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LOMBARDIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

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LOMBARDIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

Messaggio  admin_italiacanora il Sab Ott 20, 2012 2:02 pm



LOMBARDIA

È bene precisare subito che il titolo di questo topic avrebbe dovuto più correttamente essere: Canti popolari raccolti in Lombardia, perché bisogna riaffermare con forza che il canto popolare è un essere in continua trasmigrazione.
Di esso è quasi sempre impossibile conoscere l’autore e perfino la località di origine.
Essendo infatti un prodotto della cultura orale, esso viene ascoltato dal portatore, memorizzato ed in seguito rieseguito con inevitabili e spesso inconsce variazioni.
Esso dunque si sposta nello spazio e si modifica continuamente in un continuo e turbinoso processo creativo.
Passando di bocca in bocca oltrepassa monti e valli, valica frontiere, assume una patina dialettale sempre leggermente diversa, fino a diventare una cosa molto differente da quella che era in origine.

Date queste premesse, si comprende come sia difficile definire con proprietà le caratteristiche del canto popolare lombardo (e altrettanto vale per tutte le altre regioni), così come è altrettanto illusorio cercare identificare le caratteristiche etniche e “razziali” di una popolazione che nei secoli ha accolto contributi di sangue provenienti da gran parte dell’Europa, e che oggi vede la sua popolazione composta quasi per la metà da persone provenienti da altre Regioni d’Italia, senza contare la sempre più rilevante presenza di extracomunitari, i cui figli nel giro di poche generazioni parleranno anch’essi il meneghino o il bergamasco.

La canzone popolare di Milano e della Lombardia, l’amore è qui come sempre e come dappertutto, separato da una linea sottile come un filo d’aria: da una parte vi è l’amore felice perché corrisposto, e dall’altra c’è quello tribolato perché avversato dai parenti o dalle circostanze o perché non ricambiato.
Molto spesso è proprio quest’ultimo quello che suscita i versi più cristallinamente poetici, sia perché ferocemente vendicativi nei confronti dell’oggetto d’amore riluttante o fedifrago, sia perché nostalgicamente dolenti di fronte alla frustrazione che inevitabilmente si prova di fronte all’impossibilità di governare un cuore altrui.
I "canti di lavoro e di protesta sociale”, forse l'argomento più interessante proprio per le caratteristiche della regione, sono particolarmente votati ai processi produttivi e dunque anche molto sensibili ai temi della difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori.
Ecco dunque una rilevante presenza di canti “di protesta”, il cui periodo di maggiore vitalità può essere collocato durante la fase dell’industrializzazione che nel nostro paese si è svolta a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Ovviamente i mestieri più rappresentati sono quelli delle filandere e delle mondariso, ma sono anche ampiamente presenti minatori, scariolanti, arrotini, calderai, spazzacamini, contadini e ortolani.

Le “canzoni scherzose e d’osteria” è un argomento più ampio, cosa che potrebbe sorprendere un osservatore superficiale e ancora legato al pregiudizio del lombardo uomo pratico e serioso.
In realtà questi canti mostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli stereotipi di questo tipo sono spesso fallaci.
In questi canti, infatti, emerge un senso dell’ironia molto sottile, un uso della fantasia ai limiti del virtuosismo.
I canti “della mala” in considerazione del fatto che nei confronti della piccola malavita (qui definita ligera o lingera) il popolo ha spesso un atteggiamento sottilmente beffardo, certamente non connivente, ma comunque tollerante e un quasi ammirato per uno stile di vita considerato contestativo nei confronti del potere costituito.

I canti “religiosi, rituali e di questua” sono molto spesso legati ad occasioni festive religiose.
Il popolo ha sempre intrattenuto con le figure sacre un atteggiamento di sorprendente familiarità, spesso libero da ogni formalismo ossequioso.
Si tratta in molti casi di raffigurazioni di scene di vita quotidiana dove vediamo i santi, madonne e lo stesso Gesù muoversi in atteggiamenti del tutto umanizzati descritti con teneri e affettuosi tratti.
La materia in genere è tratta dalle sacre scritture, ma vi sono ampi collegamenti con le raccolte medievali di leggende agiografiche o di exempla, con i Vangeli apocrifi e altri testi della tradizione cristiana non ortodossa.
Spesso peraltro si leggono in trasparenza superstizioni e credenze che hanno le loro radici in società pre-cristiane, con caratteri vigorosamente pagani.

Veniamo ora alle ninne nanne, canti la cui funzione primaria è ovviamente quella di indurre il sonno al bambino grazie ad una reiterazione ritmica e melodica che tende ad introdurre un effetto ipnotico. Una seconda funzione, certo non meno importante, è quella di acculturazione linguistica e musicale del bambino.
Questi, infatti, stabilisce il suo primo contatto con il mondo proprio attraverso la voce della madre, assorbendo da lei la visione del mondo propria della comunità.
Un’altra funzione meno nota della ninna nanna è tesa a fornire una valvola di sfogo attraverso la quale la madre (o chi si assume il compito di addormentare il bambino) lamenta la propria condizione esistenziale; nell’intimità del rapporto madre-bambino, lontano da orecchie indiscrete, la donna ha avuto agio di dare voce ai suoi dolori e alle sue frustrazioni, cosa che in altre occasioni di canto, maggiormente socializzate, non le era possibile. In alcuni casi poi la madre si lascia andare a descrizioni di momenti di serenità e dimostra il suo attaccamento al bambino con un linguaggio di notevole intensità poetica.

Le "canzoni narrative, ovvero le ballate" sono diffuse in forme pressoché simili in gran parte dell’Europa continentale: Isole britanniche, Scandinavia, Paesi di lingua tedesca, Francia, Catalogna, Provenza, Castiglia e con trapianti nei territori d’oltremare di colonizzazione anglosassone e francese.
Le ballate sarebbero penetrate nel nostro paese in epoca molto antica grazie alla sostanziale continuità linguistica che vi è tra il sud della Francia ed il Piemonte.
Sono narrazioni che oscillano tra l’avventuroso, il pietoso ed il passionale e l’azione si sviluppa rapidamente con esiti in molti casi fortemente drammatici. I protagonisti sono spesso re, principi e baroni, ai quali sono tuttavia attribuiti pensieri e comportamenti tipici del mondo popolare.
In tempi più recenti le ballate sono entrate a far parte del repertorio dei cantastorie di piazza e i temi sono sovente tratti dai fatti di cronaca che più colpivano la fantasia della gente: efferati omicidi (con preferenza per infanticidi, uxoricidi, regicidi ecc.), storie di briganti (cui talvolta erano attribuiti i ruoli di paladini dei poveri indifesi di fronte al potere statale), ma sono ampiamente rappresentate anche narrazioni con intenti ironici e satirici.

Le "conte e filastrocche infantili" servono ai fanciulli per fare appunto la conta nel corso dei loro giochi, per stabilire cioè chi debba essere il protagonista attivo o passivo dell’azione, le seconde hanno una funzione meno esplicita di apprendimento linguistico e/o morale.
In ogni caso questi componimenti sono una straordinaria fonte per la conoscenza della psicologia infantile forse non ancora adeguatamente studiata. Da questi brevi testi fortemente ritmati emerge infatti l’immaginario dei bimbi, che ha sempre avuto una spiccata predilezione per lo scatologico, il magico ed il surreale.

Per lungo tempo si è ritenuto che la Lombardia fosse terra povera dal punto di vista della produzione canora e musicale, così come (e forse proprio a causa di ciò) è sempre stata terra economicamente ricca ed industrialmente avanzata.
Si pensava infatti che qui vivesse una popolazione pratica, proiettata verso il lavoro e poco incline alle smancerie del canto.
Questo pregiudizio ha fatto sì che assai scarse siano state le ricerche operate dagli studiosi ottocenteschi e dei primi anni del Novecento.
Soltanto a partire dagli anni Sessanta e Settanta, in contemporanea con il boom del folk music revival, sono iniziate ricerche sul campo condotte con sistematicità.
Il merito di questa ripresa di interesse è soprattutto da attribuire agli studiosi dell’Istituto Ernesto de Martino e a quelli raccolti intorno all’Ufficio Cultura del Mondo Popolare della Regione Lombardia (oggi Archivio di Etnografia e Storia Sociale), diretto prima da Bruno Pianta, ora da Renata Meazza e con importanti contributi di Roberto Leydi.
Fonte: QUI


Ultima modifica di admin_italiacanora il Mar Mar 29, 2016 6:56 pm, modificato 1 volta
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Re: LOMBARDIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

Messaggio  admin_italiacanora il Sab Ott 20, 2012 2:57 pm

CAMEREE PORTA ’N MEZZ LITER

^^E MI LA DONNA BIUNDA



^^

Testo dialettale:
Spoiler:
Camerée porta ’n mezz liter
camerée porta ’n mezz liter
camerée porta ’n mezz liter,
pagherò, pagherò, pagherò.

Gira la baracca, gira, gira,
foeura mezza lira, fuori mezza lira,
gira la baracca, gira, gira,
foeura mezza lira per pagar.

Come farò patapin, patapon,
se non ce n’ho, patapin, patapon,
Al mio ritorno, al mio ritorno...
Come farò patapin, patapon
se non ce n’ho, patapin, patapon
Al mio ritorno ti pagherò, pagherò.

Se l’è on liter mej ammò
se l’è on liter mej ammò
se l’è on liter mej ammò
pagherò, pagherò, pagherò.

Gira la baracca, gira, gira,
foeura mezza lira, fuori mezza lira,
gira la baracca, gira, gira,
foeura mezza lira per pagar
Traduzione letterale:
Spoiler:
^^Testo dialettale:
Spoiler:
E mí la donna bionda la voeuri no
e mí la donna bionda la voeuri no
tucc i òmen ghefann la ronda
e mí la donna bionda e mí la donna bionda.
tucc i òmen ghefann la ronda
e mí la donna bionda la voeuri no.

E mí la donna nera la vooeuri no
e mí la donna nera la voeuri no
donna nera non è sincera
e mí la donna nera e mí la donna nera
donna nera non è sincera
e mí la donna nera la voeuri no.

E mí la donna piccola la voeuri no
e mí la donna piccola la voeuri no
la cammina la par 'na chicchera
e mí la donna piccola e mí la donna piccola
la cammina la par 'na chicchera
e mí la donna piccola la voeuri no.

E mí la donna granda la voeuri no
e mí la donna granda la voeuri no
la cammina la par 'na stanga
e mí la donna granda e mí la donna granda
la cammina la par 'na stanga
e mí la donna granda la voeuri no.

E mí la donna riccia la voeuri no
e mí la donna riccia la voeuri no
sotto ai ricci la gh'ha i capricci
e mí la donna riccia e mí la donna riccia
sotto ai ricci la gh'ha i capricci
e mí la donna riccia la voeuri no.

E mí la donna smorta la voeuri sí
e mí la donna smorta la voeuri sí
donna smorta donna forta
e mí la donna forta e mí la donna forta
donna smorta donna forta
e mí la donna smorta la voeuri sí.
Traduzione letterale:
Spoiler:
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LOMBARDIA: OL TRENI' "dela val Brembana"/LA ZOENTÜ L'E' Ü NIOL

Messaggio  admin_italiacanora il Mar Mar 29, 2016 6:50 pm

OL TRENI' "dela val Brembana"

  LA ZOENTÜ L'E' Ü NIOL


  

Testo dialettale:
A só ché in galeria
sura San Pelegrì
quate machine in cùa,
mai che s'vède la fi;
arde i méter de fuga, Turni sòl display
scapa via 'l sarèss mèi.

Stèss a Olmo e sö ai Brans
a pas d'òm i camina,
processiù a S.Gioàn Biànch:
gh'è 'l festù de la Spina,
co la banda e i campane a sunà l'alegrèssa
sènsa ün'ombra de frèssa.

Intàt che m'và pròpe mia -sére i öcc-
e me é in mènt ol trenì:
'n banda al Brèmb a l'curìa
'nféna sö a san Martì,
in caròssa a s'godìa töt ol bèl de la àl
l'è ü botép a pensal.

Gh'è'l trenino che 'l fila, fila, fi...
che visiù, l' manca 'l fiat:
só tra Èla e Brembila
'n mèss a ù bósch incantàt,
a Sedrina sèt pucc, galeria sóta i cà:
Zògn l'è mia de lontà.

E s'vèd San Pelegrì:
Casinò, Grand Hotel,
salta zó i siure in prima (class):
ombrelì, guàncc, capèl;
San Gioàn, Lenna: ol treno sòöl put
lènt a 1' passa
basta sògn, a m'sé a Piassa.

Ardì 'mpó i có de góma
che disàster i à face:
'ndustrie, tràfech turismo
i sarèss migliuràcc,
gh'è restàt di brandèi de la ex ferovia
e m'sé in cùa 'n galeria...
Dèss i nòscc cocodrili i promèt la tramvia
ma m'sà piò 'ndó che m' ria...
 
Fonte: QUI
Traduzione letterale:
Sono qui in galleria
sopra San Pellegrino
quante macchine in coda,
mai che si veda la fine;
guardo i metri di fuga, l'omino sul display
scappar via sarebbe meglio.

Lo stesso a Olmo e a Branzi
camminano a passo d'uomo,
processione a San Giovanni Bianco:
c'è il festone della Spina,
con la banda e le campane a suonare l'allegrezza
senza un'ombra di fretta.

Intanto che proprio non si va -chiudo gli occhi-
e mi viene in mente il trenino:
correva in fianco al Brembo
fino a San Martino de' Calvi [ora Piazza Brembana],
in carrozza si godeva tutto il bello della valle
è un piacere pensarlo.

C'è il trenino che fila, fila, fi...
che visione, manca il fiato:
sono tra Villa e Brembilla
in mezzo a un bosco incantato,
a Sedrina sette ponti, galleria sotto le case:
Zogno non è lontano.

Si vede San Pellegrino:
Casinò, Grand Hotel,
scendono le signore in prima (classe):
ombrellino, guanti, cappello;
San Giovanni, Lenna, il treno sul ponte
lento passa
basta sogni, siamo a Piazza.

Guardate le teste di gomma
che disastro hanno fatto:
industrie, traffico, turismo
sarebbero migliorati, sono rimasti i brandelli della ex
ferrovia e siamo in coda in galleria...
Adesso i nostri coccodrilli
promettono la tramvia
ma non sappiamo più dove andiamo a parare...
  
Testo dialettale:
Quando sére zùena
Sognàe ü bèl marìt,
Edìe culùr de rösa töt
Bèl e töt fiurìt.

Rit.
La zoentü l’è ü
Nìol che sföma
In d’ü momènt,
Seno s’la gót
Alura, a s’mör
Col pentimènt.

Ü bèl marìt
Sognàe grassiùs
Töt quànt amùr,
Öcc nìgher come
Mure e bèl
Compàgn d’ü fiùr.

Rit..........

Mé ho capìt tròp
Tarde che i sògn
A i è bösiér,
E só restada
Pöta e sula coi
Pensér

Rit..........
 
Fonte: QUI
Traduzione letterale:
Quand’ero giovane
Sognavo un bel marito,
Vedevo tutto rosa
E tutto fiorito.

Rit.
La gioventù è una
Nuvola che svanisce
In un momento,
Se non la godiamo
Allora, si muore
Col pentimento.

Sognavo un bel marito
Grazioso e
Tutto amore,
Occhi neri come
More e bello
Come un fiore.

Rit..........

Ho capito troppo
Tardi che i sogni
Sono bugiardi,
E sono rimasta
Zitella e sola
Coi pensieri.

Rit..........
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