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ENZO JANNACCI - BIOGRAFIA

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ENZO JANNACCI - BIOGRAFIA

Messaggio  admin_italiacanora il Mer Gen 05, 2011 2:37 pm

Vincenzo Jannacci detto Enzo (Milano, 3 giugno 1935) è un cantautore, cabarettista, attore e cardiochirurgo italiano, uno dei maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra.
Caposcuola del cabaret italiano, nel corso della sua quasi cinquantennale carriera ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori.
Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana, e di varie colonne sonore, Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici.
È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.

Tratti biografici essenziali
Enzo Jannacci nasce a Milano il 3 giugno 1935.
Il ramo paterno della sua famiglia è di origine pugliese: il nonno, Vincenzo, era emigrato a Milano da Bari poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, mentre quello materno è lombardo; il padre era un ufficiale dell'aeronautica e lavorava all'aeroporto Forlanini (in seguito rinominato Milano Linate), partecipò alla Resistenza e in particolare alla difesa della sede dell'Aviazione milanese di piazza Novelli, un'impresa che ispirerà poi canzoni come Sei minuti all'alba.
Dopo avere terminato nel 1954 gli studi liceali presso l'Istituto classico Alessandro Manzoni, dove conosce Giorgio Gaber, si laurea in medicina all'Università di Milano.
Per ottenere la specializzazione in chirurgia generale si trasferisce in Sudafrica, entrando nell'equipe di Christiaan Barnard, in seguito si reca negli Stati Uniti.
Il 23 novembre 1967 si sposa con Giuliana Orefice, che dà alla luce (il 5 settembre 1972) il loro unico figlio Paolo, divenuto musicista e direttore d'orchestra.
Il 1º gennaio 2003, il primo giorno di pensione di Jannacci, l'amico Giorgio Gaber muore dopo una lunga malattia nella propria casa vicino a Camaiore; ai funerali di due giorni dopo (all’Abbazia di Chiaravalle, dove Gaber si era sposato con Ombretta Colli) Enzo partecipa, riuscendo a dire soltanto «ho perso un fratello».

Gli esordi ed il sodalizio con Giorgio Gaber
La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta.
Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra ed otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia - all'età di vent'anni - a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore.
Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo in America con artisti del calibro di Chuck Berry e Elvis Presley.
Nel 1956 diventa tastierista dei Rocky Mountains, alla cui voce c'è Tony Dallara e che si esibiscono ripetutamente alla Taverna Mexico, all'Aretusa ed al club Santa Tecla, ottenendo grande successo; tuttavia, alla fine di quell'anno, Jannacci lascia il gruppo e, grazie all'amico Pino Sacchetti, conosce Adriano Celentano, che gli propone di entrare come tastierista nel suo complesso, i Rock Boys, con cui si esibisce nei locali sopracitati ed in particolare al Santa Tecla.
Il 17 maggio 1957 la band suona al primo "Festival italiano di rock and roll", che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio e che costituisce una svolta all'interno del panorama musicale nostrano; il gruppo suona la canzone Ciao ti dirò, che si rivela un successo e permette a Celentano di acquisire vasta fama ma, soprattutto, gli fa ottenere un contratto con la casa discografica Music.
Alla fine del 1958 Jannacci, (pur continuando a suonare con i Rock Boys), forma un duo con Gaber, noto con il nome di "I Due Corsari", che debutta nel 1959 con alcuni 45 giri incisi per la Dischi Ricordi; la fortunata esperienza prosegue anche nell'anno successivo con altri due 45 giri e con due flexy-disc, intitolati Come facette mammeta (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, usciti in abbinamento alla rivista "Il musichiere".
In quel periodo l'ambiente musicale milanese si infervora grazie a cantanti rock come Clem Sacco, Guidone, Ricky Gianco ed Adriano Celentano (partecipa come pianista ad alcune sue incisioni per la Jolly), tuttavia, questo cambiamento nella musica popolare italiana si registra anche in altri centri come, per esempio, Genova dove s'impongono Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco e Gino Paoli, vicini alla Dischi Ricordi: con questi ultimi Jannacci collabora in vari progetti.

L'inizio della carriera da solista e l'esperienza teatrale
Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra.
Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni quali L'ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica.
A questo filone surreale e quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce "schizo", abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d'amore che Luigi Tenco reincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961.
Intanto, continua la fortunata esperienza dei Due Corsari; tutti i 45 giri pubblicati nel biennio 1959-1960, tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna vengono raccolti una decina di anni dopo nell'album Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, pubblicato dalla Family, una sottoetichetta della Ricordi.
Nel frattempo i Rock Boys si sono sciolti, e dalle loro ceneri (con alcuni cambi di formazione) sono nati I Ribelli: Jannacci continua a suonare con loro, e partecipa ai primi due 45 giri del gruppo (Enrico VIII e Alle nove al bar, entrambi del 1960); abbandona poi il complesso per dedicarsi soprattutto alla sua carriera solista.
Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale.
Successivamente scrive Un nano speciale e L'artista, nelle quali Enzo racconta di individui poveri, patetici ed emarginati, una tematica che gli sarà molto cara e che affronterà ripetutamente nell'arco di tutta la sua carriera di cantautore.
Il 1º dicembre la Ricordi pubblica il 45 giri di Enzo Il cane con i capelli / Gheru gheru, distribuito – in una bizzarra quanto antesignana operazione di marketing – abbinato a un grande cane di peluche con tanto di capelli.
All'inizio del 1962, il regista teatrale Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, in cui recita insieme a Tino Carraro e Milly e per il quale compone una delle sue prime canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo. Poco dopo, con l'aiuto dell'animatore Bruno Bozzetto, firma un simpatico sketch per la televisione, Pildo e Poldo, che apparirà nella trasmissione Carosello fino al 1964.

Il debutto su piccolo e grande schermo ed i primi album
Nel 1963 segue come pianista la tournée dell'amico Sergio Endrigo, e sempre nello stesso anno inizia ad esibirsi al Derby, locale milanese di cabaret, dove conosce prima Dario Fo, e quindi Cochi e Renato: in entrambi i casi, nascono spontanee amicizie che portano all'inizio di interessanti collaborazioni, soprattutto in ambito musicale.
Poco dopo partecipa come comparsa ne La vita agra, pellicola firmata da Carlo Lizzani; canta L'ombrello di mio fratello in un locale nel momento in cui vi entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi.
Un'altra piccola parte gli verrà riservata nel 1967, quando reciterà per Giorgio Bianchi nel film Quando dico che ti amo.
Nel dicembre 1964, viene pubblicato il suo disco di esordio, La Milano di Enzo Jannacci, formato interamente da pezzi cantati in dialetto e contenente uno dei suoi capolavori, El portava i scarp del tennis, commovente racconto della vita sciatta e modesta di un senzatetto milanese; Jannacci la canta alla fine dell'anno nel programma di Mike Bongiorno La fiera dei sogni: è il suo esordio televisivo.
Allo stesso periodo risalgono due 45 giri: Veronica, con testo scritto da Fo e Sfiorisci bel fiore, reinterpretato dopo molti anni da Mina, Gigliola Cinquetti e Francesco De Gregori.
L'anno successivo Jannacci ritorna a teatro con lo spettacolo 22 canzoni, scritto a quattro mani con Dario Fo, dove sfrutta l'occasione di proporre molti nuovi brani, poi inseriti in un disco dal vivo: Enzo Jannacci in teatro, edito dalla Jolly nel 1965.
La modalità di composizione dell'album è decisamente innovativa, trattandosi infatti del primo album italiano live in assoluto: i pezzi presenti nel disco sono dunque quelli cantati nel corso di una delle repliche della rappresentazione teatrale, registrati e quindi riproposti in formato LP.
Jannacci vi inserisce inoltre due brani in più, che erano stati interpretati in precedenza da Fo: Aveva un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del 1954) e Il foruncolo (che lo stesso drammaturgo varesino aveva presentato a Canzonissima del 1962).
Tra le canzoni suonate nell'arco dello spettacolo, che riscuote un grande successo e che per questo viene replicato numerose volte (sempre presso il Teatro Odeon di Milano), la più curiosa è La mia morosa la va alla fonte, basata su di una musica del XV secolo che successivamente il giovanissimo Fabrizio De André userà come accompagnamento melodico per una delle sue canzoni più famose, Via del Campo.
Nel fare questo, il cantautore genovese sapeva che la ballata fosse stata modificata da Jannacci, e per questo si è reso conto del plagio: tuttavia, dopo alcuni anni i due si sono chiariti, così che De André ha restituito volentieri a Jannacci la paternità musicale della canzone.
Il 1966 è l'anno di Sei minuti all'alba, dove è affrontato il tema della Resistenza, argomento tra i più cari al musicista milanese per i trascorsi del padre nei corpi partigiani durante la Seconda guerra mondiale; la title-track, dedicata al genitore ed a tutti coloro che condivisero questa difficile esperienza, parla proprio del breve tempo che separa il partigiano, catturato dai nemici, dalla sua fucilazione, che avverrà proprio al sorgere del sole.
Soldato Nencini racconta invece delle difficoltà di integrazione di un soldato, proveniente dall'Italia meridionale, in una caserma del Nord e precisamente di Alessandria, dove ai problemi di ambientamento con i commilitoni si aggiunge anche la lettera dell'amata Mariù, che gli annuncia la volontà di separarsi, complice l'incapacità di sopportare la terribile lontananza dall'innamorato.
Realizza quindi "Papalla", un'altra scenetta per gli spot di Carosello che durerà cinque anni.

Il tormentone Vengo anch'io... ed il successo presto svanito
Enzo Jannacci torna alla ribalta due anni dopo con un nuovo album, realizzato con la solita collaborazione di Fo ed insieme a Fiorenzo Fiorentini: Vengo anch'io. No, tu no, trainato dall'omonimo singolo, diventa in breve tempo campione di vendite e balza in cima alle classifiche italiane, ed il brano giunge addirittura al primo posto dell'hit parade di Lelio Luttazzi. Il cantautore riscuote improvvisamente un grande seguito, che gli vale la partecipazione a diversi show televisivi, come Quelli della domenica, iniziato il 4 febbraio, in compagnia di alcuni amici collegati all'ambiente del Derby (Cochi e Renato, Bruno Lauzi, Lino Toffolo e Felice Andreasi in primis).
Jannacci non paga lo scotto di essere un "novellino" davanti alle telecamere, dimostrando di sapere calcare nel migliore dei modi i palchi televisivi come quelli del teatro, solitamente a lui più confacenti.
Gli apprezzamenti della critica arrivano anche Ho visto un re, brano cantato insieme a Fo e ad un coro di accompagnamento: il pezzo appare al primo ascolto ironico e nonsense, ma in realtà è infuso di metafore a sfondo politico.
Non a caso, diventa uno dei brani simboli del '68, amato proprio per la sua apparente innocenza che nasconde una graffiante satira sociale.
Questa caratteristica è ravvisabile anche nella canzone più celebre dell'album, la già citata Vengo anch'io.
No, tu no, il cui exploit è certamente dovuto all'apparente semplicità ed orecchiabilità del testo ed in particolare del ritornello: in realtà, la definizione di "canzoncina" che le viene solitamente attribuita è molto riduttiva.
Infatti, come sottolineato dal critico musicale Gianfranco Manfredi, colui che pronuncia la ricorrente domanda «Vengo anch'io?» e che viene respinto dagli altri con un eloquente quanto significativo «No, tu no», simboleggia il tipico personaggio che, secondo l'immaginario collettivo, cerca ad ogni costo di non sentirsi escluso dal gruppo di amici a cui si riconduce, chiedendo di poterci essere -qualunque sia il progetto e l'intenzione della massa- come tutti gli altri.
Ma le altre persone lo respingono solo per il gusto di vedere qualcuno nel ruolo dell'emarginato, di quello «di cui si deve ridere ma che non deve ridere».
Inoltre, solo negli ultimi tempi si è venuti a conoscenza di una strofa che, per motivi legati alla censura, è stata rimossa dalla canzone e che si riferisce alla tragedia dei minatori italiani in Belgio (Disastro di Marcinelle) ed anche alla sanguinaria dittatura del generale congolese Mobutu, le cui efferatezze in materia di diritti umani stavano scuotendo in quel periodo le coscienze dell'occidente.
Nel 1968 partecipa alla dodicesima edizione di Canzonissima, dove canta con l’intero cast la sigla Zum zum zum e arriva in finale.
Vorrebbe presentare Ho visto un re per scontrarsi con Gianni Morandi, ma la RAI si oppone; ripiega quindi su Gli zingari, brano struggente e delicato, molto diverso dalla leggerezza e dal tono goliardico di Vengo anch'io. No, tu no, ed infatti non ottiene l'apprezzamento del pubblico.
Infatti, la commissione incaricata dai dirigenti RAI di approvare o meno le canzoni proposte dagli artisti in gara, respinge la canzone definendola eccessivamente intrisa di significato politico e di tono polemico.
La delusione per la sconfitta finale è così cocente da indurre Jannacci a trasferirsi per quattro anni (a periodi alterni), prima in Sudafrica e poi negli Stati Uniti, allo scopo di riprendere gli studi di medicina, in particolare di chirurgia e cardiologia, che aveva abbandonato temporaneamente dopo la laurea e l'inizio della carriera nel mondo dello spettacolo. Nello stato africano collabora con il cardiologo Christiaan Barnard, grazie al quale approfondisce notevolmente le sue conoscenze in ambito medico.

Scema la fama, non altrettanto la vena creativa
Come ovvio, la notorietà del personaggio Jannacci subisce un calo vistoso; nel periodo della specializzazione medica, tuttavia il cantautore milanese non abbandona completamente quelle che sono le sue passioni.
Continua così a scrivere nuove canzoni; dopo la pubblicazione di una sorta di raccolta, comprendente tuttavia qualche pezzo inedito, dal titolo Le canzoni di Enzo Jannacci, tra il 1970 ed il 1972 escono altri due LP nuovi di zecca: La mia gente e Jannacci Enzo in cui spiccano tre canzoni: Mexico e nuvole, scritta da un ancora sconosciuto Paolo Conte, Ragazzo Padre, manifesto dell'indifferenza e del disinteresse di Stato e Chiesa nei confronti di chi non segue l'etica impartita dalle autorità pubbliche e religiose, e Faceva il Palo, divertente brano in dialetto milanese scritto con Walter Valdi che riscopre la vena satirica di un cantautore nato come cabarettista.
Nello stesso periodo per tentare di rilanciarsi, Jannacci realizza un programma con l'amico e scrittore Luciano Bianciardi (che aveva conosciuto nella metà degli anni '60 quando cantava molto in milanese).
Il titolo del programma è "Ohé sunt chì" come la canzone scritta con Dario Fo che apriva lo storico Recital "22 Canzoni" del 1965.
Sempre nel 1972 esce Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, disco che racchiude tutti i successi firmati dai "Due corsari" tra il 1959 ed il 1960.
Il 20 giugno 1970 prende parte con Mina alla prima puntata della terza serie dello show Senza rete, dove canta Messico e nuvole, La mia gente, un medley di L’Armando / Faceva il palo / El portava i scarp del tennis / Vengo anch’io. No, tu no, concludendo l'esibizione interpretando con Nicola Arigliano e la "Tigre di Cremona" la sigla di chiusura Ciao, devo andare.
Due anni dopo è ospite di Cochi e Renato nella sesta puntata del loro spettacolo TV Il buono e il cattivo: con loro canta El carrete.
Nei periodi di pausa dall'attività lavorativa, torna quindi a Milano, dove dedica molto tempo alla realizzazione, con il compianto Beppe Viola, di uno spettacolo teatrale, La tapparella e di un libro, L'incompiuter, edito dalla Bompiani in una collana diretta da Umberto Eco.
Nel 1970 è il protagonista di un episodio (Il frigorifero) del film di Mario Monicelli Le coppie, in cui interpreta il ruolo di Gavino Puddu, un povero venditore di castagnaccio di origine sarda che, d'accordo con la moglie (Monica Vitti), acquista a rate un frigorifero che perderà non riuscendo a pagare i debiti contratti; alla fine, appoggerà di buon grado la decisione della consorte di prostituirsi per potere tirare avanti.
L'anno dopo è uno dei personaggi principali de L'udienza di Marco Ferreri; qui recita la parte di un modesto e stralunato ufficiale in congedo, Amedeo, che vuole incontrare a tutti i costi il Papa, ma alla fine, incocciato contro le lentezze della burocrazia vaticana e per varie vicissitudini, non vi riesce e muore in maniera drammatica sotto il colonnato di San Pietro.
Enzo Jannacci, abbracciato agli inseparabili Cochi e Renato, canta con loro Canzone intelligente durante la trasmissione "Il poeta e il contadino" (1973).
Ritornato definitivamente in patria, redige in pochi mesi due piéce teatrali che porta quasi immediatamente in televisione: Il poeta e il contadino (1973) e Saltimbanchi si muore (1979), di cui cura anche la regia.
Il primo dei due spettacoli, grazie all'impegno di Pozzetto e Ponzoni, ha anche una trasposizione televisiva: Enzo vi partecipa una sola volta, interpretando Il panettiere, Canzone intelligente e La mia zia con Felice Andreasi e Teo Teocoli. Dal 1974 comincia con successo a comporre colonne sonore per il cinema: la prima in ordine di tempo accompagna Romanzo popolare di Mario Monicelli, regista che già qualche anno prima aveva scelto Jannacci per un ruolo da attore all'interno di un suo altro film; nel 1975, è la volta del famosissimo Pasqualino settebellezze, firmato da Lina Wertmuller. Jannacci, dal 1975 al 1988, curerà l'accompagnamento musicale di altri quattro film: L'Italia s'è rotta, per la regia di Steno, 1976; Sturmtruppen, Salvatore Samperi; Gran bollito, Mauro Bolognini, 1977; Saxofone, Renato Pozzetto, 1978; Piccoli equivoci, Ricky Tognazzi, 1988.
Nel 1974, realizza insieme a Cochi e Renato la sigla di Canzonissima, più nota con il titolo E la vita, la vita, oltre ad altri brani di genere comico-demenziale (La gallina, Silvano, Il bonzo, L'uselin della comare ed altri ancora).

Quattro dischi e nessun concerto
Nella seconda metà degli anni settanta Jannacci si dedica soprattutto alla sua professione di medico, non abbandonando tuttavia la musica; pubblica infatti quattro album di inediti in appena cinque anni.
La sua musica rimane piuttosto nascosta, ma Jannacci non sembra preoccuparsene più di tanto; sempre più rade si fanno di fatti le sue apparizioni in televisione, e si registra lo stesso trend anche per quanto riguarda i tour in giro per l'Italia, che non organizzerà prima del 1979, in concomitanza con l'uscita di Fotoricordo e con il già citato Saltimbanchi si muore. Intanto, nel 1974 partecipa a Un disco per l'estate con Brutta gente.
Nel gennaio 1975 Jannacci si chiude con Tullio De Piscopo e Bruno De Filippi negli studi Regson di Milano; in due mesi registra il suo settimo album in studio, Quelli che..., il primo uscito sotto l'etichetta Ultima Spiaggia.
Contiene l'omonimo singolo, molto ironico nei testi, Vincenzina e la fabbrica, ritratto di una povera ragazza intenta ad affrontare, con dispiacere e per la prima volta, la realtà industriale, El me indiriss, dove l'autore racconta la sua infanzia, Il monumento, invettiva contro la guerra e Nove di sera, simpatica traduzione di un pezzo di Chico Buarque de Hollanda.
Non manca la preziosa collaborazione di Beppe Viola, che presta la sua voce in Dottore..., uno dei tanti intermezzi parlati che appaiono nel disco.
O vivere o ridere è pubblicato nel giugno 1976: la divertente cover di Vivere, scritta in epoca fascista dal maestro Cesare Andrea Bixio e Rido sono gli unici singoli dell'album ad apparire nel formato 45 giri.
Del 1977 è invece Secondo te...Che gusto c'è?, la cui canzone omonima viene scelta da Pippo Baudo come sigla del suo programma della domenica; registra La costruzione, versione di un'altra canzone del De Hollanda, Saxophone e Jannacci arrenditi!, esilarante monologo con testo e musica dello stesso Jannacci.
L'orchestra che lo accompagna in questo disco è quella di Pippo Caruso, direttore musicale grande amico di Baudo, la cui decisione di affidare la composizione delle musiche della sua trasmissione a Jannacci fu probabilmente consigliata proprio dal maestro.
Nello stesso anno, Mina reinterpreta dieci canzoni di Jannacci e le fa pubblicare nella raccolta Mina quasi Jannacci, dove il cantautore milanese duetta con lei nel pezzo E l'era tardi.
Nel 1978 incide la colonna sonora di Saxofone, di e con Renato Pozzetto, con il quale cura anche buona parte della sceneggiatura.
Seguendo poi la moda dilagante del video musicale ad accompagnare le canzoni, sceglie di rinnovare la sua immagine: gira il video di Quelli che...', pattinando per via Dante e per il centro di Milano e diversi filmati al Derby Club con Massimo Boldi, Giorgio Faletti, Diego Abatantuono ed altri.

La ripresa del rapporto diretto con il pubblico

La carriera musicale di Enzo Jannacci, dopo un lungo periodo di semioscurità, riprende con successo dal 1979.
Sia per la nuova uscita discografica (Fotoricordo), che per sua decisione di tornare a fare musica dal vivo, quella che prima era una costante, per il contatto schietto e sincero che Jannacci aveva avuto sempre con gli spettatori del Derby e dei teatri, ma che si era persa negli ultimi anni. Intanto, Paolo Conte diventa per Jannacci un punto di riferimento sia negli studi di registrazione che nella vita privata; i due realizzano insieme Sudamerica ma soprattutto Bartali, tributo al ciclismo ed all'uomo che incarnò di più lo spirito di competizione e di abnegazione tipico di questo sport. Conte lo invita a partecipare ad una delle sue serate, che si tengono presso il teatro "Pier Lombardo" di Milano: Jannacci accetta e spezza così il lungo periodo di digiuno dal palcoscenico.
Poco tempo dopo gira il video di Bartali, dove anche la moglie Giuliana Orefice, solitamente restia ad apparire in pubblico con il marito, fa la sua comparsa insieme a Massimo Boldi.
È l'inizio di un periodo professionalmente ricco di soddisfazioni; prima ritorna in televisione, poi rilascia a Riccardo Rinetti, giornalista della seguitissima rivista Ciao 2001, una lunga intervista nella quale descrive i retroscena della sua grande amicizia con Dario Fo.
All'inizio del 1980, la casa editrice romana "Lato Side" pubblica il volume Canzoni di Enzo Jannacci, un volume di testi con copertina di Emanuele Luzzati e un poderoso saggio iniziale dello scrittore, sceneggiatore e cantautore Gianfranco Manfredi, che fa un resoconto dei suoi primi venticinque anni da musicista.
Nel 1980 Jannacci riguadagna così un posto di primo piano nella musica italiana; il cambio di etichetta - torna alle origini lavorando di nuovo per la Ricordi - è segno che Jannacci suscita nuovamente l'interesse delle masse: fatto confermato dal balzo dell'audience quando la televisione pubblica manda in onda uno speciale su di lui, condotto da Fo.
Successivamente, è in concerto con la sua band in Svizzera, dove la televisione di Stato registra il suo spettacolo, trasmesso in differita e pubblicato poi in formato VHS.
Sull'onda del successo, in poco più di un anno scrive Ci vuole orecchio, che trainato dal grande favore incontrato dalla title track, diventa il disco di Jannacci più venduto dai tempi di Vengo anch'io. No, tu no.
Il mese di dicembre vede la pubblicazione di Nuove registrazioni, che raccoglie alcune sue hit (menzioniamo L'Armando, El portava i scarp del tennis e La luna e la lampadina).
Cura gli arrangiamenti del nuovo disco di Milva, che gli rende omaggio interpretando Per un basin, Soldato Nencini, Non finirà mai ed altri brani che denotano un cambiamento notevole del timbro vocale; il canto melodioso ma forte e deciso della "Rossa" è distante anni luce dal tono quasi gracchiante della voce di Jannacci, che solo in un secondo tempo verrà abbandonato per lasciare spazio ad una modalità di canto più armoniosa e musicale (il figlio Paolo rivestirà un ruolo sostanziale in questa fase).
Il 14 febbraio 1981 inizia per Jannacci una tournée trionfale in giro per l'Italia.
Nel girare la penisola, il cantautore porta con sè un tendone da 5000 posti, allestito nello Stadio Giuseppe Meazza di San Siro dall'ARCI e l'orchestra con cui ha registrato gli ultimi cinque dischi, composta numericamente da otto elementi, tra cui Sergio Farina alla chitarra, l'unico del complesso di allora a far parte ancora oggi del gruppo di musicisti che accompagnano le performance canore di Jannacci.
Sempre nello stesso mese, la televisione pubblica trasmette un altro speciale dedicato alla figura di Enzo Jannacci, dove il cantautore racconta le fasi della lavorazione dell'ultimo album in studio e ricorda la spensieratezza degli anni del rapporto di collaborazione con Giorgio Gaber, dichiarando con sincerità:
« ...Eravamo tremendi, stonati... Volevamo fare un duo tipo Everly Brothers ma eravamo negati, un disastro, con il risultato che facevamo sketch più che canzoni. »

Jannacci protagonista in televisione ed a teatro
Tre concerti trasmessi dalla Rai
Alla fine del 1981, il concerto di Enzo Jannacci a Verona viene trasmesso dalla Rai, che si riserva di censurare le parti più discutibili (per esempio, quando il cantautore afferma che « La televisiun, la t’endormenta cume un cuiun ») amplificando il rumore prodotto dagli applausi della folla che assiste allo spettacolo.
Due mesi dopo, interpreta una piccola parte nel film di Ettore Scola Il mondo nuovo, con Marcello Mastroianni.
Compone quindi la sigla del programma Il dritto, modificando leggermente l'omonimo singolo che Jannacci aveva lanciato con Ci vuole orecchio l'anno prima.
La televisione pubblica trasmette altri due concerti di Jannacci, di cui il primo, registrato probabilmente a Milano, in due puntate.
Il 17 ottobre muore l'amico Beppe Viola; la scomparsa del giornalista, che aveva lasciato la sua impronta in canzoni cardine del repertorio del "cantautore medico" (Rido, Secondo te...Che gusto c'è?, Saxophone, Vincenzina e la fabbrica), lo colpisce a tal punto da fargli prendere una pausa di riflessione, prolungando notevolmente i lavori di realizzazione del nuovo album, Discogreve: il disco, pubblicato nel 1983, sarà un fallimento.
L'anno dopo è particolarmente denso di impegni.
Collabora con Lina Wertmuller interpretando nel suo nuovo film, Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada, il ruolo del terrorista evaso Gigi Pedrinelli; accetta la proposta dei Matia Bazar, offrendo la sua voce in alcuni spezzoni del loro nuovo singolo Elettrochoc e reincide con Giorgio Gaber quattro vecchie canzoni, inserite nel mini album Ja-Ga Brothers, pubblicato dalla CGD il 21 luglio.

La conduzione di Gran simpatico ed i nuovi recital
In ottobre e novembre si moltiplicano gli appuntamenti in TV in compagnia di Jannacci. Insieme a Maria Teresa Ruta e Josy Nowack conduce su Rai 2 la prima puntata del varietà Gran simpatico; tra gli ospiti si annoverano Massimo Boldi, Teo Teocoli, Paolo Conte, Dario Fo, Alberto Fortis, Diego Abatantuono, Maurizio Micheli, Vasco Rossi (duetta con lui in Vita spericolata) e Giorgio Gaber, ospite fisso con cui interpreta, uno per ogni serata (più l'inedito C'è solo la strada), tutti i brani della brevissima compilation di recente pubblicazione.
Inoltre, durante la prima puntata, suona tutti i suoi successi, più due pezzi estratti dal suo ultimo disco da solista.
Nel 1984 scrive l'inno del Milan, di cui si dichiara tifoso sfegatato; nel mese di ottobre Antenna 3, emittente televisiva lombarda, durante il programma Effetto concerto trasmette uno spettacolo di Jannacci, dove canta Mario, scritta alla fine degli anni '70 con Pino Donaggio.
Il 1985 inizia con la pubblicazione di un nuovo disco, L'importante, formato da canzoni all'apparenza semplici e goliardiche, ma che in realtà riflettono fortemente la distanza che Jannacci sente verso le nuove tendenze musicali degli ottanta.
Porta quindi in teatro un nuovo spettacolo, il recital Niente domande, dopodiché si prende una pausa prolungata, che dura fino a quasi tutto il 1986,
Quando cominciano le registrazioni di un altro album e Jannacci suona dal vivo a Lugano un concerto che cinque anni dopo sarà pubblicato in formato VHS, e successivamente in CD e DVD.
Il 17 marzo '87 sbarca nei negozi di dischi il nuovo album Parlare con i limoni; il singolo omonimo contiene una dotta e toccante citazione su Luigi Tenco, che Jannacci conosceva personalmente e di cui ricorda la canzone Il tempo dei limoni, affermando che («Al mio amico Tenco non gli han fatto vedere neppure i limoni»). Nel frattempo, dà il via al nuovo tour per promuovere l'ultimo disco; in uno degli spettacoli, suscita l'ilarità del pubblico dialogando con la sua immagine proiettata sul maxischermo:
« Non si capisce le parole, quando parli...Guarda Gaber, lui si capisce! »

L'intervista rilasciata sul Naviglio nel novembre 1989 sarà trasmessa in accompagnamento alle sette puntate di L'importante è esagerare, dedicate alla trentennale carriera di Jannacci, dagli'inizi fino alle apparizioni più recenti.
La stessa cosa succede il 18 dicembre, quando la troupe della Rai si reca direttamente a casa sua per registrare le impressioni di Jannacci sull'evoluzione della musica italiana in tutto il dopoguerra.
Alla fine del mese parte con il suo ultimo spettacolo itinerante, intitolato Tempo di pace...Pazienza!.

Dal 1989 al 2006
Nel 1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, senza troppo successo, con Se me lo dicevi prima, incentrata sulla lotta contro la droga, oltre che al XIV Premio Tenco.
Sempre nel 1989 incide, nel corso di una fortunata tournée, un album doppio dal vivo che contiene gran parte dei suoi successi e s'intitola Trent'anni senza andare fuori tempo.
Nel 1991 ritorna al Festival di Sanremo con la canzone La fotografia in coppia con Ute Lemper, e riceve il Premio della Critica; contemporaneamente realizza il suo ultimo vinile, con gli arrangiamenti di Celso Valli, intitolato Guarda la fotografia (Il gruista, I dispiaceri, La strana famiglia (cantata con Gaber), L’alfabeto muore, La fotografia...).
Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo CD, arrangiato da Giorgio Cocilovo e Paolo Jannacci.
Nel 1996 partecipa al XXI Premio Tenco. Nel 1998 partecipa per la quarta volta al Festival di Sanremo con Quando un musicista ride, che vince nuovamente il premio della Critica per il miglior testo, e da cui nasce una raccolta omonima con tre brani inediti (uno dei quali, Già la luna è in mezzo al mare, è realizzato insieme all'ormai Nobel per la Letteratura Dario Fo).
Successivamente, Jannacci ritorna alla sua vecchia passione del jazz (nel 1999 presenta al Teatro Smeraldo di Milano la serata straordinaria Viva il jazz, trasmessa da Rai 1).
Nel 2000 riceve il Premio Ciampi alla carriera.
Nel 2001, dopo sette anni di assenza dovuti anche alla difficoltà di trovare una casa discografica, presenta un nuovo CD, dedicato al padre, Come gli aeroplani, realizzato in collaborazione col figlio Paolo, composto in gran parte da canzoni inedite (Come gli aeroplani, Cesare, Sono timido, Varenne, Luna rossa...) più una versione italiana di The windmills of your mind di Michel Legrand.
Nel 2002 vince, con Lettera da lontano, il premio per la migliore canzone dell'anno al XXVII Premio Tenco. Del 2003 è il CD L'uomo a metà (L'uomo a metà, Il sottotenente, Maria, Gino...).
La raccolta The Best 2006 è il suo ultimo doppio cd, contenente i 35 brani più significativi della quarantennale carriera del cantautore milanese, riarrangiati e prodotti dal figlio Paolo: più di due ore e mezzo di musica, con 3 brani inediti (Rien ne va plus, Mamma che luna che c'era stasera e Il ladro di ombrelli) e una versione in italiano di Dona che te durmivet (contenuta in "Sei minuti all'alba"), che diventa Donna che dormivi; inoltre c'è una nuova versione di Bartali in duetto con Paolo Conte.
Come autore per altri e arrangiatore, ha contribuito tra l'altro agli album Milva la rossa (1980) di Milva e Mina quasi Jannacci (1977) di Mina, oltre che a svariati dischi di Cochi & Renato.

Il teatro
Fa i suoi primi spettacoli nei teatrini di cabaret nel 1955, facendo apprezzare il proprio talento comico. Nel 1962 il regista Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, che va in scena al Teatro Gerolamo, con Tino Carraro e Milly: comincia così la sua carriera parallela di attore di teatro e poi anche di cinema.
Al Derby di Milano era stato notato anche da Dario Fo, che nel 1964 realizza con lui il recital storico 22 canzoni, che riscuote un grande successo: il Teatro Odeon di Milano registra quasi un mese di tutto esaurito.
Una rarità assoluta come attore teatrale, Jannacci la interpretò con Franca Valeri nel 1970, nell'atto unico "La cosiddetta fidanzata" con Franca Valeri e Francesca Siciliani.
Venne trasmesso in TV il 20 novembre del 1970 e fa parte di un ciclo di atti unici della Valeri intitolato "Le donne balorde".
È stato riproposto in TV nel 1976 e fu commissionato dalla Rai nel 1975 da Raffaele La Capria che ne era allora funzionario. Il testo di "La cosiddetta fidanzata" è presente nel libro "Tragedie da ridere" di Franca Valeri, pubblicato da "La Tartaruga" nel 2003.
Interpreta poi numerosi altri lavori come Il poeta e il contadino (1973), Saltimbanchi si muore (1979), La tappezzeria, scritta a quattro mani con Beppe Viola, con cui scrive anche L'incomputer edito dalla Bompiani in una collana diretta da Umberto Eco (1974).
Nel 1985 ha portato in teatro il recital Niente domande; nell'86 lo spettacolo teatrale "Parlare con i limoni"; nel 1988-89 un altro recital, Tempo di pace... pazienza!.
Nel 1991, al teatro Carcano di Milano e al teatro Goldoni di Venezia, interpreta (in modo molto personale) in compagnia di Giorgio Gaber, Felice Andreasi e Paolo Rossi un classico del teatro dell'assurdo, Aspettando Godot di Samuel Beckett.
Nel 1998 presenta in teatro lo spettacolo È stato tutto inutile (dove ripropone canzoni come Pesciolin e Brutta gente, da tempo assenti nelle esecuzioni dal vivo).
Nel 2003, in apertura dei concerti della tournée tratta dal disco "L'uomo a metà", fa un lungo e affettuoso monologo sull'amico Giorgio Gaber.

Il cinema
Jannacci nel film La vita agra
Esordisce nel cinema nel 1964 con il film La vita agra di Carlo Lizzani: canta L'ombrello di mio fratello in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi.
Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) diretto da Monicelli per il film Le coppie (1970), e de L'udienza di Marco Ferreri (1971). Ha inoltre interpretato i film Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada di Lina Wertmüller, accanto a Ugo Tognazzi (1983) e Figurine di Giovanni Robbiano (1997).
Nel 2010 è tra gli interpreti de La bellezza del somaro, per la regia di Sergio Castellitto, film nel quale interpreta il ruolo dell'anziano fidanzato della figlia adolescente dei protagonisti.
Ha composto anche numerose colonne sonore, come quelle di Romanzo popolare di Monicelli (1974, di cui insieme a Beppe Viola ha anche tradotto in un felicissimo slang milanese i dialoghi di Age e Scarpelli e al quale ha regalato una delle più poetiche e intense canzoni da lui scritte, Vincenzina e la fabbrica); Pasqualino Settebellezze, di Lina Wertmüller, che nel 1975 gli valse una nomination all'Oscar come miglior colonna sonora; Sturmtruppen (1976); Gran bollito di Mauro Bolognini (1977); Saxofone di e con Renato Pozzetto (1979) e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi (1989).

La televisione
Nello stesso anno (1963?) inizia la collaborazione con l'animatore Bruno Bozzetto, che inserisce nella fortunata trasmissione Carosello il suo sketch Unca Dunca, trasmesso in televisione fino al 1970.
L'anno successivo il regista Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, con Tino Carraro e Milly, dando così inizio alla sua carriera parallela di attore di teatro e poi anche di cinema. Per lo spettacolo Jannacci compone una nuova canzone, Andava a Rogoredo, incisa su disco due anni dopo, mentre la registrazione dello show sarà stampata solo nel 1972.
In televisione, dopo un inizio problematico (bocciato al suo primo provino, nel 1961), alcuni spot di Carosello e la partecipazione allo spettacolo Quelli della domenica, con Cochi e Renato, Lino Toffolo, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e altri comici del Derby (1968), è stato lanciato dalla riduzione degli spettacoli teatrali Il poeta e il contadino (1973) e nel 1978 Saltimbanchi si muore con Boldi, Abatantuono, Teocoli, Porcaro, Thole, Di Francesco Giorgio Faletti, Guido Nicheli, Gianrico Tedeschi di cui era autore e regista.
Nel 1974 è autore della sigla di Canzonissima E la vita, la vita, cantata da Cochi e Renato; nel 1977 è autore e interprete della sigla di Secondo voi?, Secondo te… che gusto c’è.
Ha partecipato agli show Jannacci Special (1980), Ci vuole orecchio (1981), Gran simpatico (1983), D.O.C. (1989). Nel 1991 Rai 3 ha trasmesso L'importante è esagerare, una serie di otto puntate dedicata alla sua carriera. Nel 1988 partecipa a "Trasmissione forzata" su Rai 3, che segna il ritorno televisivo di Dario Fo e Franca Rame.
Nel 2006 in occasione degli ottant'anni del Premio Nobel "Fabbri Editori" ristampa in DVD tutto "Il Teatro di Dario Fo e Franca Rame" includendo 2 DVD del programma "Trasmissione Forzata".
Nel 1995 ha fatto coppia con Piero Chiambretti ne Il Laureato bis.
È autore della sigla di Quelli che il calcio... nelle edizioni condotte da Fabio Fazio.
Nel 1997 realizza la trasmissione M.B.U.* Quelli di Jannacci (l’indicazione finale spiega: * = Milano Bolgia Umana), che va in onda alle due di notte su Rai 1 per nove puntate. Il costo della trasmissione è bassissimo: «In tutto 80 milioni. Come mai? Semplice, non rubiamo», commenta Jannacci.
Nel 2000 compone la sigla della serie TV Nebbia in Val Padana, che vede il ritorno della coppia Cochi e Renato, i quali sette anni dopo lo chiamano come ospite fisso del loro programma televisivo Stiamo lavorando per noi.
Fonte: QUI
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Re: ENZO JANNACCI - BIOGRAFIA

Messaggio  admin_italiacanora il Dom Apr 28, 2013 3:32 pm



E' morto Enzo Jannacci, il cuore e la musica di Milano. Addio al poeta in scarpe da tennis

l cantautore, dottore, era malato di cancro e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute erano peggiorate. Se n'è andato intorno alle 20,30 nella clinica Columbus di Milano. Con lui c'era tutta la famiglia. Sui social network si inseguono i saluti, da Fazio alla figlia di Gaber, dai Negramaro al sindaco di Milano.

Vincenzo Jannacci, detto Enzo, nato a Milano il 3 giugno 1935, è morto nella sua città. Aveva 77 anni. Dopo aver lottato con la malattia che lo opprimeva da anni. Si è spento nella clinica Columbus di Milano, dove era ricoverato da alcuni giorni. Malato di cancro, negli ultimi giorni le sue condizioni di salute erano peggiorate, per questo motivo era tornato in clinica. Stasera se n'è andato intorno alle 20,30. Con lui, in ospedale, c'era tutta la famiglia.

Jannacci è stato un cantautore, cabarettista, attore e cardiologo italiano. Cinquant'anni di carriera senza schemi fissi, oltre i confini. Dopo aver registrato quasi trenta album, alcuni dei quali indimenticabili, è ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme a Celentano, Tenco, Little Tony e Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni. Basta dire Gaber e Jannacci per evocare una Milano che non c'è più, quella della nebbia, già grande città ma non ancora metropoli, una Milano romantica, popolata di personaggi bizzarri e poetici. Di madre pugliese e padre lombardo, Jannacci la sua Milano l'ha sempre portata addosso. Come Gaber, che aveva conosciuto a scuola, all'Istituto classico Alessandro Manzoni. Alla sua morte, il dottore cantautore, riuscì a dire soltanto "ho perso un fratello".

Il 19 dicembre 2011 Fabio Fazio conduce uno speciale su di lui in cui amici di lungo corso del musicista milanese, presente in studio col figlio Paolo, lo omaggiano interpretando suoi brani. Tra cui Dario Fo, Ornella Vanoni, Fabio Fazio, Cochi e Renato, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Roberto Vecchioni, Massimo Boldi, Antonio Albanese, J-Ax, Ale e Franz, Irene Grandi e altri. Enzo Jannacci compare nell'ultima parte dell'evento cantando due sue canzoni. Si capiva che stava male, che stava morendo, ma mostrava dignità e coraggio di fronte alla malattia. Capiva da medico che il suo corpo stava cedendo, ma lo spirito era sempre lo stesso e anche la voglia di cantare e ironizzare, col figlio Paolo, nato dal matrimonio con Giuliana Orefice, che gli dava le mani per suonare.

"Enzo jannacci era un genio. Le sue parole che non riuscivano a star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo bellissimo", ha scritto Fabio Fazio su Twitter. E in rete continuano ad apparire messaggi, saluti, ricordi. Apparizioni di un uomo che ha sempre cantato la vita surreale, com'era, come la vedeva. E anche il Milan partecipa al cordoglio per la sua scomparsa, per la sua squadra Jannacci nel 1984 aveva scritto l'inno: "Il grande cantautore milanese era un grandissimo tifoso milanista" si legge nella nota pubblicata sul sito. "Tutto il Milan e tutti i Rossoneri apprendono commossi la notizia e si stringono con affetto e sgomento alla famiglia".

"C'era una volta il Derby, la culla del cabaret. Era il mondo di Enzo Jannacci, una personalità vera, spontanea, originale, estrosa duttile. Amicizie di grande livello artistico e intellettuale le sue: Giorgio Gaber e Dario Fo. Ma la sua avventura si è spesso intrecciata a grandi Milanisti come lui: Beppe Viola, Renato Pozzetto, Teo Teocoli. E allora sarà bello quando vince il Milan! Quante volte i Milanisti hanno fatto il coro al grande Enzo sul ritornello di questa celeberrima canzone. Cantautore e cabarettista, attore e cardiologo, Enzo, figlio del Liceo classico Manzoni di Milano, lascia a tutti noi e all'unico figlio Paolo una grande, grandissima, eredità. Ciao Enzo!", si legge sul sito.

Il saluto è anche quello del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che ha commentato su Facebook: "Ci ha lasciato un grande artista, un grande milanese. Enzo Jannacci ha amato Milano ed è stato ricambiato. Con la sua ironia e le sue canzoni ha raccontato la Milano più vera. Rimarrà nella storia della città".

Enzo Jannacci è stato uno dei più grandi interpreti della canzone italiana de protagonista della musica italiana del dopoguerra. Dalle canzoni di grande successo come "Vengo anch'io, no tu no" e "Ci vuole orecchio" o "E la vita, la vita" scritta con Cochi e Renato, ma anche "Quelli che" o "El portava i scarp del tennis", "Vincenzina e la fabbrica", "Andava a Rogaredo", "Ho visto un re" e mille altre. Dalla laurea in medicina al cabaret, dalla scrittura impegnata al teatro. Mattatore milanese che adorava la sua città, scriveva gran parte dei suoi brani in dialetto. I Nomadi lo salutano con un "Ciao Enzo, Grande Artista... salutaci le stelle!" e allegano il video live di "Vincenzina e la fabbrica".

In tanti sul social network hanno voluto ricordare la "voce degli ultimi", come lo ha definito Claudio Cecchetto. "Ciao grande maestro" ha scritto il napoletano Gigi D'Alessio, a cui hanno fatto eco i Negramaro con una citazione da "Messico e nuvole": "Che voglia di piangere ho... addio Enzo!".
A messaggi più sintetici come quello di Syria, che ha salutato Jannacci con un "ciao signor Enzo", si accompagnano twitt più personali come quello di Paola Turci: "Rimangono tutte le tue canzoni e un pezzo di strada fatta insieme". Ironico Frankie Hi Nrg: "Ciao Enzo non ti scapicollare". Triste Luca Bizzarri: "Cristo come mi dispiace. Addio, signor pur talento".
"Enzo Jannacci, rimpiango un genio che se ne va insieme alla Milano meravigliosa delle sue canzoni", scrive Gad Lerner. Tanti e accorati i messaggi di Dalia Gaber, figlia di Giorgio: "Ciao Enzo, ti voglio bene" scrive postando una foto da giovani dei due celebri artisti. "Lo ricordo bene: intelligente spiritoso, surreale, geniale. Ha raccontato la poesia di Milano", ha scritto invece Enrico Ruggeri, "Al suo funerale Enzo Jannacci vedrà che tutti piangono davvero, non solo le suore", ha scritto su Twitter Red Ronnie citando la celebre "Vengo anch'io. No tu no.
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