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GIORGIO GABER - BIOGRAFIA

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GIORGIO GABER - BIOGRAFIA

Messaggio  admin_italiacanora il Mar Lug 06, 2010 2:46 pm

Giorgio Gaber, nome d'arte di Giorgio Gaberscik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), è stato un cantautore, attore e commediografo italiano.
In realtà, qualsiasi definizione risulta inadeguata a un personaggio così eclettico, affettuosamente chiamato "il Signor G" dai suoi estimatori. È stato anche un chitarrista di vaglia, tra i primi interpreti del rock and roll in italiano (tra il 1958 e il 1960).
Molto apprezzate sono state anche le sue performance come autore ed attore teatrale; è stato iniziatore, assieme a Sandro Luporini, del 'genere' del teatro canzone.
A Giorgio Gaber è dedicato il rinnovato auditorium sotterraneo del Grattacielo Pirelli, a Milano.
Gli esordi
Nasce a Milano in via Londonio 28 da una famiglia piccolo-borghese; i genitori si sono conosciuti e sposati in Veneto (madre veneta e padre istriano), successivamente si sono trasferiti in Lombardia in cerca di fortuna.
Il padre Guido, scomparso nel 1978, fa l'impiegato, la madre è casalinga; il fratello Marcello, più grande di sette anni, compie gli studi di geometra e suona la chitarra. Lo stato di salute di Giorgio è cagionevole: durante l'infanzia si ammala più volte. Un brutto infortunio al braccio sinistro (che gli procurò una lieve paralisi alla mano), occorsogli verso gli otto-nove anni, gli impone un'attività costante ai fini della rieducazione motoria: considerato che il fratello maggiore suona la chitarra, anche Giorgio impara a suonarla. L'idea dà buoni risultati, sia sotto il profilo medico che sotto quello artistico. Da adulto, Gaber dira: “Tutta la mia carriera nasce da questa malattia”.
I suoi chitarristi modello sono i jazzisti americani: Barney Kessel, Tal Farlow, Billy Bauer. Gaber, da adolescente, non pensa ancora a cantare: è essenzialmente uno strumentista. Vive la musica come momento di divertimento, di svago, essendo la sua attività principale quella di studente. Cerca di imparare anche dai musicisti italiani: a Milano può ascoltare dal vivo Franco Cerri, che suona alla Taverna Messicana.
La sua carriera da chitarrista inizia nel gruppo di Ghigo Agosti «Ghigo e gli arrabbiati», gruppo che nasce all'Hot Club di Milano; ed esordisce al festival jazz del 1954. Non si fa ancora chiamare “Gaber”: si presenta al pubblico con il suo vero cognome, Gaberscik.
Dopo due anni di serate, tra musica leggera (per guadagnare) e jazz (per passione) entra nei Rock Boys, il gruppo di Adriano Celentano, in cui al pianoforte suona Enzo Jannacci. Nel 1957 il gruppo compare in televisione nella trasmissione abbinata alla Lotteria Italia Voci e volti della fortuna. Conosce in questo periodo Luigi Tenco, trasferitosi a Milano da Genova. Con lui forma il suo primo gruppo, così composto: Jannacci al pianoforte, Tenco e Paolo Tomelleri al sax, Gaber e Gianfranco Reverberi alla chitarra. I «Rocky Mountains Old Times Stompers» (questo il nome completo del gruppo) si esibiscono nel celebre club milanese Santa Tecla. Gaber e Tenco compongono insieme alcuni brani, sviluppando parallelamente un'intensa amicizia.
Tra il 1957 e il 1958 Gaber, Tenco, Jannacci, Tomelleri e Reverberi partecipano ad una tournée di Adriano Celentano in Germania.
Nel 1958, a 19 anni Gaber si diploma ragioniere. In estate parte per Genova, dove trascorre la stagione estiva suonando nei locali in un trio basso-chitarra-pianoforte con Tenco. Per la prima volta sperimenta le sue doti di cantante.
In autunno si iscrive all'Università Bocconi di Milano, mantenendosi gli studi con il lavoro da chitarrista e cantante dei «Rocky Mountains» al Santa Tecla.
Viene notato da Nanni Ricordi, direttore artistico dell'omonima casa editrice musicale, che lo invita ad un provino. Gaber comincia la carriera da solista, con l'incisione per la neonata Dischi Ricordi, branca della storica casa editrice musicale per la musica leggera, di quattro canzoni, due originali in italiano: Ciao ti dirò (rock) e Da te era bello restar (lento), e due successi americani: Be-bop-a-lula e Love Me Forever. Sull'etichetta del 45 giri si legge: «Giorgio Gaber e la sua Rolling Crew». Per la prima volta appare il suo nome d'arte. Firmata da Giorgio Calabrese e Gianfranco Reverberi Ciao ti dirò è uno dei primi brani rock in italiano; Gaber non fu accompagnato dal suo gruppo, ma da musicisti già sotto contratto alla Ricordi, tra cui Franco Cerri alla chitarra e Gianni Basso al sassofono, entrambi jazzisti; il primo disco frutterà a Gaber un'apparizione in tv alla trasmissione Il Musichiere condotto da Mario Riva (1959).
Dal vivo con Jannacci
Nella primavera del 1959 Gaber partecipa, con tutti i nuovi artisti del momento – tra cui Mina, Celentano e Little Tony – a una serata rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano.
Nello stesso anno forma con Enzo Jannacci un duo, I Due Corsari, che debutta con il 45 giri 24 ore/Ehi! Stella. La formazione incide altri 45 giri: Una fetta di limone (1960) è uno dei loro maggiori successi.
Alla fine del 1959 Gaber si iscrive alla SIAE, come melodista e paroliere.
Il successo
Dopo i primi 45 giri, Gaber raggiunge il successo nel 1960 con Non arrossire; nello stesso anno incide la sua canzone più conosciuta tra quelle del primo periodo, La ballata del Cerutti, con il testo dello scrittore Umberto Simonetta. L'anno prima ha conosciuto Sandro Luporini, pittore viareggino, che diventerà il coautore di tutta la sua produzione musicale e teatrale più significativa. Tra le prime canzoni scritte insieme, Così felice e Barbera e champagne. Durante gli anni '60 la maggior parte delle canzoni di maggior successo sono scritte da Simonetta: Trani a gogò (1962), Goganga, Porta Romana (1963), che fruttano a Gaber molte apparizioni televisive.
Gaber è attratto anche dalla canzone francese: ascolta gli chansonniers della Rive Gauche parigina, cui riconosce uno spessore culturale, un'attenzione ai testi che manca nella musica leggera italiana. “Il mio maestro è stato Jacques Brel”.
Gaber, come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Jannacci e Tenco sono alla ricerca di un punto di equilibrio tra le influenze americane (rock e jazz) e la canzone francese. Lo trovano nella canzone d'autore in italiano. I primi cantautori nascono in questo periodo, e Gaber è tra loro.
Dopo un sodalizio sentimentale-artistico con la cantante e attrice Maria Monti (insieme avevano scritto Non arrossire), il 12 aprile 1965 Gaber sposa Ombretta Colli, allora studentessa di lingue orientali (russo e cinese) all'Università Statale di Milano. Il 12 gennaio 1966 nasce la loro unica figlia, Dalia.
Negli anni Sessanta Gaber partecipa a quattro edizioni di Sanremo:
* nel 1961 con il brano "Benzina e cerini" (scritto tra gli altri da Enzo Jannacci),
* nel 1964 presenta Così felice;
* nel 1966 con uno dei suoi successi più grandi, Mai, mai, mai (Valentina),
* nel 1967 con ...E allora dài!;

questi ultimi due brani sono incisi per la Ri-Fi, etichetta a cui è passato dopo aver abbandonato la Ricordi e per cui pubblica nel 1965 un album insieme a Mina (con cui nel 1969 effettuerà anche un tour), Mina & Gaber: un'ora con loro.
Nell'estate del 1966 partecipa al 14° Festival della Canzone Napoletana, dove si classifica al secondo posto con il brano di Alberto Testa e Giordano Bruno Martelli 'A Pizza, eseguito in coppia con Aurelio Fierro.
Con Jannacci in televisione
Nel 1967 partecipa alla quarta edizione del Festival delle Rose con il brano Suona chitarra, cantato in duetto con Pippo Franco.
In quegli anni gira molti caroselli, partecipa a numerose trasmissioni televisive, idea e conduce le sue trasmissioni. Alterna all'attività di cantante quella di presentatore e organizzatore di programmi. Gaber è uno dei volti più popolari della televisione.
Non dimentica i Rocky Mountains, con cui suona nei locali famosi e meno famosi di Milano. Contribuisce al lancio del giovane Franco Battiato.
Nel 1968 partecipa alla commedia musicale western per la televisione: Non cantare, spara, nei panni di un cantastorie mezzosangue che canta la "Ballata di Abilene" e riassume le puntate precedenti, all'inizio di ognuna delle 8 puntate.
Sempre nel 1968 passa alla Vedette, con cui incide altri successi come Torpedo blu (nello stesso anno), Come è bella la città, esempio di inserimento di tematiche sociali nella canzone e Il Riccardo (entrambe nel 1969) e Barbera e champagne (nel 1970).
Sul finire degli anni sessanta, Gaber comincia a maturare uno stile musicale più colto e impegnato, testimoniato dagli album L'asse di equilibrio (album concettuale del 1968) e Sexus et politica del 1970, in cui esegue canzoni scritte su testi di autori latini.
All'apice della popolarità, nel 1970 presenta il suo ultimo varietà televisivo: E noi qui , del sabato sera. Poi abbandona gli schermi tv e inizia una nuova carriera sul palcoscenico.
Il nuovo percorso artistico: il teatro canzone
« La fine degli anni Sessanta era un periodo straordinario, carico di tensione, di voglia, al di là degli avvenimenti politici e no, che conosciamo, e fare televisione era diventato dequalificante. Mi nauseava un po' una certa formula, mi stavano strette le sue limitazioni di censura, di linguaggio, di espressività, e allora mi dissi, d'accordo, ho fatto questo lavoro e ho avuto successo, ma ora a questo successo vorrei porre delle condizioni. Mi sembrò che l'attività teatrale riacquistasse un senso alla luce del mio rifiuto di un certo narcisismo. »
(G. Harari, «Giorgio Gaber», Rockstar, gennaio 1993.)
« Poi mi sono chiesto se [il] successo, la popolarità e il denaro che ne derivava dovessero condizionare la mia vita, le mie scelte. La risposta mi sembra risulti chiara: ho scoperto che il teatro mi era più congeniale, mi divertiva di più, mi permetteva un'espressione diretta, senza la mediazione del disco o di una telecamera frapposta tra l'artista e il suo pubblico. Le entrate erano sicuramente minori rispetto ai proventi derivanti dalla vendita dei dischi, ma guadagnavo abbastanza da non dover soffrire la scelta di campo. Rispetto al denaro, io penso che se si riesce a guadagnare una lira di più di quello che è necessario per vivere discretamente si è ricchi. »
(C. Pino (a cura di), «Da Goganga al Dio Bambino», in Amico treno, Baldini & Castoldi, 1997)
Il debutto in teatro di Giorgio Gaber risale al 1959, al Teatro Girolamo con l'allora fidanzata Maria Monti. Il recital aveva per titolo Il Giorgio e la Maria. La Monti recitava dei monologhi su Milano, Gaber interveniva tra i monologhi con le sue canzoni.
Nel 1960 Gaber incide un 45 giri con Dario Fo: Il mio amico Aldo, dove il primo canta e il secondo recita. Gaber conosce il teatro di Fo e se ne appassiona.
Il 1970 è l'anno della svolta: Gaber rinuncia all'enorme successo televisivo e porta "la canzone a teatro" (creando il genere del teatro canzone). Si sentiva “ingabbiato” nella parte di cantante e di presentatore televisivo, costretto a recitare un ruolo. Lascia questo ambiente e si spoglia del ruolo di affabulatore. Il Gaber che tutti hanno conosciuto non c'è più: appartiene al passato.
Riparte da capo e si presenta al pubblico così com'è. Per questo crea il «Signor G», un personaggio che non recita più un ruolo: recita se stesso. Quindi “una persona piena di contraddizioni e di dolori”, un signore come tutti. “Il signor G è un signor Gaber, che sono io, è Luporini, noi, insomma, che tentiamo una specie di spersonalizzazione per identificarci in tanta gente”. Oltre a inventare un nuovo personaggio, crea un nuovo genere: lo spettacolo a tema con canzoni che lo sviluppano, inframmezzate da monologhi e racconti.
Con la sua nuova casa discografica, la Carosello, Gaber pubblica sia le registrazioni dal vivo degli spettacoli teatrali sia gli album registrati in studio.
Gli spettacoli e gli album del periodo 1970-1974
« La scoperta del teatro, cioè di un mezzo che mi consentiva di dire quello che pensavo tramite il mio mestiere, è stata di enorme importanza. Le due ore di spettacolo, per esempio: guai se fosse un quarto d'ora, perché io ho problemi di sblocco iniziale, di accostamento a quella spudoratezza che ogni artista credo debba avere, e che a me arriva man mano che vado avanti, perché all'inizio dello spettacolo io scapperei via. Credo di avere, di base, una sorta di chiusura che mi fa quasi dire alla platea: "Scusate, io sono su e voi siete giù, ma è un fatto casuale, succede perché stavolta sono io che devo dirvi qualcosa". »
(F. Zampa, «Individuo vieni fuori», Il Messaggero, 29 ottobre 1983)
« La formula in un primo momento comprende solo canzoni, poiché ancora non recito, e piccoli interventi parlati che via via si trasformeranno in monologhi, dove si affronta un tema – la condizione schizoide piuttosto che la libertà obbligatoria, o la psicanalisi – come in uno spettacolo di prosa, sviluppato però attraverso canzoni e poi monologhi. Il mio approccio è già diverso da quello classico della musica leggera, che prevede che il pubblico venga a vedere uno spettacolo di canzoni che conosce già: da me si vengono a vedere canzoni che non si conoscono. »
(G. Harari, «Giorgio Gaber», Rockstar, gennaio 1993)
Stagione 1970-71
Dopo un'anteprima il 6 ottobre 1970 presso gli studi Regson di Milano (valevole per la registrazione dello spettacolo dal vivo per la Carosello), il 21 ottobre «Il signor G» debutta al Teatro San Rocco di Seregno, con la regia di Giuseppe Recchia e la direzione musicale di Giorgio Casellato. Gaber porta il recital in tournée nei teatri del circuito regionale lombardo.
« Capii che potevo vivere così e che quella era la mia strada. Vivevo meglio. All'inizio ebbi un po' di paura, perché dopo i “pienoni” con Mina nessuno veniva più a vedermi. Però, nonostante lo choc, dentro di me sentivo che era giusto farlo. »
(A. Scanzi, «Anche per oggi non si vola», Il Mucchio Selvaggio, marzo 1999)
In teatro Gaber si sente più libero: i testi (quasi interamente scritti con Sandro Luporini, cui la sua opera deve molto) si caratterizzano per l'intelligenza dello sviluppo di molte tematiche sociali e politiche, spesso controcorrente; Gaber si fa più aggressivo e arrabbiato e, avvalendosi del suo spessore artistico, si scaglia contro l'ipocrisia e la falsa coscienza delle persone.

Stagione 1971-72
Musica: I borghesi, album registrato in studio da ricordare per l'omonimo brano, per una versione italiana di una canzone di Jacques Brel, Che bella gente ("Ces gens-là"), per una reincisione di La chiesa si rinnova, con un nuovo testo, e per il brano originale L'amico. Teatro: «Storie vecchie e nuove del Signor G». Lo spettacolo è concepito come un ampliamento de “Il Signor G”. Il tema dominante è il dialogo tra “G”, uomo adulto, e i giovani.

Stagione 1972-73
Teatro: «Dialogo tra un impegnato e un non so». È il primo spettacolo interamente concepito e scritto a quattro mani tra Gaber e Luporini. Gaber affronta in maniera originale ed emozionante argomenti quali la disumanizzazione dell'individuo nel mondo capitalizzato (L'ingranaggio, Il pelo) e la presa di distanza da moralisti e intellettuali. Le canzoni Lo Shampo e Libertà è partecipazione si imprimono nella memoria del pubblico.
Il disco dal vivo viene registrato nelle serate del 6-7-8 novembre 1972 a Genova. Prosegue il dialogo con i giovani, tra spinte utopistiche e trasgressive che vengono dall'esterno, e quello che sentiamo dentro.
Musica: la Carosello pubblica la raccolta Gaber al Piccolo, contenente brani tratti dal nuovo spettacolo, da “Il signor G” e da “I borghesi”.

Stagione 1973-74
Teatro: «Far finta di essere sani». Gaber/Luporini sottolineano una certa incapacità di far convergere gli ideali con il vivere quotidiano, il personale con il politico. Il “signor G” vive, nello stesso momento, la voglia di essere una cosa e l'impossibilità di esserla. È forte lo slancio utopistico, che ha il suo culmine nel brano Chiedo scusa se parlo di Maria a dominare la scena.
Questa volta non viene pubblicata la registrazione integrale dello spettacolo, ma solo le canzoni, senza i monologhi. La registrazione avviene tra il 12 e il 20 settembre a Milano.
L'ultima replica stagionale di Far finta di essere sani viene data all'ospedale psichiatrico di Voghera.
Negli anni, l'affluenza del pubblico agli spettacoli di Gaber è andata in aumento: “Il signor G” ha avuto in totale 18.000 spettatori; il “Dialogo” ha toccato le 166 recite con 130.000 presenze; “Far finta di essere sani” è stato rappresentato 182 volte e visto da 186.000 spettatori.
Con questo spettacolo termina il periodo di sintonia tra Gaber e il “movimento” (cioè il pubblico impegnato di sinistra). Da qui in avanti, infatti, il “cantattore” ne prenderà gradualmente le distanze, considerandolo ormai incapace di aggregare gli individui se non cedendo al processo di massificazione.
Gli spettacoli del periodo 1974-1980
« Mi pare che il discorso sia continuo. Parte con i reduci del '68 e descrive la crisi dell'individuo con la sua perdita d'identità, il suo non sapere chi è, il suo bisogno di avere una carta d'identità per riconoscersi e lo segue in tutti gli sforzi che fa per togliersi di dosso questo peso della produzione che lo schiaccia, la sua ricerca di libertà che troppo spesso si rivela non antagonistica al sistema e alla produzione. »
(L. Lanza, «L'uomo spappolato», A, n. 52, dicembre 1976-gennaio 1977)

Stagione 1974-75
«Anche per oggi non si vola» è il primo spettacolo ad insinuare il dubbio che il bisogno di cambiamento avvertito in quegli anni si stia dissolvendo in una sorta di moda o di atteggiamento di comodo: pezzi come Il coniglio, Angeleri Giuseppe, L'Analisi, La realtà è un uccello, smascherano con pungente ironia l'incapacità di proporre nel quotidiano dei veri e propri cambiamenti.
Lo spettacolo viene registrato dal vivo il 9 ottobre 1974 a Milano ai fini dell'incisione del disco su etichetta Carosello. La sala è il Teatro Lirico meneghino, che viene riaperto per l'occasione dopo i restauri.
Nell'estate del 1975 si esibisce davanti a 40.000 persone alla “Festa del proletariato giovanile”, al Parco Lambro a Milano. Gaber chiude il festival dopo Franco Battiato e la PFM.

Stagione 1975-76
È in scena con Giorgio Gaber-Recital, spettacolo antologico dove presenta il meglio del suo teatro-canzone.

Stagione 1976-77
«Libertà obbligatoria» ha come tema principale il rapporto tra individuo e sistema. “Da un lato esistono persone che accettano passivamente tutto quanto viene loro propinato dal sistema. Dall'altro esistono quelli che credono di porsi in modo antagonistico al sistema, ma il loro antagonismo è fasullo e nel giro di breve tempo viene recuperato. Vedi la moda dei jeans che ormai alimentano vere e proprie industrie. Entrambi i tipi non sfuggono alla massificazione.”. In questo spettacolo Gaber canta la memorabile Le elezioni. Un altro tema, che prende forma in questo spettacolo e che sarà ampliato in quelli successivi, è quello del rapporto tra l'individuo e il proprio corpo. Per Gaber/Luporini il sistema capitalistico è entrato talmente nella vita dell'uomo da modificare nell'individuo la coscienza del proprio corpo e dei propri bisogni.
Lo spettacolo viene registrato dal vivo il 14 ottobre 1976 al Teatro Duse di Bologna per la Carosello. Per la prima volta Gaber suona la chitarra durante lo spettacolo. Con Libertà obbligatoria termina la collaborazione con Giorgio Casellato per gli arrangiamenti.
Nel 1977-78 Gaber e Luporini preparano un testo per il teatro dal titolo Progetto per una rivoluzione a Milano 2, tratto dal libro di Alain Robbe-Grillet Progetto per una rivoluzione a New York, e ambientato proprio nella città satellite. Lo spettacolo rimarrà allo stadio di progetto.
Gaber avverte di essere arrivato a un punto di saturazione del modulo monologo canzoni e, d'intesa con Luporini, decide di fermarsi per un anno.

Stagione 1978-79
«Polli di allevamento» (debutto il 3 ottobre a Parma) è il recital della vera e propria svolta: in un vortice di critiche crescenti che hanno il loro culmine in La festa e Quando è moda è moda (canzone finale dello spettacolo), Gaber esprime tutta la sua delusione verso quei giovani che affermano di lottare «contro» il sistema, mentre in realtà la loro è una finta battaglia, è un atteggiamento. Le mezze misure vengono abbandonate per lasciare posto all'assoluto distacco da tutto ciò che è stato, come se si sentisse il bisogno di isolarsi da una società in caduta libera per recuperare frammenti di individualità, di contatto reale con se stessi. Lo spettacolo scatena una grande ondata di sdegno da parte di quelle aree del mondo politico che avevano sempre tentato di tenere sotto controllo l'uragano mediatico scatenato dal Teatro-canzone.
Anche questo spettacolo viene registrato dal vivo al Teatro Duse di Bologna (il 18 ottobre 1978) ai fini dell'incisione del disco su etichetta Carosello.
Le orchestrazioni sono curate da Franco Battiato e Giusto Pio, distaccandosi notevolmente da quelle precedenti: al posto di basso, batteria e chitarre elettriche compaiono sintetizzatori, fiati e quartetti d'archi.
L'accoglienza nelle sale è difficile: in molti teatri Gaber viene fatto bersaglio del lancio di oggetti. Gaber racconta: “È chiaro che mentre mi tiravano le monetine o mi insultavano per «Quando è moda è moda» dicevo: 'cavolo, guarda che avventura mi son preso. Ma chi me o ha fatto fare?'. Però, ripeto, è un grosso privilegio il poter andare lì e dire quello che pensi". E ancora: “[Quando] finisco lo spettacolo, so benissimo che s'incavoleranno, che fischieranno, sento questa cosa che mi arriva addosso e di nuovo rimango con l'occhio spalancato di notte, mi ritrovo a non addormentarmi fino alle otto di mattina per superare questo choc dello scontro". Al termine dell'estenuante tournée, Gaber decide di scendere dal palcoscenico per due anni.
Ritorna in sala d'incisione e nel 1980 pubblica l'album Pressione bassa. Nello stesso anno esce la dirompente Io se fossi Dio, canzone della durata di 14 minuti, pubblicata dalla F1 Team su disco da 12 pollici inciso solo da un lato, per il rifiuto della Carosello. La canzone era stata scritta nel 1978, dopo l'uccisione di Aldo Moro, ma fu pubblicata due anni dopo “perché le case discografiche avevano paura ad esporsi… avevano paura di cause”.
« [Io se fossi Dio] è uno sfogo personale di uno che non ne può più della politica che si sta inserendo in tutti i settori della nostra esistenza, del grande presenzialismo dei politici […]. [Una] politica che entrava dappertutto e che usciva rafforzata dal delitto Moro, invece di venirne colpita. Le bandiere bianche e rosse in Piazza San Giovanni furono il momento dell'affermazione dei partiti, che da quel punto hanno dilagato in ogni settore del nostro vivere. »
(G. Harari, «Giorgio Gaber», Rockstar, gennaio 1993)
Gaber si consacra definitivamente come libero pensatore, in lotta contro qualsiasi parte politica: la canzone è uno sfogo che incarna i disagi di molti italiani, disillusi ma arrabbiati, ed esplica la sfiducia nei confronti dell'uomo che Gaber, sui modelli letterari di Céline e Giacomo Leopardi, applica alla sua arte.
Nell'estate del 1980 Gaber si esibisce dal vivo al Teatro Lirico di Milano. La RAI registra gli spettacoli e realizza uno speciale, che manda in onda in novembre in due puntate, dal titolo: Quasi allegramente la dolce illusione e Quasi fatalmente la dolce uguaglianza. È la prima riapparizione di Gaber alla televisione, dopo l'ultima volta nel 1973.
Gli spettacoli degli anni ottanta
« Fino al 1976 ho trovato molti stimoli, poi il resto mi è sembrato una ripetizione […]. C'è stata, nell'ultimo scorcio del decennio, un'involuzione di tutte le idee che lo avevano caratterizzato sin dalla fine dei '60, da Marcuse alla Scuola di Francoforte in avanti, fino ai movimenti più appariscenti e più violenti, e forse di più grande risonanza. »
(L. Ceri, «Il sogno di Giorgio Gaber», Il Mucchio Selvaggio, settembre 1993)

Il 4 marzo 1981 Gaber partecipa, insieme a Francesco Guccini e Franco Battiato, ad un concerto di raccolta fondi per il giornale Lotta Continua. Pubblica l'album Anni affollati.
Nello stesso anno firma la regia della commedia musicale Ultimi viaggi di Gulliver; la partitura è co-firmata da Guccini-Alloisio-Colli (Ombretta)-Gaber-Luporini.
Prende parte al film di Sergio Citti Il minestrone, interpretando il personaggio del “profeta”.

Stagione 1981-82
Lo spettacolo «Anni affollati» è un recital più conciso e colto, ma non per questo meno tagliente. Già dal pezzo di apertura, Anni affollati appunto, si riesce a percepire il distacco che ormai si è creato fra il fervore degli anni Settanta e l'attuale condizione sociale; quasi tutti i monologhi prendono spunto da particolari estremamente divertenti ed irriverenti (“La masturbazione”, “L'anarchico”) per giungere a conclusioni terribili e disperate (“Il porcellino”). Infine, quando l'insostenibile peso dell'ipocrisia pare aver fatto traboccare il vaso, tutto l'astio verso le idiozie e le bassezze del mondo viene riversato nella spietata ed apocalittica invettiva della ormai celebre Io se fossi Dio. Gaber dichiara: “Ho inserito 'Io se fossi Dio' nello spettacolo con qualche perplessità. Certo, pacificato non lo sono neanche oggi. Continuo a non leggere i giornali e a non votare. Mi sembrava talmente teatrale, talmente nata per il palcoscenico.
La versione su disco viene registrata tra il 9 e il 12 febbraio 1982 al Teatro Carcano di Milano e viene pubblicata dalla Carosello con il titolo Il teatro di Giorgio Gaber.
Nel 1982 Gaber viene eletto presidente dell'«Associazione Autori di testi letterari e musicali» (con sedi a Milano e Roma).

Stagione 1982-83
Gaber è alla sua seconda prova come autore teatrale. Firma con l'inseparabile Luporini una commedia in due atti: Il caso di Alessandro e Maria. In questo spettacolo Gaber è anche attore, ricoprendo il ruolo di protagonista maschile. La protagonista femminile è Mariangela Melato, una delle attrici più richieste e apprezzate di quegli anni. Il tema è quello del rapporto di coppia, anche se non mancano accenni alla realtà sociale degli anni '80. La pièce debutta il 22 ottobre 1982 a Parma.
Al termine della tournée Gaber registra un disco con Enzo Jannacci. I due si ritrovano per rievocare le canzoni anni '60 della coppia I Due Corsari con un look rivisto e corretto in stile Blues Brothers. L'album, o meglio il Q Disc, s'intitola «Ja-Ga Brothers». Nello stesso anno trova il tempo di curare la regia della pièce teatrale Dolci promesse di guerra. Gaber è anche produttore dello spettacolo.

Stagione 1983-84
Gaber si prende una pausa dal palcoscenico. Firma la regia della commedia musicale Una donna tutta sbagliata, con Ombretta Colli nel ruolo di protagonista unica.
Fonda la sua etichetta di produzione: «GO Igest», con la quale pubblica l'album Gaber, da ricordare almeno per Benvenuto il luogo dove e Occhio, cuore, cervello. Gaber è invitato in televisione da Gianni Minà, che lo ospita nella sua trasmissione. Appare in tre trasmissioni, due nel 1983 (in cui esegue Le elezioni e Quello che perde i pezzi) ed una nel 1984, in cui presenta Benvenuto il luogo dove.

Stagione 1984-85
Ritorna sulla scena con «Io se fossi Gaber». Il tema è l'appiattimento, la massificazione. Lo spettacolo debutta il 18 ottobre 1984 a Torino. Tra le novità c'è il ritorno del gruppo che suona dal vivo alle spalle del cantattore. Le canzoni: Gli altri, La massa, Qualcosa che cresce, Il deserto. Gaber dichiara : “«Io se fossi Gaber» nasce dalla polemica sul mesterioso termine 'massa', su quelli che hanno ceduto alla logica del mercato, sulla caduta di resistenza anche da parte degli ultimi che facevano il tifo per il gusto.
La versione su disco viene registrata tra il 4 e il 10 marzo 1985 al Teatro Giulio Cesare di Roma ed è pubblicata ancora dalla Carosello con il titolo Il teatro di Giorgio Gaber. È un doppio album con caratteristiche antologiche: alle canzoni nuove e ai nuovi monologhi si alterna materiale degli spettacoli precedenti come le elezioni, Il dilemma o La pistola.
Gaber appare al Premio Tenco, dove si esibisce nel recital “…Dove tutto è ironia”, poi nel programma televisivo Fantastico, tramissione di punta di Rai 1 presentata da Pippo Baudo ed Heather Parisi, in cui esegue Oh mamma e Pressione bassa.

Stagione 1985-86
“Io se fossi Gaber” è riproposto per la seconda stagione.
Nello stesso anno Gaber firma la regia della commedia musicale Aiuto… sono una donna di successo, con Ombretta Colli nel ruolo di protagonista unica.

Stagione 1986-87
Gaber porta in scena “Parlami d'amore Mariù”, in cui ripropone il tema del rapporto di coppia. Gaber dichiara: “Il mio protagonista è un uomo che prova a fare chiarezza in quel malessere poco individuabile che accompagna la vita. E lo fa attraverso un'indagine sui sentimenti”. Lo spettacolo debutta il 25 ottobre 1986 a San Marino. Gaber vince il «Biglietto d'oro» Agis-BNL per la più alta media di spettatori della stagione.
La versione su disco viene registrata tra il 7 e il 9 maggio 1987 al Teatro Smeraldo di Milano ed è pubblicata dalla Carosello.
Gaber pubblica anche l'album in studio Piccoli spostamenti del cuore In estate Gaber appare a Taormina Arte, in cui canta I soli.
« Luporini ed io lavoriamo in modo curioso. Ci vediamo d'estate a Viareggio, dove lui fa il pittore, e parliamo di quello che ci interessa e di ciò che accade intorno a noi: possono essere gli argomenti più svariati, che so, la paura della guerra o il bisogno di divertirsi, il problema dell'inquinamento… Quest'anno io gli dicevo che mi accorgo di un'attenzione sempre più forte al proprio sentire, ad ascoltare se stessi. Così abbiamo deciso di parlarne. »
(A. Bandettini, «Ed ora vi racconto i sentimenti di un uomo di oggi», la Repubblica, 28 ottobre 1986)

Stagione 1987-88
Gaber scrive insieme a Giampiero Alloisio e Arturo Brachetti In principio Arturo, spettacolo teatrale interpretato da Brachetti.
Nell'estate 1988 Gaber cura e dirige la rassegna teatrale «Professione comico», manifestazione che proseguirà negli anni seguenti a Venezia, fino al 1991.

Stagione 1988-89
Il decennio si conclude con il ritorno di Gaber ad uno spettacolo di prosa, il secondo dopo Il caso di Alessandro e Maria: si tratta di «Il Grigio», lungo monologo pubblicato anche su disco. “È la storia di un topo “che si ritira da un mondo che non gli piace, va a vivere in una casa isolata: e lì è assalito da tutta la sua vita, gli tornano addosso tutte le ansie, è costretto a una continua autoanalisi.”. Entra dentro se stesso “per guardarsi, per fare un bilancio. Quando l'uomo sprofonda nell'osservazione del sé, poi, riemerge, lentamente. È come la calma dopo la tempesta, si accetta. Tutto qui. Accettarsi.” A. De Tomassi, «Giorgio Gaber. Aspettando Godot insieme a Jannacci», Il Venerdì di Repubblica, 16 febbraio 1990.
Questo spettacolo si differenzia da quelli precedenti per due elementi: la scena non è una struttura astratta, ma un ambiente realistico in cui sono presenti oggetti veri (chitarra, videoregistratore; non è uno spettacolo di teatro-canzone, ma di prosa vera e propria, con un protagonista unico sul palco.
Lo spettacolo debutta il 19 ottobre a Belluno. Gaber vince il «Premio Curcio» per il Teatro e il «Premio Ascot Brun» come migliore attore.
La versione su disco viene registrata tra il 6 e il 9 aprile 1989 al Teatro Genovese di Genova ed è pubblicata dalla Carosello. In alcuni teatri vengono organizzati incontri-dibattito pomeridiani con il pubblico.
Gaber scrive le musiche originali di A che servono gli uomini?, commedia musicale con la regia di Pietro Garinei rappresentata al Teatro Sistina di Roma. Interpreti: Ombretta Colli, Massimo Ghini e Stefano Santospago.

Stagione 1989-90
“Il Grigio” è riproposto per la seconda stagione.
Gaber e Ombretta Colli firmano a quattro mani la sceneggiatura di Una donna tutta sbagliata, quattro film tv di un'ora e mezza ciascuno, con storie indipendenti l'una dall'altra. I film vanno in onda nell'ottobre 1989 su Rai 2. Protagonista è Ombretta Colli, con la partecipazione straordinaria di Gaber. Dal 1989 al 1992 Gaber è direttore artistico del Teatro Goldoni di Venezia e del Toniolo di Mestre.
Il 25 maggio 1990 debutta al Teatro Comunale di Venezia l'allestimento gaberiano di Aspettando Godot di Samuel Beckett (1952). Si adotta la traduzione italiana di Fruttero e Lucentini. Interpreti: lo stesso Gaber (Vladimiro), Enzo Jannacci (Estragone), Paolo Rossi (Lucky) e Felice Andreasi (Pozzo). Per la prima volta Gaber recita un testo teatrale non scritto da lui.
Trova il tempo di curare anche la regia dello spettacolo teatrale di Beppe Grillo “Buone notizie”, scritto con la collaborazione di Michele Serra.
Gli anni novanta
« Guardo molto dentro me stesso. Non è rabbia: è autoanalisi. Serve a farmi capire gli altri, ma serve anche a me per resistere all'omologazione imperante. »

(Si. Ro. «Gaber: ora sono un laureato del teatro», La Stampa, 1° giugno 1989)
« Non sono cattolico. Ma il mistero c'è, eccome, e io sono un uomo di fede. La fede, mi ha detto una volta un prete, è una ferita che ci portiamo dentro e che dobbiamo cercar di rimarginare, pur sapendo che ciò non accadrà mai. Mi sta bene. »
(Franco Fayenz, «Giorgio Gaber. Perché non canto più», La Stampa, 11 febbraio 1989)

Stagione 1990-91
“Il Grigio” è riproposto per la terza stagione.
In qualità di direttore artistico del Teatro Goldoni, Gaber organizza degli incontri pubblici con i protagonisti del teatro italiano. La serie «Incontro con l'attore» vede la partecipazione, tra gli altri, di Luca Ronconi, Mariangela Melato, Gabriele Lavia, Giorgio Strehler e Dario Fo.
Nel 1991 Gaber prende parte al film Rossini! Rossini! di Mario Monicelli. Gaber interpreta l'impresario Domenico Barbaja.
In estate è alla Versiliana, dove esegue una serie di recital su tutto il teatro canzone. L'appuntamento diventa abituale e avrà un seguito negli anni seguenti.

Stagione 1991-92
Gaber mette in scena uno spettacolo antologico, intitolato «Il teatro canzone», che ripercorre tutta la storia dei vent'anni precedenti. L'unico inedito è il monologo Qualcuno era comunista, lucida analisi di quello che il comunismo aveva significato per tante persone, in termini di speranze ma anche di illusioni, e di quello che la fine di quell'esperienza ha voluto dire per molti:
« [Qualcuno era comunista] perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché era solo una forza, un sogno, un volo, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. »
(Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Qualcuno era comunista)

Gaber non disdegna, negli immancabili bis, di ripescare alcune canzoni degli anni '60, come Barbera e champagne (accompagnata nel ritornello dai cori del pubblico) e Non arrossire.
Il recital debutta il 5 novembre 1991 a Pesaro. La versione su disco viene registrata nel mese di gennaio 1992 al Teatro Carcano di Milano ed è pubblicata dalla Carosello.
In estate Gaber è di nuovo alla Versiliana. Tra luglio e agosto registra il suo primo home video: “Storie del Signor G” al Teatro Comunale di Pietrasanta.
Ma quanto vendevano i suoi dischi? Gaber dichiara: “Intanto [i miei] erano dischi anomali: dal vivo, con il pubblico, poi erano doppi e a prezzi particolari, nel senso che costavano come un singolo. La fonte più cospicua erano le vendite nei teatri [la sera dello spettacolo], e di conseguenza non registrate nelle classifche, perché le classifiche sono [basate] sui rilevamenti fatti nei negozi.
Il monologo verrà ripreso negli spettacoli successivi, «Io come persona» del 1994 e «E pensare che c'era il pensiero» (in scena per due stagioni): in essi Gaber riprende ad analizzare la realtà sociale con nuove canzoni come Destra-Sinistra, Quando sarò capace d'amare e Mi fa male il mondo e nuovi monologhi come La sedia da spostare, L'equazione e Sogno in due tempi, ma anche riprendendo ed attualizzando vecchi brani come La realtà è un uccello e La Chiesa si rinnova, originariamente pensata per il Concilio, ed ora adattata al pontificato di Giovanni Paolo II.
Da «E pensare che c'era il pensiero» vengono realizzati un album dal vivo nel 1994 e un altro nel 1995: il primo è registrato al Teatro Alfieri di Torino nel novembre 1994; il secondo è registrato al Teatro Regio di Parma nell'ottobre 1995.
Un'idiozia conquistata a fatica, anch'esso riproposto per due stagioni, vede la cessazione del rapporto del cantattore con la Carosello, l'etichetta che ha prodotto per più di vent'anni i suoi dischi; per qualche tempo Gaber autoproduce i cd (in vendita solo dopo gli spettacoli) con la Giom, creata ad hoc, per poi passare nel 2000 alla CGD Eastwest.
Artisticamente lo spettacolo continua con la critica alla società degli anni '90, evidente in canzoni come Il potere dei più buoni e in Il conformista, canzone di cui Adriano Celentano effettuerà una sua versione.
Gli ultimi anni
Il 13 aprile del 2001 Gaber pubblica un nuovo disco realizzato in studio, a 14 anni da Piccoli spostamenti del cuore: La mia generazione ha perso. Il nuovo lavoro, da un lato presenta alcune canzoni degli spettacoli precedenti ri-registrate ("Destra-Sinistra" e "Quando sarò capace d'amare"), dall'altro contiene alcuni inediti, di cui il più significativo è "La razza in estinzione", il brano che contiene la frase che dà il titolo al disco.
Già segnato dalla malattia, Gaber compare nello stesso anno nel programma 125 milioni di caz..te di e con il vecchio amico Adriano Celentano, insieme ad Antonio Albanese, Dario Fo, Enzo Jannacci e lo stesso Celentano in una surreale partita a carte: i cinque cantano insieme "Ho visto un re".
Inizia la lavorazione del nuovo disco, Io non mi sento italiano, che però viene pubblicato postumo: da tempo malato di cancro, si spegne nel giorno di Capodanno del 2003 nella sua casa di campagna a Montemagno, località in provincia di Lucca. Il corpo riposa nel famedio del Cimitero Monumentale di Milano, come voluto dalla moglie Ombretta Colli.
Acuto osservatore del costume, autore mai banale e sempre originale, con una visione particolarmente orientata verso temi sociali, Gaber è stato capace di combinare l'ironia con la melodia: ha sempre subito reiterati (ma vani) tentativi di etichettatura politica, ma lo sguardo di Gaber sulla società, sul costume e sulla politica, ha sempre mostrato un profondo spirito critico, capace di colpire amaramente ogni ideologia.
Fonte: QUI
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