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NICCOLO' FABI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Italia Canora :: MUSICA LEGGERA :: 
CANTANTI/GRUPPI ANNI' 90
 :: NICCOLO FABI

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NICCOLO' FABI - DISCOGRAFIA (Cover - Video - Testi)

Messaggio  admin_italiacanora il Gio Mar 28, 2013 1:04 pm


Di seguito viene riportata la discografia completa di NICCOLO' FABI

INDICE



Album

1997 - Il giardiniere
1998 - Niccolò Fabi
2000 - Sereno ad ovest
2003 - La cura del tempo
2006 - Novo Mesto
2009 - Solo un uomo
2012 - Ecco


Raccolte

2006 - Dischi volanti 1996-2006


DVD

2010 - Parole di Lulù

Fonte: QUI

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NICCOLO' FABI - 2012: ECCO (cd)

Messaggio  admin_italiacanora il Gio Mar 28, 2013 5:35 pm



1. TITOLO:

2012 – ECCO

* Etichetta:UNIVERSAL * Data di pubblicazione: 09-10-2012 * Genere: Pop e Rock Italiano * Supporto: 1 CD Audio * Nr. tracce: 11 * Tipo audio: Stereo * Durata:


2. RECENSIONE:

Ho iniziato questa recensione quattro volte e per quattro volte ho sentito di non essere sulla strada giusta. Credo che la risposta sia nella dirompente spontaneità che ho trovato in questo disco, il settimo di Niccolò Fabi, difficile da raccontare perché rispondente a una tale ispirazione e urgenza creativa che ogni giudizio ne mangerà la polvere.
Ma tant’è. Chi legge si aspetta che gli venga esposto criticamente questo lavoro e allora sappiate che le undici tracce che troverete in “Ecco” contengono - con ottimi risultati - tutta la presenza e la partecipazione sottintese nel titolo.
Chi dice “ecco” mostra o porge qualcosa, spesso ha ragione e qualche volta si arrende. Una piccola parola adatta a tante circostanze, così come tante sono le sfumature emotive e sonore che abitano queste canzoni inedite, tutte scritte e prodotte dallo stesso Fabi (con la sola eccezione del singolo di lancio “Una buona idea”, al cui testo ha partecipato anche Stefano Diana).
Dicevamo tante sfumature, quindi riflessioni a cascata, sfoghi (“voglio essere indipendente perché solo da indipendente si esiste, si resiste”), narrazioni (“la notte qui è notte davvero, è la madre del buio”), ricordi (“sono stato un bambino bello, o meglio fotogenico”) e sguardi rivolti a una società che manca di collettivismo (“si chiama egomania la nuova malattia di questa società”); cosa che non si può certo dire di questo disco, al quale ha preso parte uno stuolo di amici musicisti di Niccolò: da Roberto Angelini a Pier Cortese, da Andrea Di Cesare a Gabriele Lazzarotti fino a Daniele “Mr Coffee” Rossi, passando per Riccardo Parravicini e Fabio Rondanini.
Tre settimane di vita comune negli studi pugliesi di Roy Pacy e il risultato sa di grande impegno, perché l’atmosfera di gruppo si sente; li immaginiamo tutti intorno a Fabi, tutti presenti e partecipi per lui, ognuno con il suo “ecco”.
Peccato solo si fatichi a sentirne il senso di festa, a dispetto di una seriosità tipica dei professionisti più attenti.

La modalità di scrittura resta alta, come nella tradizione del cantautore romano, uomo che con le parole ha una certa confidenza e le sa maneggiare con esperienza. Musicalmente aspettatevi del sano pop-soft-rock, dal retrogusto folk, e poi tante ballate e altrettante incursioni: dai fiati di Roy Paci (“Indipendente”) alla banda di Aradeo (“Io), fino all’orchestra di archi dell’APM arrangiata da Stefano Cabrera e chiamata a fare la differenza in “Elementare” e ne “I cerchi di gesso”.
C’è ritmo in questo disco e c’è pacatezza, ma soprattutto c’è la naturalezza della scrittura – che si avverte sensibilmente – e di conseguenza la bellezza della spontaneità. Due in assoluto i momenti più alti: su tutti la title track, che chiude il disco con una forza interpretativa che non sarà facile replicare, la ruvidità della voce di Niccolò che grida “di certo non ti lascerò mai andare, di certo non ti lascerò sparire, ecco” - legata al suo vissuto personale - ci stordisce e azzittisce. Il secondo momento più godibile è “I cerchi di gesso”, un pop cadenzato, effettato e ricco di archi, complessità che si contrappone alla semplicità del testo che condivide uno spaccato dell’infanzia di Fabi.
Non è da meno “Una buona idea”, che già in radio ha saputo anticipare l’alto spessore autorale dell’intero album. Ecco, quello che andava detto è stato scritto, il resto va lasciato alla sensibilità di ciascuno.
Fonte: QUI


3. INTERVISTE:

“Ecco”, la libertà secondo Niccolò Fabi
Il settimo album dell'artista è forse il più bello della sua carriera, sicuramente il più completo. E a confermarlo c'è anche il fatto che per la prima volta in 15 anni di carriera il cantante è entrato nella top five degli album più venduti. Intervista esclusiva al Fatto Quotidiano.

“Ecco” è il titolo scelto per il settimo album di Niccolò Fabi, forse il più bello della sua carriera, sicuramente il più completo. E a confermarlo c’è anche il fatto che per la prima volta in 15 anni di carriera, Fabi è entrato nella top five degli album più venduti. Un disco nato da un forte desiderio di libertà, seguendo l’ispirazione del momento più che un progetto scritto a tavolino “Ecco” è la sintesi di uno stato d’animo complesso, spaventato dalla felicità e scosso dal timore di perderla a un passo, come già capitato del resto.
Viatico al momento della gioia che ti fa sragionare, quella che vivi quando ti accorgi che si è fermato il tempo, che è successo qualcosa di bellissimo, un desiderio espresso quand’eri bambino che s’appresta a essere esaudito.

Niccolò Fabi oggi ha 44 anni e sette album alle spalle. A Roma si parla ancora di un gruppo di giovani musicisti che si esibivano fino a notte inoltrata presso Il Locale di Piazza Navona…
Sono passati ormai quasi vent’anni da quando nei pressi di Piazza Navona ci esibivamo al Bar del Fico… A quei tempi avvenne un piccolo miracolo perché in quel locale, gestito da una ventina di soci fra attori e musicisti in erba, c’era la possibilità per tutti di avere grandi prospettive. Non si doveva sottostare ad alcuna scelta editoriale, non c’erano particolari richieste da parte dei gestori come ad esempio l’obbligo di eseguire cover. Ognuno faceva la propria proposta senza aver l’obbligo del profitto.

Sono queste le condizioni alla base di ogni movimento artistico che voglia proporre o cercare di fare qualcosa di nuovo…
E noi avevamo la possibilità di sperimentare senza avere l’assillo di dover portare un minimo di 70 persone per poter suonare come succedeva altrove. In questo modo è stato possibile creare l’ambiente ideale. La voce si è subito sparsa e casualmente, in quel locale, si sono ritrovate personalità di buon livello che ascoltandosi, Daniele Silvestri, Federico Zampaglione, Max Gazzè, Riccardo Senigallia, frequentandosi tutte le sere, sono cresciute e migliorate insieme. In più, avevamo l’età perfetta, tutti tra i 24 e i 26 anni. Insomma, non eravamo né troppo piccoli, né troppo grandi. E la coincidenza di questi tre fattori, il luogo, l’età, e il caso, ha fatto sì che potessimo emergere.

A un certo punto cominciano ad arrivare i primi contratti.
Esatto, dandoci così anche lo stimolo professionale che ci mancava. Nel giro di quattro/cinque anni quasi tutti firmammo per una casa discografica, come se fosse la cosa più facile al mondo. È indiscutibilmente vero che riuscimmo a prendere in corsa l’ultimo treno che il mondo discografico mise a disposizione. Io firmai un contratto 3+2 cosa oggi irrealizzabile per un emergente.

Dal punto di vista musicale, qual è stato l’aspetto più interessante?
In quel periodo, dal punto di vista musicale, stilistico e artistico, la ‘romanità’ di quel gruppo di cantautori si aprì alle influenze esterne. Si cercavano molti punti di contatto, tanto che oggi vedo molte più affinità con il concetto di balotta hip hop, più di posse, di crew che con il classico cantautore alla De Gregori, isolato, che si scrive le proprie canzoni. Noi, in realtà, utilizzavamo le nostre canzoni, scritte e ispirate da esperienze personali, interagendo sul palco come si fa nel rap. Facevamo free style, e non dal punto di vista estetico, con felpe, cappucci e movenze particolari…ognuno aveva la propria chitarra, senza pose. Ecco, credo sia questo l’aspetto più interessante di quei tempi. La nostra cifra stilistica, quella della scuola romana.

Nel disco c’è una canzone intitolata “Indipendente” con spunti che inducono in riflessioni stimolanti. Qual è la differenza principale tra il cosiddetto mainstream e l’ambiente indie?
Avendo conosciuto sia artisti affermati sia emergenti, posso dire che le caratteristiche comuni che hanno chi ce la fa – prescindendo dall’aspetto tecnico-artistico – è che sanno cosa vogliono e pensano e ragionano sulla propria vita con un’intensità e dedizione, non dandosi scuse o accampando giustificazioni. E poi ho notato, rispetto al cosiddetto mainstream che in genere gli indie si prendono troppo sul serio e spesso con presunzione… non c’è ironia. Mai.

Canzoni come “I Cerchi di Gesso”, “Una buona Idea” e la stessa title track presentano una poetica tipica delle opere del Montale. Poche parole sufficienti a far scaturire un dialogo con le cose, la natura, i paesaggi. E un sentimento di dignità profondo, essenziale.
Credo che il compito che abbiamo noi artisti sia quello di fornire a persone che non hanno la fortuna di avere una giornata da dedicare a questo tipo di osservazioni o forse che non hanno neanche la sensibilità per poter cogliere la profondità delle cose in maniera così nitida, elementi per vedere la realtà in modo diverso, come fa la poesia. Trasformare di fronte ai tuoi occhi un’immagine comune come in un sogno, in una fuga dalla realtà. Riguardo alla poetica, c’è un aspetto nella scrittura dei testi che è molto legato alle immagini della realtà. Non concetti o pensieri astratti. E le scene tratte dalla ordinaria realtà diventano porte d’accesso per altri mondi.

Non indichi però una via di fuga dal male di vivere, un modo per sfuggire alla divina indifferenza.
Bè, le canzoni – parlo del mio caso – sono premesse, dei punti di partenza, non diamo loro troppe responsabilità. Sono fatte di poche parole e la loro bellezza sta nel fatto che non possano essere approfondite, ma evocative quello sì. Del resto, la canzone d’autore non è un trattato sociologico, né può essere un romanzo, quindi inevitabilmente ha altre caratteristiche… come quella di indirizzare, a livello di significato, grazie all’espressione che si utilizza nel canto e alla grazie musica.
Fonte: QUI


Intervista su BLOGSFERE:





4. COVER di ECCO:

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5. TRACK LIST di ECCO:

  • 01. Una buona idea 3:51 (Niccolò Fabi & Stefano Diana)
  • 02. Io 4:14
  • 03. I cerchi di gesso 3:48
  • 04. Indipendente 4:21
  • 05. Elementare 5:54
  • 06. Le cose che non abbiamo detto 4:29
  • 07. Sedici modi di dire verde 4:31
  • 08. Lontano da me 4:53
  • 09. Verosimile 4:53
  • 10. Indie 1:45
  • 11. Ecco 6:00
  • 12. Lontano da tutto 3:47 (Bonus Track ITunes])



Nr.01 - ECCO


- Testo: ECCO

Sono un orfano di acqua e di cielo
Un frutto che da terra guarda il ramo
Orfano di origine e di storia
E di una chiara traiettoria
Sono orfano di valide occasioni
Del palpitare di un'idea con grandi ali
Di cibo sano e sane discussioni
Delle storie, degli anziani, cordoni ombelicali
Orfano di tempo e silenzio
Dell'illusione e della sua disillusione
Di uno slancio che ci porti verso l'alto
Di una cometa da seguire, un maestro d'ascoltare
Di ogni mia giornata che è passata
Vissuta, buttata e mai restituita
Orfan della morte, e quindi della vita

Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea

Sono orfano di pomeriggi al sole, delle mattine senza giustificazione
Dell'era di lavagne e di vinile, di lenzuola sui balconi
Di voci nel cortile
Orfano di partecipazione e di una legge che assomiglia all'uguaglianza
Di una democrazia che non sia un paravento
Di onore e dignità, misura e sobrietà
E di una terra che è soltanto calpestata
Comprata, sfruttata, usata e poi svilita
Orfan di una casa, di un'Italia che è sparita

Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea
Mi basterebbe essere padre di una buona idea

Una buona idea
Una buona idea
Una buona idea.

Fonte: QUI


Nr.02 - IO



- Testo: IO

Non sarà mica l'ego l'unico nemico vero di questo universo?
Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?

Io che mi sveglio la mattina presto, io
Io che lavoro sempre tutto il giorno, io
Io sono quello che è nei miei panni
Io sono quello che ogni volta paga i danni
Io solo soffro io solo sono stanco
Io solo cerco di calmare il tuo tormento
Io che mia madre non mi ha mai capito
Io che mio padre non l'ho mai stimato
Io

Non sarà mica l'ego l'unico nemico vero di questo universo?
Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?

Tu non capisci la mia situazione
Tu non rispetti la mia condizione
Tu non ti sforzi non mi incoraggi
Non accompagni mai nessuno dei miei viaggi
Io non mi sento mai gratificato
Io non mi sento mai realizzato
Io sono sempre pronto a perdonare
Io sono sempre pronto a rinunciare
Io

Non sarà mica l'ego l'unico nemico vero di questo universo?
Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?

No, non è un mestiere mio
assomigliare a Dio
per quanto bella sia l'idea
si, si chiama egomania
la nuova malattia
di questa società dell'io.

Fonte: QUI


Nr.03 - CERCHI DI GESSO



- Testo: CERCHI DI GESSO

Le vasche da bagno lasciate nei campi
per far bere gli animali
le fionde di legno negli anni settanta ci divertivano
i sassi lanciati dall'alto nel vuoto
per sentirsi meno soli
i cerchi di gesso dietro i maglioni
se ci colpivano

Sono stato un bambino bello
o meglio fotogenico
ho iniziato a parlare tardi
e poi non ho mai smesso
la mia famiglia era una qualunque
la mia casa era molto accogliente
amavo tanto quei lunghi viaggi
in macchina di notte
seduto dietro ai miei genitori
pensavo, dormivo, guardavo di fuori

Le vasche da bagno lasciate nei campi
per far bere gli animali
le fionde di legno negli anni settanta ci divertivano
i sassi lanciati dall'alto nel vuoto
per sentirsi meno soli
i cerchi di gesso dietro i maglioni
se ci colpivano

Ho aspettato molto un fratello
per non sentirmi unico
poter dormire in un letto a castello
magari sopra è meglio
il mio tappeto come una montagna
e come porta una saracinesca
potevo fare qualsiasi cosa
l'importante era coprirsi
e con le dita e con i colori
pensavo, viaggiavo, guardavo di fuori

Le vasche da bagno lasciate nei campi
per far bere gli animali
le fionde di legno negli anni settanta ci divertivano
i sassi lanciati dall'alto nel vuoto
per sentirsi meno soli
i cerchi di gesso dietro i maglioni
se ci colpivano.

Fonte: QUI


Nr.04 - INDIPENDENTE



- Testo: INDIPENDENTE

Indipendente voglio essere indipendente
e restare per sempre l'amante di tutto
voglio essere indipendente
non c'è cosa che sia più importante
perchè solo da indipendente si esiste

Il fidanzato intrappolato
nei doveri e negli agi di un rapporto
ha paura di essersi scordato
la sua libertà

Così come il musicista corteggiato
dalle sirene e le insidie dell'industria
vuole proteggere la sua arte dal mercato
la sua qualità

E si ripete

Indipendente voglio essere indipendente
e restare per sempre l'amante di tutto
io voglio essere indipendente
non c'è cosa che sia più importante
perchè solo da indipendente si esiste, si resiste

Il figlio stanco dei suoi genitori
delle loro ingerenze nella sua vita
ha bisogno di trovare una strada propria
la propria felicità
così come il politico che con forza
rivendica le tradizioni della sua regione
e nell'autonomia dallo stato centrale
la propria identità

Tutti ripetono

Indipendenti vogliamo essere indipendenti
e restare per sempre gli amanti di tutto
vogliamo essere indipendenti
non c'è cosa che sia più importante
perchè solo da indipendenti si esiste, si resiste

Ma chi è davvero indipendente ?
tu vuoi essere indipendente
è poi felice chi è indipendente da tutto ?

Indipendente
dall'ossigeno
dal denaro

Indipendente
dal consiglio di un amico

Indipendente
da un passaggio verso casa
dalla donna che si sposa.

Fonte: QUI


Nr.05 - ELEMENTARE



- Testo: ELEMENTARE

elementare come un bacio in una favola
elementare come il sonno la domenica
elementare come un'altalena libera
elementare come un pallone che rotola

un uomo sta seduto con un'ombra accanto
osserva l'ingresso del suo labirinto
ha il futuro che lo insegue,
il passato gli è davanti,ma lui, lui resta li,
con la testa sul volante e un piede sopra il freno all'incrocio tra il niente e una vita in meno
ma una mano leggera gli sfiora dolce il viso e tutto all'improvviso è

elementare come un bacio in una favola
elementare come il sonno la domenica
elementare come un'altalena libera
elementare come un pallone che rotola

un uomo che cammina lungo un
precipizio, sembra indifferente e non guarda in basso
con quella sensazione di essere immortale di chi ha perso tutto
poi vede quella stanza in fondo al corridoio, quella in cui quando si entra tutto quanto è buio
così afferra la maniglia respira, chiude gli occhi, apre la porta e tutto è li

elementare come un bacio in una favola
elementare come il sonno la domenica
elementare come un'altalena libera
elementare come un pallone che rotola

....che rotola che rotola che rotola che rotola...

Fonte: QUI


Nr.06 - LE COSE CHE NON ABBIAMO DETTO



- Testo: LE COSE CHE NON ABBIAMO DETTO

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto che abbiamo ignorato

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto che abbiamo ignorato

Hai fatto quello che era giusto in quel momento
sei andato avanti per dimenticare tutto
per troppo tempo non hai più pensato a niente
lasciando che a gridare fosse il tuo rimorso
ma non è poi così non va poi così
se lo vorrai lo capirai e non sarà tardi
nessun segreto può durare troppo a lungo
troppo a lungo

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Per ogni volta in cui l'amore si è nascosto
o quando l'hai trovato eppure non l'hai detto
per tutte le parole che volevi urlargli in faccia
che a forza di pensare ti son rimaste in testa
ma non è poi così non va poi così
se lo vorrai tu lo capirai e non sarà tardi
nessun silenzio può durare troppo a lungo
troppo a lungo

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato,

Altri testi su: Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto che abbiamo ignorato

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto che abbiamo ignorato

Hai fatto quello che era giusto in quel momento
sei andato avanti per dimenticare tutto
per troppo tempo non hai più pensato a niente
lasciando che a gridare fosse il tuo rimorso
ma non è poi così non va poi così
se lo vorrai lo capirai e non sarà tardi
nessun segreto può durare troppo a lungo
troppo a lungo

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Per ogni volta in cui l'amore si è nascosto
o quando l'hai trovato eppure non l'hai detto
per tutte le parole che volevi urlargli in faccia
che a forza di pensare ti son rimaste in testa
ma non è poi così non va poi così
se lo vorrai tu lo capirai e non sarà tardi
nessun silenzio può durare troppo a lungo
troppo a lungo

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Verrano a cercarci a disturbarci il sonno
ad oscurare il nostro giorno
come una fitta improvvisa sotto il costato
le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Le cose che abbiamo ignorato
che non abbiamo detto e abbiamo ignorato

Fonte: QUI


Nr.07 - SEDICI VOLTE DI DIRE VERDE



- Testo: SEDICI VOLTE DI DIRE VERDE

una strada di terra che inizia ai confini del niente
e il mio tutto che ancora si ostina a cercare una via
i pensieri che più della sabbia mi bruciano gli occhi
questi occhi che ancora ringraziano di essere qui
e la notte qui è notte davvero è la madre del buio
ed il nero è soltanto un colore della realtà

così un uomo sa sedici modi per dire verde
ed un altro ne ha uno soltanto per dire addio
l'immondizia non è solamente quella che si vede
essere bianco non è esattamente essere candido
e gli uomini perdono tempo perchè ne hanno
e le donne sopportano i pesi meglio di me
e tutti camminano sempre ma poi per dove
tanto un albero è come un ombrello se piove

un viaggio regala a ognuno la sua storia
io sono convinto che mi salverò
così come ogni ritorno ha la sua gloria
un altro cerchio che si chiuderà
una strada di terra che inizia ai confini del niente
e il mio tutto che ancora si ostina a cercare una via, a cercare una via, a cercare una via

Fonte: QUI


Nr.08 - LONTANO DA ME



- Testo: LONTANO DA ME

A volte basta un'autostrada avere un pieno di benzina
vedere un angelo di schiena
e un traghetto che è in partenza per un'isola siciliana
si parte per dimenticare o per cercare un lungomare
per avere un'altra vita per e per poter ricominciare

Io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
lontano da me
lontano da me

Dove nessuno sa chi sono e dove niente mi riguarda
dove l'ignoto ha il suo profumo
io vado incontro al mio destino seduto accanto a un finestrino
e con in tasca un passaporto e all'orizzonte un nuovo viaggio
con quella libertà speciale che ha solo l'uomo di passaggio

Io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
lontano da me

In un caffè di Provenza intravidi una strada
e in un mercato in Turchia mi accorsi che era la mia
perchè alla giusta distanza la vista migliora
allontanarsi è conoscersi

Io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me.

Fonte: QUI


Nr.09 - VEROSIMILE



- Testo: VEROSIMILE

Verosimile è quello che fai verosimile è quello che sei
perchè falso mi sembra un po' troppo e di vero c'è solo l'eterno
verosimile è la tua realtà verosimile poi il senso che ha
perchè quello che appare allo schermo è un'immagine solo un imbroglio
sbagli per me a giudicarmi così perchè sai molto bene che sei come me
e lo schermo è soltanto uno specchio dove adesso ti vedi riflesso
e la voglia di ridere la voglia di piangere
tu facci ridere ora facci piangere ancora

Noi parliamo e tu ci ascolti, deliriamo e tu sorridi
noi piangiamo e tu ti giri perchè suonano alla porta
siamo tutti una famiglia ma nessuno si assomiglia
il nostro mondo non esiste quando salta la corrente

Sono il tuo sogno mi puoi possedere mi metto alla gogna per farmi sputare
poi quando avrò esaurito il mio tempo a un comando del dito scompaio
verosimile è quello che sei, è un pericolo ormai il potere che hai
ognuno ha i sogni che fa solo i sogni che fa
il paradiso è qui nella telecamera, nella telecamera
allora inquadrami ora fammi ridere ancora

Noi parliamo e tu ci ascolti, deliriamo e tu sorridi
noi piangiamo e tu ti giri perchè suonano alla porta
siamo tutti una famiglia ma nessuno si assomiglia
il nostro mondo non esiste quando salta la corrent

Fonte: QUI


Nr.10 - INDIE (Instrumental)





Nr.11 - ECCO



- Testo: ECCO

I pezzi di vetro sparsi per terra
tornano di nuovo vicini
risalgono l'aria
sullo scaffale riappare un bicchiere
Ecco

la barca persa nella tempesta
ha eliche che girano al contrario
naviga indietro nella sua scia
e torna salva nel porto
Ecco

io certo non ti lascerò mai andare
ecco
di certo non ti lascerò sparire
Ecco
Ecco

una freccia piantata in un ramo
esce piano dalla corteccia
e compie il suo tragitto al contrario
e ritorna al suo arco
Ecco

l'uomo vecchio con le sue rughe
sta aspettando le ultime ore
e un attimo prima di chiudere gli occhi sente di nuovo un vagito
Ecco

io certo non ti lascerò mai andare
ecco
di certo non ti lascerò sparire
Ecco

io certo non ti lascerò mai andare
di certo non ti lascerò sparire.

Fonte: QUI


Nr.12 - LONTANO DA TUTTO



- Testo: LONTANO DA TUTTO

Oggi quando torni non mi troverai
sarò nel mio cappotto a camminare un po’.
Sarà solo un’ora, un’ora per me
lontano da tutto, lontano da te
da noi
da noi.

Ormai da qualche tempo mi confondo in te
che conosci i miei risvegli e i dubbi che non ho
e se normalmente è bello cercarsi
è sano ogni tanto dimenticarsi
davvero

Lascio libero uno spazio per potermi avvicinare
per sentire la mancanza e un vuoto da riempire
mi allontano dal tuo abbraccio per poterci ritornare
perché sia sempre una scelta e non un patto da onorare

E se normalmente è bello cercarsi
è sano ogni tanto dimenticarsi
davvero
davvero
dimenticarsi davvero
dimenticarsi davvero
dimenticarsi davvero.

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admin_italiacanora
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