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GIORGIO GABER: 1971 - I BORGHESI (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Gen 03, 2019 8:33 pm

1. TITOLO:
 
1971 - I BORGHESI
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CLN 25011 # Data pubblicazione: Dicembre 1971 # Matrici: CLN 25011-A/CLN 25011-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 6 Dicembre / "La Chiesa si rinnova" in nuova versione rispetto a quella pubblicata nel 1968, con testo parzialmente diverso / Presentazione del disco non firmata all'interno della copertina / Registrato negli Studi Regson di Milano da Gianluigi Pezzera / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
I Borghesi è un album di Giorgio Gaber pubblicato nel 1971.

Il disco
Non si tratta di un disco tratto da uno spettacolo come il precedente (in quel periodo Gaber non proponeva un nuovo spettacolo in teatro, ma una rielaborazione del precedente, intitolato Storie vecchie e nuove del signor G), ma di un disco di canzoni registrate in studio; gli arrangiamenti sono curati da Giorgio Casellato.

La registrazione è stata effettuata negli studi Regson di Milano; il tecnico del suono è Gian Luigi Pezzera.

Nelle note del disco le canzoni sono tutte attribuite a Giorgio Gaber (nella ristampa in CD invece alla coppia Gaber - Luporini), tranne Che bella gente, cover di una canzone di Jacques Brel, Ces gens-là, con il testo italiano scritto da Herbert Pagani, e L'uomo sfera, testo di Giuseppe Tarozzi e musica di Gaber.

In realtà almeno altri due brani dei Borghesi sono esplicite citazioni di altrettanti successi di Brel (anche se i testi si discostano un poco dai modelli): I borghesi riprende apertamente Les Bourgeois, mentre L'amico è costruita sulla melodia di Jef.

La Chiesa si rinnova (un'ironica cronaca del Concilio Vaticano II) era già comparsa nell'album L'asse di equilibrio con un altro testo ed era stata pubblicata come singolo nel 1969; A mezzogiorno era stata scritta in origine per l'album di Donatella Moretti Storia di storie, pubblicato qualche mese prima.

Da questo album invece fu estratto un altro 45 giri nel 1972: L'amico/Latte 70.

Nel 2003 l'album fu ristampato in un cd doppio insieme a Il signor G.
 
Fonte: QUI
 
3. COVER:
 
   
 

 
   
 

Immagine di repertorio in famiglia

 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B

  • A1 I BORGHESI
  • A2 ORA CHE NON SON PIU' INNAMORATO
  • A3 CHE BELLA GENTE (Ce gens-là)
  • A4 LA CHIESA SI RINNOVA
  • A5 EVASIONE


  • B1 L'UOMO SFERA
  • B2 L'AMICO
  • B3 LATTE 70
  • B4 A MEZZOGIORNO
  • B5 DUE DONNE
  • B6 UN GESTO NATURALE

 
 


 
 
Lato A: 1
I BORGHESI

 
      Lato B: 1
L'UOMO SFERA

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Quand'ero piccolo non stavo mica bene
Ero anche magrolino, avevo qualche allucinazione
E quando andavo a cena, nel tinello con il tavolo di noce
Ci sedevamo tutti e facevamo il segno della croce

Spoken:
Dopo un po' che li guardavo mi si trasformavano: i gesti preparati, degli attori, attori consumati che dicono la battuta e ascoltano l'effetto. Ed io ero lì come una comparsa, vivevo la commedia, anzi no la farsa, e chissà perché durante questa allucinazione mi veniva sempre in mente una stranissima canzone:

I borghesi son tutti dei porci
Più sono grassi più sono lerci
Più son lerci e più c'hanno i milioni
I borghesi son tutti...

Quand'ero piccolo non stavo mica bene
Ero anche molto magro, avevo sempre qualche allucinazione
E quando andavo a scuola mi ricordo di quel vecchio professore
Bravissima persona che parlava in latino ore e ore

Spoken:
Dopo un po' che lo guardavo mi si trasformava, sì, la bocca si chiudeva stretta, lo sguardo si bloccava, il colore scompariva, fermo, immobile, di pietra, sì, tutto di pietra, e io vedevo già il suo busto davanti a un'aiuola con su scritto: "Professor Malipiero - una vita per la scuola", e chissà perché anche durante questa allucinazione mi veniva sempre in mente una stranissima canzone:

I borghesi son tutti dei porci
Più sono grassi più sono lerci
Più son lerci e più c'hanno i milioni
I borghesi son tutti...

Adesso che son grande ringrazio il Signore
Mi è passato ogni disturbo senza bisogno neanche del dottore
Non sono più ammalato, non capisco cosa mi abbia fatto bene
Sono anche un po' ingrassato, non ho più avuto neanche un'allucinazione

Spoken:
Mio figlio, mio figlio mi preoccupa un po', è così magro, e poi ha sempre delle strani allucinazioni, ogni tanto viene lì, mi guarda e canta, canta un canzone stranissima che io non ho mai sentito:

I borghesi son tutti dei porci
Più sono grassi e più sono lerci
Più son lerci e più c'hanno i milioni
I borghesi son tutti...
Mah!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber, Giuseppe Tarozzi
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Si muove la palla
Salta, rimbalza, oscilla, saltella, cade, si rialza
Scivola, ondeggia, s'immerge, galleggia
Si gonfia, si dilata, si schiaccia, si comprime
È inutile, inutile, inutile.

Com'è grande e vuota, è bianca e molle
Tenera, leggera, quieta e piena d'aria
Trasparente, fragile, tonda, liscia
Levigata, plasmabile, umida, viscida
Inutile, inutile, inutile.

Non è niente di speciale
E non è poi tanto strana
Ha una vita quasi umana
Con le sue difficoltà.
Non ha neanche un gran valore
Non pretende quasi niente
E si vende facilmente
Senza troppa dignità.

(Parlato) "Sì, sì certo come vuole lei, come desidera, solo se mi consente volevo dire una cosa, una soltanto. Ah no? Non c'è niente da dire, ha ragione, mi scusi, comunque disponga pure di me quando vuole".
"Ah, ah, ah, buona questa, ah, ah, ah, ah"

Ma tu dimmi non lo sai
Quanto schifo che ti fai.

Si muove l'uomo
Salta, rimbalza, oscilla, saltella, cade, si rialza
Scivola, ondeggia, s'immerge, galleggia
Si gonfia, si dilata, si schiaccia, si comprime
È inutile, inutile, inutile.

Com'è grande e vuoto, è docile, fragile
Ubbidiente, riflessivo, indifeso, inoffensivo
Debole, meschino, vigliacco, inchinato
Prostrato, sudato, consenziente, affaticato
Inutile, inutile, inutile
Un uomo inutile
Inutile, inutile
Un palla inutile.
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 2
ORA CHE NON SON PIU' INNAMORATO

 
      Lato A: 3
CHE BELLA GENTE (Ce gens-là)

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Ora che non son più innamorato
Ora che non sei più innamorata...

Ora che non ho più quelle emozioni
Che non corro più a casa per svegliarti
Nel pieno della notte
Ora che tutto si svolge di mattina
Quando a letto mi porti contro voglia
Un po' di caffellatte.
Gli occhi gonfi e stanchi, lunghe e faticose discussioni
Forse niente di sincero
Sempre mezza nuda, senza più pudore
Senza più nessun mistero.

Com'è tutto più giusto, com'è tutto più vero
Come ha più senso, come ha più valore questo nostro...

Ora che non c'è niente da scoprire
Non abbiamo nemmeno una gran voglia
Di fare l'amore
Ora che ho quasi un senso di fastidio
Se sento le tue braccia, le tue gambe
Se ti sento respirare.
E quando sei ammalata con la fronte calda, ti lamenti
Sì per farti compatire
Mi alzo un po' assonnato, cerco un'aspirina, ti accarezzo
Fingo di soffrire.

Com'è tutto più giusto, com'è tutto più vero
Come ha più senso, come ha più valore questo nostro...

Ora che noi ci siamo anche traditi
E che sono successe tante cose
Che non potevo immaginare
Quanto abbiamo sofferto e faticato
Per arrivare a capire che domani
Ci potremmo anche lasciare.
Quanta resistenza e quanta esagerata insofferenza
Qualche volta anche per niente
E questa strana unione che ogni giorno si trasforma lentamente.

Com'è tutto più giusto, com'è tutto più vero
Come ha più senso, come ha più valore questo nostro
 
Fonte: QUI
     
Autori: Jacques Brel, Herbert Pagani
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Si avvocato
Lei mi parla così della provincia
Perché non li conosce
Lei non sa mica come è fatta questa gente qua
Lo vede quello la si quello col testone
Lui che a quest'ora qua non sa già più il suo nome
Un nome rispettato la casa sulla piazza
Mai che abbia lavorato arriva qui ogni sera
E inchioda il suo sedere davanti a un tavolino
E affoga nel barbera

Poi quando vien mattino te lo ritrovi dove
Ma in chiesa sissignore dritto come una scopa
Con l'occhio d'affogato va far la comunione
Per smaltire il vino.

Mi creda avvocato
Che quel verme lì non pensa mica sa
No Prega!

E poi c'è il fratellino un temperapennini
Ragioniere al catasto incassa bustarelle
Distribuisce inchini peggio d'un dente guasto
Pensi che s'è sposato con una mezza gobba
Solo perché ha la dote ma non gli basta mai

Col suo bel cappellino col suo bel cappottino
Col suo bel seicentino fa pure lo strozzino
Non manca una funzione deve tenere d'occhio
Sessanta debitori che lui tiene in ginocchio

Mi creda avvocato
Che quel fetente là non prega mica sa
Frega

E poi ci sono gli altri la madre sempre muta
Che macina golfini e il padre possidente
Che è morto scivolando sul pavimento a cera
Da una cornice nera come da una finestra
Osserva tutto il gregge che mangia la minestra

E senti fare 'chhiu-chhiu'
E senti fare 'chhiu-chhiu'

E poi c'è la bisnonna che trema ma non muore
Le contano le ore e invocano il momento
Di chiudere la bara e aprire il testamento

Mi creda avvocato
Ai funerali di quella gente lì, mica si canta sa
No, ah ah ah, no! Si conta!

E poi e poi e poi c'è Margherita
Che è bella come il sole e lei non ha idea
Del bene che mi vuole sogniamo addirittura
Una casa nostra è piena di finestre
E quasi niente mura e dentro solo noi
A ridere di gioia la cosa è già sicura
Solo che c'è una noia la sua famiglia è contro
La sua famiglia è contro

Ce l’hanno su con me mi danno del pezzente
Mi danno del barbone e già per quella gente
È meglio un delinquente ma con la posizione
E anche se la figlia sembra differente
È nata ed è cresciuta in quel ambiente

Da un mese a questa parte la tengono al guinzaglio
E quando ci incontriamo gli occhi di lei mi fissano
E sembra che mi dica che un giorno fuggirà
Che mi raggiungerà

E allora in quel momento allora io le credo avvocato
Ma solo in quel momento perché da quelle case là
Nessuno scappa mai

Ha capito avvocato, da li non si va via
Oh come è tardi, mi scusi
Io torno a casa mia
 
Fonte: QUI

 
Lato B: 4
A MEZZOGIORNO

 
      Lato B: 5
DUE DONNE

 
     

Autori: Tony De Vita, Herbert Pagani
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
A mezzogiorno suona la sirena
E lei come ogni giorno è lì che aspetta lui.
Tra qualche attimo son tutti fuori già,
Tre quarti d'ora e si riprenderà.
Suona una radio lì vicino,
Qualcuno chiama un ragazzino
La strada è vuota, c'è un po' di sole
Tutto si ferma per un po'...

"Sei qui da molto?"
"No, sono appena arrivata."
"Sei così bella."
"Ma dài! Sono così conciata!"
"Cos'hai portato?"
"Cos'ho portato non si sa!
"Hai proprio fame, vieni mettiamoci più in là."

A mezzogiorno suona la sirena
E lei come ogni giorno siede accanto a lui.
Lui la accarezza e poi la stringe forte a sé
Apre la borsa e guarda cosa c'è.
Insieme mangiano sul prato
Quello che lei gli ha preparato.
Poco lontano un aeroplano
Lascia una striscia e se ne va...

"Come mi piaci, sai cosa mi viene in mente…"
"Ma dai stai buono, non vedi che c'è gente?"
"Ma non capisci che se ne infischiano di noi."
"Ti aspetto a casa, ma torna subito se puoi."

Ancora un attimo, un bacio e se ne andrà
E la sirena ancora suonerà.
Alcuni giocano a pallone
Mangiando l'ultimo boccone.
Sul prato verde qualche giornale
Che ora il vento muove un po'.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Due donne, due donne, due donne.
Da quando sei sposata non è più come prima, ti trovo un po' cambiata l'amore ti rovina.

Due donne
Due donne insieme nel bagno quanti consigli si danno.
Due donne
Due donne si scambian le creme, forse si vogliono bene.
Due donne
Due donne, una donna si specchia sa di non essere vecchia.
Due donne
Due donne si guardano i seni coi loro dolci problemi.

Da quando sei sposata tra noi tutto è finito, davvero sei cambiata e poi c'è tuo marito.
Due donne, due donne, due donne.
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 5
EVASIONE

 
      Lato B: 6
UN GESTO NATURALE

 
     

Autori: Giorgio Gaber, Herbert Pagani
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[Parlato] Sono stanco, non mi sento mai bene, tutte le mattine è sempre così, raccolgo la mia roba, piano, i soliti gesti…

Le pieghe irregolari del colletto
Lasciano ombre disegnate e nitide
La cravatta un po' sgualcita e logora
Trattiene a stento i suoi colori
Che si allargano, che si espandono
Dopo giorni, dopo mesi, dopo anni
Sempre gli stessi
Stanchi, inutili, fastidiosi
Stampati nella memoria
Non so neanche perché
Perché mi sento male.

La bocca impastata e grigia
Non ho voglia di niente neanche di mangiare
Una mano si muove piano
Con gesto normale, abituale
Un bottone, un bottone si sta per staccare…

Amore, un amore, forse
Amore, un amore, forse…
Qualcosa che mi faccia ritrovare
Qualcosa che mi faccia risentire come se…
Un amore come…

Amore. l'amore, le mie parole
Come pesciolini rossi
Me le vedo intorno e poi piano piano
In questa atmosfera di confusione
C'è un'intenzione:

Evasione, evasione, evasione, evasione, evasione, evasione, evasione!

[Parlato] Scusa cara, scusa, non è che non ti voglio più bene, no, non è che sto male con te, ma vedi, è difficile spiegare, è come se avessi il bisogno di tornare… no più giovane, lo so è ridicolo, il bisogno di andarmene verso qualcosa, verso la vita insomma, poi magari sbaglio tutto, ma vedi ora con lei, con lei…

Io sono rinato, io mi vesto in fretta
Corro verso il mare aperto
Io non ho più freddo, io mi sento vivo
Mi sento felice, io sono un bambino
Sono un altro uomo.

Un uomo diverso che non sta mai male
Un bellissimo animale
Ho voglia di bere, ho voglia di mangiare
Non ho più problemi, non ho più paura
Sono innamorato
Innamorato del mondo, innamorato della vita,
Innamorato dell'amore, innamorato, innamorato…

Scusa cara
Ci sono dei momenti
Vien voglia di andar via
Non sai che cosa vuoi.

Vedi cara
Se adesso sono qui
Non è per rinunciare
Ma ho voglia di restare.

Amore, il tuo amore, forse
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
E l'uomo che nasce dentro l'acqua, come un uomo
E l'uomo che cresce e respira come un uomo
E l'uomo che si forma, si plasma, si trasforma
Impara, si arricchisce, si prepara
Poi conosce la coscienza, i problemi della scienza
Poi conosce anche la vita con le sue difficoltà.

E l'uomo, quel bambino che ubbidisce, che si adegua
Che avverte e che sente, si realizza facilmente.
E presto con le cose che ha imparato
Si inserisce fra la gente come un uomo rispettato
Come un uomo che ricerca a qualunque condizione
Con orgoglio disperato una qualsiasi affermazione
Si tratta solo di volere, basta guardare sempre avanti
Si può arrivare anche al potere, sì al potere, sì al potere…

Ma svegliarsi e camminare e respirare che fatica!
Ma sorridere e parlare, fare l'amore che fatica!
Ma un gesto naturale, il più normale che fatica!

Coro: Ma un gesto naturale, il più normale che fatica.
Coro: Ma un gesto naturale, il più normale che fatica.
Coro: Ma un gesto naturale, il più normale che fatica.
Coro: Ma un gesto naturale, il più normale che fatica.
 
Fonte: QUI
 
 

 


Ultima modifica di mauro piffero il Gio Gen 03, 2019 9:06 pm, modificato 1 volta
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GIORGIO GABER: 1972 - L'AMICO/LATTE 70 (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Gen 03, 2019 9:03 pm

1. TITOLO:
 
1972 - L'AMICO/LATTE 70
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20316 # Data pubblicazione: Aprile 1972 # Matrici: CI 724/CI 725 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 5 Aprile / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
L'AMICO

 
      Lato B:
LATTE 70

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Parlato) Beh cos'è quella faccia eh? Dài su, non ne facciamo un dramma. Vedrai che quando sarai guarito ci ridi sopra!

Ma cosa fai? Ma cosa fai?
Dài non piangere, sei peggio d'un bambino!
Ma guarda un po', alla tua età!
Dài finiscila, che vuoi che sappiano le suore!
Ma smettila fissato, è chiaro che guarisci!
Ma che ti metti in mente, vedrai che starai bene.

Vedrai, vedrai...

Vedrai, andremo in giro insieme e troveremo il bosco pieno di animali
E poi andremo con la barca dove il mare è alto in mezzo ai pescecani
E poi stanchi morti andremo fuori a cena dalla zia Morina
Che ci farà il coniglio e ci darà quel vino che c'ha solo lei.

Vedrai, vedrai...

Ci ubriacheremo insieme e canteremo in coro le nostre canzoni
E poi ci butteranno fuori e sveglieremo tutti pieni d'allegria.

Ma cosa fai? Ma cosa fai?
Ma piangi ancora, dài, non è poi tanto grave.
Non far così, dà retta a me, non hai niente,
Ho già parlato col dottore.
Ti senti di morire, ma via, che cosa dici?
Vedrai che domattina starai senz'altro meglio.

Vedrai, vedrai...

Vedrai, ti porterò a ballare e ti farò sentire in forma come allora
Vedrai, le nostre mogli a casa, andremo in giro soli in cerca d'avventura
E come da ragazzi tu sarai il migliore e mi farai soffrire
Mi ruberai la donna e mi dirai ridendo che ami solo lei.

Vedrai, vedrai...

Ci ubriacheremo insieme e canteremo in coro le nostre canzoni
E poi ci butteranno fuori e sveglieremo tutti pieni d'allegria.

Vedrai...
Vedrai...
Vedrai...
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Latte 70
Burro 120
Carne 2000
Lavanderia, stireria
Le tendine, le posate, i centrini
Le tovaglie ricamate, le lenzuola, le camicie
Le camicie le portiamo anche a lavare, ma basta
Sono stufo, sono stufo
Ogni giorno c'è una novità
Hai capito
Hai capito
Non si può andare avanti con te
Non ne posso più di un donna così.
E dai non piangere, e non piangere.

Amore
Ti prego vieni a tavola a mangiare
Ti giuro non volevo litigare
Dai vieni non farti pregare.

Amore
Lo sai che a volte parlo tanto per parlare
Sto chiuso in quella stanza otto ore
Son stanco, dovresti capire.

No, non capisci?
Eh già, come al solito non capisci
Tu non sai cosa vuol dire
Tu non parli, non rispondi, te ne freghi
Non mi guardi neanche in faccia e tu piangi, sì tu piangi
Così ti devo anche compatire
Ma basta
Sono stufo
Sono stufo
Stai diventando peggio di tua madre
Hai capito
Hai capito
Non si può andare avanti con te
Non ne posso più di un donna così.

E dài non piangere
E non piangere.
Amore
Non hai finito neanche di mangiare
Dài mangia qualcosa per favore
Che dopo facciamo l'amore.

Amore
Lo sai che a volte parlo tanto per parlare
Sto chiuso in quella stanza otto ore
Dài fa presto, facciamo l'amore
Oh amore
 
Fonte: QUI
 
 
 
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GIORGIO GABER: 1972 - IL GATTO SI MORDE LA CODA/PAPARADIO (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Gen 03, 2019 9:46 pm

1. TITOLO:
 
1972 - IL GATTO SI MORDE LA CODA/PAPARADIO
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20330 # Data pubblicazione: Settembre 1972 # Matrici: CI 752/CI 753-2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 20 Luglio-26 Luglio / Lato A: dalla trasmissione radiofonica "I malalingua" di Luciano Salce e Guido Sacerdote / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
IL GATTO SI MORDE LA CODA

 
      Lato B:
PAPARADIO

 
     

Autori: Giorgio Gaber, Franco Pisano
Orchestra: Franco Pisano
Cori: 4+4 di Nora Orlandi
 
Testo:
Il gatto si morde la coda
si morde la coda il gatto
il gatto si morde la coda
e non sa che la coda è sua.

Io sono mordace e già
sono sagace sì
io sono intelligente
e son feroce con la gente.

Se trovo uno del tutto normale
lo tratto male
coro: lo tratto male perché
gli trovo mille difetti
ma posso fare di più
coro: posso fare di più di più

A cominciare da come cammina
per non parlare di come si veste
ma nell’insieme guardandolo meglio
assomiglia a chi mhhh

Il gatto si morde la coda
si morde la coda il gatto
il gatto si morde la coda
e non sa che la coda è sua.

Il gatto si morde la coda
si morde la coda il gatto
il gatto si morde la coda
e non sa che la coda è sua.

Io sono tagliente molto
sono imprudente alquanto
ma sono spiritoso
e anche molto coraggioso.

Io non mi fermo neppure
di fronte a un uomo importante
coro: lo tratto male perché
gli trovo mille difetti
ma posso fare di più
coro: e posso fare di più di più

A cominciare da ciò che si crede
per non parlare di ciò che non vede
ma se ci penso magari vorrei
esser come lui mhhh

Il gatto si morde la coda
si morde la coda il gatto
il gatto si morde la coda
e non sa che la coda è sua.

Il gatto si morde la coda
si morde la coda il gatto
il gatto si morde la coda
e non sa che la coda è sua.

Il gatto è un po’ stupido il gatto
forse più che stupido è ignorante
e non sa che la coda è sua.

Povero gatto si morde la coda
certo che se nessuno glielo dice
lui non sa che la coda è sua
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Ombretta Colli, Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
Interpreti: Ombretta Colli, Giorgio Gaber
 
Testo:
Ci dispiace ma il testo al momento non è disponibile in rete, puoi comunque vedere (e/o ascoltare) il video. Puoi contribuire inviando i testi mancanti saxismawe@gmail.com
 
 
 
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GIORGIO GABER: 1972 - BARBERA E CHAMPAGNE (L.P. 33½ giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Gen 04, 2019 11:56 am

1. TITOLO:
 
1972 - BARBERA E CHAMPAGNE
 
# Etichetta: VEDETTE # Catalogo: VDS 236 # Data pubblicazione: Dicembre 1972 # Matrici: VDS 236-A/VDS 236-B # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 15 Dicembre / Distribuito da Vedette Records - Cologno Monzese (Milano)
 
 
2. RECENSIONE:
 
Barbera e champagne è un album di Giorgio Gaber pubblicato nel 1972.

Il disco
Antologia del periodo Vedette, con due brani inediti ("A la moda del varietà" e "Mi viene di ridere") e una versione strumentale, anch'essa inedita, di "Torpedo blu", il cui arrangiamento non è accreditato
 
3. COVER:
 
   
 
   
 
 
4. TRACK LIST:
 
Lato A Lato B




 
 


 
 
Lato A: 3
A LA MODA DEL VARIETA'

 
      Lato B: 5
MI VIEN DA RIDERE

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Margherita lo sai che tu sei tutta la mia vita
lo sai che ormai il mio cuore ti appartiene
io ti voglio tanto bene e invece tu
e invece tu

E oggi un giorno nuovo ci regala un calendario
si accendono le luci e si tira su il sipario
ognuno fa la sua parte incomincia il bla bla bla
a la moda a la moda a la moda del varietà

E alle otto e mezza mi presento puntuale
lavoro tutto il giorno e non mi trattano mica male
si spera nell’aumento che la vita risolverà
a la moda a la moda a la moda del varietà

Margherita lo sai che tu sei tutta la mia vita
lo sai che ormai il mio cuore ti appartiene
ti voglio tanto bene e invece tu mi guardi storto
e mi dici una parolaccia poi mi carichi a corpo morto
e mi tiri due pugni in faccia ahi ahi ahi ahi

Se io non so di un fatto la versione originale
ci sono i quotidiani c’è la radio il telegiornale
mi basta seguire un momento ci ho già chiara la verità
a la moda a la moda a la moda del varietà

Non può risolver tutto neanche la democrazia
ma è l’unico strumento che ci da una garanzia
viviamo finalmente con una certa dignità
a la moda a la moda a la moda del varietà

Margherita lo sai che tu sei tutta la mia vita
lo sai che ormai il mio cuore ti appartiene
ti voglio tanto bene invece tu non sei credente
e mi picchi in un ginocchio io mi piego perché
sofferente tu mi morsichi in un orecchio ahi ahi ahi ahi

A scuola ai buoni un premio ai cattivi una punizione
ma in seguito nella vita è meno chiara la divisione
si parla di giustizia di uguaglianza e bla bla bla
a la moda a la moda a la moda del varietà

E quando sarò morto mi faranno il funerale
per una volta ancora sarò l’interprete principale
finita la triste funzione poi la vita continuerà
a la moda a la moda a la moda del varietà
Margherita lo sai che tu sei tutta la mia vita
lo sai che ormai il mio cuore ti appartiene
ti voglio tanto bene coro: a la moda a la moda
ti voglio tanto bene coro: a la moda a la moda
ti voglio tanto bene a la moda del varietà
Mah!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber, Giuseppe Tarozzi
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Ci dispiace ma il testo al momento non è disponibile in rete, puoi comunque vedere (e/o ascoltare) il video. Puoi contribuire inviando i testi mancanti saxismawe@gmail.com

 
Lato A: 6
CHISSA' DOVE TE NE VAI

 
      Lato B: 6
TORPEDO BLU (Strumentale)

 
     

Autori: Giorgio Gaber, Federico Monti Arduini
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Chissà dove te ne vai
quando ti addormenti.
Chissà che sorrisi fai
che poi non ti rammenti.

Non so quali strade
conducano ai tuoi sogni
e quali cieli si aprano per te.

Ogni notte ti perdo
e mi si ferma il cuore.
Ogni giorno ti trovo
ma sei un’altra amore.

Chissà dove te ne vai
quando hai gli occhi chiusi.
Lo so e anche tu lo sai
la vita ci ha delusi.

Il nostro orizzonte
è sempre più sfumato
e il tempo vola e preme
su di noi.

Ogni notte ti perdo
e mi si ferma il cuore.
Ogni giorno ti trovo
ma sei un’altra amore.

Amore.
Amore.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Jacques Brel, Herbert Pagani
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Strumentale
 

 
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GIORGIO GABER: 1973 - LO SHAMPOO/LA LIBERTA' (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Gen 04, 2019 1:15 pm

[strike][/stri1. TITOLO:
 
1973 - LO SHAMPOO/LA LIBERTA'
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20356 # Data pubblicazione: Maggio 1973 # Matrici: CI 804/CI 805 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 10 Maggio / I brani sono indicati come tratti dallo spettacolo "Dialogo tra un impegnato e un non so", ma in realtà sono registrati in studio anziché dal vivo come nell'album omonimo; le stesse registrazioni saranno poi incluse nell'album "Far finta di essere sani" / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. RECENSIONE:
 
Lo shampoo/La libertà è un 45 giri di Giorgio Gaber pubblicato il 10 maggio 1973 dalla Carosello (Catalogo: CL 20356 - Matrici: CL 804/CL 805)

I brani sono stati pubblicati con le Edizioni musicali Curci. Entrambe le canzoni sono tratte dallo spettacolo Dialogo tra un impegnato e un non so, successivamente vengono inserite nell'album Far finta di essere sani..
 
Fonte: QUI
 
 
3. COVER:
 
   
 
 
4. TRACK LIST
 
Lato A:
LO SHAMPOO

 
      Lato B:
LA LIBERTA'

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[Voce fuori campo: Achtung! Achtung! Noi cantare la storia di piccolo cane e di Barone tedesco di crande Cermania!!!]

Questa è la storia senza pietà
che accadde in Germania tanto tempo fa.
Un rombo ed un tuono su nel cielo si udì
l'"uccello di guerra" nacque così.

In cerca di gloria qualcuno partì
e col suo apparecchio veloce salì.
Ma lassù più di uno la sua vita lasciò
il Barone Rosso tutti sterminò!

Uno dieci cento e forse anche di più
tutti gli aerei cadevano giù!
E su nel cielo c'era solo lui:
il dannato Barone non sbagliava mai

Ogni speranza piano piano svanì
quando un giorno un eroe in cielo salì:
era un piccolo cane col nasone all'insù
il suo nome era Snoopy non so dirvi di più.

Il Barone Rosso lo attaccò
ed in cielo la battaglia divampò!
Il piccolo Snoopy fu abbattuto così
e il Barone tedesco roteando sparì.

Uno dieci cento e forse anche di più
tutti gli aerei cadevano giù!
E su nel cielo c'era solo lui:
il dannato Barone non sbagliava mai

[Voce fuori campo: Ah-ah-ah-ah! Piccolo stupido cane! Alles Kaputt! Ah-ah-ah-ah!!!]

Col paracadute Snoopy si salvò
e alla sua vendetta si preparò.
Decollò col suo aeroplano ma il Barone fuggì!
Se guardate su nel cielo sono ancora lì!

Uno dieci cento e forse anche di più
tutti gli aerei cadevano giù!
E su nel cielo c'era solo lui:
il dannato Barone non sbagliava mai

Uno dieci cento e forse anche di più
tutti gli aerei cadevano giù!
E su nel cielo c'era solo lui:
il dannato Barone non sbagliava mai
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Ombretta Colli, Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Vorrei essere libero
libero come un uomo

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente
la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire
un’avventura

Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse
un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria
libertà

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia

Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà

La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Vorrei essere libero come un uomo

Come l’uomo più evoluto che si innalza
con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza
incontrastata della scienza

Con addosso l’entusiasmo di spaziare
senza limiti nel cosmo
è convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

G/coro: la libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
 
Fonte: QUI
 
 
 


Ultima modifica di mauro piffero il Mar Gen 08, 2019 1:54 pm, modificato 1 volta
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GIORGIO GABER: 1973 - FAR FINTA DI ESSERE SANI (33½ GIRI doppio L.P.)

Messaggio  mauro piffero il Ven Gen 04, 2019 4:01 pm

1. TITOLO:
 
1973 - FAR FINTA DI ESSERE SANI
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CLP 23015/16 # Data pubblicazione: Settembre 1973 # Matrici: CLP 23015 A/CLP 23015 B/CLP 23016 A /CLP 2301 # Genere: Pop # Supporto: vinile 33½ giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 30 cm. # Facciate: 4
 
Note: Data matrici: 26 Settembre / Registrazione in studio delle canzoni presentate lo stesso anno nello spettacolo omonimo / "La libertà", già apparsa su singolo nella medesima registrazione (cfr. LO SHAMPOO/LA LIBERTÀ, 1973), qui è leggermente più breve / Collaborazione ai testi di Sandro Luporini / Note di copertina di Davide Lajolo, tratte dal programma dello spettacolo / Registrato presso gli Studi Fonorama, Milano, da Mario Carulli, 12-20 Settembre 1973 / Distribuito da Fonit-Cetra su licenza Carosello-C.E.M.E.D. 
 
2. RECENSIONE:
 
Far finta di essere sani è un album di Giorgio Gaber pubblicato nel 1973.

Il disco:
L'album, doppio, al contrario del precedente e del successivo, è registrato in studio; raccoglie le canzoni dell'omonimo spettacolo scritto da Gaber e Sandro Luporini. Quest'ultimo figura qui ancora come "collaboratore ai testi", mentre dai dischi successivi condividerà più ufficialmente con Gaber la paternità di canzoni e spettacoli.

Le note di copertina sono di Davide Lajolo, tratte dal programma dello spettacolo.

Le registrazioni sono effettuate presso gli Studi Fonorama di Milano, dal 12 al 20 settembre 1973; il tecnico del suono è Mario Carulli.

Gli arrangiamenti sono curati da Giorgio Casellato.

Una ristampa in CD di questo album, uscita negli anni '90, è ormai fuori catalogo; nel 2002 però la Carosello ha pubblicato una registrazione dal vivo dello spettacolo Far finta di essere sani, contenente quindi anche tutti i monologhi, ma senza i brani Il bloccato, Il guarito e E tu mi vieni a dire, e con una diversa sequenza complessiva.

L'album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 48
 
Fonte: QUI
 
 
3 COVER:
 

 

 
 
 
4. TRACK LIST: VOL. 1
 
Lato A Lato B


  • B1 LO SHAMPOO
  • B2 L'IMPOTENZA
  • B3 IL DENTE DELLA CONOSCENZA
  • B4 DALL'ALTRA PARTE DEL CANCELLO
  • B5 IL BLOCCATO

 


 
 
Lato A: 3
LA COMUNE

 
      Lato B: 2
L'IMPOTENZA

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Da una vita ci guardiamo,
Sì, va bene, ci vogliamo bene
Ma come tutti ci isoliamo
Ci dev'essere per forza un'altra soluzione.

Forse la comune
Non ha senso la famiglia coniugale
Ho bisogno di trovare un'apertura
A una vita troppo chiusa, troppo uguale.

Forse la comune
Dove ognuno può portare le sue esperienze
Un po' stretti, qualche volta in poche stanze
Ogni tanto qualche piccola tensione.

Qualcheduno m'ha svegliato
E adesso non riesco più a dormire.
Chi s'è bevuto il mio caffè
Chi s'è messo ancora il mio costume?

Tento la comune
Specialmente per i figli uno spazio nuovo
Per ognuno tante madri e tanti padri
Voglio dire senza madri e senza padri.

Tento la comune
Non esiste proprio più niente che sia possesso
Ed è molto più normale volersi bene
Finalmente non è un problema nemmeno il sesso.

Da te non me l'aspettavo
Ti credevo una ragazza sana
E pensare che ti stimavo
Ti comporti come una puttana.

Amo la comune
La tua donna preferisce un altro ma è naturale
Non fa niente se si ingrossa la tensione
Poi l'angoscia, poi la rabbia più bestiale.

Amo la comune
Senza più nessun ritegno si arriva ad odiarsi
E alla fine quando esplode la tensione
Come bestie, come cani ci si sbrana a morsi.

Sì, ci odiamo, ci ammazziamo
Sì, ci sbraniamo per il caffè
Chissà cosa c'è sotto a quel caffè
C'è l'odio, l'invidia, la gelosia
C'è la solita merda che ritorna fuori
E allora ci ammazziamo, sì, ci sbraniamo.

Meglio la comune. Meglio la comune. Meglio la comune.

[parlato]: Meglio la comune che dirci: "Buongiorno cara, hai dormito bene? Te l'avevo detto che il Serpax funziona. Ah, stasera vengono a cena i Cotinelli? Mi fa piacere. Sì, grazie, ancora un po' di caffè...".
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
Tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
Io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d'amore.
Sì quel senso vitale che un po' si conosce
Qualche cosa di dentro che affiora, che cresce
La voglia di credere anche ad un gesto d'amore.
No, non dico l'amore che sappiamo un po' tutti
No, non dico l'amore che ci capita spesso.
Per amare io devo conoscere me stesso.

Camminare in un posto, mangiare qualcosa
Sentire che sei in una stanza.
Adoprare le mani, toccare un oggetto
Capire la sua consistenza.
Imparare a sentire il presente
In un tempo così provvisorio
Esser giusti su un metro di terra
Sentire che il corpo è in perfetto equilibrio.

Peccato, io non so mangiare
Peccato, io non so dormire
Non so camminare in un prato
Non so neanche amare
Peccato.

Io ti sfioro e non so quanto sia emozionante
Tu mi guardi e mi chiedi se sono presente
Io penso alla nostra impotenza, ad un gesto d'amore.
Io ti passo la mano sugli occhi un po' stanchi
Poi mi accosto al tuo viso, al tuo seno, ai tuoi fianchi
E cresce la voglia di unirci in un gesto d'amore
No, non dico l'amore che si può anche fare
Ma l'amore.
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 4
IL DENTE DELLA CONOSCENZA

 
      Lato A: 5
E' SABATO

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Tick e poi fhhh
Tick e poi fhhh
Tick e poi fhhh
Tick e poi fhhh
Tick e poi fhhh.

In un posto qualunque, si può dire dovunque
Sembra proprio che sia nato un bambino.
È un bambino normale, non è molto speciale
Tranne il fatto che ha uno strano dentino.
E fa tick e poi fhhh,
Tick e poi fhhh.

Né la mamma né i dottori sanno cosa sia
Non è previsto dalla scienza
Per capirci chiameremo questa anomalia
Il dente della conoscenza.
Tick e poi fhhh,
Tick e poi fhhh.

Nella sua torre tutta d'avorio
Il genio studia le sue carte
Concentrazione, ispirazione
La sua cultura, la sua arte.
Po-po-po...

In un dente normale non c'è niente di male
Ma per colpa di uno strano destino
Ci risulta dai dati che altri figli son nati
Tutti quanti con lo stesso dentino
E fanno tick e poi fhhh
Tick e poi fhhh.

C'è chi dice che quel dente sia la garanzia
Di una precoce adolescenza
Per il latte della mamma hanno l'allergia
Ma succhiano la conoscenza
E fanno tick e poi fhhh,
Tick e poi fhhh.

Nella sua torre il genio studia
Di questi denti la ragione
Guarda il problema tecnicamente
E ne propone un'estrazione.
Po-po-po...

Con i loro dentini te li trovi davanti
Sembra proprio che il tuo sangue li attiri
Non frequentano scuole, non consultano libri
Danno morsi come fanno i vampiri
E fanno tick e poi fhhh,
Tick e poi fhhh.

E succhiando entra in loro tutto ciò che sai,
Livellano l'intelligenza.
La cultura, il suo potere, sono in crisi ormai
Col dente della conoscenza.

Han circondato anche la torre
Il genio grida che non vuole
Gli hanno succhiato un po' di sangue
Non gli hanno mica fatto male
Ma adesso sanno già tutto quello che sa lui
Non se n'era accorto
Ha perso il suo potere, è un uomo come noi.
[parlato]: Uguale? Uguale.
Giustamente morto.

[parlato]: Poveretto. Come mi dispiace. Una così brava persona.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
E’ sabato è sabato
le nove e mezza di sera niente di anormale
ceniamo agli stessi posti eppure c’è qualcosa
si sente provo a guardarla c’è un’aria strana
non facciamo l’amore da una settimana

E’ sabato è sabato
domani niente lavoro forse andiamo al mare
le slaccio la cintura e resto un po' a guardare
la linea armoniosa del collo la curva delle anche
che per me sono cose risapute e stanche

Ma è nell’aria
non so da che cosa
ma si sente
è nell’aria
si vede dai gesti dai silenzi
è nell’aria

In fondo è così naturale un piccolo sforzo iniziale
poi tutto tutto va da se tutto va da se
senza fatica senza fatica

Le mani si muovono accarezzano i fianchi
le bocche si avvicinano poi si staccano ancora
i corpi si sfiorano poi si allontanano
di scatto si riallacciano poi si comprimono

Il respiro è più forte incalzante
più affannoso morboso ansimante
parole sconnesse frenetiche senza pudore
E’ l’amore è l’amore è l’amore

E’ sabato è sabato
sdraiati nudi sul letto un asciugamano
adesso c’è un gran silenzio un senso d’abbandono
un letto che cigola piano si avverte il suo rumore
nella stanza di sopra stan facendo l’amore

Più forte
spaventoso come un treno
si sente più forte
poi gridi soffocati mugolii
sempre più forte
lamenti e respiri affannosi
signori così rispettosi

come fanno
non ce li vedo
non ce li vedo proprio
come conigli come maiali

Mi alzo vado in bagno le mani appiccicose
rumore di acqua che scorre la pancia appiccicosa
dall’appartamento di sopra
dall’appartamento di sotto
rumore di gente che si lava
rumore di cessi e di sciacquoni

Bellissimo l’amore tutti insieme
l’amore collettivo
i letti che si muovono
l’amore tutti insieme
ma si domani è festa
sciacquoni sciacquoni sciacquoni
forza cessi
è sabato è sabato è sabato
 
Fonte: QUI

 
Lato B: 5
IL BLOCCATO

 

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Scegliere è un problema
Io non faccio il gioco del sistema.
Io sto molto attento non sopporto il condizionamento.
Io per esempio Facchetti
Non lo conosco non so neanche chi sia.
Che autonomia!

Politicamente non mi inquadro sono diffidente.
E per propria scelta fuggo dalla persuasione occulta.
Io fra l'altro non ce l'ho
Ma anche di passaggio non la guardo mai la televisione.
Che autogestione!

Mi dispiace proprio non ne ho di sovrastrutture.
Io non le accetto, le combatto.
Certamente mi controllo un po', gli altri fanno tutto
Incoscienti, un po' deficienti, venduti, pecoroni.
Nel senso che la mia morale
Non ha niente di convenzionale.
Odio il sentimento
Rende falso il mio comportamento.
Io per dire non ho mai
Regalato un cioccolatino al mio amore.
Che rigore!

Ed è naturale che alla Bussola mi trovo male.
Anche per il sesso
Amo ma rifiuto il compromesso.
Io normalmente affronto il coito solo se la donna è proprio mia.
Che autarchia!

Mi dispiace io non rischio mai neanche un cedimento.
O son perfetto o non mi butto.
Certamente io mi blocco un po'
Gli altri fanno tutto
Ma proprio tutto, anche l'amore, però?
D'altronde io controllo i gesti
Perché siano equilibrati e giusti.
Studio le mie braccia
Curo le espressioni della faccia.
Oramai non muovo un muscolo
Ma quel che conta è la misura.
Che struttura!

Anche le corde vocali, anche la bocca, silenzio, zitto, bast..., bas...
 
Fonte: QUI
 
 
 
5. TRACK LIST: VOL. 2
 
Lato A Lato B



  • B1 LA PRESA DEL POTERE
  • B2 QUELLO CHE PERDE I PEZZI
  • B3 E TU MI VIENI A DIRE
  • B4 LA NAVE
  • B5 LA LIBERTA'

 


 
 
Lato A: 1
LA MARCIA DEI COLITICI

 
      Lato B: 1
LA PRESA DEL POTERE

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[parlato]: All'oppressione, allo sfruttamento, alla violenza ognuno reagisce come può. C'è chi soffre, chi si dispera, chi si ribella. A me...

... è venuta la colite
Ho lo spasmo intestinale
Forse non ci crederete
Ma non è un caso personale.
Non digerisco nemmeno il Sistema
Non so se capite l'urgenza
Siamo già in molti
È un grosso problema
La nostra colite che avanza.

E noi colitici
Che siamo tutti un po' psicosomatici
Sensibili ai problemi più drammatici
Degli stomaci
Non con la mente
Ma visceralmente abbiamo i nostri slanci.

[coro]: E noi colitici
Che siamo tutti un po' psicosomatici,
Sensibili ai problemi più drammatici
Degli stomaci
Non con la mente
Ma visceralmente abbiamo i nostri slanci.

[parlato]: Gastritici, ulcerosi, stitici e psicosomatici in genere, lasciate a casa le vostre antispasmine, i lassativi, le citrosodine e seguiteci, siamo l'avanguardia, l'avanguardia colitica.

Noi che abbiamo la colite
Noi ci siamo ribellati
Forse non ci crederete
Ma siamo "coliticizzati".
Il Movimento ha una linea speciale
Basata su un gruppo d'azione
E sui volantini di carta sottile
Parliamo di rivoluzione.

E noi colitici
Un po' individualisti ma simpatici
Insieme diventiamo più politici
Ma democratici.
Ci organizziamo ed uniti marciamo
Sicuri del successo.

[coro]: E noi colitici
Un po' individualisti ma simpatici
Insieme diventiamo più politici
Ma democratici.

Ci organizziamo ed uniti marciamo
Sicuri del successo.

[coro]: Sicuri del successo.
Al cesso!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[parlato]: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico. Un cane mastino con un occhio solo, vitreo, in mezzo alla fronte. Una mano che schiaccia un bottone. Dall'occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica...
Psss... psss... psss...

Avvolti in lucidi mantelli
Guanti di pelle, sciarpa nera
Hanno le facce mascherate
Le scarpe a punta lucidate
Sono nascosti nella sera.

Non fanno niente, stanno fermi
Sono alle porte di Milano
Con dei grossissimi mastini
Che stan seduti ai loro piedi
E loro tengono per mano.

Han circondato la città
La stan guardando da lontano
Sono imponenti e silenziosi.
Chi sono? Chi sono?
I laureati e gli studiosi.

E l'Italia giocava alle carte
E parlava di calcio nei bar
E l'Italia rideva e cantava.

Psss... psss...
Ora si muovono sicuri
Coi loro volti mascherati
Gli sguardi fissi, minacciosi
Vengono avanti silenziosi
I passi lenti, cadenzati.

Portano strane borse nere
Piene di oggetti misteriosi
E senza l'ombra di paura
Stanno occupando i punti chiave
Tengono in pugno la Questura.

Dagli occhi chiari dei mastini
Parte una luce molto intensa
Che lascia tutti ipnotizzati.
Chi sono? Chi sono?
L'intellighenzia e gli scienziati.

E l'Italia giocava alle carte
E parlava di calcio nei bar
E l'Italia rideva e cantava.

Psss... psss...
Ora lavorano più in fretta
Hanno moltissimi alleati
Hanno occupato anche la RAI
Le grandi industrie, gli operai
Anche le scuole e i sindacati.

Ora si tolgono i mantelli
Son già sicuri di aver vinto
Anche le maschere van giù
Ormai non ne han bisogno più
Son già seduti in Parlamento.

Ora si possono vedere
Sono una razza superiore
Sono bellissimi e hitleriani.
Chi sono? Chi sono?
Sono i tecnocrati italiani.

[parlato]: Eins zwei, eins zwei, alles kaputt!

E l'Italia giocava alle carte
E parlava di calcio nei bar...
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 2
UN'IDEA

 
      Lato B: 2
QUELLO CHE PERDE I PEZZI

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

In Virginia il signor Brown
Era l'uomo più antirazzista
Un giorno sua figlia sposò
Un uomo di colore
Lui disse: "Bene"
Ma non era di buonumore.

Ad una conferenza
Di donne femministe
Si parlava di prender coscienza
E di liberazione
Tutte cose giuste
Per un'altra generazione.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

Su un libro di psicologia
Ho imparato a educare mio figlio
Se cresce libero il bimbo
È molto più contento
L'ho lasciato fare
M'è venuto l'esaurimento.

Il mio amico voleva impostare
La famiglia in un modo nuovo
E disse alla moglie
"Se vuoi, mi puoi anche tradire".
Lei lo tradì
Lui non riusciva più a dormire.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

Aveva tante idee
Era un uomo d'avanguardia
Si vestiva di nuova cultura
Cambiava ogni momento
Ma quand'era nudo
Era un uomo dell'Ottocento.

Ho voluto andare
Ad una manifestazione
I compagni, la lotta di classe
Tante cose belle
Che ho nella testa
Ma non ancora nella pelle.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione
La mia rivoluzione, la mia rivoluzione.
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[parlato]: Il polpaccio nella mia vita non è determinante. Ne posso benissimo fare a meno. Quando m'è caduto non me ne sono neanche accorto.

Ahi, ahi, ahi, ahi!

Perdo i pezzi ma non è per colpa mia
Se una cosa non la usi non funziona
Ma che vuoto se un ginocchio ti va via
Che tristezza se un'ascella ti abbandona.

Che rimpianto per quel femore stupendo
Ero lì che lo cercavo mogio mogio
Poi dal treno ho perso un braccio salutando
Mi dispiace che c'avevo l'orologio.

Ahi, ahi, ahi!
[parlato]: Che distratto, perdo sempre tutto!

Passeggiavo senza stinchi col mio amore
Ho intravisto nei suoi occhi un po' d'angoscia
Io l'amavo tanto e c'ho lasciato il cuore
C'ho lasciato già che c'ero anche una coscia.

A una festa con gli amici ho perso un dito
"Ve l'ho detto di non stringermi la mano!".
Son rimasto un po' confuso e amareggiato
Quando ho visto le mie chiappe sul divano.

Ahi, ahi, ahi!
[parlato]: Che routine. Così uno si smonta. Guarda quello lì, c'ha ancora una tibia. Che invidia.

C'è qualcuno che comincia a lamentarsi
"Che disordine in città", io lo capisco
Tutto pieno di malleoli e metatarsi
A momenti scivolavo su un menisco.

Oramai io camminavo con il petto
C'era uno senza pancia, un po' robusto
Era fermo e mi guardava con sospetto
Solidale c'ho lasciato mezzo busto.

Ahi, ahi, ahi!
[parlato]: C'era lì anche un mendicante, senza gambe e senza braccia. Non lo cagava nessuno!

Con quel poco che c'ho ancora me la cavo
Non mi muovo ma ragiono molto bene
Ora c'ho praticamente un gran testone
E un testicolo per la riproduzione.

Ahi!
[parlato]: Va be', vorrà dire che non farò sport.
Ahi!
[parlato]: Però mi vengono bene le parole crociate.

Ahi, ahi, ahi!
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 3
L'ELASTICO

 
      Lato B: 3
E TU MI VIENI A DIRE

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Disteso sopra il letto
Non so bene da che parte cominciare.
La stanza è in silenzio
Si è sentito il clic di un registratore.
Perché io sono qui
Che son venuto a fare
Mi dispiace
Non ne sento più il bisogno.
Non so che cosa dire
Cosa posso raccontare
Una storia o forse un sogno.
Me, dentro di me, dentro di me, dentro di me...
Me, dentro di me, dentro di me, dentro di me...

Mi ricordo che correvo
Il mio corpo mi seguiva
Era un corpo primitivo
Ma la mente lo tirava.
La mia mente che trascinava il mio corpo nudo
Eravamo in due, fra me e me, un elastico.
Me, fuori di me, fuori di me, fuori di me...

Era mio quel corpo umano
Che a fatica mi seguiva
Che chiedeva di andare piano
Ma la mente lo tirava.
Ed il corpo che mi sembrava così pesante
Come faticava, trascinato da un elastico.

Dio, che senso di paura
Vedere il filo teso
Già vicino alla rottura
Non tiene più l'elastico, non tiene più l'elastico...
Di colpo, fuori e dentro
Lo schianto.

Un bambino s'è spezzato
Non spingete, mi fate male
Non posso uscire, c'è troppo buio
Voi, voi mi schiacciate contro il muro.
Lui camminava senza filo
Ho paura di morire
Aveva visto un sole nero.
Non mi possono toccare
Io sono dentro a una bottiglia
Son chiuso dentro e non voglio uscire
C'è troppo spazio tra me e me.
Mi sento fuori di me
La mia testa fuori di me
Il mio corpo fuori di me.

La mia mente galleggiava
In una strana dimensione
E mi ricordo con paura
Di una lucida visione
Il mio corpo così lontano come fosse morto
Era abbandonato e non c'era più l'elastico.
Me, fuori di me, fuori di me, fuori di me...
Me, fuori di me, fuori di me, fuori di me...
Me, fuori di me, fuori di me, fuori di me...
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
A Milano muoiono in circostanze misteriose
Alcuni testimoni della strage di Stato
Intanto alla televisione Mariano Rumor
Con calma esorta all'ordine il popolo italiano.

E tu mi vieni a dire "Io amo" come se l'amore...
E tu mi vieni a dire "Io muoio" come se la morte...
E tu mi vieni a dire "Io soffro" come se il dolore...

A Roma gli uscieri gallonati di Palazzo Madama
Danno il via ad una solenne cerimonia
È venuta dal Vietnam del Sud una delegazione
Confermando la loro amicizia alla nostra nazione.

E tu mi vieni a dire "Io amo" come se l'amore...
E tu mi vieni a dire "Io muoio" come se la morte...
E tu mi vieni a dire "Io soffro" come se il dolore...

Capire cosa c'è dietro il dolore
Saperlo analizzare e motivare
Allora quel dolore è la mia rabbia
Di fronte a repressioni sempre più allarmanti
La rabbia di uno, la rabbia di tanti.

A Napoli, così come fosse niente, su una bancarella
Tutta piena di coccarde tricolori
C'erano ragazzi che chiedevano fondi
Per il Movimento Sociale Italiano.

E tu mi vieni a dire "Io amo" come se l'amore...
E tu mi vieni a dire "Io muoio" come se la morte...
E tu mi vieni a dire "Io soffro" come se il dolore...

Capire cosa c'è dietro il dolore
Saperlo analizzare e motivare
Allora quel dolore è la mia rabbia
Di fronte a repressioni sempre più allarmanti
La rabbia di uno, la rabbia di tanti.

Capire cosa c'è dietro il dolore
Saperlo analizzare e motivare
Allora quel dolore è la mia rabbia
Di fronte a repressioni sempre più allarmanti
La rabbia di uno, la rabbia di tanti
La rabbia di uno, la rabbia di tanti
La rabbia di uno, la rabbia di tanti..
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 4
IL GUARITO

 
      Lato B: 4
LA NAVE

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Le sono molto grato, caro dottore
Per tutto ciò che lei ha fatto per me.
Vivevo con la mia famiglia e con la zia
E mi perdevo, e non sapevo perché.
Lei disse: "La sua malattia è un caso di schizofrenia".
Infatti ero proprio fuori di me.

Poverina la mia mamma
Poverino il mio papà
Tutto quello che hanno fatto
Per la mia felicità.
Poverina anche la zia
Quanto mi ha voluto bene
E i parenti quante pene
Quante lacrime per me.

Le sono molto grato, caro dottore
Per sempre mi ha salvato dalla follia.
Sto proprio bene, ho le idee più chiare
Capisco quasi tutto, anche la zia.
Ora sono lucido e cosciente
Controllo bene la mia mente
Le scrivo da un ufficio di polizia.

Ho ammazzato la mia mamma
Ho ammazzato il mio papà
Ho ammazzato anche la zia
Per la mia felicità
Ho ammazzato i miei parenti
Può capirmi solo lei
L'avrei fatto da bambino
Meglio tardi che mai.

[parlato]: Grazie dottore, ora sto veramente bene: sono proprio guarito!
 
Fonte: QUI
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
[parlato]: Una nave grande, enorme, che va, va, va. Non si sa dove va, non si sa quando è partita. E sopra: tutti. La nave è la vita.

La nave è come una nave
Ed essendo una nave è abbastanza normale che vada in mare.
Il mare, com'è naturale,
Immobile e piatto è quasi perfetto sta lì sempre uguale.
La nave ha anche un motore
Ed avendo un motore non sa dove va ma continua ad andare.
Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
Insieme nella vita a testa in su.

La nave e sopra la nave
A parte le masse, son tutti presenti gli amici e i parenti.

[parlato]: Manca solo il nonno, povero nonno.

Per tutti c'è un buon trattamento
Ognuno ha il suo posto nel proprio recinto
Mi sembra anche giusto.

[parlato]: Prima classe, seconda classe, terza classe e poi le donne, i negri, eccetera, eccetera.

La nave è una nave di classe,
Il legno del ponte è dipinto di bianco è molto elegante.

[parlato]: Bello questo ponte bianco, è un ponte meraviglioso, bianco, guarda che ponte bianco. Non ho mai visto una nave rossa: un po' volgare effettivamente...

Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
Insieme nella vita a testa in su.

Sul mare la nave biancheggia
Ha un fascino strano così suggestiva anche quando beccheggia.

[parlato]: È un fascino che di dentro... mi sento poco bene, però,eh.

Ma basta distrarsi la mente
Usare il cervello, pensare un istante a qualcosa di bello.

[parlato]: Sì, devo pensare a qualcosa di bello che mi distragga, che mi passa il mal di stomaco. Vediamo un po', a cosa posso pensare? Alla mia ragazza, sì, a Maria, "Maria la libertà...", Maria il vomito! (1) Dio... Ecco ce la faccio... sì, sì, mi concentro, ecco sì, sì mi vedo... la mia mano scivola sì, scivola, scivola sui capelli, sì, va giù, giù, sì, sulle spalle, sì, va giù sì, sui seni sì, va giù sì, va giù, va giù... Mi torna tutto su...

Il mare, com'è strano il mare,
Non è che non senta la sua poesia ma mi fa vomitare.

[parlato]: Devo pensare a qualcosa di più convincente, a un dolore, un dolore enorme. Al nonno. Sì, al povero nonno. Ha sempre funzionato il nonno. Sì, vediamo un po'... Mio nonno morì tragicamente nel Trentasei, come Gozzano. Gli ero così affezionato, era massone, alto, bel portamento, coi baffi, col fiocco. Aveva sposato la zia di una biscugina, l'Elvira, sì, te la ricordi? Che vita povero nonno. Ogni tanto spariva. Bevitore eh, gran bevitore... a un certo punto il fegato... a pezzi, spappolato, putrefatto... sto male. Mi torna il vomito, devo resistere, non posso essere il primo, devo resistere!

Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
Insieme nella vita a testa in su.

Il mare è un po' troppo vitale
La gente si sbianca ma fa resistenza non vuole star male.

[parlato]: Pensate al nonno! Al nonno!

Sul ponte che è fatto a tre piani
In terza e in seconda e anche in prima si sentono rantoli strani

[parlato]: No da quelli di prima non me l'aspettavo....

Il mare diventa più grosso
Dai piani di sopra su quelli di sotto si vomita addosso.

[parlato]: Una battaglia, una battaglia che cresce: quelli di prima vomitano su quelli di seconda, quelli di seconda su quelli di terza. Lo scontro è sfrenato, violento, la gente rimanda, reagisce, boccheggia, un prete esorta a volersi bene, poi si inginocchia e vomita anche l'anima. Un carabiniere mi tiene, allora io mi puntello, cerco di vomitare verso l'alto ma non ci arrivo. Quelli di sopra hanno la meglio, si sporgono più che possono per vomitare, una vera cascata, una violenza, uno scroscio di conati, un rovescio di filamenti, la nave è tutta piena, tutta piena di vomito...

Avanti, avanti, avanti, si può spingere di più
Insieme nella vita a testa in su
Insieme nella vita a testa in su
Insieme nella vita a testa in su
 
Fonte: QUI

 
Lato A: 5
UN'EMOZIONE

 

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Io non appartengo a niente, figuriamoci all'amore
Il mio amore è solamente quello che ti do.
A volte cresce il mio bisogno d'inventare
Ma come faccio a tirar fuori quello che non ho?

Un'emozione non so che cosa sia
Ma ho imparato che va buttata via.
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me
Da tanto tempo non soffro grazie a te.

Un'emozione, lo so, esiste ancora
Ma ho imparato che può non esser vera.
Un'emozione sicura che sia dentro di noi
Per ritrovarsi e crescere con lei.

Una mano, una mano di donna appoggiata sul viso.
Il mio viso è fermo, la pelle di una mano
Con dentro piccole vene intrecciate
La mano lunga, bianca della donna che amo.

La bocca, la bocca si fa più vicina per un contatto
Controllo il gesto ed ora siamo sul letto.
Una spallina che cade da sola
E nel silenzio solo i nostri corpi in contatto.

La mia mano, meccanica, con gesti un po' studiati
Si muove più in fretta, ed ora siamo attaccati.
Si è stabilita un'intesa perfetta.
Controllo il mio corpo e studio l'entusiasmo, l'amore, l'orgasmo.
L'orgasmo.

Un'emozione non so che cosa sia
Ma ho imparato che va buttata via.
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me
Da tanto tempo non soffro grazie a te.
 
Fonte: QUI
 
 
 
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GIORGIO GABER: 1973 - FAR FINTA DI ESSERE SANI/CERCO UN GESTO, UN GESTO NATURALE (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Gen 04, 2019 4:25 pm

1. TITOLO:
 
1973 - FAR FINTA DI ESSERE SANI/CERCO UN GESTO, UN GESTO NATURALE
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20368 # Data pubblicazione: Novembre 1973 # Matrici: CI 828/CI 829 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 12 Novembre / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
FAR FINTA DI ESSERE SANI

 
      Lato B:
CERCO UN GESTO, UN GESTO NATURALE

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Vivere, non riesco a vivere
Ma la mente mi autorizza a credere
Che una storia mia, positiva o no
È qualcosa che sta dentro la realtà

Nel dubbio mi compro una moto
Telaio e manubrio cromato
Con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
Far finta di essere sani

Far finta di essere insieme a una donna normale
Che riesce anche ad esser fedele
Comprando sottane, collane, creme per mani
Far finta di essere sani
Far finta di essere...

Liberi, sentirsi liberi
Forse per un attimo è possibile
Ma che senso ha se è cosciente in me
La misura della mia inutilità

Per ora rimando il suicidio
E faccio un gruppo di studio
Le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
Far finta di essere sani

Far finta di essere un uomo con tanta energia
Che va a realizzarsi in India o in Turchia
Il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
Far finta di essere sani
Far finta di essere...

Vanno, tutte le coppie vanno
Vanno la mano nella mano
Vanno, anche le cose vanno
Vanno, migliorano piano piano
Le fabbriche, gli ospedali
Le autostrade, gli asili comunali
E vedo bambini cantare
In fila li portano al mare
Non sanno se ridere o piangere
Batton le mani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
Osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
Da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
E sento che in quel movimento io non c'ero.

A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta
La bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta
Si vede chiaramente che cerco un'espressione
Che distacco, che fatica questa mia finzione.

Cerco un gesto, un gesto naturale
Per essere sicuro che questo corpo è mio
Cerco un gesto, un gesto naturale
Intero come il nostro Io.

E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono
Capisco solo che continuamente io mi condiziono
Devi essere come un uomo, come un santo, come un dio
Per me ci sono sempre i come e non ci sono io.

Per tutte quelle cose buone che non ho ammazzato
Chissà nella mia vita quante maschere ho costruito
Queste maschere ormai sono una cosa mia
Che dolore, che fatica buttarle via.

Cerco un gesto, un gesto naturale
Per essere sicuro che questo corpo è mio
Cerco un gesto, un gesto naturale
Intero come il nostro Io.

Cerco un gesto, un gesto naturale
Per essere sicuro che questo corpo è mio
Cerco un gesto, un gesto naturale
Intero come il nostro Io.
 
Fonte: QUI
 
 
 
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GIORGIO GABER: 1973 - CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA/UN'IDEA (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Ven Gen 04, 2019 4:37 pm

1. TITOLO:
 
1973 - CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA/UN'IDEA
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20369 # Data pubblicazione: Novembre 1973 # Matrici: CI 830/CI 831 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Data matrici: 12 Novembre / Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
CHIEDO SCUSA SE PARLO DI MARIA

 
      Lato B:
UN'IDEA

 
     

Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Chiedo scusa se parlo di Maria
Non del senso di un discorso, quello che mi viene
Non vorrei si trattasse di una cosa mia
E nemmeno di un amore, non conviene.

Quando dico "parlare di Maria"
Voglio dire di una cosa che conosco bene
Certamente non è un tema appassionante
In un mondo così pieno di tensione
Certamente siam vicini alla pazzia
Ma è più giusto che io parli di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Non è facile parlare di Maria
Ci son troppe cose che sembrano più importanti
Mi interesso di politica e sociologia
Per trovare gli strumenti e andare avanti
Mi interesso di qualsiasi ideologia
Ma mi è difficile parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Se sapessi parlare di Maria
Se sapessi davvero capire la sua esistenza
Avrei capito esattamente la realtà
La paura, la tensione, la violenza
Avrei capito il capitale, la borghesia
Ma la mia rabbia è che non so parlare di

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà.

Maria la libertà
Maria la rivoluzione
Maria il Vietnam, la Cambogia
Maria la realtà
Maria la realtà
Maria la realtà.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Giorgio Gaber
Orchestra: Giorgio Casellato
 
Testo:
Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

In Virginia il signor Brown
Era l'uomo più antirazzista
Un giorno sua figlia sposò
Un uomo di colore
Lui disse: "Bene"
Ma non era di buonumore.

Ad una conferenza
Di donne femministe
Si parlava di prender coscienza
E di liberazione
Tutte cose giuste
Per un'altra generazione.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

Su un libro di psicologia
Ho imparato a educare mio figlio
Se cresce libero il bimbo
È molto più contento
L'ho lasciato fare
M'è venuto l'esaurimento.

Il mio amico voleva impostare
La famiglia in un modo nuovo
E disse alla moglie
"Se vuoi, mi puoi anche tradire".
Lei lo tradì
Lui non riusciva più a dormire.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione.

Aveva tante idee
Era un uomo d'avanguardia
Si vestiva di nuova cultura
Cambiava ogni momento
Ma quand'era nudo
Era un uomo dell'Ottocento.

Ho voluto andare
Ad una manifestazione
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Tante cose belle
Che ho nella testa
Ma non ancora nella pelle.

Un'idea, un concetto, un'idea
Finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
Se potessi mangiare un'idea
Avrei fatto la mia rivoluzione
La mia rivoluzione, la mia rivoluzione.
 
Fonte: QUI
 
 
 
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GIORGIO GABER: 1980 - L'ILLOGICA ALLEGRIA/PRESSIONE BASSA (45 giri)

Messaggio  mauro piffero il Gio Gen 10, 2019 9:40 am

1. TITOLO:
 
1980 - L'ILLOGICA ALLEGRIA/PRESSIONE BASSA
 
# Etichetta: CAROSELLO # Catalogo: CI 20490 # Data pubblicazione: 1980 # Matrici: CI 20490/1 - CI 20490/2 # Genere: Pop # Supporto: vinile 45 giri # Tipo audio: Stereo # Dimensioni: 17,5 cm. # Facciate: 2
 
Note: Distribuito da Fonit Cetra - Milano
 
 
2. COVER:
 
   
 
 
Edizione speciale, vietata la vendita al pubblico
 
   
 
 
3. TRACK LIST
 
Lato A:
L'ILLOGICA ALLEGRIA

 
      Lato B:
PRESSIONE BASSA

 
     

Autori: Gaber, Luporini
Arrangiatore: Franco Orlandini
 
Testo:

A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.

Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.

E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.

Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente

Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.

Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
 
Fonte: QUI
 
     
Autori: Gaber, Luporini
Arrangiatore: Sergio Farina
 
Testo:
Purtroppo ogni mattina
mi sveglio
è ovvio, sto già incominciando a odiare
un po' il mondo.
La luce mi nuoce
c'ho male alle ossa
tra l'altro
ho la pressione bassa.

Schiaffeggio controvoglia
la sveglia
mi alzo e vado a pisciare
di pessimo umore.
Da anni la scena
è sempre la stessa
per forza
ho la pressione bassa.

Oltre a tutto dev'essere festa
vorrei essere come una talpa
che vegeta e basta.
Ma lo specchio del bagno
è spietato e mi attende
non c'è niente di meglio
di un uomo in mutande.

C'ho l'ansia. C'ho l'ansia. C'ho l'ansia... C'ho l'ansia.

Devo dire
non c’è neanche un piacere
che mi può sublimare.
Forse un grande amore
in barca a vela
nei mari del Sud.
Soli nella natura
lei era Eva ed io Robin Hood.

Mentre invece son qui
in via Pacini
mamma mia, come sono malato
c'ho tanti problemi.
Sono pallido e grigio
neanche al mare miglioro
non divento dorato
tutt'al più grigio scuro.

C'ho l'ansia. C'ho l'ansia. C'ho l'ansia... C'ho l'ansia.

C'ho anche un sacco di cose arretrate
devo fare di tutto
quasi quasi la cosa migliore
è tornarsene a letto.

Domenica mattina
che pena
sdraiato mi sento pesante
e penso alla gente
che compra le paste
che ascolta la Messa
anche il mondo
ha la pressione bassa.
 
Fonte: QUI
 
 
 
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Re: GIORGIO GABER - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

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