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STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1901 al 1930

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STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1901 al 1930

Messaggio  admin_italiacanora il Mar Giu 28, 2011 11:41 pm

All'inizio del secolo la miseria è dura e un canto narra il sogno dei giovani emigranti che vogliono andare verso "terra promessa"
 
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Attingendo alla canzone del Novecento, si può scrivere una Storia d'Italia molto particolare.
Il diciannovesimo secolo si chiude con la cannonate del generale Bava Beccaris a Milano (1898) e con l'assassinio del Re Umberto I a Monza (1900). Segnali di indubbia instabilità politica, che si traducono in scontri all'interno del Parlamento tra chi, come Sidney Sonnino, è convinto che il Paese sia minato dall'affermarsi delle forze socialiste e clericali - contro le quali debba usarsi il pugno di ferro - e chi, come Giovanni Giolitti, sostiene che la causa di tali terremoti sia invece nelle sperequazioni economiche e sociali e che queste debbano essere eliminate.
Di quanto sottolineato da entrambi, due elementi sono strettamente collegati: il socialismo e le sperequazioni sociali ed economiche.
 
L'inizio del secolo è segnato dalle lotte per il lavoro, che spesse volte, soprattutto tra i campi, è accompagnato dai canti dei contadini.
 

Molto diffusa al Nord è anche [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] (1906), riferita al progetto di legge presentato in Parlamento dal deputato socialista Modesto Cugnolio, che chiede la concessione dell'orario di lavoro di otto ore: "Se otto ore vi sembran poche / provate voi a lavorar / e troverete la differenza / di lavorar e comandar":
 
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Questo canta chi decide - per scelta o suo malgrado - di restare in Italia; molti altri, invece, salgono su una nave diretta oltreoceano.
In quarant'anni, tra il 1880 e il 1920, venti milioni di italiani diventano emigranti; lo spirito di chi lascia l'Italia è racchiuso nei versi di un anonimo stornello toscano:

"Il secolo presente qui ci lascia / il millenovecento si avvicina / la fame ci han dipinto sulla faccia / e per guarirla 'un c'è la medicina"; ma un altro canto dell'emigrazione, ben più noto, stempera in una delusione d'amore la povertà, vera causa che impone la partenza: "Cara mamma voglio partire / nell'America voglio andar / sono stanco di soffrire / là mi voglio consolar / (...) già trovai una biondina / che mi voleva sacrificar / ma pensai ora di partire / per potermi di lei scordar / mamma mia dammi cento lire / perché in America voglio andar / cento lire te li dò / ma in America no, no, no".

L'instabilità che caratterizza l'Italia nel passaggio tra il XIX e il XX secolo è attutita grazie all'opera avviata da Giovanni Giolitti.Capo del governo a più riprese dal 1903, egli è il manovratore della politica italiana fino allo scoppio della Grande Guerra.
Indro Montanelli e Mario Cervi, nel libro L'Italia del Novecento, hanno così sintetizzato i primi anni del secolo: "Sotto il segno di Giolitti l'Italia uscì definitivamente dal lungo periodo di recessione che l'aveva afflitta, fece un grosso balzo in avanti sulla via dell'industrialismo, pareggiò il bilancio, riportò il suo primo successo militare - la conquista della Libia - diede inizio a una legislazione sociale, e attuò la più audace di tutte le riforme: il suffragio universale".
Insomma, anche l'Italia può dirsi partecipe del generale entusiasmo della belle époque, che fa da preludio a tempi ben più duri; la massima espressione di tale entusiasmo è il "cafè-chantant", da noi ribattezzato caffè-concerto: il primo è il Salone Margherita di Napoli, che viene aperto nel 1890; l'omologo e omonimo di Roma vede la luce nel 1908.
 
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Sui palcoscenici dei caffè-concerto si avvicendano dapprima le stesse dive che ne hanno costruito il successo in tutta Europa: l'ungherese Rosa Dorner, la viennese Dora Parner, la leggenda francese Cléo de Mérode; in seguito, si fanno strada le italiane, la regina delle quali è Lina Cavalieri (nella foto), la cui fama parte da Roma, raggiunge Napoli, Parigi e anche San Pietroburgo.

La canzone che fa da padrona nei caffè è quella napoletana, melodica e orecchiabile, quindi di facile memoria e di immediato consumo; una canzone fatta di parole semplici e che racconta situazioni sempre più frequenti nell'ambito popolare.
1910 - Galdieri scrive questa "Tu si nata", che viene interpretata da Alfredo Capaldo.
E' una delle tante habaneras che costellano la storia della canzone napoletana.[/justify]
1911 - Un pezzo di storia della canzone italiana: "A Tripoli! Tripoli, bel suol d'amore" è un brano che glorifica l'impresa coloniale italiana in Libia.
Questa canzone consacrò la cantante Gea della Garisenda che, all'alba dell'impresa coloniale, la interpretava avvolta solamente da un tricolore sabaudo.

1913 - Libero Bovio e Gaetano Lama conseguirono una notevole affermazione con CARA PICCINA.
Lama, nello stesso anno, fece il bis con COME LE ROSE, scritta con Adolfo Genise, ma il nostro Don Liberato già aveva dato alla canzone italiana un suo sostanziale contributo nel 1913 con la canzone intitolata AMOR DI PASTORELLO (La campana fa ndon-ndin- ndò / ed il gallo: chichirichì...); quell'allegra melodia di carattere agreste composta da Emanuele Nutile.

1914 - Probabilmente ispirato dalla spedizione italiana in Albania del 1914 ed inserito nel clima antimilitarista della Settimana Rossa, questo canto ci viene tramandato da Giovanna Daffini, mondina e cantastorie.
Il duro lavoro nelle risaie della pianura Padana produsse solidarietà di classe, coscienza politica ed emancipazione femminile.
Molte delle più belle canzoni popolari dell’Italia settentrionale, legate alla quotidianità, alla cronaca, alla vita privata e collettiva, nascono e vengono cantate proprio nelle risaie:

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Sento il fischio del vapore,
l'è il mio amore che 'l va via,
Sento il fischio del vapore,
l'è il mio amore che 'l va via,
e l'è partito per l'Albania,
chissà quando ritornerà!
e l'è partito per l'Albania,
chissà quando ritornerà!

Ritornerà sta primavera
con la spada insanguinata;
Ritornerà sta primavera
con la spada insanguinata;
e se mi trova già maritata,
oh che pena, oh che dolor!

Oh che pena, oh che dolore,
che brutta bestia è mai l'amore!
Oh che pena, oh che dolore,
che brutta bestia è mai l'amore!
Starò piuttosto senza mangiare,
ma l'amore lo voglio far.

Lo voglio far mattina e sera
finchè vien la primavera;
Lo voglio far mattina e sera
finchè vien la primavera;
la primavera è ritornata,
ma il amore m'ha abbandonà.

Mi hanno rinchiuso in un convento
e mi han tagliato i miei capelli;
Mi hanno rinchiuso in un convento
e mi han tagliato i miei capelli;
ed eran biondi e ricci e belli,
m'han tagliato le mie beltà

Uno struggente canto damore di una donna per il suo uomo partito per la guerra e che mai ritornerà.
Laccenno allAlbania farebbe a prima vista pensare che la canzone sia del 1939 (anno in cui lItalia invase lAlbania e Vittorio Emanuele III ne divenne re), ma la canzone appare nel suo contesto assai più antica.
Mancano documentazioni in proposito, per cui si possono fare solo delle supposizioni: o laccenno allAlbania è una manipolazione successiva al nucleo originario del canto, oppure la spedizione in Albania non è quella più nota del 1939 ma quella degli anni 1914 1915, nella quale ci si limitò alloccupazione di Valoria e agli aiuti allesercito serbo in disfatta.
Questa ipotesi è convalidata dalla canzone bresciana E maledisco il porto di Bari (v. il volume Brescia e il suo territorio) dove il padre va in Albania a gueregiàr e i figli vano in giro per Montenero/a vendicar il lor papà. Entrata stabilmente nel repertorio delle mondine(è incisa da Giovanna Daffini nel disco Una voce un paese, v.) Sento il fischio del vapore è stata ed è comunque molto cantata in Lombardia.

1915 - ‘O surdato ‘nnammurato è una delle più famose canzoni in dialetto napoletano. Il testo fu scritto da Aniello Califano e musicato da Enrico Cannio nel 1915. Descrive la tristezza di un soldato che combatte al fronte durante la I Guerra mondiale e soffre per la lontananza dalla donna di cui è innamorato. Il successo è immediato, il brano è cantato nelle trincee e nei cafè chantant (memorabili le interpretazioni della canzone da parte di vari artisti in quello che fu il primo dei cafè chantant francesi nati in Italia: il Salone Margherita di Napoli, nella Galleria Umberto I, il simbolo della Bella époque italiana).


Ultima modifica di admin_italiacanora il Mer Mar 25, 2015 11:29 pm, modificato 3 volte
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Re: STORIA (temporale) DELLA CANZONE ITALIANA - dal 1901 al 1930

Messaggio  admin_italiacanora il Lun Nov 26, 2012 5:12 pm

Anni '20: Il regime e la censura

Comincia il regime: il fascismo, negli anni dell'ascesa e del consolidamento, esercita un rigido controllo su tutti i mezzi di comunicazione di massa e sui fenomeni artistici. La parola d'ordine era "nazionalizzazione", il cocktail diventava "coda di gallo", il cognac "arzente" e il pullover "farsetto". Vediamo qualche riflesso di questo clima sul panorama musicale.

1921 - Nasce la prima canzone della Storia del Carnevale di viareggio: "Carnevale a Viareggio", ovvero, vulgo “Su la coppa di champagne”.
Icilio Sadun: il grande compositore di tante delle musiche del Carnevale di Viareggio (Su la coppa di champagne, Maschereide, Carnevale in primavera e via dicendo).

16 gen 1924 - Nasce ACHILLE TOGLIANI (in lavorazione) a Pomponesco, in provincia di Mantova è figlio di un meccanico e appena può se ne va a Roma per cercar fortuna nel mondo del cinema.
Le sue riproposizioni in chiave moderna del “classici” degli anni Trenta e Quaranta restano una pietra miliare nella storia della canzone italiana.

1924 - Una circolare del PNF reca l'ordine di presentare tutte le canzoni straniere con parole "comunque tradotte". Se ne vedranno delle belle. Anche gli artisti videro liberamente italianizzati i loro nomi, Louis Armstrong diverrà per il pubblico italiano Luigi Braccioforte e Benny Goodman Beniamino Buonomo.

1926 - Il censore ordina di cambiare alcuni versi a "La leggenda del Piave" di E.A. Mario, che conteneva nella prima stesura espressioni sconvenienti come "tradimento" o "onta consumata a Caporetto", in riferimento alla tragica rotta dell'esercito italiano nell'ottobre 1917. Quei termini vennero ritenuti inaccettabili per l'onore della nuova patria fascista.

1 gen 1926 - Il reuccio della canzone italiana
Un ricco omaggio a uno dei protagonisti della storia della canzone italiana. Claudio Pica, questo il nome all'anagrafe del celebre cantante, è nato a Roma, in Trastevere, il 1 gennaio del 1926. Adolescente canta nei ristoranti di Roma e in piccoli teatri.
Nel 1947 è già ai microfoni della radio e fa avanspettacolo, imponendosi subito per la qualità della sua voce.
Le canzoni da lui cantate hanno segnato un'epoca: Luna rossa, Serenata celeste, Binario, Il torrente.
Come dimenticare poi Mexico e Granada, nella cui esecuzione Villa regge il confronto anche con tenori conclamati. Il cantante è l'esponente di un filone storico destinato a resistere, anche dopo gli anni '50, alle nuove mode canore. Record man mai eguagliato Villa partecipa a tredici edizioni del festival di Sanremo vincendolo quattro volte: nel 1955 con Buongiorno tristezza, nel 1957 con Corde della mia chitarra, nel 1962 con Addio... addio, e infine nel 1967 con Non pensare a me.
Nel corso della sua carriera incide 3.200 canzoni e vende oltre 42 milioni di dischi. Nel 1974 riceve un premio in Campidoglio per la sua trentennale attività.
Claudio Villa è un personaggio dal carisma e dalle doti eccezionali che ha vissuto una vita molto intensa, tra gavetta, grandi successi, scandali e travolgenti amori. Compianto da una marea di ammiratori muore il 7 febbraio 1987, proprio mentre si svolge la serata finale del Festival di Sanremo.

1928 - Citiamo un articolo apparso su "Il Popolo d'Italia" (il giornale di Mussolini) il 30 marzo a firma Carlo Ravasio: "E' nefando e ingiurioso per la tradizione e per la stirpe riporre in soffitta violini e mandolini per dare fiato a sassofoni e percuotere timpani secondo barbare melodie che vivono soltanto per le effemeridi della moda. E' stupido, ridicolo e antifascista andare in sollucchero per le danze ombellicali di una mulatta o accorrere come babbei ad ogni americanata che ci venga da oltreoceano.". In seguito a questo pezzo, l'EIAR riduse notevolmente la messa in onda di musica straniera ed americana in particolare.

1929 - I carabinieri emanano una serie di circolari riservate aventi per oggetto i dischi contrari all'ordine nazionale o comunque lesivi dell'autorità costituita: figurano nell'elenco inni nazionali come "La Marsigliese", ballate sulla ricostruzione della sfortunata impresa di Umberto Nobile al Polo Nord, oltre naturalmente a canti socialisti o anarchici. In particolare si segnala l'arresto a Milano di due uomini, presumibilmente anarchici, sorpresi a cantare motivi inneggianti a Gaetano Bresci, il regicida che il 29 luglio 1900 uccise Umberto I.
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