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L'ACQUA CHETA

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L'ACQUA CHETA

Messaggio  admin_italiacanora il Sab Nov 17, 2012 2:44 pm




L'ACQUA CHETA

operetta in 3 atti di AUGUSTO NOVELLI
versi di ANGELO NESSI
musica di GIUSEPPE PIETRI
Prima rappresentazione: 29 gennaio 1908 - Teatro Alfieri, Firenze


PERSONAGGI

Anita, Ida (figlie di Rosa)
Rosa (moglie di Ulisse)
Ulisse, fiaccheraio
Cecchino, muratore
Stinchi, garzone di stalla
Alfredo, giovinotto elegante
Asdrubale, causidico
Bigatti, reporter
Zaira e Anna, vicine
Due lampionai
Corteggio d’invitati – Corteo della Rificolona – Giovinetti e ragazze del Popolo – Vetturini – Vicini e vicine


1. NOTE

L'acqua cheta è una commedia in fiorentino di Augusto Novelli. Venne rappresentata per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze il 29 gennaio 1908 dalla Compagnia del Teatro fiorentino, diretta da Andrea Niccoli.

Sostiene il Novelli di aver pensato fin dal 1892[1], incoraggiato dagli apprezzamenti ai suoi primi scritti, di ridare vita al teatro fiorentino. Suo modello era l'abate Zannoni, segretario della Crusca, che scrisse quattro commedie, tra le quali il Novelli cita in particolare la Crezia rincivilita.

I primi frutti del lavoro del Novelli in questa direzione furono Il Morticino (1893) e Purgatorio, Inferno e Paradiso (1894), che vennero applauditi ma presto dimenticati. Novelli però continuò a coltivare la sua idea, finché nel 1908 L'acqua cheta ottenne un notevole successo, con 44 repliche, confermando l'autore nella sua convinzione che il teatro fiorentino potesse prosperare e avere successo anche al di fuori di Firenze.

Nel panorama della piccola lirica italiana è da considerarsi uno dei migliori prodotti per la piacevolezza delle musiche e per il testo (tratto dall’omonima commedia in vernacolo fiorentino di Augusto Novelli); molte compagnie di operetta la inclusero nel loro repertorio.

Nella notte di capodanno del 1908 al teatro Alfieri di Firenze si festeggiava con un banchetto il grande attore Andrea (Dreino) Niccòli che si preparava a partire in America con la sua compagnia per una tournée. Il commediografo Augusto Novelli che si trovava a passare di là fu invitato sul palco a parlare e riuscì a persuadere l’attore a tentare la fortuna con un nuovo progetto teatrale: una commedia che portasse in America il teatro popolare in vernacolo, impegnandosi a scrivere un atto prima della partenza della compagnia. La commedia, in tre atti, debuttò il 29 gennaio, con il titolo “L’acqua cheta”.

Da allora la commedia ha avuto innumerevoli rappresentazioni, sia come lavoro in prosa, sia come operetta ( l’adattamento musicale di Giuseppe Pietri è del 1920) e nel corso della sua storia sulla scena ha subito un’evoluzione che ne ha modificato notevolmente la forma, il linguaggio e la stessa gerarchia dei personaggi.

Confermando le intenzioni del Novelli che voleva realizzare attraverso essa la propria idea di teatro popolare, il pubblico e le compagnie che nel corso degli anni l’ hanno messa in scena l’ hanno fatta propria intervenendo sul testo, sulle scene e sui personaggi con tagli e aggiunte nate dall’improvvisazione degli attori e dal gradimento del pubblico, trattandola di fatto come un prodotto di cultura orale . Nella pratica teatrale oggi non esiste una sola “Acqua cheta” ma tante e diverse. E come con ogni lavoro di cultura popolare ci troviamo di fronte da un lato a un gran numero di varianti che la rendono proteiforme, dall’altro a delle consuetudini nella rappresentazione delle singole scene così note ed amate dal pubblico che, per quanto non siano “scritte”, non è privo di rischi intervenire su di esse per modificarle o rinnovarle.

D’altra parte già nel passaggio all’operetta la “commedia brillantissima” aveva subito una prima grande metamorfosi, non soltanto per l’introduzione della musica e la traduzione, almeno nelle parti cantate, dal vernacolo all’italiano, ma soprattutto nel passaggio dalle atmosfere primo novecento di una Firenze alla Metello, al clima già un po’ telefoni bianchi dell’operetta anni venti, con tutti i cambiamenti storici che nel frattempo erano avvenuti e quelli che stavano per avvenire.

Alla luce di queste considerazioni questa commedia così leggera ci appare carica di sensi diversi, ma soprattutto ci sembra averne uno su tutti: quello di rappresentare per i fiorentini- e forse anche per i non fiorentini- quella Firenze (com’era bella....) che hanno conosciuto o di cui hanno sentito raccontare, che esisteva “prima”. Prima dei turisti, prima dell’alluvione, prima del fascismo, prima della grande guerra ....in ogni caso “prima” di un qualche disastro che le ha cambiato i connotati.

Da questo siamo partiti per la nostra idea di regia.

L’ambientazione è quella originale: il cortile di un palazzo in un quartiere popolare del centro di Firenze. Soltanto, è un palazzo in restauro, dove “ci sono i lavori” o, per usare una espressione di Rosa, “c’è i manifattori”, perché forse c’è stato di recente un qualche disastro piccolo o grande. L’epoca, imprecisata, ha le immagini che noi abbiamo del primo novecento, quindi un sapore vago, non realistico, come è quello dei ricordi o delle foto un po’ sfocate. La lingua parlata dagli attori è un vernacolo variegato fra Firenze e l’Elba e i loro personaggi, pur riproponendo alcune delle consuetudini nate nella pratica teatrale conservano quel carattere di verità sociale che era nelle intenzioni di Novelli, sono personaggi del popolo con le loro piccole vicende tragicomiche, che vivono un momento storico in cui il popolo scopre di essere importante.

Quest’atmosfera un po’ in bianco e nero viene completamente ribaltata dall’irruzione della musica: se l’operetta di Pietri, come è stato giustamente osservato, ha perso nell’impatto con la commedia paillettes e lustrini, cocottes e viveurs e champagne, sostituendole con cieli azzurri, sartine e fiaschi di chianti, rimane pur sempre musica di operetta, con i suoi colori, i suoi balletti, le sue luci teatrali e con le caratteristiche di divertimento. leggerezza, evasione dal quotidiano che la contraddistinguono.

A queste caratteristiche dell’una e dell’altra “Acqua cheta”, la commedia e l’operetta, abbiamo cercato il più possibile di restare fedeli.
Fonte: QUI


2. TRAMA

Atto I
Firenze, anni '20.
Cecco, giovane falegname e studente all'Università popolare, ripara un mobile in casa del vetturino Ulisse, ma cerca di tirare il lavoro per le lunghe, perchè si è innamorato di Anita, figlia di Ulisse, che lo ricambia timidamente. Mamma Rosa e la sorella Ida la tengono d'occhio, però, e quando Cecco trova il coraggio di chiedere in sposa Anita, la madre gli risponde seccamente di no. Giunge il nuovo dozzinante Alfredo, sedicente giornalista: è un giovane dai modi educati che entra subito nelle grazie di Mamma Rosa.

Atto II
Mentre il resto della famiglia è fuori per la festa della Rificolona, Anita e Cecco amoreggiano in giardino. Arriva Ulisse, e al giovane non resta che salire sull'albero di fico per non farsi scoprire. Dal suo nascondiglio ascolta una conversazione dalla quale capisce che Alfredo e Ida stanno progettando una fuga d'amore.

Atto III
Mamma Rosa è affranta per la fuga dei due giovani, e Ulisse chiama un avvocato per decidere il da farsi. Il reporter Bigatti, richiamato dalla notizia del rapimento, conferma che non esiste alcun giornalista di nome Alfredo. A questo punto Cecco annuncia di essere riuscito a bloccare i fuggiaschi, con l'aiuto dello stalliere Stinchi, e di averli rinchiusi in una stanza. La riconoscenza dei genitori gli frutta il sospirato consenso al matrimonio, e anche Ida e Alfredo, ottenuto il perdono, finiranno con lo sposarsi.

I personaggi
La caratteristica saliente di questo libretto è l'ambientazione decisamente popolare, che contrasta con lo sfarzo asburgico delle grandi operette danubiane, all'epoca imperanti. D'altro canto, la commedia "L'Acqua cheta", scritta dallo stesso Augusto Novelli in dialetto fiorentino, era stato un successo, e i caratteri dei personaggi vi sono ben delineati. Cecco è un tenore più vivace del solito, e proprio il fatto di essere stato rifiutato dai genitori della sua bella lo rende subito simpatico. Anita, nonostante i suoi rossori, è un soprano- soubrette, che deve credibilmente duettare con il comico, oltre che con il suo innamorato. E' invece Ida, "l'acqua cheta" del titolo, il vero soprano lirico, al quale spettano notevoli brani solistici. Il comico Stinchi si distingue dagli altri stereotipi del genere per una più evidente dose di umanità e malinconia.

La musica
Le tendenze operistiche di Pietri risaltano anche in questa partitura, che si presenta gradevole e ben costruita. La strumentazione è raffinata, con alcuni momenti lirici di buona suggestione, affidati soprattutto alle arie di Ida. Il libretto e l'ambientazione popolare impongono qualche concessione al folklore, che l'autore gestisce con dignità ed efficacia, daneo vita a motivi orecchiabili, come la stornellata di Cecco e la notissima canzone della rificolona.
Fonte: QUI


3.ELENCO DEI BRANI

ATTO PRIMO
  • Introduzione e terzettino Ida-Anita-Cecco: "Lieve s'intreccia il fil"
  • Quartetto Anita-Ida-Rosa-Cecco: "Se la lezione volge al suo fine"
  • Entrata di Ulisse e Stinchi: "Oh, come è bello guidare i cavalli"
  • Entrata del corteo nuziale e Coro: "Sciogliam purissime" - Uscita del corteo
  • Duetto comico Anita-Stinchi : "Sul carrozzin ben ci si sta"
  • Duetto Anita-Cecco: "Dal dì che t'ho veduta"
  • Aria di Ida: "No, questa vita no" - Coro del corteo nuziale
  • Finale atto I

ATTO SECONDO
  • Introduzione
  • Entrata del Coro - Scena Ida-Alfredo-Stinchi e Coro: "Su le stelle sorridono"- Uscita del Coro
  • Stornellata di Cecco: "Fiorin, fiorello"
  • Duetto Anita-Cecco : "Sembreremo quelle vaghe tortorelle"
  • Quartetto Anita-Stinchi-Cecco-Ulisse: "Il trescon se non sai fare"
  • Sestetto e Coro: "La canzone della Rificolona" (Anita-Ida-Rosa-Stinchi-Ulisse- Alfredo)
  • Uscita del Coro
  • Interludio - Aria di Ida: "Come raggia e splende"
  • Finale atto II

ATTO TERZO
  • Intermezzo
  • Introduzione e Coretto di vicine: " Sora Rosa si consoli"
  • Ripresa di Cecco
  • Musica di scena
  • Aria di Ida: "Lo so che tu sei buono"
  • Finaletto atto III


Ultima modifica di admin_italiacanora il Sab Lug 04, 2015 11:49 am, modificato 1 volta
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Re: L'ACQUA CHETA

Messaggio  admin_italiacanora il Sab Lug 04, 2015 11:41 am


La celebre operetta in vernacoliere del 1967, Regia: Alessandro Brissoni

Personaggi e Interpreti: Ulisse: Arnoldo Foà, Rosa: Dory Cei, Anita : Gianna Giachetti, Cecco: Antonio Venturi, Ida: Maria, Grazia Sughi, Alfredo: Guido Marchi, Stinchi: Ottavio Fanfani, Bigatti: Alfredo Bianchini, Asdrubale: Guido Verdiani, Anna: Marianella Laszlo, Teresa: Evelina Gori, Zaira: Rita Chiari

      
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