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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

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CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

Messaggio  admin_italiacanora il Mar Mag 11, 2010 10:50 pm



Il Corpo degli Alpini, appartenente all'Esercito Italiano, è nato a fine ottocento, più precisamente il 1872, con lo scopo di difendere i confini montani dell'Italia.

Il simbolo di riconoscimento degli alpini è il cappello, sul quale si trovano, la penna (rigorosamente posta sul lato sinistro del cappello) nera (per gli Alpini della Fanteria) oppure marrone (per gli alpini dell'Artiglieria), il fregio (un'aquila), i nappini (fiocchi di lana di vari colori a seconda del battaglione) e il grado.

Nel corpo degli alpini troviamo numerosi canti di guerra: molti parlano delle battaglie, altri sono un inno all'Italia o al valore alpino; molti, però sono veramente toccanti, mettendo in risalto gli aspetti più crudi della guerra: la morte del capitano, il dolore dei soldati, la crudeltà degli imperatori e quasi sempre la morte di tanti soldati: "tutti giovani sui vent'anni".

Certamente le canzoni di guerra sono uno degli elementi fondamentali per la cristallizzazione della memoria della Grande Guerra. Sono al centro di una specie di reversibilità di qualità civili e militari che, durante il conflitto, vengono richiamate a guisa di anatema e ragione ultima per la quale si soffre, si combatte e si sogna un rientro nella società civile della pace. L’ideale di quest’ultima aiuta il combattente a sopportare fatiche, privazioni e dolori, mentre le virtù e le doti militari, legate al senso del dovere, coadiuvano analogamente gli sforzi per l’agognata pace.

La musica, semplice ma diretta al cuore, unita a parole profonde e solo apparentemente “facili” da rimare in poche strofe, si offrono come un vero e proprio arsenale identitario per ciò che è diventato un mito: quello degli Alpini certo, che furono particolarmente prolifici nel “musicare” le loro leggendarie gesta, ma anche quello del “fantaccino” in generale, che lascia come suo unico testamento poche, semplici e dolorose emozioni che raggiungono chiunque.

Ancor oggi spesso non ci si rende conto come nel nostro immaginario collettivo il Corpo degli Alpini e l’idea del fante in trincea, si sposino inequivocabilmente al ricordo e alle atmosfere della Grande Guerra. Ecco la forza di un canto, nato spesso durante una trepidante vigilia di un assalto o dopo un cruento scontro, che forse meglio di un saggio, un diario e persino di una fredda e tagliente statistica ufficiale, riesce a superare le barriere del tempo e a testimoniare ad imperitura memoria ciò che accadde quasi un secolo fa.

Il mito degli Alpini si concretizza dunque anche attraverso questo viatico musicale, sfruttando una insolita liturgia di trapasso verso la morte, durante la guerra, e di memoria irrinunciabile, in tempo di pace.

Non a caso, esistono moltissimi cori Alpini professionisti o anche amatoriali, che continuano spontaneamente a raccogliere questa eredità di chi visse, soffrì e perse la vita durante la Grande Guerra, ad un passo dal cielo; grazie alle voci di oggi, possiamo viaggiare nel tempo e rivivere in modo estrememente toccante le stesse emozioni e gli stessi battiti del cuore di semplici uomini arditi, che diedero così tanto per ideali di Patria, di Pace e di Amore.
In questa sezione raccoglieremo tutte le canzoni degli Alpini, in questo momento queste sono elencate in ordine alfabetico ma, piano piano che l'utenza ci segnalerà l'anno di uscita e (possibilmente) l'autore e/o compositore, saranno ordinate per anno.
 
 
INDICE (cliccando sul titolo sarai portato direttamente alla canzone scelta)

ADDIO MIA BELLA ADDIO
AI PREAT LA BIELE STELE
A LA MATIN BONURA
A LA MATINA SI GHÉ ‘L CAFÉ
AL CJANTE EL GJAL
AL COMANDO DEI NOSTRI UFFICIALI
AL MERCA'
ALPINO DELLA JULIA
APRITE LE PORTE
BOMBARDANO CORTINA
C'E' UN PASSO ALPINO
CAMPANE DI MONTENEVOSO
CARA DOLCE TERRA MIA
CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO
CHE FAI BELLA PASTORA
DA UDINE SIAM PARTITI
DI QUA' E DI LA' DEL PIAVE
DOVE SEI STATO MIO BELL'ALPINO
E C'ERANO TRE ALPIN
E CADORNA MANDA A DIRE
EL BARCAROL DEL BRENTA
E COL CIFOLO DEL VAPORE
E LA NAVE S'ACCOSTA PIAN PIANO
ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA
GRAN DIO DEL CIELO
JOSKA LA ROSSA
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
LA BARBIERA DEGLI ALPINI
LA BOMBA IMBRIAGA
LA CANZONE DEL GRAPPA
LA CIMA DEL MONTELLO
LA LEGGENDA DELLA GRIGNA
LA MIA BELA LA MI ASPETA
LA PAGANELLA
LA PENNA DELL'ALPINO
LA PREGHIERA DELL'ALPINO
LA TRADOTTA
L'ULTIMA NOTTE
MARCIA DEI COSCRITTI PIEMONTESI
MONTE NERO
MOTORIZZATI A PIE'
NONNO AMILCARE
OI CARA MAMMA
PREGHIERA DELL'ALPINO IGNOTO
SENTI CARA NINETTA
SIGNORE DELLE CIME
SUL CAPPELLO
SUL PONTE DI PERATI
TA - PUM
TRENTATRE' VALORE ALPINO (inno nazionale alpini)
VA L'ALPIN


Ultima modifica di admin_italiacanora il Gio Dic 21, 2017 4:57 pm, modificato 57 volte
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1848 - Addio mia bella addio

Messaggio  admin_italiacanora il Gio Mag 13, 2010 12:10 am

ADDIO MIA BELLA ADDIO
canto di Carlo Bosi (Firenze 1813-1886) Poeta e patriota. Poeta di ispirazione popolare, fu consigliere del governo provvisorio a Livorno nel 1848 e poi funzionario governativo. Tra le opere Versi e canti popolari d'un fiorentino (1859), che contengono il noto canto Addio, mia bella, addio scritto per la partenza dei volontari toscani nel 1848.

Il titolo originario di questa canzone è “L’addio del volontario toscano”.
Fa parte dei canti del Risorgimento italiano ed è stato scritto in occasione della Prima Guerra di Indipendenza; sottolinea l’ineluttabilità della partenza in quanto dovere verso la patria.

dal concerto GARIBALDI L'EROE DEI DUE MONDI, 5 luglio 2008 Castello Cavour Santena, Coro Michele Novaro, direttore Maurizio Benedetti, pianista Carlo Matti, testi Giuseppe Vettori, attore Mario Brusa.

Era la notte bianca di Natale
ed era l’ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d’ale
c’era il fuoco grande nei camini.

Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume - parea come un lamento -
una nenia triste e desolata
che piangeva sull’alito del vento.

Cammina cammina
la casa è lontana
la morte è vicina
e c’è una campana
che suona, che suona:
Din don, dan...
Che suona, che suona:
Din don, dan...

Mormorando, stremata, centomila
voci stanche di un coro che si perde
fino al cielo, avanzava in lunga fila
la marcia dei fantasmi in grigioverde.

Non è il sole che illumina gli stanchi
gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi
e ad ogni passo coprono una fossa.

Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s’alza l’ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l’arma s’è mutata in croce.

Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina cammina
la guerra è lontana
la casa è vicina
e c’è una campana
che suona, ma piano:
Din, don, dan...
Che suona, ma piano:
Din, don, dan.



SUL PONTE DI PERATI

CENNI STORICI
Uno dei rari canti coniati nel corso della seconda guerra mondiale, ma tuttavia rifacentesi (con melodia praticamente identica) ad un canto alpino della guerra 1915-18, a sua volta allacciato ad un precedente motivo popolare. Il vecchio motivo della prima guerra mondiale "Sul ponte di Bassano, bandiera nera", che aveva echeggiato sulle sponde del Piave, riaffiora ventidue anni dopo lungo le rive della Vojussa, in terra di Grecia, su un ponte che è ora quello di Beratij. Ne esce rinnovato e arricchito in potenza evocativa rispetto all'originale (caso forse unico). Sono gli alpini della Julia a rendere famoso il canto durante le campagne di Albania, Grecia e Russia, dopo averne vissuto le sanguinose vicende dall'autunno 1940 alla primavera 1941 sul confine greco-albanese. Era il canto caro a Don Carlo Gnocchi. Il canto che, come un inno, seguì la Julia fino alle steppe del Don, a Nikolajewka.
TESTO
Sul ponte di Perati, bandiera nera l'è il lutto degli Alpini che fan la guera. L'è il lutto degli Alpini che fan la guera la mejo zoventù che va soto tera. Sui monti della Grecia c'è la Vojussa col sangue degli Alpini s'è fatta rossa. Alpini della Julia: in alto il cuore sul ponte di Perati c'è il tricolore.
Fonte: QUI


Sul ponte di Perati
bandiera nera:
è il lutto della Julia
che va alla guerra.

È il lutto degli Alpini
che va alla guerra
la meglior gioventù
che va sotto tera.

Sui monti della Grecia
c'è la Voiussa
col sangue degli Alpini
s'è fatta rossa.

Nell'ultimo vagone
c'è l'amor mio
col fazzoletto in mano
mi dà l'addio.

Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca i basi
la mi mandava.

Quelli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati.

Un coro di fantasmi
vien giù dai monti:
l'è il coro degli Alpini
che sono morti.

Gli Alpini fan la storia,
la storia vera:
l'han scritta con il sangue
e la penna nera.

Alpini della Julia,
in alto i cuori:
sul ponte di Perati
c'è il tricolore!


“Cammina… cammina” è il titolo dello spettacolo, che, con voce recitante e coro, proporrà il ricordo della ritirata di Russia ed altro, attraverso le pagine di Giulio Bedeschi e Mario Rigoni Stern.

Sarà un “discorso corale” contro la guerra, contro tutte le guerre; e gli alpini ne sono testimoni anche attraverso i loro canti.

Per questa occasione, il Coro Marmolada, che farà da “controcanto” alla voce recitante, ha rispolverato alcuni canti sul tema, fra i quali “Sul ponte di Perati”, un brano che ricorda il sacrificio degli alpini della Julia nella sciagurata campagna di Grecia 1940/1941.

Ma il brano originale non nasce in quell’occasione in quanto, ancora durante la prima guerra mondiale, gli alpini cantavano, con parole simili, “Sul ponte di Bassano, / bandiera nera, / è il lutto degli Alpini / che va alla guerra.”

Una guerra assurda, come tutte le guerre, e gli alpini lo sapevano bene, tanto che, racconta qualche reduce, i versi spontanei di quei giorni, sui monti della Grecia, erano: "Quelli che l'han voluta non son partiti, quelli che son partiti non son tornati”.

Ma questo testo il regime non lo sopportava ed allora fu subito censurato.

Le strofe, nelle diverse edizioni che ho avuto modo di consultare, sono diverse, forse anche aggiunte posteriormente, ed il testo completo è abbastanza lungo.

Riporto, di seguito, il testo nella versione che cantiamo noi del “Marmolada”: “Sul ponte di Perati bandiera nera / l’è il lutto degli Alpini che fan la guerra. Quelli che son partiti non son tornati / sui monti della Grecia sono restati. / Sui monti della Grecia c’è la Vojussa / col sangue degli Alpini s’è fatta rossa. / Un coro di fantasmi vien giù dai monti / è il coro degli Alpini che sono morti. / Alpini della Julia in alto i cuori / sul ponte di Perati c’è il Tricolore.”

Piccole diversità nel testo, probabilmente dovute a trascrizioni, non negano la validità del canto che è, sempre e comunque, una denuncia sull’inutilità della guerra.

Nella prima strofa della nostra versione troviamo “… l’è il lutto degli Alpini che fan la guerra”, mentre su altre versioni, anche su quella originaria della prima guerra mondiale, -dove il ponte era quello di Bassano- il testo è: “… l’è il lutto degli Alpini che van la guerra”. I due verbi hanno una notevole differenza di significato nel contesto.

Gli Alpini, ma anche tutti i soldati, non andarono in guerra perché volevano farla, e quindi non facevano la guerra, ma la subivano perché dovevano andarci, mandati da chi voleva fare la guerra che poi erano quelli, come detto sopra, … che non partivano!

Il canto, ambientato nelle vicende della campagna di Grecia, nasce quindi nel 1940 e divenne subito famoso, non solo fra gli alpini, ma anche fra il resto dell’esercito.

Ed è per questo motivo che lo ritroviamo, negli anni successivi, ovviamente trasformato sia nei luoghi che nei nomi delle unità combattenti, fra altre unità dell’esercito italiano(1), fra i partigiani(2) e fra coloro che scelsero la R.S.I.(3).

Note
(1) I soldati della divisione Acqui, decimati dai tedeschi a Cefalonia trasformarono il titolo in “Banditi della Acqui” il cui testo della prima strofa recita: “Banditi della "Acqui" / in alto il cuore / sui monti di Cefalonia / sta il tricolore”.

(2) Nuto Revelli, ufficiale degli alpini della Tridentina nella tragedia della campagna di Russia, che divenne uno dei primi organizzatori della resistenza armata nel Cuneese, scrisse “Pietà l’è morta”, ispirandosi, come scrisse lo stesso autore, al “Ponte di Perati”. Palesemente ricalcato sul "Ponte di Perati" è anche il canto composto collettivamente dai componenti della formazione partigiana "Maiella", che operò anche nell'Appennino romagnolo, e che divenne in qualche modo l'inno ufficiale di quel gruppo di partigiani abruzzesi. “Sul ponte fiume Sangro, bandiera nera, / è il lutto della Maiella che va alla guerra”.

(3) “Sul fronte di Nettuno, / bandiera nera! / È il lutto del San Marco / che fa la guerra. / Lutto del Barbarico / che fa la guerra: / la meglio gioventù / che va sotto terra!”. Sono questi i versi creati da un reparto con le mostrine del San Marco, che prese il nome di Btg. Barbarigo, alle dipendenze della X Mas, che operò sul fronte di Anzio.
Fonte: QUI


Ultima modifica di admin_italiacanora il Dom Dic 10, 2017 7:24 pm, modificato 5 volte
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Re: CORI ALPINI: TUTTI I CANTI DEGLI ALPINI

Messaggio  admin_italiacanora il Dom Set 25, 2011 3:06 pm

IL TESTAMENTO DEL CAPITANO

CENNI STORICI
La vera e sicura origine di quello che potremmo definire il più classico, il più nobile fra i canti degli alpini si riscontra nel canto funebre cinquecentesco Il testamento spirituale del Marchese di Saluzzo. Il Nigra ce ne tramanda le versioni, in piemontese arcaico, ritenute più originali e già nel 1858 traccia dettagliatamente la vicenda storica cui il canto è legato. Michele Antonio, undicesimo marchese di Saluzzo, capitano generale delle armi francesi nel reame di Napoli, mortalmente ferito da un obice durante la difesa della fortezza di Aversa assediata dalla truppe borboniche, nel 1528, esprime le sue ultime volontà ai soldati riuniti attorno al letto di morte. E sarà forse proprio uno di quei soldati l'ignoto autore che riversò nel canto gli ultimi sublimi istanti del capitano, creando una fra le gemme più interessanti del patrimonio epico - lirico italiano, ereditata in seguito dalla tradizione alpina.
TESTO
El capitan de la compagnia si l'è ferito, sta per morir el manda a dire ai suoi alpini perchè lo vengano a ritrovar. I suoi alpini ghe manda a dire che non ha scarpe per camminar o con le scarpe o senza scarpe i miei alpini li voglio qua. Cosa comanda sior capitano che noi adesso semo arrivà e io comando che il mio corpo in cinque pezzi sia taglià. Il primo pezzo alla mia Patria, secondo pezzo al battaglion il terzo pezzo alla mia mamma che si ricordi del suo figliol. Il quarto pezzo alla mia bella che si ricordi del suo primo amor l'ultimo pezzo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior.
Fonte: QUI

Il coro Ana "Monte Cervino" di Gessate, canta al concerto di Natale a chiusura delle celebrazione del 25° anniversario di fondazione del gruppo alpini: