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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

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Re: CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

Messaggio  admin_italiacanora il Dom Mag 24, 2015 12:10 pm

CARA DOLCE TERRA MIA

TESTO
Cara dolce terra madre mia nel tuo grande cuore sono nato la giusta vera strada m'hai insegnato cara dolce terra mia mai ti ho dimenticato, dolce terra mia. Il lungo inverno tanto tanto freddo legna scarsa e fuoco sempre spento ci riscaldava il cuore il sentimento cara dolce terra mia scende la malinconia, dolce terra mia. Cara dolce terra madre mia nel tuo grande cuore sono nato la giusta vera strada m'hai insegnato cara dolce terra mia mai ti ho dimenticato, dolce terra mia. Ti ringraziano i figli tuoi per quel prezioso ben ereditato cara dolce terra mia nel tuo cuore sono nato, cara terra mia.
 
Fonte: QUI

Coro A.N.A. di Milano


Testo:
Ci dispiace ma il testo al momento non è disponibile in rete, puoi comunque vedere (e/o ascoltare) il video.
Puoi contribuire inviando i testi mancanti saxismawe@gmail.com


SIGNORE DELLE CIME



TESTO
Signore delle cime è il titolo di un canto di ispirazione popolare con testo e musica composti nel 1958 dal compositore vicentino Giuseppe (Bepi) de Marzi, all'epoca ventitreenne.
Destinato ad essere eseguito dal coro de I Crodaioli di Arzignano, fondato dallo stesso De Marzi, Signore delle cime è divenuto ben presto un successo mondiale, tradotto in molte lingue ed elaborato per diversi tipi dei ensemble.
Il brano è un moderno epicedio, una fervida commemorazione funebre in ricordo dell'amico Bepi Bertagnoli, tragicamente scomparso in un'escursione di montagna nell'Alta Valle del Chiampo nel 1951; ma l'occasione contingente, solo adombrata nel testo (Un nostro amico hai chiesto alla montagna), non ne ha impedito la ricezione in breve tempo come canto di universale immedesimazione.
La semplicità d'impianto e il grande impatto emotivo lo hanno reso parte del repertorio di numerosissimi cori polifonici e popolari; la semplice melodia, accompagnata da armonie tradizionali ma non scontate, è abbinata ad un testo che unisce sentimento, pietas popolare e devozione cristiana.

Il testo
Il canto distribuisce su una medesima melodia due strofe formate da quartine di versi endecasillabi sciolti (si può comunque osservare il poliptoto tra le finali del secondo e quarto verso della prima strofa montagna:montagne). Entrambe le strofe terminano con la medesima invocazione:
[...] Su nel Paradiso
Lascialo andare per le Tue montagne.


La musica prevede la ripetizione dei due emistichi del terzo verso: nella prima strofa con una reduplicatio pura e semplice, nel secondo caso con una curiosa variante: il primo emistichio ("il nostro amico") invece di essere ripetuto letteralmente è sostituito dall'ipermetro "(il) nostro fratello", per altro in rima con il secondo verso (mantello:fratello).

Prima strofa
Veduta gruppo dello Schiara dal monte Serva.
« Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? » (Salmi 121,1)

La prima strofa è rivolta a Dio.
Ispirandosi agli inni religiosi, il testo del canto comincia con una invocazione al Dio del cielo, Signore delle cime, ad indicarne la caratteristica di punto di contatto tra cielo e terra, di divinità non confinata a distanze iperuranie.
Il secondo verso esprime invece lo sbigottimento e la domanda di senso che ogni morte accidentale suscita al cuore dell'uomo: "Tu, o Signore, hai chiesto alla montagna la vita di un nostro amico".
La parte finale, nello stile dell'omiletica e della retorica, termina con una perorazione, rivendica la positività ultima del Mistero insondabile: chi muore non è destinato alla morte, ma alla vita eterna, trasfigurata come prosecuzione dell'attività alpinistica del defunto per le Tue montagne.

Seconda strofa
La seconda strofa, sintatticamente parallela alla prima, è rivolta alla Madonna, "Signora della neve", la cui natura di mediatrice tra l'uomo e il Mistero è tinteggiata come una "deposizione" della tradizione figurativa, simboleggiata dall'immacolato sudario di neve che si invoca sul defunto, come simbolo di purezza e di redenzione.

La musica
La musica, concepita in concomitanza con il testo, è in costante contatto con esso e ne è inestricabile complemento: non compaiono in essa madrigalismi né espedienti innovativi, ma una riproposizione della sapiente arte del corale filtrata da un'esperienza memore del canto alpino e delle ultime manifestazioni del Movimento Ceciliano di inizio secolo.

Melodia
La melodia del canto è caratterizzata da un andamento generalmente per gradi congiunti, con un arco melodico nel primo verso, una scala discendente in corrispondenza del secondo verso.
Il terzo verso, come già accennato, ha un trattamento melodico elaborato che prima espande il testo con una progressione armonica ascendente, in corrispondenza del primo emistichio, per chiudere con una scala discendente nel secondo. La melodia assegnata all'ultimo verso possiede infine alcune caratteristiche che la rendono particolare: l'unica alterazione melodica e l'assenza di quella clausola discendente che aveva caratterizzato le precedenti frasi-verso.

Armonia
Le armonie del corale sono imperniate sulla dialettica tra modo maggiore e relativo minore. La struttura omoritmica, nell'assenza di un vero e proprio contrappunto, affida all'armonia il compito di sottolineare il rapporto tra testo e musica.
Sono presenti modulazioni ma di carattere transitorio. L'unico punto in cui il cromatismo fa capolino, a sottolineare un fervore religioso in lotta con il dubbio e lo sbigottimento, è in corrispondenza del primo emistichio del terzo verso (nella prima strofa alle parole "Ma ti preghiamo" e nella seconda alle parole "Il nostro amico"). Come in un climax ascendente, questo procedimento armonico porta ad un insperato ritorno alla musica d'impianto (passaggio sottolineato in quel punto dalle semiminime discendenti nella parte dei bassi).
L'ultima sezione rispecchia armonicamente l'inizio, ma invece di condurre all'inquietante accordo di dominante della relativa minore, porta alla certezza del ritorno alla tonica d'impianto.
 
Fonte: QUI



Dio del cielo,
Signore delle cime,
un nostro amico
hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo:
su nel Paradiso
lascialo andare
per le tue montagne.

Santa Maria,
Signora della neve,
copri col bianco,
soffice mantello,
il nostro amico,
il nostro fratello.
Su nel Paradiso
lascialo andare
per le tue montagne.

Fonte: QUI

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Re: CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

Messaggio  admin_italiacanora il Mer Ott 21, 2015 5:24 pm

LA PREGHIERA DELL'ALPINO


LA STORIA DELLA PREGHIERA DELL'ALPINO
Riteniamo cosa utile informare i nostri lettori sulla genesi della Preghiera dell alpino, oggi al centro di un positivo dibattito che ha preso le mosse da una lettera di don Valentino Quinz, già cappellano del 6° Alpini, apparsa nel numero di settembre 2005 nella rubrica Lettere al direttore .
L'articolo è un libero adattamento del pezzo comparso in Genova alpina nel numero di maggio agosto 2005 ripreso da un precedente articolo apparso su 'La più bela fameja' della sezione di Pordenone a fine 2004.
  • 1947: ritrovamento nell archivio della famiglia del colonnello Gennaro Sora, deceduto nel 1949 dopo un avventurosa vita spesa al servizio della Patria sull Adamello, alle isole Svalbard (impresa Nobile), in Africa Orientale, in prigionia in Kenia, di una lettera alla madre in data luglio 1935. In essa compare una sua preghiera elaborata per gli alpini dell Edolo, battaglione da lui comandato, nella quale numerose sono le frasi poi diventate patrimonio di tutti gli alpini in armi e in congedo.
  • Nel 1943 tale preghiera, quasi nella forma attuale, circolava tra gli alpini del battaglione Val d'Adige, per l'interessamento del cappellano, padre Enrico Bianchini. Il testo, datato 1° settembre 1943 è conservato presso il Centro Studi ANA (segnalazione in data 4 luglio 2006 del col. alpino ris. Gioacchino Gambetta della sezione di Tirano).
  • 11 ottobre 1949: don Pietro Solero, grande figura di sacerdote, di alpino e di alpinista, cappellano del 4º alpini, in un incontro con l ordinario militare, mons. Carlo Alberto Ferrero di Cavallerleone, propone di "ritoccare e di rimodernare" la preghiera e di concedere la facoltà di recitarla dopo la Messa in luogo della Preghiera del Soldato.
  • 21 ottobre 1949: mons. Ferrero approva e il vicario generale, mons. Giuseppe Trossi comunica il nuovo testo della preghiera a tutti i comandanti alpini. Essa è quella nota a tutti noi e tuttora recitata dagli alpini in congedo iscritti all ANA.
  • 1972: mons. Pietro Parisio, cappellano capo del 4º Corpo d Armata alpino, chiede e ottiene dall'ordinario militare, mons. Mario Schierano, di sostituire alcune frasi ritenute non più consone al momento che l'Italia sta vivendo. Perciò il diventa .
  • 15 dicembre 1985: il testo così modificato è definitivamente approvato per cui la nuova Preghiera dell'alpino diventa ufficiale.
  • Metà anni 90: il presidente Caprioli chiede e ottiene dal CDN che la preghiera sia recitata, nella forma originale del 1949 quando le cerimonie sono celebrate in presenza di soli iscritti all'ANA e nel testo modificato nel 1985 in presenza di reparti alpini alle armi che non possono evidentemente contravvenire a ordini.
  • 6 settembre 2007: l’Arcivescovo Ordinario Militare, Mons. Vincenzo Pelvi, ha reinserito, nel testo della preghiera modificata nel 1985 (quella, per intenderci, recitata dagli alpini in servizio) il riferimento alla “nostra millenaria civiltà cristiana”. Per gli alpini in servizio, dunque, il ““Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera” diventa “Rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra Bandiera, della nostra millenaria civiltà cristiana”.
 
Fonte: QUI
 
 
Coro A.N.A. di Milano
 
 
Testo:
Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai,
su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza
ci ha posto a baluardo fedele delle nostre
contrade, noi, purificati dal dovere
pericolosamente compiuto,
eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose,
i nostri figli e fratelli lontani, e
ci aiuti ad essere degni delle glorie
dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall'impeto della valanga,
fa che il nostro piede posi sicuro
sulle creste vertiginose, su le diritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi,
rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,
la nostra millenaria civiltà cristiana.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,
Tu che hai conosciuto e raccolto
ogni sofferenza e ogni sacrificio
di tutti gli Alpini caduti,
tu che conosci e raccogli ogni anelito
e ogni speranza
di tutti gli Alpini vivi ed in armi.
Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni
e ai nostri Gruppi.
Così sia.
 
Fonte: QUI
 
 
Maggiori informazioni è possibile reperirle da questo sito (La PREGHIERA DELL’ALPINO nella storia delle generazioni in grigioverde).
 

 
 
 
PREGHIERA DELL'ALPINO IGNOTO

TESTO
Il canto rievoca la campagna di Russia del 1942, nella quale persero la vita centomila nostri soldati. E' caratterizzato da un andamento musicale profondamente doloroso e sconfinata rassegnazione.
 
Fonte: QUI
 
 
Coro A.N.A. di Milano
 
 
O Signore Tu,
per le mie ferite
da cui scese sangue
al fango e alla neve.

O Signore Tu,
per il mio dolore
e il mio respiro
pel mio silenzio
senza lamento.

Per il lungo calvario
d'ogni fratello alpino
che giacque riverso
nell'invocarti.

O Signore Tu,
per gli occhi di mia madre
che fermi son nel buio
fermi nel vuoto.

Tu o Signore,
stendi la mano
e benedici
ogni fratello
che vive.
 
Fonte: QUI
 

 
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