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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Italia Canora :: MUSICA LEGGERA :: 
CANTANTI/GRUPPI ANNI' 60
 :: FRANCESCO GUCCINI

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FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Messaggio  admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2012 5:33 pm


Di seguito viene riportata la discografia completa di FRANCESCO GUCCINI


45 giri

1968 - Un altro giorno è andato/Il bello
1970 - Lui e lei/Due anni dopo
1977 - Nené/Tema di Ju
1981 - L'Italia di Francesco Guccini
2006 - Nella giungla


Album
1967 – Folk beat n. 1
1970 – Due anni dopo
1970 – L'isola non trovata
1972 – Radici
1974 – Stanze di vita quotidiana
1976 – Via Paolo Fabbri 43
1978 – Amerigo
1981 – Metropolis
1983 – Guccini
1987 – Signora Bovary
1990 – Quello che non...
1993 – Parnassius Guccinii
1996 – D'amore di morte e di altre sciocchezze
2000 – Stagioni
2004 – Ritratti
2012 – L'ultima Thule


Raccolte
2006 – The Platinum Collection
2010 – Storia di altre storie


Live
1973 – Opera buffa
1979 – Album concerto (con i Nomadi)
1984 – Fra la via Emilia e il West
1988 – ...quasi come Dumas...
1998 – Guccini Live Collection
2001 – Francesco Guccini Live @ RTSI
2005 – Anfiteatro Live

Fonte: QUI


Ultima modifica di admin_italiacanora il Ven Apr 26, 2013 4:52 pm, modificato 1 volta
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Re: FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Messaggio  admin_italiacanora il Lun Dic 10, 2012 7:18 pm



1. TITOLO:

2012 – L’ULTIMA THULE

* Etichetta: EMI * Data di pubblicazione: 27-11-2012 * Genere: Pop e Rock Italiano * Supporto: 1 CD Audio * Nr. tracce: 8 * Tipo audio: Stereo * Durata:


2. RECENSIONE:

Guccini. I grandi artisti, le colonne portanti della musica italiana figlia di quella tradizione di cantautori impegnati, a decine di anni di distanza, sono e rimangono un punto fermo per le case discografiche

“Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, / ai riflettori e pajettes delle televisioni / alle urla scomposte di politicanti professionisti, / a queste vostre glorie vuote da coglioni“.

Era il 1999 quando Francesco Guccini, nel suo cd “Stagioni” cantava nella traccia di fine cd queste parole.
Sono passati oltre 12 anni, un nuovo disco di inediti (Ritratti, del 2004), ed ora, nel novembre 2012, sembra voler dire effettivamente addio alla musica. Ed il cantautore del Folk beat e dell’Avvelenata lo fa con le otto tracce del disco “L’ultima Thule“, edito da Emi e già volato ai primissimi posti delle top ten ancor prima della sua diffusione ufficiale. Un disco complesso, senza dubbio, in cui l’ironia che aveva contraddistinto il cantautore di Pavana scompare per lasciare spazio ad una melanconia. Il gusto dell’addio.
Partiamo da un presupposto: i vari cantanti figli dei reality show tipo Amici ed X-Factor fanno il boom con un disco per poi sparire nel giro di poco tempo (alcune volte passano in pochi mesi dall’anonimato alla ribalta con una canzone per poi ritornare inevitabilmente nell’anonimato, seguendo la logica della fisica secondo cui ogni corpo che sale, prima o poi deve scendere). I grandi artisti, le colonne portanti della musica italiana figlia di quella tradizione di cantautori impegnati, a decine di anni di distanza, sono e rimangono un punto fermo per le case discografiche.
Eccezion fatta per alcuni cantanti che riescono a sfornare un disco all’anno (ma con che qualità? La ripetizione della ripetizione di uno stile consolidato e commerciale quando va bene).
Quando invece sono i “grandi vecchi” a far uscire un disco, dopo quattro, cinque, otto anni, il successo è assicurato.
Apriti Sesamo di Franco Battiato, Sulla Strada di Francesco De Gregori e L’ultima Thule di Francesco Guccini ne sono l’esempio.
Sarà forse perché oramai sono le persone over 30, con gusti musicali ben affermati, che comprano i cd (o i vinili, ma scaricano anche da iTunes)?

Cosa dire di questo disco?
Iniziamo dicendo che, pur trattandosi di canzoni nuove, ad un primo ascolto sembra di averle già sentite. E questa non vuole essere una critica nel senso che Guccini, ad oltre 70 anni, non riesca a rinnovarsi e la sua inventiva sia morta.
Ma che, dopo decenni (Folk beat n1 risale al 1967!) è riuscito a mantenere un suo stile personale che, fin dalle prime note, ti permette di riconoscere la sua (voluminosa) “impronta”.
E questo, sinceramente, è un pregio che in pochissimi hanno; ed una delle prime caratteristiche che emergono è che Guccini, nei suoi testi, non ha mai abbandonato la rima. Rime non banali (tipo “sole-cuore-amore”, eponimo della banalità letteraria), ma sempre efficaci.
Il cd si apre con la “Canzone di notte n.4“, introdotta da un “siparietto” dove le voci di Franco Casari e Ariela Caruso ripropongono una delle conversazioni-tipo del cosiddetto “scontro generazionale”.
I “matusa” (permettetemi il linguaggio “rock”) che si arrabbiano perché il giovane di turno si rifiuta di spegnere la luce per continuare a leggere e rifugiarsi nel suo mondo. Si prosegue poi con “L’ultima volta“, una ballata malinconica, sulla fine di un amore “assoluto e violento” che “sembrava durasse per sempre” ma che, purtroppo, “non ha visto nemmeno settembre”.

E dopo questi due brani Guccini ti accoltella; ti accoltella dritto al cuore con un brano violento, “Su in collina“. Si tratta della traduzione letterale, come si legge nel booklet, della poesia di Gastone Vandelli “Mort en culleina”.
Si inizia con il suono della ghironda di Paolo Simonazzi; ma, stranamente, non è un assolo di ghironda che fa venire voglia di ballare. La chitarra qui non è melodiosa. E la voce di Guccini è rude.
Ti fa sentire il “il vento ghiacciato per la schiena“. La ricerca della stampa clandestina dell’Unità. Ed ad ogni ascoltatore che abbia un po’ di cuore non può che scorrere un brivido nella schiena quando, prima dell’assolo strumentale, si sente “Pedro ci ha fermati e stralunato / gridò: “Compagni, mi si gela il cuore, / legato tutto a quel filo spinato / guardate là c’è il Brutto, è la che muore“. Il vilipendio del cadavere, nudo, sfigurato da calci e pugni “di quegli assassini”. Il dolore del ritorno. Il riportare a casa, o meglio al comando partigiano, il cartello con la scritta beffarda “Questa è la fine di tutti i partigiani“. Le raffiche di carabina in onore del compagno ucciso.
E, alla fine del brano, la speranza, il simbolo. 3 minuti e 33 che rendono l’idea della guerra fraticida del post-8 settembre. Ma Guccini non è contento, vuole rivangare la memoria storica. Ricordare che il 25 aprile non è solo un’occasione per fare un ponte di vacanza. “Se la guerra è finita perché ti si annebbia di pianto / questo giorno di aprile?“. Una melodia dolce, di chitarra, dove “La Russia è una favola bianca che conosci a memoria“.
Dopo tanto soffrire, finalmente arriva “Quel giorno d’aprile” (questo il titolo della traccia 4): l’unità familiare è ritrovata. Il padre torna dalla guerra (anche se nei suoi sogni “continua la guerra e lui scivola ancora / sull’immensa pianura e rivede quell’attimo breve“). E “L’Italia è una donna che balla sui tetti di Roma / nell’amara dolcezza dei film dove canta la vita, / ed un Papa s’affaccia e accarezza i bambini e la luna / mentre l’anima dorme davanti a una scatola vuota“. Riuscireste a descrivere meglio gli anni del boom e del dopoguerra? Ma il rischio dell’oblio è dietro l’angolo, e Guccini lo sa bene. E la chiusa del brano è secca: “Suona ancora per tutti, campana / che non stai su nessun campanile, / perché dentro di noi troppo in fretta / si allontana quel giorno di aprile“.

E poi arriva, finalmente, il divertimento. Come nella sua migliore tradizione “cabarettistica” tratteggia la “Morte di un pagliaccio”. A chi si riferisca, “mi consenta”, non è dato saperlo. Fatto sta che questo B…uffone muore (politicamente?) contento, intossicato “da sogni vani di democrazia“. Giunto in fondo alla sua “saga triste e divertente“, “ad una vita ridicola e insipiente” tutti vanno a rendergli omaggio.
E tra i personaggi si trovano, in cima al corteo, “sei politici, servi e un cardinale“, “uno stilista mago del sublime“, “un Vip con la troietta di regime” e “chi si vende per denari trenta“. Per non parlare poi del “mafioso riciclato“, o del “duro e puro cuore di nostalgico travestito da vero democratico” o da “chi si sente padrone dello stato”. chiunque non abbia vissuto sulla Luna negli ultimi 20 anni avrà probabilmente un’idea ben precisa di chi descriva Guccini.

Dopo questa parentesi “politica” il cantautore emiliano dice addio alla musica.
E lo fa con la dolcissima “Notti“, con “Gli artisti” e “L’ultima Thule“.
Fonte: QUI


3. INTERVISTE:

Chi sono gli artisti? Il cantante, il poeta, lo scrittore, lo stilista, l’attore. E Guccini, è un artista? Tutti i suoi fan diranno certamente di sì.
Ma il rapporto che il cantautore ha con questi artisti non è idilliaco. Ascoltate l’Avvelenata:
“Credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni?“, “Non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni si possa far poesia”, “Io canto quando posso come posso quando ne ho voglia senza applausi o fischi, vendere o no non passa tra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso“.
E ancora: “Secondo voi a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare?”, “Colleghi cantautori eletta schiera che si vende una sera per un po’ di milioni, voi che siete capaci fate bene ad avere le tasche piene e non solo i coglioni. Che cosa posso dirvi? Andate, fate. Tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico, un fallito, un Bertocnelli, un prete, a sparare cazzate“.

Ma allora Guccini è un artista o no? Lui lo dice chiaramente:
“Io semplice essere umano / costretto a costretti ideali, / son solo un umile artigiano / e volo con piccole ali”.
E ancora: “Fabbrico sedie e canzoni, / erbaggi amari, cicoria, / o un grappolo di illusioni / che svaniscono dalla memoria / e non restano nella memoria“.
Ma per smentirlo basta dire “Dio è morto”, “Via Paolo Fabbri 43″, “Autogrill”, “Canzone per un’amica”, “Eskimo”, “La locomotiva” e “Cirano”. Il cd, di una quarantina di minuti, termina con “L’ultima Thule“, traccia che dà il titolo all’album.

Inutile commentarla. “L’ultima Thule attende e dentro il fiordo / si spegnerà per sempre ogni passione, / si perderà in un’ultima canzone / di me e della mia nave anche il ricordo“.

Il cd si chiude. Ma sono sicuro che l’ultima frase sia palesemente sbagliata. Grazie Francesco. (Luca Ciurleo).
Fonte: QUI


Intervista su RAINEWS:
Ad otto anni dal suo ultimo disco di inediti, Francesco Guccini presenta il suo nuovo lavoro. L'ultima Thule. Otto canzoni tra nostalgia memoria e domande sulla vita. Un disco importante, anche perchè contestualmente alla presentazione, Guccini ha confermato che è il suo ultimo lavoro musicale. Fausto Pellegrini lo ha incontrato.




Intervista a RockolVideo:




Il diario del mulino:

      

Francesco Guccini ci porta nel Mulino di Chicon di Pavana dove sta registrando con i suoi musicisti il nuovo album L'ultima Thule. Il video parte con gli auguri di onomastico di Francesco e mostra i lavori per adibire il mulino a studio di registrazione.

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4. COVER di L'ULTIMA THULE:

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5. TRACK LIST di L'ULTIMA THULE:

  • 01. Canzone di notte n°4 - 8:07
  • 02. L'ultima volta - 5:00
  • 03. Su in collina - 4:53
  • 04. Quel giorno d'aprile - 3:31
  • 05. Il testamento di un pagliaccio - 4:28
  • 06. Notti - 5:49
  • 07. Gli artisti - 6:21
  • 08. L'ultima Thule - 5:08



Nr.01 - CANZONE DI NOTTE N.4

      

- Testo: CANZONE DI NOTTE N.4

Ehi notte, che mi arrivi di soppiatto
notte senza rumori e senza imprese.
ehi notte, che ti strusci come un gatto
contro gli angoli più oscuri del paese
ehi notte, che ti insinui in ogni anfratto,
notte pavanese.

Ehi notte, che improvvisa sei discesa
felina e silenziosa come il lupo
e non permetti difesa ne resa
e tutto avvolgi in un mantello cupo.
ehi notte, che mi hai avvinto di sorpresa,
del tuo viluppo.

il fiume muglia sempre laggiù in fondo
e nel silenzio bevi la sua voce,
racconta questo eterno vagabondo
storie del viaggio da sorgente a foce
ma lo interrompe un camion errabondo
che romba veloce.

ehi notte, che ricalchi l'atmosfera
svagata e dolce di quando ero bambino
e la battola ritmica sbatteva
in casa giù dai ruoti all'abbaino
e sentivi le macine frusciare dentro il mulino

ehi notte, quante notti ti ho incontrato
quando tutti eravamo ancora ignari
di quel che ci sarebbe capitato,
notti senza traguardi e cellulari
e immortali avevamo forza e fiato,
come corsari.

la notte la lasciavi scivolare
e poi svaniva col primo barlume
età acerba, la gran voglia di andare
a parlare coi boschi e con il fiume
mentre adesso quel mondo ti scompare,
sotto il bitume

ehi notte, che sussurri lentamente
le rime di poeti ormai scordati
pagine lette a vuoto, tutto e niente
giorni e ricordi già dimenticati
chimici giochi erosi dalla mente,
via frantumati

ehi notte, larga e oscura di altre notti
rabbiose, fatte a morsi, divorate,
prendendo a gabbo ipocriti e bigotti
lunghe d'inverno, eterne nelle estati
chitarra e vino e via come cazzotti,
notti passate

ma tutto cambia attorno e già lo sai
ti gira dentro e fuori la tua età
e allora notte che mi porterai?
Rimpianto, noia quiete o verità?
O indifferente a tutto te ne andrai,
senza pietà?

Notte di stelle a correre nel cielo
o son le nubi che spinte dal vento
sbatacchiano impazzite come un telo
che cambia forma e posa ogni momento
e la luna scompare dietro un velo
d'ombra e d'argento

le poche luci accese sulle coste
figurano un presepio di maniera
immagini e animali nelle roste
e voci d'altri tempi e d'altra era
se di domande accennano risposte
è una preghiera

ehi notte, che mi lasci immaginare,
fra buio e luci quando tutto tace
i giorni per la quiete e per lottare
il tempo di tempesta e di bonacce
notte tranquilla che mi fai trovare forse,
la pace

Fonte: QUI



Nr.02 - L'ULTIMA VOLTA

      

- Testo: L'ULTIMA VOLTA

Quando è stata quell'ultima volta
che ti han preso quei sandali nuovi
al mercato coi calzoni corti
e speranza d'estate alla porta
ed un sogno che più non ritrovi
e quei sandali duravan tre mesi poi distrutti in rincorse e cammino
quando è stata quell'ultima volta
che han calzato il tuo piede bambino
lungo i valichi dell'Appennino.
Quando è stata quell'ultima volta
che ti ho vista e poi forse baciata
dimmi adesso ragazza d'allora
quando e dove te ne sei andata
perchè e quando ti ho dimenticata.
Ti sembrava durasse per sempre
quell'amore assoluto e violento
quando è stato che finito il niente
perchè è stato che tutto si è spento
non ha visto nemmeno settembre.
Quando è stata quell'ultima volta
che hai sentito tua madre cantare
quando in casa leggendo il giornale
hai veduto tuo padre fumare
mentre tu ritornavi a studiare
in quei giorni ormai troppo lontani
era tutto presente e il futuro
un qualcosa lasciato al domani
un'attesa di sogno e di oscuro
un qualcosa di incerto e insicuro.
Sarà quando quell'ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quando il giorno dell'ultima volta
che vedrai il sole nell'albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare.

Fonte: QUI


Nr.03 - SU IN COLLINA

      

- Testo: SU IN COLLINA

Pedro, Cassio ed anche me, quella mattina
sotto una neve che imbiancava tutto
dovevamo incontrare su in collina
l’altro compagno, Figl’ del Biondo, il Brutto

Il vento era ghiacciato e per la schiena
Sentivamo un gran gelo da tremare
c’era un freddo compagni su in collina
che non riuscivi neanche a respirare

Andavamo via piano, “E te cammina!”
perché veloci non potevamo andare
ma in mano tenevam la carabina
ci fossero dei Crucchi a cui sparare

Era della brigata Il Brutto su in collina
ad un incrocio forse c’era già
e insieme all’altra stampa clandestina
doveva consegnarci “l’Unità”

Ma Pedro si è fermato e stralunato
gridò “compagni mi si gela il cuore
legato a tutto quel filo spinato
guardate là che c’è il Brutto, è la che muore”

Non capimmo più niente e di volata
tutti corremmo su per la stradina
là c’era il Brutto tutto sfigurato
dai pugni e i calci di quegl’assassini

Era scalzo, né giacca né camicia
lungo un filo alla vita e tra le mani
teneva un’asse di legno e con la scritta
“questa è la fine di tutti i partigiani”

Dopo avere maledetto e avere pianto
l’abbiamo tolto dal filo spinato
sotto la neve, compagni, abbiam giurato,
che avrebbero pagato tutto quanto.

L’abbiam sepolto là sulla collina
e sulla fossa ci ho messo un bastone
Cassio ha sparato con la carabina
un saluto da tutto il battaglione

Col cuore stretto siam tornati indietro
sotto la neve andando, piano piano
piano sul ghiaccio che sembrava vetro
piano tenendo stretta l’asse in mano

Quando siamo arrivati su al comando
ci hanno chiesto: “la stampa clandestina!”
Cassio mostra il cartello in una mano
e Pedro indica un punto su in collina

Il cartello passò di mano in mano
sotto la neve che cadeva fina
in gran silenzio ogni partigiano
guardava quel bastone su in collina

Fonte: QUI


Nr.04 - QUEL GIORNO D'APRILE

      

- Testo: QUEL GIORNO D'APRILE

Il cannone è una sagoma nera contro il cielo cobalto
ed il gallo passeggia impettito dentro il nostro cortile
se la guerra è finita perché ti si annebbia di pianto
questo giorno d'aprile

Ma il paese è in festa e saluta i soldati tornati
mentre mandrie di nuvole pigre dormono sul campanile
ed ognuno ritorna alla vita come i fiori dei prati
come il vento di aprile

E la Russia è una favola bianca che conosci a memoria
e che sogni ogni notte stringendo la sua lettera breve
le cicogne sospese nell'aria il suo viso bagnato di neve
E l'Italia cantando ormai libera allaga le strade
sventolando nel cielo bandiere impazzite di luce
e tua madre prendendoti in braccio piangendo sorride
mentre attorno qualcuno una storia o una vita ricuce
e chissà se hai addosso un cappotto o se dormi in un caldo fienile
sotto il glicine tuo padre lo aspetti
con il sole d'aprile

E' domenica e in bici con lui hai più anni e respiri l'odore
delle sue sigarette e del fiume che morde il pontile
si dipinge d'azzurro o di fumo ogni vago timore
in un giorno di aprile

Ma nei suoi sogni continua la guerra e lui scivola ancora
sull'immensa pianura e rivela in quell'attimo breve
le cicogne sospese nell'aria, i compagni coperti di neve
E l'Italia è una donna che balla sui tetti di Roma
nell'amara dolcezza dei film dove canta la vita
ed un papa si affaccia e accarezza i bambini e la luna
mentre l'anima dorme davanti a una scatola vuota

Suona ancora per tutti campana e non stai su nessun campanile
perché dentro di noi troppo in fretta ci allontana
quel giorno di aprile.

Fonte: QUI


Nr.05 - IL TESTAMENTO DI UN PAGLIACCIO

      

- Testo: IL TESTAMENTO DI UN PAGLIACCIO

Cari amici ascoltatelo un momento
sta per morire e cosi' l'ha finita
la pagliacciata che chiamava vita:
sta per morire, e ha fatto testamento.

Cristalli di pensiero, ali di vento
ululeranno cupi questa sera
salmodieranno monaci in preghiera
perche' si in pace lui muore contento.

Di cosa muore? muore intossicato
da sogni vani di democrazia,
rifiuta i compromessi alla bugia.
Muor contento? no, da disperato.
Ma cosa importa, è giunto fino in fondo
alla sua saga triste e divertente
a una vita ridicola e insipiente;
lui muore, infine, e noi restiamo al mondo.

Vi vuole tutti, amici, al funerale
con gli abiti migliori come a festa;
sarà civile, ma ci vuole in testa
sei politici servi e un cardinale.
Vaniloqui ed incenso siano attorno
promesse non risolte, altri rumori,
non risparmiate amici peccatori
qualche laica bestemmia per contorno.
Poi ci vorrebbe qua, mi consenta,
uno stilista mago del sublime,
un vip con la troietta di regime,
e chi si svende per denari trenta;
un onesto mafioso riciclato,
un duro, puro e cuore di nostalgico,
travestito da quasi democratico
e che si sente padrone dello Stato.

E per chiusura del mesto corteo
noi tutti fingeremo un'orazione
ricordando quel povero coglione
cantando in gregoriano "marameo".

Poi morto, sia sepolto, e con le mani
si sparga attentamente sul defunto
quello che l'ha ridotto, qua a questo punto
le utopie, i sogni, i desideri vani.
Risate di disprezzo, tutti i pianti,
momenti di dolore, gioia, d'ira,
accatastati, sia fatta una pira
e si appiccichi il fuoco a tutti quanti.

Chiudete allora i cancelli e le porte
che sgorgano un fumo tossico e letale,
che ad ogni ingenuo, come lui, fa male;
come per lui, puo' condurre alla morte.
A noi non restera' che andare via,
e sciogliendoci da quel mortale abbraccio
ricorderemo forse quel pagliaccio
e la sua lotta ingenua e cosi' sia.

Fonte: QUI


Nr.06 - NOTTI

      

- Testo: NOTTI

Notti che durano non so quante ore
cascate impetuose o gocce in un mare
notti che bruciano su una ferita, notti boccate di vita

Notti indelebili che marchiano un volto
notti invisibili senza raccolto
notti da incorniciare, ore di plastica da riciclare.
Notti che spaccano il calendario senza brindare per l'anniversario
vasi di tempo che invecchiano l'uomo e le facciate di un duomo.

E con coraggio potrai viverle fino alla fine
o chiuderle in una bacheca,
ma è un'esistenza più cieca.

Con l'incoscienza potrai spenderle tutte in un sogno
per annegare il rimpianto e dare voce al tuo tempo
o forse le dimenticherai
forse le ascolterai.

Notti in difesa giocate di sponda
lì ad aspettare la tua giusta onda
notti da preda, da belva o da insetto
fuggite o prese di petto impermeabili ad ogni ricordo

C'è chi ne parla ma io resto sordo
notti acquazzoni d'estete
nubi gonfie di storie perdute

Le notti scivolano o raschiano il fondo
lievi di schiuma o pugni di piombo,
imprevedibili come naufragi,
notti da cani randagi.

Con la coscienza potrai
seguirle fino a un traguardo,
voltarti indietro stupito,
ché non sei neanche partito.

Con la coerenza potrai
difenderle dalla vergogna,
o dare ragione a uno sbaglio,
strapparti di dosso il guinzaglio;
o forse le cancellerai,
forse le canterai.

Fonte: QUI


Nr.07 - GLI ARTISTI

      

- Testo: GLI ARTISTI

Gli artisti non nascono artisti,
non sembrano strani animali
ma nascono un po' come tutti,
come individui normali.

Hanno lacrime e riso,
hanno due occhi e due mani,
hanno stampata sul viso
l'impronta di esseri umani.

Poi, appena un po' cresciuti,
li avvolge una strana espressione
e appare sui volti convinti
la stigmate della vocazione.

Non sperano di fare il pompiere,
l'astronauta o il ciclista,
non vogliono un comune mestiere
ma vogliono essere artista.

Non sono più alti o più belli
ma indossano panni curiosi,
son quelli che lancian coltelli
sognando di esser famosi.

C'è quello che annaspa e si pigia
da abile contorsionista,
chiudendosi in una valigia
con un costume d'artista.

E girano il mondo dei circhi,
vagando di quà e di là,
paghi d'applausi sol quando
si inchinano e gridan "Voilà"!

E amano donne fedeli,
che aspettano nel carrozzone,
rattoppano una calzamaglia
e adorano il loro campione.

Ci sono il cantante e l'attore,
il poeta, lo stilista,
spesso son geni incompresi
ma sempre si sentono artista.

Ah come invidio gli artisti
che vivono nell'utopia!
Perché anche una vita infelice
si illumina con la fantasia.

Io semplice essere umano,
costretto a costretti ideali,
sono solo un umìle artigiano
e volo con piccole ali.

Fabbrico sedie e canzoni,
erbaggi amari, cicoria,
o un grappolo di illusioni
che svaniscono dalla memoria,
e non restano nella memoria.

Fonte: QUI


Nr.08 - L'ULTIMA THULE

      

- Testo: L'ULTIMA THULE

Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
e ho navigato sette volte i sette mari
e ho visto mostri ed animali rari,
l’anfesibena, le sirene, l’unicorno.
Io che tornavo fiero ad ogni porto
dopo una lotta, dopo un arrembaggio,
non son più quello e non ho più il coraggio
di veleggiare su un vascello morto.

Dov’è la ciurma che mi accompagnava
e assecondava ogni ribalderia?
Dov'è la forza che ci circondava?
Ora si è spenta ormai, sparita via.

Guardo le vele pendere afflosciate
con i cordami a penzolar nel vuoto,
che sbatton lenti contro le murate
con un moto continuo, senza scopo.

E vedo in aria un’insensata danza
di strani uccelli contro il cielo bigio
cantare un canto in questo mondo grigio,
un canto sordo ormai, senza speranza.
E qui da solo penso al mio passato,
vado a ritroso e frugo la mia vita,
una saga smarrita ed infinita
di quel che ho fatto, di quello che è stato.

Le verità non vere in cui credevo
scoppiavano spargendosi d’intorno,
ma altre ne avevo e giorno dopo giorno
se morivo più forte rinascevo.
E ora son solo e non ho più il conforto
di amici andati e sempre più mi assale
la noia a vuotar l’ultimo boccale
come un pensiero che mi si è ritorto.

Ma ancora farò vela e partirò
io da solo, e anche se sfinito,
la prua indirizzo verso l’infinito
che prima o poi, lo so, raggiungerò.

L’Ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo.

L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.

Fonte: QUI



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FRANCSCO GUCCINI: 1968 - IL BELLO/UN ALTRO GIORNO È ANDATO (45 giri)

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Apr 26, 2013 5:07 pm

1. TITOLO:

1968 - IL BELLO/UN ALTRO GIORNO È ANDATO

# Etichetta: LA VOCE DEL PADRONE # Catalogo: MQ 2130 # Matrici: 7XBA 11596/7XBA 11597 # Supporto: vinile 45 giri * Tipo audio: Mono * Dimensioni: 17,5 cm. * Facciate: 2

Note: Inciso come Francesco / Data matrici: 23 Aprile / Stampato e distribuito da EMI Italiana - Caronno Pertusella (Varese)


2. RECENSIONE:

Un altro giorno è andato/Il bello sono i due brani contenuti nel primo 45 giri del cantautore Francesco Guccini; nella discografia ufficiale dell'artista, figura peraltro con il solo nome di Francesco, come tutte le sue prime incisioni. Fu pubblicato nel 1968.

Il disco
Per le scarse vendite che ebbe è considerato uno dei pezzi più rari e di valore dell'intera discografia del cantautore.
Guccini è autore e firma sia il testo che la musica di entrambe le canzoni, che saranno poi reincise ed inserite su LP, (Un altro giorno è andato verrà reinterpretata in versione acustica nel 1970 ed inserita ne L'isola non trovata, mentre Il bello verrà reincisa dal vivo in Opera buffa), e queste versioni rimarranno inedite su LP.

Le canzoni sono arrangiate dal maestro Enrico Intra, noto jazzista: in Il bello viene usata un'orchestra, mentre in Un altro giorno è andato suonano tre elementi del gruppo beat dei Bad Boys, coadiuvati da Beppe Carletti, tastierista dei Nomadi all'organo e dallo stesso Guccini alla chitarra acustica: sul retro copertina sono riportati i nomi dei componenti e gli strumenti suonati (Bernie Martin: batteria - Tom Jordan: basso - Ron Hanson: chitarra).

La versione di "Un altro giorno è andato", oltre che per l'arrangiamento totalmente diverso, si differenzia anche per il testo, che presenta alcune diversità rispetto a quello che inciderà successivamente.

Due anni dopo Il bello verrà incisa dall'attore Lando Buzzanca.
Fonte: QUI


3. COVER:

   


4. TRACK LIST

Lato A:
IL BELLO


___Lato B:
UN ALTRO GIORNO È ANDATO


___

Autori: Francesco Guccini

Spoiler:
Bello col vestito della festa, bello con la brillantina in testa
bello, con le scarpe di coppale e l'andata un po' per male, ed in bocca il riso amar...
Le donne treman quando monto la Gilera, fremono aspettando alla balera,
muoion spasimando nell'attesa che ad un mio cenno d'intesa io le stringa nel "casché"
Modestamente: olè!

Poi mi decido e avanzo tra la folla, lalala, e con un fischio invito la più bella, lalala:
lei mi stramazza sulla spalla, poverina, quell' odor di brillantina è il profumo dell'amor
e mentre il tango dolcemente vola sussurro piano: "bambola, il tuo nome!"
Risponde dolce "Sguazzinelli Argìa, sto qui in fondo alla via al centoventitrè..."
Dimenticavo: olè!

Bello con la mossa, olè, dell'anca, bello mentre turbina la danza,
bello con lo sguardo vellutato ed il labbro corrucciato e la voluttà nel cor!
Oh, la stringo forte in una spastica carezza e nello spasimo una costola si spezza,
ma che m'importa, poichè sono quasi un mito
questo è il minimo tributo che una donna pagar dè...
Sono fatale: olè!

Tace il violino, si tace la chitarra, lalala, sazio d'amore la risbatto sulla panca, lalala,
lei sta piangendo il suo dolore, poverina, quell' odor di brillantina non scorderà mai più...
Mentre la notte tenebrosa impera, risalto al volo sulla mia Gilera:
per questa sera ho troppo amato e sono stanco,
la notte tutto in bianco non posso fare perchè
sono anemico! Olè!

Fonte: QUI
___Autori: Francesco Guccini
Musicisti: Bernie dei Bad Boys (batteria) , Beppe Carletti (organo) , Francesco Guccini (chitarra acustica) , Enrico Intra (pianoforte) , Tom Jordan (basso) , Ron dei Bad Boys (chitarra elettrica)

Spoiler:
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri:
l' oggi dove è andato l' ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai...

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana:
perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade,
l' inutile bagaglio hai dentro in te,
ma temi il sole e l' acqua prima o poi cadrà
e il tempo andato non ritornerà...

Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti,
ironizzano i tuoi dubbi sulla vita,
le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori,
ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata
e l' aquilone tuo non vola più,
nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi
e il tempo passa e fermalo se puoi...

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato,
il sorriso degli specchi è già finito,
nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri
è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,
ma il tempo passa e non ritorna più...

E un altro giorno è andato, la sua storia ha già finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
il domani come tutto se ne andrà:
ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi, ma
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà...

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Re: FRANCESCO GUCCINI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

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