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BALERA ITALIANA... VAI CON IL LISCIO

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BALERA ITALIANA... VAI CON IL LISCIO

Messaggio  admin_italiacanora il Ven Set 20, 2013 3:27 pm



Molto diffusa nell'Italia del Nord - soprattutto in Emilia e in Romagna - la balera si caratterizza spiccatamente per il tipo di musica che in essa si suona e balla: si va dal tango alla mazurca, percorrendo tutte le tipologie di ballo cosiddetto liscio, rigorosamente da eseguire in coppia.

Un tempo, per i piccoli paesi che non potevano permettersi di edificare una struttura stabile, vi erano balere mobili che venivano montate per le feste o le sagre, con una struttura in legno, palo centrale che reggeva il telone di copertura, pista in legno costruita a spicchi che dava forma poligonale alla struttura.
La prima balera documentata è quella che il violinista Carlo Brighi (detto zaclén, "anatroccolo") aprì sulla fine del XIX secolo a Gatteo (FC), chiamata il Capannone Brighi.
La parola balera viene usata in Emilia anche per indicare solamente la pista da ballo quando questa viene montata all'aperto: quelle vecchie sono formate da pannelli di assi di legno che si incastrano uno nell'altro, quelle nuove sono in metallo.
A causa delle tipologie musicali praticate, la balera rimane associata ad un divertimento pacato e senza eccessi, tipico delle generazioni nate nella prima metà del XX secolo.
Le generazioni nate a partire dagli anni sessanta si sono allontanate da questo tipo di locale, preferendo frequentare le discoteche.
Nella zona delle quattro province (Genova-Alessandria-Pavia-Piacenza) il ballo tradizionale è tuttora molto sentito. Anche le più piccole frazioni sono dotate di balera, sia per motivi meteorologici che per problemi di spazi agibili legati alle caratteristiche della montagna. Sono locali molto rustici e costruiti a volte con materiali di recupero: uno dei più particolari è quello di Pizzonero, frazione di Ottone in val Boreca, costruito intorno ad un grosso ippocastano con il fondo in terra battuta.

Liscio
Il liscio è un ballo di coppia e un genere musicale nato in Romagna tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo che col passare degli anni si è diffuso in tutta Italia con prevalenza per l'Italia del Nord. Comprende tre danze: Mazurca, Valzer, Polka.
Gli elementi caratterizzanti di tale genere sono: l'esecuzione veloce delle mazurche e delle polche da parte di strumenti solisti quali il clarinetto, il sassofono (prevalentemente nel liscio Emiliano-Romagnolo) e la fisarmonica (nel Liscio Piemontese) accompagnati da basso, chitarra e batteria.
Negli anni si introdusse la figura di un cantante sia uomo (circa 1930) che donna (circa 1950).
Deve il suo nome alle movenze dei ballerini che usano scivolare, strusciare i piedi, quindi andare via liscio.

Le origini: la Romagna
Il ballo liscio o Folklore romagnolo nacque in Romagna tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo. Negli anni 1870-90 erano attive orchestrine di musica da ballo in tutte le città romagnole. Il repertorio era costituito da ballabili di stile viennese, ballabili di compositori locali, composizioni di tradizione folcloristica e riduzioni di famosi brani d'opera.
La formazione prendeva il nome dal capo-orchestra; chi lasciò il segno in maniera indelebile fu Carlo Brighi.
Carlo Brighi (detto Zaclén), violinista attivo a Cesena, è considerato il fondatore del Liscio. La formazione-tipo dell'Orchestra Brighi era costituita da tre violini, un clarinetto in do e un contrabbasso.
Il primo violino eseguiva le parti principali e i virtuosismi.
Il secondo violino aveva il compito di raddoppiare la melodia del primo.
Il terzo violino svolgeva la funzione di accompagnamento, seguendo la melodia con gli accordi (successivamente questa parte fu assunta dalla chitarra).
Il clarinetto seguiva le note del violino; nelle battute di virtuosismo eseguiva le fioriture, alternandosi con il primo violino.
Tra gli indubbi meriti di Brighi, vi fu l'idea di accelerare i tempi tramite il clarinetto in do, che ancora oggi ha un ruolo predominante nel genere.

Nei primi decenni del XX secolo la musica da ballo romagnola subì un'ulteriore evoluzione: apparve il cantante. Il ruolo fu svolto inizialmente dallo strumentista con la voce più gradevole. Successivamente le orchestre si avvalsero di specialisti. Il cantante si ritagliò presto il ruolo di "conduttore" del gruppo. Fino a tutti gli anni Venti, cioè finché il microfono non fu perfezionato, il suono della voce fu amplificato dal megafono. Sempre negli anni Venti, a partire dalla seconda metà del decennio, iniziò ad essere impiegata nelle orchestre di liscio la batteria, strumento di derivazione jazzista che conferì ulteriore brio all'esecuzione.

Nel 1928 il giovane Secondo Casadei fondò la propria orchestra. Da allora conobbe un crescendo inarrestabile divenendo il musicista più popolare del liscio, generando un numero incredibile di imitazioni.
Casadei creò quella che si può considerare la formazione standard del liscio prima maniera, caratterizzata da violino, clarinetto e sassofono come solisti e chitarra, basso e batteria come sezione ritmica.
La voce rivestiva una parte minore in quanto risentiva ancora dei problemi di amplificazione. Nel secondo dopoguerra, la formazione matura dell'Orchestra Casadei era composta da: Secondo Casadei (primo violino), Giovanni Fantini (chitarra, banjo, voce e presentatore), Guido Rossi (clarinetto in do), Elmo Bonoli (secondo violino), Primo Lucchi (sassofono contralto), Olindo Brighi (contrabbasso) e Leo Sirri (batteria).

Casadei fu autore di circa 1000 brani, tra cui il brano liscio forse più famoso nel mondo: Romagna mia da considerarsi un vero e proprio inno della terra romagnola. Se Brighi fu l'inventore, Casadei è considerato il principale portavoce del Liscio, tanto da venir chiamato "Lo Strauss della Romagna". Nel 1960 chiamò vicino a sé il nipote Raoul Casadei, che prese il suo posto alla sua scomparsa, nel 1971, portando il genere a un'ancora maggiore diffusione. Negli anni del dopoguerra emerse un nuovo stile esecutivo: la tendenza fu di accelerare il ritmo, specialmente nella polka. Rispetto allo stile di Carlo Brighi, caratterizzato dalle linee melodiche distese, ne soffrì il dialogo tra violino e clarinetto, i due strumenti solisti.
Tutto avvenne a spese del violino: il clarinetto, e il sassofono (che conobbe di lì a poco un’enorme fortuna), più adatti all’esecuzione virtuosistica di note staccate e spezzate, riservarono a sé il ruolo di strumenti solisti, scalzando il violino. I fiati esclusero definitivamente gli archi, portando a compimento un processo iniziato negli anni 1870-80, quando gli strumenti a fiato fecero il primo ingresso nelle orchestrine di musica da ballo.

In questo periodo si affermano le figure di Ivano Nicolucci, Franco Bergamini e Ivan Novaga fondatori dell'orchestra «La Vera Romagna». In particolare Bergamini, detto Terremoto per il suo modo potente di suonare il clarinetto, è stato un innovatore nella composizione per tale strumento. Due altri grandi clarinettisti furono Tonino Zoli (Tugnàz), che suonò per anni nella formazione del Mo Secondo Casadei e poi a capo di una sua formazione (il Folklore di Romagna) e Delvolto Argelli straordinario clarinettista e compositore (il suo brano più celebre è il valzer L'Artista).

Tra le orchestre romagnole ricordiamo: l'Orchestra Casadei, l'Orchestra Castellina-Pasi, l'Orchestra Borghesi, l'Orchestra Venturi, del fisarmonicista Carlo Venturi,  La Vera Romagna Italia Folk di Ivano Nicolucci, Franco Bergamini e Ivan Novaga

Liscio emiliano
Nell'area bolognese si affermò, a partire dalla metà degli anni cinquanta, il liscio alla Filuzzi, di cui Leonildo Marcheselli è considerato il padre, con caratteristiche peculiari sia per la sonorità (utilizzo dell'organino) che per la scenografia di danza (caratteristiche le piroette). Grande esecutore della Filuzzi è Ruggero Passarini, discepolo di Leonildo Marcheselli. Sempre negli anni cinquanta la presenza femminile fece un salto di qualità: apparvero le prime cantanti soliste.
Il liscio emiliano si basa soprattutto sull'uso della fisarmonica; grandi virtuosi di questo strumento sono i parmigiani (Gigi Stock, al secolo Luigi Stocchi), i reggiani, i bolognesi (fra i quali il ben noto Carlo Venturi). Un esempio di valzer bolognese è Sogno Proibito di Ruggero Passarini. Un altro valzer più recente è Mani di Velluto di Massimo Venturi. Famose orchestre reggiane furono quelle di Learco Gianferrari e di Tienno Patacini (che compose il famoso valzer Battagliero). Anche Henghel Gualdi, noto clarinettista jazz reggiano-bolognese, nacque artisticamente con il liscio, che non ha mai rinnegato.

Ad oggi l'orchestra Bagutti è portatrice, tra le altre cose, del genere emiliano. In realtà il liscio "baguttiano" rappresenta una sotto variante: quella del liscio piacentino, ben diverso dal liscio bolognese.

Il periodo d'oro
Negli anni sessanta e settanta si contavano in Romagna più di 400 orchestre da ballo e tra loro primeggiava Raoul Casadei. In questo periodo aprì la Ca' del Liscio (oggi Ca' del Ballo), una delle prime discoteche multisala con tutti i generi musicali allora predominanti: disco music, boogie e liscio dove i Casadei erano ospiti fissi. L'idea ebbe un grande successo e fu variamente imitata.
Oltre ai Casadei, un'altra formazione di notevole successo discografico fu l'Orchestra Castellina-Pasi, che arrivò a conquistare tre «dischi d'oro» e superò il traguardo del milione di copie vendute.

Il liscio si espande e si aggiorna trasformandosi da ballo tradizionale a ballo di coppia da sala o da balera diffuso in tutto il nord Italia, colonna sonora nelle feste di ballo e nelle sagre di paese fino all'arrivo dei balli latinoamericani. In alcuni casi si reinserisce in repertori di danze tradizionali preesistenti, che in qualche modo si adeguano all'arrivo delle novità; nel repertorio dei balli staccati si modifica in liscio montanaro inglobando stile e figure locali, nel repertorio delle danze delle quattro province adeguando lo stile e modificando il passo della polca, trasformandola in polca a saltini.

La recessione
A partire dagli anni ottanta il liscio conosce una fase di recessione con l'affermarsi della disco music. Allo stesso modo anche le orchestre subiscono una rallentamento a causa della musica mixata dal disc-jockey.
Con gli anni novanta il liscio viene accorpato nei programmi musicali delle orchestre insieme ad altri generi da ballo come tango, generi latini (bachata, merengue, salsa, samba) e balli di gruppo; la stessa Orchestra Casadei sperimenta nuovi generi.
Ad oggi sono molto poche le orchestre da ballo che hanno un repertorio unicamente formato da valze, polka, mazurca.

Il liscio come recupero culturale
Dopo il Duemila si assiste alla nascita di molteplici formazioni che hanno come scopo il recupero filologico del liscio "prima maniera". Il liscio diventa così non più musica da ballo ma un genere d'ascolto e per certi versi folkloristico.
Tra le formazioni ricordiamo: Piccola Orchestra Zaclèn, Grande Orchestra della Romagna, La Galopa, i Quinzàn, La Carampana e L'Uva Grisa.

Il liscio come ballo
I luoghi: la balera e il ballo a palchetto: La balera è grande salone adibito a pista da ballo con servizio bar. La prima balera fu aperta da Carlo Brighi nel 1910 a Bellaria: il "Capannone Brighi" (poi "Salone Brighi").
In Piemonte troviamo una curiosa variante della balera: il ballo a palchetto (italianizzazione dal piemontese bal a palchett) ovvero una pista circolare chiusa con al centro un palo a cui veniva fissata una corda. Tale corda veniva tesa alla fine di ogni ballo e un addetto compiva un giro totale della pista così da far uscire ogni ballerino da essa. Per poter accedere nuovamente alla pista si doveva pagare.
In questo modo veniva pagato ogni singolo ballo e non l'intera serata. Questa tradizione persiste ancora in alcune zone del Piemonte dove in alcune sagre si paga "l'accesso alla pista da ballo".

Il liscio come danza sportiva
La FIDS (Federazione Italiana Danza Sportiva) lo ha codificato nell'ambito della danza sportiva come danza di coppia nella categoria: Stile Nazionale come liscio unificato, e nella categoria: Stile Tradizionale e Folkloristico come liscio tradizionale piemontese, danze folk romagnole e danze filuzziane. Comprende sempre valzer brillante, polka e mazurca eseguite con piccole varianti nello stile e nel numero di battute al minuto (cioè nei bpm).
La categoria Stile tradizionale e folkloristico segue la divisione esistente nelle tre correnti esecutive nel ballo liscio: il liscio romagnolo, emiliano (filuzziano) e piemontese. Esse si differenziano per caratteristiche di velocità, melodiche ed esecutive del genere liscio.

Liscio romagnolo
Il liscio romagnolo, danze folk romagnole, è caratterizzato da un'esecuzione brillante (data dalla forte presenza ritmica di chitarra e batteria) e veloce dei brani scritti principalmente per violino, clarinetto in Do, sassofono e successivamente per voce. Probabilmente è il liscio "più conosciuto".

Liscio emiliano
Rispetto al liscio romagnolo, il liscio emiliano non si basa sui fiati ma sulla fisarmonica (in origine, l'organino bolognese). I valzer bolognesi erano in origine velocissimi. Il liscio emiliano comprende le "Danze filuzziane", note anche come liscio bolognese, una danza che ha acquisito lo status di danza sportiva, al pari del folk romagnolo. Il liscio filuzziano prevede l'esecuzione di figure staccate da parte dell'uomo, che deve avere particolari qualità atletiche.
Nonostante le differenze esistenti a livello musicale, i brani del liscio romagnolo possono essere ballati alla maniera emiliana (avanzante e non sul posto), così come un brano di liscio emiliano può essere ballato alla maniera romagnola.
Strumenti solisti per questo sottogenere sono: voce, fisarmonica, sassofono. Tale filone è probabilmente il più legato alla vocalità, si è diffuso in Lombardia e Veneto.

Liscio piemontese
Il liscio piemontese, liscio tradizionale piemontese, è più lento di quello romagnolo ed eseguito principalmente da fisarmonica, clarinetto, sassofono e voce. Alcune formazioni di liscio piemontese sostituiscono al basso elettrico il basso tuba e non utilizzano la chitarra; tale scelta è probabilmente diretto retaggio delle formazioni bandistiche precedenti.
Fonte: QUI
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