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SICILIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

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SICILIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

Messaggio  admin_italiacanora il Gio Set 09, 2010 11:22 pm


SICILIA.

Considerata da sempre la culla del canto popolare italiano, quest'isola è ricca di stornelli, di serenate, di ninne nanne, di canti e giuochi di ragazzi, di satire, di mottetti e di leggende sacre e profane.
Ogni avvenimento della vita è stato cantato dal popolo.
Il canto è ricco e intenso.
La vita, dalla culla alla bara, è stata sempre capace d'interessarlo in ciò che è vivo e aderente all'anima popolare che vi si adegua.
in taluni paesi delle province di Palermo ed Agrigento si festeggia il maggio cantando "Primavera vinni " o "Vinni Maju, vinni amuri".
Fra le ninne nanne si trovano canzonette natalizie per Gesù Bambino che rappresentano un anello fra le ninne nanne vere e proprie ed i canti religiosi popolari.
Ogni avvenimento della vita è stato cantato dal popolo.

Per quanto riguarda i balli sono sopravvissuti quello nuziale chiavu, lu diavulecchiu (girotondo), la puliciusa (tarantella) e, fra gli altri, la fasola, una volta rappresentata e cantata (affine alla tarantella).


MUSICA SICILIANA:

[justify]La musica siciliana riguarda la tradizione musicale della Sicilia, maggiore isola del mar Mediterraneo.
È in stretta correlazione con le vicende storiche e le dominazioni succedutesi nei secoli in Sicilia; negli ultimi decenni, sono nati anche gruppi e musicisti di musica popolare che interpretano nuove canzoni in lingua siciliana.
La musica popolare siciliana affonda le proprie radici nelle elegie funebri e negli inni sacri introdotti dai greci e poi dagli arabi e successivamente dalla musica strumentale normanna.

La prima testimonianza musicale in lingua siciliana si deve alla scuola federiciana nel XIII secolo.
Al panorama letterario si connettono precisi riferimenti musicali, di cui ora ci si soffermerà, accennando anche a talune manifestazioni coreutiche. Nell'ambito dell'invenzione compositiva spiccano non poche componenti che sembrano derivare dalla musicalità ellenica.

Nell'immagine qui di lato la prima raccolta di canti siciliani, ed. Ricordi 1883.

La melodia siciliana, per esempio, tende a discendere dall'acuto, anzi dall'acutissimo al grave.
Inoltre, di zona in zona, si ha un mutamento caratteristico delle scale impiegate, ognuna delle quali assurge a dignità del “motto del paese”, ma che puntualmente si connettono agli antichi modi greci.
Ciò vale in parte anche per la tecnica della variazione che è eminentemente melismatica (fioriture di suoni su una sillaba o vocale del testo), ma poiché, spesso, tali ornamenti inglobano intervalli inferiori al semitono ne risulta che essi potrebbero derivare tanto dalle “chroai” del genere enarmonico ellenico come nelle gamme arabe, ricche, appunto, di simili intervallazioni.
Le ascendenze “saracene” si fanno inoltre sentire nelle modalità d'intonazione della voce, sempre tese ed aspre. L'orizzonte culturale ellenico riappare nello strumento principale dell'isola, vale a dire nel “mariòlu”, del tutto simile all'antica “lyra”, anche per i poteri terapeutici che si attribuiscono alle sue sonorità.
L'arte musicale è altresì presente nelle manifestazioni della fede Per esempio, con canti di giubilo nelle rappresentazioni del presepe “vivente” di Cianciana (Girgenti, Agrigento) e con lamenti, sostenuti da tamburi e strumenti a fiato, nel racconto della Passione di Cristo, quale si svolge ad Agira, in provincia di Enna.

Al complesso di espressioni testé menzionato si lega l'arte interpretativa del cantastorie.
Un tempo, essa era patrimonio di due gruppi principali: i cantori ambulanti veri e propri, dediti alle ballate cavalleresche e alle storie profane, e gli “orbi” (i ciechi), specializzati nelle narrazioni e nei canti religiosi e il cui nomadismo, per ovvi motivi, era limitato al circondario dei luoghi di pellegrinaggio o alle province.
Oggi i primi sopravvivono ancora, ma dall'inizio del secolo la loro funzione ha conosciuto un progressivo impoverimento: dapprima per l'influsso della musica “di consumo” e per il volgersi a soggetti di cronaca moderna, perlopiù “nera”, fattori che li hanno sradicati dal terreno più profondo della tradizione, e più recentemente, a causa di un processo d'intellettualizzazione tutto esteriore e dominato, non di rado, da sollecitazioni di politica spicciola.

Non meno interessanti le invenzioni coreografiche, contesto nel quale ha particolare rilievo il “Ballo della cordella”, sicuramente erede di una più antica danza della fertilità, come lasciano indurre il tempo dell'esecuzione (feste di maggio) e i fondamenti delle sue figurazioni.
Il ballo della cordella, infatti, si svolge intorno ad un palo, dalla cui sommità pendono lunghe cordicelle multicolori: evidente ricordo stilizzato dell'albero ricco di fiori.
Codesti nastri devono essere retti all'estremità libera dalla mano destra di ciascun interprete e intrecciati nel corso della danza; il centro che ha una sorta d'appannaggio di tale ballo è Petralia Sottana, in provincia di Palermo.
Fra le restanti forme coreografiche dell'isola si deve ricordare l'antica Siciliana, danza di carattere pastorale, in movimento moderato, tagliata in tempo di 6/8, 12/8 o 6/4, entrata nella sfera della musica colta e le danze funebri, pressoché scomparse, che ebbe molta voga nelle “suites” o nelle “sonate” (si prestò anche per la musica vocale e restò sempre una delle forme predilette dai musicisti, tanto che si trova non solo in opere del secolo scorso, ma anche in composizioni da camera di autori moderni).
E anche il Tataratà, una danza armata, e propiziatoria, risalente, secondo diversi studiosi, al periodo di dominazione islamica dell'isola, ancora praticata a Casteltermini.

Fonte: QUI
 
 
STRUMENTI TIPICI SONO:

TAMBUREDDU - (o n’cichincì) Strumento musicale appartenente alla classe dei membranofoni. E' formato da una membrana di pelle tesa su di un cerchio di legno, alto pochi centimetri, che reca entro apposite fenditure, un certo numero di piccole piastre metalliche accoppiate, girevoli su un fil di ferro.

In Sicilia e' chiamato comunemente tambureddu o tammureddu. La sua comparsa, probabilmente, risale al periodo della colonizzazione Greca VII secolo a.C.
Anticamente lo acquistavano le novelle spose per portare allegria nella nuova dimora.

FRISCALETTU - (Zufolo di canna) strumento musicale della famiglia degli aerofoni, affine al flauto dritto (dolce) ma dal timbro piu' robusto e brillante, e' costituito da un cilindro cavo di canna recante in tutto 9 fori (7anteriori e 2 posteriori). Strumento principe dei complessi folklorici e folkloristici siciliani, viene costruito solitamente nelle tonalita' di DO-SOL-LA.

Il suo nome varia da luogo a luogo, per cui si può incontrarlo anche come friscaliettu, friscaliattu, friscarettu, friscaloru etc… Fa eccezione San fratello (Messina), che ha parlata Gallo-Italica e ci da U vescot.

MARRANZANU - (il mariolu o ngannalaruni (lo scacciapensieri)) Strumento musicale della famiglia degli idiofoni a pizzico.

Numerose sono le sue varianti fonetiche in Sicilia. Mariolu e' il termine di Palermo, marranzanu quello di Catania , marranzuni a Messina
Altre varianti lessicali sono: ngannalarruni, nningalarruni, camarruni, malularruni etc….

QUARTARA - Usata come strumento musicale dai contadini agli inizi del 900, oggi fa parte integrante dei complessi folklorici. Viene suonata soffiando all'interno in un modo particolare e caratteristico che ne determina un suono da basso.
Puo' essere classificata nella famiglia degli aerofoni.



AZZARINU - (Sistro, Timpanu) Appartenente alla famiglia degli idiofoni.
Gli idiofoni sono strumenti musicali classificati all’inizio del ‘900 dal musicologo-antropologo Curt Sachs, che producono il suono dalle vibrazioni dello stesso materiale con il quale sono costruiti.
Si dividono in idiofoni a percussione, a scotimento, a raschiamento, a pizzico, ad aria, a frizione.
L'azzarinu appartiene alla famiglia degli idiofoni a percussione.
A codesto tipico strumento percussivo, è affidato il compito di scandire il tempo musicale. Di uso ormai del tutto raro, l'azzarinu, in passato lo si ritrovava quasi sempre a fianco della zampogna, soprattutto nelle novene celebrate in chiesa, o, come scriveva alla fine dell'Ottocento, Giuseppe Pitrè, "per accompagnare ai suoni e alle cadenze della chitarra, rendendola così più dolce e armoniosa".
Lo strumento consiste in una barretta d'acciaio piegata a forma di triangolo che, percossa da altra bacchetta dello stesso metallo, produce un suono estremamente squillante percepibile al di sopra di qualsiasi complesso orchestrale. Va tenuto sospeso per un vertice affinché suoni liberamente.
Lo strumento è costruito solitamente in maniera artigianale da fabbri utilizzando barre di metallo o acciaio a sezione circolare.
L'azzarinu (sistro) è conosciuto in Europa già nel XIV secolo, e fino all'Ottocento fu spesso suonato insieme alle campanelle. Fece la sua comparsa in orchestra nel corso del XVIII secolo, grazie alla moda per la musica militare turca che imperversava in quel periodo.
"N'azzarinu è n'attrizzu usatu p'addumari lu focu, furmatu di nu manichinu d'azzaru ca battennu supra na petra fucara pruduci spisiddi".

CIARAMEDDA - (o zampogna) Ancora sopravvive in alcune zone dell’Italia meridionale e delle Isole ma purtroppo è destinata con il tramonto della civiltà agro-pastorale a sopravvivere solo nei musei etnoantropologici insieme ad altri strumenti come il flauto di canna, i flauti a paro, i marranzani, i tamburelli, le quartane, le troccole. Ancora forse solo per poco resiste in determinati repertori come quello natalizio, delle novene.
La zampogna appartiene alla famiglia dell’oboe; il caratteristico otre, si gonfia per mezzo di un tubo funzionando da serbatoio d’aria. Nel messinese è in uso la zampogna a paro.

Qui sotto è riportato l'elenco delle canzoni popolari/folk della Sicilia, viene inoltre indicato se in archivio è presente o no il relativo testo (dialettale e/o italiano) e il video contenente il brano cantato (n.d.r.= per video è inteso il brano cantato).


INDICE

'A CAMMARATISA
BAMMINEDDU PICCILIDDU
E VUI DURMITI ANCORA
LU 'NGUI E LU 'NGUA
NINU NINU LU PICURARU
U BANNU DI CESARE


Ultima modifica di admin_italiacanora il Lun Ago 27, 2018 11:41 am, modificato 10 volte
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SICILIA - CANZONI POPOLARI / FOLK: 'A CAMMARATISA/...E VUI DURMITI ANCORA!

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Set 24, 2010 10:51 pm

'A CAMMARATISA
 
NOTE:
 
Canzone molto divertente, ironica e molto popolare nell’intera Sicilia, ma in special modo ad Agrigento, città ove risiede il suo autore Giovanni Moscato che l’ha cantata ed incisa su dischi e musicassette.
E’ anche un cavallo di battaglia del noto cantante folk Gian Campione.
 
 
...E VUI DURMITI ANCORA!
 
NOTE:
 
Edito da: G & P. Mignani - Firenze - Data: 1927
 
...E vui durmiti ancora! è una poesia siciliana scritta da Giovanni Formisano nel 1910 e musicata da Gaetano Emanuel Calì. La prima incisione del brano musicale (detto mattutina, che così si distingue dalla notturna, la serenata serale) è del 1927.

Nel 1910 il Calì ebbe modo di leggere i versi del suo concittadino, mentre era di ritorno da un viaggio di lavoro a Malta. La bellezza del testo lo colpì al punto che nella sola durata del viaggio - una notte - ne compose spinto dall'ispirazione lo spartito per musicarlo. Tuttavia la versione musicata rimase solo un progetto personale e dovette attendere il 1927 per essere finalmente incisa a Firenze, presso lo studio fonico Mignani, dove l'Autore incise buona parte dei suoi lavori.

Curiosità
Secondo la tradizione il brano non ebbe molto successo alla sua prima presentazione. Accadde però che una sera, molto tempo dopo la sua prima esecuzione, al Teatro Sangiorgi di Catania il soprano Tecla Scarano chiese al musicista (che in quel tempo era il direttore artistico dello stesso teatro) di poter cantare un pezzo di sua composizione. L'Emanuel Calì non era molto convinto nel presentare il brano - dati gli insuccessi precedenti - ma l'esecuzione della Scarano fu tale che il pubblico entusiasta si innamorò subito della canzone. Così si dice sia nato il mito di questa canzone.

Un altro fatto legato al brano ricorda come sul fronte della Carnia, durante la Prima guerra mondiale, in un momento di pausa un giovane soldato siciliano prese la sua chitarra e, al chiar di luna, intonò la canzone.
Il silenzio che aleggiava dava voce solo alle note della mattutina. Al termine dell'esecuzione si sentirono improvvisamente le urla di apprezzamento degli austriaci, avversari sul campo, ma compagni emotivamente: non arrivavano a capirne il senso, ma rimasero incantati dalla bellezza della musica. Come a dire che la musica supera le barriere, anche in guerra.

Interpreti
Il primo interprete fu ovviamente l'Emanuel Calì al Teatro Sangiorgi di Catania. Altri artisti celebri sono stati Alfio Marletta, tenore del complesso "I danzerini dell'Etna" negli anni '40 dello scorso secolo, Michelangelo Verso nel 1952 e in tempi più recenti il tenore siciliano Marcello Giordani.
Singolare è la versione del baritono taorminese Salvo Todaro che esce fuori dallo schema del cantante lirico eseguendo la "mattinata" , arrangiata dal maestro Alberto Tomarchio.
Nel 1958 il brano venne inciso da Pippo Rallo per la casa discografica Cetra.

Infine ricordiamo che il brano è stato riproposto anche dallo show-man Fiorello e dal cantante Andrea Bocelli nell'album Incanto del 2008.

Il duo ha riproposto il brano in coppia in una puntata dello show di Fiorello su Sky Uno.

Analisi del testo
La metrica del testo poetico è piuttosto semplice e rispetta la struttura "A-B-A-B-C-C" per la prima e "A-D-A-D-C-C" per la seconda parte. Il ritornello rispetta lo schema A-B-A-B-C-C delle strofe, senza però riprendere la rima iniziale, ma confermando solo l'ultima rima baciata.
Il testo musicale, Andantino appassionato nella sua prima stesura, aggiunge due nuove strofe alle parole con il preludio e l'intermezzo (entrambi in scala di SI). Originariamente venne composta per pianoforte, ma lo spartito fu adattato per mandolino dallo stesso Calì.
 
Fonte: QUI
 
 
 
'A CAMMARATISA
(canto popolare)

^^E VUI DURMITI ANCORA
(canto popolare)


^^

Testo dialettale:
Vinni a Giurgenti sta’ paisana
cu la speranza di la fortuna
matina e sira sta’ a passiari
ci scaccia l’occhiu a li pirsuni
ma nuddu tantu la sta’ a guardari
povera Nina comu av`a fari.

Tal’è che tisa tal’è che tisa
tal’è che tisa sta’ cammaratisa
tisa tisa tisa tisa
tisa tisa sta’ cammaratisa.

Tutta contenti sta’ paisana
si senti propriu na’ cittadina
li so’ parenti di Cammarata
l’hannu pi persa sta’ screanzata
so’ ma’ ci scrissi torna o paisi
trovi un picciottu e tu mariti.

Chi l’aiu tisa chi l’aiu tisa
chi l’aiu tisa sta’ cammaratisa
tisa tisa tisa tisa
tisa tisa sta’ cammaratisa.
Traduzione letterale:
E' venuta ad Agrigento questa paesana
con la speranza della fortuna
mattina e sera stà a passeggiare
ci fà l'cchietto alle persone
ma nessuno tanto la stà a guardare
povera Nina come deve fare.

Guarda com'è tesa, guarda com'è tesa
guarda com'è tesa questa cammaratisa
tesa tesa tesa tesa
tesa tesa questa cammaratisa

Tutta contenta questa paesana
si sente proprio una cittadina
i suoi parenti di Cammarata
la danno per persa questa screanzata
sua madre le scrisse torna al paese
trovi un ragazzo e te lo sposi

Come sta tesa, come sta tesa
come sta tesa questa cammaratisa
tesa tesa tesa tesa
tesa tesa questa cammaratisa.
^^
Testo dialettale:
Lu suli è già spuntatu 'ntra lu mari
e vui bidduzza mia durmiti ancora,
l'aceddi sunnu stanchi di cantari
e affriddati v'aspettanu cca fora,
supra 'ssu balcuneddu su pusati
e aspettunu quann'è cca v'affacciati !

Li ciuri senza vui non ponu stari
su tutti ccu li testi a pinnuluni,
ognunu d'iddi non voli sbucciari
su prima non si grapi 'ssu balcuni,
dintra lu buttuneddu su ammucciati
e aspettunu quann'è cca v'affacciati !

Lassati stari, non durmiti cchiui,
ca 'mmenzu ad iddi dintra sta vanedda
cci sugnu puri iù c'aspettu a vui
pri vidiri ssa facci accussi bedda
passu ccà fora tutti li nuttati
e aspettu sulu quannu v'affacciati.
Traduzione letterale:
Il sole è già spuntato in mezzo al mare
e voi dolcezza mia dormite ancora,
gli uccelli sono stanchi di cantare
e presi di freddo vi aspettano quà fuori,
sopra il vostro balcone sono poggiati
e aspettano quando voi vi affacciate !

I fiori senza di voi non possono stare
sono quasi tutti appassiti,
ognuno di essi non vuole sbocciare
se prima non si apre il balcone
dentro il bocciolo sono nascosti,
e aspettano quando vi affacciate !

Lasciate stare, non dormite più,
che in mezzo a loro dentro questo vicolo
ci sono pure io che vi aspetto
per vedere il vostro bellissimo viso
passo qui fuori tutte le notti
aspettando solo quando vi affacciate


Ultima modifica di admin_italiacanora il Gio Mar 23, 2017 12:35 pm, modificato 3 volte
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SICILIA - CANZONI POPOLARI / FOLK; NINU NINU LU PICURARU/U BANNU DI CESARE

Messaggio  admin_italiacanora il Dom Dic 23, 2012 8:09 pm

NINU NINU LU PICURARU
 
NOTE
 
Non solo chi è originario della Sicilia o è un appassionato del regista e autore teatrale e televisivo della Trinacria Andrea Camilleri, riesce a comprendere ed amare il dialetto locale.
Una vera e propria lingua a parte che esprime sentimenti, gioie e dolori e che in occasione del Natale non dimentica di pensare a rime a tema.
Ecco, quindi, un canto tradizionale siciliano da ascoltare dai più anziani o da provare a leggere e intonare durante i giorni di festa.
Letteralmente tradotto con Ninna nanna del pecoraro, è un canto di adorazione del Bambin Gesù, in cui si parla del pellegrinare dei pastori e dei contadini nella grotta di Betlemme per portare in dono alla Sacra Famiglia ciò che la terra ha fornito.
 
Fonte: QUI
 
 
NINU NINU LU PICURARU
Gruppo Folk Val di Mazara

^^U BANNU DI CESARE
Novena natalizia tratta dalla raccolta favara

^^

Testo dialettale:
Ninu Ninu lu picuraru
ciarameddi cci nnè ‘n paru,
E sunamuli tutti dui
ca Maria s’allegra cchiui.
Ha vinutu lu zammataru
e ‘un avia chi ci pur tari,
porta latti ‘nta la cisca
cascavaddu e tuma frisca.
Ha vinutu lu cacciaturi
Un avia chi ci purtari,
porta un liepru e ‘n cunigghiu
‘ppi la Matri e pri lu Figghiu.
Ha vinutu la zingaredda
ha vinutu di li muntagli,
porta ‘ntesta ‘na cannistredda
di nuciddi e di castagni.
Ha vinutu lu lignamaru
‘un avia chi ci pur tari,
porta un fasciu di ligna ranni
‘ppi asciugaricci li panni.
S’un su’ boni cumpatiti
e l’affettu riviviti,
cumpatiti Matri mia
pirchì semu a la campia!
Traduzione letterale:
^^
Testo dialettale:
Quannu Cesari ittau
ddu gran bannu rigurusu,
San Giuseppi si truvavu
'ntra la chiazza rispittusu.

San Giuseppi era cunfusu,
comu fazzu ccu Maria ?
siddu senti chistu bannu
voli veniri cu mia.

E Maria c' ha rispunnutu:
fatta sia la vuluntati!
Giacchè Diu l'ha dispunutu
vegnu dunni mi purtati.
Traduzione letterale:
Quando Cesare divulgo
quel gran bando rigoroso
San Giuseppe si trovò
nella piazza rispettoso.

San Giuseppe era confuso,
come faccio con Maria?
se ella sente questo bando
vuole venire con me.

E Maria gli ha risposto:
fatta sia la volontà
Giacchè Dio ha così disposto
vengo dove mi portate.

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SICILIA - CANZONI POPOLARI / FOLK: LU MATRIMONIU/SCOTULA SCOTULA

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Mag 26, 2017 3:55 pm


LU MATRIMONIU "Tirituppi e T'appi"
 
NOTE
 
I Calandra & Calandra con il videoclip dal titolo “Lu Matrimoniu (Tirituppi e T’appi)” per la regia di Baldo Messina.

Il videoclip è ambientato nella Sicilia degli anni ’50 e girato in splendidi scenari come le grotte di Custonaci (TP) dove viene realizzato il famosissimo presepe, il Santuario di Custonaci e al Baglio Abbate di Balestrate (PA).
Nel CAST molti volti noti del cabaret siciliano e una numerosissima presenza di attori e comparse.

"Semplicemente favoloso… paesaggio, enogastronomia, bellezza delle donne siciliane tra atavico pudore e sensualita’ esplosiva, facce da siciliani a cui calzano a pennello le coppole nere d’ordinanza… lo splendido Real Duomo neogotico di Erice, il villaggio preistorico delle grotte scurati… un matrimonio anni 50 che non e’ molto diverso da quelli odierni…. il matrimonio ancora oggi in Sicilia e’ il trionfo della Famiglia intesa in tutti i sensi…. la vera forza di un siciliano nel mondo e’ la Famiglia intesa come un nido a cui potere sempre tornare….. l’eccessivo familiarismo e’ stato anche un handicap…. ma chi veramente ti puo’ essere vicino nella vita?
Aantica saggezza greca, araba e fenicia…. in Sicilia il passato non passa mai”.
 
Fonte: QUI
 
 
LU MATRIMONIU

^^SCOTULA SCOTULA


^^

Testo dialettale:
Tra du simani iu mi maritu
un m'aji pruvatu ancora mancu lu vestitu
dopu vint'anni di stari zitu
tra dui simani forsi iu m i maritu
Quasi cuntenti foru l'amici e parenti
qualcunu dissi: viri dopu ti nni penti
Menu felici fu lu zo Antoniu
dissi: sugnu cuntrariu a stu matrimoniu.
Cunfetti boni... e bouquet chiù di na rota
... tra spinni e spanni spennu assai sulu nnà vota
tra discussioni murmuri e lamenti
... si presentaru quasi tutti li parenti.

(Patri Cottone) misu a l'artari... nni rissi
PRESTU E' TARDU vati a maritari...?
Tra un Patri Nostru e nn' Avi Maria
me cumpari chiù l'aneddi un n ‘avia.

Unn ‘attrova chiù l'aneddi lu parrinu
s'arrabbia… l'Omelia
e me soggira aggiannia
la me zita mi talia e la curpa duna a mia
e cu fa a fotografia dici mi chi camurria...
arrivau lu Saristanu e l'aneddi avia n'manu.
(Cit .Marcia nuziale)
RIT.Senza tuppu un t'appi...
cu lu tuppu t'appi
Senza Tuppu un t'appi
cu lu Tuppu t'appi comu t'appi t'appi
tirituppi e tappi cu tuppu e tacchi
tra tacchi e tuppu

tirituppi tappi comu t'appi t'appi
menu cuntenti fu lu Zzù NITTU
iddu mi rissi Viri di filari dittu...!

Fora la chiesa a la nisciuta…
lanciu di risu e gran battitu di manu
fotu di ritu cu tutti quanti…
Strincìti un pocu e tu mettiti d'avanti

Chi firnicia quantu pinseri
ciuri, chiesa, orchestra sala e cammareri.
Menu cuntenti fu lu ZZu' VITU
iddu mi rissi: t'avii a stari ancora zitu

Lu cammareri menzu stunatu
versà lu vinu giustu supra a (Don Tanino)
tra n'arancina e la cassata
chistu mi voli rovinari la jurnata
la jurnata è rovinata...
Don Tanino s'arrabbia dici
giustu giustu a mia
e me soggira aggiannia
me mugghieri mi talia e la curpa duna a mia
e cu fa a fotografia dici mi chi camurria...
arrivau lu saristanu e li bicchiera avia n'manu
cin cin …bacio, bacio, bacio. Abballa i Sposi!

RIT.Senza tuppu un t'appi.cu lu tuppu t'appi
Senza Tuppu un t'appi
cu lu Tuppu t'appi comu t'appi t'appi
tirituppi e tappi cu tuppu e tacchi
tra tacchi e tuppu tirituppi tappi comu t'appi t'appi

RIT.Senza tuppu un t'appi...
cu lu tuppu t'appi
Senza Tuppu un t'appi cu lu Tuppu t'appi
comu t'appi t'appi
tirituppi e tappi cu tuppu e tacchi
tra tacchi e tuppu tirituppi tappi
comu t'appi t'appi…
lu chiu deciso fu lu ZZù Totò. .dissi:
ora tutti a la casa, va si no.!
 
Fonte: QUI
Traduzione letterale:
^^
Testo dialettale:
Quannu era nicareddu tutti ricianu talè che beddu
Ora ca sugnu crisciutu nuddu mi duna nna manu d’aiutu
Ti parranu du munnu e ti cuntanu che è beddu e tunnu
Ma sacciu ca pi liggi di natura un si nasci cu la stessa misura
--------------------------------------------------------------------------------
Rit. C’è cu nasci beddu c’è cu nasci bruttu
C’è cu nasci longhu e cu curtu
C’è cu nasci riccu e cu nasci scarsu
E c’è cu avi sempri n’manu l’assu
Musica
Quantu semu nta stu mannu a cuntalli quasi mi cunfunnu
C’è cu sciala a mai finiri C’è cu chianci e c’è cu riri
E c’è cu un po’ manciari e cu fa tri voti u jornu a spisa
Poi c’è cu nasci nuru mentri c’è cu nasci già cu la cammisa
………………………………………………………………………………………………
Rit. C’è cu nasci biancu c’è cu nasci scuru
C’è cu è in cumpagnia e cu nasci sulu
C’è cu è ginirusu e cu nasci avaru
C’è cu nasci pupu e cu puparu
………………………………………………………………………………………
Musica
C’è cu pisa e cu abbannia
C’è cu accatta e cu talia
C’è cu sona e c’è cu canta
E cu appatta sempri la sittanta
………………………………………………………………………………………………….
e c’è cu parra parra troppu spissu e fa finta chi un ci senti
e c’è sempri cu cala e isa la testa a nchi si un capisci nenti
Rit. C’è cu nasci beddu c’è cu nasci bruttu
C’è cu nasci longhu e cu curtu
C’è cu nasci riccu e cu nasci scarsu
E c’è cu avi sempri n’manu l’assu

Musica

Scotula scotula scotula scotula scotula scotula scotula
Scotula scotula scotula scotula scotula scotula scotula
 
Fonte: QUI
Traduzione letterale:


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LU 'NGUI E LU 'NGUA/BAMMINEDDU PICCILIDDU

Messaggio  admin_italiacanora il Lun Ago 27, 2018 11:38 am

LU 'NGUI E LU 'NGUA
 
NOTE
 
Interessante ed antica canzone che prende il nome onomatopeico dal suono emesso dal lattante «’ngui – ‘ngua».
E’ un inno alla paternità, all’amore filiale; la gioia della nascita si somma al fatto che è nato un figlio maschio, che una volta nella cultura contadina era una benedizione perché crescendo poteva aiutare il padre nei campi e così portare benessere a tutta la famiglia, al contrario della figlia femmina alla quale bisognava procurare la dote per maritarla.
Bello il paragone tra casa senza bambini e chiesa senza santi, anche la vita di u re sarebbe insipida se non ci fosse un figlio. Tonalità in Re minore. Il verso è ottonario e settenario.
 
Fonte: QUI
 
 
 
LU 'NGUI E LU 'NGUA
 
   BAMMINEDDU PICCILIDDU
 
   

Testo dialettale:
Chi masculu, chi masculu
stanotti mi nasciu,
beddu pari un San Paulu
stu nicareddu miu.
Vinni pi ralligrarici
la casa a so papà;
oh! quantu è beddu sentiri
lu ‘nguì, lu nguì e lu ‘nguà.
2) La casa senza niciuli
è chiesa senza santi,
passa la vita ‘nzipita
magari s’è rignanti.
Nun c’è na vuci angelica
ca ti chiama papà.
Nun c’è na donna amabili
nun c’è, lu nguì, lu ‘nguà.
3)L’omu ‘nta la vicchiaia
cci accrisci lu sturtigghiu,
disia magari l’alitu
d’un figghiu o d’una figghia.
Mentri iu filicissimu
quannu agghicu a dd’età,
tra figghi, nori e jennari
c’è sempri lu ‘nguì e lu ‘nguà
Traduzione letterale:
Che figlio maschio, che figlio maschio
questa notte mi è nato,
bello sembra San Paolo
questo piccolino mio.
E’ venuto per rallegrarci
la casa a suo papà;
oh! quanto è bello sentire
lu ‘nguì, lu nguì e lu ‘nguà.
2) La casa senza piccoli
è chiesa senza santi,
trascorre la vita insipida
anche se è regnante.
Non c’è la voce angelica
che ti chioama papà.
Non c’è la donna amabile
nun c’è, lu nguì, lu ‘nguà.
3)L’uomo nella vecchiaia
vede accrescere il desiderio,
desidera magari l’alito
di un figlio o d’una figlia.
Mentre io sarò felicissimo
quando arrivo a quell’età,
tra figli, nuore e generi
c’è sempre lu ‘nguì e lu ‘nguà.
 
Fonte: QUI
   
Testo dialettale:
Bambineddu, picciliddu,
lù me' cori ù voli Iddu;
Iddu cianci ca lu voli,
Bambineddu arrobba cori;
Iddu cianci ca lu voli,
Bambineddu arrobba cori
Bambuneddu balla balla
ca lu cianu è tuttu tò,
unni posi lu to piduzzu
nasci gigliu e basilicò;
unni posi lu to piduzzu
nasci gigliu e basilicò.
Lu Bambinu mentri juvaca
si chiamava li picciliddi
e firriavunu ‘ntunnu ntunnu
e jucava tuttu lu munnu. (2 volte)
Mariuzza si 'nni iu a sidiri
ni la casa di Sant'Anna
lu bambinu si misi a cianciri
“Matri mia vogliu la nanna”
lu bambinu si misi a cianciri
“Matri mia vogliu la nanna”
Mentri figliu vuliti viniri
vi cci portu vulenteri
là va trovi lu circu tunnu
e la nanna ti fa jucari
là va trovi lu circu tunnu
e la nanna ti fa jucari.
Traduzione letterale:
Bambinello, piccolino,
il mio cuore lo vuole Lui;
Lui piange che lo vuole,
Bambinello ruba cuore;
Lui piange che lo vuole,
Bambinello ruba cuore;
Bambinello balla, balla,
che il cortile è tutto tuo,
dove posi il tuo piedino
nasce giglio e basilico;
dove posi il tuo piedino
nasce giglio e basilico;
Il Bambino mentre giocava
si chiamava i bambini
e giravano intorno intorno
e giocava tutto il mondo
Mariuccia(°) se n’è andata a sedere
nella casa di Sant’Anna
il bambino si mise a piangere
“Madre mia voglio la nanna”
il bambino si mise a piangere
“Madre mia voglio la nanna”
Mentre figlio, volete venire
vi ci porto volentieri
Là vai a trovare il circo tondo
e la nanna ti fa giocare.
Là vai a trovare il circo tondo
e la nanna ti fa giocare.

(°) Maria, la madre di Gesù.
 
Fonte: QUI
 
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Re: SICILIA - CANZONI POPOLARI/FOLK

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