fanno queste figlie
A ricamare a cucire
Queste macchie di lutto
Rinunciate all'amore.

Fra di loro si nasconde
Una speranza smarrita
Che il nemico la vuole
Che la vuol restituita.

E una fretta di mani sorprese
A toccare le mani
Che dev'esserci un mondo di vivere
Senza dolore.

Una corsa degli occhi negli occhi
A scoprire che invece
È soltanto un riposo del vento
Un odiare a metà.

E alla parte che manca
Si dedica l'autorità.

Che la disamistade
Si oppone alla nostra sventura
Questa corsa del tempo
A sparigliare destini e fortuna.

Che ci fanno queste anime
Davanti alla chiesa
Questa gente divisa
Questa storia sospesa.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 4
DOLCENERA

 
      Lato B: 4
SMISURATA PREGHIERA

 
     

Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
Amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
Amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
Amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê

(Guardala che arriva, guarda com’è, com’è
Guardala come arriva, guarda che è lei, che è lei
Guardala come arriva, guarda, guarda com’è
Guardala come arriva, guarda che è lei, che è lei)

Nera che porta via, che porta via la via
Nera che non si vedeva da una vita intera così
Dolcenera nera
Nera che picchia forte, che butta giù le porte.

Nu l’è l’aegua ch’à fá baggiâ
Imbaggiâ imbaggiâ.

(Non è l’acqua che fa sbagliare
Ma chiudere porte e finestre, chiudere porte e
finestre)

Nera di malasorte che ammazza e passa oltre
Nera come la sfortuna che si fa la tana
Dove non c’è luna, luna
Nera di falde amare che passano le bare.

Âtru da stramûâ
 nu n'á â nu n'á

(Altro da traslocare
Non ne ha, non ne ha)

Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
Che è venuta per me
È arrivata da un’ora
E l’amore, ha l’amore come solo argomento
E il tumulto del cielo ha sbagliato momento.

Acqua che non si aspetta altro che benedetta
Acqua che porta male, sale dalle scale
Sale senza sale, sale
Acqua che spacca il monte, che affonda terra e ponte.

Nu l’è l’aegua de ‘na rammâ
‘n calabà ‘n calabà.

(Non è l’acqua di un colpo di pioggia
Ma un gran casino, un gran casino)

Ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
Quando ingorga gli anfratti, si ritira e risale
E il lenzuolo si gonfia sul cavo dell’onda
E la lotta si fa scivolosa e profonda.

Amìala cum’â l’arìa amìa cum’â l’è cum’â l’è
amìala cum’â l’arìa amìa ch’â l’è lé ch’â l’è lé

(Guardala come arriva, guarda com’è, com’è
Guardala come arriva, guarda che è lei, che è lei)

Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
Acqua per fotografie, per cercare i complici da maledire
Acqua che stringe i fianchi, tonnara di passanti

Âtru da camallâ
â nu n'à â nu n'à

(Altro da mettersi in spalla
Non ne ha, non ne ha)

Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
Che si prende per mano
A battaglia finita
Come fa questo amore che dall’ansia di perdersi
Ha avuto in un giorno la certezza di aversi.

Acqua che ha fatto sera, che adesso si ritira
Bassa sfila tra la gente come un’innocente che non
C’entra niente
Fredda come un dolore, Dolcenera senza cuore.

Âtru da rebellâ
 nu n’à â nu n’à.

(Altro da trascinare
Non ne ha, non ne ha)

E la moglie di Anselmo sente l’acqua che scende
Dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
Nel suo tram scollegato da ogni distanza
Nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza.

Così fu quell’amore dal mancato finale
Così splendido e vero da potervi ingannare.

Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
Amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
Amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
Amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê

(Guardala che arriva, guarda com’è, com’è
Guardala come arriva, guarda che è lei, che è lei
Guardala come arriva, guarda, guarda com’è
Guardala come arriva, guarda che è lei, che è lei)
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Alta sui naufragi
Dai belvedere delle torri
China e distante sugli elementi del disastro
Dalle cose che accadono al di sopra delle parole
Celebrative del nulla
Lungo un facile vento
Di sazietà, di impunità.

Sullo scandalo metallico
Di armi in uso e in disuso
A guidare la colonna
Di dolore e di fumo
Che lascia le infinite battaglie al calar della sera
La maggioranza sta, la maggioranza sta.

Recitando un rosario
Di ambizioni meschine
Di millenarie paure
Di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
L'orribile varietà
Delle proprie superbie
La maggioranza sta.

Come una malattia
Come una sfortuna
Come un'anestesia
Come un'abitudine.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
E, tra il vomito dei respinti, muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore
Di umanità, di verità.

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
E seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici
E di figli con improbabili nomi di cantanti di tango
In un vasto programma di eternità.

Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti
Alle leggi del branco
Non dimenticare il loro volto
Che dopo tanto sbandare
È appena giusto che la fortuna li aiuti.

Come una svista
Come un'anomalia
Come una distrazione
Come un dovere.
 
Fonte: QUI
 
Lato A: 5
LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE

 

Autori: Fabrizio De André, Ivano Fossati
Orchestra Piero Milesi
 
Testo:
Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c'è l'alalunga
Se non butti la rete
Non te ne lascia una.

E alla riva sbarcherò
Alla riva verrà la gente
Questi pesci sorpresi
Li venderò per niente.

Se sbarcherò alla foce
E alla foce non c'è nessuno
La faccia mi laverò
Nell'acqua del torrente.

Ogni tre ami
C'è una stella marina
Amo per amo
C'è una stella che trema
Ogni tre lacrime
Batte la campana.

Passan le villeggianti
Con gli occhi di vetro scuro
Passan sotto le reti
Che asciugano sul muro.

E in mare c'è una fortuna
Che viene dall'oriente
Che tutti l'hanno vista
E nessuno la prende.

Ogni tre ami
C'è una stella marina
Ogni tre stelle
C'è un aereo che vola
Ogni tre notti
Un sogno che mi consola.

Bottiglia legata stretta
Come un'esca da trascinare
Sorso di vena dolce
Che liberi dal male.

Se prendo il pesce d'oro
Ve la farò vedere
Se prendo il pesce d'oro
Mi sposerò all'altare.

Ogni tre ami
C'è una stella marina
Ogni tre stelle
C'è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m'innamora.

Ogni tre ami
C'è una stella marina
Ogni tre stelle c'è un aereo che vola
Ogni balcone
Una bocca che m'innamora.

Le acciughe fanno il pallone
Che sotto c'è l'alalunga
Se non butti la rete
Non te ne resta una
Non te ne lascia una
Non te ne lascia.
 
Fonte: QUI
 
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